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BIBLIOTECA ITALIANA 

O SIA 

GIORNALE 

SI 

LETTERATUPvA, SCIENZE ED ARTI 

COMPIIATO 

DA VARJ LETTER AT I. 



TOMO XXII. 

ANNO SESTO 

Aprile, Mag^io e Giugno. 
l8:zl. 




<rv»/. 



MILANO 

TRESSO LA DIREZIONE DEL GIORNALE 

Contrada del Monte di Pieta n." 1254 

Casa Caj dirimpetto al Borgo Nuovo. 




IMPEFxIALE REGIA. STAMPERIA. 



11 presente Giornale , con tutti i volumi precedenti , e 
pas to sotto la AalvaguardUt dclla Le^^c , csscndosi 
adnnpiuto a (juanlo rssa prescrive. 



BIBLIOTECA ITALIANA 



' » » <r ♦ • 



PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



Biografia Cremonese , o sia Dizlonario storico delle 
famiglie e persoae , per qudlsivoglia titolo memo- 
rabili e chiarc ^ spettanti alia cittd di Cremona 
dai tempi piii remotl sino alV etd nostra , dl Vin- 
cenzo Lancetti ^ direttore ecc. — Milano ^ 1820 
dalla tipografia di Commercio , s^olume II ^ in 4.°, 
di pag, 588. 

1 1 ON sappiamo , a dir vero , con clii maggiormente 
congratularci ; se con la citta di Cremona, die in 
quest! tempi ha avuto parecchi illustratori de' suoi 
fasti, quai sono il sig. conte Ala Ponzoni ^ nella 
dissertazione cli"' ei pubblico nel i8i8 intorno ad 
una moneta anecdota di Cremona^ della quale raggua- 
gliammo a suo tempo , il sig. Lidgi Corsi n^l suo 
dettaglio dclle chiese di Cremona , il sig. Giuseppe 
Grasselli nella sua Guida di Cremona ed altri ana- 
loghi opuscoli , e piu recentemente il sig. Lorenzo 
Manini ne' due volumi in ^° delle Memorie storiche 
di Cremona^ delle quali opere non aJjbiamo an- 
eora voliito o potato pailaie; ovveio col signor 



4 BIOGR-VFIA CREMONESE. 

Lancctti clie , ricro di bei material i , ha saputo 
apprntittaiMC , alVrouiando unatatica, fpiaiilo dotta 
c lodevole, altrettanto spinosa e difficile a ben 
sosienersi sino alia line. Con la preseate opera ei 
va mottendo in picno giorno i fasti dellc lamiglie 
Crenioncsi , ed i nieriti de' piii chiari individui 
iisciti da esse, de' quali descrive pivi o meno este- 
samente la vita e le opere. Come il primo volume 
contenne i nomi priucipianti dalla lettera A , cosi 
questo socondo ( che e molto piii ricco ) non rac- 
chiude clic quelli comincianti con la B. L' interesse 
che noi prendiamo alia storia patria ed alia buona 
letteratura ci ha indotti a leggere attentamente que- 
sto volume , siccome facemmo del primo ; e non 
esitiamo a comunicare ai lettori cio che vi alibiam 
rilevato di pin riniarchevole a nostro giudizio. Im- 
pai'ziali per principio, e sincei'i per costume, noi 
biasimeremo e loderemo senza riguardo veruno cio 
che dec;no di biasimo o di lode ci sembvera. 

Quest' opera , secondo noi , va considerata sotto 
diversi aspetti. Divisa in articoli per ordine alfabe- 
tico essa offre qui un tratto di storia civile o po- 
litica, la uno scpiarcio di storia letteraria o filoso- 
fia, dove un franiniento spettante alia pittorica, ed 
alle altre arti del disegno , dove un brano che ap- 
pariiene a quolla della musica, piu luoghi relativi 
ai fasti religiosi e militari, e piu altri ( e certa- 
mente pin che non abbisogna ) contenenti genealo- 
gie, e nude serie di nomi. Molto brio ci e parso di 
trovare in alcuni articoli di minor conto, e gene- 
ralmentc un piiro stile ed un bello idioma. Ma 
le sue narrazioni genealogiche appoggiate a per- 
gamcne inedite e ad antichi registri, e die senza 
dubbio cnsteranno alT autore un infinita pazienza 
e fatica , potranno piacere a coloro che di silfatti 
studj si dilettano , ed a quelli che a cotali genealo- 
giche glorie appartengono o pretendono apparte- 
nere , ma non sono del nostro gusto , ne crediamo 
che esscr lo possano della moderna letteratura. 



BIOGRAFI.V CREMOXF.se. 5 

Confessianio cio non di meno clie ia una biografia 
parziale esse non riescono ne fnor di luogo ne 
inopportune , e che si puo trovare qualche soddisfa- 
zione in leggere la storia di piii famiglie illustri 
di Lombardia , tracciata rapidaniente pel corso di 
sette ed otto secoli , e tuttora onorate e fiorenti , 
come son quelle ( in iiuesto volume ) dci Burbo^ 
dei Benvemitl ^ de' Benzord, dei Bunetti, dei Bor- 
ghi^ de'' Botta^ de' Brnmani^ ecc. che crediamo che 
cosi slegate ed isolate come sono non possano de- 
stare fuori della patria loro qiielV interesse , che 
air iucontro destano gli articoli immediatamente 
spettanti agli scritt )ri ed agli artisti , cui piii che 
il luogo natio e patria 1 Italia , anzi V Europa. L' A. 
senza dubbio debbe aver sentito questa verita ( a 
svolger la quale occorrerebbero piu parole die le 
poche qui dette ) , giacche in un suo avviso al 
lettore posto nella fine del volume dichiara che 
per lo innanzi non fara che accenuare il piu rc- 
moto individuo t^elle antiche siirpi di Cremona , 
senza piu oltre curarsi di cio che spetta alia sola 
2;enealogia. E cio noi reputiamo un egregio con- 
siglio. 

Per accennar dunque soltanto i principal! arti- 
coli di ciascuna delle indicate categoric noi co- 
minceremo da quello relativo al canonico Alberto 
Baccand da Casalmaggiore ( provincia cremonese ) , 
autore d' un poema epico intitolato il Maometto , 
di un Cftnzoiderc ^ e di piu altre rime e prose, 
che 2;li diedero qualche nome sul finire del pas- 
sato secolo. II sig. Lancctti. ben diverso in cio 
dalla conuine de" biografi . non tace come il B-ccinti 
rimase molto al di sotto di quell' altezza, cui forse 
sarebbe giunto se noi traviavano le soverchie lodi 
che n' ebbe a principio , e il vcdersi ammesso a 
molte accademie in eta ;mcora non ben n.alura. E 
qui ci piace di riportare un breve tratto delF au- 
tore , dal ([uale traspare lucidamente la sua giu- 
sta maniera di vedere in tal materia. Ma qucste 



BIOGRAFIA CREMONESE. 



ammiasiord ( die'' cgli ) e principalincnte la sua sina- 
nid per V iircndia , dl cul giwisc ad csscre una del 
dodici colleghi scelti dalV abate Morei , guastarono 
per rnio awiso le biione disposizioni della di lid mcntc , 
c pel placer di piacere con la frcqneiitc produzione 
dc' suoi versL noii arrivo a sollevarsi sopra V immenso 
nnmero de' garruli compastori , e riniase in quella 
mediocritd , ctie pud esserc un bene in ogni cosa , e 
che nella poesia e il sommo de'' mail. Pure dolci suo- 
Tiavan gli applausi agli orecchi di lui , si che si tenne 
egli stesso da pin che non era. Ed e ben dolorosa il 
vedere come le Iodic troppo esagerate o troppo pre- 
coci gnastino le pin volte il giudizio de' giovani , e 
ne tarpino le all. Impcrocchc senz esse d iiostro Bac- 
canti ul certo snrebbe stato poeta di altissimo canto. 
Ne nil altro bel passo vogliamo trascurare , che ci 
rappresenta il buoii critcrio del biografo, e che 
ci seinbra anche ai tU nostri applicabile a molli , 
che si dicono poeti. Stabilita dal Baccanti una co- 
lonia arcadica nella sua patria , allettd la gioventic 
alio studio del bello poetico , tenendole scuola in pro- 
pria casa , e quasi per mano guidandola alle fulde 
piacevoli del Parnaso , oltre le quali nndava egli sa- 
lendo , e pin salito sarebbe se le orme avesse ricercate 
€ calcate di que'' sommi die lo avevano precedato. Ma 
uno spirito nudigiio erasi quasi impadronito di lui : 
quello spirito che intorbido le fonti delV italo Eli- 
cona nel secolo del seicento, quello spirito orgoglioso 
che fa correre d'lctro il susurro delle parole , che fa 
prediligere i termini stravaganti , che si alloiitana dal 
bello quanta piu crede di avv'icinnrglisi^ e che riduce 
(il pedantesimo coloro che ciecamente ne seguon. gli 
impulsi. E f[ui si fa a parlarc del poenia il Mao- 
mettn , poema dice , che in mano ad un vera artista 
nodrito della lettura de' sommi ,• avvezzo ad uno stile 
grandioso., atto a comporre ed a condurre nobilmentc 
la macchina , r'luscir poteva un poema da immorta- 
larne l" antore. Ma avvennc il contrario. Qiiesto ar- 
ticolo c a nostro giudizio un de' piu belli e de' piu 



BIOCRAFIA CREMONESE. f 

utili in fatto di letteratura die abbiaasi nel pre- 
sente volume. 

Ne men bello nel genere suo e V articolo di Glo- 
vanni Baldesio , celebre giielfo deir undecimo se- 
colo, capo de' Cremonesi , liberator della patria, ad 
onor del quale si istituirono feste pubbliche an- 
nuali , coniaronsi nionete , s' innalzarono statue , e 
rimaugono anc6ra parecchi mouumenti. U autore 
non va d' accordo col dotto autore della dissertazio- 
ne sopra una moneta anecdnta di Cremona^ sig. conte 
Ala Pnnzoiil^ clie voile quel Giovanni essere della 
famiglia Confaloaieri da Cremona , mentre secondo il 
nostro autore fu della Baldesia di Casalmaggiorc. 
Noi non esitiamo a sottoscriverci al parere del- 
r erudito biografo , viste le molte e sensate ragioni 
eke ne adduce ; e osserviamo con vero piacere con 
quanta decenza e nobilta di»maniere egli combatta 
la contraria opinione , e con quanta eleganza de- 
scriva poi si la storia di codesto eroe , come le 
usanze della festa civica celebrata ogni anno in 
onor suo. Che se desiderio ci riraane sulV oggetto 
di questo interessante articolo , quello e di veder 
prodotto un documento ancora piu antentico di que- 
gli accennati , giacche il silenzio degli scrittoii della 
storia Augusta , e di quelli delle cose d' Italia di 
que'' tempi , intorno al preteso duello tra Baldesio 
e il figlio deir Imperator Enrico IV , ci lascia dub- 
biosi della verita del fatto descritto , die puo forse 
essere stato assai dilFerente da quello clie si crede. 
Sul finir delF articolo V autore assai ben si difende 
da due errori attribuitigli dal suo concittadino Ma- 
ninl^ e dice di avere negli anni suoi giovanili scritta 
un' azione drammatica in versi sciolti sulV impresa 
di Baldesio. 

Dotto articolo e quello di Gio. Balistario ., lodato 
da piu scrittori ivi eitati , alia harha de'' quali sog- 
giunge il sig. Lancetd^ quello stravagante di Ber- 
nardo Sacchi pnvese ehbe V impudenza di 

qualificarlo per uomo inetto. Siccoaie il Balistario 



8 BI0GR4FIA. CREMONESE. 

fu maestro del celebre Flavio Biondo da Forli , cosi 
il biocrafo ha (.lo%'uio rianclar la vita deiruiio per 
bene istabilire le epodic in cui liori il suo con- 
cittadino. Giazioso e dotto e V articolo di Colom- 
bano Ballctti stato professor d' eloquenza a Pavia. 
E nclla storia delFantica famiglia de Barbo nota- 
biU sopra gb altri sono gU articoli relativi a.Ptetro^ a 
Paolo, a Luckiiia e ad Ime.rico. Ben esposti son pure 
i due dei Bnrezzi e niassimamente quello del vi- 
vente canonico Baiill^ di cui riferisce quegli squarci 
delle sue notizie starico-patric di Casalma^glorc , die 
gli vennero esclusi dalla censura di Parigi, in oc- 
casione di permetterne la stanipa fattane in Parma 
nel 1812. Lo stcsso dicasi degli articoli dei due 
Barotni, di c[uello di Bartolomeo da Cremona stam- 
patore del secolo XV; di quello del P. Basilio ^ 
stato missionario alia ftliina^ ed autore d' un dictio- 
narium Sirico-latinarn , del quale probabilmcnte , 
per le ragioni addotte , si e niolto giovato il sig. De 
Guignes ; di cjuello di 5. Bassario^ ove la pia cre- 
dulitd del dottore Bresciani si mauifesta, e di quello 
di Anton Maria Bussi ^ clie nel i586 stampo un 
Virgilio ita accommodittus , ut Virgilianis libris cujus-. 
cumque edit ionis facile serviat. Su di clie ci piace di 
riportare cio clie il biografo scrive. Vendcinqite anni 
€ costato al Bussi qnesto veramente diligente lavoro. 
Cosi nana egli nella prefuzioiie. Ne cio dee recar 
maraviglia ,• iinperocche se liannovi in Italia ammi- 
ratori di quel vero principe delle muse latine ( e 
tutti il sono ) , i piii insaziabili csser denno coloro , 
presso I quali lui cgli livuto i piit begli anni ; nel 
qual caso trovansi i Cremonesi, nella cui cittd Vir- 
gilio imparo i primi rudimenti della gramatica , anzi 
pure la greca lingua , la medicina e le matematiclie , 
siccome il P. La Rue ha osservato , ed io nelV ar- 
ticolo di Alfeno Varo ho dimostrnto. Noi dunque , 
che il pritno Iritte delle latine muse ( probabilmcnte 
per mono di IM. Furio Bibacolo ) gli abbiamo prc" 
Mtato , noi di quella somma i>enerazione usiamo 



BIOGRAFIA CREMONESE. 9 

enorarlo , dl die onorare si debbono I divini Ingc- 
gni. Le quali parole, oltre ad esservere, ci sem- 
brano assai dignitose, e lontane da ogni jattanza 
e provincialita. Degno d' esser letto e V ai'ticolo dei 
Bassiani^ o Bossiani stati professori di diritto nel- 
r Universita di Bologna , clie i chxari monaci Fat- 
torini e Sarti vollero Bolognesi. L' articolo BattagUa 
oil're per avventura V origine dello splendore di 
una famiglia di questo nome, cui potrebbe non 
garbar molto. Ci piace anche V articolo de' Bedusdd 
per le notizie clie vi si raccolgono dal dotto 
P. G'lmano , e del nipote di liii Antonio. In onor del 
primo produce un' inedita latina elegia d' un poeta 
vivente cremonese, clie e il sig. Ignazio Ronda., e 
per far meglio conoscere i meriti poetici del se- 
condo ne olFre due vigorosi sonetti, dope i quali 
r autore fa la seguente riflessione , cui parmi doversi 
da ogni giudizioso lettoi'e assentire. Da qaesti e da 
altri versi del valoroso B-eduschi ogniuio pud scor- 
gere che alV aninui nlfi' raria ( noi diremo altieresca ) 
anche lo stile o la maniera, delV Alfieri egli unisce : 
qualitd classiche nelT illustre Astigiano , oi^e alia tra- 
gedia sieno applicate , e spesso condannevoli e lon- 
tane dal bello , ove si vogliano a tal cetra offldarc , 
che non ginnga alia incordatara di qnello di Alceo 
e di Pindaro. L' articolo delF insigne glittografo Gio. 
Beltrami e tra quelli clie spettano ai professori 
delle arti del disegno il primo clie troviamo piu 
inter^ssante: imperocclie ci si narrano i modi cV ei 
tenne per giugnere a tanta eccellenza , e le opere 
da esso fatte sin ora , si pei principi clie V onora-, 
rono di conimissioni , come pei privati, lo clie ap- 
partenendo alia storia delle belf arti acquista non 
piccola importanza agliocclii di coloi'O, clie le cause 
della loro decadenza e de' loro pro^ressi vanno me- 
ditando. Ai due pittori Bonifazio e Gian Francesco 
Bemho sono consecrati gli articoli seguenti , clie 
veggiamo diligentemente trattati, come lo sono poco 
dopo i due pei pittori Sigismondo e Luigi Benini. 



10 BIOGRAFIA CREMOWESE. 

11 lungo articolo c]c Benzoni^ per nulla dire di quelli 

i\e Bciith'og,U e de' Bevihicquu^ e si legato alia sto- 

ria di Lombardia , che ogni ainatore di essa vi tro- 

vera niiove c notabili cose. Assai hen lavorato giu- 

dichiamo pure T elogio di Giacomo Bertosi scultore, 

e pill ancora quello del chiarissimo archcologo di 

Clfmente Biagi . del quale con sa£>;gio avvedimento 

son qui riferite alcune lettere inedite , e fatte co- 

noscere le opei'e e le opinioni. Ma lodevole so- 

prattutti noi rcputiamo il ricco articolo de' Bianchi^ 

e particolarmente cio che vi si dice del maestro 

di niusica Giuseppe Francesco , morto pochi anui 

a Londra , del matematico D. Ramiro morto a Pisa 

nel i8o3, del chirurgo Giuseppp e dclle sue con- 

troversie col celebre cav. Brambilla, e iinalmente 

deir abate I.>id)ro^ la storia del quale spetta alia 

storia della letteratura europea nella seconda meta 

del secolo XVIII, ed e qui scritta con tal dili- 

genza , chiarezza e vivacita , che noi la stimiamo 

lion inferiore a verun' altra scrittura di cotal ge- 

nere. Che se ci fosse lecito in mezzo a tanti e si 

variati og^etti soffermarci a lungo qua e la, noi 

potrenimrt di questo nostro giudizio somministrare 

luride prove. Noteremo soltanto che per colmo di 

diligcnza il sig. La/icetti da la nota di que' perso- 

naggi de' quali esistono nelF Ambrosiana le origi- 

nali lettere scritte ad Isidoro Bianchi. e che si 

rilevano da essa i nomi de' maa:o:iori letterati 

d' Italia, di Francia , di Danimarca, di Svezia e 

del resto della Germania che a que"' tempi fiori- 

vano. II valor militare di un Blanchinl ^ in se- 

guito con acconci modi esaltato. A questo suc- 

cede un lungo ed erudito articolo intorno Marco 

Furio Bibacolo , poeta de' tempi d' Ottaviano Au- 

gusto, e scorgesi a primo tratto la penna che due 

anni or sono detto la disscrtazione intorno al sili- 
ca 

reconsulto e console Alfeno Vara ^ della quale si e 
per noi ragguagliato. Due cose in quc-io articolo 
ci lianno singolarmente colpito, cioe i frammenti 



BIOGRMIA CSEMONESE. I I 

poetici tli quelF antico scrittore, e la felicissinia 
traduzioac italiana di qiiattro epis^rammi di Catullo, 
che sei-yono ad illustrarc la storia di Blh':colo. Menu 
incerte, e piu iniportaiT^i per la storia della mo- 
derna letteratura sono le successive notizie del conte 
Qio. BiittUta Biffi. , delle cpiali noi prendemmo par- 
ticolare diletto per aver noi conosciuto personal- 
mente quel chiaro spirito, e per trovarlo con giusd 
e -bei colori penuelleggiato dal nostro autore. Alle 
parole del quale noi vo2;liani pure aggiungere il 
vivo nostro desiderio che alcune delle opere del 
Biffi^ che giacciono inedite nella libreria Sommi di 
Cremona , venissero pubblicate. Tralasciando altri 
articoli, tutti di qualche interesse, e dinotanti la 
molta attenzione e le faticose indagini sostenute 
dal biografo per combinarli, ci piace di avvertire 
che assai rilevante per la storia pittorica, e per 
la gloria delF arte in Lombardia , e T articolo re- 
lative ai celebri Boccacclni , dove altaniente si ri- 
prende il Vasari , che i pittori Loinbardi malmeno, 
e 2;li si oppongono due altri toscani meno parziali, 
cice il Baldinucci e Y abate Lanzi. E qui ci seinbra 
avere il sig. Lancetti^ benche da giusta ira commos- 
so , lasciato un po' troppo correr la penna , oy' egli 
dice , che il Vasari fu un cotal omaccione uwidloso , 
che nemmen pose fra i pittori il nostro Bernardino 
Campi , id quale eg,U come pittore append era degno 
di allacciare il giul bone ,■ e dove poco dope prose- 
gue : ma qui e altrovc abbiamo veduto e vcdremo 
T imperdonabde purzialitd del Vasari , il quale non 
incontro forse in Cremona ne qaella prcvenzione , ne 
quell' accoglimento che al merito singolurissimo della 
signoria sua credea dovuto. Perocche v hanno certi 
beglimbusti , che quando partono dalla cittd capitale , 
ove il caso li ha fatto nascere , e giwignno in una 
cittd di provincia ^ par loro che ognuno drbbasi ca- 
vare il cappdlo , e starsi riverend ed umili innunzi 
alia mellonaggine loro. Le quali parole chiudono 
una certa maligna ironia, die se spiritosa puo dir§i. 



12 B10CRAFI\ CREMONESE. 

non conviene pero al savio e ben educalo scritto- 
re, come in tutto il limanente cli quest' opera si 
manifest a il nostro bioo;rafo. Questa saviezza rende 
parti( olainiente palese nell' articolo Boriafossa^ e 
in ([uello di Bonetti., ove la scrie 2;enealogira. ben- 
ehe illustre, ci e riuscita nojosa, e non vi avrem- 
nio voluto avere che le notizie del Ferdliiando^ del 
Gio Batdsta , delF Alessaiidro , del senator Pictro 
Paolo ^ e del dotto Giulio Cesare ^ di cui riportasi 
una inedita lettera , e frammenti di alrune altre , 
che provano la somma dirittura del suo ingeguo. 
Con molta vivezza e pure scritto V articolo dei 
Boni . e soprattutto cio die riguarda V eremita , il 
Gabriele ^ V Omobono^ ed il dottissinio Mauro, morto 
a j\Todena nel 1817. Anieuo , e pieno di buon ci'i- 
terio e V articolo intorno al pittore Agostiii Boni- 
soli^ come grave , e di molta importanza per la 
storia ecclesiastica del secolo XVI , attesi gl' ine- 
diti documenti che vi si producono , e quello di 
monsignor Bonomi vescovo di Vercelli , e grande 
amico delF arcivescovo di Milano S. Carlo Borro- 
meo , e nunzio poatilicio in Germania e ne' Paesi 
Bassi ai tempi della contrastata riforma. Blolta fa- 
tica debbe aver durato il sig. L^tncetti nel tessera 
la storia delT antirhissima famiglia ^07 .y« , ma, co- 
me dicevamo de' Bonetti^ ei poteva ridurla a quel 
soli die vi furon piu illustri, die pur non son pochi. 
Pin vaga e quella del pittore cav. Borroid, e quella 
del francescano Glacomn Bosca<:li.ni che ebbe tanta 
parte nella questione insorta nel secolo XV tra i 
Conventuali ed i Minori osservaiiti, ciascnn do' quali 
( per usar le parole dell' autore ) preteiideva die il 
propria ordine fosse precisameiite qucllo istituito e 
praticato dal Inro serafico padre , e mrutre ingamia- 
van<:i per avventura e V una e V altro ( per che S.Fran- 
cesco lion ftvrebbe toiler ato e molto mcno autorizzato 
verwi degli abusi e delle negUgenze di que suoi imi- 
tatori e srgnaci ) , aspra gtterra facevansi . cui le au~ 
Toritd secohtri^ giusta lo spirito de' tewpi ^ ebbero a 



BIOGRAri\ CREMONESE. I 3 

prender parte. NclT annunciare le iiiedite opere fi- 
losoiiche di aa Fietf Antonio Buselli ( alcune delle 
qiiali spettano alia cosmogotiia ed alia fdosotia tra- 
scendentale, se vogliamo giudicarne dai titoli ) il 
sig. LaiLCttd., preso cpiesta volta da un soverchio 
entusiasmo di amor nazionale, esce nel seguente 
discorso. Noii credasi gid che C autore ( il qual liori 
nel mille seicento) in codesti trattati attengasi alia 
dottrina d' Arislotele ., allora dominante in tutte le 
sciiole, Egli anzi se ne diparte del tutto , il siio si- 
stema dixtrugge., e un nuovo ne forma con tatta quella 
forza d'' ingegno , della quale sono per la piii dotati 
dalla natura i creatori di quahivoglia sistema cos- 
mogonico. lo tengo volentleri quest'' opinione, impe- 
rocche d<dl' indole delle opere stesse , e dalla esten- 
sione che il Boselli ha lor data e facile accorgersi 
che egli avesse ideata una nuova filosofia , intorno 
alia quale spcse V intera sua vita , e die o per mo- 
dcstia, o per timiditcl, o per mancanza di mezzi iion 
ha avuto il modo di render pubblica. Ed e pur troppo 
vero che per alcuna di codeste ragioni e nccaduto a 
parecchi de' nostri grandi scrittori., come de"" sonimi 
pittori nostri che vi\endo in noii ampio paese , ri- 
stretti nelle angnstie della loro famiglia , m"ncanti 
di certa andacin necessaria a far valere qualche poco 
il propria merito ., privi di mecenati., di ammiratori., 
di esidtatori , mm ottennero nel mondo quel grido e 
que'gli onori de' qnali eran degni ; perche a quella 
guisa che a giudizio degV imparziali la scuola cre- 
vionese ha pure il suo Tiziano , il suo Correggio , il 
suo Guido ^ cost rispetto a certi scrittori , fra i quali 
vuolsi annoverare il Boselli, pud dirsi che noi avemmo 
il nostro Cartesio ^ il nostro Newton, il nostra Baf- 
fon , il creatore in. somma di una nuova cosmogonia ,• 
ma che rimase nascosto ne' limiti angusti della sua 
patria che nol conobbe , nclla ristrettezza della sua 
casa.1 e sotto il vela delV umiltd in cui si tenne av- 
viluppato. Questo ragioiiamento e bello e buono , 
e quando ci ricordiamo che il somrao mat'ematico 



14 BIOGR\ri\ CUEMONECE. 

Guido Grandi fu. pur Cremonese ( iniperocche altri 
di tal calibro sin ora non conosciamo ) parrcbbe 
anche in qiialche niodt> non csagerato -, ma appog- 
pandolo ad un Bosclll , allatto ignoto , e le opcre 
del quale il sig. Lancrtti non dice di aver egli ve- 
dute ed csaminate, lo repntiamo assolutaniente un 
bcl furor biogralico, perdonabile pero ad uno scrit- 
tore clie ha tanta materia da ordinare ed esporrc, 
ed alia quale cerca patentemcnte di dare il piii 
possibilmcnte variato aspetto eh'' ei puo. Ma pas- 
siam oltre. 

Cio che notammo di sopra de' Bonetti e dei Borghi^ 
intendiam di ripetere rispetto ai Botta^ ricchi di 
illustri soggetti , per non abbisognare di oscuri nomi 
che ne riempiano la progressione genealogica. Utile 
riesce pero quelF articolo per la storia della let- 
teratura, come quello del Bottanl lo e per quclla 
della pittura , e sopra tutto quel dei Bresciani per 
la scienza legale, e per la varia erudizionc. Due 
di codesti signori Bresciani veugono soventi volte 
citati dal biografo, perclie molto scrissero di Cre- 
mona lor patria : ma Y eta alia quale appartennero 
non li rese ne si utili nc si memorabili , come lo 
sara per nostro avviso questo infaticabile lor suc- 
cessore. Uomini illusti-i ebbero pure i Brumtmi die 
vengono in seguito illustrati. Bulgaro famoso 2;iu- 
rec nsulio del socolo undecimo, professore a Bo- 
logna, e consigliei'e del primo Federico, e ([ui 
rivendicato a Cremona, come il Bossiano. Un let- 
terato Busl e pur messo in cliiaro giorno ; e per 
ultimo son menzionati tra i Bussed una Frnncesca 
ed un Giuseppe madre e zio delF autore , con t>?nta 
pieta tigliale e riverenza di parentela, che confes- 
siamo averci que' due articoli, scbbene di piccolis- 
sima importanza , affezionati grandemente a chi gli 
scrisse, come quelli che ci scmbrano specchi del suo 
animo, che ne alTettazione ne bigotteria in ({uesto 
incontro dimostra , ma schietta e ingenua indole. 



BinCRAFIA CREMONESE. li) 

Ma al quasi continuo lodar che facciamo di que- 
sto volume egli pur e forza di contrapporre qualche 
rimprovero. Non cadera questo sulla sua farragine, 
come udiamo da alcuni. Qaando uno storico ha 
tanta abbondanza di cose da dire, c mvien perdo- 
nargli se e lungo, ove pero faccia scelta tra esse, 
perjcche n )n e necessario dir tutto. Ma il biografo 
e uno di quegli storici ai quali piii che a nessuno 
e lecito, anzi debito di dir tutto, dovendosi nelle 
storie parziali ogni parzial circostanza rammentare. 
Ben presun*iarao che la 2^rossezza del presente vo-* 
lume ascendente a 74 fogli di stampa, rendendorie 
il prezzo iin poco pesante, somministrera un pre- 
testo ad alcuni per biasimarlo; ed auguriamo al- 
r autore che nessuno de' suoi associati si trovi del 
numero, ond' egli non abbia dopo tanto e si pre- 
gevcAe lavoro a sostenere ancora gravi pregiudizj 
di borsa', dappoiche ci e noto per molti esempj 
che da taluni dopo qualche tempo si ricusano i 
volumi delle opere a cui si associarono , come 
se r associazione non vestisse il carattere di con- 
tratto civile al pari d' ogni altro. Ma di cio pren- 
dasi pensiero chi vuole. Noi non dissimuliamo il 
parer nostro su cpiesto genei'e di opere, cioe che 
se ne escludano assolutamente tutti gli articoli . ai 
quali nessuu altro fuori degV individui di quelle 
famiglie che in essi articoli son ricordate, puo pren- 
dere verun interesse. E se V autore avesse c <min- 
ciato ad eseguire siffatta falcidia sin dal principio 
della stampa di questo volume ( giacche si era da 
noi detta presso a poco la stessa cosa quando an- 
nunciammo il primo ) , e non T avesse intrapresa 
quando era stampato pin di mezzo , come egli stesso 
awerte neir ultimo avviso ai lettori, avrebbe e2;li 
risparmiato maggiori incomodi a se , alquanta noja 
a molti lettori, e qualche lamento agli associati. 
Ma dappoiche si e giii accorto da se ^di codesta 
inavvertenza , noi non vi ci fermeremo piu oltre. 
Piu amaro rimprovero si merita egli per le scor- 



l6 BIOGRAFIA. CKEMONESE. 

rezioni tipograficlie che in tempo di sua malattia , 
data ad altri la commissione di ripassare le prove 
(come rilevasi da iiaa specie di protesta pveincssa 
air errata ) , ha lasiiato introdurre per quattordici 
fogli, quanto e dalla pag. 4^5 alia 536. O F autore 
s.ipeva cui confidava quel non facile incarico o nol 
lo sapeva. Se si, perche darlo ad un iaespcrto ? se 
no, perche lidarseiie ciecamcute ? Quanto al parlare 
de' viveuti, di che T autore in piii luoghi (e so- 
pra tutto neir artilizioso.articolo di Bello) confessa 
di cssere stato dagli amici dissuaso inutilinente , 
noi saremnio pure di avviso contrario al suo ; ma 
ci ristiamo dal farnegli rimprovero per V evidenza 
delle seguenti parole che leggemmo air articolo 
BelVuii , cioe : Tra i viveiitl ( Bellini ) mi lirnito a 
parlare di Luigi , e pnche cose diro di esso , mn vcre^ 
protcstaiidomi che lui non conosco^ e che ne parziu" 
liid^ ne adnlazione ^ ne cdtro put vile affctto mi move 
a parlarne^ ma bensi V ohhli^o che me ne corre come 
hiogTtfo. Questa protesta Jio qui premcssa per andar 
inco"tro ad alciini troppo severi censori che non vor- 
rebbono che de' viventi- si avessr a scrivere con ap- 
plause , giaccJie ucssun pud lodarsi che dopo morto. 
Ma siccome io non servo al piacere di nessuno , e 
della imparziahtd mia son sicuro , cosi , seguitando 
i intraprcso sistema di questo e di altri degni viventi^ 
parlo e parlero , a cio (se non altro ) i posteri non 
abbiano ad accusarmi d' inopportuno silenzio. Che 
rispondcrc ad uomo clie dichiarasi irremovibile nel 
preso partito , e che adduce pure si buona scusa 
di esserlo , cioe la sua certa imparzialita ? 

Questc osservazioni abbiamo potuto rapidamente 
scrivere nelU atto che leggemmo V opera di cui si 
tratta , e ci piace che esse ridondino in onore 
del chiaro biografo , e ci pare di aver con esse 
abbastanza soddisfatto al nostro particolare oggetto. 
Ma questa sorta di libri converrebbe analizzare 
partitamente, e in tal caso non mancherebbero 
ulteriori occasioni di critica e di lode. 



Tragedle d'l Cesar e Dell A Falls ^ duca di Ventigna- 
no. Foliime II. — Napoll^ 1820, presso Angelo 
Trani. 



D, 



UE tragedie contiene questo secondo volume , 
Ifigenia in Taaiide e Medea. II nobile autore batte 
coraggiosameiite il sentiero aperto da' Greci , ma 
forse il suo scrupolo di mai noa trasandare dalle 
loro vestigie e soverchio : bisogna correre per la 
medesima strada , ma non istudiarsi di metter il 
piede iielle medesime orme. 

II duca di Ventigaano ha pero una lodevole 
scusa , se in greci argomenti non oso allontanarsi 
un punto da' Greci. 

Ifigenia in Tauride parve a raolti tema di bella 
tragedia , ma non manco chi pensasse affatto il 
contrario. Voltaire, T antorita del quale in queste 
materie e da contarsi per cento , ne biasimava il 
subietto come sterile ed incapace di vera passione : 
il formidabile Geolfroi, die si di rado assentiva a 
Voltaire, convenne in quest"' opinione, e vide nel- 
r Itigenia in Tauride piuttosto un melodramma die 
una tragedia. E per verita questa volta anclie noi 
d scostiamo dalla sentenza d' Euripide per venire 
in qnella de' due Francesi : in tutta Y azione non 
sappiamo vedere die un solo punto verani "ute tra- 
gico, quando Ifigenia riconosce il fratello nella vit- 
tima clie debbe immolare. Abbiamo da Cicerone 
anclie V effetto maraviglioso die produceva nei Ro- 
mani la contesa fra Oreste e Pilade cliiedenti a 
gara la morte , ma due scene non bastano per una 
tragedia. 

Alcuni critici trovarono impossibile die lo spet- 
tatore s' appassionasse per Ifigenia, die gia da venti 
anni stendcva la mano al tremendo sacrifizio degli 
^BiM. Ital. T. XXII. 2 



IiS TRAGFDIE DEL DUCA DI VENTIGNANO. 

stranicri : ma qnesta critica in se stessa giustissima 
non ha Ibrza iic contio il tliica di Ventignano , ne 
oontro i piu saggi die trattarono quest' argoincnto : 
essi non pemiettono clic Itigenia sacrilichi di pro- 
pria majio le vittimc, riducendo il suo dolente 
ininisterio a consacrarle coi riti estremi alia morte. 

Un altro scoglio, die non seppe evitare alcuno 
ne de' Grcci , ne degV Italiani , ne dc' Fraiicesi , 
sta ncl carattere di Toante ; tutti lo fecero cosi 
credulo, die, perdiita ogni tragica dignita , com- 
parve quasi ridicolo : ne forse , lasciando il sog- 
getto nella sua integrita , puo in modo alcuno 
adempirsi un tale difetto: un re, die da due fore- 
stieri lascia honarianiente rubarsi V immagine della 
Diva su cui riposano i destini d'^l regno , per 
vciita riesce tal uomo, die a farlo venerando non 
basterebbero tutti i troni delV universo. 

Anche il daca di Ventignano in questa parte 
crro colla comune , sebbene abbia cercato di scu- 
sare la credulita di Toante dipingendolo , come sono 
d' ordinario i barbari, timidamente superstizioso , 
ma la superstizione per essere tragica dee gingnere 
al fanatisino, e mostrarsi non paurosa , ma crudele. 
II racconto d' Kigenia neir atto V, die forse po- 
tiebbe anclie non sembrare opportuno , mostra in 
lei piuttosto la destrezza di Rlaometto die la ti- 
inidita d' una vergine greca : ella per salvare Ore- 
ste parla a nonie del cielo oontro Toante in quel 
modo niedesinio col quale Y arabo profeta inveisce 
contro il gia avvelenato Seide. 

Un solo Tcdesco, Gotlie, seppe evitare il riscliio 
d' implebeire Toante , ma non pote giugnervi die 
col travisare la storia. Oreste male interprctando 
r oracolo d' Apollo die gli avea promesso riposo, 
ove traessc di Tauride la sorella , e nulla sapcndo 
d' Ifigenia crede die si parli della sorella d' Apol- 
lo , e tenta involarne il simulacro di Diana, ma 
viconosciuta lfi";cnia intcnue die lei sio^nificava lo- 
racolo, e cou essa parte di Tauride , consentendolo 



TRA.GEDIE DEL DUC.\. DI VENTIGNA.NO. l(y 

lo stesso Toante. Noi non v gliamo entrare nella 
clisamina, se Gotlie sia nel suo iatento felicemente 
liescito , ma ben possiam dire die la sua tragedia 
scritta alia foggia greca mcriterebbe d' essere tra- 
dotta da qii^alclie valeiite Italiano ; siccome atta a 
inostrarc iiii dove avrebbe potato giugneie l iiige- 
guo di quel Tedesco , se avesse piuttosto voluto 
essere grande clie siugolare. 

Non sappiamo se la tragedia tedesca sia stata 
conosciuta dal (^ca di Venlignano , ma certamente 
oltre quella d' Eitripide ebb' egli sott' occliio lo 
tragedie di Kucellai, di Guimond de la Touclie, e 
di Pier Jacopo Martelli. E di tutte con fravissimo 
avvcdimento seppe trarne il fiore : clie veramente 
ov' egli erro , crro meno degli altri , e di loro bel- 
lezze non lascio si'uggire pur una. 

Anche nella Medea T illustre autore fece V estre- 
mo di sua possa per vincere la crudelta di quel- 
le argomento , ma noi non possiamo deviare dal la 
opinione clie nell" esame della Ricciarda di Foscolo 
abbianio portata. Simili argouienti son troppo feroci, 
e questa volta abbiamo per noi I'esperienza: eoli e 
vero clie i Greci principalmente amarono questo S02;- 
getto, e Neol'rone, Carcino, Sofocle ed Euripide 
si travagliarono in esso, ma e gli uomini per cui 
componevano erano troppo diversi da noi, e niuna 
delle tante Medee clie si successero sui teatri delle 
antich^^ e moderne nazioni, giuuse a generalmente 
piacere : se gli elogi del giudiziosissimo Quintiliano 
erano giusti, la Medea d' Ovidio avrebbe potato 
far eccezione , ma noi non sappiamo ch > pensar- 
ne , dopo clie il grande Corneille mostroune col 
fatto, clie un sommo ingegno non bastava a trarre 
di quella terriliile azione una buoua tragedia. E 
r abate Longepierre , anima timidissima , conioo- 
nendo una Medea migliore di quella di Corneille, 
ne confermo maggiormente nel nostro parere : la 
riescita pisi felice venne appunto da questo , clie 
gli orrori della tragedia fra le maui di queir abate 



20 TRAGFDIE DKL DUCA. r»I VENTIGNANO. 

pcrilettcro le robiiste lor tinte , come un qnadro 
tkila sciiola V<?nc7,Kina co^,ialo da un discepolo 
tlcllc AccailtMnw- fraiicesi. 

Se ora noi dicessinio che il duca di Ventij^aano 
non cede in qiicsta trasjedia ad alcuno di coloro 
ihe lo precedettero , pDtrebbei^o forse le nostre 
parole parerc un cpigramnia , e noi siamo lonta-^ 
nissimi dal vo1«miic fare a sue spese. 

Le due traiiedie sono dcgnissime di lode , e se 
alcun difetto vi sara travato per entro, vuolsi piil 
che ad altrii attrihuire alia scolta de2;li ar";onienti: 
lo stile, in cui cpu'sta non influi, e tale da shdare 
la dilip;enza del piu severo censore , ricco d' illustre 
chiarezza e di robusta eleganza. 

II nostro aiitore e fra c[ue' pochi che sostengono 
con potenza la dignita dcHe muse italiane , ne si 
creda che la sua giovinezza accpiisti presso di noi 
bcnevolenza a' suoi scritti, giacche in lui la fle- 
fcchezza delT ota non e motivo d' indulgenza , ma 
conforto a sporar cose grandissime da chi oramai 
di cosi grandi ne presta. 

E veramente il divino Alighieri , se i nobili del 
8UO tempo avessero assomigliato questo duca di 
Ventignano , non avrebbe con tanta forza combat-t 
tuta quclla dctinizionc dcir impcratore Federico , 
eosere la nobilta a/itica ricchezza e belli cosiumL 



2t 



Memorie e letter e inedhe finora o disperse di Ga- 
lileo Galilei, ordinate ed illustrate con onnotazioni 
dul cttv. Qiambatista Venturi , gentiluomo reg^ 
giano , professore emn-ito dcW Universitd di Pavia, 
membra del Cesareo Reglo Tstituto di scienze in M'l 
lano, e di piu altre Accadcmie. Opera destinata per 
servire di supplemento alio principali colleziom sin 
qiu stampate degli scritti di quell' insigne filosofo. 
Parte seconda; dalV anno 1616 fino alia sua morte 
del 1643, m 4.° _ Modciia, uSai, per G. Viii- 
cenzi e comp. Delia parte prima vedine V estrutto 
nel vol. i6.', pag. ^So di questa Biblioteca. 

T ' 

J-J editore, nella prefazione a questo secondo 
volume rende conto ronie siensi conservati mold 
scritti del Galileo o hpettanti a lui, di' eo;li nou 
pubbhco colle stampe. 11 Viviani, discepolo del 
Galileo, raccolse quanti monumenti pote riiiveiiire 
spettanti al suo maestro, e per sottraerli alia in- 
qnisizione de^ siq)erstiziosi li tenea nascosti ia Fi- 
renze in una buca da grano. Morto egli e nol jvS/ 
r abate Panzanini suo erede, la buca fu aperta , 
e le carte vendute ai bottegai. Riusci frattanto di 
ricuperarne una porzione ai si2;nori Targioni e Nelli 
Ora S. A. I e K. il Gran Duca di ^ Toscana ha 
raccolto nella sua Biblioteca privata quante carte 
spettanti al Galileo si son potute rinvenire. 

II sig. Targioni pubbUco gi^ nella sua opem 
delle Scienze hsiche in Toscana le carte cli' e^li 
avea potato acquistare del Galileo; e il senatoi-e 
iNeili, Che erasiimpadronitod'altra porzione, pro- 
ponevasi altresi di pubblicarla. A questo tine com- 
pose e stampo nel 1791 una ditlusa vita del Ga- 
lileo , alia quale intendeva di ajr^iunjrere in ua 
secondo volmne i raoaumenti origiuali del sud [etto 



22 IHEMOKIE E LETTERE INEDITE 

juitorc (la liii pnsscduti. Ma cgli mori, la sua 
fainiglia aiiilo tlispersa; ed ora il li])raio Pagni cli 
Firenze lui osposto in vendita la siuldetta vita, ma 
senza i documcnti clic dovcauo accoiiipagnarla, e 
clic ora son tutti jiassati ncUa sopra lodata gran 
(lucalc Bihliolcca. DelP opt'ia iniprrfctla del NelU 
cosi parla il cav. Venturi nclla sua prefazione al 
presente volnme : 

« E ora finalmcnte uscita alia pnbblica Ince la 
Vila del Galileo, scritta dal sig. senator Nelli , 
dcUa cpialc ho parlato nclla prctazionc alia prima 
parte. Volentieri m' astcngo dal pronnnziare un 
2;indizio sopra il snddetto lihro, il cpiale si estendc 
a dare, secondo la mainera del sun autore , uoti- 
zia ed estraiio dilTuso delF opere del Galileo gia 
conlenute nelT edizi ne di Padova ; lo che oecnpa 
j)iu della mela di quel grosso volume inutilmente. 
Egli avea inlenzione di aggiungervi gli originali 
del Galileo posseduti da lui; ma non T ha fatto. 
Dove per lo contrario la mia edizione non contiene 
che cli oriainali maneanti nelT opera del Nelli e 
del Galileo di Pad; va; ai qnali ne ho aggiunti piu 
di due terzi presi altronde che dalla libreria Nelli. 
Ondo qnesta non e opera niia . ma del Galileo e 
de' suei corrispondenti ; mentre quclla del Nelli e 
ima storia compilata da lui, come a Dio piacque ». 

Aveva gia il cav. Vcntnri esaminare e trascritte 
le carte del. Galileo possedute dal Nelli, quando 
crano presso gli eredi di qnesto. IMa ora S. A. I. 
il Gran Duca gli ha conceduto di vedere nella 
sua Biblioteca lutte le carte ivi raccolte del Ga- 
lileo, e ricopiarne (juelle che non avesse tolte o 
vcdnte ancora , e che pure potessero senibrar non 
indeaue di comparire alia pnbblica luce. IMa per- 
che V edizione di questo secondo volume era gia 
avanzata , il raccoiilitore ha dovuto inserire in 
xm appendice alia line di esso volume il notato 
iiltimamentc da lui; ch' egli vuole sia considcrato 
come im grazioso done delle AA. LL. imperiali e 



DT GALILEO GALILEi. 2^ 

rcali , e come opera cortese del sig. dott. France- 
sco Tasei loro bibliotecario. 

Volendo noi dare a* nostri leggitori un' idea del 
prcscnte libro , stimiamo fli non poter far meglio 
elie segiiire per ordine Y indice degli articoli ia 
esse contenuti , datone dal suo raccoglitore ; al 
quale agginn2;eremo di tratto in tratto le notizi**, 
clie 2;iuclicheremo piu' interessanti. Gli articoli sud- 
detti sono disposti per lo piu secondo T ordine del 
tempo nel quale sortirono i monumenti. 

y4nni 

dell' era 

comvne 

1616. Pezzi migliori delT apologia del Carapanella 
a favore del Galileo. L' autore la scrisse quando 
era prij^ione a Napoli , mentre si agitava in Ro- 
ma la condanna del sistenia di Copernico soste- 
nuto dal Galileo. Ma la de.ta apologia non fii 
Ptampata die del 1622 in Germania. 

1624. Risposta del Galileo a Francesco Ingoli in 
difesa del Copernico. L' Ingoli , causidico Ra- 
vennate , scrisse pure nel 16 16, e divulgo per 
r Italia la sua dispnta contro il Copernico ; e 
in essa dimostra molta stima del Galileo. Questi 
essendo in Roma nel 1624 favorito dal Papa , 
dai Prelati, da' Lincei , gli rispose a penna-, ma 
tale risposta non e uscita in luce clie V anno 
18 1 4 nel Giornale enciclopedico di Firenze. 

1619-1626. Varie notizie intorno alle quistioni nate 
fra il Galileo e il P. Grassi per riguardo alle 
comete. Quando comparve la cometa del 1618, 
il Galileo era infermo e non pote vederla •, ma 
perclie il sig. Guiducci in un suo discorso mosse 
alcuni dubbj contro la dottrina del P. Grassi in- 
torno alia suddetta cometa , e si fece forte col- 
r approvazione del Galileo •, pero il Grassi se 
la prese contro quest' uUimo , considerandolo 
avversario piii de2;no clie il Guiducci , ed ob- 
bligo il Galileo a rispondergli col sno Saggiatorc. 



2^. MEMORIE E LETTERE INUUITE 

II conte Algarotti tliceva esser <|ucsto la pid 
belV opera jioloniica uscita in Italia. Sebbeiie 
il Grassi ncl foiulo della controvcrsia ste&se dalhi 
parte del vcro , csso frattaiito la diietidc si ma- 
le, cd avanza ta.nti errori , <:lic da !i,rande van- 
ta^gio nol correj:2;erli al Galileo , il ([iiale della 
natura delle coniete scinpre parlo diibitaiido. E 
sicconie il Galileo ed il'Sarsi aveano qualche 
volt^i disapprovate le opinioiii di Ticone , pero 
il Krplero nel line del suo Hyperaspistes Ty- 
choiiis ap:g,iunse uno SpicilcgiiiTn^ in cui ])iocura 
interpretarlo in bene e difenderlo ; il quale spi- 
cilep;io viene qui addotto per intero, eome cosa 
attenente al Saogiatore. Si assiiuns-ono sedici let- 
tare passate fra il Galileo ed i suoi corrispon- 
denti dal i6i6 al 1624 relative alle quistioni 
sue col P. Grassi , o ad altri ogg;etti scientilici : 
e fra queste ritrovasi pure una poesia ed una 
lettera di Urbano VIII in elogio del Galileo 
stesso. 

1624.-1632. Commercio di lettere del medesimo, ecc. 
Sono in tutto 35 lettere di corrispondenza del 
Galileo col P. Castelli, col Gassendi, col Balia- 
ni , e con altri, la pin parte matematici. Da due 
di queste risulta essere stato il Baliani il pri- 
mo che al peso dell" aria attribui la sospensione 
deir acqua nei tubi pieni di questa rivolti al 
basso , e chiusi in cima. Nella lettera 23 il Ga- 
lileo propone al Gran Duca il suo parere sopra 
iin progetto per incanalar P Arno. Le nove ul- 
tinic si riferiscono alia composizione ed alia 
stanqia del Dialogo di esso Galileo intorno al 
sistenia del niondo. 

1682 e seguenti. Scrittori clie si opposero al dialogo 
suddetto, ecc. II cav. Venturi riporta in tale 
occasione il titolo, ed alcune volte il saggio di 
sessanta e piii opere stampate dalP epoca sud- 
detta sino al 1668, a fav re o contro del Ga- 
lileo, e del movimunto della terra. 



DI G\LILEO GALILEI. 33 

Seguono in questo e nel seguente anno i633 
i documenti relativi al processo contro il Galileo 
per la stampa del suo dialogo. Piecedono quattro 
lettere di varj , i quali annunziano le mosse che 
in Roma si facevano per tale oggetto. Seguono poi 
3 1 lettere del Ministro di Toscana a Roma, che 
da conto minuto alia sua c orte delU andamento ed 
esito della procedura. ladi si riportanQ alcuue re- 
lazioni di quel processo compilate allora ; e fra 
queste una estesa dal Galileo medesimo, con altre 
20 e pill lettere d' allora relative a detta causa. 
E finalmente V editore ha ricevuto dal sig. cav. de 
Lambre , segretario delV Accademia di scienze in 
Parigi , la traduzione francese manoscritta di quasi 
tutto il processo originale, eseguita in quella citta 
sotto il passato Governo , il quale avea trasportato 
da Roma a Paris^i V originale medesimo. Dal con- 
tenuto di tutto cio il cavalier Venturi argomenta : 
1.° Che non tanto i Gesuiti , quanto gli altri re- 
ligiosi e scolastici mossero persecuzione contro al 
Galileo per la stampa del suo dialogo ; 2.° Che 
avendo il Galileo posto in bocca a Simplicio gli 
argomenti recatigli contro il sistema Copernicano 
confidenzialmente, dal Pontefice Urbano Vlll, que- 
sti se ne irrito , e divenne uno de' suoi piu acerbi 
nemici ; 3.° Che nei tempi e nelle circostanze di 
allora non poteva il Gran Duca opporsi ad un pro- 
cesso instituito contro un suo suddito dal tribunale 
degP Inquisitori di Roma ; 4.° Che ammessa V au- 
torita della sacra Inquisizione , il Galileo nello 
stampare il suo Dialogo avea , parlando a rigore , 
mancato al dovere , non manifestando alT Inquisi- 
tore approvator della stampa il divieto ch' egli 
avea avuto nel i6t6 dalla Congregazione superio- 
re , di non mai piu trattare del sistema Coperni- 
cano ; S.'' Che esso ando a Roma risoluto di con- 
fessar tutto e rassegnarsi per intero alle decision! 
di quel tribunal;-, col ritrattare anche. se occor- 
reva, la sua opinioae : oiide non fu bisogno di 



26 MEMOniE E LETTERE INEDITE 

sottometterlo a' tormenti , e non vi fu sottomesso ; 
6.° Per ultimo il cav. \ciitari cosi conclude la storia 
di qiicsto pur troppo celehre avvcniniento : 

« Niuno, crcd' io , dovra far riniprovoro al Ga- 
lileo per questa sua rassegnata volorita ai tribu.iali 
di Roma. Impcrciocclie o si vuole clie codesti tri- 
bunali escrcitasscro sul nostro mateniatico un'' au- 
torita legittima e regolare , o no. Nel primo case 
e2;li colla stampa del 9uo dialogo si era messo ( se 
parliamo a tutto rigore ) dalla l^anda del torto ; e 
pero fece il suo d >vere in rassegnandosi alia vo- 
lontii de' suoi giudici , ed offrendosi pronto alia 
rifrattazioue. Se poi vi fosse mai clii pretenda che 
r Inquisizione abusando del suo potere niovess© 
contro il niedesimo una persecuzioue violenta ed 
ille2;ale ; anclie in questo caso , come ad uom che 
cade in niano a gente facinorosa , fu lecito al lio- 
rentino filosofo cercare di evitare la morte con 
quelle esteriori somniissioni, che sole potevano 
preservarnelo. Non e dunqne ne in im modo ne 
neir altro liprensibile il contegno teniito dal Ga- 
lileo air occasione del suo disgustoso processo. » 

An. 1634-09. Vengono ora presso a LX lettere 
di corrispondenza del Galileo tornato da Roma e 
conlinato nella villa d' Arcetri all' epoca suddetta; 
e tali lettere pongono particolarmente in chiaro: 
1." La grande stima e T impegno che aveano a siio 
ri2;uardo fra Fulgenzio Micanzio , il Gassendo , il 
Piccolomini , TAggiunti, il P. Castelli ; 3.° La 
perdita ch'' ei fece di suor Maria Celeste sna dilet- 
tissima fi2;lia, e monaca in S. Matteo d' Arcetri ; 
3.'' La premura che ebbero di favorirlo i Principi 
di Toscana, parlandone sempre con lode, regalan- 
dolo di vini e di cacce, visitandolo in persona, ecc. 
4.". II rigore con cui fu trattato da Roma , che ne- 
gogli ogni menomo alleviamento, proibi stamparsi 
qualunque opera sua , e sotto pene severe vie- 
togli di chiederle mai la liberazione dal suo esi- 
lio ; 5." V indisposizion della vista , die coniincio 



DI GALILEO GALILET. 2/ 

seriamente ad aflfliggerlo col principio del i636, e 
lo rcse cieco allatto col tinire deir anno 1607 : 
sembra die la sua eecita provenisse da uu appan- 
nameiito della cornea. 

Fu tradotto in latino dal Berneggero il dialogo 
sui sisterai del Galileo , e stanipato in tal guisa a 
Strasburgo nel i635. Alia quale traduzione e stampa 
apjiartengono XIX lettere qui riportate , prese la 
j)iu parte dal commercio epistolare del Berneggero 
( 4.'' Noriinl)eigae 1662 ). 

Seguono nel la stessa epoca varie lettere venule 
di Francia al Galileo con offerta di stampare cola 
tutte le sue opere tradotte in latino. Ma egli era 
gia entrato in trattato di cio cogli Elzeviri. 

Qnesti pubblicarono in Olanda nel i63o i dia- 
loghi del Galileo sul moto, dopo clie si era ten- 
tato inntilniente di pid^blicarli negli Stati Austriaci 
in Germania. 11 sig. di Noailles ne aggradi la dedica, 
il Galileo ne distribui copie agli amici, e ne com- 
pose la prefazione ; clie oniessa nelF edizione di 
Padova , si da qui per esteso , insieme con XVlll 
lettere a tutto cio appartenenti. Si aggiungono in 
oltre : la relazione delF opera che Torricelli com- 
pose sul moto coerente ai principj del Galileo; varj 
documenti in prova che qnesti nulla prese dalF o- 
pera del Baliani intorno al moto: e come il prin- 
cipio delle velocita virtuali inventato dal Galileo 
sia stato a di nostri dimostrato dal sig. Fossom- 
broni , del che parla altresi un foglio aggiunto in 
fine del presente volume. 

Essendo rimasto infruttuoso il progetto del tro- 
var le longitudini in m^ire proposto sino dal 161 3 
per parte del Galileo alia corte di Spagna, egli 
del 1 635 entro in trattato cogli Stati cY Olanda 
per comiinicar loro il suo metodo. Elia Diodati , 
amico tlel Galileo in Parigi , ne fu il proraotore , 
Ugo Grozio lo favori ; gli Stati Generali nomina- 
vono tre deputati a ricouoRcere il progetto. e man- 
darouo iiitanto una cpllana d' ore in premio al 



a8 MEMORIE E LETTERE INEDITE 

Galileo. Ma prima clic F alTare fosse concluso, 
moiiroao i trc deputati, e la cecita, imli la niorte 
del Galileo interriippcro la trattativa : di cio par- 
laao XIV lettere iiisehte in questo lii02;o. E sic- 
coine in tale occasione il Galileo scrisse in Olanda 
suir applicazione del pcndolo ai>,li oroloj^i , cosi in 
quest' occasione riportasi la sUnia inedila di Vin- 
cenzo Viviani del peutlolo aj)plicato dal Galileo 
ajili oroloffi ; e si ricordano cF iniitili sturzi del- 
1 Ufi;enio a persuadere oh'' egli ne fosse il piimo 
inventore. 

An. 1639-1641. II Galileo ebbe quistione col Li- 
ceti intorno alia luce secondaria della luna: onde 
si leggono nella presente edizione undici lettere 
passate fra i due iilosofi ; ed inoltre vi si da per 
esteso il trattato del Galileo intorno alia detta luce 
secondaria , riforniato da lui , c pero diveiso da 
quello die contiensi nelF edizione di Padova. 

Negli ultimi anni di vita del Galileo il cav. Ven- 
turi riporta le ultime fatiche del raedesimo , e i 
fragmenti conser^atine dal Viviani : il suo albero 
genealogico : come fu mossa difficolta dai divoti 
contro al far egli testamento , contro al seppellirlo 
in chiesa , e per sino dalla Corte di Roma contro 
r erigergli un monufnento. Ma cessata F invidia , 
gli furono , molto tempo dopo la sua morte , de- 
dicati a lui diversi monumenti , nella Chiesa di 
S. Croce in Firenze, in Arcctri e nella facciata di 
casa Viviani, clie si riferiscon nelF opera. Si da in 
oltre notizia delle medaglie incise a suo onore; 
ed in fine si parla d' alcuni autori die lianno dif- 
fusamente scritto del Galdeo : come altresi della 
preferenza a lui data da Hume sopra il Bacone , 
e da pill dotti sopra il Cartesio. 

NelF appendice alF opera contengonsi tredici ar- 
ticoli ricavati ora dalla privata biblioteca di S. A. I. 
il Gran Dura di Toscana, di die abbiamo parlato 
nel principio del presente estratto. Versano questi 
intorno alia Stella del 1604, al Nunzio Sidcreo , 



DI GALILEO GALILEr. 2^ 

as^li scritti de' suoi avversarj , ai libri del moto , 
ad un emblenia per la Gran Diichessa , al preteso 
cambiameiito della meridiaiia, ecc. E per ultimo 
dalla biblioteca Magliabechiana si da un capitolo 
del Galileo in versi berneschi sopra la To^a. 

II volume di questa seconda parte va corredato 
delle seguenti incisioni in rame : 
J. In fronte al volume, il ritratto del Galileo gia 
vecchio. Egli medesimo se lo fece fare da Sub- 
termann , e lo mando in dono al suo amico Dio- 
dati in Parigi. Morto poi il Galileo, il Diodati, 
richiesto , si fece un pregio di offrirlo al Gran 
Duca , e questi lo fece riporre nella sua galle- 
ria , dove tutt' ora conservasi. 
3. Copia del frontispizio del Saggiatore , inciso dal 
Villamena T anno i623. 

3. Frontispizio del dialogo sui sistemi , copia del- 
r inciso da Stefano delta Bella nel i632. 

4. Disegno del monumento eretto nel 1737 in Santa 
Croce di Firenze a memoria del Galileo. 

5. Idea delle sculture eseguite nella casa del Vi- 
viani a Firenze , ed una medaglia ; tutto ad onore 
del Galileo. 

6. Ed in fine delF opera una tavola di figure geo- 
metriche. 

Noi non possiamo clie congratularci col cav. Ven- 
turi , perch' egli abbia con questo secondo volume 
compito il tempio di gloriosa memoria, il quale 
sta dedicato al maggiore filosofo clie abbia da Ar^ 
chimede a noi istruito ed illustrato F Italia. 



3o 



ISelectn ex recentloribiis ad pietatein foveiidam exco- 
Ic/idnmque iiigenium carmiiia ad usiim Scholarum 
Ducatus Gcnuensis ex decrcto excellcntis. qtimque 
vivorum rel litter orios in Regia Qenueiisi Univer- 
sitate PraesldeiLtium. — Gcnova^ presso il llbrajo 
Ucello al prezzo di lire 3. 



c, 



I HP. avrebbe mai detto di questo titolo il cele- 
bre autorc Dc Stylo insalptioinim^ il IMorcelli ? Egli 
vi avrebbe probabibiieiiLc trovato an tantino di 
amifibolo2;ico iiell ex receiitioribus o versi , o poeti , 
o cose ill genere : di turgido e contrario alia sem- 
plicita epi2;iaHca neir ad pictateni foveiidain exco- 
lendunique vigci'iuin : di confuso nel carmltia ad 
pietatein ad usum: d' inielice nella ripetizione in 
tie lince troppo disgiistosa deir aggettivo Geiiacnsis : 
di barbaro nel Ducatus non usato mai iu questo 
eenso da tollerabili scrittori ; neir excellentls. cosi 
malamente abbreviato e posto avaati al quinque 
virorum ,• nell' uaiversitate seuza l' aggiunta di stu- 
diornm^ e linalmente nel misero prcesideutium. 

Tra le molte coUezioui simili die o-Ja esistono , 
vi e pur una stampata paiimente in Geneva nel 
1747 col niodestissimo e semplicissimo titolo Selecta 
Patrum socictatis Jesu Carmiaa. E pare a noi clie 
con eguale decoro la nuova raccolta potesse intito- 
larsi : Carmina portarum recentiorum selecta ad usum 
Scholarum Geiinensium, e die il santo tine dell' opera 
ed il decreto il quale T aveva ordinata potessei'o 
farsi coiioscere nel proemio, giacche il raccoglitoi'e 
voleva I'arne uno. 

Nel leggere questo proemio abbiamo sospettato 
sin dalla terza j)arola Hyeronimo in vece di Hie- 
ronymo che si stasse assai male in materia di or- 
togratia, difetto gravissirao nei libri destinati alia 



SELECTA. EX BECENTI0RIBU3 CtC. 3l 

studiosa gioventii; ed infatti, aprendo qua e la 
questo libercolo , vi abbiamo trovato errori fre- 
quenti, alcuni de' quali guastano e metro e senso. 

Relativamente alio' stile latino di questo picco- 
lissinio pi'oemio, noi non sappiamo capire, i.^perclie 
in vece del latinissimo Del mater ^ Dei genitrix si 
dice Deipara vocabolo coniato nei tempi corrotti; 
2..^ perclie si adopra il vocabolo sapidioris ( pa- 
lati) pescato nell acqua sporca di Apulejo; 3.° come 
vi entri il relativo hisce , non essendosi ancora fatto 
alcun cenno deir eleo;ie alle quali si applica cjuesto 
hisce -^ 4.'' se id proestandum hisce elegiis significhi 
doversi cio fare di queste o con queste o da queste 
o per queste elegie ; poiclie in qualunque caso e 
difficile salvare la grammatica , se si vuole una 
spiegazione clie faccia senso colla prima parte del 
periodo. 

Bellissimo e notissimo e il passo di Cicerone 
citato neir iiltime linee del proemio. Questo passo 
per6 de harusp. res. non si trova gia . come il rae- 
coglitore scrive, neir opera de haruspiclbns reipu- 
blicoG , ma in quella de karuspicum responsis. Que- 
sto equivoco ci richiama alia mcmoiia la francliezza 
di un Franc ese che invitato a leggere T abbrevia- 
zione M. T. Cicero lesse Monsieur Thomas Ciciron. 

Dal titolo e dal proemio del raccoglitore pas- 
sando al merito della raccolta , ci pare clie biso- 
gnerebbe rifonderla tutta , eliminare molti compo- 
nimenti , aggiungere moltc ricchezze. "~~ 

Trattandosi di rifonderla tutta, noi accenneremo 
il beir ordine osservato nella citata raccolta del 
1747 , clie e stata giudiziosamente classificata in. 
versi eroici , versi elegiaci , versi lirici ecc. , ed 
ornata di due indici utili per la studiosa gioventu. 
Nella nuova raccolta, clie non possiamo non cea- 
surare giustamente , non vi e veruna distinzione , 
verun indice, verun ordine: un metro, poi un al- 
tro, poi un terzo e quarto, poi promiscuamente ora 
uno ora Y altro di tanti : un arjiomento sacro . poi 



3a SKLECTX EX RECENTIORIBUS CtC. 

confusameute sacri, profani , mitologici, buffi ed an- 
•che alcimi n«n trojipo delicati, poi ua'' aggiunta di 
epigramnii dal greco nel latino del Cuiiith. Di ([iiesta 
mole rozza ed iiuhgesta si puo dire , senza cari- 
caiiira, chc forse il solo priaio componimcnto, ben- 
clie non sia clie uii' imifazioiie quasi pedautesca 
del Catullo, cio nnu ostauie si trova bea collocato 
ed e anche assai grazioso. Ciu doiio exiganni iKiViim 
libcllnni, Catull • : cui dabo exigunm puifti Libellurn ^ 
il poeta del raccoglitore. 

Trattandosi in secondo luojio di eliminare dalla 
raccolta mold coniponimenti, esorteremo il racco- 
glitoi'e o a rinunziaie air atFettazione nel proemio 
aiinunziata contro 02;ni argomento profano, o a to- 
gliere dalla raccolta tutti gli cpigrammi del Gunicli 
e molte altre produzioni, anche sacre, nelle quali 
si trova Ainplutrite ^ Noctivaga Pli'iebe^ Metnnoids 
parens, Titlioma^ Tethys^ ed altre divinita e2;iziane 
o fijreche clie rion hanno nulla da fare colla Vergine 
e Sladre Santissiraa. Queste mescolanze disdicono ; 
ma fra le altre ve n' e una che al buon sense 
cristiano riesce troppo disgustosa. die ti giova 
(dice il poeta alia pag. ii5), che ti giova, o Ma- 
<Ionna, di essere stata madre di Dio magnum in- 
tacta numen gessisse sub alvo , se non di meno 
ingratce funcra Perscphenes ipsa edatn Ubeas. Ma 
ringrata Persefone era la Dca dell" inferno greco. 
Questa frase per indicare una morte die non do- 
veva ne poteva essere ingrata alia Madonna , ci 
pare non meno cattiva di quella che ha fatto torto 
al Biembo quando col sacra Cerere voile indicare 
il pane Eucaristico. 

E le idee false o contrarie alio spirito della re- 
ligione cristiana ? Non e poesia , ma goffa idea il 
fjngere che la ]\Iadonna annunziata dair Angelo 
possa fi'ustrare T eterno decreto delf incarnazione, 
e che TAngelo possa tornare fra i celesti ad an- 
nunziare piangendo il ritiuto. Ficta ( dice Orazio), 
ficta voluptatLS caussa^ slut proxima verls ; e questa 



SELECTA. EX RECENTIORTBUS CtC. 33 

e una grancle regola ia ogai cos.i letteraria, e piu 
iielle poesie concernenti la grandezza delle verita 
rivelate. Noii contcnto pero V autore di qiiesta in- 
decente finzione ha portato V indecenza al colmo 
11 llo stesso argomento alia pag. 41 , dicendo che 
dalla sola (iiotate) dalla sola Madonna consenzieate 
o dissenziente dipendeva la salvezza o la peidita del 
genere uinano ab una nostra sains penclet ?iempe vel 
interitus. Qiiesta proposizione a rigor di terniine e 
contraria ai principj dogmatici non meno di quella 
del Priidenzio , il quale per far onore alF allegro 
giorno di Pasqua asserisce che in questo giorno le 
aiiime infernali non soiio cruciate dai tonnenti, 

E gli argonienti poco lodevoli ? II raccnglitore 
per essere' coerente colla sua meticulosa coscienza, 
appena potrelibe soffrire gli argomenti ad Apolluiem^ 
ad Dianam^ ad Gratlas palcrce Veneris sodales, in 
Panlll nasum e simili; ma certamente non dovrebbe 
tollerare tre continui epigrammi contro il siiono 
molcstissimo ( cosi egli lo qualifica ) delle sacra cam- 
pane, e molto meno, per tacere di tanti altri, uno 
irreligiosissimo, cioe Bonus Aimchoreta inter Deum 
et Gacodcemonem sequester pads. Duncpie per far 
brillare la semplicita di un santo eremita , con- 
veniva fado sbagliare nel dogma elementare del- 
r eterna giustizia , e mettere in ridicolo la stessa 
maesta di Dio ? Non direrao nulla di certe inde- 
gnita, per eserapio : ac dam sese utero miscuit Om- 
nipotens , concepit sacrum, Virgo sine semine fcPtam. 
L' autor deir Eneide avrebbe scritto con maggiore 
delicatezza. 

E le cose cattive in merito di poesia latina ? 
Queste sono moltissime. Anche nel primo Cui dabo 
exi^uum pium libellum che abbiamo lodato , vi e 
agli occhi dei veri latinisti un verso sbagliato ; 
poiche la o liuale del verbo oro per chicdo potia 
farsi breve col permesso della Regia Parnassi , ma 
non gia con quello dei Virgilii che non hanno 
mai fatta breve la o finale della prima conjugazione. 
BibL Ital. T. XXII. 



34 SELECTA EX HECENTIORTBUS CtC. 

Non sappiamo se vi sieno altri sbagli tli questa 
indole. Ci c pcio occoi'sd di vederc qua e la pa- 
role assolutamente evitate dai j^raiidi scrittori di 
nobile poesia , per esempio : ereiw , sandalut , pos^ 
sessio , turpia sed non intfllecta vocihida. Gi ha 
anche fermato un errore grossolano di p;rammatica 
commcsso da un certo Pcllegiiiii alia pag;. 164. Plau- 
drnfe<! hilari per cethri coetil. Aethra in accusativo 
pliirale ? ne cio si puo scusare coir allegare uno 
sbaglio di ortogralia leggendo per cethrnm o per 
tethera ( accusativo singolare ) ; poiche qualunque 
di queste due parole si sostituisse , non vi sarebbe 
il verso. 

E gli esempj di pessimo gusto? Anche questi 
non sono pochi. Noi ne abbiamo segnato' due alle 
pag. 187 e 189. II priino e un distico sul sepolcro 
del dottissinio giovine Turriani. Niioce^ cosi un certo 
Arcuzio, riuoce essfr dotto da giovine: la worte ha cre- 
dato die Turriani fosse vecchio (i). Che bel concetto 
air amniirazione degli scolari! L' altro non e meno 
stomachevole sul primo giorao piovoso del carno- 
valc. La terra ^ dice il poeta, comlncia a rullegrarsl 
molamente : il cielo malinconico piange, 

Trattandosi finalmente di aggiungere nella rac- 
colta inolte ricchczze, consiglieremo il raccoglitore 
di cercart" tante belle collezioni gia fatte , e tante 
opere delle quali ridonda ogni mediocre Biblioteca. 

Che se anche la bella G-nova non fosse ricca 
di parecchie bibliotcche pubbliche e private, il rac- 
coglitore potrebbe avere V intento in un sonimo 
letterato che solo potrebbe valcre per una biblio- 
teca Jatina, nel Gagliuffi , il (|uale ha gia fatto 
vedere in molte circostanze con quanta felicita si 
puo adoperare il piu puro linguaggio del secolo di 
Augusto nelle materie moderne e cristiane. 



(I) Qucsto concettino ^ uq fui-to fatto a Marziale lib. X. Epi- 
taph. Scorpi. — Duin numerat pal mas , credidit esse senem. 



35 



Raccolta dl Elogl ed Orazloiii dl genere dimostrativo 
conipuste dai prufessori dell' Universitd dl Modena. 
Tomo I. — Modena^ 1820, dalla Societd tipo- 
grafica^ in 8.° piccolo dl pag- i68. 

J_j anno 1772 Francesco III d^'Este, duca di Mo- 
dena , Reggio ecc. , esegui il nobil progetto di 
ampliare T Universita di Modena, accresc ndola di 
cattedre, di professori, di ricompense. Fu stabilito 
che r orazione inaugurale da tenersi ogni anno al 
principio delle lezioni contener dovesse V elogio 
di qualclie letterato di quegli Stati defunto: e fu- 
rono allora stabiliti professori delF ampliata Uni- 
versita i conti Agosdno Paradisi e Bartolommeo 
Valdrighi , padri degli ora viventi ; poi i signori 
Araldi , Scarpa , Rosa , Gassiani , Venturi , Ger- 
retti ecc. , tutti nonii conosciuti ora nella repub- 
blica letteraria, i quali lessero successivamente o 
neir inaugurazione suddetta , o in altra occasione 
diverse orazioni ed elogi. Ora il sig. Glambattista 
Generali, direttore della societa tipografica di Mo- 
dena e colto letterato , si e proposto di raccogliere 
e pubblicare insierae uniti quanti potra rinvenire 
di tali elogi ecc. , ed e ora uscito il primo volume 
di questa raccolta , il quale contiene \€ cinque 
orazioni seguenti : 

i.° Orazione inaugurale recitata nel solentie 
aprimento deir Universita di Modena il 25 novem- 
bre 1772 dal professore conte Agostino Paradisi; 

2.° Elogio di Alessandro Tassoni recitato nel so- 
lenne aprimento deir Universita di IModena il 25 
novembre 1774 dal professore Giuliano Gassiani; 

3." Elogio del principe Raimondo Montecuccoli 
recitato nel solenne aprimento delle scuole della 
Universita di Modena il giorno 25 novembre del- 
Panno 1775 dal prof, conte Agostino Paradisi; 



36 nAccOLT.i 1)1 ELOGi ED oftAziONi ecc. 

4.° Elogio di monsignor Ferdiuando Molza , graiT 
canccUieio dcirUiiiversita di Modena, recitat;» neUa 
chicsa di S. Carlo ( presso I Umversitd) il di 16 
gennajo 1777 dal ]iiofessore Luigi Cerretti; 

5.*^ Elogio di Giuliano Cassiani , professorc di 
elo([ueiiza, rccitato nella sala delT Universita nel 
1779 dal professore Luigi Coirctti. 

Noi qui faremo un breve cenno del conteiiuto 
di qncsti cinque articoli ; e per dare vm' idea dello 
stile e della nianiera dei loro autori, di ciascuno 
d' essi presenteremo a' nostp leggitori uno squarcio. 

Nel primo articolo si percorre il campo tutto 
delle scienze , per diniostrare di ciascuna d' esse 
r uiilita ed i vautaoisi ; donde risulta che il Sovrano 
coir eccitarne lo stabilimento e la propagazione , 
prov\ ide nella maniera piu solida alia prosperita del 
suo popolo. L' autore di questo articolo s' introduce 
neir esordio col ricordare le altre segnalate opera 
di Francesco III. « lo non mi solTermero, die' egli , 
ad ammirarlo, o se intento alia sicurezza mnnisce 
lo Siato per molte forze di difese e di difensori ; 
o se rivolio alia felicita richiama V opulenza per 
le novelle vie agevolate al commercio ; o se s >1- 
lecito per operosa pieta, quinci sotto agiato rico- 
vero protegge la salubrita del suo popolo , quindi 
in vastissimo asilo accoglie la vagantc nicndicita; 
o se intollerante delle disordinate leggi , benefice 
legislatore le ricompone in breve codice dettato 
dalla equita con tpie' scmplici suoi modi , di che 
il diritto si compiace , di die il torto inorridisce. 
Non VI richiamero su quello che ad ogni passo vi 
sta presente, sulFinclita citta vostra riedilicata, su 
r aniico squallor disgombrato, sulle aure libere e 
gioconde che spirate per lui . su V elegante spet- 
tacolo delle ampie strade , de"' maestosi portici, e 
sulFattica venusta che lungo il cammin vostro con- 
tin na vi accompagna e vi ricrea. Non vi trarro su 
gli apnianati gioghi del piu scosceso Apennino, e 
sul roirabil tragitto aperto a trayerso di quel muro. 



DEI PlXOF. DELL UNIV. DI MODENA. 3^ 

diro cosi, che pareva disegnato per ordine eteriio 
della natura a disgiongere le lombarde pianure dai 
lidi di Toscana, opera fatta creddiile , or solamente 
che quasi e compiuta, impresa romana, se noii e 
pill clic romano V eseguire in brev^e tratto di temjio 
quello che il vasto intervallo de' precedenti secoli 
ha rifuggito di sperinientare. Liingi lungi dal no- 
verare , dal descrivere , dal celebrare le grandi 
opere che la fama insino ad ora ha registrate del 
sommo Principe nostro, io anzi vi esorto per.breve 
ora a dimenticarle , e V attenzione , e V ammirazioii 
vostra in una sola rivolgere , in una che tutte le 
comprende , che tutte le vince , che compie la 
perfezione di tutte , o la gloria si consideri , o si 
consideri V utilita. lo parlo di quella impareggiabile 
opera che appunto in questo giorno ha il suo prin- 
cipio , della restaurata , anzi novellamente creata 
Universita di IModena. » 

Nel 2.° articolo che versa intorno alle lodi di 
Alessandro Tassoni, il sig. Cassiani propone e2;li 
medesimo il contenuto dicendo : « Perche me2;lio 
possiate , e piu distintamente rilevare e conoscere 
il genio , i talenti ed il merito di questo grande 
uomo, mi permetterete ch'' io breveniente vi ac- 
cenni prima lo stato delle lettere in Italia e della 
filosofia nel tempo appunto , nel quale egli a na- 
scer ci venne. Passero quinci a mosti-arvi il Tas- 
soni dalla natura a bello studio formato per le 
lettere e per le scienze , e tutto amore per esse 
e per la verita. Vi esporro la maniera sua di pen- 
sare , e voi lo vedrete maggior del suo secolo. Vi 
accennero le opere sue , e voi ne ammirerete la 
superiority su quelle che uscirono in luce a' suoi 
giorni. Da tutto cio finalmente vedremo ch' egli 
era quel genio capace di porre argine ai principj 
del decadimento e della corrnttela delle lettere 
in qiiel suo secol fatale , se a fermar -gli esenipli 
cattivi, e a svellere i nazionali pregiudizj fosse la 
vita bastante di uii uomo solo. » 



38 r.ACCOI,TA DI ELOGI ED ORAZIONI CCC. 

Ri^uardo al poenia della Secchia rapita , V elo- 
s;ista si esprime ndhi maniera segacntc : « Final- 
mente nelT arte divina delle muse uoii solanieiite 
il Tassoni supero quasi tutti gli altri del secol suo, 
ma fu inventor 2;razioso di un nuovo 2;enere di 
poesia. Che genio, che vivczza, clie sali, che gra- 
zie , che giocondita, che bellezza, che novita non 
traspiian per tutto F eroicomico suo poema ! Niuno 
prima del Tassoni avea pensato a vmir insieme 
r eroico stile ed il comico , il faccto ed il grave, 
anzi questo non si credea nemnien da tcntare per 
la moltissima difficolta di riuscirvi. Ma clie non 
puo uno spirit© pieno di lumi e creatore d' idee ? 
II Tassoni vi riusci , e senza dimenticare alcuna 
delle regole da' migliori maestri prescritta vi riusci 
senza sforzo molto leggiadramente. L' unita della 
favola, la convenevolezza del costume , la giu- 
stezza e la forza del sentimento , la purezza della 
locuzione, la belta delle immagini, la connessione 
degli episodj , T ordine , T artitizio , il nuovo, il 
mirabile , tutto a formar concorse questo dilette- 
vole ed utile componimento. In esso i ridicoli co- 
stumi deridonsi , combattesi il vizlo , si scherza e 
si piace , ma si risparmiano le pcrsone .... Sin 
d^ allora di questo nobile parto si prese cura la 
fama , la poesia se ne adorno , e se ne rese cu- 
stode r immortalita .... Ma potea incontrar meno 
d' una estimazione universale il parto d' un ingegno 
si acuto T di un si fino giudizio , di uno spirito si 
elevato , di una si felice natura, di un saper cosi 
esteso , d' un genio inline , com' era quel del Tas- 
soni ? » 

E verso la fine del suo discorso V oratore cosi 
parla : « La fama e la gloria che a'ccompagnarono 
al sepolcro la fredda spoglia d'Alessandro Tassoni, 
sopra vi stanno pur anche , e il sospirano dopo 
cento e trentanov' anni. Quivi rammcntano quel 
suo carattere ingenuo , e quel suo nobil coraggio 
di servire e difendere in Qgni incontro la verita. 



DEI PROF. DFLl' UNIV. DI MODENA. 89 

Rammentano quella sua libera maniera di pensare, 
per Gui ne opinioni gii rese T eredita dei secoli, 
ne autorita , salvo di religione , de' piti celebrati 
scrittori, la riputazione de' quali era gia consacrata 
da' suifragi delle nazioni , e dalla testimonianza del- 
r eta prepotent!, non mai pot^-rono imporre alia 
sua ragione. E finalmente rammentano la lina sua 
cognizioiie di tante lingue straniere, la moltiplicita 
e la varieta delle opere sue, la facilita nel com- 
porle e la superiority che su cpielle acquistaronsi 
de giorui suoi. Quindi rallegransi e invitano le 
scienze e le beir arti ad onorare le ceneri di quel- 
le uom grande che difese le avea , le avea vantag- 
giate singolarmente, e rese pin sincere e piu belle. » 
III. Maggiore degli altri e piu sublime e V elogio 
del principe Montecuccoli, sia che se ne consideri 
r argomento , o che si consideri il modo con che 
il conte Agostino Paradisi ha saputo adornarlo. Ma 
quest' eloe;io e gia stato piu volte stampato, ed e 
cosi noto fra gli amatori delle lettere itali^ne che 
sarebl)e superfluo il ragionarne qui a lungji. E non 
possiamo per altro contenerci dal ricnrdare almeno 
la conclusion del medesimo , che e concepita in 
tal guisa : « Su la sua tomba pianse la milizia un. 
capitano , nel quale convennero la prudenza di 
Fabio , la fermezza di Scipione , e la celerita di 
Cesare : la religione V osservator piu leale del suo 
culto e de' suoi decreti : la civil societa il piu gentil 
cortigiano e il piu culto cavaliero : la filosofia il 
cuor piu fermo alle avversita , e nelle prosperita 
il piu modesto : le lettere non meno il coltivator 
loro, che il lor protettore munificentissimo. Su la 
sua tomba la Germania armata ricoida il suo li- 
beratore , e il maestro degli eserciti suoi : la Ger- 
mania erudita ricord.i la promossa per lui filosofica 
Societa de' Curiosi della natura , e con essa il mol- ,dg|^ 
tiplioato patrimonio delle scienze. Su la sua tomua sIHj^ 
r Italia si riconforta delle in2;iurie del tempo e del 
ferro , dell' Imperio perduto , e de' suoi lunghi e 



40 rVCCOLTA. DI ELOGI ED OUVZIOXI CCC. 

crutlcli infortunj, ([uamlo, pcrili tiuti 2,U argomenti 
della roniana graudczza , tanto amor le avanza 
della romana virtu. » 

IV. Motisignor ronte Fenliiiaado JMolza naccjue 
snl tinirc del secolo XVII alia corte di Jacopo II, 
gia re d" Inghilterra, il quale viveva allora ritirato 
in S. Germano prcsso Parigi. AUcvato ivi con Ja- 
copo III , il l\Iolza fu poi trasportato a ricevere 
educazioue nel collegio de' Nobili di Modena sua 
patria, dove cresciuto in eta presc 2;li ordini saCri, 
diA'cnne canonico della cattedrale di quest' ultima 
citta , e poi fu fatto prelato ed arciprete di Carpi. 
Durante la guerra del 1740 non pote recarsi alia 
sua diocesi , ma invitato da Jacopo III audossene 
per qualclie tempo a Roma. Siuche per la pace 
d'A([uisgrana fu ridonata la tranquillita air Europa, 
ed il Molza d' allora in poi si trattenne a benefizio 
della sua chiesa in Carpi. Ristaurata nel 1772 , 
come abbiam detto sopra, T Universita di Modena, 
il nostro prelato fu ricliiamato alia patria, e creato 
ivi 2;van Cancelliere di tale instituto: ma in breve 
tempo iriori. II professor Cei'retti , fra le niolte 
virtu religiose e morali del Molza si restringe a 
lodarne la maiisuctudue. « Voi , dic'egU, cui prO- 
pizio destino la gloria i^ni concede di vantare a 
compagni , voi cliiamo in testimonio, padri sapienti, 
deir amore , del rispetto , e della compiaccnza che 
in noi lisvegliar seppero , e perenni serbarono le 
amabili sue virtu ! Quando fu mai che segno in 
lui si scorgesse di fastidio e di noja? Quando aperte 
per noi non furono le sue soglie , serene ed atfa- 
bili le sue maniere ? Quaudo (come talor ne' grandi 
addiviene) fra le sue cortesi accoglienze trasparir 
luai vedemmo un orgoglio inteso ad umiliarne? La 
nostra sorte parve al Ciel troppo bella. Egli il rapi 
ihesorabile ai nostri voti , e nel seno cliiamollo 
deir eterne sue gioje; argomento a noi di ramma- 
rico , a lui di couforto e speranza ne2,li ultimi pe- 
riodi deir alTanuosa sua vita. Noi uc deplorammo 



DEI PROF. DELL UNIV. DI MODES \. 4I 

Rniaramentc la pertlita , e allora soltanto il dolor 
nostro el)bc moclo, tjiiaiulo rivivere lo scorgemnio 
neir inclito successore chc lo pareggia ia pieta , 
in titoli lo vince. » 

V. Tessendo Telogio del professore Giuliano Cas- 
siani il sig. Cerretti esamina le vicende della poesia 
pi'esso i Greci , i Romani ed i niodeini , ponendole 
seinpre a tiaiico nelle varie epoche la coltuia delle 
belle arti ; e stabilisce clie in ogni secolo queste 
furono grandi ed ammirabili ove la poesia era so- 
bria e pudica ; ed air inconfro riniasero manierate 
e corrotte , quando essa cadde nella elTrenata li- 
cenza e nella depravazione. 11 poeta deve dipinger 
co' versi ; nel che il Cassiani riiisci eccellente ; seb- 
bene maggior difficolta porti con seco la pittura 
di seniplici parole, che la eseguita coi colori ma- 
ti'iiali. La pittura e la poesia « abbisognano amen- 
due di quella viva rappresentazion degli oggetti 
neir anima , e di quell' emozione di cuore propor- 
zionata alToggetto che dicesi entusiasnio, ma piu 
facile e V incanto della pittura poiclie. materiali e 
simiiltanei rappresenta ai sensi gli oggetti dalla 
poesia dipinti alio spirito intellettnali e successivi. 
Concepita ch' abbia il pittore nitidamente Y idea 
del soggetto , ed eseguitone il disegno , V esattezza 
del pennello non e piii per lui che una specie di 
nieccanismo , ma la magia dello stile e torse la piii. 
grande prova a cui soggiaccia il poeta. Pochi fi- 
nalmente e liniitati sono i colori elementi diro cosi 
del pittore ; ma Y immaginazion del poeta e co- 
stretta a scorrere gV immensi segni rappresentatori 
delle cose nelF idioma in cui scrive, e quelli tra- 
sceglier fra tanti che nitida e senza equivoco espri- 
mano Y evidenza de' meditati pensieri. 

» La maggior difficolta a cui deve soggiacer di- 
pingendo e forse il sommo de' titoli per cui si dice 
prima fra Y arti la poesia. Che se gli ostacoli su- 
perati maggior pur rendono il merito di colui die 
li vinse, come infra pochi eccellente non dovra 



42 K\nCOLT.\ DI FLOCI ED ORA/lONt CCC. 

dirsi il Cassiaiii, eg,U clie giunto al sublime di pi t- 
toresca pocsia nioltiplico a se stesso gU inciampi 
pel vanto di sorp.issarli , e in un idionia piu in- 
docile e meno icastico die noii il 2;reco o il latino, 
unico e prime fra cF Italiani imporre oso volontario 
alia pittrice imjnajiinazione un freno ignoto agli 
antichi , e la forzo si sovcnte a circ>"scriversi in 
limiti si penosi e si angusti, come son quei del 
sonetto? 

» In sentenza di colore clie dalla mole de' libri 
e non dal pregio giudican gli scrittori, e nome 
danno di vati ai Lucilj soltanto cd ai Grassi noti 
per facil vena e giornalieri poemi, dovra, non lo 
ncgo, parer ben nuovo e strano come poche can- 
zoni , e non molti sonetti abbian dovuto al Gas- 
siani procacciar tanta fama ; ma que' pochi a cui 
non isfugge che in tanta coUuvie di versi , in tanta 
inondazion di sonetti appena cento puo vantarne 
r Europa clie sieno perfetti , tanta e la difficolta 
di si picciolo componimento ; quei che sanno es- 
sersi i primi nomi della poetica antichita fatto uno 
scudo contro il tempo con libri di poche pagine, 
quei certamente non hanno stupito , varie scor- 
gentlo delle pittoresche di lui poesie si t'amigliari 
e gradite ai primi genj del secolo , tradotte in 
tante lina^ue , origine di tante pitture quanto piu 
esaminate piu grandi, e converran di leggieri col- 
TAlaarotti si difficile e si ambito lodatore , che il 
sonetto di Proserpina vorvebb'' esser regola e norma 
d' ogni pittore e poeta , come agli artisti della Gre- 
cia fn gia modello di perfezione il Doriforo di Po- 
licleto. » 

Volendo poi il Gerretti esaltare la modestia somma 
del Gassiaiii, cosi vi pone in confronto il contcgno 
ardito insolente degli altri poeti, ed ivi si vede 
cV ei vuole dipins^er se stesso. « II merito , V ec- 
cellenza, la sublimita d' un poeta proporzionati' sono 
mai sempre alia vivacita de' sentimenti , che sve- 
gliano in lui V entusiasmo , e colui che piu forti . 



DEI PROF, dell' UNIV. DI MODENA. 4S 

risentlranne gV irnpulsi , colui sara pure soggetto a 
pill gagliarde astrazioni, e spaziera piu lungamente 
nelle incautate provincie del mondo ideale. La tutto 
e graiide e ruaffniiico ; la molta ei beve e incor- 
rotta di queireterea volutia che torbida e fiiggit- 
tiva appena una volta si sparge sul fior de' nostri 
anni, e la tanto in ltd si dilata la creatrice im- 
niagiaazioue , che tutto basso gli sembra, tutto vile 
e meschino , se di la pur volger si degna im pen- 
siero, uno sguardo alT ime cose terrene. Cessata alHn 
r illusione , e ritornato alV ordiu primo di vita, 
come avverra cli'' ei compiacciasi d'una societa di- 
versa troppo da quelle idee di perfezione die tin 
allor r occuparono^ com' esser potra ch' ei non serbi 
lo scuotimento e gli avanzi delF estasi sue fortu- 
nate .'' e li conserva difatti (a die giova negarlo?) 
e sen conipiace non xaie volte il poeta a tal die 
spesso grave e spiaceiite egli torna , non a color 
soltanto die vilipendouo i versi , nia a quelii stessi 
pur anche, die ne sentono i pregi e il diletto. 
Quindi i rimbrotti del volgo , in sentenza del quale 
i modi e gli usi poetici spiran sintomi non dubbj 
di mente accesa e nial sana. Quindi il mutuo dis- 
prezzo ch' ei rende al volgo e queir acerbo mot- 
teggio , quello sguardo or confuso or altero , quel- 
r imprudente contegno , e quella balda sicurezza , 
con cui sovente sprezzator del comun voto ei tesse 
applausi a se stesso. Indifferente alia fortuna ei 
non blandisce i potenti, non visita le anticamere, 
non conosce le corti, o se pur le conosce, talvolta 
parlavi ( sconsigliato ! ) il linguaggio del vero , e 
vil soggetto di riso air insensibil cortigiano osten- 
tavi r amicizia, e vi difende, se oppresso, il me- 
rito e r innocenz^. La sola idea die il seduce e 
quella della sua gloria, e la esige, e ne parla qual 
di dovuto retaggio , e censor delle altrui debolezze 
impallidisce all' aspetto de" censurati suoi scritti , e 
si cruccia altamente della vil gloria de"" rivali , o 
di quella a cui qualche voUa soggiace un amico 



44 RACCOLTA. DI ELOGI ED ORAZIONI CCC. 

infedele che in vecc di proteggerlo contro criticHe 
ingiuste , maligiio opponvi ed infinto o lodi esa- 
gerate, o debolc dilesa, o equivoco silcnzio, c si 
diiol soprattutto c si oiTende dclT iinuliaiite prefe- 
renza che F inlingardaggine o T inviilia accoidan 
sovente alio scrittor subalterno che ardisce con- 
correr col genio. » 

I due elogi coniposti dal Cerretti furono stam- 
pati a Milano nel 1812 per cura del defunto abate 
Pedroni, ma sopra manoscritti difettosi e con errori 
contrarj al buon sense ; che il sig. Generali dice 
d' avere eniendato. 



45 



Joannis Caemignani in P'lsana Academia anteces- 
soris juris criminalis elementa. Editio "^ecunda. — 
Pisis, 1819, excudebat Rayncrius Prosperi. Due 
volumi in 8.° di pog. 814 e 235 (Vedi tomo XX ^ 
pag. 327 di questo Giornale). 



L. 



IV. Teoria della sanzione penale. 



JA seconda parte dl questo primo libro espone la teoria 
della sanzione penale. Non seguendo V A. in tutto quel che 
egli con analitico ordine stabilisce sull'indole, suU'origine e 
sugli attributi della pena considerata come politico ostacolo 
al delitto , ci limiteremo a segnirlo nelle piii important! 
quistioni, che in questa materia propone e decide, fra 
le quali merita il primo posto la gia tanto dibattuta qui- 
stione sulla pena di morte. 

L' A. dctpiminando i generali attributi della sanzione 
penale avea gia stabilito, i.° che la grandezza della pena 
non dee essere misurata sulla grandezza del male che 
il delitto ha prodotto , ma sulla forza della passioue che 
spinge a deliiiquere; 2..° c\xe se altronde la forza di 
questa passione esigesse mai una pena piii grande del 
male che il delitto da essa prodotto arreca , questa 
pena non sarebbe adottabile perche sareblie contraria 
alia felicita puliblica , adottando un rimedio peggiore del 
male. 

Nel sistema scientifico dell' A. la giqstizia o ingiustizia 
de' sociali e politici stabilimenti non dee desumersi dalla 
dottrina dogmatica, come Bentham la chiaina , del patto 
sociale , ma dalla loro congruenza e dalla loro eVidente 
necessita. Se una j^ena per esser giusta dee esser ne- 
cessaria , e se la necessita si dee desumere dalla forza 
con cui il timor della pena dee resistere a qnella della 
passione che poi'ta a delinquere^ tutto riducesi a de- 
terminar T indole e la forza delle passioni che i de- 
litti producono. Queste passioni possono ridursi a due 
clr.ssi: le cupide e le violente. Le prime anelano il 
piacere non come cessazlon di dolore ^ ma come un au- 
mento di beni alia somma di cui gia sono in possesso : 



46 OARMICNVNT, 

esse iavadono dircttaiuente le cose appetibili e iuJiret- 
tamente le persone , come nel latrocinio o altri omicidj 
clie per cau8:\ di fmto coiumettonsi, e si propoii^ono dl 
coospguire il loro scnpo dopo che il delitto e comiiiesso. Le 
seconde aiielSVno il piaccre come cess.izione del dolore : iii- 
vadono direttameiite le persoae e iiidirettanieate le cose, 
come iieir incendio prodotto da otlio e vendetta: esse cer- 
caao il piacere nell' atto istesso die coiisuma il deMtto : 
le prime calcolano: le secoude deliraao: se coiitro le prime 
si stabilisca n;ia peiia die nelU perdita perpeiua della li- 
Jjer.a tolga al delinqueiite la speranza di godere de' frutti 
del suo delicto, qual sark Tuomu die certo di subirla voglia 
commetterlo? E in qiianto alle seconde, qual pena, seb- 
bene atrocissima , potra freiiarle ? La pena in quanto alle 
passioai violente e fuori della sua sfera d'azioiie. Polche 
queste passioni agiscono come sense attual di dolore, 11 ti- 
luor della pena, dipingendola come male lontano e mera- 
mente possibile , nou pu6 vincere la forza d' ua male certo 
e presente ; il delirio die distingue queste passioni si op- 
pone al calcolo pacato e tr.^nquillo che il timor della 
pena suppoae sempre onde ne sia valutata la forza. Al- 
tronde i casi di passioni similt souo rarissimi, e la legge 
dee provvedere iion a rarissimi casi, ma a cio che piu. 
frequentemente accade. Bisogna dunque in quanto a que- 
ste passioni o impedirne ia tempo i lerribili effetti , o 
conteutarsi di opporre loro una pena , che se il faciao- 
roso ne calcola la certezza e la forza, e sempre capace 
di rinioverlo dal delitto. La societa non dette all' uomo 
la vita : ella gli dette la liberta. Come luai nella sanzione 
delle pene potrebbe restare alterata 1' economia , con 
cui la natura ha data a;;li enti che la compongono, 
ne' mezzi de' quali sono forniti, la forza onde corrispon- 
dere al lor fine senza bisogno di ricorrere a' mezzi stra- 
uieri? Qucsti ragionamenti sembrano escludere la inorte 
del delinquente come pern destinata al puliblico esempio, 
ma suppongono del pari la societa stabiUta e tranquilla. 
Che se si tratti d'unodi que'momenti di crise ne' quali 
la societa per la forza d' un pnrtito e minacciata della 
sua dissoluzione , tace allora la ragion della legge , e la 
inorte del nemico non come pena, ma mezzo di preser- 
vazione e comandata da altri principj. 

Ma I'acerbita della pena potra essere comandata o al- 
lorche le circostaaze ne dimiauiscoao la certezza dell* ap- 



DTEITTO CRIMINALE. 47 

plicazioae , o allorche certi delitti si accrescono ? Nella 
prima questione opina TA. coiitro Beiitliam, oaservaudo 
che la quantitii della pena, cosa puraoiente seatimentale, 
nulla ha che fare coUa di lei certezza , Cosa merameate 
razionale e di calcolo ; e nella seconds opina che l' au- 
nientato numero de' delitti nou accusa mai di soverchia 
dolcezza le peae gia stabilite , ma piuttosto o 1' aumen- 
tato numero delle cause die li producono , o un' osci- 
tanza uell' autorita destiuata a prevenirli, o ua vizio na- 
scosto neir amministraziane dello State. 

V, Obhligazioni e azioni. 

La terza parte di questo primo libro contiene il trattato 
delle obhligazioni e delle azioni dal delitto nasceuti. fi 
stato giustamente osservato che la teoria delle azioni do- 
vrebbe tenere in ogxii legislazioiie una sede di mezzo tra 
il codice che fissa le regole sopra i diritti e i doveri, 
e quello che fissa il modo di chiederne 1' adempimento 
in giuJizio i ma questa parte sebbene ristretta nelle ma- 
teria meramente civili, e piii ristretta ancora nelle raa- 
terie peaali e trascm-ata afFatto ue' codici de' popoli mo- 
derni , e rilasciata o alle regole di comuae ragione, o al- 
r arhitrio delle parti e de' magistrati. 

Per fissar bene i termini delle obhligazioni e delle 
azioni dai delitti nasceuti distingue in essi 1' autore il 
danno pubbhco ed il private. Siccome il primo non am- 
mette altro mezzo di riparazione, che la irrogazione della 
pena , 1' autore discute la questione si luogamente agi- 
tata dagli scrittori di naturale diritto , se una obbiigazioae 
a subir la pena sussista. Lo asseri Grozio, e dietro a lui 
Barbeirac , lo impugno PufFendorfF, ma le ragioni dell' uno 
e deir altro sembrano all' autore equivoche e deboli. 
Egli opina che i termini della obbligazione in qnanto 
alia pena debbono cercarsi tra 1' autorita sovrana e il 
magistrate incaricato della esecuzione della legge , non 
tra la prima e il delinquente, il quale essendo divenuto 
nella sfera del delitto un nemico della societa , e fuori 
della linea de' diritti e delle obhligazioni. In fatti e una 
sagacissima avverteaza di Hobbes , che la parte della 
legge che fissa il dovere, parla a tutti indistintamente , 
e la parte clie stabilisce le pene agl' infrattori, parla 
ai magistrati soltanto. 



48 C\RMIGN\Nr, 

II daiino prlvato ilparabile non coUa pena, come erro- 
neamente pretesero Beatham e il suo traduttore Dumont , 
ma colla rifusione die il damiiticatorj dee col suo pa- 
triinonio al pitrimonio del daanoggiato, e quiudi coa sod- 
disfazioue o in natura , o pecuuiaria , ammette T obbli- 
gazlone naturalc a prestarla , e in questo riguardo una 
tale obbligazione assume il caratteie delle meramente 
civili. 

L' azione ossia il mezzo di perseguitare in giudizio cio 
che e dovnto corilspo?ide alia obbligazione ; quindi fu 
d' uopo distiiiguere T azione alia pena, e le azioni alia 
liparazione del danno privato. La prima in una perfetta 
penalo legislazione dovrelibe essere essenzialmente pub- 
blica per avvalorare le idee della sovranita della legge 
protettrice delP ordine , e non confomlere le regole del 
diritto penale con quelle del civile. Una soverchia defe- 
renza al diritto Romino ha fatto conservare i delitti pri- 
vati , e in qualclie luogo e stata portata la incoerenza 
fine a stabilire , die T azione alia pena in certi delitti 
proponibile dal solo prlvato divenga pubblica quando e 
stata portata in giudizio. 

Ove r azione alia pena sla essenzialmente pubblica, sono 
inutili le question! che fece sorgere il Romano diritto sul 
pvegiudizio che essa arreca all' azione civile, e viceversa ; 
uia ovuacjue accadesse che nel giudizio civile fosse stato 
dichiarato insussistente il fatto da cui le due azioni na- 
scevano , la naturale eqaita esi!i:ercbl)e sempre che la 
■via criminale restasse preclusa daU'esito del civile giudizio. 

VI. Teoria de' giudizj. 

II secondo libro contiene la general teoria de" pub- 
blici o criininali giudizj. Essi consistono nel movimento 
che 1' imputazione assume per opra delle persone e degli 
atti che li costituiscono. II loro generale- carattere e 
quello d' essere altrettanti metodi critici per la ricerca 
della storica verita. Le modilicazioni che essi ricevono 
sotto la mano del legislatovCj danno luogo al processo 
destinato a conciliare tra lorn due opposti estremi , una 
grande lentczza per non sacriiicire Tinnocente, una grande 
ceierita per servire all" oggetto politico della pena. I me- 
todi pronessali conosciuti lin qui, se si esaminino per le 
loro essenziali dilTerenze ^ si ridncono all' accu5atorJo e 
alV inquisitor 10 : nel primp tutta la coutroversia si agita 



DIRITTO CRIMINALE. 49 

a diligenza dell' accusatore e del reo , il gludice stare 
imparziale tra loro , e decide come nel civile giudizio : 
nel secondo il giudice agisce d'liffizio, contesta la lite 
cnl reo, ed e giudice e parte. Questa strana foruia di 
processo diveiiuta generale Aa i popoli nioderni e attri- 
huita dairautore alLi dipendenza dalla polizia ignota ai 
lilieri goverui dell'anticliita , in cui sotto i Romani iai- 
peratori cadde il criminale glndizio. L'accusa e T inqui- 
sizione propriameiite detta fissano i due opposti estremi 
ne' metodi priiicipali. Presso i moderni si sono introdotte 
alcuiie forme miste c'le si avviciiiaroiio era piii airuno, 
ora piu all' altro de' due estremi. II ministero pubblico 
presso gF laglesi o i Francesi ha il vautaggio di concen- 
trare fiiio a uii certo punto tutti gli officj della polizia 
neir accusatore, il fisco invenzione dell' eta di mezzo, 
poiclie presso i Romaai la parola non sigmfico clo che 
oggi sigiiilica , fa partecipare alia coiidotta del processo 
taiito r accusatore puliblico quaato il giudice. 

Abbandoaaudo tutto cio che l' autore in questo libro 
ha dovuto ripetere di gih cogiiito sugli elementi primarj 
ed essenziali del criminale giudizio , le persone cioe e 
gli atti, ci limlteremo a riferire quanto vi ha di men detto 
dagli altri nel sue sistema. 

Le persone che nel giudizio criminale intervengono , 
altre sono prtncipali, altre accessorie : le prime sono il 
giudice, 1' accusatore ed il reo; le seconde variano se- 
condo la forma che il giudizio criminale assume. 

II giudice. La piii importante operazione del legisla- 
tore nell' istituzione de'giudizj e la coUazione della giu- 
risdizione ai delegati da esso scelti , e le sue varie mo- 
diiicazioni dirette ad assicurare la civile liberta. La giu- 
risdizione nella sua origine e una parte dell' esecutivo 
potere di cui e investito il Sovrano. Esso ne confida 
r esercizio ai magistrati , poiche se presso di se il rite- 
nesse, non si saprebbe distinguere se nel giudicare egli 
facesse o appHcasse la legge , sarebbe inutile l' apparato 
delle solenni forme della giustizia , non avrebbe piu 
oggetto uno de' suoi belU attributi quello di far grazia , 
e sareljbe giudice e parte. II poter giudiciario compren- 
dendo la giurisdizione propriamente detta, e T impero 
ha due attributi tra loro distinti, la giustizia e la forza, 
dalla retta e savia combinazioue de' quali dipende la 
Bchl. Itnl. T. XXii. 4 



fiO r, MUIIGNANI, 

stahiliia e li pvosjierita clegF iinperi. la questo senso il 
sovraao o delega la giiiiisdizione senza Jmpero , io die 
costiluisr.e il giudice piopriamente detto, o delega la giu- 
risdizione e Timpcro, lo che costituisce i inwj^istruti , o 
(U'lt'ga il si>lo iiupero, lo che costituisce gli wnntinntra- 
lori goveriiativi. 

Dictro cjuesti principj osserva 1' autore cUe ne' criuii- 
ual't giudizj le regole d' un giusto liparto della giustizia 
c della fulza esigono o la distiiizione de'' giudici e dei 
ma^^iitiati , i primi incaricati della dccisione del /utto , i 
secondi incai'icati dell" applicazione del diritto e deirese- 
ciizione del giudicato , o dove qnesta distinzlone noii si 
volesse e tutto conceiitrato fosse iie' niagistrati decisori 
del fatto, del diritto, e incaricati dell' esecnzione del giu- 
dicato, sarebbe senipre necessario un liinite dalla legge 
*l«teru)inato, oltre il quale aon fosse lecito al magistrato 
di portare il suo arbitrio. II primo metodo , la distinzio- 
rie cioe de'' giudici e de'' niagistrati , fu dai Romaiii adot- 
tato ill tempo della libera repubblica, ed e interaiiiente 
coiigeiiiale alP accnsatorio processo. Aboliti sotto agT ini- 
peraiori a Roma i giudici nazionalL o ptdaiiei, i giudici 
cioe del fatto, e trasferiio il jus gladii dal pretore al 
jnefetto della cittii , ai proconsoli e ai presidi, lo che 
coafacevasi al lor dispotismo , tulto fu coiicentrato nei 
juagistrati, i quali altra regola di decidere non eijbero 
ciie il bnou volere de' loro padroai. Parlando della cer- 
tezza morale, osserva ia segulto quali v'tcende subisse 
.qnesto nuovo sistema di giudicare. 

h' accusature. Nel sistema del processo accusatorio T uf- 
.iicio di accnsatore c una parte de' dlrilti di cittadiaanza^ 
per lo che la legge pone una somnia cura ncU' alloiita- 
jiar da esso tutto cio che potrebbe o avvilirlo o reuderlo 
mezzo di vessazione. Nel sistema del processo inquisi- 
torio la dilfidenza che lo distingue lo reiide incllnato a 
ricevere da ogni parte e da ogni caiiale , sebljeue lurido 
e vile, lo denunzle e le accuse, per lo che in questo 
jiiocesso diviene inutile fiiio il nome di accusatore. Se 
la legge parla dell'accusator piibblico , essa lo confonde 
col deuunziatore, csimendolo dalla pena della calunnia 
tostociie al)bia nominato chi gli die la polizia. Ia alcuni 
paesi la legge lia siviamente tentato di nobilitar questo 
riificio o colla istituzione de' procurator! del re o colla 
isiituzione degli avvocati fiscali, restando pero in queste 



DIRITTO CRIMINA.LE. 5 I 

pid (leceiiti forme distnitta aifatto 1' indole Jeiraccnsa- 
torio processo nelLi lacolta clie' questi magistrati lianno 
di disporre della persona del reo, e di dirigere la pro- 
cedura segreta ordita contro di lui. 

n reo. Qaesto uouie nel sistenia dell" accnsatorio pro- 
cesso denoto colui, coa cui I'attore aveva ciie i'are e 
nulla pin. Se 11 pretore iscriveva il nome dell' accusato 
jiella tavola de" rei , cio era diretto a dare una nuova 
pul)blicita alia causa. Se V accusato cainbiava di veste , 
cio facevasi per iuteressare alia sua sorte i suoi concit- 
tailinl. Se Taccusatore aveva il diritto di assegnargli un 
cnstode , egli avea quello di a&segnarne uno all' accusa- 
tore. Nel sisteina del processo inquisitorio il reo tolto 
dal numero de' viventi iion e piu valutato come uomo 
c!>e per 1' efFetto di costringerlo a dire cio die da lui si 
desidera : esso noa acquista uii diritto a difendersi prima 
di veder degradato il suo onore coUa denominazione 
d' inquisito. 

Gli atti legittitnl del criminale giudi/io sono secondo 
i varj suoi metodi: i.° la prova; a.° 1' accusa o Tiiiqai- 
si/.ione i 3.° 1' esibizione e la custodia del reo f, 4.° T in- 
terrogazione ; 5." la contestazioue della lite; 6.° la di- 
fesa i 7.° la sentenza-, 8.° l" appello. 

La prova. La verita e nella natura assoluta delle cose 
die Dio solo discerne. L'uomo si determina sulle appa- 
lenze del vero, e queste apparenze inducono in lui o 
la certezza o la probabillta o il dubbio. Questi sono tutti 
gli effetti possibili della prova. Nei criminali giudizj , net 
quali si tratta di render certo al giudice un fatto acca- 
duto lungi da' suoi occhi, i inetodi critici teaJono tutti 
a stabllire o la certezza fisira, se si tratta del corpo del 
delitto di fatto permanente, o la certezza morale, se si, 
tratta di fatto transeunte o di autor del delitto. I metodi 
algebrici imniaginati da alcuni scrittori per otteuere la cer- 
tezza metaiisica o apodittica, anzldie la fisica o la morale so- 
no diaiostrati inutili dai tentativi stessi clie fatti ne fnrono. 
La prova e plena, se produce la certezza, semipiena 
se la sola probahilita, men della semipiena se il dubbio, 
distinzione desunta dalla natura delle cose, e prescindendo 
dalla sua applicabilita a tale o tale altra forma di processo 
sostenuta dil sommo ingegno del Leibnitz. 

La certezza morale nel criminale giudizio o e del- 
V uomo o e della le^i^e. : deli' nomo se esso giiidica del fatto 



F)2 CA.RM1GNANI, 

seconJo il suo intimo sentimento : della legge quando 
essa pvf stabilisce certe circostanze difatto,nel solo con- 
eorso delle quali peniiette al giudice di esser certo, noa 
curato cio clie ecli coiiie nomo altraniente ne pensi. 

Sostiene I'autore che non possano quesie due diverse 
specie di morale ccrtezza coiifondersi tra loro senza grave 
pericolft della civile sicurezza, e non approva quanto il 
cavaliere Filangieri scrisse nell' interito di comhinare tra 
loi-o queste due diverse certezze. La certezza morale 
dell' uoiuo e pei giudici non uiagistrati , vale a dire per 
quelli cUe sul solo fatlo decidono, quindi per T accusa- 
torio processo , e pei sistemi di guarentigia che ha in 
esso il reo. La certezza morale della legge e pei magi- 
strati che decidono del fatto e del diritto, e pel pro- 
cesso inquisitorio , come unica e sola difesa che il legis- 
lature accordar possa al reo contro il loro smisurato po- 
tere. II primo metodo fu quello de'Roniani, e salve 
molte moditicazloni e in oggi quello del fury. II secondo 
metodo e quello stabilito gia dalla giurisprudenza cano- 
iiica , adottato dai pratici , e quindi sanzionato dall' arti- 
tolo iio del codice Leopoldino. Nel primo metodo non 
Y>nb conoscersi la legale distinzione tra la prova piena , 
seinipiena e minora della semipiena: deve necessaria- 
jnente conoscersi nel secondo. 

Poste fjueste premesse, passa I'autore a discutere la 
credibilita relativa de' diversi mezzi di prova pei testi- 
monj, per 2,Vistruinenti, per la confessione iW rei e per gl'tn- 
dizj , e queste premesse gli forniscono il mezzo di deci- 
dere le piu important! quistioni che tra gl' interpreti del 
romano diritto , i forensi e gli scrlttori di legislazione 
sono state agitate fin qui. La inidoneita relativa e non 
assoluta de' testimotij , gli strumenti in se stessi conside- 
rati o come materiale di delitto o come confessione di 
delitto , la confessione non legittima , cioe non sostenuta 
dalla prova del materiale ^ Jion verisimile, non ■verificata, 
non costante , non emessa nel criminate giudizio alia le- 
gittima interrogazione del giudice, forniscono merl indizj 
e non prove nel sistema della morale certezza della legge 
in quanto, al pari degl" indizj propriamente detti , dipen- 
flono da fatti che la legge non pub in lettera precisare : 
possoao fornire prova perfetta e completa nel sistema 
ik'lla moi';il« ccritzja deiruomp; ae\ primo sistema nog, 



DIRITTO CUIMINALE. 55 

autorlzzano jnai alia pena ordinaria, autoiizzando la cer- 
tezza nel secondo possono darvi luogo. 

II giuramento e posto dall'autore nella categoria delle 
prove come mezzo destinato a renderne piu tortc la cve- 
dibilita. Questo giuiainento inotile pel" raccnsatore e pel 
reo dovra adottarsi pel giudice e pc' testiuionj ? II giu- 
dice del mei'o fatio dee prestar giuramento, perche la 
pronunzia non ha altra guarentigia die la sua coscienza ; 
il magistrato che nella sua pronunzia rappresenta la inae- 
sta della legge ^ non deve giurare. II testimone ha o nou 
ha interesse a meutire ? Se non lo ha, e inutile il giu- 
ramento, se lo ha , il giuramento gli fornira occasione di 
spergiuro. 

L' accusa o V inquisiz'one. L' autore avvlcina quest! due 
atti tra loro per istabilirne meglio le difFerenze. L' iscri- 
zione a cui i Romani sottoposero Taccusatore nella pre- 
sentazione del suo libello,e che comprendeva la subscn^ 
zione , obljligandolo in caso di calunnia o es press a o tacita 
alia pena del talione , e la cauzione con cui obliligavasi 
alia perseveranza nel giudizio onde non eludei|Jp , pre- 
sentava una snlhclente guarentigia pel reo e per Tordine 
pubblico. L' accusa dava luogo al processo accusatorio 
in tutta la sua purita , il quale come un gran dramma 
veniva discusso in pubblico, e dividevasi in tre parti: 
J .» la esercizione deU'azione che comprendeva la dela- 
zione del reo, I'iscrizione, la contestazione della lite 
colla negativa del reo medesimo, 1' estrazione a sorte 
dc' giudici del fatto , la ricusa di questi giudici , il loro 
giuramento. 2.=' La prima azlone che comprendeva la pre- 
sentazione delle prove a ofFesa e difesa, 1' arringa del- 
r accusatore e del reo. 3." La seconda azione che com- 
prendeva le nuove aringhe se la compcrendinazione le 
avea rese necessarie, la decisione del fatto per la parte 
de' g'udici , e F applicazione della legge per la parte del 
pretore . 

L'inqnisizlone e 1' azioue del giudice che indaga e 
persegue d'uffizio. In questo sistema la coscienza della 
legge ha dovuto in parte supplire alia sproporzione di 
forze , in cui il reo si trovava in faccia del giudice; 
quindi le solennita e la precisione delle forme alle quali 
essa ha il giudice assoggtttato, L"" inqnisizione ^'^iiendc 
dee accertare il inateriale del delitto , e fcrniare T ipo- 
tesi se provenga da dole, da colpa o da caso, e da 



54 OARMIGNANI, 

chi proveiii,n. L' inqiiisizloiie spcciale o si prrpara o si 
trasmrttc: si pi'cpara colla citazione del I'eo , coirinter- 
rogavlo ed esaiiiiiiarlo, col formare gli articoli inquisizio- 
nali o le posizioiii dl fatto nelle qnali le visnltanze pos- 
sono essere criiicanicnte ridotte : si trnsmette colla for- 
niazione e colla notificazione al reo del Iil)ello tiscale. 
Coa qnesta distinzione concilia T autore le qiiistionl agi- 
tate fill qui per fissare il pnuto doiule T iii(|uislzione 
principla. 

L' inqnisizione ponendo il reo nell'assolnta dipcndenza 
del gindice , tutto dee essere in essa coerente a qnesta 
priniaria e caratteristica condizione onde il reo dee essere 
iiicarcerato , diviso dal consorzio degli uomini^ le prove 
ricercarsi e acqnistarsi in segreto , e tntto restare avvolto 
nel niistero, in cui T ullizio del gindice cerca a nascon- 
dersi. 

L' esibizione e la citstodla del reo. 11 processo accusa- 
torio non conobbe ne la cnttura , ne 1" esibizione del reo, 
parti del giudizio introdotte presso i Roniani sotto gli 
imperat#-i, e in quanto alia custodia fu gia avvertito 
esser essa stata comune al reo e all' accusntore. II pro- 
cesso inquisitorio ebbe bisogno della cattura per assicu- 
rarsi del reo i quindi dell' esiljizione per raoderar Tar- 
bitrio degli ajjparitori, e di render la custodia necessa- 
ria al reo solamente. L' autore considerando tutti quest! 
rigori come mezzi diretti ad assicurare I' applicazione 
della pena , osserva clie non possono essere come quella 
ginsti se non in quanto apparistono rigorosamente ne- 
cessarj. II codice Leopoldino saviamente stabili, die nei 
titoli di delitto non eccedenti la pena del confino si do- 
Tesse per regola. generale citare, non catturare : esso rac- 
comando la nettezza,la salubrita delle carceri e la spe- 
ditezza della compilazione de' processi. In questa deli- 
cata materia la civil liberta esige, die la legge deter- 
mini quanto e possibile gl* indizj a cattura , e faclliti la 
liberta del reo sotto cauzione , come saviamente prescri- 
vono le leggi inglesi. 

L' interrogazione. Ne i testimonj , ne 11 reo possono in 
giudizio esporre cio che da essi si vuole, se non s'in- 
terrogano i tna il modo d' interrogare e diverso ne'due 
juetodi di processo. Nel processo accusatorio, in cui tutto 
e puldilico , e in cui le condizioui delle dne parti sono 
eguali tra loro , Tintcrrogazione non puo aver regole 



UIIUTTO CUIMINVIE. 55 

dalia legge determinate. Nel processo inqnUitorlo , in ciu 
tutto e nascosto al reo, e in cui esso altra assistenza 
non ha che le regole colle quali la legge limita I'arbi- 
trio del giudice, queste regole per F interrogazione sou 
necessarie. L' interrogazione suggestiva e stata vagamente 
sentlta , naa noii rettamente defmita come il dimostri 
raltroude egregia opera del sig. Berenger recenteniente 
venuta alia luce suUa giurispriidenza criininale in Fraii.- 
cia. II sug^esto e una petizioiie di principio in quanto 
suppone Jioto T ignoto , e la snjiposizione del noto in. 
chi interroga e diretta a imporne alia persona interrogata, 
oride essa abbandoni piii facilmente i mezzi della propria 
difesa, o se si tratta tVi testiuione , cad' esso pouga la 
certezza del giudice in luogo dclla sua incertezza. La 
suggestionc , petizione di principio allorche si propone 
colle parole, e petizione di principio e barbarie qnando 
vien proposta accomp?2;nandola con la tortnra o inor<de 
o fisica. Noa ostante il discrodito universale in . cui ai 
tempi nostri la tortnra e fortnnatamente caduta , tan to 
alte sono le radici clie quest' u so ha nelle umane pas- 
sioni che essa ripuUula sotto piii legali serabianze neila 
earcere segreta. Se cpiesto nietodo e iiidispensabile al- 
r iuquisitorio processo, dovrebl-e pero la legge conten- 
tarsi dell'azione che il bujo , il terrore che liveste le 
niura della earcere, il tedto che vi uiacera 1 carcerati 
esercita sul loro animo, e bandire quelle male arti coUc 
quali talvolta i carcerieri e gli agenti di polizia , razza 
dura e feroce di uomini, costringe i detenuti a conies- 
sare un'delitto che talvolta comnif-sso non hanno, 

Contestazione della lit". Gli antichi i-ivestirono d^impo- 
nenti solennita il pi^imo ingresso dei litiganti nel limitare 
della giustizia. Le parti doveano proiessare in presenza 
di testimonj di riceveie il glndizio e sottoporvisi qua- 
lunqae fosse per esserne T esito. Questo rito giudiciario 
detto contestazione della lite legava V attore e il reo a 
stare a quanto I'uno avea doinandato e T altro opposto. 
L'analogia ch« il processo accusatorio ebloe col giudizir. 
civile opero rammissione della contestazione anche nel 
pri'HO, e questa contestazione era facile a concepirsi nella 
delazione deiraccusatore , e nella nf'Sotiva del reo. Uti 
risjietto superstizloso per le antiche parole, non ostame 
il caniljiaiTieato delle cose , impegno i forensi a rintrac- 
ciare ove, c come neU' inqnlsitovio processo la contesta- 



56 CARMIGNANI, 

zione della lite eslstesse. L' ufTizlo del giiidice avendo 
resa inutile la persona deirattoie, fn detto die tauto il 
giudice, (|uanto 1' accusatore coiitestava la lite. Ma come 
trovarla per la parte del reo ? La sua nesjativa, pendente 
il scsirtto, noil poteva operar questo effetto. Se ne accor- 
sero i pratici , e dissero clie in luogo della contestazione 
era snbentrata la legittiinazione degli atti colla loro pub- 
blicazione fattane al reo tcrminato il secreto : qnasiche 
si riguardasse come spurio e iilegittimo tutto cio clie era 
stato fatto in avanti. 

La difesa. L'accusa e la pena sono parte della poli- 
tica. La difesa discende dal diritto della natura. Neir ac- 
cusntorio processo V accusa e la difesa erano in perfetto 
equilibrio di forze tra loro : il reo si trovava in presenza 
dell' accusatore e de' testimonj pronti a deporre contro 
di lui in tutto il periodo del giudizio. La pubblica opi- 
nione gli foniiva nuove armi con cui combattere se egli 
se la era cattivata , e se i suoi accusatori ne aveano 
demevitato. Nel processo inquisitorio il reo non pub pen^ 
sare a difendersi se non quando Tedifizlo della prova 
contro di lui e stato condotto al suo termine : se avesse 
poiuto giustamente impedire il lavoro nientre si co- 
struiva, egli pero non aveva piu forze per abbatterlo 
costruito. Ma la valutazione di questo possibile avrebbe 
snaturata 1" inquisizione , avrebbe squarciato il velo che 
lie ricuopre i passi , e avrebbe abliassato l' uffizio del 
giudice fino alia portata del reo. Cio non per tanto il 
processo itiquisitorio ha ritenute inassime fav^orevoli alia 
difesa nelia ponderazione della credibilita delle prove, e 
la tutto cio che puo aver relazione alia legittimith de- 
gli atti. 

La sentenza. Nel processo accusatorio la divlsione dei 
giudici del fatto da qnelli del diritto, e 1' indole della 
certezza u'orale dell' uoino dove far abbracciare la sen- 
tenza dffinitwa o lepttima, sia che condannasse, sia che 
assolvesse. Nel processo inquisitorio la riunione del giu- 
dice , del fatto e del diritto in una sola persona e la 
necessith di limitarne il potere , avendo impegnato ad 
adottare il sistema della certezza morale della legge , e 
quindi la credibilita della prova sulle regole dalla legge 
stessa determinate, impegnarono altrcsi ad ammettere la 
sentenza decrrtoria , sia in quanto all'assoluzione, sia in 
quanto alia coiidanua , e quindi le tante e talvolta non 



DlRITTO CRTMINALE. 5? 

Iiitese ne intelliglbili formole di assoluzioiie, come avverte 
il sig. Creinaiii : quindi la peaa arbitraria o straoi'clinaria. 
Le declamazioni degli sciittori di legislazione criiiiinale 
contro qnesta specie di senteiiza , senza distinguere i'uii 
metodo giudiciario daU'altro, sono estremameiite pen- 
colose alia civil sicurezza. Qiiesti scrittori noii hanno 
calcolato che dove tutte le attribuzloni sono dalla legge 
nel magistrato riunite , ella non ba altro mezzo che quello 
di regolarne 1' arliitrio. Se il giudice meramente nazionale 
o del fatto favorisce una sufficiente guarentigia nella sua 
coscienza , nel siio buon senso, nella egwaglianza della 
sua condizione a quella del reo , e nella sua indipen- 
denza dal governo , il magistrato quale puo sommiiii- 
strare nello smisurato potere di cui lo ha investito la 
legge, tranne i limiti al di la de'quali la legge istessa 
gli vieta di estenderlo ? Qneste verita si fanno piii spe- 
cialmente sentire la dove la pena di morte e saiiziouata 
a certi delitti. La pena straordinaria lascia almeno al 
condannato il mezzo o la speranza di provare un giorao 
o 1' eiTore o l' ino;iustizia della sua condanna: la pena 
ordiriaria e legittiina pub svegliar de' rimorsi in uii ma- 
gistrato che accede T arbitrio nel decretarla, ma pone 
fino a un certo punto qucsto arbitrio al coperto d' ogai 
censura. Aspettaodo che i progressi delle umane cogni- 
zioni abbiano dimostrato l' utilita del Jury in qualunque 
si sia forma di governo, ove esso non sia stabilito , la 
civil sicurezza non avra mai altro scampo dall' efFre- 
nato arbitrio del giudice se non nel sistema che T im- 
mortale Leopoldo adottb nella sua criminate riforina. 

Omesso quanto 1' autore ragiona suU'appello, giova qiu 
render conto di due appeudici che chiudono questo se- 
condo libro , T una sull' istruzione della causa , V altro sul 
processo contumaciale. 

L' istruzione della causa non dee confondersi col pro- 
cesso. II processo e la forma che assumono gli atti dei 
quali si compone il giudizlo ; T istruzione e il raodo con 
cui le persone che v' intervena;ono pongono in essere 
questi atti. Cio in due sole maniere puo farsi o coU' i- 
strnzione orale e pubblica, o coUa scritta e non pubblica, 
che e ben diversa dalla segreta. L' autore osserva cl»e 
r istruzione pubblica e orale e necessaria , ove i giudici 
del fntto son separati da quelli del diritto : essi non 
tlebbono legiere le prove in uuo scritto processo, ma 



58 ClRiVIIGN\Nl, DIRITTO cr.IMlWLE. 

tlebbono attingcrle alia lor foiito ncl volto, nel tuono di 
voce, nel contegao del reo e de' tesiiuionj : la pnbVilicita 
coiitrilmlsce a mettere in evidenza i sei^reti moviineiili 
dell'aaiino dl chi comparisce In giuJizio. L" istrnzione 
scritta, e qnindi noii pulil)lica e necessarla nella certezza 
morale della legge die ammette la poiidernzione della 
crediliilita dell' indizio. Sicconie V indizio consiste in una 
circostaaza di fntto , il niodo di deporne ha e deve aver 
poco credito nella opiiiione della legge^ e siccome una 
tal circostaaza ha un vaiore che la legge stessa ha de- 
terminato, comunqne altriaienti pissa peasarne il giudicc, 
e nel di lui ufTicio il ponderare attentaniente cio die la 
legge ne In stahilito, e cio die gl'interpreti della legge 
no dissero. L' interpretazione testu.ile che dee intrapren- 
dere il giudice per proferire la sua sentenza esige che 
gli oggetti che cadono sotto il sue esame siano fissati 
nello scritto, e non siano fuggitivi nella parola, die egli 
abbia il tempo die esige lo stndio, e noa sla oljbligato 
alia rapidita d' una deoisione istaatanea : ch' egli lavori 
nella quiete del slid gabiaetto , e non nel ruinore d'una 
popolare aduuanza. L" isirnzio.ie in qnesto nietodo non 
sara mai segreta se tutti ab'oiano il diritto di conoscere 
gli atti scritti che essa fa nnscere, ne riesdra alia legge 
impossiljile il non abbandonare il reo meiitre il processo va 
compilaadosi alia discrezlone del solo processante ministro. 
La contuniacia del reo fa sempre riguarJnta come ua 
disprezzo per la sovrana autorita dello Stato. Le libere 
istituzioui de' Roaianl non furono snflicieati a liberarli da 
un tal pregindizio. Anche I' accnsatorio processo conobbe 
la contnmacia e la puni eoW anivitazione de' beni. Le 
lcgg;i escite in segnito dalle foresee della Germania , ele- 
varono il pregludizio al suo piii alto grado, e la giu- 
rispruleiizi del medio evo invento formole spaventevoU 
contro il reo contumace. L'lighikerra e gli Stati Uniti 
d'America non conoscoao il contu naciale processo, e il reo 
il' quale o colpevole In purg?ita la societa colla sua fnga, 
o innooeate , non e altriraeati pia ricercato. L' immortale 
Leopoldo adotto il processo contumaclale, ma lo stnViili so- 
pra basi giuste ed uaiane, I seatimeuti d'ira per la con- 
tumacia non vi ebbero parte : la sentenza contumaciale 
altro oggetto non cbbe che qaello d'interrompere la pre- 
scrizione e dare airolVoso il tiiolo onde otteaere nella via 
<yvile la propria inJenuizzazione. {^Sara contiiLuato. ) 



o() 



PARTE 11. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



Sperienze ed osservazioiiidi Giacomo Blaria FosCARTiyi 
siilla malattia de bachi^ conosciiita sotto il iiome 
di calcinetto (\). 

Al sig. G. Acerbi Du'ettore della Blblioteca Italiana. 

Milano il 27 marzo 1 821. 

\^VAXTVNQVE alieno dal compariic in pubblico come aii- 
tore , jion so ricusare al suo zclo pel progressi dell' agri- 
coltura e pel vnntaggio di chi si pcciipa del governo del 
bachi da seta di estrarie dal giornale delle mie sperienze 
alcuni fatti , i quuli possono spargere qualche luce sulV ar- 
gomrnto sin qui oscurissimo della malattia de' bachi, cono- 
sciiita sotto il noine di Calcinetto. 



(1) Xella parte 2.* <lel noftro Proetnio conteneute il qnadro de' Ij- 
Tori scienri£ci e letterarj fatti in Italia nello scorso anno 1820 abbiami 
proniessa la pubblicazione <li alcnne speri- nzc ed osservazioni del signer 
G. M. Foscarini sulla malattia de' bachi da seta conosciuta sotto il nome 
di Calcinetto , e siamo ben contenti di poter mantenere la data parola, 
presentando al pubblico il lavoro di questo beoemerito proprietario, the 
colle sue ragionatc operazioni canipestii ha sapato ne' suoi poderi del- 
1' alto Milanese offrire una pratica scuola di agricoltura , e procac- 
ciarsi il nome di profondo conoscitore dell' agraria economia. Se per le 
uostre istanzc cgli si c ora detemiinato a pubblicare alcune cose intorno 
a' bachi , ri lusingliiamo che s' indurra a fare lo s'esso coi tanti altri 
8uoi lavoti diretti tutti ai progressi dell' agricoltura. 

i .£'/(.' orr. 



6o SPERTENZE ED OSSEUVAZVONl 

Prima perb di parlare di cib die ho fatto I' anno scorso , 
crederei conwniente ch' ella pubblicassc t'/i espcrimenti da 
me eseguiti nel 1819, come un incoininciamcnto al cor so 
delle mie spcrienze. Gliene trasmetto quindi il dettaglio uni- 
tampnte ad alcune osservazioni , le qiiali possono servire 
d' introduzione alle altre , con cui darb fine a questo mio 
pri/no lavoro. 

Per riguardo all' espericnze del 1820 io alie ne mando died 
colle relative conclusioni , die per ora bastano a provare 
quanta dla ha asserito alia png. 420 del fnsc. lxiii (i). 
In seguito mi propongo di puhblicare tiitta la serie delle mie. 
spericnze , onde i coltivatori de bachi possano vieppiii assi- 
curarsi di quanto io ho esposto , c ndlo stesso tempo sieno 
eccitati ad instituire degli analoghi sperimrnti per dedurne 
ddle osservazioni , le quali potesscro olzare il vdo die u^li 
occhi di tutti gV intelligenti asconde tutt' or j la causa prin- 
cipale della maluttia del calcinetto. E dii sa die per mezzo 
di reiterate indagini non si possa un gioriio venire a capo 
di scoprirla , e die tale scoperta non potesse illuminarci 
sulla causa delle malattie contagiose in genere ; risuUato 
che non sarebbe ccrtamente strano , poiche ella sa bene , 
che verita della massima importanza si scopersero , come si 
suol dire, cammin facendo , nelle ricerche di alcune cause 
che sembravano di poca entita. 

Aggradisca , egregio sig. Direttore , le proteste della mia 
profonda stima. 

G. M. FoscARiNi. 



(I) II merito di ({ueste sperienze ed osserTazion! con'^i^tente in una 
somma e^attezza di esecuzione , e in un rigoroso metodo uniforrae di 
csposizione , si conoscera sempre piu da' nostri lettori , sc , come noi 
aTjbiam fatto , non si accontcntcranno di leggerne una volta sola il dft- 
lajlio , nia ue formeranns un oggetto di studio. 

L'Kdkore. 



SULLA MAL\TTIA. De' BACnl CCC. 6i 

Esperimentl ese^niti in Cartahbia^ Cnstellanza 
dl Varese^ nelV anno 1819. 

Fatto. 

Dopo r ultima muta si e manifestato in una partita 
de'miei bachi il male Ae\ calcinetto. Previe alcune cure, 
di cui parlero piii sotto , i bachi andaroao felicemente al 
bosco , e vi formarono i bozzoli. Due o tre vcj'te al giorno 
esaminando atteiitamente il bosco, trovai nel terzo di 10 
a la bachi mortl e calclnati in una capannella alT estremita. 
d' un gratlccio , ed altri 5o a 60 successlvamente entro 
il bosco di tutta la stanza ; alcuni de' quail , nel toccarli , 
lasciavano tinti in bianco i diti , quasi avessero toccato 
del gf'sso. Raccoltl questi bachi calclaati ho istituite le 
tre seguenti sperienze. 

Quesito I . ° 

It Se la sola aria delta stanza in cui trovavasi una 
partita di bachi presa dal calcinetto potesse essere con- 
tagiosa ai sani. » 

Esperimento i.° 

Ho costruita una cassettina di carta , e congegnatavi 
una capannetta di ravizzone , vi posi 10 bachi tolti da 
una partita sanissima, e la sltuai entro quella capannetta, 
nella quale aveva precedentemente trovati i 10 a la 
bachi calcinati. 

Quesito 2.° 

I' Se queir aria , uniia al contatto de' bachi calcinati 
co' sani , generasse a questi la stessa nialattla. » 
Esperimento 2. . " 

Nella medcsima capannetta ho posto un' altra cassettina 
simile alia prima con 1 1 bachi della qualiia impiegat.i 
per V esperimento 1 .° , e vi aggiunsi 3 bachi calcinati. 
Quesito 3.° 

" Se il solo contatto de' bachi sani coi calcinati co- 
municasse ai primi 1' infezlone. >> 

Esperimento 3.* 

In uno scaffiile del mio studio ho posto una quarantina 
di bachi calcinati con 18 sani, de' qaali 10 tolti dalla 
qualita che servi per gU altri due sperimenti , ed 8 da 
altre due partite sanlssime. 

NB. I bachi del tre sperimenti furono trattati in 
seguito come al solito. Dopo 4 giornl andarono al bosco 
J bachi delle due cassettine, e dopo 6 quelli dello studio. 



■63. SPERIENZE ZD OSSERVAZIONI 

= Risultati. = 

Esperimento i ." 
Trovai eiitro 3 bozzoli i baclii lulotti in imimniie cal- 
cinate , e 7 giuclicati alio scotimeiito con cilsaluU sane. 
Esperimento 2.° 
Si rinvennero l>achi calcinaii , e 3 sanl. 

Esperinwnto 3 . " 
Tntti i bozzoli avevaao il baco o la crisalide calci- 
uata, e qualchediiao ancora aderente alio stesso bozzolo. 
NB. Alcuae delle crisalidi giudicate sane alio sco- 
timento si souo trovate calcinate entro i bozzoli ; e quello 
ch'e pill rimarclievole , una delle crisalidi sane, divenuta 
larfalla , si e in seguito calcinata. 

= Conclusione. = 

Avendo io stesso levato da piii di 200000 bachi i 89 
clie servirono pei tre sperimeijti — avendo esaniinato con 
somma diligenza le partite cbe diedero piu di aooooo 
bozzoli forniati dai suddetti baclii , senza rinvenire in 
questi veruna crisalide o baco calcinate — avendo in vece 
trovato ne' 89 bozzoli risultati dagli espenmenti 84 bachi 
o crisalidi calcinate , sino da quell' epoca io conchiusi , 
ragionevolmente potersi credere niolto probabile die il 
male del calcinetto sia contagioso (i). 

Relativaniente poscia alle cure da me usate per isce- 
mare almeno il guasto di si terribile nialattia, coll' aire- 
starne i progressi , passero ad esporre i seguenti 
Fatti. 

Nel corso di 20 anni die attendo al governo de'ba- 
dii, quattro volte mi sono avvenuto nel calciaeUo , cioe 
nel 181 3 in una partita, nel 1816 in un'altra^ e negli 
anni j8i8 e 1819 replicataiuente nelle partite poste den- 
tro una stessa stan/.a. In tntti questi casi ho veduto tron- 
carsi il progresso del male , merte le seguenti sempli- 
cissime pratiche. 



(i) A scan-o d' ogni equivoco notiji ora per sempie , che quando io 
<lico = se la malattii del calcinett > sia o non sia contagiosa = intendo 
di dire = se il baco morto e catcinato i^i.i o non sia contagioso = , 
giacche la nialattia per se producente la murfe e l.i calcinazione e pro- 
Ij.ibilis.imo oho non sia contagiosa, cyniB si vedi-.i dallo speri'iieuto C. 



SOLLA M\LA.TTIX de' BAcnr ccc. 63 

Tosto die viJi de' baclii morti e calcinati , del die 
m" accorsi dopo la qaarta muta,f(?ci trasferire i liKchi da 
graticcio a graticcio , togUendoiie i letti , e cangiandone 
le carte. 

Indi spalancate tutte le aperture della staaza , e presi 
de' raariipoli di paglia accesa, feci eseguire delie fiainmate 
generose con ftimo entro la stanza , passaodo coi mani- 
j)oli stessi di fila in fi!a sopra tuiti i graticci , cosiccbe 
tuita la stanza e tutti i baclii potessero sentire I' inlluenza 
di qucste iiaiimsate e furaigazioni , le quali venuero re- 
plicate da 6 ad 8 volte ogni 34 ore. 

Feci inoltre trasport.ire da' graticci i baclii niorti , di 
maao in mano , e tosto die alcuno di essi perlva. 

= Risultato. = 

Da queste pratiche ebbi per costante risultamento un 
buon prodotto di liozzoli ad onta clie iieU'atto della rac- 
colta se ne sia trovaco un 6 per "f^ circa col baco o 
crisalide calciiiata. 

E qui del)bo avvertire die particolarmente in due di 
questi casi il male niiiiacciava grandissimi danni. 

Non solo in questi sperimenti co' uiiei baclii, ma in 
moiti altri siuiili da me suggeriti ad altri coltivatori , 
ho sempre trovato : 

I," Che quando il rimedio e stato praticato in sul primo 
svilupparsi del male , favorevolissimo n" e stato 
r elTetto; 
z.' Che quando i cambiamenti sono stati male eseguiti, 
e le fiammate scarse e mal fatte , Tesito e stato 
mediocre; 
3." die quando applicavasi il rimedio a male troppo inol- 
trato , esso tornava poco utile. 
Dalle quali osservazioni posso dedurre , per rappovto 
al da me proposto rimedio sino iiel 1819 , le seguenti 

= Conclusioni. = 

i.° Che le fiammate coUa paglia e le fumigazionl fatte 

nel modo sopra indicato possono impedire il pro- 

gresso della malattia ; 
a." Che in cjualunque caso le fiammate si dovrebbero 

f;ire generose da 6 ad 8 volte al giorno •, 
3." Che quando la malr.ttia e moUo avanzata , il rimedio 

scema di elfuacia; 



<54 SFERIENZE ED OSSERVAZIONI 

4° Clie qniiidi per ottenere 'uii soddisfacente esito sa- 
rel)l)e uiestien d' applicare il rimedio immediata- 
inente quando si nianifesta la malattia. 

Esposti gli esperimenti del 1819 die appoggiaao la 
mia opiiiione sulla natura del male , e la proposizione del 
niio n medio, passo ora ad esaniiiiare il risultato di quesii 
Sperimenti istessi per conoscere la durata della malaitia, 
dalia quale si potrebbero ottenere per avventura delle 
nozioni che coudncessero a nuove utili scopeite. 

Preado percio a ragionare sul 3.° esperimento. I bachi 
saui sono qui stati a contatto coi calcinati 6 giorni prima 
d' andare al bosco , indi staccati da questi sono aadati al 
bosco , ed haiino fatto il bozzolo , ed in appresso alcuni 
si sono trovati calcinati entro il bozzolo , altri dopo es- 
sersi ridotti in crisalidi, ed uno persino dopo la sua tras- 
formazione in farfalla. 

Conviene avvertire clie scorrono 12 giorni circa dal 
niomento in cni il baco comincia a formaie il bozzolo 
sino alia trasforinazione in fartalla. 

Per maggiore chiarezza prendero a soggetto d'esame 
il solo baco divenuto farfalla calcinata. 

Egli e certo che da quando esso baco si e distaccato 
dagP infetti per audare al bosco non vi fu piu contatto 
tra questo e quelli ; donde ne viene che il baco deve 
avere contratta la malattia ne' 6 giorni che visse in- 
sieme a' bachi calcinati. 

Supponiamo, per termine niinimo, aver questo baco con- 
tratta la malattia soltanto nell' ultimo giorno del suo con- 
tatto coi calcinati: ne verra di conseguenza, che prima della 
sua calcinazione sono scorsi i3 giorni aimeno , cioe P ul- 
timo giorno del suo contatto cogl'infetti , ed i 12 che do- 
vette passare al bosco prima di tiasformarsi in farfalla. 

Da cio si deve ricavare die i bachi possono avere 
contratta I'infezione i3 giorni almeno prima di calcinarsi, 
e quiudi che i bachi trovati calcinati al levarsi della quarta 
muta avessero presa la malattia sino dalla seconda muta da 
altri bachi infetti, e questi da altri sino dalla loro nascita. 

Cio posto , pochi bachi appena nati , die contraessero 
questa , o qualche altra malattia onde avessero a inorire 
e calcinarsi , potrebbero comunicare la stessa malattia 
ai sani che sono loro vicini , e questi ad altri , e cosi 
via via, per inoJo che un piccolissimo numero di baclii 



SULI,A MAtATTIA De' BACHt Crc. 65 

infettl ne'primi giorni della loro vita potrebbe difFoa- 
dere a gradi a gradi la malattia in tufta la partita. 

Da queste osservazioni sulla durata della maUutia io co- 
mincero a dedurre , che in via di utile precauzione le 
fiammate e le fumigazioni accennate nella terza conclusione 
si dovrebbero fare anche ne' primi giorui dell' eta dei 
bachi (i): nel qual caso ne basterebbero due o tre ogni 
giorno ; ove poi avvenisse che si trovasse qualche baco 
calctnato , si dovranno rigorosainente usare in ogni lor 
parte le pratiche sopra indicate. 

Qnesto raziocinio poi intorno alia durata della malattia 
non toglie , a mio parere, che il baco non possa calci- 
narsi anche colpito da una morte improvvisa, o per ma- 
lattie di diversa durata e di diversa indole i e che noa 
possa esser vero altresi che un salto violento di teinpe- 
ratura abbia cagionata la morte a diversi bachi , i quali 
in seguito si calcinarono ; poiche sembra che il calcinarsL 
de' bachi sia un'azione chiniica avvenuta alio stesso baco 
dopo la sua morte, che potrebb'essere prodotta da cause 
diverse. 

Esperimenti eseguiti in Milano neW anno 1820. 

Gli esperimenti da me fatti in Cartabbia nel 18 19 m' in- 
■yogliarono ad instituirne degli altri in Milano nello scorso 
1820 per verificare i loro risultati ; e siccome T oggetto, 
cui uiiravano, era della massima importanza , e l' esecu- 
zione doniandava la piu scrupolosa esattezza ed una conti- 
nuita di osservazioni costante, cosi io non esitai punto a 
dedicar loro tutto me stesso, eseguendo coUe mie proprie 
mani tutto quello che occorreva all'andamento eJ al go- 
verno de' bachi , che servirono per gli esperimenti, dal 
giorno della loro nascita sino alia sortita della farfalla : 
e talmente era io iramerso nel mio assunto , che senza 
avvedermene mi trovai attorniato da 56 esperimenti , 
quattro de' quali aveano per iscopo il vedere se gli uten- 
sili stati a contatto coi bachi calcinati fossero contagiosi , 

(1) Molte osservazioni pubblichero in seguito anche suite sementi , che 
faranno conoscere i raetoili per ben custodirle , e quanto qneste influi» 
jcnno al buon esito tie' bachi. Intanto nel Raccoglitore num. XXXIII , 
P'?- hO > *' potrebbe leggere quanto iutorno a eio ho cominciato aJ 
asitrirc. 

nibl. iLal. T. XXII. .5 



66 5pr,RIENZE ED OSSERVAZIONI 

venti se il baco <nlciaat,o posto a contatto col sano foJse 
coiitagioso , uno se la malattia per se fosse conta}!;iosa , 
sei se le fianminte e fninigazioiii giovassero ad arrestare 
la maliittia , dicci per indagare la causa di essn , e c^uin- 
dici snl governo de' liachi in generale. 

Per ora non n'esporr6 die dieci, cioi? due per gli uten- 
sil!, tre pel contntto de' baclii calcinati coi sani, quattro 
pel rimeJio, e qnelio sulTindole per se stessa della lualaitia. 

lo non posso tacere che in qiieste prove si esigeva 
dal canto ir.io la piii ostinata perse veranza e il quasi 
totale al>handono d' ogiii altra occupazioiie per poterle 
condurre a buon fine. Ne posso oinaiettere che in si pe- 
nosa fatica mi confnrtarono le visite di inoiti possidenti 
miei aruici e benemeriti dell" agricoltura , non che di altre 
persone dottissiine, le quali si coinpiacquero di passar 
con me alcune ore ogni giorno esniniuando lo stnto delle 
sperienze. 

Trattandosi poi di sperimenti cosi dilicati , mi sembra 
Tiecessario che il lettore conosca come essi sieno stati in- 
sfituiti e rec,olati , poiche altrinifnti non potrel)be con 
sicurezza decidere se le conseguenze dedotte dai risultati 
sieno ben fondate. Ho quindi creduto bene di esporre 
preliminarniente le seguenti 

Disposirioni e metodo tenuto negli esperiinenti. 

La stanza consagrata alle sperienze e lunga iiietri 7,784, 
e laiga nietri 4,1 65 con molte aperture che ne facilitano 
la venlilazione. Al lato destro ho tenuto i depositi dei 
bnchi sani: al sinistro situai di niano in niano i baclii 
destinati alle sperienze. 

Al lato destro posi due graticci capaci a contenere 
eomodamente due partitelle di bachi , una della qualiia 
di quattro mute, che in segmto io chiamerb /?a;tjYa 71." i , 
e r altra di tre mute , che si dira fortita n.° a. 

Da queste due partite si sono toiti i bachi per faro 
gli esperimenti , ed i bachi residui hanno servito per gli 
opportuni confronti coi risultati degli esperimenti me- 
desimi. 

Ogui esperimento e stato diligentemente segnato con 
una lettera majuscola, che si tcnne eguale per tutti gli 
f sperimenti alio stesso scopo diretti, e che si uni ail altre 
Icttere minuscole per indicare i diversi esperimenti ana- 
ioj^Ui ad uii soggetto. 



StTLLA MAL\TTI\ DE B\CHI CCC. 67 

Uii gioraale, sempre scritto da me , coiiteneva le date 
degli esperiinenti e le osservazioni die aaJava di giorno 
in giorno facendo. 

Ho tenuto con somma cura divisi gli utensili d' ogni 
sperienza , ed ho usata persino la pratlca di lavarmi le 
mani ogni volta clia dalle operazioai sui bachi iafetti 
passava a quelle sui sani. 

Tosto die m' accorsi che il calclnetto serpeggiava in 
niolte delle cassettine degli espTiinenti , sui timore che 
U miasma potesse propagarsi per T aria della stanza (i), 
sebbene piuttosto grande e ventilata , trasportai gl' in- 
fetti in una stanza attigua , die chiamero d^ era iiinanzi 
lo stanzino lungo metri 3,867, largo metri 3,124. 

I bachi si sono fatti nascere in istanzette fuori di citta 
fornite di caminetto, e sbucciarono dalle uova a 30° circa 
del termometro di Reaumur. 

II 5 maggio nacquero i bachi della partita n." i , e il 
12 quelli della partita n." a. Nel giorno 8 si trasporta- 
rono in mia casa i primi , e nel i5 i secondi. 

Si noti in fine , che per tutto il corso degli esperi- 
menti non si e mai fatto faoco ne riella stanza , ne ncllo 
stanzino , e che il govern© de' bachi progredi regolar- 
mente ed uniformemente. 

Uteksili. 

Scoprire se gli utensili die sono stati a contatto con bachi 
morti e calcinati siano contas^iosi. 

Quesito I .* 
" Se gli utensili in cui vi furono nell' anno scorso 
de' bachi calcinati possono comunicare ai sani V iufe- 
zione. » 

Esperimento A. 
Maggio 8. Posi in una cassettina di carta ordinaria , 
in cui nell' anno scorso vi furono de' ba- 
chi calcinati, n." 147 bachi toiti dalla 
partita n.° i, e la coUocai nel lato si- 
nistro della stanza. 
— I 3. Compiroiio tutti la loro muta senza segno 
di malattia. 

(1) Questo dubbio era appog^iato all' cspiMimcnto primo eseguito 
nel 1819. 



63 SrERTENZE Et» OSSERVAZIONI 

Maggio 2i. Dal i3 al 21 non dieilero parimente al- 
cua segno di malattia. II 21 si cambia- 
rono , e si sono trovati nel letto lia- 
chi morti divenuti rossi .... n.* 10 
111 seguito questi bachi morti divennero 
duri, calcinati, ed assottigliati in modo, 
che uiiiti al letto difficilmente si saieb- 
bcro potuti trovare senza un' apposiia 
diligeiue ricerca (i). 

— aS. Dal 21 al 25 morirono calciiiati . . " li 

— a6. Si posero a doraiire e se ne trovarono 

calcinati » 6 

"— 28. Si camblarono , e si trovarono nel letto 

calcinati '/ i3 

— " Da questi bachi se ne levarono 3o per 

I' esperiinento C; il resio si pose ia 
una cassettina di carta sesii;nata essa 
pure A. La prima cassettina supposta 
infetta si adopero posci? per gli espe- 
riinenti De , Vf. 

— 3 1. Dal a 8 al 3i morirono calcinati . . » 18 
Giugno 4. Al i.° di giugoo si posero a dormire, ed 

al 4 erano tutti levati , e si trovarono 
calciaati » 1 2 



Calcinati prima d' andare al bosco n." 70 



1 3. Dal 4 al 12 nessuna novita. Ne' giorni 
i3 , 14 e 1 5 sono andati al bosco. 

26. Si sono levati dal bosco , e si sono tro- 
vati n.° 40 bozzoll , e nello scuoterli si 
riconobbe che ve ne potevano essere 
17 col baco vivo. Si verifico infatti es- 

servene di calcinati » li 

Dai 17 bozzoli sortirono 10 farfalle , e 
nezli altri si rinvennero crisalidi calci- 



nate 



Calcinati entro il bozzolo n.' 3o 



(I) II baco ridotto a tale piccolezz.i ilovreVib' essere la cansa per cui 
i eoloni , per qu.into possano essere diligenti, non si accorgono quaiadoi 
i bachi nslle loro prim* eu sono affetti dal calcinttta. 



SULLA. MALATTIA. De'bVCHI CCC. 69 

= Risultato. = 
Sachi posti nell' esperimento . . n." 147 
Tolti per r esperimento C. . . . " 3o 

Kestano 11.* 117 

Calcinat'i prima d' andare al bosco n.° 70 
Calciiiati entro il bozzolo . . . » 5o 
BozzoU clie diedero la farfalla . • » 10 
Smarriti >/ 7 

Sommano " 117 

Quesito 2." 
« Se una carta che conienne de' bachl di fresco cal- 
clnati , cioe in quest' anao , possa piii facilineate comu- 
nicare 1' infezione ai sani. » 

Esperimento Ac. 
Giugno 2. Posi 18 bachi della partita n."* 2 sanissimi entro 
la carta, configurata a foggia di una cassetti- 
na , che servi a conteuere de' bachi morti e 
calcinati in quest' anno , da poi:hi giorni 
statimi trasportati dalla Brianza dal pregia- 
tissiuio mio amico I'avvocato Domenico Bena 
amatore, quant' altri mai , delle cose agrarie. 

— II. Dal 4 all' II nulla di auovo. 

•— 12. Cominciarouo ad andare al bosco. 

— 1 3. Calcinati 11.° i 

— 14. al 16. Andarono tutti al bosco. 

— 26. Si trovarono bachi calcinati sal bosco. »» 4, 

Si staccarono quindi dal bosco i3 boz- 
zoli , che diedero tutti il baco , o la 
crisalide calcinata » 1 3 



Totale calcinati n.° 18 

= R'sultato. = 
Tutti I baclii dell' esperimento 6\ calcinarono. 

CONTATTO Dl' BACHI. 
Scoprire se i bachi calcinati conunichino ai sani una 
malattia generante morte e cnlcinazii'ne. 

Quesito 3." 
" Se i bachi morti e divenutl cn'cinati neU'anno scorso 
oossano comnnicare ai sani l' infezione. » 



^o srr.niENZE -rd ossEnvAzioNt 

r.fpprimcnto B. 
Maggio iS. Situai una cas>ettina cU carta nel lato si- 
nistro della stanza , e posi in pssi 3 
bacli) calciuati dt-ll'anno srorso , e i3o 
ba«;hi idltl tlalla partita n.' a. 
— . lo. Ferero la loro prima niuta regolare senza 
dare verun segno di malaitia. 

— 19. Si tolsero dalla cpsscttina u.° 3^ hacbi 

per resperimento Bg. 

— » Si sono canibiati , ed ai 23 sembravano 

abbattnti. 

— 34. Si trovarono morti rossi e calcinati n." 3 

— aS, Vanno a dorniire, i;ia poco ben disposti. 

— ' 26, Levano e continua lo stato di abbaiti- 

niento. 

— 27. Si cainbiarono e si trovarono nel letto 

morti rossi »» 20 

Dai residui se ne levarono 38 per respe- 
rimento D, e 40 si ritennero nella stessa 
cassettina di questo sperimento, die si 
porto nello stanzino degrinfetti, come 
pur si fece colla cassettina servita per 
r esperimento A. 

— 3 1. Dal a8 al 3i morti calcinati ..." 9 
Giugno I. Vanno a dormire, ma poco ben disposti. 

— 4. Si cambiarono, e si trovarono nel letto 

morti rossi e calcinati " la 

— 6. Dal 5 al 6 morti e calcinati ..." 3 

— I a. Dal 7 al 12 nessun male. Yanno al bosco. 

— 1 3, Morto calcinato " i 

— - 14. Tutti i bacbi residui sono al bosco. 

— a6. Trovati sul bosco bacbi calcinati , . " a 

Bozzoli trovati coi bacbi calcinati . " 7 
Bozzoli cbe sembravano contenere il baco 
"vivo n.* o. Questi in seguito diedero 3 
farfalle , e negli altri crisalidi calcinate " 5 

Totale calcinati n." 60 



SULLA 3.IALATTIA DE CACHI CCC. 7 3 

= Risultato. = 
Totalita de'bachi atloperati nell* espeiimento . . n.* i3o 
Levati per 1' esperimc-nto B^ . , n." 34 
per I' esperiinenio D . » 38 

Da sottrarsi n 6% 

Restano n." 6B 

Dei qiiali , calcinati ..... n." 60 

Farfalle >» 3 

Smarriti "5 

Sommano n.° 68 



Esperimento Bf 
di conferma all' esperimento S. 

ilaggio 27. Post in una cassettina di carta n." 5o bacht 
tolti dalla partita n." 2 che avevano fatta 
la seconds muta , ed ho loro uriiti 3 bachi 
calcinati che servirono per I' esperimento i?. 
Situai la cassettina nello stanzino. 

— a8. al i.° Giugno. Nulla di nuovo. Si dispongono 

a dormire. 
Ciugno a. Verso sera. Trovato raorto rosso e cal- 
cinate n.° 1 

— 3. Siraili >/ 3 

— 4, Si cambiarono. Trovati calcinati iiel letto » 16 
-— 6. al 8. Morirono e si calciaarono . , » S 
■ — 9. Coine sopra ....,....« 1* 

— 10. al 12. Nulla di nuovo. 

— i3. Morti e calcinati »» a 

— i3. al 17. I pochi residui alia strage andarono 

al bosco. 
— =• ?.<). Si raccolsero dal bosco bachi calcinati che 

avevano comiaciato il bozzolo . . »» 3 
Bozzoli coa eatro il baco calcinate . >/ 5 



Totale de' calcinati n.* 5o 



= Risultato. = 
Tutti i bachi deU'espeninento si eopo calcinati. 



7a SPEHTENZr TD OSSKRVAZIONl 

Quesito 4.* 
" Se 1 bachi calcinati di fresco, cioe di quest' anno ^ 
avessero m:iggiore o minor forza di quelli deiraiino scorso 
nel comanicare ai saai V infezione. » 

Esperimento Bh, 

Giugno 4. Ml procurai de' hachl calcinati in quest' anno 
dal Monte di Brianza , i quali erano gros- 
slssiiiii ; ma invece d'essere rossi e calcinati « 
come tutii i niiei, avevano sotto T etHore- 
scenza calcinacea un color gialio camozzino. 
Tre di questi furono da me posti in una 
CHSsettina di carta unitamente ^ (2 bachi 
della partita n. i. 
Riinarcai che poco dopo questa unione i bachi 
sani sembravano tnolto alibattuti. II giorno 
5 p«t6 avevano ripresa lena e vigore. 

— 5. al 9. Nulla di nuovo. 

— 10. Si e loro levato il letto, e sembravano vi- 

cini alia maturanza. 

— 12. Uoo trovossi morto, ingiallito e calcinato. 

— » Sette sono andati al bosco. 

— l3. Tanto i 7 bachi, i quali non focero che inco- 

minciare il bozzolo , quanto gli altri 4 che 
non andarono al bosco, si soao trovati mortif 
ingialliti e calcinati. 

= Rijultnto. = 
Tutti i bachi dell' esperimento si sono calcinati (i). 

I tanti sperimenti da me fatti per iscoprire se la ma- 
lattia del calcinetto fosse o non fosse contagiosa (a) , non 
mi poierooo dare altro risultato se non che il baco morto 

(l) Si e Tedulo che i bachi calcinati posti ne{;Ii altri miei sperimenti 
Cisendo rossi e calcinati, i bachi sani po'ti al loro contatto , dopo 
Diorre , divennero pur es$i ros?i prima di calciuarsi. Invece qui ^i & 
Toduto the i bachi pra%-enienti dalla Brianza essendo gialU e calciuati, 
i bachi sani posti al loro contatto, dopo morte , divennero ^alli, e 
j>oi fi calcinaroDO. Que<ita diffWrenza di risultato per ri^petto al colors 
mi persuade , rhe il baco calcinato non tolo e contagioso , tna comu- 
nica al sano V identica sua nialattia. 

(a) Vadi la nota i alU pag. Oa- 



STJLLA M-VLAtTIi De' BA.CHT eCC. ^3 

• calcinato comunica al sano uaa malattia die lo con- 
duce alia niorte ed alia calc'mazione. Era pero necessaiio 
di conoscere se la malattia, cagione di taata strage, fosse 
o noa fosse per se stessa contagiosa. • 

Per eseguire la sperienza diretta alio scoprimento di 
cio dovevasi preliminarmente conoscere quando il baco 
era afFetto da questa malattia. INIa pei* qmnte indagiiii 
io aliliia fatte non ho raai potuto scoprire alcua segno (i) 
nel baco prima che fosse colpito dalla morte , clie ia 
segnito Io calciaav.i. 

Mancando conseguentemente di un criterio dlretto per 
riconoscere questa alterazioae di salute , non mi restava 
altro che di ricorrere a'supposti, i quali potessero ia 
qualche modo portarmi alio scopo prefisso. 

Dopo moltissime meditazioni mi parve d'aver trovato 
il modo di conseguire I'intento , seguendo il metodo che 
espongo per l' instituzione dell' analogo esperimento C. 

Io jiensai di prendere un dato numero di batlii ne'quali 
Stati vi fossero gia de' calcinati , onde avere fondamento 
a ritenerli infetti , ed unir loro de'bachi sani j e cosi per 
assicurarmi se i prinii fossero affetti realmente dalla malat- 
tia , non dovca far altro che osservare se in segulto di 
qnesti bachi supposti infetti ne morivano e si calcinavaao. 
Nel caso di si, il supposto diventava certezza. 

Per distinguere poi se i colpiti dalla morte fossero 
de' supposti infetti, conveniva che e,li uni fc ssero d'una 
qunlita diversa dagli altri : m'avvisai percio di adoperare 
pei supposti infetti la qnnlita di quattro mute , e pci sani 
quella di tre mute ; giacche essendovi tra queste due 
qualita una differenza notabile di volume, era tolto ogni 
inganno sul determinare a quali di esse appartenessero 
i morti e calcinati. 



(l) Quello che ho verlato alciine ToUe nel baco prima che muoj.i e 
A calcini , e un abbaiiiniento nelle prime ore che si trova a C'ntatto 
col baco calcinato. In alcuni ho veduto poco prima dclla loro mone , 
che si ponevano bocconi nlcando il moso con forza ed in piii riprese 
-•opra la carta , e niandando dalla bocca delle gocci le di un licjuidu che 
Ja macchiava : quindi morire , divenir rossi e calcinar i. La niaj:i;i(»r 
parte poi ho osservato essere dopo morte coricati sopra on lao, flo-ci, 
poi duri , divenir ros^i e calcinarsi. Altri cadevano bocconi, dori , che 
Strabravano vivi , * dopo alcune ore diventavan rosii e si cnlciuavam,.' 



74 SPEBTENZE En OSSERVAZIONl 

E sicconie il precipno scopo di questo speriiiitiUo 
era ili conoscere se In sola inalaltia per se fosse conta- 
giosa , o piuttosto il l>aco niorto e calctnato , cosi hiso- 
gnava clie non avveiiisse nessun coiitatto di bachi cal- 
cinati con sani ^ perrio od io stesso o persona diligente 
da me delegata sor\ egliavauio giorno e notte 1' esperi- 
niento, onde togliere immediataniente dal contatto dei 
sani que' bachi die di niano in niaiio cadevano morti , 
prima che si calcinassero : il che venne eseguito coUa 
maggiore attenzione. 

Malattia. 

Scoprire se la malattia per se stessa sia contagiosa. 

Qwsito 5.° 
« Se per se stessa la malattia producente raorte e 
calcinazione sia o non sia contagiosa, h 

Esperimento C. 

Maggio 27. Posi in una cassetta di carta n.* 3o bachi 
di quattro mute supposti infetti, perche tolti 
dall' esperimento A, nel quale gia si erano 
veduti de' bachi morti e calcinati. A questi 
ho uniti 3o bachi sani tolti dalla partita 
n.° 2, ch' erano di tre mute, e situai la cas- 
settina nel lato sinistro della stanza. 

— 28. Dei supposti infetti morto rosso e calci- 

nato , , n.° i 

— 29. al 3 1. Simili » 3 

Giugno I. Vanno a dormire (Per mera combinazione 

quelli di quattro mute sono andati quasi 
contemporaneamente a fare la muta con 
quelli di tre mute). Si trovarono dei 
supposti infetti calcinati . ...» 2 

— a. Simili >/ a 

— 3. Simili » a 

— » Si trovo un terziruolo morto per non 

essersi potuto spogliare, non pero ne 
rosso , ne calcinate. 

— 4. Si cambiarono, 
-— 5. Nulla di nuovo. 



SULLA TVIALATTIA De'b\CHI CCC. 75 

Somma retro n.° lo 

Giwno 6. Calc'mati fie' supposll infetti ...."» 

7. al II. Nulla di nuovo. Si cambiaroiio. 

— II. al 16. Anclarono tutti gli altri al bosco. 
-.— a6. Si staccarono 1 bozzoli dal bosco , e si 
trovarono bozzoli della qualith infetta 
n.° 17, e della sana 11.° 28. Dai boz- 
zoli iiifetti sortirono i5 farfalle , calci- 
nati nel bozzolo >/ 2 

Totale calcinatl de' sapposti infetti n." 14 

= Risultato. = 

Qualita supposta infetta iJ-° '"^ 

Calcinati n.' 14 

Farfalle » \S 

Sniarriti >» i 

n.° 3o 

Qualita Sana n.' 3o 

Farfalle n." a8 

Morto infracidito » i 

Sniarrito >» 1 



3o 



RiMEDJ. 

Se le fumigazioni e le jlammate possano arrestare il con- 
tagio del calcinetto. 

Dopo aver veduto clie la cassettlna di carta, la quale 
servi per resperimento A, comunico ai bachi sani W cal- 
cinetto, r adoperai per progredire a qualche sperieiiza in- 
torno al da nie proposto vimedio delle fumigazioni e delle 
fiaminate. 

Quesito 6° 

II Se col mezzo delle sole fumigazioni di paglia accesa 
un utensiie itifetto possa essere liberaio dal miasma con- 
tagioso. » 

Presi la cassettina che servi per resperimento A, e 
i'nffuaucai con de' niaiiipoli di paglia, noa facendovi pero 



76 SPEBTFT>T7E ED OSSERVAZIONI 

eentire la fiamtna: qiiincli vi posi entro a." 20 baclil della 
partita n.' i, e la suuai ncl lato siaistro delta stanza. 

Un giorno dopo ho trasportaio questi bachi in uti" altra 
cassettina di carta non infetta, colla quale passai ad in- 
stituire il seguente 

Esprrimento Dp. 
Maggio 27. al 12 Giw^no Nulla di nuovo. 
Giugno 12. al 16. Audarono tutti al l>osco. 

— 27. Si levarono dal hosco n.* 20 bozzoli. 

c=. Rlsuhato. = 

Bachl adoperati nell' osperimento n.° 20 

F.iffalle otteiiute dai bozzoli . . n.° i3 
Bozzoli con bachi o cnsalidi calcinate » 7 



Totalt 



Quesito 7." 
<i Se col mezzo delle fuinigazioni e delle fiamtuate di 
paglia si possa togliere il miasma contagioso da un uten- 
sile infetto dalla malattia del calciuetto. » 

Esperimento Df. 

AfFumicai con della paglia accesa la cassettina che avea 
servito per 1' esperimento A e pel principio dell' esperi- 
mento De , e quindi la passai piu volte sopra la stessa 
fiaijima. CoUocai poscia entro di essa n." 24 bachi sani 
della qualita n.° i e la posi nel lato sinistro della stanza. 
Maggio 2 (). al 3i. Nulla di nuovo. 
Giugno I. al 3. Dornurono. 

— 4. Si cambiarono. Nulla di nuovo. 
• — 5. al 12. Nulla di nuovo. 

— 12. al 5. Al bosco. 

— 26. Si sono levati dal bosco n." aa bozzoli » dai 

quali si ebbero 22 farfalle. 

= Jiisultnto. =! 

Barhi adoperati neir esperimento n.* 24 

Farfalle n.° 22 

Sraarriti » 2. 

Totale n." 24 



SULLA MALiTTIA. DE B\CHI CCC. 77 

Finalmente a niaggiore coaferma di cjuesti due speri- 
menti posi il 26 uidggio una quaatita di baclii sniii ileila 
partita a." 2 in una casseliina di carta, unendovi uii 
buon uuniero di bachi calcinaii di tutte le eta e prove' 
nienze. Dopo set giorni si sviluppo iie" sani la malattia 
del calcinctto , avendovi trovati de' bachi niorti e calci- 
nati. Si coatarono allora i bachi resldui e si trovarono 
essere 840, Questi si divisero in due parti di 170 cia- 
scuna , e si posero entro due casseitine di carta ordinaria, 
I'una segnata Dg e 1' altra Bv. La pnnia si irasporto in 
una terza stanza , e la seconda si lascio ov' era, cioe 
nello stanzino. Con queste partite s' iustituirono le due 
seguenti sperienze. 

Quesito 8." 

II Se le fumigazloni e fiammate di paglia possouo ar- 
restare il contagio nei bachi infetti. » 
Esperimento Dg. 

Ai bachi di questo esperimento si fecero ogni glorno 
5 o 6 fiammate con fumo per mezzo della paglia accesa, 
che si passava e ripassava sopra i bachi. 
Giugno I. Trovati morti e calcinati ..... n.* a 

— I. al 4. Dormirono. Nulla di nuovo. 

— 4. Si cambiarono e si trovarono nel letto 

calcinati . . . >< 35 

— 9. Altri calcinati »* ao 

— 10. al i3. Si cambiarono , e si trovarono cal- 

cinati / 10 

— 14. al 18. Andarono al bosco, e si trovarono 

calcinati . . »/ 9 

Totale calcinati n." 76 

— a8. Si tolsero dal bosco i bozzoli , ch' erano 85, 

e che diedero tutti la farfalla. 

=: Risultato. == 

Bachi adoperatl nell' esperimento .... n.' 170 

Farfalle n." 85 

Calcinati "76 

Saiarriti » 9 

Totale n.° 170 



78 SPERIENZE ED OSSF.RVAZIONI 

Esperimento Bv. 

di confronto all' esperimento Dg. 
Maggio 26. Posd nella cassettiua Bv i 170 bachi divisi 

come di sopra si e detto , e lasciatili nello 

staiizino , iiou ho fatto loro ue fumijjazioni , 

ne fiaramate. 
Giugno I. Trovati morti e calcinati .... n.° 4 

— 1. al 4. Fcceio la loro muta , si camliia- 

rono, e se nc trovaiono di calciaati >i 38 

— • 4. al 8. Morti e calcinati » 19 

— 8. ai 10. Simili »» 24 

— - 10, al 12. Siinili >» 18 

— 12. Morti e infraciditi . . . n." 2 

= " ]\Iorti e calcinati " 6 

— 1 3. Simili »» 1 1 

— i3. al 17. Andarono al bosco. 

— » Calcinati »/ 9 

Morti e infraciditi prima di 
audare al bosco ... » 6 



Totale infiacidlti n." 8 



Totale calcinati n.° 129 



— * 3o. Si levarono dal bosco n." 2$ boTzoll , ed un 
solo di essi diede la farfalla. Gli altri coa- 
tenevano il baco o la crisalide calcinata. 
= Risultato. =z 
Bachi impiegati nell' esperimento .... n.° 170 
Calcinati prima di andare al bosco n.° 129 

Calcinati ne' bozzoli >» 24 

Bi'zzolo che diede la farfalla , . » 1 

Morti e infraciditi » 8 

Smarriti » 8 



Totale n." 170 



DEPOSITI 

Partite n.° i. e n." 2. 
In tutto il corso del governo di questi bachi non si 
e veduto in essi alcun baco caiciaato. Hanno fatto le loro 
mute regolarmente seuza dar segno di avere rainimamente 



SniX.V MALATTI.V DE BACHI CCC. 79 

sofFerto , sehbene sieno stati trattat'i senza ajuto del calor 
del fuoco, la cui mancanza altro non produsse die ua 
ritardo d' alcani giorni al lermine delle loro eta. Questi 
bachi sono aadati tutil al bosco , traaoe 6 della partita 
n." I , e 9 della partita n." a die sono inorti e infraci- 
diti. Dal bosco della partita n.° i si raccolsero bozzoli 807 , 
e 280 da quelio della partita n.° 2, piii 7 delle cosi 
dette scliizzette. Da questi 687 bozzoli sortirono 679 far- 
falle, e negli altri 8 si trovarono i bachi infraclditi. 

Riassupto de' risultati dai sopra descritti esperimenti^ 

Utensili. 

Quesito 1.° Esperimento A. 

Da 117 bachi sani tenuti ed allevaii in una cassettina 
di carta , ch'' era stata a contatto con dei bachi 
calcinati nello scorso anno, si ebbero calcinati a." 100 

Quesito a." Esperimento Ac. 

Da 18 Ijachl sani posti in una cassettina di carta, 
che contenne per inezza giornata de' bachi cal- 
cinati di fresco, cioe iu quest' anno , si ebbero 
calcinati »/ 18 

Contatto de' bachi calcinati coi sani. 
Quesito 3.° Esperimento B. 
Da 68 bachi sani allevati a contatto con 3 bachi 

calcinati nell' anno scorso si ebbero calcinati. » 60 

Esperimento Bf. 

Da 5o bachi sani allevati come sopra si ebbero cal- 
cinati n So 

Quesito 4.° Esperimento Bh. 

Da 12 bachi sani allevati a contatto con 3 bachi 
calcinati di fresco , cioe in quest' anno , si eblsero 
calcinati >; 12 

Bachi infetti a contatto coi sani. 
Quesito 5." Esperimento C. 
Da 3o bachi infetti posti a contatto con bnchi sani 

si otteniiero caUiuati . . '> 1^ 



8o USPERIENZK ED OSSERVAZIONI 

Da 3o bnchi saiii posti a contatto coi suiidetti ba- 
chi int'etti noa si ei)be alcua calcinato. 

FUMIGAZIOSM DI PAGLIA PER GLI OTENSILI. 
Qucsito 6.° Espcrinunto De. 
Da ao bachi saiii posti in una cassettina infetta af- 

fuiiiicata si ebbeio calcinati " 7 

FaMlGAZIONI E riAMMATE PER GLI UTENSILI. 
Quesito 7.° Esperiniento Df, 
Da 2,4 liacbi saiii posti in uaa cassettina infetta 
dopo essere stata affmnicata e passata per le fiain- 
nie di paglia noa si ebbe alcuii calcinato. 

FUMIGAZIONI E FIAMMATE PEI BACHI INFETTI. 
Quesito 8.° Esperiniento Dg. 
Da 170 bacbi infetti sottoposti all' azione del funio 

e delle fiammate si ebbero calcinati . ..." 76 

Esperiniento Bv. 
Da 170 bacbi infetti lasciati senza fumigazioni e 

liauiinate si ebbero calcinati ...... v i53 

Depositi. 

Partite n." i e n." 7.. 
In questi depositi per tutto il corso del loro governo 
non si e veduto alcun baco calcinato, e gli avanzi die- 
dero i loro bozzoli , e questi le loro farfalle. 

= Condusioni. = 

U T E N S I L I, 

DagU utensili cbe sono stati a contatto coi bachi cal- 
cinati si puo dire esser certo : 
I.* Che i 1 65 bachi adoperati per gli esperimenti ^ , -4c 

erano sani prima che fussero posti nelle cassette , 

perche tolti dai due depositi n.° i e n.' 2. 
a." Che le cassette nelle quali si sono fatti detti speri- 

menti furono a contatto con de' bachi calcinati. 
3.* Clic di 1 35 bachi riniasti nelle cassette A^ Ac se 

n' ebbero di calcinati )i8 

4.° Che ne' depositi non vi fu in tutto il corso del loro 

goveruo alcUii baco calcinato. 



SULLA MALATTIA ©e' EACBI CCC. 8i 

5." Che i hachi degU esperimenti e dei depositi sono 

stati trattati uiiiformemente. 
6." Che infine 1' unica circostanza ch' ebbero gU uni e 
non gU altri e stata che gli utensili degli esperi- 
menti furono a contatto con de' bachi calcinati , 
laddove quelli dei depositi noa lo furono. 
Cio essendo , i bachi calcinati posti a contatto delle 
cassettine prima degli esperimenti debbono essere stati 
la sola cagione per cui i bachi sani siano niorti e cal- 
cinati. 

Donde per necessaria conseguenza discende che le 
cassettine adoperate per gli esperimenti yl, Ac abbiano 
contratto dal contatto de' bachi calcinati ua miasma con- 
tagioso , per cui i bachi sani posti in esse abbiano essi 
pure contratto da queste una inalattia che ha cagioaato 
la loro niorte e calcinazione. 

Bachi calcinati. 

Dal bachi sani posti a contatto di bachi calcinati si 
pub dire esser certo : 
I." Che i i3o bachi adoperati per gli esperimenti B, 

Bf, Bh erano sani prima che fossero posti a contatto 

col calcinati, perche tolti dai depositi n.' i e a. 
a." Che 1 suddetti i3o bachi sani sono stati a contatto 

con de' bachi calcinati. 
3." Che de' suddetti i3o bachi ne morirono e si calci- 

narono las 

4.* Che ne' depositi in tutto il corso del governo di 

que' bachi non vi fu un solo baco calcinato. 
S.° Che i bachi degli esperimenti e dei depositi sono 

stati trattati uniformemente in tuite le loro eta. 
6.' Che infine 1' unica circostanza ch' ebbero gli uni e 

non gli altri e stata , che a' bachi degli esperimenti 

si uiiirono de' calcinati , e non se ne unirono a 

quelli dei depositi. 
Cio essendo, i bachi calcinati posti a contatto coi sani 
debbono essere stati la causa per cui questl morissero 
€ si calcinassero. 

Ne viene quindi come necessaria conseguenza che 1 

bachi sani posti a contatto col calcinati contraggono da 

questi una malattia che 11 conduce alia morte ed alia 

calcinazione, e percio che il baco calcinato e contagiosa 

Blbl. Ital. T. JvXir. 6 



8a SPERIENZE ED OSSERVAZIOIfl 

Malattia. 

Dai bachi infettl posti a contatto con bachi sani si puo 
dire esser certo : 
I.* Che i 3o bachi tolti dalP esperimento A, e adoperaii 

neU'esperimeiito C erano infetti prima d'esser posti 

in questo sperimento. 
a." Che i 3o bachi posti a contatto con questi infetti 

eraao sani, perche tolti dal deposito n." a. 
3.* Che dopo il contatto degl' infetti coi sani morlrono 

daila partita degPinfetti, e se ne calcinarono. 14 
4,' Che da' 3o bachi sani posci a contatto cogP infetti 

non si el^be alcua baco calcinato. 
Da questo sperimento si potrebbe rigorosamente con- 
chiudere che la ui.ilattia comlucente i bachi alia inorte 
ed alia calcinnzione non sia per se st^ssa contagiosa : ma 
sicconie per decidere francametite se una malattia sia o 
non sia contagiosa occorrono reiterati sperlmenti e risul- 
tati conformi, e nello scorso anno io non ho potuto in- 
stituirne che un solo, cosi per ora mi limitero ad as- 
serire = essere probabilissimo che la malattia conducente 
i bachi alia morte ed alia calcinazione non sia per se 
stessa contagiosa =. 

RiMEDJ. 

Dalle fumigazioni sole fatte agli utensili infetti si puo 
dire esser certo: 
1* Che la cassettina di carta servita per Tesperimento D 

era infetta, perche avea servito gia per I'esperi- 

mento A. 
a.* Che i 20 bachi posti in questo sperimento erano sani, 

perche tolti dai depositi. 
3." Che di questi ao bachi morirono c si calcinarono . j 
4.° Che questa cassettina e stata solo afFumicata. 

Ne procede di necessaria conseguenza che le fumiga- 
zioni di paglia non hauno forza bastevole da poter di- 
struggere il miasma contagioso negli uteusili. 

Dalle fumigazioni e fiammate di paglia agli utensili 
infetti si puo dire esser certo : 
I.* Che la cassettina servita per gli esperimenti A e De 

era infetta prima che coa essa 6^ instituisse Tcspe- 

vimento Df. 



SUt.LV M\.L.VTTIA. De' BA.CHI eCC. 83 

a.* Che questa cassettina e stata affucnicata e passnta piu 
volte sopra la fiamma di paglia iunaazi di porvi 
i bachi dell* esperimento Df. 

3.* Che i 24 bachi posti ia essa eraiio sani, perche tolti 
dai deposit!. 

4.° Clie nessuno di questi bachi si e calciQato. 

Se ae inferisce di aecessaria consegueuza che le fu- 

mignzioni unite alle fiaminate hanao distrutto il miasma 

coiuagioso da cui era iafetia questa cassettiaa. 

Dalle fiammate e fumigazioni ai bachi infetti si pub 
dire esser certo : 

I." Che i 340 bachi adoperati negU esperimenti Dg e Bv 

erano infetti , perche di questi ne sono raorti , e 

se ne sono calcinati molti prima e dopo 1' isti- 

tuzione dei due sperlmenti, 

3.* Che dei suddetti bachi si sono fatte due parti di 170 

ciascuna segnate Dg e Bv. 
3." Che la porzione Bv non e stata soggetta ne alle fu- 
migazioni , ne alle fiammate. 
4.° Che alia porzione Dg si fecero delle fumigazioni e 

delle fiammate di paglia. 
5.* Che dai 170 bachi Bv si ebbero calcinati . . i55 
C." Che dai 170 bachi Dg si ebbero calcinati . . 76 
Donde si deve conchiulere che nella partita? cui si e ap- 
plicato il rimedio, se ne calcino la meta meno che neU'al- 
tra i e ne viene quindi di necessaria consegueuza clie le 
fumigazioni e le fiammate di paglia abbiano per lo meno 
impedito il progresso del contagio. 

= Riassumendo. = 
Si potra fioalmente a tutta ragione conchludere: 
I.* Che gli utensili stati a contatto coi bachi 'calcinati 

sono contagiosi. 
2.° Che il baco morto e calcinato e contagioso. 
3.* Che la malattia per cui muore il baco e si calcina 
e probabilissimo che non sia perse stessa contagiosa. 
4.* Che le sole fumigazioni di paglia non bastano a di- 
struggere 11 miasma contagioso dagli utensili infetti. 
5.° Che affumicando e passsndo ripotutamente soj'ra la 
fiamma gli utensili infetti si distrugge il miasma 
contagioso. 
6,* Che le fumigazioni e le finmmate di paglia arrestano 
ne' baclii il progresso della contagione. 



84 



Commentarlo sul morbo petecchlale delV anno 1 8 1 7 , 
con alciuii cennl sui contagi in genere ^ e sopra il 
principio di vita , del D. G. Palloni , cavaliere 
dclV or dine del Mcrito sotto il titolo di S. Giu- 
seppe^ deir ordine R. delle Due Sicilie ; professore 
onorario delV I. R. Universitd di Pirn , ecc. — 
Livorno ^ 1819, stamperia Giorgi, in 8.° di p. 461 
( V. di questa Biblioteca il vol, 20, pag. 229^. 



PARTE SECONDA. 



c 



<APlTOLO I." Cura diretta della petecchia e di altri con- 
tagi : e consider azioni sulV ossigeno come eleinento della vi~ 
talita. — Diparteado il nostro autore dalla supposizione 
che 1' ossigeno sia il vero distruttore dei contagi , dopo 
di avere egli stabilito il metodo di cura indiretta del 
morbo petecchiale , tento di domare la stessa malattia 
direttameute , cercando cioe di scemare e distruggere la 
sua causa efFettrice niateriale. A questo fine espose al- 
cuni aimnalati di petecchia alia maggior possibile azioae 
dell' ossigeno si esternamente che internamente applica- 
to ; e per cio non contento di un'ai'ia puia e rinnovata, 
e deir uso sovente ripetuto dei suffumigi acidi, sottopose 
i detti ammalati all' uso esterno ed interno di siistanze 
ricche di detto elemento. Ottanta individui di diverse eta 
furono in varie epoche assoggettati alia delta cura. la 
tutti il rtiorbo petecchiale era ben caratterizzato con i 
sintomi che lo precedono e che V accompagnano ; e ve- 
nivano da abitazioni ove la malattia erasi sviluppata e 
manifestata in diversi individui. Nella maggior parte il 
male aveva gia fatto passaggio al secondo stadio, e I'e- 
santema petecchiale ricopriva la superficie del corpo ; 
cosi che la malattia fu generalmente attaccata dal terzo 
al settimo giorno , a riscrva di pochi che furono curati 
nell' ixltimo piu grave e pericoloso periodo del male. La 
cura fu eseguita in alcuni con la bevanda nitrica, o con 
acido muriatico iperossigenato ( c/oro ) , e con frizioni 
alio braccia ed alle gambc di pomata ossigenata di Alyon: 



COMMENTAP.IO SUL MOI?BO CCC. 85 

Nella maggior parte con detta bevanda, e con le frlzloni 
di unguento mercuriale della meta fatte con due dramme 
di questo due volte il giorno^ egualmente alle braccia e 
alle gambe. In altrl con 1' uao interne del calomelano 
dato epicraticamente fino alia dose di un denaro per 
giorno. A sei di detti malati piu fortemente attaccati 
fa amministrato il muriate di mercurio sopraossigenato a 
dosi refratte , da mezzo grano fino a due per giorno , en- 
tro ad una mucilagine di gomma arabica. Iiitanto si pra- 
ticava nelie camere e nelle corsie dello spedale la pid 
libera ventilazione , e vi si eseguivano piu volte il giorno 
i suffumigi di gas muriatico ossigenato col metodo di Gui- 
ton Morveau. In alcuni poclii infermi furono applicate le 
sanguisuglie onde prevenire i danni di un soverchio ir- 
ritamento del cerebro ; in altri pocbissimi si fece uso 
deir emetico e di qualcbe lassativo per togliere 1' iroba- 
razzo dello stomaco e degl' intestini. Eccettuato un solo 
che era gia luolto avanzato nella malattia , e cbe dal 
niomento della invasione era rimasto oppresso dal con- 
tagio , tutti gU altri guarirono perfettamente. Dopo il 
eecondo giorno di tal cura tutti i sintomi della malattia 
cominciavano a niostrarsi piu miti : si amraansiva la feb- 
bre ; diminuiva il tnmulto e Tirritazione generate, ed il 
malato mostravasi piu tranquillo e piu sereno ; T esan- 
tema petecchiale incominciava a scolorarsi e deprimersi , 
e quindi in pochi giorni spariva; quasi mai accadeva il 
passaggio all' ultimo stadio nervoso •, i sintomi gastrici si 
dileguavano e diveniva netta e rosseggiante la lingua 
senza straordinarie evacuazioni di ventre ; la convale- 
scenza si decideva verso il duodecimo giorno della ma- 
lattia; e 1' equilibrio delle funzioni e della salute ritor- 
nava gradatamente senza una crise raanlfesta. La cura 
mercuriale si continuava soltanto fiiiche vedevansi dile- 
guare le maccbie peteccbiali. Essa fa da tutti ficilmente 
tollerata ; e quantunque ia alcuni promovesse la saliva- 
zione, non reco disnppunto o variazione di effetto^ e non 
lascio dietro di se alcua vestigio di male. Tra la pomata 
ossigenata di Alyon, l' unguento mercuriale, il calome- 
lano ed il mnriato di mercurio sopraossigenato , quest' ul- 
timo diniostro sempre una mag'^iore efficacia e pron- 
tezza di effetto ; e nell' uso interno dell' acido mitriatico 
iperossigenato ( cloro ) e del nitrico ^ il prime merito la 
preferenza suU' altro. 



86 COJVtWENTARIO SUL MOREO 

Da qnesti liimlaosi fatti 1' autorc trae cli conseguenza, 
1." che I'ossigcno attaccanJo direttamente e chimicamcnte 
11 contagio, ne sospende e poi ne distrugge gli efTetti 
tnorbosii 2,° die per questo mezzo vengono interrotti 
ed abbreviati i soliti periodi ed il coiso della malattia ; 
3.° che dileguandosi i siiitomi gastrici senza inanifeste 
evacuazioni , e noa facendosi il passaggio ai sintonii ner- 
vosl , o alia flogosi di altri visceri , lesta diniostrato che 
le alterazioni dei detti organ! non possono considerarsi 
come causa o complicanze della malattia , ma Jjeiisi come 
efFetti di una semplice irradiazione morbosa , o di esteii- 
sione di azioue del contagio peteccliiale ; 4.° che anche 
qviando non si volesse convenire suUa spiegazione del 
salntare effetto nella petecchia dei nominati rimedj^ sara 
sempre vero il fatto di sopra riportato , e meritevole 
deir attenzione dei niedici osservatori ,- 5." che le men- 
zionate sperienze danno a credere con fondamento , che 
i detti rimedj applicati nei primi istanti in cui il conta- 
gio manifesta la sua presenza, siano caj)aci di prevenir- 
ne e troncarne gli efFetti nel suo nascere ; che trattan- 
dosi di contagi gravissiml ^ come la febbre gialla e la 
peste, e da preferirsi ad ogni altro riniedio diretto il 
muriato sopraossigenato di mercnrio , almeuo in principio, 
passando in segnito alle frizioni mercurlali , finche non 
siavi la sicurezza di aver vinto interamente il contagio. 
Gli effetti simili ottenuti dall' autore, tanto cogli acidi 
minerali , come cogli ossidi di mercurio lo indncono a 
stabilire , che il principio attivo di questi rimedj consi- 
ste unicamente nell' ossigeno , che essi cedono alia mac- 
china animale. Che se i preparati mercuriali hanno una 
maggiore efficacia , cio dipende dalla facilita con cui si 
decompongono dagli umori e dalla fibra del corpo uma- 
no i oltre che il mercurio e un veicolo deH'ossigeno piu 
pronto, pill penetrante , e piu fatto per portarlo nel 
tempo stesso a molti pnnti degF interni slstemi , nel tor- 
rente della circolazione sangnigna ed alia cute. 

L' autore si e assicnrato con moltiplici sperimentl, che 
non solo il contagio petecchiale , ma quello ancora della 
felibre gialla, del vajuolo , del vaccino, della sifilide , e 
fin r idrofobico perdono la loro specifica qnalita ed ogni 
attivita malefica esponendoli semplicemente ( fuori del 
corpo ) air azione dell' ossigeno. Per lo stesso principio 
r atmosfeia non e conduttrice del contagi, ed anzi e atta 



PETECCHIALE DELL* ANNO 1817. 87 

a tlislnfettarne i covpi. Qui V autore rlporta molt'i inte- 
ressanti fattl , clie diniostraiio all' evidenza T affinita del 
soIiHo vivo e degli umoii animali mucosi ed albuminosi 
per r ossigono. E quanto ai contagi egli suppoae che 
avendo essi per base o per veicolo un tenulssimo rnuco 
aiaimale , la loro aflinita coU' ossigeno, e il di lui assor- 
blmento dall" aria atmosferica , e dalle sustanze che ne 
conteugono , siaao della stessa natura e coaseguenza. Egli 
provo ad esporre T umore varioloso , il pestilenziale , il 
vaccino , il slfilitico, il gonorroico , I' idrofobico , rinchiusi 
in tulii di vetro , quali all' aria atmosferica, quali al gas 
ossigeno puro , od al gas acido muriatico sopraosslgenato, 
e ill tutti i casi disirusse 1' azione venefica di questi con- 
tagi , con questa difterenza che quelli sottoposti alia sem- 
plice aria atmosferica abbisognarono di un tempo piu lungo 
per essere alterati , mentre un giorno solo di permanenza 
dentro al puro gas ossigeno od al gas acido muriatico 
ossigenato era sufficiente ad estinguerne interamente la 
forza contagiosa. Per riuscire prontamente in questa prova 
egli trovo necessario di agitare di tempo in tempo i tubi 
onde rendere piu facile 1' unione dell' ossigeno coi detti 
umori. Lo stesso risultato ottenne mescolando quelle ma- 
terie couiagiose con I'acqua ossigenata a saturita , giusta 
il metodo di M. Thenard. In questi sperimenti trovo sem- 
pre consumata una certa quantita delF ossigeno dell' aria 
atmosferica, o di quello degli altri due gas. Inseri una 
porzione , conservata intatta , della saliva idrofobica ia 
alcuni cani , ed una porzione della medesima, prima espo-- 
sta air ossidazione , instilio in altri cani, e n' ebbe per 
risulato, che i primi perirono in breve idrefobi , ed i 
secondi in vece non ne sofTrirono verun danno. Quindi 
egli stabilisce che le regole sauitarie dirette a preservare 
i sani , a disinfettare le sustanze ed i luoghi contagiati , 
debbono avere per mira principale di ossigenare per mezzo, 
degli acidi che contengono di quel principio in copia e 
facllmente separabilc dalla loro base. 

Non meno che nel morbo petecchiale 11 nostro autore 
ha ottenuto gr."indi vantaggi colla cura ossigenante nelle 
feliliri adinatniche, per le qnali ha prescritto le immersioni 
dei malati in un liagno tiepido di acqua comune mista 
nil' acido clorico. E opinione dell' autore che il bagno di 
acqua semplice agisca pure come ossigenante cedeudo alia 
fibra una porzione del suo ossigeno : lo stesso egli pensa 



88 COMMENTARIO SVh MORBO' 

che accada dell' acqua die pieiuliamo in lievaiula, sicclib 
a questo , piii clie ad altro effetto si deljl>aiio attrihuiro 
i vantaggi che recano al corpo le purissime acque delle 
piu chiare e fresche fonti. Coi smldetti bagni vinse in 
breve tempo la rogiia e le piii ostinate impetiginii ot- 
tenne prodigiosi efl'etti nello scorl)Uto di mare e nella 
lue venerea , contro la quale , allorche sia gravissima e 
minacci direttamente la vita , trovo preferibile fra tutti i 
rimedj il innriato sopraossigenato di mercurio. Domo la 
febbre gialla in moltissimi iiidividui , e ne distrusse i 
germi col metodo medesinio che ultiinamente adopero nel 
tifo ; uiitigo e euro il vajuolo araho , arresto i progressl 
ed estinse afFatto 1' azione del contagio Aaccino coll' un- 
guento inercuriale egualmente die colla semplice pomata 
dj A'yon , il che prova che nell'ossigeno e noii nel mer- 
curio consiste la potenza di questi rimedj. lu conferma 
di queste sperienze ed osservazioni , molte ne riporta 
I'autore di altri illustri pratici , die rendono sempre piii 
manifesta 1' azione cliimica che egli attribuisce all' ossi- 
geno , di alterare e dlstruggere tutti i contagi. E parti- 
Colarmente riinarchevole 1' osservazione del dottor Brath- 
Waite del Collegio R. chirurgico di Londra , il quale ha 
trovato che 1' uso interno dell' acido muriatico iperossi- 
genato ( cloro ) nella scarlattina e per essa uno specifico, 
qual e il meicurio per la sifilide, e la china per le feb- 
bri intermittenti. 

Capitolo a.° Considerazioni sopra V ossigeno came ele- 
mento de.lla vitalita. — Riconosciuta la facolta dell' ossi- 
geno di estinguere i miasmi contagiosi, contemplata la 
grande influenza che questo elemento esercita nella eco- 
nomia della natura , massime per la combustione dei cor- 
pi , e per la respirazione degli animali , il nostro autore 
e indotto a fore un'ardita conghlettura , pensando che glk 
esseri composti di parti similari ed organizzati in maniera 
die , oltre d' avere le forze fisiclie proprie di tutta la 
materia bruta , sono resi atti ad eseguire quelle partico- 
lari aftinita e movimenti die si distinguono col iiome di 
forze vitali; che questi esseri, cioe gli animali ed i ve- 
getabili , mediante T unione e I' aggregazione dell'ossige- 
no alle molecole organiche delle quali sono composti , 
siano resi capaci , dietro 1' azione dei necessai-j stimoli , 
di ridurre ad atto 1' esercizio di queste affimta; nelle 
quali consiste la vita. EgU imniagina die 1' ossigeno , uoa 



PET»iCCIIIALE dell' ANNO 1817. 89 

rottie prlncipio costltuente , ma come ua' atmosfer^ vlta-- 
le , che con affinita cU aggregazioiie si unisce e civcoiida 
le fibre tutte e ciascuna delle particelle organiche , le 
(juali per cio si debbono riguardare come la base o prin- 
cipio gravitaiite ed inerte , che per 1' aggiuata di detto 
elemento acquistano una data polaritk e 1' attitiidine ai 
raoviuienti della vita ; come , per una lontana similitudi- 
ile , acquistano una certa polarita e mobilita le particelle 
liliere del ferro imbevute del fluido magnetico^ o come il 
flnido elettrico difFondendosi ed attaccandosi ai varj corpi, 
secoado la respettiva loro capacita per esso, li rende atti 
ad esercitare una forza di attrazione e di repulsione fra> 
loro , e li dispone per cio a del moti spontanei di cui 
non sarebbtro capaci senza di quello. £ questo elemento 
( r ossigeno ) che rende irritabili i muscoli , sensibill i 
nervi, e contrattili tutte le- fibre organiche ^ e costituisce 
r eccitabilita generate , che per 1' azione degli stimoli e 
con I' esercizio della vita contlnuamente si consuma , e 
di continuo si riproduce, rou una degradazione pero pro- 
porzionata all' indurimento della fibra nel progresso del- 
r eta. Tutti i punti della fibra muscolare , nervea , cel- 
lulare , separano , unitamente alle molecole organiche , 
questo etereo elemento dal sangue che vi portano le ar- 
terie. La dtversa struttura elementare delle fibre organi- 
che componenti i uiuscoli ed i nervi > e la diversa pola- 
rita e posizione delle loro molecole che in conseguenza 
di quella esse devono prendere nel momento della loro 
azione sotto I'influsso dello stesso principio di vita, essere 
possono la causa degli efFetti diversi che ne resultano , 
vale a dire della contrattilita nei muscoli, della sensazione 
nei nervi : efFetti che durante la vita sono fra loro inti- 
mamente connessi, ed anzi 1' uno e un eccitante dell' altro» 
sebbene esistere possano separatamente. Per dimostrare 
che r ossigeno non e tanto uno stimolo , quanto un ele- 
mento di eccitabilita per la fibra organica , T autore as- 
soggetio air azione del galvanismo alcune ranocchie fino 
al punto in cui non sentivano piu lo stimolo elettrico ; 
poi bagno i loro nervi ed i muscoli con acqua ossigenata 
o con acqua ed acido nitrico , o muriatico , e vide che 
r ossigeno non eccitava in esse alcuna contrazione , bensi 
le commovea vivamente la rinnovata corrente elettrica, 
che ia tal caso operava come stiiuolo sulle fibre a cui si 



()0 COMMENTA.UIO SDL MORBO 

fera ridonato il principio clie le rende capaci della rea- 
zioae vitnle. 

Noil solamente ai solidi , ma ancora al fliiidi animali 
1' autore attriljuisce il principio e P atto della vitalith. 
L'ossigeno, egU dice, da al sangue circolante quella vi- 
talita , per cui se si stravasi per ferite o si arresti per 
locali infiaminazioni , la sua filiriaa si conforma in nieiii- 
brane quasi organizzate , ed i suoi grumi in irradiazioni 
vascolari , come osservo I' Hunter. Per cio il sangue di 
un uomo giovane e robusto forma un coagulo denso f. 
florido con poca sierosita , e quello di persona gracile ed 
estenuata appare debole , nerastro , sciolto , sieroso. la- 
torno al sangue umano T autore ha fatto alcune sperienze 
molto intercssanti , dalle quali risulta clie questo fluido 
tolto da persone inferme di malattie infiammatorie , men- 
tre per se stesso coagulandosi formava una grossa e dura 
cotenna con iscarsa sierosita , ed era rosseggiante e re- 
sistente al taglio , il sangue medesiino ( ricevuto e com- 
partito in eguali porzioni ia vasi distinti ) , mescolato 
qua ndo ad una certa quantita di acido prussico , quando 
alPacqua coobata di lauro ceraso , o alia tintura acquosa 
ben saturata di digitale , o alia tintura acquosa saturata 
di gomma gotta, o alia decozione saturata di noce vomica, 
dava un coagulo debole , in parte disciolto , atro, senza 
cotenna, od appena con un velo di linfa gelatinosa, noa 
resistente al taglio, e facilissimo a stempei'arsi. Per lo con- 
trario il sangue naturale tolto dal malati di semplice sinoca, 
clie non aveva cotenna , che era rosso-scuro ed abbondante 
di siero, mescolato ora con una data quantita di muriato 
di potassa sopraosslgenato, ora coll' acido muriatico iperos- 
sigenato, o coll" acido nitrico , o conl'acqua pura impre- 
gnata di ossigeno, questo sangue formava un denso coa- 
gulo, rossoflorido con grossa cotenna alia superficie, o 
senza cotenna, ma pur sempre duro e resistente rd taglio. 
Queste prove dinotano che i cosi detti coiitrostimolanti di- 
minuiscono la crasi e la coagulabiiita del sangue , e cio 
probabilmente fanno spogliandolo dell' elemento vitale , 
l'ossigeno, appunto perche le sustanze ricclie di questo 
principio producono un efFetto contrario. II noc-tro autore e 
pare d' opinione ctie i controstimolanti esposti per qual- 
che rempo all' influenza dell* ossigeno possano perdere 
3a loro naturale efficacia , e venire decomposti nei loro 
eleraenti alia maniera della materia contagiosa. Spingendo 



PETECCHIVLE dell' ANNO 1817. 9 1 

plu oltre la sua conghiettura snlla facolta vitallzzante 
deir ossigeiio ( che percio vorrebbe distinguere col nome 
di zoogeno ), s' immagina chn neiratto della fecondazione 
degli niiimali introducansi neU' uovo col seme mascliile 
delle molecole organiche in sommo grade volatilizzate da 
questo mirabile eleuiento , che forma la prima particella 
di saiigue che vi si osserva , e che da al cuore T attitu- 
dinc ai primi movimenti. Lo stesso printipio sveglia , e 
moltiplicandosi mantieae la vita vegetativa. La difl'ereiiza 
che passa tra la vita degli animali e quella dei vege- 
tabili , non che tra classi , ordini , generi e specie d' ani- 
mali e di piante , dipende dalla varia natura e dal grado 
diverse di perfezione degli organi onde sono composti i 
corpi raedesimi, per cui sono snscettivi quali di una sola, 
qnali di raolte funzioni insieme ; ma in tutti i casi il 
principio materiale vivificante e il medesimo, ciofe T 09- 
sigeno, che per altro , nell' uomo specialmente , non va 
confuso collo splrito immortale , e di cui qui non s"" in- 
tend e di ragionare. 

Capitolo 3.° Applicazione degli esposti principj alia dot- 
trina deW eecitabilita. — Ammesso che V ossigeno sia il 
principio vivificante, la vitalita od eecitabilita, diventa 
un quid positive che si consuma , si riproduce , che cre- 
sce, diminuisce e si estingue. Nella mediocrita sta la 
salute i negli eccessi la malattiaj negli estrenii la morte. 
Gli stimoli natural! e artificiali consumano questo ele- 
inento della eecitabilita con I'esercizio della vita , come 
sotto i ripetuti movimenti di attrazione e di repulsione 
fra' corpi vedesi consumare , disperdere e passar forse a 
nuove combinazioni il fluido elettrico e galvanico che li 
moveva. La respirazione , alcuni alimenti e bevande , e 
I'azione del sistema dermoide suiraria che gli sta a con- 
tatto rendono continuamente alia fibra 1' eteveo vital© 
elemento che essa va consuraando. Si riaccumula questo 
principio per la sospensione di molti stimoli esterni , e 
per la diminuzione degl' interni, cioe durante il sonno, 
il quale rinfrancando cos\ le forze e 1' eecitabilita perdute 
nella veglia, con un periodo costante e naturale conserva 
la vita e la salute. In conseguenza di tutto cio si coni- 
prende , che vivente 1' aniniale vi dev' essere nelle 
sue molecole organiche un grado di polarita e di posizione 
da produrre la maggior forza nel loro ravvicinamento, 
perturbazione o niovimento qualunque sotto Tazione degli 



9* COMMENTARIO SUL MORCO 

stimoli-, Pil iin tal grado tlebb' esscre proJotto tailto cl:t 
una giusta coesioiie e nutrizione , quanto da una data 
niisura e adesione dell' elemento vitale. Qucsto stato e 
quelle clie chiamasi vigore. Ma qnalora la vita sia au- 
jnentata al di lii dl certi limiti o generalmente , o solo 
in una parte dei slstenii organici, distrugge se stessa per 
iin eccessivo morboso eccitainento , un pervertuneuto di 
aflinita, una disorganizzazione che in cei-te circostanze e 
comhinazioni I'ossigeno v' induce. La luaga inerzia degU 
organ i per difetto di stimolo fa die il zoogeno si acca- 
uiuli piu del dovere ed acquisti maggiore adesione con 
le molecole orginiche , sicche perdono queste altrettanto 
di forza di attrazione I'una con I'altra, e ne nasce UQO 
stato di debolezza cbe I'autore cliiama relatwa, la quale 
ha pill Papparenza che la realta della vera astenia. Que- 
sto stato congiunto alia poca coesione e tono delle mo- 
lecole organiche costltuisce lo stato deirinfiinzia. Quando 
Toperizione degli stimoli e eccessiva cosi , che il con- 
sumo che accade deir eccitahilita ossia del zoogeno non 
e riparato in proporzione dalle sue sorgenii, aliora ne 
Viene la debolezza assoluta. la questa debolezza converra 
pertanto la cura ossigenante , anziche V uso inopportuno 
e spesso niicidiale degli stimoli. 

Air ossigeno il nostro autore attribuisce la facoltii per 
cui i corpi viventi resistono alle leggi dell' affmita chimica, 
e sopra tutto alia putrefazione i la quale per altro puo 
id diversi gradi accadere anche nell'animale vivo in con- 
seguenza della perdita del principio medesimo. Le raa- 
lattie inaligne e perniciose, da qualunque causa prodotte, 
coaducono spesse volte la macchina a questa condizione. 
CoUa stessa teorica egli spiega perche alcuni cadaveri si 
conservano piii lungamente di altri , secondo i generi, le 
specie ed il corso delle malattie di cui peviscono gli ani- 
iTinti, e secondo le circostanze in cui si trovano. L' in- 
creinento , lo stato, la decliriazione e la fine degli esseri 
organizzati dipendono strettaniente dallo stesso elemento; 
cioe durante lo sviluppo degli organi la macchina acqui- 
sta di affinita per lo zoogeno, la luantiene per qualche 
tempo, fiuche nel prosresso dell' eta le molecole organi- 
che perdono gradatamente quest' affinita^ sia die si ossi- 
dino , sia che nci perenni loro movinienti poco a poco 
sucreda una qualche alterazione e cangiamento nella loro 
poiaritii e maniera di essere. L' induramento della fibra 



PETECCBIALE DELl' ANNO 1817. 98 

organica e j^ure un efFetto, clie coiigiunto alia dimlauita 
affinita per lo zoogeno , conduce necessariamente a uio- 
rire. Mentre Tautore consiJera la morte come una na- 
turale inevitabile conseguenza della vita , e per altro di 
parere die geaeralmeate si possa prolungare alquauto la 
nostra esistenza facendo parco uso di stimoli , con ua 
genera di vltto die abbondi piii di ossigeno die di azoto 
e d'idrogeno, vale a dire di sostanze vegetabili in pve- 
ferenza delle animali , e non niai di aromati stranieri, 
ne di bevande spiritose ed ardeuti. 

Per applicare pin davvicino alia pratica queste dottrlne 
il nostro autore ne deduce le seguenti norme geaeraU 
nella cura delle malattie umane: i ." Qualova csista nella 
macchina tin consunio di principio vitale per eccesso di 
stimoli, bisogna essere piii aspettatori che operosi, ba- 
stando ordinariamente a ripararlo il regime ed una cura 
siiitomatica. Nei casi gravissimi di questa specie si ricorra 
agli stiraolanti universali o parziali , ma solo quanto fa 
di niestieri per mantenere ua eccitamento artificiale e 
eostenere la vita , fiuche la natura e qualche sostanza 
ossigenante abbiano riaccumulato la necessaria vitalita, e 
ristabilito 1' equilibrio delle funzioni , ritirandosene a poco 
a poco quando siasi cid ottenuto. Non meno importante 
e la medicina espettativa nei disordini non gravi per 
sovrabbondanza ed iuerzia del principio vitale, nei qual 
caso convengono , piu che gli stimoli artificiali, il regime 
ed il graduate aumento dei naturali stimoli. 2° Nei prin- 
cipio di quasi tutte le malattie febbrili essendovi un ec- 
citamento perturbato e disordiuato, ed un grado maggiore 
di reazione vitale , vi ha piu bisogno di calma, die di 
azione e di stimoli. La medicina espettativa o legger- 
niente debilitante , in ispecial modo nei principio dei mali 
fel)brili, h la piii sicura e salutare. Sono frequenli i casi 
nei quali il medico rimproverar si deve piu di una op- 
pressiva attivita, che di una inerzia operosa. 3.° Nei 
mail in cui agisce una causa deleteria, il pnncipale ine- 
dicamento e 1' ossigeno. 4.° Per lo contrario nelle ma- 
lattie dipendenti da A'igore e da esaltaniento vitale die 
miuaccia o produce interne flogosi , posti da parte gli 
stimoli e gli ossigenanti, converra deprimere il principio 
vitale colle sottrazioni di sangue , con un' aria poco os- 
sigenata , con bevande piuttosto alcaline die acide. 5." Il 
grado di eaergia e di reazione del principio di vita deve 



94 COMMENTABIO SUL MORBO 

costltulre tutta la differeiiza delle malattie , e noii 1 fe- 
nomeivi clie le accoinpagnano ; imperocclie »ioa e raro il 
caso cli vedere uiio slcsso male procedere alia guarigioiie 
ora eel metodo debilltaute ed ora col corroboraute , se- 
condo la coiidizione in cui trovasi la vitalita 6.° Bisoj^iia 
guaidaisi dal sottrarre sangue oltre certi limiti anche nei 
iiiali iafiaraaiatorj , essendo questo fluido il distributore e 
la vera e priacipale officiaa del principio vitale. 7.° L' e sa- 
me del sangue detratto ofFi'ir deve al medico osservatore 
un criterio assai A'alutabile , onde decidere c dei gradi 
diversi di vitalita nella raacchina e dell' indole delle ma- 
lattie ;, criterio che a torto e stato per luugo tempo leg- 
germente calcolato ed anco negletto , seliljene la cavata 
del sangue sia divenuta il rimedio quasi che universale 
e con soverchia profnsione adoperato 8." Nelle malatti© 
di contagio , allorclie una cura diretta non sia sollccita 
ne sufficiente a troncarne il corso, il medico deve essere 
soltanto un ausiliare della natura , al cui ministero e ri- 
servato il potere di trionfare del nemico- 9.° La maggior 
parte dei mali che afflig^ono il corpo umano in luogo di 
derivare da una causa universale e diatesica , debbono 
la loro origine prlmitiva a cause parziali, e che parzial- 
mente alterano ora il sistema gastrico , ora T epatico , il 
dermoideo, od altri sisteini ed organi spcciali , di raa- 
uiera che essendo affatto secondaria la loro influenza siilla 
eccitabilita generale, abbisognano essi essenzialmente di 
una cura sintomatica e diretta all' organo in cui il pro- 
cesso morboso ha le sue radici. lo." Un numero ben 
grande di disordini dell' animale economia riconosce per 
causa una semplice abitudine, le leggt della quale tanto 
in istato di salute quanto di malattia formano un corpo 
separate di dottrina medica , che mal si appoggerebbe 
alle vedute generali di vitalita peccante in eccesso o in 
difetto, di forte o debole eccitamento , di nevrostenia o 
d' irritazione. 

Dai medesimi princlpj dlpartendo il nostro autore di- 
vide le sostanze che agiscono sulla macchina vivente in 
quattro ordini, cioe : i." sostanze che, oltre lo stimolo 
che inducono , risarciscono il corpo de' suoi materiali or- 
ganic! , quali sono i nutrienti ; 2.' quelle che riparano il 
principio della vita, quali sono i zoogenantl ; 3.° quelle 
che direttamente e chimicamente lo distruggono , quali 
sono i dizoogenanti , e di questo ordine sono » a parere 



PETECCHIALE DELL' ANNO 1817. 9^ 

deir autore , mold dei cosi detti controstimoli; 4.° quelle 
in fi:ie che semplicetnente eccitano, esercitano e mettono 
in movimento le moUe della vita raedesima, cjuali soiio 
i stimoland, i qnali ricevono vaiie division! e denomiua- 
zioni secondo la loro maniera di agire, e secondo le 
parti diverse salle quali si portano di preferenza per 
airiiiita elettiva. Tutte queste sostanze sono poi distinte 
dall' auiore in due grandi class! , in stimoli omo^eiiei o 
salubri , ed in stimoli eterogenei o morhosi. I prim! tendono 
comunemente alia conservazione della vita*, i second! ir- 
j'itaiio , perturbano , disordinano le operazioni della me- 
desima. Agli siimoli omogenei appartiene V aria , il calo- 
rico , la luce , il fluido galvanico , tutte quelle sostanze 
che dotate essendo di un grado di vitalita, formate o in- 
trodotte nel corpo vivente , v' inducono un' azione arnica 
e couservatrice della vita: tali sono il sangue e gli umori 
separati finche mantengono un^ indole plasties e vitale. 
Le sostanze alimontari per divenire omogenee conviene 
clie siano ben digerite e convertite in cliilo , alti-imenti 
divengono potenze irritative. Eterogenee sono tutte quelle 
sostanze che soito il nome di rimedj si adoperano nolle 
vaine malattie , (jualora dalle forze digestive non sulii- 
scano una completa assimllazione vitalizzata, nel qual 
caso cessano di essere medicamentose propriamente dette, 
e divengono nutrient!. Queste sostanze si adoperano o 
per accrescere il tono e la coesione del solido vivo, quali 
sono i cosi detti stimoli permanent! e corroborant!; o per 
indurre uno straordinario momentaneo eccitamento, quali 
sono gli stimoli diffusivi ; o per produrre dei niovimenti 
non natural! , sia universal! come parriali, per mezzo dei 
quali si ottengono delle straordinarie sepavazion! , e si 
risveglia la vitale reazione, con cu! riesce spesso di rido- 
nare 1' equilibrio ai sistemi organicl della macchina ani- 
male, e tali sono gli emetici ^ i purgant! , i diuretici ecc. 
II nostro autore viene rinforzando qtieste sue idee con 
molt! fatti ed osservazion! interessanti. Alcune delle pas- 
sion! dell'aniuio souo omogenee e salutar! al nostro corpo, 
altre invece lo perturbano: le oscillazion! armoniche della 
musica ci commovono in diverse gradite nianiere, i suoni 
aspri e sconcertati ci offendono : una parte piena di A'iia 
accostata ad un' altra pur vivente, in certe circostanze 
risveglia un aumento della vitalita per cui accale la riu- 
aione cU dette parti, come provano gl'innesti animal!, e 



96 COMMtiKTAUlO SDL MOllBO 

pill frequentemente quelli delle piante : gl' insetti ed i 
vennl parassiti alterano bens'i qualclie volta localmentc 
gli anlinali e le piante sii cui dimorano, ma non ledono 
la loro vitalita: 1 veimi viscerali del corpo umaao fre- 
quentemente non sono di danno alia sua economia ; ma 
se avviene die i vermi niedesimi perdano la loro vita- 
lita, o clie i visceri nei quali si trovano s' indeboliscano , 
allora diveritano nel primo case stitnoli eterogenei, e nel 
secondo nuocono intaccando le parti inferme che non 
sono suscettive di una bastevole reazione vitale : per una 
simile ragione quando lo stoniaco o I' intestine e grave- 
niente preso da certe infennlta, i succhi gastrici sciolgono 
e digeriscono lo sue stesse tuniclie. II feto che si svi- 
luppa nell'utero e pur considerate dal nostro autore come 
lino stimolo ouiogeneo fin tanto die a]>bia acquistato la 
sua maturita, giunto alia quale, diventa uno stimolo ete- 
rogeneo , per cui l' utero si determina ad espellerlo. 

Termina l' autore quest' opera con alcune savie obbie- 
zioni al sistema di Brown , ed alia dottrina del contro- 
stimolo , dimostrando che non tutti i corpi applicati al 
corpo animale si possono dire stimolanti , e neppure si 
possono distinguere semplicemente in istimolanti ed in 
controstimolaiiti ; die la scienza medica non potrh mai 
essere veramente utile all' unianitk , se profittando dei 
progressi e delle scoperte die nella chimica, nella fisica , 
nell' auatomia , e nella fisiologia si sono fatte a' di nostri , 
e delle preziose osservazioni pratiche che sono state rac- 
colte in aggiunta a quelle che i predecessori nostri gia 
possedevano , non si fondera un sistema eclettico , che 
portando in fronte RAGIONE ed ESPERrENZA. divenga la 
base universale del medico insegnamento e della clinica. 

Nel cominciamento di questo articolo noi abbiamo cliia- 
ramente manifestato il nostro parere sul pregio non co- 
mune della presente opera. Con tutto cio non vorremmo 
dichiararci persuasi di tutte le idee che vi si contengono. 
Le conghietture e le osservazioni dell' autore sono bensi 
sottili e sagacissime : egli promette inoltre ulteriori scliia- 
rimenti e ragioni in un' opera che sta maturando. Ma si 
tratta della piix astrusa delle ricerche, il principio vitale; 
principio che conosciamo bensi ne' suoi maravigliosi efFetti, 
e pressoche nulla nella sua entita. Aspetteremo questo 
nuovo lavoro del nostro autore , e piil ancora lascere- 
3Y10 che r esperienza cotnune dei pratici , applicando 1© 



PETECCHIALE DELL ANNO 1 8 1 7. 97 

esposte dottrine, ne misuri il valore al letto dell' infermo , 
Mnica pietra di paragone nell' arte di saaare. Intanto egli 
e manifesto per le cose di sopra esposte , die T ossigeiio 
( qualunque poi sia la sua ojierazioae) ha la facolta di 
distruggere i germi dei coiitagi , il che non e piccolo van- 
taggio all' umanita , potetido esso servire non ineno a. 
purgare i corpi infetti , che a cnrare gl'infermi e preser- 
vare i sanl. Partinolarniente indicate a fjuesti fini e I'acido 
muriatico iperossigenato. L' efficacia di qiiesto acido (o 
corpo semplice che si voglia credere) nelle malattie con- 
tagiose e stata riconosciiita da diversi autori. II nostro 
aixtore stesso cita fra coloro che F hanno usato nelle ma- 
lattie di deciso carattere ipostenico , i signori Durr dl 
Pagan , Ztigeribiihler di Glerns , Kapp di Londra , Rossi 
di Torino ed il celehre professore Brera di Padova. Noi 
aggiugneremo che M. Nysten lo prescrisse con buon ef- 
^ietto aelie diarree e nelle dissenterie croniche dipendenti 
da grave deholezza della niembrana mneosa intestinale i 
che non solo Cluzel , ma ancora il celebre Thenard ri- 
coaobbe die questo farmaco e capace di guarire della 
rogna piu inveterata mediante seniplici ablnzioni sulle 
membra infette. M. Estribaut, che e pur citato dal nostro 
autore fra qaelli che usarono del cloro internamente nelle 
fehbrl adiaauiico-atassiclie , a nostro giudizio ha curato 
probaliilmente il vero morbo petecchiale , giacche si trat- 
tava di certe febbri cosi dette putride che dominavano 
fra' soldati prigionieri , e che sappiamo altro non essere 
d'ordinario che il noto tifo contagioso. Quel medico dava 
r acqua saturata di cloro alia dose di sei lino ad otto 
denari internamente nello spazio di 24. ore. V. Orfila 
Elem. de chiniie medlcale , Paris 18 '7, premiere par tie, 
p. 91. Giova notare che il nostro autore comincio a far 
nso esterno ed iuterno del cloro fin dal 1804 in molti 
individui ammalati di felibre gialla in Livorno. Da prin- 
cipio si scrvi dell' acido muriatico ossigenato ( ossimuria- 
tico terinossigenato) preparato secondo la farmacopea del 
Bi'ugnatelii , che egli dava internamente alia dose di due 
dramme circa in una libbra d' acqua nello spazio di 24 
ore : in seguito adopero il cloro acquoso secondo la far- 
macopea francese del 18 16, e di questo pote elevare la 
dose a quattro e plii once allungato con altr' acqua sem- 
plice. Queste dosi vennero da lui modiiicate secondo il 
Bi!>l. Ital. T. XXII. 7 



qS COMMENTARIO SUL MORBO CCC. 

giado di saturazioiic tli t.il preparazione , second© la toU 
Icranza del veiitricolo di ciasciiii nialato , e secondo la 
gravezza dell' infeniiith. Unitamente all' iiso interno di 
cletto rimedio cgli adoperb costantemonte i snffnmigi mu- 
liatici o nitriii, c le lavande alia superficie del corpo 
coo una ?pugiia imhevuta della iiiiscela medesima. In al- 
tuni casi sostitni alle lavature le immersioni di tutto il 
corpo in un Itagno di acqua mista a dell* acido muriatico 
ossigenato. Qualora vi fosse manifesto gastricismo, egU 
faceva precedere a qucsto rimedio una purga con olio di 
rjcino ; e se v" era afflusso di sangne ed irritazione al cer- 
Tcllo, applicava prima le sanguisuaHe alle temple. Quindi 
si limitava al predctto unico uiedicamento. Cominciava 
con le dosi piii forti di cloro , e le diminuiva di mano 
in mano clie si scemava la violenza dei sintomi. Nei casi 
regolari e non complicati fra il terzo e quarto giorno di 
cura la malattia era giii sul declinaje, e quindi abbiso- 
gnava appena una tenuissima dose di cloro da continuarsi 
lino al priniiplo della convalescenza. Usava egli inoltre 
la cautela di far risciacqnare volta per volta la bocca , o 
lavare i denti con una soluzlone alcallna, e nella dieta 
«iei malati escludeva il Ijrodo e qualunque specie di su- 
stanza aniniale. Non menp efficace del cloro , e in alcune 
circostanze preferibile al medesimo , e il mercurio mas- 
siine iu forma d' unguento applicato per frizione, come 
abbiamo di sopra accennato. Circa I'uso di questo rime- 
dio importa di avvertire die il nostro autore lo adopei6 
ordinariamente in dose di mezz' oncia al giorno. i< lo 
J* nutro certa sperauza ( cosi il nostro autore da fine a 
w questo suo iniportante lavoro ) e convinzione per il bene 
» deir unianita , die le ulteriori sperienze dei medici con- 
it fermeranno le massime da me stabilite rapporto alia 
» dottrina dei contagi , ed in ispecial modo il niio divi- 
." samento dell' uso interno ed esterno del cloro e di varie 
" sostanze ossigenanti per la cura diretta dei medesimi , 
»' ed in particolare della petecchia , della febbre gialla ^ 
i« della peste. » 



99 



L' arte del nuoto tcorico-prntica dimostrata secondo i 
priiicipj della fislca^ con relative figure. Da Adnlfo 
CoRTi. — Venezia^ 1819, dcdla tipografia Fra;? 
casso, ifi 8.° dl pag. 170. 



I 



L principio dell' opera e dlretto a svegliare nella glo- 
ventu TaiTiore di quest'arte l)ene spesso utile, e talvolta 
anclie necessaria all* uomo. Alia quale esortazione noi ag- 
giungeremo qui T esempio dei Roinani , i quali ne'' bei 
tempi del loro governo si addestravano con esercizio 
pubblico non meao all'armi chf al nuoto ( Veget. lib. i , 
cap. 10 . e lib. Ill, cap. 4). Catone istrui col proprio 
esempio e co' precetti il suo iiglio a nuotare ( Plutarch ) ; 
ed Augusto pure insegaava il nuoto a' suoi nipoti ( Sve- 
ton. ). Silio Italico loda Scipione perch^ sapeva nuotare 
armato ■, e Giulio Cesare piu volte valico nnotando i 
fiumi , e diversi tratti di mare {Sveton.). Questi luminosi 
esempj debbono servire di stimolo anche alia moderua 
gioventu per apprender quest' arte. 

I quadrupedi hanno sopra 1' uoiho il vantaggio di non 
aver bisogno di studio per iniparar a nuotare. Impercioc- 
clie,avendoil loro centro di gravita al basso del petto, 
per le leggi deU'equilibrio naturale , il loro corpo si rad- 
drizza entro 1' acqua in quella positura medesima eh' essi 
prendono essendo in terra ; e sono piii leggieri delFacqua 
stessa in modo che le sopranuotano con tutto il capo : 
onde poi movendo essi le gambe sospese entro I' acqua , 
come le movono andando per terra ^ si avanzano a nuoto 
(Borelli de motu animal.). Ma 1' uomo posto diritto entro 
1' acqua J per ordinario vi si profonda fin presso gli occlii; 
ond' egli va irreparabilmente ad afFogarsi , se non agisce 
coUe proprie forze in maniera di sostenere alineno tutta 
la sua faccia fuori delP acqua : quest' azione e quella die 
chiamasi V arte del nuoto. 

Ora mettendoci col nostro autore in cammino, sulle 
sue tracce parlerem di quest'arte. Nel nuoto si snppone 
ordinariamente che l" uomo stia disteso quasi orizzontal- 
mente e boccone sull' acqua: dico quasi orizzontalinente » 
perche egli deblje pssere un po' basso e sepolto coUe sue 



leO 1, ARTE DFL MUOTO 

gambe ncU'acqna, e delih' essere alto quaiito si puo e 
soUevato i'lior cl'acqua col capo ^ oiule tutto il luiigo del 
siio corpo si ilisiioup;a in una liiiea imlinnta all' orizzoiite, 
la quale §' alibassi uii po' dai piedi, e s' alzi un po' dalla 
testa. Ma come faia 1" uomo a mettersi e niantenersi ia 
tnie giacitura? Egli , movendo le gambe a guisa di rana, 
appoggia i piedi cOi'tro 1' acqua e la spinge indietro se- 
condo la dlrezione obb'iqua soprindicata ;, e uel medesimp 
tempo porta le mani avanti fuor della testa, e colle 
Jialme alcuu poco aggrottate spinge pure airin.lietro T ac- 
qua ivi resistente. L" acqua cede bensi airazione snddetta 
delle piaute e delle mani ; ma cedendo reagisce coUa 
propria inerzia contro le membra stesse , e porta l' uomo 
ad uscire all'innanzi col capo obljliquamente fuor d' acqua. 
Kiteng.isi die la roazione dell' acqua contro le mani e 
contro i piedi si fa in liiiea direttamente contraria al- 
1' azion loro contro T acqua stessa :, onde se si vuole che 
r acqua spinga avanti ascendendo obbliquamente il corpo, 
ronviene che le mani e i piedi spingano iiidietro , di— 
srendendo un po'' obbliquamente 1' acqua stessa: tutt'altro 
movimento snrelibe c inutile od anche pernicioso. 

Ma la spinta dnta dall" acqua al corpo , a fme di con- 
durlo innanzi obbliquamente col capo fuor d' acqua , cessa 
ben presto il suo efletto^ e la testa ricadrebbe a seppel- 
lirsi ed annegare il nuotatore, se questi non rinnovasse 
a brevi intervalli la medesima sua azione delle mani e 
de' piedi. A cio fare glied'uopo riporre queste membra 
uella loro posizione primiera , aggrinzando cioe le gi- 
noccliia, e portando le mani di nuovo in avanti del capo, 
per riprendere e spingere indietro nuov' acqua. Nel fare 
questo trssporto convien aver riguardo di avanzare le 
mani ed i piedi con maggior lentezza di quando si sj)inse 
r acqua alP indietro , strisciaudo inoltre le suddette menir 
bra in maniera d' incontrare in tale restituzione di piedi 
e di braccia la minor possibile resistenza del fluido ; e 
cio a fine di non distruggere con un contraiio effettp 
r avanzamento prodotto dalla prima spinta contro del- 
1' acqua. Questi sono i principj general! dell' arte del 
inioto , cbe noi abbiamo spiegato come meglio potevamo 
senza le figure geometriche e i calcoli api>licati alle fi- 
t^ure medesinie , con .die il sig. Corti gP illustra. 

Non conviene agli abitatori delle nostre regioni tem- 
perate esercitnrsi al nuoto entro acque fredd* e prossim« 



TEORrco-rKATiGA. ecc. atci- 

al gelo. L' acqna sia non fangosa , ma limplda: e se a1i- 
biauvi spettatori di riguardo , il nuotatore nudo si copra 
le parti laeno decenti con niutande di tela fina piu o 
meno lunghe, e sosteiiute con data incrociata sulle spalle. 
Non si getti egli al nuoto quando ritrovasi nello stato 
di viva traspirazione ; eviti le acque per eutro alle quali 
vegetano in copia erbe capacl di avviSuppargli ed iuiba- 
razzargli le memljra; e Dio lo guardi in mare dni morsi 
del pesce cane, e d' altri mostri divoratori dell' uomo. 
Dopo qnesta introduzione il nostro autore entra nella 
prima sua sezione a descrivere intorno a 40 manlere di- 
verse , che possono i*icavarsi dal nuoto semplice sopra 
descritto; ma noi non firemo che accennarne le principal! ., 
c piu importanti. i.° Cominci Tallievoad esercitarsl nel 
nuoto che ahbiamo indicate sopra, ponendosi disteso hoc- 
«one colla faccia rivolta al hasso; prima in acqua un 
po' meno profonda dell' altezza d'un uomo, poscia in 
gorghi di profondita maggiore. 2.° L' allievo che tuttora 
iiiesperto intra prcnde quest' esercizio , puo assicurarsi : o 
passando sotto il petto una corda che si sospende scor- 
revole sopra un' altra corda tesa alto orizzontalmente sul 
Inogo del nuoto : o con zucche vuote e chiuse , o coix 
sugherl , che sopranuotando , per mezzo d' una c:nta ne 
aostengano il petto : o finalmente con a' suoi fianchi una 
o due persone pratiche dell' arte , le quali sottopongangli 
pure uno o due loro braccia al petto. Frattanto egli con- 
servi sempre un sangue freddo , e si persuada che con 
un po' di tempo e di studio egli riuscira ad iuiparare tuttl 
i piu opportuni movimenti e ripieghi. 3." 11 nuotaioie 
che disteso boccone sull' acqua vuol passare a gi 'Cervi 
supino colla persona rivolta alio in su , cessi d* sgire 
contro I' acqua per esempio colla mano destra e col ]jie'le 
pur destro , respingendo l' acqua stessa solamente colla 
mano e col pieJe sinistri. Le due membra inoperose ca- 
dranno al fondo , e la persona si trovera rivolta di fianco 
a destra, e dovra appoggiare la testa alia spalla sinistra 
clip e venuta in alto. x\llor.i slanci dietro a se il braccio 
einistro premendo con esso il meno possibile nelP acqua j 
€ cavata fuori leggermente la mano destra , preraa con 
questa forte ihilla di lei banda sull' acqua, secondando I 
movimenti delle niani con qnelli delle gambe : e si tro- 
Vera in tal guisa p^^ssatu cla'la positnra di fianco alia 
positura supina, colla fatcia e col ventre iivoUi all' alto. 



lOa L AKTE DEL NUOTO 

Facendo ora 1 nioviinenti contraij ai glh descrittl ritor* 
ncra ad esser hocrone. 4.° Nelhi giaciturn snpina si nuota, 
spiiijricndo al solito Tacqua in linea un po' inclinata verso 
al basso coi piedi e coUe mani ^ e nel rimetteisl a rin- 
novare la loro azione possono Ic mani riportarsi a fi'or 
d' acqua , tenendole in alto a gnisa di renii. In general© 
nella giacitina snpina hasta un niinore sforzo per soste- 
nere fuor d' acqua il volto e lasciare alia bocca il ne- 
cessario respiro. 5." Sia boccone , o supiuo , o su di un 
fiaiico il nuotatore , se vuol mettersi eretto nell' acqua 
sui piedi , lasci cadere le ganibe verso il fondo , senza 
farle agire in linea obbliqua contro T acqua; e prema 
colle mani 1' acqua per innalzarsi perpeuuicolarmente , ma 
non per progredire : e quando le gam1)e sono cadute di- 
rettameiite \erso il fondo, prema pure con esse contro 
I'acqua dall' alto al basso, ma non per avanzare. 6.° Se 
il nuotatore boccone o supino nel progredire innanzi si 
propone di piegare il suo moto a destra , basta cbe ral- 
lenti r azione della mano e del piede destri a fronte 
della mano o del piede sinistri ; e viceversa se vuol pie- 
gare a sinistra, rallenti T azione della mano e del piede 
posti da quella banda. 7.° Quando si nuota boccone, 
rcspinta che sia V acqua all' indietro colle mani , si pos- 
sono queste riportare in avanti distese orizzontalmente » 
e in modo che Tuna mano alterni coll' altra T azione di 
premere 1' acqua all' indietro. Questo metodo cliiamasi in 
Italia nuotare a guisa de" cani , e non e inolto diverso 
dai metodi oltramontani. 8 " Contemperando ed alternando 
fra loro i diversi movimenti delle mani e del piedi con- 
tro r acqua, si puo nuotare, ora serpeggiando, ora colle 
mani giunte; od in posizione supina retrocedendo ; od 
avanzando in piedi, o lanciandosi in alto fuor d' acqua, 
o rannicchiandosi , ecc. Basti a cio di osservare che l' ac- 
qua sempre reagisce in direzione contraria a quella con 
cui la mano od il piede la premono. 9.° Se vogliasi va- 
licare un fiume a nuoto , fa d' uopo dipartirsi dalla ripa 
in li\ogo di tanto snperiore a quello dove si conta di 
arrivare , c|uanto si crede die la corrente del fiume possa 
trasportnre al basso il nuotatore nel tempo del suo tra- 
gitto. lo." Nuotando si puo condur seco un cavallo, tras- 
portar materie non troppo grevi , maneggiare un' arma , 
sostenere iino ad un certo segno vma persona che non 
sapendo il nuoto corre pericolo di naufragare. ii.° E 



TEORICO-PHA'l'XCA ecc. JcS 

iSaaliuente nuotando si possono eseguir Varj scherzi , 
come di batter 1' acqua , di lanciarla , di metier le maai 
in figura dell' ali di uii pesce , di fare il morto , di suo- 
nare il flauto, ecc. 

A quanto ha sia qui il sig. Corti riferlto del proprio 
aggiungiamo due autori , i quali hanno iiel secolo XY* 
parlato dell' arte di nuotare ;, e sono 

Wynmaa Nicolans, Colymbetes , sive de arte natandi, 
8.° Ingolstadii i538. 

Digbeius Everardus de arte natandi libri duo, 8.° Lon- 
dini iSSy. 

Passa era il nostro autore a ti'attare dell' arte di aju- 
tare il nuotatore , sosteiiendolo a fior d' acqua coa so- 
stanze piu leggiere di essa. E com' egli si dichiara di 
ricopiare dalP ultima edizione di Theveuot, quanto esso 
e pet dire in tale proposito i cos'i a noi piace di pren- 
dere 1' argomento da eta piu antiche di quest' ultimo 
Scrittore. Gia sino dai tempi di Giro un cittadino di Rodt 
propose ai Greci guerrieri il segreto di farli passare uii 
fiume , somministrando loro otri di cuojo , ai quali si 
appoggiassero {Xenophon de Cyri exped. lib. Ill , cap. 5 ). 
Sappiamo altresi che i Romani di simile artifizio facevano 
uso {Frontin. lib. Ill, cap. 5). E venendo a' tempi piii 
nioderni , lo Schwentero nelle sue Delicice niatematicae 
riporta preso da Rosier 1' artifizio di cingersi i lombi coa 
una striscia di cuojo, e ad essa attaccati due otri di pelle 
che gonliati d' aria sostengano l' uomo a galla dell' acqua . 
H riferisce che con tale artifizio un Re danese cammii.» 
per un miglio di lago. II P. Mersenno ne' suoi Cogitata 
physico-pncumatica, 4.° Paris 1644, ricorda altresi la cin- 
tura pneumatica , e i legni di sughero atti a sostener 
r uomo sopra l' acqua. Onde non e recente il progetta 
aanutizinto nell' edizione suddetta di Thevenot come in- 
venzi )nf di varj scrittori del secolo XVIII , di far gal- 
leggiare I'uomo sulP acf{na , vestendolo con un'armatura 
di sughero, o con un corsaletto imbottito di lamine dello 
stesso Ifgno che la Chapelle ha nominato Scafundro. 11 
«ig. Corti crede piu spedito un budello di hue gonfio 
d' aria ; e si pntrebbe per maggior sicurezza sostitiiirvl 
un tubo di pelli piu solide, gonfio pur d' aria : ma dob- 
biam coafessire che avendo noi espei imentato nel lago 
Maggiore lo scafaudro di sughero , seuza essere uuotatori 



104 ^ ARTE DEL NUOTO 

csperti, 1' abbiam trovato e coraodo al trasporto e sicurjs- 
siino neir uso. 

La secouda sezione di quest*' opera e consecrata al me- 
todo (li disceiidere e nuotare soti' accjua ; che e Tesercizio 
de' paloiubari L'autore considera «jiu ire circostaiize prin- 
cii^ali, e soiio : la pressione dell' acqua sul corpo del- 
r uomo clie vi si Sdtuinerge, la respirazione inipedita e 
la vista alterata. Qnaiito al primo , la pressione del fluido 
accresciuta col disceii'.tere entro il mrdesiino pno c'gio- 
nare emorraeie e sputi sanguigni ; oiide e bene avvez- 
zarsl poco a poco a soiirire una tale pressione, disccn- 
dendo con qualche lentezza^ 2.° Nel suo stato ordiiiario 
r uomo lia bisogno di ii.ia assai Irequente respirazione : 
ma puo assiiefarsi a ritardarla di molti minuti. 3.° II 
paloinbaro iaimerso nell' acqua, per necesslta diviene, fin- 
che sta la eiitro , presbita , ma puo cola pure rimettersi 
in buona vista, applicaiidovisi agli occlii scatolette len- 
ticolari di cristallo coiitenenti aria nel loro interno ^ delle 
quali r autore da la lignra , la descrizione e la niaiiiera 
di usarne. 

L'uomo abbandonato al suo solo peso ed immerse nel- 
1' acqua, o non discende al fondo , o vi discende con. 
estrema lentezza. Pero gli fe d' uopo di porsi nel fluido 
in positura eretta , coUe inani al Ijasso , e sftinger con 
queste 1' acqua alio in su. Qu<-6ta reageudo lo portera al 
foiido ■■, ovc giunto die sia , potra avanzars! orizzontal- 
meute , piegare a destra o sinistra , noQ altrimonti che 
quando nuota alia snperficie delTacqua , avendo egli pre- 
fiente mai seuipre all' animo die l' acqua porta il nuota- 
tore in direzione opposta a quella , secondo cui esso la 
preme. Nel breve tempo die il paljinbaro puo stare al 
fondo senza respirazione , protitta della sua diniora cola 
per rnccoglier concliigle e madreperle, per riprendere 
qualche materia di valore caduta laggiu , per tirare de- 
strainente in alto qualdie naufrago inesperto , ecc. E puo 
anclie per maggiore speditezza tarsi con corde e pesi 
mandar giu, e tirar su da' naviganti appostati in alto 
per tale proposito. 

Anche per lo nuoto sott'acqua si sono congegnate mac- 
chine onde facilitnrlo. Si vuole che sino verso il prin- 
cipio del secolo XVII Dreljeliio inventasse una barca , 
nelJa quale cliiusi piii remiganti e passeggieri navigavano 
§ott' acqua. Noi oiuettianio qucsto e divevsi altri congegni 



TEOnTCO-PRA.TIC^. CCC. I05 

© non ben cli'iarl aiicora , o non bene slcurl , cbe si e 
tentato di applicare al vi:iggio subacqneo, per rlcordare 
sol quello clie sinora a tutti gli altri ha tolto la palma, 
la niacchiua cioe dei palombari del celebre H.illey. Ella 
e questa una campana C\i legno portante del pes! nel suo 
orlo, di niodo che , avendola i naviganti sospesa neila 
ciina con corde, la lasciano disceadere al basso plena 
nel suo interno d' aria , senza cbe i! peso cli' essa porta 
negli orli le pennetta di capo-volgersl. La inedesima cam- 
pana porta nella sua parte inferiore interna un tavolato , 
in cui si adagiano le persone a ci6 destinate : e i navi- 
ganti cbe stanno sulF alto dell' acqua , regolano con le 
corde suddette la maggiore o minore discesa , e il tras- 
porto della campana a questa od a quella banda. E per- 
cbe i palombari posti nella campana corrompereijbero colla 
loro resplrazioue In breve tempo T aria ivi contenuta , i 
naviganti cbe stanno in alto , vanno mandando loro al 
basso con corde barili pieni di nuova aria ; e quelli la 
r'lcevono entro, lasciando prima, per un tubo a cbiave 
posto neir alto della campana. uscir fuori 1' aria corrotta 
dalla loro respirazione : dopo di cbe i naviganti rttirano 
a se i barili pleni d' acqua invece dell' aria cbe conte- 
nevano discendendo. Tali barili sono un mezzo facile di 
concerto e di scamliievole intelligenza fra i naviganti cbe 
dalla barca nell'alto debbono regolare il moto della cam- 
pana . e i palombari cbe stanno sotto la medesima al 
basso. 

II nostro autore per ultimo riferisce preso , secondo il 
solito, dair ultima edizione di Tlievenot il metodo con 
cui Gardane soleva rimettere in viia gli annegati. Si sa 
rbe questo metodo consiste nello strofinare il corpo del- 
I'annegato, nel riscaldarlo , nello inspirargH entro i pol- 
moni I'aria per la sua bocca e per le sue narici , nello 
introdurre fumo di tabacco per T ano entro le budella ecc. 
A tutto cio il sig. Corti consiglia di airgiungere I' uso 
della pila Voltiana , appbcandola ad eccitare il sisteraa 
nervoso del paziente. Con tali rimedj piu volte si souo 
restituite poco a poco in vita persone annpgate molte 
ore prima , e cbe sembravano niorte assolutameute. 



io6 



APPENDICE. 



PARTE!. 

SCIENZE , LET TERE ED ARTI STRANIERE. 

Circa il nuovo slstema di Blliieralogiadel slg. Mohs (i). 

JlJo^O la morte del beaemerito e celebre Werner il sig. Mohe 
fu preset" Ito ad occupare la cattedra di mineralogia neli' Acca- 
demia montanistica di Freyberg in Sassoma, la quale deve tutto 
il 8UO lustro , la sua fauia ed i suoi rinomati alhevi ai talentl 
di quell' insigne defunto professore. 

II sig. Mohs aveva gia pubblicato nel 1812 ua opuscolo te-* 
desco col titolo di Sagglo d' un metodo elementare per la deter-^ 
minazione e cognizione della Storia naturale c/e' fossili nel quale , 
quantunque appoggiato sopra princij'j afFatto diversi di c[uelli 
di Werner , egli rende pero la dovuta giustizia a questo celebre 
professore , a riguardo del quale egli si esprime nei seguenti 
termini : 

» II trattato de' caratteri esterni dei fossili di_ Werner ( gii 
» noto fino dal ItBo ) e un capo d' opera di cui la uiineralogia 
3> non ha veduto altro nfe prima, ne dopo che abbia un nierito 
» cosi eminente. Questo trattato sara e deve essere costaateniente 
y> la base d' ogni insegnamento relativo ai caratteri esterni pef 
» tutt' i tempi , ma uon conviene pero limitarci a questi soli , 
» perclie essi non si estendono , come sarebbe da augurarsi f 

(l) « Die Chiral((ere der Klas«en , Ordnungen , Geschlechter und 
Arten ; O'ler die Charakteristik des ]Vatnrlii;tori cheii Min»rilsy.tem5 voa 
frisJrich Mohs. Dresden , lS2C> In d«r Arnuldischea Buchhaadlung. 8.° » 



APP. PARTE STRANIRRA. 10 f 

» alia dottrina della cristallografia ed alle sue determinazioni 
» inatematiche, ne al peso specifico numerico, nientre poi tutte 
» le altre parti vi sono trattate veramente da maestro. » 

II sig. Mobs , che h era in possesso della cattedra niineralo- 
gica di Freyberg , sta introducendovi un sistema suo proprio , 
ed ha pubblicato fin dal 1820 un opuscolo relative sotto d ti- 
tolo di Caratieri delle classi, ordini ■, generi e specie miner al i y 
ossia Caratt eristic a del sistema di Storia naturale inineralogica. 

Egli notifica in questo opuscolo aver gia principiato fino dal- 
r anno 1812 ad insegnare la mineralogia su principj analoglii a 
quelli co' quali insegnansi la zoologia e la botanica , o 1' altre 
parti della storia naturale. 

Egli pianta per base che la dottrina de' caratteri consiste es- 
•enziaUneute nella cristallografia ; che e questa indispensabile 
per la mineralogia scientifica , mentre senz' essa nou e possibile 
d' acquistare una coguizione generale e chiara delle specie a. 
norma dei principj della storia naturale , al che la cristallografia 
di Hauy non puo servire , e annuncia che sta egli percio ap- 
punto occupandosi a comporne una che avra per titolo Principj 
fondamentali della cristallografia e piano della mineralogia. 

II suo sistema riduce i cai-atteri delle specie ai tre seguentir 
I." Alia forma cristallina colie sue diverse modificazionL 
2." Al grado di durezza. 
3.* Al peso specifico. 

Prospetto della divisione del sig. Mohs. 

I. G L A s s E. 
I." Ordine , gas. 
2." Ordine , aequo. 
3," Ordine , acidi, 
4.° Ordine , sali. 

II. Cl A s s E, 
1." Ordine , haloide. 
Quest' ordine abbraccia i generi calcareo , argilloso ed hali- 
tico-, esso contiene le seguenti specie che citiamo nello stesso 
ordine in cui il sig. Mohs le ha disposte , e cosi continueremo 
progressivauiente, cioe gesso, muricalcite o muriacite , rrlolite, 
pietra alluiuiaare, spato fluore, apatite, asparagogite , fosforite, 



J08 APPENDIOB 

aragonifp, agarico minerale , ci"eta, pietra calcarea, tnfi calcarp* ^ 
epato schistoso , pietra porco , antracite , niarna , pietra inaniuiil- 
]are o a capezzoli ( Duttenstein ), scliisto luaruo-bituiuiiioso , bru*- 
nispaco , dolomite. 

2." Orfline , larite. 

Ha per generl : ferro , uiangaLiese , calce , zinco , tungsteiio , 
•trontiana, barite e pionibo. 

Quest' ordine ^ couiposto di ferro spatico, Viriinlspato , cala- 
niina , tuagsteno , witherite , barite solfaia , sfrontiana solfata o 
celestiiia , piombi biaaco , nero , verde , bruno , rosso , giallo 
« solfato. 

3.° Ordine , kerato. 

Non ha che due sole specie , cioe argcnto niuriato c mercu- 
rio niuriato. 

4-° Ordine, malarhhe. 

Fonnato dal solo genere raiue, contiene le seguenti specie': 
Verde di rame coaiune e ferruginoso , rauie arseiiiato couiune » 
cubico ed olivastro, azzurro di niontagna o ceruleo montaao , 
iiiieraldo di rauie ( Cuivre dioptase di Haiiy ) , raiue arseaiato 
Terde , malachite. 

5.° Ordine , mica. 

Formato da' generi , rame, uranio, aatimonio, cobalto , ma- 
gnesia , grafite ed argilla , contiene : 

Rame arseniato , rame schiumoso , uranio ossidato, antimo- 
nio ossidato, cobalto rosso terroso, vtvianite, ferro azzurro , 
grafite , clorite , talco , pietra oUare , lepidoILte , rame romboidale 
(rhomboidal pearl-mica di Jamsson). 

6.° Ordine , spato. 

Formato da' generi rjuarzo , magne-ia, argilla e calce , contiene: 

Spato cangiante, stralite granulare , antofillite lamellare ( Di;d- 
lage metallo'ide di Hauy ), paullie (Hypersthene di H.), antofillite 
radiata , rhatizite (Disthene di H.), cianite , spodumeuo ( Tri- 
phane diH.), prehnite , datolice (Chaux carbonatee siliceuse di il.), 
leucite , sodalite di Jameson , analcinio , pietra cruciforme , ca- 
basite, lomite ( Lauuionite di H. ) , natrolite , zeolite fibrosa, ra- 
diata e lamellare , albma (Mesotype epointee di H. ) , ictioftalmo , 
petalite di Arfwedson , nefelina, fehlspato , pietra sonora o fo- , 
nolite , meioaite , scapolite, pietra fusibile (Dyjyre di II. i, coc- 
c«lite , augue , baikalite, eahlice , diupside , ia$saite , umfacite ^ 



PARTE 8TRANIERA. IO9 

*«besto , piVtra radiata comune o stralite carintlna, calaiiiice , 
ornihleuda , ashesro aruiuianto , pietra radiata o strain e sericea» 
treiiKjIite, pistacite, zoisite, schaalstein o pietra testacea ( Si-atli 
icotace ou en tables di H. ) , lazulite , spato ceruleo o azzurro* 
7.° Ordine , geiiune. 

Forniato da' generi quarzo , argilla , calce , ferro e diamante , 
•ontiene : 

Andalusire (FfUspatl) apyre di H. ) , spinello , ceilanite ( Pleo- 
naste di H. ) , aiuonioiite ( Spinelle zincifere di H. ) , zaffiro , 
•nieriglio , corindone , spato adaaniantino , crisoberillo , diamante , 
topazzio , picnite , fisalite (Silice fluatee alumiueuse di H. ) i eu- 
clasio , smeraldo , berdlo , jolite , pelium ( zafllro d' acqua ) ,• 
quarzo , sllice ferriiginosa o eisenkiesel , pietra cornea od horn- 
Atein , schisto siliceo , pietra focaja, calcedonio , diaspro , eli- 
tropia , crisoprasio , plasma , occhio di gatto , silice fibrosa , 
pietra galleggiaute , opalo , jalite , meuilite , obsidiana , pietra 
j>icea , perlipietra , pietra pomiee , axinite , crisolito, olivina , 
boracite , tuiinalina, scioi'lo , vesuviano , egerano ( di Hasslau 
vicino a Eger in Boeniia), grossularia, pirenaite , melanite, al-- 
locroite , colofonite , granato , piropo , kaneelstein ( Essonite di 
H. ) ) staurolite , circpne , giacinto , gadolinite. 
8.° Ordine , minerali. 

Mcnacan giallo e brufio , rutilo , nigruia , octaedrite ( TItane 
anatase di H. ) , ossido di zinco di Jameson , rauie rosso , rame 
laterizio , stagno comune, stagno granulare, wolfraui , taatalite 
prismatica di Jamesoa , uranio piceo nero , cerite , ferri cromato, 
magnetico , speculare , rosso e bruuo , manganese nero , ferr» 
nero , e manganese grigio. 

().° Ordine , luetalli nativi'. 

Arsenico , telliu'io o sitvano, antimonio , argento antinioniale ^ 
bismuto , amalgama , mercurio , argento , oro , plaiina , ferro. 
10." Ordine , pirite. 

Quest' ordine costltuito da' generi niccolo , arsenico, cobal- 
to , ferro e rame , comprende le seguenti specie , cioe : 

Niccolo arsenicale ( prismatic arsenical pyrites di Jamesoa ) , 
pirite arsenicule di Werner , cobalti bianco , grigio e splen- 
dente , pirite marziale comune, piriti cellulai'e, radiata, in cre^ 
•te , epatica , gparkies di Werner , piviie majjnetica , pirite di 



no APl'ENDICE 

II.* Ordine , lucente ( Glanz). 

Consta quest' ordine de' generi rame , piombo , tellurio , molib- 
deno , bismuto , antimonio , argento , manganese , zinco , mer- 
eurio , e racchiude le seguenti specie , cio^ : 

Ranie grigio, rame nero , galena antimoniale prismatica di Ja- 
neson , rame vitreo , argento vitreo , galena di piombo, pioiubo 
azzurro , tellurio lamellare diNagyag, niolibdeno, galena di bis- 
muto , tellurio grafico , antimonio grigio , bournonite ovvero 
galena antimoniale axifrangibile di Jameson , antimonio nero , 
argento fragile. 

13." Ordine, blenda. 

Quest' ordine e costituito da' generi zinco , manganese , anti- 
monio , argento, mercurio , e contieue le seguenti specie , cioe: 

Elenda di manganese di Blumenbach ( Manganese sulfur^ 
di H. ) , blenda comune , antimonio rosso , argento rosso , ci- 
nabro , mercurio epatico. 

1 3." Ordine, solfo. 

Quest' ordine e formato dai generi arseaico e solfo > e coa> 
tiene : * 

Realgar rosso e giallo , arsenico. 

III. Classe, bitumi. 

Essa coniprende i generi del succino , del carbon fossile c 
delle grafite , e contiene : 

Mellite , succino , olio ininerale , pece minerale , carbon fos- 
sile nero , bruno e bruno-nero. 

Risulta da questo prospetto il sistema il piii strano ncl quale 
si trovano confusi e approssimati corpi disparatissimi , spesso per 
classe , per genere e per specie , e di natura affatto diversi , 
e c?ie sconvolge tutte le classificazioni sinora praticate dai piii 
•valenti mineralogisti 

La classifica^ione del sig. Mohs coniprende solamente 240 
epecie registrate in queila di Werner, e 14 ricavate da altri auto- 
ri , in tutto 284 specie ; egli vi aggiunge poi un' appendice 
delle sostanze delle qiiali noii gli fu ancora possibile di dare 
una compita detenninazione secondo i suoi nuovi principj della 
Storia naturale. 

Queste specie, per alcune delle quali deteruiina 1' ordine a 
cui possoao spettare , sono le seguenti ; 



PARTE STHiNIERi. IH 

I. Allaaite di Thomson, ossia cerite prlsmatica dl Werner, 

ordine de' minerali. 
s Aplomo di Werner 0. delle gemme. 

3. Pionibo fiilvo ( Bleifahlerz di Haussmann) , 0. de' lucenti. 
4 Rame screziato di Werner. 

5. Calaite di Fischer, ovvero turchina o anche turchese mi-» 

nerale di Jameson , 0. degli spati. 

6. Cerio di Werner , 0. de' minerali. 

7. Craitonite di Bonrnon , O. de' minerali. 

8. Diasporo di Werner , 0. degli spati. 

9. Ferro piceo di Werner , O. de' minerali. 

10. Eudialite di Strohmeyer. 

1 1. Pietra grassa di Werner , O. degli spati. 

12. Fibrolite di Bournon. 

l3- Gehlenite di Werner, O. degli spati. 

14. Giesekit di Sowerby e di Strolinieyer. 

15. Hauyna di Neergard , ossia lazialite di HafTy. 

16. Helvina di Werner, O. delle gemme. 

17. Hohlspath , o spato con cave, di Werner, O, degli spati. 

18. Iserina di Werner, O. de' minerali. 

19. Carpolite di Werner. 

ao. Rame vellutato di Werner. 

21. LazLilite di Werner, O. degli spati. 

22. Lievrite di Werner , O. de' minerali. 
a3. Menacanite di Werner , O. de' mineral!. 
34- Feri-o titaniato di Werner , 0. de' minerali. 

NB. II sig. Mohs osaerva qui che diverse aostanze di Ga- 
stein nel Salisburghese , di Ohlapian nella Transilvania, 
di Klattau in Boemia , ecc. formano insieme con piii al-= 
tre varleta una sola specie , e tali sono I' iierina , la me- 
nacanite , il ferro titaniato, ecc. 

a5. Spato nianganesiaco di Werner , O. delle bariti. 

a6. MeUilite di Hauy. 

37. Argento molibdato di Werner. 

a8. Nadelerz di Werner ( bismuth sulfui-e , plomb cuprifere d» 
Haiiy ) , 0. de' lucenti. 

39. Nefrite di Werner. 

3o. Antimonio niccolifero di Strohxacyer , 0. delle piriti. 

?I. Pirite di Werner. 



J12 APPEND ICE 

32. Pyrosmalite fll Haussniann. ,j 

33. Rame nuuinto di Wci'ner, 0. dclle michc. 
34- Calee schiumosa di Freisleben. 

35. Ranie vitreo argentifero di Haussmann , O. de' luceiiti. 

36. Skoi'odit di Breitliaupt. 

37. Spinellaua di Hauy, 

38. Spreusrein o pietra iapposa di Wernor , ossia bergmaiiite. 

39. Stralilerz di Werner , ossia radiated acicular olivinitc di 

Jameson , O. delle niiclie. 

40. Tantaliie di Eokeberg , 0. de' minerali. 

41. Wavellite di Werner. 

4a. Silvauo bianco di Werner. 
43. Stagno piritoso di Werner. 

Oltre queste 43 specie , piu della jiieta delle quali si trova 
nella classificazione di Werner, il sig. Molis ne l)a ouiniesso altrc 
di varj autori die non siamo al caso di poter enumerare ; giovera 
nulla di meno d' indicare 65 specie df-Ua classificazione del sig. 
Werner di cui il sig. Mohs non fa alciina meuzione , cioe : 

I. BeriUo (1); 2. Silice ferrugineo; 3. Pietra cornea; 4- Schisto 
eiliceo ; 5. Gilcedouia; 6. Diaspro ; 7. Elitropia ; 8. Crisopra- 
•io ; 9. Silice fibrosa; 10. Spliarulite ( ora divisa dalla perh- 
pietra); 11. Natrolite; 12. Eisspato (spate di ghiaccio o gla- 
ciale ); l3. Argilla pura ; 14. Argilla da porcellana ; i5 Pietra 
argillosa; i6- KlebschiefFer ( scliisto allappante o che allappa 
alia lingua); 17. Schisto da pul re ; j8. Tripoli; 19. Schisto 
alUuuiuoso ; 20. Schisto conibustibile ; 21. Schisto gralico o pit— 
tone J ; 23. Schisto degli arruotini , o ci' allilare ; 23. Schisto ar- 
gilloso ; 24 Basalto ; 25. Wacke ; 26. Argilla ferruginosa; 27. 
Lava; 28. Terra verde ; 2Q. Litomarga ; 3o. Sapone di montja- 
gna; 3l. Terra d' onibra ; 32. Terra gialla; 33. Talco puro ; 34. 
Schiuma di mare ; 35. Bolo ; 36. Terra da foUoni ; 87. Steatite ; 
38. Pfetra da scultura ; Sg. Serjientino ; 40. Fosforite ; 41. 

(1) Toil bnona pace d'jIT estensore della presente notizia ci e forzx 
riflettere che di pareccliie di qaeste 55 sostanze e benissimo faita men- 
zione Del sistema di Mohs; e a proiiar cio potraniio basiare i poch' 
esempi che seguono : Silice ferruginea o ferruginosa o Eisenkies^I ; Pietra 
cornea od Uoriistein ; Berillo; Schisto !>i1iceo o Kieseljchiefer ; Calcedo- 
nio; Elitropi* , ecc, Teggonsi tutti compresl nell' ordiue s«ttimo delle 
^ciuoie. 



PARTE STR4NIERA. Il3 

Botriolite ; 42. Sal capillare ; 43. Burro di montagna; 44. Car- 
bone minerale legiioso ; 45. Argento arsenicale ; 46. Argento vi- 
ti-eo polveros't nero; 47. Argento bianco; 48. Rauie bianco ; 49. 
Rauie nero terroso ; 5o. Ferro concrezionato ( Eisensinter ) ; 5i. 
Ferro argilloso ; 5a. Fcrro argilloso de' prati ( Raseueisenstein ) ; 
53. Ocra di feiTO verde ; 54. Fionibo terroso; 55. Bisniuto 
arsenicale ; 56. Ocra di bismuto ; Sj. Ocra d' antimonio ; 58. JMan- 
ganese di Pienionte ; Sg. Pirite capillare ; 60. Ocra di Niccolo; 
6r. Cobalto terroso nero; 62. Cobalto terroso bruno ; 63. Fiori 
d' arsenico ; 64. Ocra d' ui-anio ; 65. Ocra di cromo. 

Oitre alcune altre specie di varj autori che non abbiamo 
per anrhe potuto raccogliere , eccone dunque gia 107 che il 
sig. MoliS non ha collocato nel suo sistema di Storia naturale 
niineralogica, che egli pure pretenderebbe di paragonare a cjuelli 
della zoologia e della botanica , ne' quail pero ogni genere o 
specie viene ad occupare convenevolmente il suo posto. 

Quale vlstoso numero di specie non ha potuto e non potra 
forse mai essere compreso nnllcj classificazione del sig. Mohs ? 
Eppure un sistema natmale di mineralogia dovrebb' essere tale 
da potcr abbracciare la totalita delle specie, poiche l' isolaniento 
delle parti non e per certo d' accordo coll' andamento della na- 
tura , e non lo piio essere. 

Senza estenderci a richiamare i caratteri della zoologia e 
della botanica , osserveremo che il regno minerale non e orga- 
nizzato, che non ha struttura detei-minata e ch' egli non ricono- 
sce altra legge fuor che quella delle aiKnita di compos izione e 
di aggregazione. 

In que' due altri regni I'incremento si opera mediaiite uno 
sviluppo simultaneo di tutte le parti deU'individuo , e propria- 
mente non si puo dire che esistano individui nel regno minerale 
in cui r aumento di volume ha luogo mediante i' addizione di 
nuovc molecole che vengono successivamente sovrapposte ed 
accumulate , le qiiali non racchiudouo , come accade negli altri 
due regni, il geniie della loro riproduzione, non hanno alcun 
veicolo nel crescere , non presentano alcun segno di maturita , 
c non avendo vita, il termine della loro esistenza non ha quei 
limit! raarcati che osservansi negli altri i-egni. 

Regna nella natura una permaueute successioiie : i corpi 
nuovi del regno minerale devoao sempre la loro esisteaza alia 

Blhl. Ital. T. XXII. 8 



114 Al'PENDtGE 

(Iccouiposizione e alia diasoluzione di altri corpi, poicli^ nulla 
puo perdersi neir Universo. 

La natura ripvoduce ogni giorao sostanze spettanti al regno 
niineiale, parte in grazia del diefacimento , della divisions e 
della triturazione , nia per lo piii in grazia dell' azione chimica 
del dissolvenli clie souo variatissiiui e assai moltiplioati , e mc«- 
diante i quali tutto cio die e relativo alia composizione ed al- 
r aggregazione anteriore viene distrutto. 

In generale le uiaterie che esistevano anteriormente non si 
riproducono sempre nella priniitiva loro forma : la sottrazione 
deir uno o dell' altro principio , 1' addizione di nuove sostanze , 
la loro variata proporzione e le diverse affinita elective devono 
necessariamente creare nuovi rapporti di composizione e di ag- 
gregazione , onde ne risultano , se non generi , almeno specie 
difi'ereuti. Nello stesso niodo si vedouo passaggi dalla pietra 
calcarea all' argillosa, si dall' una che dall' alrra alle pietre ma- 
gnesiache, e da tutte tre alle pieti'e quarzose , ed h cosl pure 
che varie sostanze , uel perdere le loit> proprieta essenziali , O 
Bel cessare di essere cio che erano prima, ne acquistano alcune 
altre nuove, meatre alcune ve n' hanno, quancunquc rare, 
che conservano queste e quelle ; tale e per esempio la pietra 
media ( Mittelsteiii del sig. Hackct ) che fa effervescenza cogli 
acidi o da nello stesso tempo scintille quand' 6 percossa coU'ac- 
ciajo. In altre la parte nieno abbondante , merce della sua atti- 
vita , prevale sulla predominante , come si osserva nella cosi 
detta pietra arenaria o gres di Fontainebleau ; essa contiene una 
porzione predominante di terra quarzosa , ma in uno stato pas- 
givo , giacche la terra calcarea vi sviluppa uii' attivita tale da 
produrvi la fonua romboidale che le e tanto propria, quanto 
essa e aflPatto estranea al quarzo. 

Nel cambiare di genere o di specie , le sostanze debbono 
nccessariaiuente cambiare d' aspetto ; cosi 1' argilla indurata che 
passa alio stato di diaspro , perde una parte del suo aspetto 
secco e terroso , diviene piuliscia, acquisca qualche lucentezza, 
la sua spezzatura cangiasi debolmente in concoidea , e la so- 
stanza tutta acquista in complesso maggior durezza. Quando la 
stessa argilla passa alio stato di pietra cornea , il suo aspetto 
diviene pivi ruvido , la sua spezzatura passa alia scagliosa y e 
diviene deb'ilmente pellucida sugU spigoli sottili. La pietra cor- 
nea che passa alio stato di quavao , acquista maggior laceatezz a, 



PARTE STRANIERA. Il5 

trasparenza e durezza , la spezzatura ne diviene piii scagliosa , 
e cosi il fjuarzo passa alio stato di pietra cornea coUe stesse 
modificazloni rerrograde. Quatido la pietra cornea passa alio 
stato di calcedonio , la sua pasta diviene piu fina e piu pellu- 
cida ; essa prende nella spezzatura un aspetto liscio , piu nguale 
ed acquista una maggior durezza. 

Citeremo qui un esempio notabile di scdmpoaimento e di nuove 
couiposizioni. 

La catena di serpentino clie prlncipia appiedi del monte Zo- 
blen nella Slesia, si estende sin6 a Frankenstein senza dare il 
benche minimo indizio di alterazione; piu in la il serpentino prin- 
cipia a mostrare qualclie legglere screpolatura che va crescendo 
e facendosi sempre piu ampia , a tale che simili screpolature 
riduconsi poi verso Kosemutz in larghe spaccature con dete- 
viorainento di solidita e di colore; una roccia isolata che ivi 
trovasi viciaa ad un mulino , presenta il mezzo di esaminarla da 
tutti i lati , onde si pu6 cosi osservare lo stato progressive della 
sua decomposizione , la qii.ilc si manifesta suUe parti esterne e 
specialmente sulle parcti deile spaccature stesse , ma non pe- 
netra nelT interno ove non si puo scorgere neppur tvaccia di 
alterazione. II primo grado dello scomponimento consiste in una 
tinta un poco piii carica , la sostanza ne diviene piii terrosa ed 
acquista un colore giailasti-o , verdastro o bianco ; vi si ricono- 
scouo talvolta le marchie e le vena proprie del serpentino da 
una tinta piii fosca , e queste specie di teiTC ne sono non di 
rado ricoperte da un' altra di color rosso carico Egli e particolar- 
mente nelle spaccatuj-e che si trovano queste terre le qiiali sem- 
brano diversificare tra esse; per lo piii sono esse divise o distinte , 
sebbene si trovino anche promiscue o confuse , sicche passano 
per varie distinte gradazioni alio stato solido e duro compatto. 

Cosi la terra verde, che spesso e polverulenta, passa gradata- 
mente alio stato d" opalo comune verdastro ed anche a quello 
di crisoprasio. 

La terra rossa passa a quello di pietra coi-nea rossa , o bruno- 
cupa ed a quello d' opalo rosso. 

La terra gialla passa alio stato d' opalo giallo , e d' idrofano 
giallo-isabella. 

La terra bianca passa alio stato di cacliolong , di calcedonia, 
di pieti-a cornea e di crigoprasio biancastro. 

C Sara continunto, ) 



Il6 ArrENT>ICE 



Memoir es historiqiies et geographiqiies sur T Armeiiie ^ 
snivis da textc armeiiien de Uhistolre des princes 
Orpelians , par Etienne Orpeli\n, archeveque de 
SiouTiie, et de celiii des geographies attribuees d 
Moyse de Khoren rt an doctvir Vartan , avec 
plusieurs autrrs pieces relatives d Vhistoire d Arme- 
nle \ le tout accompagne d' urie traduction francoise 
et de notes explicative s ^ par M. J. Saint-Martin 
— Paris ^ i8i8 et 1819, de t imprimeric royale. 
Due volunii in 8.°, il prima di pug. xii e 460, il 
secondo di pag. 619 (In Torino si vendono dal 
librajo P. J. Pic a franchi 28 ^. 



E 



degna d' elogio la fatica del sig. Saint-Martin , il quale con 
questa pregevolissima sua opera fa conoscere agli Europei una 
parte della letteratura asiatica , di cui non avevasi finora die no- 
zioni imperfettissime. Egli colT istoria alia mano porta moltissimo 
lume suir origine ed i progressi dell' Ai'meua n»Sione , e colla 
geografia ne precisa le localita e i confini. 

Hanno parlato della storia degli Armeni fra gli antichi greci 
Erodoto , Diodoro Sicnlo , Straboue ; fi-a i latini Salustio , Te- 
renzio ecc; fra i moderni La-Croze, Schreder e i fratelli Wi- 
ston;ma si puo dire senza esagerazioue di lode che il sig. Saint- 
Martin ha superato questi ultimi nella dihgenza e nella erudizione , 
e che egli tiene uno dei primi posti fra gli arnienisti europei. 

L' A. divide la sua opera in due volumi ; al prinio preniette 
un' introduzione in cui da ragguaglio dell' indole della nazione 
ariuena e della sua letteratura, e dell' utilita della uiedesima 
per gli Europei, tanto rispetto alia filosoSa che alia storia antica 
di diverse altre uazioni , massimaiuente orieutali ; e dire che la 
non curaiiza degh Europei per le cose armene fu cagione non 
solo della poca comunicazione e commercio con quella nazione, ma 
della mancanza de'libri elemeatari per apprend erne la lingua, e 
della scarsezza di libri armeni nianoscyitti o stampaii uelle bi- 
blioteche europee. 



r^nxE str4^niera. 117 

Quest' introduzlone scritta senza parzialLta ( come dice lo stesso 
autore ) h acta a persuadere gli Europe! di dedicarsi alio stu- 
dio della lingua arniena cello stesSo fervore die mettouo alle 
lingue araba , persiana e siriaca. Dopo di questo principia il 
trattato della geografia arniena , dividendo V Armenia in mag- 
giore e in minore. 

II nome d' Arineni si trae da Aram die fu il VII re della 
prima dinastia di quella nazioae , die secondo il calcolo del- 
r A. fu I Say anni prima dell' era volgare ; e fu un conquista- 
tore il quale aniplio i confini de' suoi stati e stabili quelli del 
suo regno. 

Questa geografia armena , quaatunque la piu perfetta di tutte 
le precedenti , sarebbe nulladimeno piii esatta e piii intel- 
ligibile ai lettori se fosse in vece divisa in Annenia antica e mo- 
deriia , perclie in questo caso non sarebbe accaduto qualche 
volta di movere equivoco tra le antiche denoniinazioni e le nuove. 
Si vede nulladimeno l" erudizinne dell' A. quand' egli da F eti- 
molngia de nomi delle citta e fiumi dell' Armenia, valeudosi del 
diverso modn di pronunciare degli Arabi e dei Persiani, senza il 
cui soccorso sarebbe srato impossibile di riuscire cosi felice- 
mente in iiiolti casi. Qualche rara volta pero il suo ingegno 
ralFina troppo e sottilizza al segno da ispirare alquanta dif- 
fidenza sulia verita di alcune sue applicazioni. 

Terminata la geograSa couiincia I' istoria armena , confutando 
r assurda e coiitrad.httoria origine 'dita agii Armeni da Srrabone, 
da Tacito , da Glustnao , i quali faniio partire cogli Argonauti 
iin certo Anuenio , die iiscilo da Te^saglia si stabili in quei 
luoghi chiainati poscia dil suo nome Armenia. L' autore , dopo 
aver mostrai^a favolosa quest' origine , abbraccia 1' opiuioue di 
Mois'e Korenese e di altri autichi monunienti armeni , cioe 
die fondatore e parnarca di quella nazione fu un certo Haic» 
coiiteuiporaueo e rivale di Belo , giacche gli Armeni nomiua- 
rono e noaiinano tutravia se sfessi seiiipre HajL 

II nostro A. cominciando la sua storia da questo primo f)n- 
datore, cioe nell' anuo 2107 avanti G. C. , e trattando delle di- 
verse diuastie del regno degli Armeni , arriva fiao aU'ultimo re 
Leone VII die rifugiatosi a Parigi per isfuggire dalle continue 
incursioni de' barbaii , moii nel i393 dell' era volgare. 



Il8 APPENDICE 

II secondo volume dell' opera contiene i." la traduzione del- 
1' istorla particolare della principesca fainiglia degli Or[ieliani , 
scritta da Stefano , avcivescovo dl Siujiia, nel 14.° secolo , indi- 
viduo della stessa famlglia , alia quale istoria il sig. Saint-Mar- 
tin premette una dissercazione preliuiinare intitolata Sur I'origine 
de la famille des Orpelians et de plusieurs aiUres colonies chi— 
noises etablies en Armenie et en Georgie. £ molto interessantc 
la conferma di questo titolo non solamente coUa lestimonianza 
di mold gtorici antichi arnieni , nia aacora di arabi e persiani. 
Quest' istoria viene da lui illustrata cou erudite annotazioni e con 
iscrizioni lapidarie ogeidi ancor leggiblli in Armenia; ed k vera- 
mence uaa svista perdouabilissinia e di poco niomento quella 
che e sfuggita all' autore interpretando una lettera numerica die 
leggesi in una di quelle iscrizioni, e notando, com' egli ha 
fatto , 729 , in vece di 939. 

La seconda principal opera di cul si rende conto in questo 
2." volume e la Geografia del famoso Moise Korenese. Di questo 
testo non avendo 1' autore altro autentico eseuiplare manoscritto, 
adopera redizione di Londra pubblicata clai fi-atelli Wiston nel 
J736 , plena pur troppo di errori e di iuterpolazioni fatte da 
mani posteriori. Fa torto alia profonda cognizione del signor 
Saint-Martin il non aver distinte le iuterpolazioni apocrife dal 
genuino testo , e sulle imperfezioni di quelle aver condannato 
senza remissione il testo intero , talmente che nominandolo vi 
aggiugne sempre 1' ingiuriosa espressione attribue a Moise de 
Kohrcn. Non dubitiamo che 1' A. ritrattera il suo giudlzio con- 
trario a quella geogx-afia , quando la vedra purgata dalle inter- 
polazioni ed aggiunte sopra 1' autorita di tre duersi anlichi co- 
dici piu fedeli, che il nostro Dottore Zohrab sta jireparando 
per dare alia luce colla storia armena di Mois^ Korenese , pur- 
gata ancli' essa dagli stessi errori, de' quali lo stesso sig. Saint- 
Martin dice nella pag. 3 14 torn. II. Il est ineine probable que c'est 
la lecon qui etoit dans le texte oripinal, car M. Zohrab savant 
armenien de Venise fa retrouvee dans plusieurs manuscrits de 
cet ouvrage. Quindi h superfluo esaniinare le imperfezioni di 
quest' opera , sulle quali senza dubbio si c tanto afFaticata la 
diligenza dell' autore. 

La terza opera di questo 2.° volume e una geografia fatta da 
uu certo Vardano , il cui tempo e dubbio , ma che puo supporsi? 



I' ARTE STRA.NIERA, II9 

s,enza terua di eriore , die sia del secolo XIV. In quests 
opera uiiste ad utili cognizioni suirAmienia sono ancora nojose 
favole , sulle quali noi non perdereni tempo , come di fatti e sa- 
viamente non ne ha perduto il sig Saint-Martin. Una cosa sola 
osserveremo , cioe che nell' annotazioue 84 un luogo in Aiinenia 
chianiato Medzop, posto in Wasburagania, provincia dell' Armenia, 
fu dal nostro A. etimologieamente ti'adotto per le Grand Jop , 
nientre secondo il vero senso dovea tradursi il grande abisso ; 
perche in armeno Op significa abisso , e il convento fondato 
in quel luogo, die in altri libri si chiama ^rsisciavanh esseado 
nella provincia di Argiesc , dal Vardano si chiama Medzopa- 
wank , die significa ConverUo presso il grande ahisso , e non 
gia di Giobbe , come erroneamente congettura 1' autore. 

II sig. Saint-Martin termina la sua opera con due monument! 
inediti; uuo h Y Editto di i(/i/jr-iVerJeA, ministro di Isdigerdo re 
di Persia, e diretto ai Satrapi d' Armenia. E questo cavato dal- 
r opera di Eliseo istorico del V. secolo. In quell' editto si tratta 
di Zoroastre, con alcune particolarita peregrine ed ignorate finora 
dagli Europei. II secondo consiste in una lettera dei Principi 
anneni diretta a Clemente XI per ottenere da lui ajuto contr* 
i Turchi ; e questa il nostro A. la cavo dai pontificj archivj , 
mentre rimanevano a Parigi cola trasportati da Roma. 

Ci voleva un estratto molto piii esteso jDer render conto 
come si doveva di un' opera cosi interessante e piena di tanta 
ei'udizione come questa del sig. Saint-Martin. Noi speriamo pero 
che questo breve cenno bastera a far conoscere a un tempo il 
merito di essa e l' imparzlalita de' nostri giudizj , ed invoglieri 
gli Europei a trascurar meno una parte della filologia , dalla 
quale il sig. Saint-Martin ha saputo trarre cognizioni cosi utili alia 
storia generale ed alia geogratia. 

11 medesimo autore si e segnalato dopo quest' opera con un 
nuovo sagglo del suo sapere , pubblicando les Nouvelles Recher- 
chcs sur I'epoque de la more d'' Alexandre , et sur la Chronologie 
des Ptolemies , colle quali prelude a un nuovo Sistema di Cro- 
nologia Universale che sta preparando e della quale la repub- 
blica letteraria sta in grande aspettazione. L' autore ha ricevuta 
testr una prova della stiina dovuta a' suoi talenti coll' easere 
accoito nieinbro del Pv. Igtituto di Fraacia, 



I20 APPENDICE 



PARTE IL 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIANE. 



OPERE PERIODIGHE. 



STATI PONTIFICJ. 
Giornale Arcadico dl Roma.^ iorno Fill {anno 1820). 

Scienze. 

Tonelli, sull'uso del rhus rarhr-ans (art. 2 ed ultimo). — Iilauri , 
romanar. plantar, centuria XIII. — Ricerche geometriche ed idro- 
metriche fatte nella scuola degl' ingec;neri ponriiVj. — - Tomma- 
sini , suir iafiaiumazioue e febbre continua. — Thomson , sul 
determmare il peso specifico dei gas. — Pelletier e Caventou, 
esame chiniico d' alcuui vegetabili della famiglia delle colchi- 
cee , ecc. — Nuove osservazioni sulla temjieratura delF interno 
del globo. — Tambroni , capre a pelo di Kascliemire. — • Pal- 
loni , niorbo petecchiale , contagi, ecc. ( ai't. I ). ■ — De Sanctis, 
del ravvivar le pei-sone ecc. — De-Rossi , feto umauo mostruoso. 

— Oersted , elettricita suU' ago magnetico. — Morlcliini , gas 
infiammabile del Tevere. — Palletta, e.vercitationes ])atholog'cae 
( art. I. ). — Toneili , aunotazioni alia storia del feto uniano 
mostruoso ecc. ( art. i. ). -^ Schweigger , prospetto d' un nie- 
todo naturale di botanica. 

Leiteratura. 

Blondi , illustrazione d' un verso di T. Tasso. — Ara antica 
'd'Ainburgo ( articolo 2 ed ultimo). — Betti , intorno una 
sua iscnzione )"iel card. Litta. — Cai-dinali , d' una antica lapida 
■veliterna. — « Grisnioodi, jjoesie. — Mai, nuove notizie del co- 
dice Vaticano pal. XXIV. — Betti , osservazioui sulla fionta 
d' Arniannino. — Card. Litta, tradiizione inedita dell' Iliade. 

— Gagliuffi , Pliilothea pronuba. — ■ Mecenate , niiova edizione 
dl Messala Corvino. — Mauzi , conquista di Mesoico. — Mor- 
celli , iscrizioni inedite. — JMai, fraranienti di Seneca nel co- 
dice vat. pal. XXIV. — Uggeri , architettura del leuipio di 



PARTE ITALIANA. 121 

Roma. — Zurla , di M. Polo e d' altri Veneziani. — Nardi , 
d' alcune iscrizioni riminesi. — Brondsted , iscrizione gi-eca in 
un antico elino , ecc. — Lanci , degli Omireni (art. I.). — . 
Biondi, notizie del cod. vat. ottoboniano 222g. 

Belle arti. 

Inghirami , monumenti etruschi. — • Pittura. Pellegiim Do- 
menico , Bombelli Filippo , Agricola Filippo. — Pittura di paesi- 
Bassi Gio. Battista. — Pittura di prospettiva. Roberti. — Scul- 
tura. Visconti , sculture del Partenone (art. I.). 



Effemeridi Letterarie di Roma^ fascicolo i° ( otto- 
bre 1820 j. 

Si'gli Scaiuilli impai-i di Vltruvio : annotazione originale del 
march. Haus. — L' Inferno di Dante tradotto in versi latini dal 
prof. Carellacci. — Dei Foro Romano, della Via Sacra, del- 
r Anfiteatro Flavio ecc. Opera del sig. A. Nibby ( Estratto ). — 
Le palais de Scaurus , ou description d'une maison Romaine 
( Art. T. ), — DelTamor Patrio di Daute , ecc. Apologia del 
conte Perticari ( Annotazione I. p. I.). — Mirabilia Roniae. 
Anonimi mss. con tllusrrazioni e note ( Parte prima ). — De' Con— 
tagi spontanei ecc. O^iera del dott. Puccinotti ( Annotazione 
prima ). — Correzione di un luogo di Ammiano Marceilino. — 
Romanarum Plantarum Ceuturia XIII. ab Ernesto Mauri. — Di 
un bassorilievo rappresentante il tempio di Roma e Venere , 
con tavola in rame. — Gesii Crocifisso : scukura del Teneraai. 

Vnrieta. 

Iscrizioni greche ined. — Iscriz. lat. Idem. — Opere nuove 

del cav. Assalmi. — Ode del C Paradisi. — Iscrizioni del Can- 

cellieri. — Inno di Thomson trad, dal Brovelli. — Riflessioni 

morali. — Epitaphium C. Fo,xi:. — Scoperte di mousignor JMai. 

Idem, fascicolo 2.° 

Lettera deU'avv. Carlo Fea sopra i versi tribuiti ad Augusto 
intorno I'Eneide; co 1 supplementi e variauti da Codici niss. — 
De' nuovi istromenti ostetrici di Assalini. — Lettera del conte 
can. Battaglini con tre inedite del Castiglione. — • Mirabilia Ro- 
xnae , ecc. con illustrazioni ( Parte seconda ). — De' contagl 
spontanei ecc. ( Annorazidne seconda ed idtiaia). — Philothea 
pronuba Edyllium F. Gagliuffi. — Item traduzionc di A. de Mor- 
t£ira. — Item Cauti due di Teresa Bandettini per le regie noz- 
ze, ecc. — Niebuhrii ad censm^ain edit, fragnientor. Ciceronianor. 
observationes. — Iliustrazione di im bassorilievo Vaticano — Po- 
mona ital. ossia trattato degli alberi fruttiferi di G. Gallesio. •— 



122 A P V E N D I C E 

.Perticari: Apolegia ecc. ( Fine della prima annotazione ). — Dello 
staro attuale di Tebe ecc. Lettera a S. E. il sig. cav. Italinsky 
Miaistro Plenipotenziano ecc. ( Sara coatinuata. ) 
Varieta. 
Delia Lupa di bronzo di Campidoglio. — Fea, lacrizioae Sol- 
citana illustrata da L. Baylle. — Compeiidio della Rettorica. — 
Niebuhrii inscript. gi-ecae emendatio. — Dell' uso del Cloro nei 
coatagi. — Sonetto del Canzoniere del Roniagaolo. — Schedo- 
ni : Orazioni di Tulho trad. — Guida di Bologna. — Annunzj. 

Idem , fascicolo 3."^ 

Esame di alcune leggi proposte dal Barbacovi , del sig. Sal- 
\arore Brovelli. — Lettera al cli. sig. conte Battaglini con una 
canzone inedita ed autografa del Benibo. — Le palais de Scau- 
rus ecc. par Mazois ( Estratto ) Art. ult. — Sull'uso interne della 
pietra infernale , Memoria del Sementini ( Estratto ). — Versi 
del cav. Dionigi Strocclii (Annotazione). — •Dello stato attuale 
di Tebe : lettera a S. E. il cav. Italinski ecc. ( Continuazione e 
fine. ). — ^aggio dell' instituto Clinico Romano di Medicina 
esterua di Giuseppe Sisco ( Estratto ). — Carrae di M. A. Fla- 
minio recato in verso italiano dal Missirini. — Descrizione ra— 
gionata della Basilica di Assisi , ecc. dell' avvocato Carlo Fea 
{ Leggeuda del Corpo di S. Francesco ). — ■ Del Calcidico e 
della Cripta d'Eumachia scoperto in Ponipei : opera del sig. 
Bechi- ( Estratto ). — Sant' Orso, pittura del cav. Caniuccini. — . 
Wirabilia Romae con annotazioni ecc. ( .Continuazione e fine ). 
Varieta 

Fea : Notizia archeologica. — Tansillo : Capitolo in lode del 
tingere i capelli. — Nlebuhrii Adn.Ttato. — Lettera del ch. Can- 
cellieri con tre d' illustri persooaggi. — Sonetto sacro del Missi- 
rini. — Antichita Roniane nella Germania ecc. 



BIB L 10 GRAFIA. 



REGNO LOMBARDO-VENETO. 

Elementi di poesia ail uso delle sciiole , compdati da 
Giovanni Qherardini Milano , 1820, da Paolo 
Emilio Giusti, uii volume in 12.° di pag. 466, 
prezzo lire 3. 5o. 

Ci limitiamo per era a dare di quest' opera pregevolissinia il 
solo indice dellc materie , riservandoci a stenderue in seguito 
UB estratto di proposito. 



PARTE ITALIANA. 123 

Pakte prima. 
Delia poesia in generale. 
Cap. I. DelTorieine della poesia; 2. Definizione della poesia, 
del genio , del gusto e dell' estro ; 3. Del diletto ; 4. Dell' inii- 
tazione; 5. Della parola , dizione, stile, figure retroriche ; 6. 
Della mitologia; 7. Del verso; 8. Leggi geuerali della poesia; 
9. Poesia classica; 10. Poesia romantica; 11. Conseguenze de- 
dotte dalla divisione della poesia in classica e romantica; 12. 
Conclusione. 

Parte II. 

Della poesia in particolare. 

Cap. I. Delia poesia lirica in fienerale; 2. Dell' ode; 3. Del- 

r ode anacreontica; 4. Del ditirambo ; 5. Del brindisi ; 6. Del- 

I'elegia; 7. DelP idillio e deU'egloga; 8. Del' madrigale ; 9. 

Deir epigramnia ; 10. DelP iscrizione e dell' epitafio : n. Del 

fionetto ; 12. Degli endecasillabi catulliani , Vlell' ottava rima , 

^della sesta rima, della quarta riina, della terza riiua e del 

verso sciolto. 

Della poesia narrativa. 
Cap. I. Deir epopeja. Art. i. Dell' azione epica. § i. Del- 
r unita e integrita della favola; 2. Delia continuita della favola; 

3. Degh episodi; 4. Della grandezza dell' azione ; 5. Del vcvisi- 
mile ; 6. Del maraviglioso ; 7. Dell' interesse dell' azione ; 8. 
De' nodi e degli scioglimenti ; 9. Della mole della favola. 
u4rt. 2. Degli attori e de' loro cogtumi. § i. Della convenieuza 
del costume ; 2. Della somiglianza del costume ; 3. Dell' ugua- 
glianza del costume; 4. Della varieta de' costumi ; 5. Del costume 
deir eroe phncipale. Art. 3. Della narraziorie. Art. 4. Dello 
stile. Cap. 2. Del poema romanzesco ; 3. Del poema di Dante; 

4. Dell' epopeja eroicomica; 5. Delia nevelle; 6. DelP apolog©. 

Della poesia drammatica. 
Cap. 1. Della poesia drammatica in generale; 2. Delia tra- 
gedia. Art. i. Delia favola. § i. Delle unita; 2. Degli episodj; 
S.Del verisimile; 4. Del maraviglioso; 5. 'DcW interessante ;. 
6. Delia divisione della favola. Apt. 2. De' personaggi e dei 
loro costumi ; 3. Dello stile e del verso. Cap. 3. Della tragedia 
urbana. Cap. 4. Delia commedia. Art. i. Del soggetto; 2. Dei 
ridicolo. § I. Del ridicolo considerate nelle parole e sentenze ; 
2. Del ridicolo considerato nelle cose ; 3. Del ridicolo conside- 
rato nel costume. Art. 3. Delia costituzione della favola. g I. 
Delle unita; 2. Del protagonista; 3- Desli episodi; 4. Delnodo; 

5. Dello scioglimento. Art. 4. Dello stile. Cap. 5. Delia farsa ; 

6. Del dramnia; 7. Del dramma spettacoloso ; 8. Della tragj- 
commedia; 9. Del melodramma o dell' opera in musica. Art. i. 
Del seggetto; 2. De' caratteri; 3. Dello scioj^limento della fa- 
vola; 4. Del recitative, dell'aria, de' pezzi concertati e del 
coro; 5. Dello stile; 6. Delia pnnizione della favola. 



124 APPENDIGE 

Delia poesia didascalica. 
Cap. I. Delia poesia didascalica in generale. .-^bt". 1. Divisions 
de' poeuii didascalici ; 2. Tessitura de' poenii didascalici; 3. Dello 
stile; 4. Delle descnzioni. Cap. 3. Delia jioesia didascalica in 
pai-ticolare ; 3. Delia satira; 4. De' coniponinienti giocosi o ber- 
ueschi ; 5. Dell' epistola. 



Storia delict Spagna anticn e moderna del cavaliere 
Luigi Bossi^ con carte geografiche e tavole in- 
cise in j-ame. — MilnnOy 1821, dalla tipografia dl 
commercio , vol. i, in 12°, di pag. xxr/ e 339. 

« Divisa e tutta I'opera, dice I'autore, in otto libri, de' quali 
ciascuno fornierk la materia ragionevole di un volume. Csascua 
libro coniprende diversi capitoli , e questi distinti in altrettanti 
paragrafi dei quali uu sonimario trovasi in fronte a ciascun. 
capitolo. 

« In otto grandi epoche e parimente divisa tutta la Storia 
della Spagna. La prima dai tempi piii remoti , cioe dai favolosi 
o eroici si stende fino all' ingresso dei Romaui nella Spagna ; 
la seconda dalT invasione fatta dai Romani nella penisola lino 
alia caduta della rouiaiia repubblica; la terza dallo stabllimento 
■dell'impero sotto Augusto sino alia caduta dell' impero medesimo 
ed air invasione de' Goti ; la quarta dai priucipio sino alia fine 
del regno de' Goti medesimi; la quinta dall' invasione dei Mori 
fino air espulsione loro dalla Spagna; la sesta dall' espulsione 
dei Mori fino alio stabilimenco dei regni cristiani ed alia loro 
riunione sotto un solo uumarca ; la settima da quella riunione 
lino all' abdicazione di Carlo V , periodo luuiiuoso , conipren- 
dente la scoperta dell' America ed 11 risorgimeuto delle scienze 
e delle lettei'e in Europa; 1' ottava finalmente da quell' epoca 
sino ai tempi presenti 

3> Da questa divisione di epoche risulta quella dei libri e 
dei volumi respettivi nei quali tutta I'opera e ripartita. Ognuno 
vede che oscure essendo le origini di questa, come di tutte le 
altre nazioni del mondo , il priiuo volume non poteva essere 
composto se non delle ricerclie suUe meuiorie piii anticlie della 
nazione spagnuola, le quali ortenere non si potevano senza I'esame 
delle origini e delle tradizioni di alcuni popoli asiatici ed afri- 
cani , delle antiche eniigrazioni e dei costumi dei Ceiti , e dei 
pochi ed incerti monuraenti storici che di quell' el^ ci rimangono. 
Nei susseguenti volumi piii chiara diventa la serie successiva degli 
avvenimenti , piii ordinraa la narrazione dei fatti , meno ingombra 
di discussioni critiche la storia; e questo in rag'one della niag- 
gior copia delle memorie scritte, dei n)onuinenti storici genuini, 
dei fonti in somma dai quali ricavare si possono i lumi neces— 
»arj per la compilazione della Storia naedesima. » 



PARTE ITALIANA. 125 

Questo volume compreude la prima epoca alia quale I'autore 
premette la descrizioae geografica e fisica della Spagna, dando 
ragione delle origiiiL e delle antichlta e de' piii reaiod morm- 
menti di quella nazione. Seguendo T autore lo stesso mecodo 
da lui usato nella sua Storia d' Italia, egli iinisce al volume di- 
verse tavoie contenenti o le medaglie o le iscrizioni o i monu- 
menti appu ito clie servono ad illustrare la Storia medesima. 
Quattro sono le tavoie unite al volume che anuuuciamo , oltre 
la carta geograGca deila Spagna. 



Lettere c vcrsi di T yrquato T'lsso che si pubblicano 
la primd voha per le nozze di Carlo Kramer e 
Teresa Berra. — Milano ^ 182 1, presso Gtovanni 
Bernardoni , in 8.*" di pag. 48. 

II sig. Giuseppe Bermrdoni , che ci fu altra volta cortese di 
due lertere inedite del Tasso (l) e che ne possede moltissime 
manoscritte , da lui arquistate dope la morte dell' ilKistre abate 
Serassi , ha voluto celebrare le nozze del suo amico pubblt- 
cando questo libretto , il quale per verita contiene alcune cose 
degne non dtreui solaiuente della penna deiraltissimo autore, 
ma che ricordano anche qua e la alcune circostauze della sua 
vita atte a spargere nuova luce sulla sui biografij. Gli amatorl 
della classica letterafflra, gli ammiratori del sonuiio poeta sa- 
pranno buon grado al sig. Cernardoai di questo dono. La 
scelta n' e anclie giudiziosa e vaiiata. I versi consistono in una 
canzone , due sonetti e otto madrigali. Vogliamo a quest' oc- 
casione notare che nou coniprendiamo come nella raccolta dei 
Classici itahani fatta a Milano non siasi dato un volume di prose 
di Torquato , comprendeudovi molte sue lettere faiuigliari , e 
sopra tutto i suoi dialoghi. Soiio pochi, a nostro debole avviso, 
gli scrittori in prosa piu chiari , piu auimati , piu scevri di af- 
fettazione e di pedanteria , e che possano essere dati piii del 
Tasso come modelli di dislnvoltura e buon garbo di scrlvere. 



Vita di Ovidio Nasone del cav. Carlo Rosmini , ro- 
veretano , in questa novella edizione dccresciuta 
d'' una appendice e due tavoie in rame. — MiLaio , 
182 1 ^presso Giuseppe Pogliani, stampatore-librujo, 

Non ci arresteremo sulla vita di Ovidio ( essendo questa ima 
ristampa), ma noteremo bensi che a questa nuova edizione si 
h aggiunta un appendice contenente una lettera dell' abate Luigi 
Polidori con due tavoie in rame. In essa lettera si espongono 

(I) Vedi jBibl. Ital. t. 19.°, pag. 3oi e 430. 



126 ArPENDICE 

alcune osservarioni , iiellt; quali s' insinua che tenprr si possa 
per un Onidio V imma.pne I'appresentata in una di quelle tavole , 
tratta dal sepolcro dei Nasoni. Bella ceitamente e 1' idea di 
corredaie di un' inunagine del Sulmonese un libro die ne 
contiene le avventure ; ma era difiicile giuatificave pienaniente', 
anohe contra 1' opinione del celebre Visconti , il sentimento di 
coloro die in una pittura del sepolcro scoperto nel 1674 nella 
•via Flamiiiia venerarono Tinfclice cantore delF arte di amare. Agli 
nrgomenti addotti dal Visconti che in quella pittura vede ua 
eliso anziche un poeta ed una musa, e che la fcimiglia Nasonia 
diversa riconosce affatto dalla Ovidia , die quella era del Sul- 
monese ; si potrebbe aggiugnere , die difficilmente di Ovidio 
Nasorie , niorto nel Ponto , trovato si s.irebbe da Nasonio Am- 
brosia un' iaimagine ehe vecchio lo rappresentasse , come in 
questa pittura apparisce, sebbene ritratti del medesimo si tro- 
vassero forse in Roma , come dallo scrittore deila lettera viene 
opportunamente osservato nella pag. 353. Plausibili sono pero 
le ragioni dal PoUdorl addotte per attribuire piuttosto ad Ovi- 
dio che ad altri quell' immagiiie , ed anche questa critica discus- 
sione serve a )endere piii commenda}>ile la nuova edizioue mi- 
lanese di quell' opera. 



Raccolta dl antichltd greche e romane ad uso degU 
arti'iti dispgnate ed incise da Gtovanni Bignoli , 
fascLcolo I. — Milano 1821, dalla tipografia De- 
stefanis, in 4.° 

Non e solamente nelle lettere , ma nelle arti ancora che de- 
vesi intendere il precetto di Orazio. 

Vox exempjaria groeca 
Nocturna ve.rsate manu, versate dlurna. 

II sig. Bignoli , insigne ornatista di questa citta , del quale 
femmo menzione ua' altra volta nel tonio IX, pag. xxxix dell» 
nostra Biblioteca, parlando delle belle arti e de' migliori artisti 
di Milano , iia sentito i vantaggi che 1' ornato puo ritrarre dal- 
I'antichita, ed ha voluto porgere questo ajuto a coloro che 
esercitaao questa bell' arte , e che uon sono a portata di co— 
piare e studiare gli originali. Con questa raccolta ei va prepa- 
rando una serie di bei capitali applicabili in ogai inaniera di 
situazioni , e tolti tutti da monumenti classici e di un gusto squi- 
sito. Essa verra divisa in taute classi diverse. In una vi saranno 
1 vasi , neir altra i candelabri , nelT altra i fregi , neU' altra i 
busti , neir altra le statue, nelP altra i bassorilicvi ecc. Noi 
abbiam sotto gli occlji il -priuio fascicolo, e lo troviamo eccel- 
Jente sotto 1' aspetio tanto della srelta , come dell' incisione e 
del disegno. In un avviso posto ntW ultima pagina della coperta 
il sig. Bignoli fa sapere che pubbhcbera in prima la fascicoli 



PARTE ITALIANAi. 12J 

di soggetti gveci e romaiii , ciascuao de' quali racchiudera 6 ta- 
vole , ed in fine delT ultimo troverassi un repertorio coll' indi- 
cazione del luogo ove furono copiati i soggetti medesiuii. L' ac- 
coglienza die fai'a il publdico a questo suo priiuo lavoro lo 
detei'ininera in seguito a pubblicare 13 alti'i fascicoli di cose 
egizie ed etrusche , e poscia altrettanti di oggetti del cinque- 
ceuto e de' piu modevui promiscuamente ancora. 

Le incisioni sono tutte a cootorni e tirate in carta vclina. 
Le associazioni si ricevono dall' autore abitaate a S. Marcellino , 
corsia del Broletto , n.° 1 864, e daila ditta Pietro e Giuseppe Val- 
lardi in S. Mai-£,herita. 



Fite di dicia^sette confessori dl Crista del Padre 
Gio. Pietro Maffei della compngnia di Qesu. 
Tomo I. in 12. — ■ Blilano , i8i.i , dalla tipo- 
grafia Maniui e Rivolta. 

Questa listampa e fatta suU' ed zione di Bergamo del 1746 
di Giacouio Calisto , grosso volume in quarto , e sara divisa in 
quattro o piii volumetti iu 12.° La vita di Gio. Pietro Maffei 
scritta latlnamente da Pier Antouio Serassi e qui premessa or 
fatta italiaua dal sig. Giusejipe Montaiii. Le vite che si coaten- 
gono in questo volume sono quelle di San Malachia , vescovo 
d'lberiiia e di Sant' Antonio abate. Grediaino ottinio e lode vole 
divisamento il riprodurre colle stampe queste sacre operette 
scritte con una semplicita. e naturalezza che innamora , e facciam 
plauso agli editori che si rendono cosi bcnemeriti a un tempo 
della buoua lingua e della pieta. 



Petite Biblioteque franmise. — Milan ^ 1820 e 21 , 
in 12, chez Paul Cavalletti et camp, rue de 
Servi n° 525. 

Questa piccola raccolta k gia al IV.° volume e contiene le 
cose seguenti: Nel 1.° vol. SaInt-RCal de I'usage de I'histoire 
(dalla pag. 5. alia loi ). — Bentham. Droits et obligations a 
aitacher aux divers etats priv^s (dalla pag. lOl. alia pag. iSg ). — 
CoNTi, Lettre sur la question , si les femmes sonr aussi propres 
que les hommes au gouvernement , aux sciences et a la guerre 
( dalla pag. iSg alia 180 ). 

Vol. 2.* RuLlERE. De Paction de Topinion sur les gouverne- 
niens ( dalla pag. 3 alia 78 ). — Saint-Real. De Ia difficulte de 
s'avancer dans le uionde lors-meme qu'on a de I'esprit ( dalla 
pag. 75 alia Ii3). — Byron ( traduit de I'anglais ) Parisina , 
nouvelle historiquc dalla pag. Ji3 alia i39). Les lamentations 
duTasse ( dalla pag. 139 alia i5i ). Oscar d'Alva ( dalla pag. l5i 
alia 173). Les tenebres ( dalla pag. 173 alia 176 ). 



laS Al'I'ENDIGE 

Vol. 3.° De I'influence des passions sin- le bonheur drs ia- 

dividus et des nations par mad. de Stael, di pag. i8i. 

Vol. 4.° seguita lo stesso soggetto. 



Piccola Blhlioteca scelta italtana c straniera. — Mi- 
lano ^ 1820 e 21, presso Paolo Cavallctti e comp, 
Sulla corsia'dei Servi n° 525. Vol. i.° e 2.°, in 12.° 

Noil bisogna confondere questa raccolta coUa precedente , n^ 
bisogna credere clie questa sia una traduzione della prima , 
come il ticolo potreljbe per avventura firlo sospettare. Sono 
tLitte cose origiuali iialiane che in questa si contengoiio. Questi 
due voUimi contengono diversi saggi ed opuscoli dell'Algarotti , 
con due lavori del C. Galeani Napione , cioe la lettera al sig. 
abate Valperga di Caluso suUe traduzioni , e la traduzione della 
vita di Agricola di C. Tacito. 

Finora vediamo dunque che fu ottima la scelta dell' editore , 
e noi auguriamo bene del successo della sua raccolta sCampata 
con buoni caratteri e nitida carta e gentile formato. 



Discorso funebre islorico recitnto nelle solennl eseqaie 
dell' immortale Stefano Antonio Morcelli, prc- 
vosto di Chiari^ did reverendo signore D. Paolo 
Bedoschi , canonlco curato , il giorno 7 gennajo 
J 82 1 . — Elogio funebre del mcdesimo , drtto dal 
P. Pacifico Dean I il giorno 8 gennajo 1821. — 
Orazione funebre dello stesso , letta il giorno 9 
gennajo 1821 , dal reverendo sig. Alberto France- 
cesco Bazzoni . proposto V. F. di Gambara. — 
Chiari^ 1821, in 4."', di pag. 66, per Gactano 
Antonio Teliaroli. In Milano si vende da Fusi , 
Stella e comp. al prezzo di lire 2. 5o. 

Ben glusto era che ampie lodi si tributassero al rlstoratore 
dell' arte lapidaria, ad uiio dei piu celebri letterati die 1' Ita- 
lia vantasse nel secolo corrente. Quecri elogi pero recitati ia 
mezzo ai riti funebri della Cliiesa, servono per la maggtor parte 
a dare piuttosto iin' alta idea delle di lui virtu cristiane , che 
non a rendere conto della subliniita del di lui ingegno , dei 
grandi progressi da ess) fatti uelle scieoze e nelle lettere , della 
vastissima di lui erudizntne , e dei preziosi di lui lavori iilolo- 
gici. Non e quindi niar.iviglia se nel primo di quegli elogi si 
parla anche di uiiracoll , e al beneniento Morcelli si presagi' 
scoDO gli onori della cristiana apoteosi. 



r^RTE ITA.LlA:y\. I2n 

I) secondo elogio , sebbene scritto con uno stile piii nobile 
e piu elevato , e fondato tuttavia sui uiedesimi principj , e serve 
a provare clie T illustre Morcelli oiioro la religione di cui era 
ministro , facendole della scienza sua un cordiale ossequio. £gli 
h per tal niodo , che 1' oratore si e fatto strada a parlare anche 
della sua dottrina , ed a liberare la religione dalla calunuia , 
die inimica tia essa dellt societa. 

L'orazione del Bazzoni , scritra pure con gusto di letteratura 
c di erudizione , e diretta a luostrai-e nel Morcelli un uomo 
unico di sapere e di virtn , maestro al Ictterato di studj che 
conducono all' ininiortalita, al savio tli vita intemerata e digui- 
tosa , al pastore di anime di zelo nel difficile governo di greg- 
gie. Meglio in questa orazione , che negli altri elogi funebri, 
sono additati i lavori e i meriti letrerarj del Morcelli, c si rende 
altresi ragione della predilezioae da quel grand" uoiuo mog'rata 
per la latina anziche per 1 italiaoa letteratura , della smgolare 
saviezza in esso prodotta dalla sapieaza con lungo studio ac- 
quistata , della cura grandissima dd esso po«ta ueila economia 
del tempo, e della uiaravigliosa facilica colla quale alia du-e- 
zione delle coscienze ed alia conversazione coi poveri contadini 
passava T antiquano dottissiuio , il principe de' moclerni latinisti, 
U padre della epij;ratia , ruomo teologo , istorico, poeta , oratore. 

Lode deesi cercaniente ai fabbricieri della prepositurale di 
Chiari , i quali la gratitudine loro al defuuto pastore attegiar jiio 
colla riunione di questi fu^^bri elogi , nello stesso coaiuoe uon 
inelegantemente stampati. 



Le opere di BuffoN nuovamente ordinate ed arric- 
chite della sua vita e di tin raggnagUo dei progressi 
della storia iiuturale dal mvccl in poi dal coute 
di Lacepede. Prima edizione italiana adorna di 
nuove e diligenti incisioni. — Venezia , 1^20, al 
negozio de' libri alt Apollo^ in 8." 

Al^biamo gia parlato altrove vantaggiosaiuente di quest' ins- 
presa libraria utilissima, ed abbiamo annumMato il i.° 2.° e 3.* 
vol. Ci resta ora a parlare del 4.° clie seguita 1' introduziunc 
alia storia de' minerali , contenendo la memoria IX e X della 
parte sperinientale e le due memorie che compongono la parts 
ipoteuca. Si contengono poi anche in questo volume le epoche 
I.* 2.* e 3." della natura, dope le quali avvi una carta geogra- 
fica e la sua spiegazione. Questo vol. e di 553 pagine. 11 5.* 
che vien dopo e di 421 pag. e contiene la storia naturale de' lui- 
nerali. Dello stesso argomento tratta il 6." cuuiposto di pag. 418; 
dopo del quale, j er variar forse la materia e rendere quest' ojera 
piu piacevole agli associaci, T editore }>a creduto di saltare colls 

Bibl. ItaL T. XXll. 9 



I OO A P P E N D 1 C E 

jua pubblicarionc al vol. ia.'"° clie tratta degli an!mali dome- 
stiri e degli aniiiiAli selvatici , cd al iS." die paria degli aiii- 
mali carnivori , degli awimali dell' antico coatinenie , di quelli 
del nuovo nioudo e di quelli conuuii ai due coatinenti. Questi 
due volunii sono accompagnati da due conispondeaci distnbuzioni 
di rami contenenti la ligura degli animali de' quah si parla nel- 
r opera, e che portano un frontispizLo propno a coinodo di 
quegli associari che prefeiissero di avere legate a parte ia un 
corpo diviso le tavole , anzicli^ riporle a loro luogo sotto la 
pagina conispondente , la quale e sempre citata outto il nome 
d' ogni animale rappresentaLO nella tavola iiiedesiuia. E fu ot- 
tiuio e ragionevole questo pensiero , ptrrlie ronteneudo una 
tavola diversi individui, riesce inooinodo averia legata nel vo- 
lume, dovendo il lettore ad ogni luoiiieut') rivoigere le pagine 
per ricorrere alia tigura , clie si puo divisa teuere piu co- 
jHodamente sempre iuiianzi agli occlu di clii legge V articolo. 
L' editore avverte che compiuta T edizioiie sara conforaiato un 
indice geaerale delle tavole da potersi legare alia fine di esse. 
Noi facciam plauso e coraggio all editore , il quale progredisce 
con tanta speditezza e puntualita senza diimnuire punto V ac- 
cui'atezza dell' e»ecuzione e dell' adenipimento de' suoi impegni. 



Delle eplzoozie o sia delle epidemic contagiose e 
non contagiose che inflidrono nrgli (inimali dome- 
stici, utili principalmrnte cdl agricrdtura ^ del venelo 
dominio in Italia. Opera di Trino Bottani. — 
Venezia ^ 18J9, nella tipografia Picotti , vol. 4. 
in 8/ 

Quesr' opera e divisa in dodici sezioni. Nella prima s' espon- 
gono alcune nozioni preliniinavi risguardanti i confini del ve- 
neto doaiinio in Italia , o sia in Terrafernia , non esclusa 1' Istria ; 
la divisioue delle sue provincie, e l' epoche nelle quali furono 
ad psso soggette ; i suoi j^ascoli , i foraggi , la sua popolazione, 
non che alcune indicazioni sratistiche sugli animali domestici , 
utili principalmrnte all' agricoltiira e ad altri bisogni della vita, 
tanto negli ultiuii anni della Veneta repubblica che in presente , 
con un confronto siil coiisumo dei bovini ai niacelli e per uso 
degli abitanti delle attuali otto provinrie , con quello che 
ai fareva sotto 1' ea:-Veneto governo. 1 risultamenti di fatto por- 
tano 1' autore alia nsoluzione di due problemi , cioe 

I. Se nellc venere provincie vi sia nuiuero sufTiciente di bo- 
vini per la naziouale agricoltura, comprendendovi i cavalli per 
questo uso ? 

II. Se sono sufBcienti pel giornaliero consnmo , senza ricor- 
rere agli esteri ? E nconosciutane 1' insufficienza , propone uno 



PA.RTE ITALIAN*. l3l 

deJ mezzi prindpall onde porvi un radicale ed opportuno ri- 
paro con alartate istituaioni. 

Nella seconda sez.one ha trovato spedi^'nte T autore d'inrratte- 
nersi a dire qualche cosa sul magisrraco .1. sanita di Veaez.a sulIa 
lua ist.tuz.one , sulle sue attribuz.oui , nforme e vicend^ sino 
ai giorn. nostri , come quello che d.ede ongine alia saooia le- 
gislazione sanitaria delle uostre proviacie. ""^ 

La terza tratra della scMola veferiuaria o sia del colleeJo 
zoo.atrico d. Padova ; dello stato della scienza verermaria net' 
dom.n.o vencto smo all' epoca m cu. fu istituita questa scuola: 
delle accadeni.e, fra le molte d'agricoltura d. esso dom.n.o 
Che sono state le prime a promoveie lo studio della veterinaria , 
e del benement. suoi promotori, delle operazioni prerararorie 
del veneto senato , e dell' epoca della fondazione di questo sta- 
bi. memo; del vamaggi cl,e ne denvarona ; ed in fine delle 
cause del suo decadimento e soppresslone. 

Nella quarta park della sci.ola veterinaria d, Milano ; della 
»ua iondazione; dei regolamenti e delle discipline; dei naz.o - 
nail nostn alunni istruiti in essa scuola , e quiudi sparsi nelle 
nosti-e provmcie ; e delle prowidenze convenienti pei progressi 
aella veterinaria nelle provincie medesime. 

La quinta versa suU' epizoozie in generale. 

Nella sesta, settioia ed ottava descrive 1' epizoozie, che tra- 
vagharono gli animali del veneto dominio in Italia, segnaadone 
1 epoche ed indicaudo le parziali opere d. medici e d. aim 

'dTeH '''T ' ^1?''°S^"'^« ' d-reti e gli altn regolamenti 
editi ed inedit, che formarono la veneta sanitaria leLlaz.one 
m questo uuportatite argomento dal i5i4 al 1797, coLe pure 
J posteriori siuo al presente. f ^ 

I decretie regolamenti emanati dal cessato regno d' Italia la 
occas.one d epizoozia si comprendono nella sez.one nona. 

Wella decma sonp riponate le istituzioni appositamente tra- 
dotte m hngua itahana, che si osservano nella monarchia au- 
•itnaca nei cast di epizoozie. 

L'undecimacontiene la bibliografia degli autori italiam e 
•tranieri che trattano d' epizoozie. 

zelTJ,TT ^''^^ ^<""^^^«-"^a epllogando alcune cose piu in- 
teressanti dei lion precedc.ui . conchiude col propone i mezzi 

ILrlV ^'''''T S'' "°""^'^ domestici dall' epizoozie od a 
troncavne i suoi funesti progressi. 

Quest' opera e plena di utilisdme ed interessanti notizie, e noi 
tr?on ----- fi- dallo scorso anno, e ci I'a.nen- 

tiamo con lagione che 1' mdilFereaM o tardauza de' librai ce 
Tabbia mandata a nostra nutiz.a si tardi. 



iSa AITENDICE 

P I E xll O N T E. 

C Cornelii T\citi Opera qiiaf ettaut omnia ex re-- 
censiofie Jcr. Joe. Oberlixi. Torn. III. — Angus tae 
Tauri'iornm. 1820, ex typis vuluce Pomba ecc. 

Con fiiacere ila noi si annunzia la cuntinuazionc di questa 
bel'.a iuipresa , rhe riesce egualmente cli onoie, e cli vautaggio 
'airifalia. Gia abbiamo acceunato come bene incainniinata losse 
questa raccolta , e alti-esi )iarlat(» dell' ed zujiie di Tacito , pru- 
dentemente intrapresa sul tesio einendato dal celebre Oberlino. 
Questo terzo volume contiene i cinque primi libri delle stoi-ie. 
L' edizione coutiaua conettamenie; le note sono scelte con molto 
giudizio , e bastauti sono alia piu facile intelligenza dei })a86i 
piu oscuri del resto Non aggiugneremo cosa alcana a quello 
die detto abbiamo alu'e volte del preg o della carta e de ca- 
rarteii di questa edizi.me; solo ci permettiamo di racconiandare 
agli editori diligeutissimi una maggiore cuia uell' uso del carat- 
tere rorsivo delle note , nel quale in questo volume ci e venuto 
fatto di o«servare alcune ineguaglianze , ed i carattcri medesiiui 
non semjire ben disposti su di una istessa linea orizzontale. Al- 
cune note portauo un astensco da pnncipio , e quesie sono 
le postume dell' Oberlino medesimo. 



DUCATO DI MODENA. 
Alciine annotazloni al dizionario drlla lingua italiana 
che si stampa in Bologna. — Modena ., 1820, per 
G. Vincenzi e Comp. Parte /, in 8," di peg. 80. 

La lettura di queste Annotazioni puo avere giustamcnte re- 
cato qualche riniordimento ai raffazzonatori del Dizionario bo- 
lognese , tanto piii ch'esse cadono sui primi fogli del lovo la- 
voro , sicche non puo dirsi di essi troppo arditamente clie chi 
ben comincia e alia meta dell' opera. Ma tale e jjur troppo I' uniana 
condizione , che parecchie volte un corridor valente si e veduto 
a' primi passi cadere , il quale cio non ostante , perchc appiinto 
valente con"idore , rialzatosi andu di tal modo alia lueta, che 
potfe riportare i secondi onori , se non gli venne conceduto 
d' avere i primi. E sara cosi de' conipilatori del nuovo Dizio- 
nario , se pill ponderatamente studieranno suUe cose che o tra- 
flcrivono, o correggono , od omniettono , od aggiungono ; e I'A, 
di queste annotazioni verra ad essere stato loro assai utile ove 
da quello ch' egli dimostra non meglio fatto da essi, trarranno 
norma per fare che scemisi a lui in processo materia di anno— 
tare. Sicuramente poi , se per essi vien tardi 1' ajuto , giugnera 
opportune per cUi torra a fare nuovo laffazzouamento , fossero 



VARTE ITALIANA. l33 

pur questi gli Accadeinici fiorentini , i quail e fama corsa gI2k 
per r universa , die stieao valorosamente operaado alia loro 
traiuoggia di e aotte per cogliere il plii bel fi,ore. 

Del resto, per cio che appartiene a questo Annotatore , erudi- 
zione filologica e in lui , zelo per la lingua , e criterio giusto per 
cio che riguarda al giudizio nelle cose pos'tive. Ma iu lui tras- 
pii-a una modestia rlie vorrebbesi volentieri trasfoi-inata in ar- 
diniento; ed un tuono di certa riverenza, che qualche volta 
avrebbesi tentazioue di pigliare per la coperta di un seatimento 
assai diverse Se codesti sono mezz: usati da lui per meglio 
giugnere al suo scopo , noi gli auguriamo sinceramente la riu« 
8cita ch'egli nierira ; e codesto contegno suo lene e civilissimo 
fara un bel contrapposto a quello , di clie certe ddicate per- 
sone diconsi ofFese ; nia che, se beu si considera, non era af- 
fatco improprio per chi voleva scuotere la moltitudine dormi- 
gliosa. Ben di due cose pregheremmo il valeate Annolatore. Una 
e , che volesse avvertire i Compilarori bolognesi , o chiunque 
altro voglia intiapreudere lavoro simile, qualmeate non sara 
niai buono quel dizionario , il quale non es;}onga chiaramentc 
il senso etiiuologico de'vocaboli, e spezialmente de' ineno usati 
dal comune degli scrittori : parte dalla Crusca troppo lasciata 
deserta , e il piu delle volte sbagliata. L' altra e che dimostri 
lore la necessita , se non di togiiere dal loro Dizionario i vo- 
caboli del dialetto fioienfino , giacche si sono anzi proposti di 
ritenerli tutti , alaieno di notare che tai vocaboli posti dalla 
Crusca, sono linreatiai , e non italiani , e taiito piu fondata-> 
niente , che que' coinpilatori dioouo di fare il Dizionario della 
lintrua italiana , non della lingua fiorentina. 

Vedra egli , in quanto alia prima nostra proposta , che da 
tale indicazione verra chiarezza; laddove dalla citazione di vec- 
chi testi , per lo piii iiubrogliati e rozzi , chi legge 6 confer- 
mato nella prima oscunta. V^edra poi in quanto alia seconda 
proposta nostra , che stolto e dire cogliersi il piii bel fiore della 
lingua , ponendo innanzi tanti vocaboli particolari alia plebe 
fiorentina , i quali , se sulla fede della Crusca voglionsi usare 
dai nostri scrittori , uon sono atti che a farli comparii'e barbari 
in mezzo alle piu colte persone italiane : non essendo vero , 
che tutto 8ia italiano quello che trovianio scritto ne' trecentisti. 
II che vogliain detto anche m quanto a certi modi, che sono puri 
arzigogoli ed idiutisnii. E diciaiu tutto questo perche veggianio 
lui uiedesimo assai poco considerato su questo punto : mentre 
altronde per altri rispetti pur seaibra capace di penetrare ael- 
r intimo della materia quanto occon-e per giungere sul sentiere 
che conduce alia vera dlosofia della lingua. 

L' idea delle annotazioni al nuovo Di,ziori.ario e bella , poichfr 
essenzialmerite conipreude non solo la parte positiva , alia quale 
finora il valente niodonese si k: liniitato; ma il di piii che puo 
t^occargi illuscraado , rettificaado , ampliando all' occatioae ciw 



i34 AvvT.'snic IE. 

die finora e euto detto dal Monti, dal Perticari , e da altri 
buoni o mediocri senuonatori in questo argoniento. Imj'Prcioc- 
chf- d^gli »'vrori particolari, de' quali ridonda il Vocabolario 
della Crus-ca , si e parlato omai abbastanza per averne la debita 
correzione : ma i-esta a sciogliersi il problema foadamentale , 
cVic couoiste nel sapere quale sia la parte veramente italiana 
della lingua in quel J^ocaio/ario consacrata ; clie di qiiesta sola 
c quesrione : i riinasugli sparsi negli scritti de' niigliori o per 
abito , o per imitazione o per bisogno , e forse aiiche per in- 
sufBclenza , noa dovendosi al piu comprender.; in un dizionario 
di lingr.a italiana , che per modo di eccezione e di awertenza, 
ed avendosi a curare die sia fatto il debito onore a' vocaboii , 
c a' modi cbe i cresciuti lumi , le sopraggiunte necessita e i 
progressi del sentire hanno suggeriti ai colti parlatori , e agli 
ingpgnosi scrittori. Queste considerazioni diniostraoo die i coni- 
pilatori del Dizionario boiognese non lianno afferrato il giusto 
pUBto nella lore inipresa ; e deJjbono essrre presenti a chiun- 
que presuma dare un Dizionario , die uietta fine agli scandal! , 
e provveda al bisogno. 



GRAN DUCATO DI TOSCANA. 

Raggiiaglio delle prime campagne del duca di Wei" 
liiigton in Portogallo e in Ispagna scritto da un 
ujffiziale del sua esercito e tradotto dalV inglese da 
M. Leon I. — Firenze^ j8?o, ppr Guglielino Piatti, 
un volume in S.° di pag, 176, con. rami. 

Non sappiamo se originale debba dirsi questo libro o piut- 
tosto una traduzione , sebbene port! in froute il nonie di tra- 
duzione, ed onore senza dubbio nc ridoudi all" illustre traduttore; 
certo e die finora non ci e riusciio di vedere neppure annun- 
ziata alcuna edizione di quest' ojjera in inglese, 

Nella prdazione del traduttore medesiaio si avverte die ora 
appunto 61 pUbblica questo commentario , sebbene relativo a 
fatti non troppo receuti , perche piu verace puo credersi dal 
lettore il racconto , cessate essendo le cause che potevano in- 
duiTC a scrivere con passione per una parte o per T altra ; che 
r A. medesinio e stato testiiiione oculare delia piii parte de' fatti 
navrati , non solaniente in canipo, nia spesso ancora ne' privati 
consigli. Si aggiugne che aveudo le campagne sostenuic dagl'In- 
glesi lid Portogallo contribuito a preparare i grandi avveni- 
uienti deir anno 1814, pntra questo ragguaglio riuscire vantag- 
gioso a chi si dara ua giorno a riutraociare le remote cagioni 
de' rivolgimeuti , che parvero sorprendenti a chi la mente uoq 
aveva assuefatta a ragioilave sulio spirito degli uoniini e 6ui ac- 
cessarj' efletti de' varj sittemi politic). 



PARTE IT\LTANA. l35 

II lettore giudichera sp conservando TA. la niaggiore fedelra 
nella sua navrazione, scritta , couie die' egli stesso , senzj pre- 
tensione al nierito d' autore , siasi realmeute staccato da quelle 
cause d'aiiiore o d'odio, che Tacito voleva da se lontane, e non 
abbia talvolta mostrato alcuaa jiredilezioue per il suo eioe, ed 
alcuna propensione ancora piii perdonabile a favore della sua 
nnzione. 

Le diverse azioai, le mosse , i combattimeuti sono descritti 
con semplicita egiialmente e con precisione , e la leltura loro 
non puo a nieno di non destare iateressaniento e piacere , tanto 
pin die ben ordinate veggonsi le narrazioni , e di ciascun fatto 
si acceanauo le couseguenze , il che uon sempre e stato dai 
moderni storici osservato. 

Alcune figure iHustrano le uarrazioni piii iniportanti di questo 
coiunientario ; sono queste relative alle batraglie di Viineira , 
di Talavera della Rejna, di Busaco e di Fuentes d' Honor. Si 
aggiiigne infine la carta d' una parte del Portogallo e della 
Spagua per 1' intelligenjia delle prime cani]iagae degli alleati 
sotto il duca di Weliington. 

Nella narrazione de' fatti militari di quel comandante veg- 
gonsi con piacere registrati a canto alle azioni ciie provano il 
senno ed il valore, alcuni tratti siugolari di dolcezza e di unia- 
nita. Ci piace di qui riportare quella pagina ( i33 ) dove si 
descrive la fuga de' cittadini di Colnibra sopra il ponte clie at- 
traversa il Mondego. Questa citazione servira a dare uu' idea 
del merito dell' originale e nel tempo stesso della traduzione , 
parendo a noi di scorgere in questo ti-atto inolta evidenza e 
verita di dipingere , e buona scelta di modi e di parole uel- 
r espresbione. 

«Nel 1." d' ottobre, all' apnressarsi de'nemici, lord Wellington 
lascio Coiiiibra. L' avevano nel giorno avanri generahnente ab- 
bandonata i cittadini di condizione piu ragguardevole. Ne riiiiase 
tu'ttavolta non piccol nimiero coUa speranza che si fosse poturo 
iiupedire ai Francesi d' insignorirsene. Ma verso le dieci della 
mattina del \.° si sparge d' improvviso un grido , che il nemico 
fosse vicino. II che fu presto esagerato a segno , da far credere 
ch' entrasse in citta ; e il resto degli abitaiui ne usci allora 
in folia , correndo e facendo schiamazzo. II poute , assai lungo 
e stretto , si trovo ingorgato tutto in una volta da uno stoniio 
di popolo che vi si aiomasso , e quegli sventurati fuggitivi tro- 
vando precluso 1' adito alio scacupo , si sragliar^m nel fiuuie , 
passandolo a guado. Per buona sorte il Montlegii, a motivo del- 
r arida stagione, si era nianteuuto basso. Ma in uiolri luoglii per 
dove tragittarono quegl' infelici , vi erano tre o quattro piedi 
d' acqua. In luezzo a quell' orrida scena , e ai climori de' uii- 
seri , ciie si trovavaa disgiunti dalle proprie faiiiit;,lie , e di 
coloro che abbandonavan le case, i beai e ogni mezzo di 
suBsisceaza , iguoraudo il come avrebber potuto viverc il giorn'- 

\ 



I 36 A P P E N D 1 t! t 

appvegso ; e di que' clic credevan di sentirsi aJdosso i Francesi 
con tutro il lor seguito d' atroclta iiiaudite , era I' orecchio 
anonr piii fieramente percosso dai disperati gridi che si facean 
*f ntir dalle carreri , dove i niiserabili pvigionieri , che vedean 
fuggire i compatriotti , peasavaii che gli abbandouassero in 
preda alia ferocia dell' inlmico. 

» I lai di ([ue' nieschini furori per fortuna uditi da lord We- 
lington , che invio il suo ajutante di cauipo , lord March , a 
liberarli da una simile angustia : e gli ultiiui abitanti di Coimbra 
scaiuparon cosi dai Fraii'^esi. 

» 1^ alieiia dallo acopo di questo^agguaglio la dcscrizione delle 
lacrinievnli scene del geuere testt' desrntte : ma ne nuiarra 
luno.iiuente iuinressa la naiembran/a nell' animo di chi ne fu 
testimone. Nulla pote cancellare il gran colpo fatto sui Porto- 
gliesi dalle iniananita de' nemici : e lo aspertarli inentre si ap- 
pressavano , parea cosa sproporzionara alle uniane lor posse. 
L' intiera popolazione si dileguava davanri a loro : e se alcuno 
de' uiiseri fuggiaschi veniva scoperto e incalzato da un tsoldato 
francese , si distarcava da tutto qoello a cui e afFezionato lo 
spirito umano , per ischivar cio ch' eoli stimava p^gg'O che morte ; 
Vale a dir V artiglio degl' implacabili invasori. Si potrebbono ri- 
ferire innumei'evoli esempi di queste uialaugurate vetita : ma 
sarebbe sprecato il tempo del lettore, e troppo ributtanti i rag- 
guagli decli orridi sccmpi de' Francesi. » 



Le Odi di Pindauo tradottp ed illustrate da Antonio 
Mezzanotte^ professore di letter e greche nelV uni- 
versitd di Perugid. Tomo 3.° e 4.° — • Pisa, 1820, 
presso JXiccolo Capurro co' caratteri di F. Didot^ 
in 8.° 

Noi abbiamo annunciato gia i due volumi precedenti , e per 
itbaglio abbiamo notato che V opera era compiuta. Ne manca- 
vano invece altri due, e son questi condotii colla stessa niti- 
dezza de' primi e collo stesso nietodo da noi gia c^mmendato. 
II vol. 3." comincia colT estratto della disaertazione agonistica 
del Corsini sui giuorhi nemei e contieae le undici odi neraee; 
cioe la I.* a Cromio Etneo ; la 2.* a Timodemo Ateniese , pancra- 
ziaste ; la 3-' ad Aristoclide d'Egina, pancraziaste; Li 4.' a Tiuia- 
earco d'Egina , lottatore ; la 5 " a Fitca , figlio di Lampone , 
pancraziaste; la 6.' ad Alcinide d'Egina, giovine lottatore; 
la v.' a Sogene d'Egina giovine vincitore --nel Pentatlo ; 1'8." a 
Dinia, figlio di Mega, corritore dello Stadio; la g.' a Cromio 
Etneo, vincitore col carro ; la I0.° a Ti<^o , figlio d' UUio , lot- 
tatore; 1' II.* ad Aristagora , figlio d' Arcesilao e Preside di Tene- 
do. Vengono poi le illostrazioni per le niedaglie delle odi nemee. 

II \ol. 4". conttene V estratto della dissertazione agonistiea deij 



PARTE 1TALTA.NA. I 3? 

Corsin'i sui giuochi Istmici ; 1' ode i.* ad Erodoto Tebano ; 
r ode 2.' a Seuocrate Gergentino ; 1' ode 3» a Melisso Tebano 
vincitore coi destrieri ; 1' ode 4.' alio stesto Melisso ; I'ode 5,' a 
Filaeide d' Egina vincitore nel Pancrazio ; l' ode 6.* a Filacide 
a Pitea e al materno loro zio Eutimene ; I'ode 7.* a Strepsiade 
Tebano vincitore nel Pancrazio; 1' ode 8.* a Cleandro d' Eginaj 
e chiudono il volume e l' opera le illustrazioni e le tavole delle 
medaglie delle odi istmiche. 



NOTIZIE LETTERARIE ED ANNUNZJ. 
Pomoiia in rilievo. 

Gli agronomi per professione o per diletto sanno ahbastanzo 
quale e quanta sia la diiTicolta di decerminare con precisione il 
nome o francese , o italiano , o vernacolo delle diverse specie e 
varieta di frutti , che abbelliacono i nostri giardini e rallegrano 
del loro sapore e delle variate lor forme le nostre mense. 

Sono molti anni che zelanti pi'ofesgori di botanica e di agra- 
ria si occupano di questo argomento con poco successo. II Ma- 
lioli , 1' Anguillara , il Micheli , T Aldrovandi ed ultiniamente ii 
Targioni Tozzettl , il Galesio , il Galiziuli , il Savj c varj altri 
in Italia; il Quintini , il Duhannel , il Rosier, ed ultimamente 
gli editori del uuovo Duhamel in Francia , la Societa d' Agri- 
floltura di Londra, la Pomona Londinensis , di Hooker, la Po- 
mona Herffordiensis, di Knight in Inghilterra, ecc. ecc. non hanno 
risparmiato studio e fatica e col mezzo delle descrizioni e collfc 
figure colorate dei frutti medesimi, onde portare qualche luce in 
queata materia tuttavia confusa ed incertissima. Ma le loro opere , 
oltrech^ non presentano 1' oggetto che in superacie e da ua 
lato solo e spesse volte esagerato ne' colori e nelle forme , non 
sono poi alia portata di tutti per T eccessivo loro prezzo , e 
difficilmente bastano a dare un' idea precisa dell' oggetto rap- 
presentato. 

Queste difficoltii haano suggerito alia ditta Pizzagalli e De Ga- 
spari un' impresa atta a vincere tutti gli ostacoh suesposti, e 
ad offrire ai dilettanti delle cose agrarie una Pomona in rilievo^ 
ossia una raccolta quasi completa di tutti i frutti coUe diverse 
loro varieta che si cono^cono nei piu celebrati "giardini d'Europa, 
e questi frutti imitati con tanta verita , che sara impossibile , 
senza toccarli , il coaoicer* 1' oggetto uaturale. da quello fatte 
coll' arte. 



1 38 API'ENDICE 

I saggl c}ie 11 sig. Pizzagalli ha dati in questa citta del suo 
talento in tal genere di lavoro sono cosi sorprendenti che non 
vi e bisogno di encomj per persuaderne chi ne fu testimoaio. 
Basti qui V ancennare solamente che aainiato da persone istruite 
nelle cose agvarie , e nella cognizione specialmeate dei frutti , 
egli intende di dai^e imitati al nacurale col mezzo della plastica 
o in cera ( come i frutti minori ), o in istucco coperto di cera 
( come i frutti maggiori ) , o sofiiati in vetro ( come le Uve , i 
Ribes, ecc. ) tutti i frutti che si potranno avere nei giardini dei 
particolari che abbondano in questa grande e doviziosa citta e 
ne' suoi coatorni ; di modo che la ditta Pizzagalii e De Gaspari 
puo con sicurezza promettere di dare nel corso di due anni una 
raccolta , nella quale potranno essere coniprese tuite le princi- 
pali varieta conosciute di frutti. 

II sig. Pizzagalii e chi si occupera di dirigere i suoi lavori 
sotto i rapporti scientlfici , prenderanno per novma delle variela 
il catalogo dei signori Martin, Burdin aine et comp- di Chambery , 
sicconie quello coutenente un numero d' individui che si pos- 
8ede anche fra noi e di cui potra il Pizzagalii disporre , me- 
diante la concorrenza di varj agronomi e dilettanti isti'uiii e 
possessori di peregrini tesoi-i in questa parte dilettevolissima 
deir agraria. 

II numero delle specie e delle varieta suddette montera a 
un dipresso al numero di 5oo fra Albicocche , Ciriege , Pesche , 
Pere , Mele , Susine , Mandorle , Azzaruole , Nespole , Sorbe , 
Fragole , Lamponi , Ribes, Fichi , Uve ed Agrumi. 

La ditta Pizzagalii e De Gaspari guarentisce non solo la Te- 
rita deir imitazione , nia eziandio V iaalterabilita e durata dei 
colori esposti anche all' aria e alia luce , e perlino ad un furte 
stropicciamento. 

Di quanta utilita possa riuscire questa raccolta , non sara diffi- 
cile agli amatori e agronomi di professione il comprenderlo Se 
vi e mezzo di potere stabilire delle idee e di potercela intendere 
finalmente coi nazionali e cogli stranieri in tanta coafusione di 
nomi , r unico e quello di offerire a un tempo stesso il medesiino 
irutto in mano di tante persone intelligenti che poss.ino consi- 
derarlo, riconoscerlo , battezzarlo coniemporaaeaniente. 

Una persona versata in questi studj e per la sua situazione 
gia in con'ispoadenza coi pin illuetri scieuziati d' Itdlia e di 



PARTE ITALIANA. 189 

fuori terra conto Jelle diverse opinioni e gludizj intorno alia no- 
menclatura e sinonimia dei frutti che di mauo in mano usciraiiao, 
e data in fine dell' anno un catalogo ragionato degl' individui 
componenti la delta raccolta. Intanto ognun frutto avra un segno 
di convenzione o un uumero aderente in modo sicuro o al pic- 
ciuolo del frutto medesimo o in quella parte di esso die possa 
meno alterare il carattere distintivo delle sue forme, il qiial au- 
mero corrispondera a que Ho del catalogo che si dara in fine. 

La ditta Pizzagalli e De Gaspari per iuti-apreudere cosi utile 
e dilettevole lavoro ha bisogno dell' ineoraggiamento del Pub- 
blico , e di assicurarsi preventivaniente di un cerco numero di 
associati. Egli h per questo oggetto che essa si i-jvolge agli aiua- 
tori e coltivatori di frutti perche vogliano onorarla del loro nome 
da porsi nell' elenco degli associati. 

Le condizioni dell' associazione sono le seguenti : 
L'intera raccolta non oltrepassera il valore di 3oo franchi, il 
che corrisponde a 60 centesimi per ciascimo individuo , com- 
putato r uno coll' altro. 

Ogni mese si daranno circa 3o frutti , scegliendo quelli 
che di mano in mano offre la stagione corrente. Per le Hele , 
le Pere e gli altri frutti d' inverno si daranno successivamente 
in quella stagione. 

Le frutta si daranno possibilmente in quel punto e in quello 
»tato di maturanza , in cui cominciano ad essere piacevoli a man- 
giarsi. 

Da una pianta di frutti si prescegliera nel numero di essi 
quello che ha piii le forme caratteristiche della specie e che si 
potra dare per prototipo di coufronto agli amatori. 

I caratteri accidentali s' indicheranno nella descrizione an^ 
neesa al catalogo. Per esempio nelle mele , nelle pere e in altri 
frutti il color rosso e per lo piii un effetto della luce , e non 
tinge tutti gl' individui d' un albero ; se quindi 1' oggetto che 
si dara nella raccolta non avra un tal colore", si notera che vi 
■ono degl' individui della stessa specie che lo hanno. 

Tra i frutti di una pianta si avra cui-a di scegliere per nio- 
dello sempre un individuo di mezzana gi'ossezza , e quando per 
necessita si facesse altrimenti, si notera nel catalogo colie esprcs- 
sioni seguenti : esemplare massimo ; esempl, minimo ; esenipl. <"c- 
mun( ; esempl. di esimia hellezza , ere. 



1 40 A P 1' £ N 1) I G K 

Si accenneranno nel catalogo pavimeiite le qualiti die non 
si possono esprimere colla plastica, come il sapore , la durezza , 
r iinpasto del friitto ; cose tutte die riunitc alia forme esterne 
collimano a precisare coa maggiore csattezza la specie o varieta 
del frutto naturale io mano di clii cerca ricoaoscerlo col con- 
fi'onto del frutto artefatto. 

L'Uve, i Ribes, i Fichi , le Susine , le Albicocclie , le Ci- 
ylegie , ecc. si rappresenteranno nella piena loro niaturaaza. Le 
nespole in vece e le sorbe s' imiteranno ncUo stato in cui si 
spiccano dall' albero in autunno avanzato. 

Se si considcri die tra i frutti die si oflFrono ai signori as- 
sociati ve ne saranno di quelli come le Mele e le Pcsche piii 
grosse die costerebbero 4 o 5 franclii 1' una, e die molti Ri- 
bes e niolte Uve oltrepasserebbero 607 franchi per ogni 
grappolo, ^ a sperarsi cbe i signori Associati non troveranno ec- 
cessivo il prezzo di 60 centesimi per ogai individuo conside- 
rate complessivamente. 

I signori Associati pagheranno anticipatamente cinque soli 
franclii all' atto delta sottoscrizione , e pagheranno 60 centesimi 
per (igni individuo ogni qualvolta vena loro consegnato. I cin- 
que fi'anchi anticipati verranno loro computati nel prezzo degli 
iiltimi individui della raccolta e in quello del catalogo stampato 
uhe si pagliera a parte. 

Ogni frutto sara provvisoriamente accompagnato da un nonie 
o francese , o lombardo , o toscano die si unira manoscritto al 
frutto stesso , riservandosi la ditta Pizzagalli e De Gaspari a dare 
la sinonimia e la descrizione nel catalogo che si pubblicliera 
ilia fine. 

Intanto la ditta Pizzagalli e De Gaspari ofFre alcuni saggi o 
campioni di frutti eseguiti nel modo accennato di sopra, osten- 
sibili nel suo negozio al n." 63/ a Porta Orientale , in coiuprova 
Jella capacita sua in mantenere quanto proniette. 
Milano , il 3p aprile 1821. 



I] Eneide di Virgilio Marone , volgarlzzata da Mi- 
chele Leon J. 

E par esser posta sotto i torclij di Sebastiano Nistri in Pisa 
V opera annunziata di sopra, 

L' Editore, testimone del pronto spaccio della Georg'ica , tra- 
•-'.>?ta n(>n h:* molto dal sig. Leoni, e oonsapevole df>l desidcriw 



rAr.TE ITALIAN A. Ij^t 

di ruolti , clie , su quell' esempio , rivolgesae lo studio anclie 
all' Eneide , non fu sconfortato dal noa piccol nuvnero di ver- 
sioni , che ha di quel mirabil poema 1' Italia , e Jalla celebrita 
d' alcuua di esse. Perciocche ha pensato , che se in questo 
nuovo lavoro il sig. Leoni fosse, coaie nella Georgica , riu- 
scito ad accoppiare ad un' assoluta e non isterile fedelta quella 
robnsta e iiiaestosa forma di verso , che e propria delT Epopea , 
nou avreblie potuto mancargli anche per si facta impresa il 
suffmgio d' Italia. E se non si addice ad uu seuiplice editore il 
portar giudiziu su I'opere die da in luce, e per questa parte 
non gli e leciro di teiier jier indubitata la credenza del pub- 
blico , pu6 tuttavolta non ignorare le non lievi eccezioni che 
si fan tutcodi aaclie iniorno ai due piii conimendati volgarizza- 
ruenti dell' Eneide , e la bjama dei dotti di vedere 1' inimitabil 
Marone men da se stesso dissiniile uel gentde e uobiLssinio 
idionia toscano. 

Due saranuo i volunii di questa edizione in 8." II prlnio vo- 
lume, che conteiTa otto iibri dell' £■«? jo?e , si pubblicherci nel 
prossinio giugno ; il serondn , il quale sara coniposto de'quattro 
altri e della Georgica , si dara fuori nel successivo agosto. 

II prezzo di associazione ( « questa e aperta sin d' ora presso 
i libraj principali d' Italia ) sara di paoli 5 fiorentini il tomo : 
chiusa poi T associazione col 3i di iiiaggio , sara quello auaien- 
tato d' un quinto. 

Poclii eseniplari in carta velina grave cilindrata si venderanno 
il doppio del prezzo d' associazione : e dojio rhe questa sari 
chiusa , 'il prezzo uiedesimo sara in arbitno dell' ediiore. 
Pisa 1 5 marzo 1821. 

NB. L' annuncio qui surriferito porta il saggio seguente tolto 
dal libro VI. 

Soil , in oscura notte , ivan per 1' ombi-e 

E per le vote case e i vani regni 

Di Dite. Tal sotto maligna luce , 

D' incerta Luna al raggio , il calle appare 

Delle foreste quando il ciel con fosca 

Ombra Giove uasconde , e al mondo toglie 

Delle cose il color la negra notte. 

Al vestibulo innante , ed alie prime 

Foci deir Orro si ricovra il Lutto ; 

Ed i pallidi Morbi hanno e le Cure 

Vendicatrici ed il Tmiore albergo, 

E la trisla Vecchiezza ; e di mal' opre 

Consigliera la Fame havvi , ed il turpe 

Bisogno , foruie a riguardai- tremende ; 

La Morte e la Fatica : iudi , congiunto 

Della Morte , il Sopor ; e della mente 

I Gaudj pravi ; e nell' opposta soglia 

La mortifera Guena , e dell' Erioni 



J43 APVENDICE 

I ferrei letti , e la Discordia pazza , • 

Clie la vipcrea cliiouia lia cli eanguigne 

Bende ravvolta. Sinisurato i rami 

Stende e le annoEe braccia un olmo opaco 

Nel mezzo, dove, coiue sparsa ^ faina , 

I vani Sogiii haa sede , e affissi stauQO 

Ad ogni foglia. E di diverse fiere 

Han inolti luostri sulle porte it nido , 

Ed i Centauri , e le bifonui Scille , 

E Briareo di cento braccia ; e T Idra 

Di Lerna v' e , die orribiliiiente stride, 

E d atre fiaaiuie la Chimera armata ; 

Le Goigoni e TAriie , colla figura 

iDella tricorpor' Ouibra. II ferro Enea , 

Rapido injpugna , da improwisa teuia 

Conipreso; ed a chi vien , nudo il prescnta. 

E se noa T ammoaia la dotta Guida , 

Che senza corpo le leggiere vite 

Vagjindo vanno sotro cava imago , 

Ei , correndo agli assalti , iavan col brando 

L' Ombre percosse avria. Di quinci e il calle > 

Che d'Acheronte inferno all' onde mena. 

Torbo di loto il fiero gorgo , in vasta 

Voragin boUe , cd in Cocito versa 

L' arena tutta. 



Cesrtreo Regio Istituto di scienze ^ letter e ed arti. — 
Sezione centrale di Fadova. 

La sera dell' otto del corrcnte abbiamo perduto il socio sig. 
abate Simeone Asseiiiaai. « Egli mori tra 1" ottava e la nona, 
assalito da prima dai soliti suoi accessi di febbre tipica perni- 
ciosa, combmata a catarro , il quale aggravando il petto ogni 
giorno piu , porto la gangrena puhiionica. » 

Qupsto celebre orientalista , nato in Tripoli di Soria il 20 
febbrajo 1782, ed educato in Roma, dove la sua famiglia di 
dotti ottenne la cittadinanza ed il patriziato , venne ad avere 
•tabile domicilio in Padova nel ijoS, prima professore di Ha- 
gue orientali nel Seiuinario , e niembro della R. Acrademia di 
scienze , lettere ed arti , proraossso poi alia cattedra della R. 
Universita , ed a quesro R. Istituto. Le tante sue ojiere quivi 
date alle stampe , inconiinciando dalT iasigne inuseo Naniano , 
gli acquistarono tanta lode da' principal! eruditi della sua sfera 
in tutta r Europa , coi quali era in nominercio di lettere , che 
taluni vennero a farsi per alcun tempo suoi discepoli, per indi 
essere |)iii ricchi professori nelle patrie I'.no, come a Napoli ed 
a Par'gi. Ad onta dell" aillitta sua fialut« m qiiPsti iiltinii anni , 
Be' quail era piu venerato per Ic sue morali virti' , aon cegse 



PARTE ITALIANA. 148 

mai di scrlvere per le sue incunibenze di nostro socio ; e sino 
tre giorni prima della niorte aDiiunzio una Meiuoria preparata 
per la prossiiua adunanza ; uia ora ci vietaao di toiioscevla i 
tigilli posti air eredita. 

Per quegra medesima ragione de' sigilli , nientre s' e da noi 
fatta la perilita deli' altro socio , il professore Antonio Collalto , 
il 16 Uielio 1820 (del quale un inipoi taatissimo volume tennto 
in pronto per la stampa volevasi nelT atto stesso annunziare , 
gempre credendosi di poterlo fare in breve , senza che neni- 
meno oggi se n' abbia notizia ) manco a suo tempo la dovuta 
partecipazione , ammalarosi anclie molto lungameute il Segre- 
tario ; e frattan'O la niorte del lodato Collalto si lesse in piu 
di un pubblico foglio e nella Biblioteca Italiana. 

« Mori il Collalto da una febbre gastnco-verniinosa , a cui 
per r estrema mobilita nervosa propria di questo individuo , so- 
lita a produiTe ne' suoi mail fenoiueui noa comuni e gravi , es- 
sendosi aggiunto d' improvviso questa volta nell' undecimo giorno 
di decubiio un violento spaeino a' precordj , ne venne per tal 
guisa sturbata la respirazione , e reso si difficile il circolo san- 
guineo pe' vasi maggiori , che in breve ora V ammalato peri in 
forza di una sincope luortaie n. Godea il professore Collalto , 
nel fiore della virilita , della nieritata stima universale di con- 
sumato geometra nelle teorie e nelle pratiche : e non pure so- 
leva questa sezione nommarlo nelle comniissioni per argoiuenti 
di questo genere; ma 1' eccelso I. R. Govenio generale spesso 
chiamavalo a singolari incumbenze , ed i privati asplravano alle 
di lui domestiche lezioni con maravigliosi profitti. In mezzo alle 
quali gravissime occupazioni pero il suo particolare proposito 
era il componimento delT opera che di sopra si accenno , di 
niatematica applicata , con dispendiosissimo corrcdo d' incisi di- 
$egni di macchine. 

Padova , 14 aprile 1821. 

FuANCEscoNi , Segretario. 



ERPvATA-CORRIGE 
Tomo 2 1." 

Pag. 3i8 Un, 22 Que?to ufficin (della Di- leggi con tre aggiunti. 
rezione delle puhbliche 
costnizion' ) ha un di- 
rettore con tre direttori- 
aggiunti. 
-> 4i5 ji ai giftgo, Dtljihiniana solida. » gitogo , Oelphirtmn con- 

soii'la. 



CjusEPPE AcEPBi 1 direttore ed editore. 



r)ss 


en'azioni meteorologiche fatte all' I. if. 


Osservatorio di lire ''a. 










A P R I L E 1 


821. 








I\I A T T I N 


A. 


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Sera. 




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del cielo. 






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lin. 









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1 


27 


b.c 


+ 7,0 


E 


Nu.rsp.di pi. 


27 


4,0 


+ 9,3 


NNO 


Nuv. rot. ser 




2 


27 


'J,^^ 


+ 5,0 


N 


Sereno. 


27 


5,6 


+1 1,6 





Sereno. 




6 


27 


(.,3 


+ 5.0 


N NE 


Sereno. 


27 


6,0 


+ 12/1 


SO 


Sereno. 




4 


27 


S,b 


+ 7,0 


E 


Ser. nebVjjoso. 


27 


2,7 


+11.0 


s* 


Nuv..po.piog. 




5 


37 


1,8 


+ 6,r 





Ser. neb. ser. 


27 


4,6 


+ ■1,8 


N 


Nuvolo nebb. 




6 


27 


7,6 


+ 5,4 


N E 


Neb. nu*. ser. 


27 


Q,~ 


+ IO,7 


S E 


Nuv. rot. ser. 




7 


37 


11,0 


+ 4,0 


N 


Sereno. 


27 


II, I 


+ 11,2 


K E 


Nebbia ser. 




8 


28 


c,o 


+ 7,7 


N 


Niivolo. 


27 


11,0 


+ 1 1,2 





Nu. . po. piog. 




9 


27 


7,6 


+ 8,3 


N 


Nuvolo. 


27 


8,7 


+ 10,5 


E 


Nuv. piog. 




rr 


27 


7/) 


+ 7,8 


N 


Nu. ser. piov. 


27 


7,- 


+ 11,4 





Nuvolo. 




11 


27 


7'7 


+ (',^ 





Sereno. 


27 


7,"' 


tI3,2 


SO* 


Sereno. 




12 


27 


8,0 


+ 8,^ 


NN 


Nuvolo rotto. 


27 


7,4 


+ 12,5 


E 


Tu. tern. piog. 




i3 


27 


6,8 


+ 9,0 





Nuv, neb. ser. 


27 


7,6 


+i3,5 


SO* 


Sereno. 




14 


27 


9,0 


+ 6,8 


N E 


Sereno. 


27 


0,0 


+ ■4,0 


S E 


Ser. nebbiogo 




iS 


^7 


8,9 


+ 9,8 


E 


Sereno. nebb. 


27 


7,0 


+ 14,0 


E 


Nuvolo. 




i6 


27 


4,0 


+ 8,4 


r-* 


Nuv. pioggia. 


27 


2,9 


+ 9.5 


N E 


Nu.pi..pio.ge. 




17 


27 


2,9 


+ 5,8 


E 


Nuvolo rotto. 


27 


4,c 


+ 9,0 


s 


Nuv. ser. 




i8 


27 


5,7 


+ 5,6 


N 


Ser. neb. nuv. 


27 


7,f^ 


+ 12,2 


N 


Nuv ser. 




10 


^7 


8,4 


+ 5,9 


N 


Sereno. 


37 


8,0 


+ l3,2 





Sereno. 




20 


27 


8,0 


+ 6,0 


N 


Sereno. 


27 


8,0 


+ i3,6 





Sereno. 




21 


27 


Q,0 


+ 7,5 


N 


Sereno 


27 


0,5 


+ i5,o 


SO 


Sereno. 




22 


2" 


10,0 


+ 9,0 


N 


Ncbb. sereno 


27 


9,7 


+ 17,2 


SO 


Nebb. ser. 




23 


27 


9,i> 


+ 10,5 


N 


Nebb. sereno. 


27 


8,5 


+ 17,5 


SO 


Sereno. 




24 


27 


H,o 


+12,2 


S 


Nebbia nuv. 


27 


8,5 


+ 14,1 


SO 


Nuvolo. 




25I27 


8,7 


+10,5 


S E 


Nuv. neb. ser 


27 


8,5 


+ j6,5 


S E 


Nebbia ser. 




26 27 


8,7 


+ 12,0 


E 


Ser. nuv. rot. 


127 


8,?; 


+ i5,8 


E 


Nuv. rot. ser. 




27 27 


8,9 


+ 11,7 


E 


Nebbia ser. 


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8,0 


+ 16,0 


N E 


Neb. nu. .pio. 




28 27 


",8 


+ 12,4 


E.S.O 


Nu.piov.te.pr. '27 


7,^ 


+J4>7 





Nu.se. pii). se. 




29 


27 


7,5 


+ II,C 


S 


Ser. nuT. neb» [2j 


7,4 


+ i5,o 


N 


Ser. nuvolo 




3o 


27 


8,0 


+ IO,C 


N 


Sereno. 


27 


7'^ 


+ 17,2 


E 


Ser. nuvolo. 




Altezza mass, del 


bar. p 


oil. 28 lin. o,c Altezza mass, del term. + 17,5 






minima . 
media . . 




.» 27 » 1,8 
• » 27 » 7,19 
Qtita della pioggia 


juini 


iia + 4,0 ' 






a 4. \a (\o. 






Qua 


lin. 11,12. 





i4d 



BIBLIOTECA ITALIANA 



* 



ccoaio Ah2A. 



-•-o-*— •- 



PARTE l. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



Sul merito tragico di Vittorio Alficrl^ Dissertazione 
dcU avvocato Gaetano Marre, professore di dhitto 
commertlale neW UiiU-ersitd di Qpnov^'. — Milan o ^ 
1821, per Giovanni Silvestri , in 8.° di pag. 168. 

Xl tema di questa dissertazione fu dato dalla regia 
Accadetiiia delle scienze di Torino , e fa promesso 
air autore della raigliore dissertazione il premio di 
una medaglia d' oro del valore di trenta zecchini. 
E stato annunziato ultimamente dai fogli pubblici 
che il signor marchese Lodovico Arborio Gattinara 
de Breme , che fu promotore e autore di questo 
premio , ha mandato in dono questa niedaglia al 
professore Gaetano Marre. Avendo noi nel torn, i^.", 
pag. 41, annunziaia V opera del sig. Marre intito- 
lata = Vera idea della tragedia dAlfieri = credia- 
mo opportuno di annunziare anche questa disser- 
tazione che pud servirle d' appendice. II sig. Marre, 
per corrispondere al manifesto delf Accademia di 
Torino , incomincia dalF esame del sistema del sig. 
A. W. Schlegel sulV arte tragica. Questo celebre 
critico tedesco nelf opera sua , che ha per titolo 
= Corso di Letteraturu drammatica = erge tribu- 
nale , e giudica del teatro di tutte le nazioni ; egU 
Bibl. Ital. T. XXII. IQ 



146 DTS!irRT\ZIONE SUL MCnTTO TRACTCO 

distinc^ue il da lui chiamato 2;P!iere r«m«//firo, ossia 
geiierc drlle rrd nioderne ^ in tui comprendc le pro- 
diizionl oriaiiiali dc inodcrnL da fiuello ch'eiili chiama 
gniere aitico o classtco^ in cui coiiipreiule le pro- 
diizioni formate secondo le reo;ole delT arte clie 
os<;ervarono e ci ti'amandarono gli antir-hi. Nclle 
sue le/ioni sembra preHg;p;ersi lo scop > di niostrare 
che sono impcrfette e difettose le trai>;edie che 
cliiamaiisi da lui di generc rlassico , e che le tra- 
gedie di ShaUesprar, cui dicde il nome di genere 
romantico , sono modelli di perfezio:ie. Per ottener 
rpaesto intento , il sig. Schlegel doveva distruggere 
il sistema d' arte tra2;»ca antico , ossia i priacipj 
fondamentali del rhiamato da lui genere rlassico ; 
percio deridendo Aristotile tiene bensi t aniioda- 
mrnto drgl< eff^tti e d^lle citiiae per esseiizide alia 
tragedui , ma dice che le parti isolate di iin lavoro 
dell arte rcc . . r quell" di una tru<iedia in particolare^ 
df'vono cssere in<iieme accozzate dallo spirito e non 
dai srnsi ^ e rigetta in tal guisa la vera unita d'a- 
zione, che non puo certamente ravvisarsi nel_ Mac- 
bet, nel Giulio Cesare e nelVAmleto. L" vinita ideale 
d'azione immaginata dal signor Schlegel rende as- 
solutaniente impraticabili le unita di luogo e di 
tempo . e conveniva fame soggetto di derisione e 
disprezzo. 11 sig. Marre, per distruggere la nuova 
dottrina, dniiostra che non T autorita d" Aristotile, 
ma la ragione e V esperienza, dopo i mod Hi che 
ci furono tramandati dalf antichita. fecero conoscere 
le leggi foni'amentali del buon gusto: che sono 
jnvariabili come la natura da cui emanano; che si 
ammirano gli antichi e si seguono le loro vestigia, 
pel che furono i primi a ravvisar (pieste leggi ; che 
i moderni possono acquistar vanto d' originalita 
senza deviarne; che il Dante, il Tasso , rAriosto, 
Michelangelo e Raffaello emularono o superarono 
gli antichi, camniinando per la via che questi ave- 
vano aperta, e f esempio degli antichi, senza in- 
ceppare la fantasia tU que' sovrumani ingegni, servi 



DI VITTOfilO ALFIERI. I47 

loro cV ago magnetico in una pericolosa navigazio- 
ne ; che il bello poetico originale opposto alP an- 
tico e una chimera ; clie noa si puo ammettere la 
distinzione tra il cosi detto genere classico e il 
cosi detto genere romantiro , perche il secondo 
non e che la depravazione del primo. II sig. Marre, 
senza perdersi ne' nietahsici ravvolgimenti d 1 cri- 
tico tedesco, protitra per confutarlo de' principal! 
suoi raziocinj e delle medesime sue siniilitudiai , 
combattendo , per cosi dire, colle armi del suo 
avversario, e crediamo di poter affermare che noa 
v' e scrittore il quale al)bia con tanta chiarezza , 
precisioae e vivacita di stile giustilicato e ridotto ai 
suoi veri termini il sistema della triplice unita nella 
trage.lia , e mostrato qual sia , come ^i formi , e 
come si conservi e si accresca la tragica illusione. 
In tal guisa , senz"* ombra di pedanteria , corris- 
pose al voto della R. Accademia, mostrando qual 
fosse la vera natnra ddli tragedia in general'^ ^ e d'b 
quella ckc pud sola piacere al teatro italiano. 

Stabilito il sistema d' arte tragica antico, ossia 
classico , il sig. Marre va in traccia dei principj 
fondamentali del sistema d' arte tragica raoderno , 
ossia del genere romantico , ma tosto si persuade 
che alcuno non ve n' ha , perche i poeti romantic! 
sde2;nano ogni legame cui altri volesse astringerli, 
e il sig. Schlegel scioglie ogni nodo col seguente 
epifonema : L' ingegno deve operare a tenor e di 
Irggi che der'wano dalla sua propria natura , altri- 
menti la sua vera forza si perdercbbe nel voto. II 
sig. Marre , per far conQscere il genere romantico , 
presenta un prospetto della f^piosa scena df^l cimi- 
tero deirAmleto di Shakespear, che il sig. Schlegel 
chiama il corifeo del dramma romantico. In qnesta 
scena ove i beccamorti scavano la fossa ad Of^ lia ,. 
e facendo ruzzolar sul teatro alcuni teschj dialo- 
gizzano e buffoneggiano col protagonista , si trova 
la mescolanza del serio col ridicolo e satirico , del 
drammatico col lirico ., si vede uno accanto air altro 



148 DTSSEnTIZtONft StJL MFRITO TRAeiCO 

r eroe e il mariuolo , il sagjj;io e il pazzo , c, 
clalla pill bassa trivialita si trascorre alF nitasi pia 
elevata e anipollosa. Qucsta e la mescolanza die 
costituisce il p;pnere romaiitico , e ognuno facil- 
mente si persuade che non otterrebhe aj^plauso in 
Italia. 11 sigiior Schlegel vorrehbc far credere che 
il jrenere roniaatico siaun bisugiio della nazione 
inelese , nia il sig. Marre dalla storia del teatro 
inglese rileva che coi progress! della civilta fu sban- 
dita la maniera di Shakespcar ad onta delU eiitu- 
siasnio ispirato da cpiesto gran 2;eni(> . i'u t Ito il 
drannna misto, e si venne al sistema delle tre unita 
e alle rcgole d'Aristotile. Egli ne adduce in piova, 
fra le ahre tragedie, la bella Penitente di llowe , 
il Catone d,i Adisson , il Douglas di Home. 

Dopo aver diniostrato che la forma essenziale e 
caratteristica della vera tragedia e una sola, e che 
il cosi detto generc roniantico e una chimera , il 
sig. Marre acceutia lo state della tragedia in Italia 
quando Allieri si diede a tal genera di componi- 
mento, prevalendosi del.giudizio datone dal signor 
Kanieri de' Calsabigi nella sua celebre lettera ad 
Alfieri stesso , e si apre cosi la strada a far cono- 
8cere il merito tragico dell' Astigiano ; ma egli co- 
jninciando dalU intreccio ossia piano della tragedia 
d' Allieri in gcnerale , comincia dal confutare le 
censnre generali del sig. Schlegel , e si riserba a 
coiifutare a suo luogo le particolari , non perdendo 
mai di vista il prograinma della R. Accademia di 
Torin 1. RispoTide percio prima di tutto al sig. Schle- 
gel laddov pronuncia , ex, gr. , che Alfieri si sta- 
dia di coifonnare i suoi disegni alia scmpllcitd antica 
piu sevra . . . . e che nondimcnn dalle sue opere 
V unitd ideale dcgli antichi e tolalmente sbandita — 
che le tragedie d' Alfieri non offjDuo veran riscontro 
coi modelli classici delV autichitd . . . . che nelY Ot- 
tavia non ha col to lo spirito di Tacito , e nella 
sua Congiura de^ Paz^i quello di Maccliiavelli ; che 
qtieste tragedie ed altre ancora come il Filippo e 



DI VITTORIO ALFTERI. I49I 

D. Garzia cJi egU trasse dalla storia moderna , non 
prescritano nulla die caratterizzi un sccoln od art 
popolo III pnrticolare , ne tamporo egU seppc aipin- 
gere gV Italiani, e cose simdi. Dopo aver disgom- 
brata la strada da questi intoppi , il signor Marre 
«tabilisce che la vera illusione teatrale non s'' ot- 
tiene senza la greca semplicita , e mostra in breve 
r artifizio delV Edipo e del Filottete tii Sofocle che 
i maestri d' arte dranimatica additano come modelli 
di perfetta tragedia. — Indi si propone di provare 
che Alfieri con egnale artiflzio , senza perdere il 
vanto deir originalita, alia maniera di Sofocle, 
seppe con soli incidenti naturali somministrati dal 
soggetto graduare V azione , riempire il vuoto che 
lascia la privazione del coro degli antichi , e con 
una catena successiva di situazioni nascenti dal 
sempre vario e crescente ondeggiamento delle pas- 
sioni in conflitto risvegliarc un int resse pia caldo 
sempre , e pin vivo Hno al totale disviluppamento 
della catastrofe. Per somministrar questa prova egli 
forma una rapida analisi del Filippo da Ini scelto 
fra le tragedie d' Alfieri piu avviluppate , e quella 
di Timoleone scelta fra le tragedie pin semplici, e 
con questo mezzo rende facile a chinnque a rav- 
visare nella orditura delle tragedie d' Alfieri I ar- 
tifizio osservato nelU Edipo e nel Filottete di So- 
focle , e accoppiato alia greca semplicita un inte- 
resse vivo sempre e crescente fino alio scioglimento 
deir azione . cosa che i raoderni hanno creduta im- 
possibile. 

11 sig. Marre, dopo aver parlato del piano delle 
tragedie d' Alfieri, passa a ragionare dei personag- 
gi, e le censure del sig. Schlegel servnno mirabil- 
mente a fame brillare i carattcri. Egli risponde 
adequataniente a ciascuna delle censure particolari 
pronunciate dal sio;. Schlegel sentenziosamente a 
guisa d oracoli , e finalmente difende e giustihca 
non solo la teoria dello stile tragico quale fii da Al- 
fieri immaginata, ma altresi F applicazione che ne 
fece eo;li stesso. B. M. 



i5o 



li' Oracolo di Delfo o sia considerazioni di Fraiicrsco 
ToRRiCENi , consigliere di Govrrno , ecc. , sopra 
V nracolo dl Delfo del coiite Francesco Mencotti , 
cnnsigliere aiilico^ ecc. • — Milaiio ., 1821, presso 
Geo. Silvestri, U/i vol. di pr/g. 120, Li 8° 



G, 



'iV noto era per due edizioni il lavoro fatto 
sopra r oracolo di Delfo dalT illnstre autore del 
Cummercio de' Roinani e del Colhertistno ., il coate 
Mengotri. Fattosi ep;li ad indagare per quale cagione 
meno d-*gli altri fallare si fosse trovato V oracolo 
di Delfo ne*' suoi vaticinj , ne tutto donare volendo 
air azione del demonio , ne tampoco air impostiira 
sacerdotale , studiossi di mostrare clie quella era 
110' istituzione politica intimamente connessa col 
governo cosdtuzionale della Grecia , e avveduta- 
mente coperta col velo dclla religione, aHine di 
dare alia medesima ma2;giore forza ed autorita. 
Questa opinione, noti del txitto nuova, pex'chc gia 
confusamente esposta dal Galleo., dallo Schedio ., dal 
Browerio e piii recentemente dal Baulat/ger ., era 
stata da quelF illustre autore nuovamente presen- 
tata con un corrcdo amplissinio di iilosofici ragio- 
nanienti e di squisita erudizione. 

II sig. Torriccid ha creduto di dovcre richiamare 
ad esame qucsta, clie egli pone nel nov^ero delle 
sentenze ingegnose, le quali seco traggono non di 
rado i giudizj del pubblico. Aveva il Mengotti sta- 
bilito per principio clie il gran consiglio AuHzio- 
nico dei Greci fosse una specie di senato o di as- 
sendjlea generale ; clie questo e Y oracolo di Delfa 
fossero per origine conteniporanoi, e che i Jerom- 
nemnni ai quali deputata era la cuj-a delle cose 
sacre, venendo anuualmente a Delfo nella prima— 
vera, le risposte suggerissero della Pizia a norma 
delle deliberazioni del consiglio generale; da questo " 



L OR\COLO DT DFLFO. l5l 

si era fatlo strada a provare clie queir oracolo era 
stato una delle principal! e pid accorte isficuzio i 
della Grecia, e quindi clie i mezzi industriosi usati 
per niantenere nel popolo la fede e la reputazionc 
deir oracolo, erano artitizj t oiiiici, nccessarj al 
conseguiniento del line ciie gli Stati proposti si 
erano con quella istituzioue. 

Osserva il Tirriceni die gli oracoli della Grecia 
in generale non mantennero il crrdito loro se noii 
perche i lore vaticinj o per sorte o per la credu- 
lita de' popoli, o per Toscuriia in cui erano involti, 
o per la malizia de' sacerdoti, o per tulte queste 
.cagioni insicMiie, verilicaii I'lirono alcana voha uagli 
a'vveninienti ; nota quindi che accordandosi anche 
una maggiore fania di verica a quello di Uelfo. mold 
tiirono tuttavia in queir epoca medesima assai faoiosi 
e liequentati; laonde la reputazione di ( pi t-ir ora- 
colo non potrebbe oU'erire un niotivo ragionevole 
di staccarlo dagli altri e di considerarlo a distin- 
zione di tutti istituzione politica anziche religiosa. 
Escludc egli savianiente il snpposto bisogno di ri- 
correre al demonio , giacche i sacerdoti mgannatori 
erano essi niedcsimi ingannati, al quale proposito 
osserva che tra Tenipieta e T incredulita avvi uu 
gran passo. L' uomo chianiato dallo spettacolo del- 
Tunivcrso a ricou' scere una deita, in tutii i tempi 
ed in tutte le nazioni curioso delF avvenire , ne 
ha interrogato la dcita medesima; il desiderio, dice 
r autoi-e . e la credulita non ragionano, e quindi 
senza niolto curarsi della qiialira dei mezzi, V uomo 
si e detci'minato ad accogliere con cieca soUecitu- 
dinc tutto quello che appagava momeutaneamente 
il suo bisogno. Quindi gli oracoli, le sibille , gli 
indovini , ecc. , de' quali piofittarono sovcnte anche 
i leglslaLori, non scevri sempre da qualimque sn- 
perstizione. V autore ne arrcca alcuni esempj nei 
duci piu tamosi , ne' piu grand' uomini della Grecia 
e di Roma, nei letterati medesimi, in Erodotu, ia 
Seuofoiitc. , in Fluturco , in Cesarc , ecc. 



iSa l'orvcolo di pelfo. 

Duhitare sembra rautoredella rinomanza di tlrt- 
dici secoli per lo meno, attnbuita air oracolo di 
Drlfo avanti la conquista dclla Giccia fatta dai 
Eoniani, e del conteniporaneo nascimento di quel- 
r oracolo e del consi^lio anfizionico ; questa simul- 
tanea ori«Line, dic'egli, e impvossibile a stabilirsi per 
r oscurita de' tempi, e la scarsezza delle notizie 
che rimontano ai tempi favolosi. Sembra perciiV 
improbabile, se non altvo, che ia secoli non molto 
illiuninati potessero gli Anfizioni concepire ed ese- 
C;nire Y ardito disegno di far servire quell' oracolo 
alle loro viste politiche, tacendosi belfe in questo 
niodo al tempo stesso degli uomini e degli dei. 
Sembra altresi incredibile che una si gi*ande soper- 
cliieria religioso-politica potesse manteuersi per*do- 
dici e pill secoli in mezzo ad una xiazione super- 
stiziosa, in mezzo alle guerre, alle rivoluzioni, 
alle calamita d' ogni genera , al continuo cambia- 
niento dei Jeromnemoni, i quali estratti a sorte 
venivano dalle rispettive citta; si aggiugne ancora 
che spesso gli oracoli fatali riuscivano alle patrie 
dei deputati medesimi, e si aggiugne la difticolta 
di mantenere il segreto anche nelle famiglie o classi 
benche privilegiate de' sacerdoti, e massime di fem- 
mine sacerdotesse , il che per avventura non si e 
notato. 

Impugna ({uindi Y autore il principio che il con- 
eiglio anfizionico fosse un' assemblca general e degli 
stati greci. ColF autorita del sig. di Sainte Croix 
egli stabilisce che i Greci non conobbero mai que- 
sta maniera di governo ne in Grecia, ne nelVAsia, 
se non 284 anni avanti Y era volgare all' epoca 
della fonflazione della repubblica degli Achei. Gli 
Aniizioni invigilavano bensi intorno alF ammini- 
strazione del tempio di Delfo, o giustizia rende- 
vano ai concorrenti a quel santuario ; essi prese- 
(levano altresi i giuochi pizj , ma nel consiglio loro 
non occupavansi che della religione , come altri 
consigli anfizionici stabiliti presso altri templi , non 



I^'ORXCOLO DI DELFO. l5JJ 

punto clella politica. Erano questi aduuque i mo- 
derni marguilliers ^ clie noi appelliamo i santesi o i 
fabbricieri delle chiese. Nelle guerre di fatto della 
Grecia, ed in quella specialmente die per 27 aniii 
sostennero wli Ateniesi coatro gli Spartani , mai 
non vedesi menzione degU Aniizioiii-, non vedesi 
che a quel consiglio ibssero spediti giammai am- 
hasciatori, ne questi intervennero colT autorita loro, 
allorche Fillppo^ padre di Alessandro iXgraiide^ voile 
essere nominato comandante supremo dei Grcci. 

Discussi iu cotal niodo i priucipj generali, passa 
r autore a discutere gli argomenti della parte prima, 
ed esclude dagli stati greci il sisteraa federative in 
generale supposto dal MengottL Gli Aniizioni di 
Delfo riunivansi nella citta medesima o nei din- 
torni, non perche la lega tutelassero de' Greci, ma 
perclie di quel tempio affidata era lore V ammini- 
etrazione e la custodia. Se que' deputati prestavano 
al consiglio un giuramento di nulla operare contra 
le citta che que' deputati spedivano all' aduuanza , 
era questa una costumanza inseparabile da tutte le 
pubbliclie assemblee. Se alcuni Delfi nominati Tra- 
cidi^ forse per errore del testo, da Diodoro Slciilo 
si opposero ai Focesi in difesa del tempio, non e 
irragionevole il supporre die una guardia stabilita 
fosse dagli Anfizioni per mantenervi il buon ordiue 
e custodire i tesori. Se finalmente que' tesori nel- 
I'incendio del tempio avvenuto nell'Olimpiade lviii, 
distribuiti furono o dati in custodia alle citta con- 
federate , questo non to2;lie che gli abitanti di Delfo 
non godessero i diritti di piena sovranita ; che libera 
non fosse quella citta, e che la sua independenza 
non fosse solennemente riconosciuta in un trattato 
fra gli Ateniesi e gli Spartani. Gli Anfizioni per la 
cura loro imposta diedero opera perche il tempio 
fosse riedificato , ma da questo non risulta che for- 
massero essi gli stati generali della Grecia , e che 
fossero quindi gli arbitri e gl' ispiratori delV ora- 
colo. 



i54 l' oB\coLO nr dftfo. 

"Vesjgonsi per la prima volta inteivemiti gli An- 
-fizioni iiella prima giierra sacra coatra i Focesi, ma 
solo perche accusati erauo gli abitauti di Crissa di 
esis^ere uri pedaif<^io dai pereji;riiii.ciie coiicorrevaao 
a Delfo , e di aveie facto scorrerie sulle terre clie 
al tempio appartciievaiio. Crissa tii dislrutta e lo 
fu per cotisiglio di Solone ^ il qu.ile uaa rivale in 
essa vedeva iiel comraercio colla citta di Atene. 
Naturale era altronde clie gli Anfizioni sollecitassero 
le citta alle (|uali il santuario apparteneva, a ven- 
dicarne i diritti. La gueria coatra i Persiaai , o 
piuttosto la guerra dei Persiaiii contra i Lidj , nella 
quale si vorrebb far eutrare il coasiglio degli Aa- 
fizioni a persuadere Creso a desistere dalle osti- 
lita, non prova che il consiglio anlizionico la di- 
f'esa della Grecia assumesse contra le potenze stra- 
niere. Non sarebbe possibile il provare che Sdone 
alia corte di Crcso si recasse per ordine degli An- 
fizioni ; e da Erodoto si raccogli^' clie partite gia 
era da alcuni anni Solone Aa. Sardi, allorche Crcso 
si credette di reprimere la nascente potenza di Ciro. 
U oracolo di Delfo consultato da Creso gli rispose 
al pari di altri oracoli, ch' ei distrutto avrebbe ua 
grande impero , e che cercare doveva T araicizia 
degli stati pin potenti della Grecia. Crcso fu vinto, 
e da Ciro stesso richiesto da chi fosse stato consi- 
gliato ad entrare imprudentementc in quella lotta, 
rispose che era stato persuaso dal dio de' Greci; e 
r oracolo che fallito aveva , giiistificossi col dire 
che Creso distrutto aveva ua 2;raade impero di- 
struggendo il proprio. Questo prova che dai Greci 
stessi credevasi indotto quel re in errore nella 
Pizia , e ben diversamente si sarebbero al certo 
condotti gli Anfizioni , se avessero voluto distogliere 
politicamente quel principe dai la guerra coatra 
Ciro. 

Qaeir oracolo fa di naovo coasultato, allorche 
Pactia^ ministro o cortigiaao di Cir.j^ fuggi cori parte 
de' tesori di Creso a Ciiae , e quel seaato trovossi 



l' ORACOLO DI DELFO. |S5 

imbarazzato dalla domanda die Ciro faceva del 
fuggltivo e delle ricchezze involate. L' oracolo al- 
lora rispose die secondare dovevansi le richieste 
di Ciro. Non sembra pero beii chiaro quel fatto, 
lualgrado che si narri persistente F oracolo nella 
sua risposta anche a dispetto della redarguzioue 
di Aristonico capo della deputazione dei Ciuei che 
Pactia proteggeva •, perche quest' uomo non fu re- 
stituito, al dire Ai Erodoto ., ma spedito a Rlitilene 
o a Ghio , ne Erndoto parla punto in questo luogo 
deir oracolo di Delfo , ma di quello bensi de' I\li- 
lesi. Narra bensi che Aristonico si diede a distruggere 
i passeri ed altri iiccelli che nidiHcavano ne' tetti 
e nelle niura del tempio, e che sgridato per que- 
sto rispose non trattarsi diversamente della Pizia 
gli ospiti rifuggiti nella Grecia, il che pero non 
fece cambiare d' avviso la sacerdotessa. 

Non provano nia^giormente in favore del Men- 
gotti ne la risposta data dalF oracolo di cacciare da 
Atene i tiranni, allorche //)pm teneva il principato 
di Atene , giacche allora secondo Erodoto stesso 
r oracolo fu fatto parlare a forza di danaro dagli 
Alcmeonidi ; ne la risposta data dair oracolo mede^ 
simo, in cui fu dichiarato illegittimo Demarato ^ e 
quindi incapace ad occupare il trono di Lacede- 
mone , giacche anche allora per testimonianza di 
Erodoto stesso, Perialla, gran sacerdotessa di Apollo, 
fu indotta a parlare in quel senso da Cobone che 
a Delfo godeva di altissinio credito, guadagnato 
egli stesso da Cleomme re di Sparta, rivale di De- 
marato ^ tanto e vero che scoperta la cabala, Co^ 
bone fu sbandito da Delfo e la sacerdotessa deposta. 
Non avevano dunque parte gli Anfizioni in queste 
risposte, ne forse niaggiore politica svilupparono, 
come a lungo dimostra il Torriccui, allorche nii- 
nacciata la Grecia dalF invasione di Serse., T oracolo 
rispose che il nume penserebbe a se stesso^ e da 
poi che gli Ateniesi fuggire dovcssero fiao ulV estre- 
mitd della terra, (^uei vaticir\j erano certameate 



l56 L*' OP. VCOLO DI DELPO. 

pltremodo . oscuri e coatraij al huon esiro della 
guerra, ed Erodoto locla il corasjgio de2i;U Ateniesi 
per non avere prestato f'edc alle risposte spaven- 
tevoli e terriliili deir oracolo. La Pizia sotto la sap- 
posta diiTzioiie dfirli Aaiizioui ao:x avrebbe certi- 
nieate date risposte ma ambi2;ue, ora spaveritevoli, 
ova dlrettamentc contraric alV interesse el alia sal- 
vezza della Grecia, Nan gli Antizioai , noii V ora- 
colo di Delfo procacciarouo 2;lonose vittorie alia 
Grccia , ma bensi il caldo amore di patria, T ar- 
dente desiderio, di libcrta, lo sforzo unanime di 
molti p;randi capitaui, il coraggio inudito di un 
popolo di croi. 

Non seguiremo miniitamente Y autore , il quale 
intraprende, com' egli dice, con pazienza a rive- 
dere i conti alia Pizia ed ai santesi o fabbricieri 
di Delfo. Sembra veraniente che.r oracolo contraria 
fosse a Filippo^ finche avversi a lui erano gli An- 
fizioni , propizio divenisse ed anche panegirista ed. 
adulatore , quand' egli aveva sede tra gli Anfizioni 
medesimi, e dichiarato era uno dei Jeromnemoni. 
Se gli Anfizioni avversi mostraronsi a Flllppo ^ cid 
avvenne perclie parte avere dovevano in una guerra 
sacra, il di cui apparente niotivo era la difesa dei 
diritti del templo, ed ancbe il ricupcramento del 
medesimo dalle mani dei Focesi , coi quali perd 
collegati erano gli Spartani ed altri popoli della 
Grecia ; cagioni tuttavia di quella guerra e della 
ddapidazione del tempio erano state la gelosia , 
r interesse, il ra2!;giro politico di diversi stati, ele- 
menti clie sempre pin ci allontanano dalT idea di 
un' assemblea generale chc la pace o la guerra alia 
Grecia imponesse. Fillppo colla simulazione ottenne 
sonimo credito di pieta verso gli dei, e quindi pote 
introdursi tra gli Anfizioii, e fare, come dice D^- 
mostenc ^ die la Pizla fiUpp'zzatsc. Se egli giuiise 
ad essere capitano generale dei Greci, non ottenne 
gia egli quel grado per iiisinuazione delU oracolo, 
ma brnsi percIie i Greci Insingt) di vendicarli dei 



jl' ok\colo di delfo. 167 

Persian! , e di punire questi delle profanazioni com- 
messe nei templi della Grecia. 

I Romani, dice il conte Mengotti^ conquistarono 
la Grecia, e per avviliria e per renderla impotente 
a scuotere il giogo , le tolscro leggi , patrie istitu- 
zioni , niagistrati , inonunioiiti, oggetti di arte, tutto, 
e quindi ancora gli Anil zioni e F oracolo; ma questo 
non prova che siiimltaaeaniente e per uno strettd 
legame tra T uno e gli Altri negletto e deserto fosse 
il tenipio d\/4^oZZ') , come si la dire a Strabone ^ ed 
aboliti fossero gli AnHzioni. Stri'bone veramente non 
dice die quel tempio fosse gia deserto^ ma poco 
curato ; la Grecia avanti la sua riduzioue in pro- 
vincia romana perduta gia aveva la sua indepen- 
denza 146 anni avanti V era volgare ; e gli Anfi- 
zioni air incontro continuavano ancora la loro adu- 
nanza, ed anzi accresciuti erano stati di numero 
sotto Augnsto. I Romani per costume non distrug- 
g^vano gli dci, ne le leggi o le consuetudiui de' po- 
poli vinti, e V oracolo stesso di Delfo sussistente 
si trova anclie molti secoli dopo V introduzione del 
cristianesimo , fatale piu di qualunque altra istitu- 
zione alia pagana idolatria. 

Venendo alia parte seconda , prende T autoi;e ad. 
esaminare le prove dal Mengotti addotte in favore 
del proprio assunto : i.° il sito vantaggioso e agli 
altri tutti preferibile, in cui era V oracolo di Del- 
fo ; 2/' la franchigia e la liberta del traftico a quello 
unita ; 3.° i giorni nefiisti, e le formole df lie pre- 
ghiere , delle abluzioni ecc, chc alF oracolo pro- 
curavano il tempo necessario per rispondere; 4.*^ le 
feste magnifiche e sontuose che a quel santuario 
si celebravano. Queste circostanze pero comuni 
erano a tutti i templi piu rinomati delf anticliita, 
e quello stesso di Delfo ebbe anch' esso assai mo- 
desti principj. Ne potrebbe ragionevolmente asse- 
rirsi , che sempre savie fossero le sue risposte , 
perch^ stolide si ravvisarono alonna volta, altra 
enigmatiche ed impossibili ad iiitpi^dersi, o non 



t58 l' okacolo di delfo. 

siiscettibili di acconcia interpretazione. La situazionft 
di quel tenipio rendova l^eusi assai facile ai sacerdoti 
neir ignoranza de' tempi il conoscere le circostanzc 
de'popoli, massime in mezzo alT alTluenza de' devod. 
Malgrado pero il vantaggio attribuito dal Mengotd 
a quel profetico esercizio dal solo tcmporeggiare ^ 
Y autore anno vera una serie di sconsigliate risposte, 
che la confiisione e la discordia sparsero nella Gre- 
cia , e gravissimi danni cagionaroao. Non manca- 
, vano altronde i mezzi d' imporre alia moltitudine , 
c la sola lunga durata dell' oracolo contribuiva a 
continuarc e ad accreditare T imposfura. 

Provato non essendo che il consifflio de^li Anfi- 
zioni fosse un*' assemblea generale degli statigreci; 
eupponendosi che la guardia dei Tracidi non fosse 
che un drappello di cittadini ministri o custodi del 
tempio; die la fabbrica e la riedilicazione del tem- 
pio si facesse a spese comnni al pari di mold altri 
della Grecia; al poco ingegno delle pitonesse ed 
alia credulita de' popoli in que' tempi si puo attri- 
buire tutto Y edifizio delP oracolo. Le franchigie 
accordate, le feste cel^^brate a quel santuario, non 
servivano che ad accreditarlo, e a favoreggiare il 
concorso della moltituline , dal quale la Grecia 
Iraeva grandissimi vantaggi politici, economici e 
comtnerciali. 

K Siaci permesso in questo luogo d' introdurre una 
ardita, ma forse non insulsa approssimazione di 
cose antiche alle moderne. AUorche si vede la 
Pizia profetizzante mettere urli spaventevoli , fare 
istrane contorsioni , divincolarsi, stralunare gli oc- 
chi , cadere in sopore, sdrajarsi sulla terra, man- 
dare spuma dalla bocca, ecc. , cose tutte che rin- 
novate veggonsi negV indovini de' secoli posteriori 
ed anche de' bassi tempi ; non sembra cgli di ve- 
derc un indizio o un carattere.dei moderni magnc- 
lizzatori , o niesmerizzanti , o impostori sott' altro 
nomje connsciuti ? Questi pure una specie di reli- 
gioae e la politica sovente collegarono coi loro 



l' or\colo di helfo. 159 

scaltri divisamenti. Certe imposture soho di tutte 
le eta, e forse di tutte le nazioni, vedendosi le 
cose stesse iielle ladie , nelF Africa ed altrove ». 

Conchiude adunque V autore, clie gli Anfizioni 
eiano una istituzioue totalmeiite diversa da quella 
di lui'' assemblea degli stati; clie non vi ebbe nella 
Grecia un corpo ceatrale politico prima della lega 
Achea; che T oracolo di Deli'o, agli altri simile 
per natura, e piii fortuuato per circostanze, fu una 
istitiizione non politica , ma religiosa. 

Alcune note erudite sono aggiunte a rischiara- 
mento di quest' operetta. Lo stile ne e c'orretto, 
le ragioni sempre sane e calzanti in mode da stria- 
gere Tavversari^ ora con antoriia ora con raziocinj 
che non gli lasciano alcun pertueio da uscirne. La 
decenza poi e il rispetto col quale impugna il suo 
avversario puo servir di modello nelle contese lef- 
terarie , e se il frizzo epigrammatico s' incontra 
qualche volta, esso e velato con tal buona grazia 
che r avversario ste§so non puo offendersene. Tale 
a nostro avviso e quello col quale T autore chiude 
la sua operetta dicendo — In breve, l oracolo di 
D'-lfo del coiitp Mengntti non i V oracolo di Delfo 
d"' Qreci. — II che allude al titolo delF opuscolo 
deir avveirsario cosi espresso : Oracolo di Delfo del 
contf Francesco M^ngotti^ consigliere nulico ecc. , il 
qual titolo, a dire il vero, non brilla di troppa 
esattezza. 



t66 



Famislie celchri italiane. Fnscicnli III e IV. — Mi- 



lano , 1 820 , presso Paolo Emilia Giusti. 



I 



L sig. cav. Pompeo Litta prosiee;ue arditam^nte 
questa grande e bella opera; e i due fnscicoli che 
ora annunziamo , non sono meno interessaati degli 
antecedenti, sia per la iiobilta de' soggetti, sia per 
la varieta de' caratteri, sia pel corredo di eriidi- 
zione e di monumenti d' arti die comprendono. 
II primo d' essi tratta dei Simo/ietca di Calabria , 
e de' Callio di Como. 

Un Gentile di Gaccuri e il ceppo cognito dei 
Simonetta ^ famiglia che dovette la sua elevazione 
-e lo stabilimento suo in Lombardia a Francesco 
Sforza. Questo gran capitaao avea conosciuto Ari' 
gelo ^ figliuolo di Gentile^ per essere nativo di una 
delle terre che formarono la dote di Palis sena Rnffb 
prima moglie di lui ; e dalla pro!)ita e dai talenti 
d' Angela ebbe lunghi e fcdeli servigi , che venuto 
duca di Milano ampiamente ricompenso. Antonio , 
fratello di Angela , fu anch' egli ai servigi del duca ; 
e da lui procedettero i due rami di que'sta fami- 
glia, per mezzo di Giopa^mi, T illustre autore della 
Sforziade , ossia Vita di Francesco Sforza^ quello 
di Milano; quello di Parma per mezzo di Andrea^ 
fratello di questi fu il famoso Cicco ( Francesco ) 
Simonetta^ nome rimasto nella storia piu distinto 
^1 tutti gli altri ; e di cui crediamo giusta cosa 
riferire quauto ne dice il sig. cav. Litta. 

ft Nato in Caccuri , nelle Calabrie , fu ammesso per 
opera di Angela Simonetta suo zio alia corte di Francesco 
Sforza cW era allora marchese della Marca d'Aiicona. Le 
auree sue qualita lo poseio ben presto alia particolar 
confidenza del suo signore .... Si trovo a' suoi fianchi 
nel 1448 alia vittoria riportata a Caravaggio in nome 
de' Milanesi tontro i Veneziani. In f|uello stesso anno il 



FAMTGLTE CEtEEKI ITALIVNE. l6l 

buon re Renato di Napoli, per U stiraa che avea di lui, 
e per la sua amicizia verso lo Sforza^ gli conferi la di- 
gnita di presideiue della Camera della Summaria. Nel 
1449 ^^ governatore di Lodi. Pervenuto in seguito lo 
Sforza al ducato di Milano , Cicco fu eletto segretario 
ducale , e nel I45i arricchito della signoria di Sartirana 
ja Loinelliaa, ed appresso di molte altre. Per liingu pra- 
tica , per soinma fede , per generosa protezione a' buoiii 
studj, divenuto dope il duca la persona piii importante nel- 
I'aiuministrazione dello Stato, risveglio f'acilinente V odio 
de'malvagi, che osarono perfiiio di chiedere la sua de- 
posizione: ma lo Sforza soleva rlspotidere che se gli fosse 
niancato il Siinonetta , ne avrebbe voluto tenere uno di 
cera. Mono il duca Francesco , e^Vi continue nelle sue ca- 
riche durante il duca Galeazzo Maria ; ed allorche questi 
fu poi nel 1476 vicciso, Cicco fu tra coloro che in un 
memento si pericoloso ebbero il principal uierito nel con- 
servare tranquillo lo Stato. Durante la tutela di Gianga- 
leazzo sotto la reggenza della duchessa Bona, trovavasi 
tuttavia riposta in lui la somma degli aff.-.ri : ma fu quello 
appunto il momento , in cui per la debolezza della du- 
chessa Bona pote prevalere T intrigo , che fini col rove- 
sciare il ministio. Essendosi ristabiliti due consigli di reg- 
genza, uno per le materie civili , per gli atTari di Stato 
I'altro, Lodovico il Moro e Sforza Sforza, rianunessi in 
patria , dianzi dal fratello Galenzzo Maria rilegati in Fran- 
cia, furono fatti capi del primo : ma non avendo questo 
corpo se non V arbitrio che Cicco gli concedeva , comincio 
particolarmente nel Moro un grandissimo disdegno contro 
ii Simonetta. L'ambizione de'secondogeniti della casa du- 
cale era favorita da uno stuolo di seguaci : pero nello 
stato di tranquillita in cui si trovava il ducato , riusciva 
difficile presentare uno sfogo alle passioni della fazione 
inquieta. La rlvoluzione promossa nel 1477 dai FiescJd 
in Geneva ofFri all'avveduto ministro I'occasione di ec- 
citare la reggenza ad allontanare la turba de' faziosi : ma 
,1a pronta sommisslone de' Genovesl noa servi che ad ac- 
crescere la lore insolenza ; per lo che appena ripatriati 
tentarono una rivoluzione. II coraggioso Cicco fu supe- 
iriore nella lotta ; e i secondogeniti della casa ducale fu- 
rono esigliati. Ma egli manco di quell' astuta penetrazlone 
che non dee mai abbandonare Tuomo di Stato, e senza 
JSihl. leal. T. XXII. II 



l6i FAMIGLIE CKLEBBI ITALIANE. 

della quale nelle corti spcsse volte avvenimenti clamo- 
rosi hnuno una vile origine , e i servigl anche piii se- 
giialati veiigono posti in dimeuticanza. Uiio sconosciuto 
giovine Tassino da Ferrara avea saputo colla sednzione 
delle sue attrattive ottenere 1' iinpero sul cuore della 
Vedova duchessa reggente , la quale pet Tela sua tutta- 
via esposta ai pcricoli della iragilita prcferiva di buon 
grado di ubbidire ai voleri dell' inespeito^ nia leggiadro 
Ferrarese, piii cVie di accondiscendere ai maturi cousigli 
del veaeral.ile ministro. Cicco che avea trionfato di una 
fazioiie intera , disprezzb ramante d'l Bona; e Tassino al- 
tameute sdegnato di non potere aggiungere alle dolcezze 
che gli concedeva I'avvenenza delle sue forme, quelle 
ancora di un assoluto potere che a lui negava la tenuita 
de" suoi talenti , si pose alia testa dei nemici di Cicco ; 
e benche avesse col tempo a pentirsi , ottenne facilmente 
che a Lodovico it Moro si accordasse V obblio de 'suoi 
traviamenti. Cicco ne previde le conseguenze^ ma intre- 
pido si mantenne al suo posto. Ei soleva profetizzare 
alia reggente: to la testa: tu perderai lo Stato. Poco dopo 
il ritorno del Moro egU fu tradotto nel castello di Pavia. 
II ricco patrimonio da lui adunato con onorali e lun- 
glii risparmj , le aderenze contratte con illustri famiglie 
erano que' vinooli che aveano trasformato 1' avventurier 
calabrese in un vero cittadino , il quale asceso col santo 
diritto del proprio merito a singolar splendore nutriva 
I'onesto desiderio di fondare una stirpe cospicua. I suoi 
nemici non riconoscevano in lui che delitti od abusl i e 
il di del suo arresto fecero per prima cosa saccheggiare 
il suo palazzo e quelli de' suoi congiunti. Egli non era 
quasi ancora nelle niani della curia, che le sue signorie 
si dividevano tra i suoi accusatori , cessando d'essere abu- 
sive le rlcchezze allorche giungevano nelle loro mani .... 
Neir eta di settant'anni Cicco in strascinato allatortura: 
la sopporto con fermezza corrispondentc al suo grado e 
alia injioceuza sua; e il di 3o ottobre 1480 fu decapitate 
in Pavia. Scarse eti interrotte sono le notizie de' suoi di- 
scenrJenti, ai quali pare die durante la sovranita del 
Moro ne fosse permesso di por piede nello Stato , ne 
fosse concessa mai quiete ». 

I qr.adri che degli uomini di certo distinto ca- 
rattere va presentaado in qiiesf opera il sig. cav. 



FA.MICLIE CELEBRI ITALIA.ME. l63 

Litta splendouo di tanta luce , e sono si bene , si 
veramente e si altamente diseguati, die non ab- 
bisognano di comento. Non aggiungeremo adunque 
se non die abbiam qui riprodotta in ranie F etfigie 
di Cicco Slmonetta , quale si trova scolpita uel Duo- 
mo di Como. 

II ramo Simonetta dl ]\Iilano si 'estinse nel 1759: 
la fanuglia GalUo di Como termino nel 1800. Essa 
traeva T origine sua da un uomo di Cernobio, terra 
situata sul Lario , die ito iu Gcrmania per pr.;cac- 
ciarsi fortuna col tratBco nel secolo XVI. pote trar 
tanto da far dare a' suoi figli un' educazione per 
cui s' incamminarono poscia aJ una condizione di- 
stinta. Egli avea nome Owivio. Uno de' suoi tigU 
( Girolamo ) fu ragioniere della comunita di Como, 
e spcdito da essa a Filippo II per affari della sua 
patria. Un altro ( Marco ) fn cancf Hit re della stessa 
citta, e ammesso fra i snoi Decurioni. Tolorneo suo 
figlio colle ricchezze die eredito dallo zio , di cui 
parleremo or ora , acquisto nel regno di Napoli il 
ducato di Alvito ; ma aveva avuto prima in dono 
dal medesimo i feudi di Gravedona, di Dongo e 
di Sorico; e Filippo II gli aveva conferito il mar- 
chesato di Scaldasole in Lomellina. Fu quegli die 
pianto un ramo della famiglia in Napoli,. estintosi 
nella persona di Carlo Tolomeo , settimo duca d' Al- 
vito. II terzo de' figliuoli di Ottuvio fu Tolomeo di 
nome. Essendo senza contrasto il piincipale dei 
Gallio^ copierenio qui cio che ne dice il cav. Litta. 
« Uomo di non ordinai-j talenti. Contratte ainichevoU 
relarloni con Benedetto Giovio, pote aprirsi la via ad una 
cospicua carriera , poiche passato a Roma raccomandato 
al celebre Paolo Giovio , fratello di Benedetto , gli riusck 
facilmente di acquistarsi la benevolenza dei cardinali An- 
tonio Trivulzio e Taddeo Gaddi , e quindi di Giovanni 
Angela Medici, il quale giunto al pontilicato col nome di 
Pio IV voile presso di se Tolomeo in qualita di segre- 
tario delle lettere e dei brevi. Nel i56o fu eletto ve- 
3C0VO di Martirana in Calabria, e nel i56a fu trasferito 
air arcivescovado di Manfr«donia. ove edifico il palazzo 



164 TAMIGLtE CELEBRt ITALIANE. 

arcivescovile , e ua altro vicino al monte Gargano .... 
Nel i565 fu insigiiito del cardinalato da Pio IV. Nel 
1089 fu elctto vescovo di Sabina : nel 1S91 passo al ve- 
scovado di Frascati ; uel 1600 a quello di Porto e santa 
Ruffiaa; e nel i6o3 a quello d' Ostia. Prefetto della Con- 
gregazione del coniilio e dei riti , fti segretario di Stato 
nel pontificate di Grfs^orio XIII, e giunse poi ad essere 
decano del Sacro Collegio. Assiduameate impiegato nei 
pill importanti afFari, e perito iielle leggi, divenne uomo 
consumatissimo nella scienza delle corti , per lo die sali 
in souimo credito , e grandiosimeiite beneficato pote adu- 
nare grandi ricchezze,di cui fece un iiso corrispondente 
alia generosita del siio anitno. Oltre i Cappuccini di Al- 
vito , la chiesa di S. Abbondio in Come, il palazzo detto 
oggidi del Duca nella medesima citta , e i palazzi di Gar- 
rovo, Barbiano e Gravedoua , ha lasciato in sua patria 
due insigni monumentl di filantropia coUa fondazione del 
collegio die porta il suo nonie, fatta nel i583, e coUa 
istituzioue dell" opera pia Gallio fatta nel 1 601 ... . Egli 
ebbe la consolazione di vedere in sua vita il biion uso 
delle sue ricchezze :, e noi ora quella di ammirare il suo 
disinteresse .... Fu molto affezionato a Bernardo Tasso , 
al quale ottenne da Pio IV , die nissuno potesse per 
quindici auni ristampare il poema deWAinadigi. v 

Un altro car iinale ebbe questa fanii2;lia nella 
persona di Marco, figliuolo di Francesco ^ secondo 
duca di Alvito. Ottuvia . tiglia del principe cardi- 
nale Giovanni Giacomo Teodoro Trivulzio aveva spo- 
sato Tolompo ^ fratello di Marco ^ e terzo duca di 
Alvito, il cui secondogenito Antonio Gaetano fu 
nel 1678 chiamato alV eredita del principe Antonio 
Tednro Trivulzio prendendone il nome , e sta- 
bilendosi in Milano. Leopoldo I gli confermo i ti- 
toli di principe di Musocco e Misolcina , e i feudi 
di Retegno e di Bettola col diritto di zecca ; indi 
ebbe anche quelli di Casalpusterlengo e della Tri- 
vulzia. Antonio Tolomeo , suo figlio , T istitutore del 
grande Albergo Trivulzio in Milano, fu T ultimo 
principe Trivulzio \ e nianco senza prole nel 1767. 
II sig. Litta ha unita una bella serie di monete 
Gallio-Trivulzio. 



FAMIGLIE CELEBRr ITAtlANE. l6S 

, il fascicolo IV e consacrato alia famioilia TrlvuU 
• . . ... . *^ . 

zio di IMilano , splendidissima per gV illustri uomini 

che le hanno data una giusta celebrita ue' varj rami 
in cui essa e stata distinta. Memorie di Trivulzj 
trovansi negU atti della Repubblica Milanese nel 
secolo XII; ed essa fu una di quelle, a' cui indi- 
vidui OttoTie Viscond^ arcivescovo e signer di Mi- 
lano , nel 1277 diede il diritto d' esse re esclusiva- 
inente eletti alia dijnita di canonici ordinarj della 
Metropolitana. II sis;. lAttu cita diciannove scrittori 
che hanno trattato o di fpiesta famiglia in generale 
o di alcuni suoi distinti individui. Egli ne ha pure 
riotate le zecche , le monete e le niedaglie. Ha 
prodotto in oltre alcune immagini di valentuomini 
Trivulzj chiarissinii , e parecchi monumenti sepol- 
crali. Quanto puo valere fortuna propizia od avversa, 
virtii niilitare , sapienza di governo , furor di fa- 
zione, prepotenza , anibizione, amore di studj pa- 
cifici , altezza d' animo , ed anche pervetsita . ri- 
scontrasi naturalmente in questa illustre famiglia, 
atteso il numero de' tanti individui da essa usciti, 
e che dovettero trovarsi in mezzo a tutte le vi- 
cende politiche, alle quali sono stati esposti e que- 
sta parte d' Italia, e i diversi altri paesi, ove i 
Trii'ulzj hanno avuta occasione di figurare. L' im- 
parzialita con cui T autore parla di essi e uguale 
alia diligenza, con cui ha ricercate le loro memo- 
rie, e al hno criterio che lo ha guidato nel giu- 
dicarli. Non perniettendoci la ristrettezza di questi 
fogli di troppo diflonderci, ci limiteremo a ritcrire 
r articolo di Gior/giacoma Trwulzio detto il Magun ; 
e i nostri leesiitori facilmente si accorgeranno che 
non e soltanto per la qualita di questo splendido 
soprannonie che gli diamo la preferenza. Ecco come 
il cav. Litta ne parla. 

'< Educate fra rarmi nella scuola Ai Francesco Sforza, 
(liita di Milanojfu da esso nel 1465 posto ai fianchi del 
conte di Pavia suo piitnogenito quaiido eg,U lo spedi in 
aoccorso di' hms\ XI per la guerra dtl ben puhblico. Cola 



l66 F\MICLTE CF.LEBr.I ITALfXNE. 

il giovine Giangiacomo diede i priml inclizj della Inniinosa 
carriera die dovea perronere. Morto il diica Francesco* 
il successore Galeazzo Maria ncl 1467 lo iuipiego in fa» 
vore di Pictro Medici contro i fuoriisciti fioieutini; quindi 
in soccorso del marchese di Monfenato contro Ft lippo di 
Savoja; e poscia contro i signori di Correggio. Guidei- 
done de' suoi servigi fa. il comando di una squadia e la 
dignita di Aulico ducale. I prinii saggi del suo valore lo 
esposero bea presto alia malignita dell' invidia : ne vide 
i pericoll, e si dctermlnb al viaggio di Terra Santa, or- 
dinario disimpegno in que' tempi. Ripatriato si trov6 alia 
guerra di Piemonte nel 1476 contro il duca di Borgogna; 
e air assalto di San Gennano, ove fu ferito, ebbe occa- 
sione di distinguersi. Ucciso nel 1476 il duca Galeazzo 
Maria, fa eletto membro della reggenza del ducato. Nel 
1477 ^^^^ parte della spedizione contro i Genovesi ri- 
bellati ; e il governo non esito a dargli un comando di 
lance, e nominarlo consigliere ducale. Nelle macchina- 
zioai ordite da Lodovico il Mora contro la reggenza egli 
non si lascio niai sedurre , e fu rimunerato coUa signoria 
di Respolate nel Novarese. Nel 1478 fu spedito in soc- 
corso de' Fiorentini nella guerra per la congiura de'Pazzi; 
e nel 1479 contro que' fuorusciti Milanesi , i qnali se- 
gnendo il Moro aveano lentato di abbattere la reggenza. 
Essendo in seguito il Moro giunto all' amministrazione 
dello Stato, fu impiegato nella guerra cli' ebbe luogo in 
que' tempi contro i Veneziani, lino alia pace di Bagnolo 
nel 14B4, avendo poco prima avuto in dono il castello 
di Torricella nel Parmigiano. Nel i486 fu spedito in soc- 
corso degli Aragonesi in occasione della congiiira dc' Ba- 
ronii e il re Ferdiiiando gli regalo la coatea di Belcastro , 
e lo creo governatore generale delle genti d' armi del 
duca di Calabria suo primogenito. Inuocenzo VIII nel 
1487 poi voile che a lui venisse nffidata I'impresa contro, 
Bocolino de' Giizzoni, clie si era impadronito di Osimo, 
sua patrja ; e anche in quella riusci onorevolmente , per 
cui riceve dal Papa la rosa e la spada d'oro col cappello 
giojellato. La distinta riputazlone ch' egli si aiidava for— 
niando nella carriera delle armi , lo avea qui tratto dalla 
tnrba de'mcdiocri, ai quali pero non poteva togliere mai 
r ordinario possesso di una mordace nialevoleuza , che 
espone soinpre gli uomini grandi almeno a graiidi peri- 
coli, Egli era dunque giunto a quel terribile confine , in 



FAMICLIE CELEBRI ITALIANE. 167 

cui per 1' importanza di uomo piibblico teneva lo Stato 
nel tripudio di grandi speran/.e , come nell' agitazioiie di 
grandi tiiiiori. Sta alia saviezza delle leggi ; sta all'avve- 
dutezza del Principe il saper guidare le passioiii de' sud- 
diti al ben civile. Giangiacomo si trovava fra le persone 
pill qualificate della corte ducale: ma come il Moro , am- 
nilnistratore dello Stato, ad altro iion aspirava clie a di- 
veairne in qualunque modo il signore;, cosi era stato 
costretto a proteggere coloro che ue' colpevoli suoi di- 
segni lo potessero assistere i e a prodigar loro distinzloni 
e riconipense , perche potessero collo splendore di quelle 
abbagliare la moltitudine e suppUre al uierlto personale 
che loro mancava. II Trivulzio era per natura orgoglioso-, 
violento e arrogante : ma pero aggiungeva un carattere 
di austerlta che eredltava dall' esempio de' maggiori: e 
quello altresi della franchezza ben di rado disgiunta dalla 
professioae generosa delle armi. Tali cose lo doveano 
rendere malgradito al Moro perche da lui non poteva 
sperar mai una vilta ; ed altrettanto nojoso a" cortigiani 
perche presentava nel confronto un continuo rimprovero 
alia loro condotta. La corte di Milano delibero adunque 
I'obblio di quest'uomo Tanto inoltrato nel sentier della 
gloria, altamente veniva esacerbato da si umlliante af- 
fronto : non esito: giuro vendetta; ed abbandono la corte. 
Passo allora in Napoli alio stipendio degli Aragonesi: forse 
penetrava i futun motivi di disgusto tra le due corti; e 
gia si lusingava dolla conlentezza di servire i nemlci del 
Moro. Trovavasi cola nel 1494^ quando Carlo VIII in- 
vase quel regno ; ma tostoche gli Aragonesi rimasero 
inermi , passo ai servigi del vincitore , il quale scoprcndo 
i maneggi della corte di Milano per unire i Principi Ita- 
liaai contro di lui, di veniva allora il nemico implacabile 
del Moro. Questa defezione, benche senza tacclft d'igno- 
bilita venale, col privilegio dal Trivulzio preteso di non 
combattere contro gli Aragonesi, e suggerita dall' ostinato 
desiderio di militare contro colui che piii odiava, gli fu 
ascritto a grave misfatto , perche gli uomini giudicando 
dal fine , avrebbero rinfacciato al Trivulzio ogni piii lieve 
errore; laddove di tanti altri si dimenticarono anche le 
piu indecorose colpe , perche meno fatali ne furono le 
conseguenze. Nel i^gS accompagno il nuovo signore alia 
battaglia di Fornovo, e vi si copii di gloria. Ebbero quindi 
luogo le trattaiive; e il Triwlzio che vi poteva influii«. 



l68 FAMIGLIE CELliURI IT\LIAMi. 

»i aJopeio con calore perche shalzato il Moro dal tiono » 
vi fosse posto il gioviuetto tiglio di Ginmi^dh'azzo. Ma i 
Francesi aveano seco loro il cluca d^ Orleans ^ e preten- 
flevaiio die qnegli fosse il vero duca di Milaiio. Tardi 
vide allora il Trwuhio 1' errore di ricorrere ad uu poien- 
tissinio per abbattere un minore. Quei giorni furono p«*l 
Trivulzio veramcnte onore volissi mi :, nia furono gli ultlini. 
II claiuoroso fasto della niilizia gli prometteva 1' ammira- 
zioue d" Europa i la soddisfazione di una vita incorrotta, 
ma oscura , non gli risparmiava che 1' odio nazional?. 
NeJle agitazioni di ua inevitabile bivio cede all' incanto 
delia imniortalita. Egli e per I'appunto in colore clie ne 
sono capacl , che niaiicano il piu delle volte le furze per 
divenire eroi nella virtu. Cosi segnando pel prime il sue 
iiome nel cntalogo di colore che doveaiiO combattere con- 
tio la patria , pote compiacersi del\a stabilita futura di 
sua fama militare ; ma V Italia gli riiifaccia V epoca del 
suo dJsonore , perche egli era prima citiadino, e poi sol- 
dato. Fatto luogotenente-generale delle armi di Fraacia 
nel I4<)6, ebbe la contea di Pezenas in Linguadoca, e 
la barouia di Loir coUe insegne deU'oi'dine regie di San 
Michele. Nel 1499 Lodwico XII, successore di Carlo VIII, 
gli affido il comaudo degli eserciti. Rovesciate nella spe- 
dizione centre 1' Italia le schiere sforzesche , entro il 6 
settemlire 1499 in Milano ; ma vi entro nemico. Lodo- 
vico XII premie il sno A'nlore colia di^nita di maresciallo 
di Francia, coi feudi di Vigevano e di ]\Ielzo . e col go- 
verno del ducato. Quando il Moro assail le State colla 
fiducia di ricuperarlo, egli dove teste ritirarsi da Milano: 
fu per efFetto principalmente delle rlvalita de' Gencrali 
francesi , ch' erano sdegnosi di vedersi condotti al trionfo 
da uno straniero. Fecero essi dunque a lui provare pel 
prime nella pcna di una colpa originale quanto dovea 
♦•ssere spinosa per gritaliani d'allora in pei la via della 
gloria. A No vara il Moro non pote srampare dalle sue 
inani; ed egli voile vedere il sue sovrano nella umilia- 
zione di sue prigioniero. Pare che la niano della giustizia 
volesse in un medesimo tempo e AAV uno e dell' altro 
punire le colpe^ peiche al Trwulzio ebbro di vendetta 
nego la vittoria di se stesse , ondo una macchia indcle- 
b'le avesse anche nella sua vita phvata ^ e all" altre il 
mode di tr.ifngarsij perche una volta cunosccsse che dal 
*''Ono alia niiseria il passo e breye. Rientro ia Milano 



FAIMIGLIE CEI.EBRT ITALIANS. t6g 

Vittorioso Giangiacomo il i5 aprile i5oo e per maueggio 
de' suoi emuli gli fu tolto il governo del ducato. IS el 
i5oB comaiido i Frances! contro l' imperadore Massimi- 
liano , e nel 1809 ai lianclii di iodi pico >Yi/ si trovo alia 
vittoria di Agnadello uella lega di Caiiibrai contro i Ve- 
neziaui. Ai tempi della lega di Giulio II il Trivulzut per 
evrore del La Tremowille perde nel i5i5 la hattaglia di 
Novara, e dovette abbandoiiare T Italia. Questa fu T ul- 
tima spedizione del Trivulzio , e fu Ijrillautissiuia. Egli 
condusse I'esercito tra le Alpi per vie sino a quel tempo 
scouosciute. AI vederio apparire T infelice sua patria ram- 
ineiitava agli uoniini la dl lui riliellione ^ e la di lui ef- 
figie in Milano fatta pubhlico ludilirio. Egli iuvece dalla 
sommita de' monti che la natura ci coucedette per legit- 
tinio coiifine, additava ai Francesi la sottoposta bella pe- 
nisola i e la cupidita delle nostre ricchezz.e conpedeva a 
lui r onore di vedere umili a' suoi cenni le fnlangi della 
orgogliosa nazione , e la maesta di un re di Francia , e 
di quel re che non dovea aver piu inotivo di sdegnarsi, 
se poi dieci anni dopo alia giornata di Pa via vedeva tra 
le file de'suoi nemici , te&tinioaio della sua priglonia , utt 
suo parente istesso, Sorpreso Prosprro Colonmi in Pie- 
nionte , il Trivulzio condusse Francesco I fiuo a Mele- 
gnano per raccogliere nuovi allori i e la conquista del 
ducato fa assicurata ai Francesi. Viveva il Trivulzio nel 
l5i6 in Milano. Giunto a qiiell' epoca, in cni si ridesta 
con nuova energia la rimembranza delle prime affezioni , 
si suscitava in lui il raccapriccio di vedere i proprj coa- 
cittadini nella scliiaA'itUi e la fallacia delle grandi pro- 
messe, da cui con tanta impudenza le armi si fanno pre- 
cedere , eccitava in lui l' orrore d'esserue stato il nunzio, 
e il riniorso d' avervi prestato fede. Occupavasi di otte- 
nere dai Grigioni una convenzione per la cotiservazione 
dello Stato di Musone a Gianfrancesco suo nipote, allor 
quando Lautrec die presedeva al governo del ducato , 
si compiacque di poler mettere il maiesciallo in diffidenza 
della corte. Lautrec abborriva nel Trivulzio Tltaliano, e 
temeva il guerriero. Ginnaiaconio rinunzio al momento le 
signorie al nipote; e di settant'otto anni yolo in Fran- 
cis. Un sorriso della sorella di Lautrec^ niadama di Cha- 
teaubriant^ basto presso Francesco I per dileguare i me- 
riti del piii gran capitano del secolo , e del fondatore 
della milizia in Francia. Blal riccvuto , uiori di coruogUo 



170 FAMIGLIE CELEBRl ITALI.4Nt. 

a Chartres uel 1 5 1 8 ai 5 di dicembre , oggetto pei Priii- 
cipi di severa meditazione , per gV Italiaai di dolorosa 
rimeinbraiiza , per gli uomiiii di compassione e disin- 
ganno. » 

Quando si e poncleratamente letto questo arti- 
colo , uopo e convenire che tiitto il di piu. clie di 
questo grand' uomo puo dirci un biografo, non sara 
mai che un inutile ammasso di erudizione presa 
dalla spazzatura d' archivj , la quale poco dice alio 
spirito , quando pur non lo anno) , e nulla al 
cuore. 



171 



Opere del signor Angela Mazza^ fra gU Arcadi Artno- 
idde Elideo. — Parma, \^\(}-\^j.c^ presso Giuseppe 
Paganino , in forma dt quarto e d' ottavo. Bella 
edizione^ ma non ^orrettissima. Sana esciti cinque 
volumi di versi^ e se ne aspetta un sesto di prose. 
Nel quinto sta ib ritratto deW autore. 



D, 



I Angelo Mazza e da diversi portato assai 
diverso giudizio: consentendogli alcuuo fania oiio- 
ratissima ed etema, mentre il confonde tal altro 
con quella plebe di poeti , che con Y oscurita e la 
pompa delle parole s' argomentano di supplire al 
difetto deir anima. E questo e destino di chi tenta 
in un' arte aprir nuove strade, che di lui non si 
senta mai senza odio od amore, perche e lo splen- 
dore della novita abbaglia i meno veggenti , e 
r invidia falsa il lame dell' intelletto a chi tenne 
altra via. Ora pero che nel corso di questa edi- 
zione ( nel 1817) fu V animoso poeta rapito dalla 
morte , veggianio , se ne riesce , di determinare il 
seggio che gli spetta in Parnaso. Venne oramai 
per esso la posterita , ed e tempo che s' acquetino 
le passioni nel vero. 

De' poeti , come facean de' Re gli Egiziani , non 
vuolsi dar sentenza finale che dope morte, perche 
allora soltanto ne restano invariabili gli scritti , e 
non e piu dato all' estinto di procedere d' un passo 
nel cammino della sapienza. Questo ci scusi se 
parra torse ad alcuno de' nostri lettori malamente 
confarsi all' istituto d' un giornale il parlare di 
poesie, che nella massima parte corrono gia da 
mezzo secolo per le mani di tutti : che anzi spe- 
rando non ingrata questa nostra fatira ci proponia- 
nio anche in avvenire, ove ceda al fato comune al- 
cuno di que' pochi che nelle umane lettcre onoran 



tj2 OPERE ni \NGELO MAZZA- 

r Italia , cU esaminarnc seeondo la nosti'a possibilitsi 
le operc, e rintracciare \c iiiteiizioni cli esse. 

La vera poesia c cosa divina; il vero poeta e 
r interprete degli Dei, e il legislatore degli uomini. 
Ang;clo I\Iazza senti qiteste satite verita, e piu iioii 
dubito della sua vorazionc. Noti gli maucavano 
ingegiio potente ed anima alFettiiosa , ma forse 
nella sua giovinezza non. si lascio reggere abba- 
stanza al sano giudizio: colpa "jiiii de' tempi clie 
sua. I primi sessant' anni del secolo XVIIl erano 
iu Italia contaminati da una poesia ricca di parole, 
e povera di rose : quindi lo studio del Mazzd 
ne' poeti d' Inghilterra, e da tale studio qaella tinta 
forestiera de' suoi versi, che la continua lettura di 
Dante non pote mai cancellare del tutto. Gli stud] 
teologici , ne' quali s' affatico ancor giovanetto , 
accrebbero in lui quella naturale tendenza, che 
lo portava al sublime ed al mistico. Adulto avrebbe 
forse rivolta la mente ad argomenti piii uniani, 
ma dopo la Basvilliana del Monti voile pin tosto 
esser prinio suU" Alpi , che iu Roma secondo , e 
diede alV Italia un genere di poesia , che a non 
parlar del Lemene e del Cotta anche dopo Dante 
ed il Frezzi pu6 parer nuovo. 

II peso a cui sommise le spalle non fu certa- 
mente leggiero , ne pero e da maravigliarsi , se 
talvolta sotto quelV incarco e2;li trema. Did, T anima 
e .r armonia sono i subbietti altissimi del sno canto, 
ma il poeta o non v >lle o non seppe ricordarsi , 
che il diletto e il primo fine delT arte sua , ed 
avvolgendosi di frequente nello s (uallore delle 
forme scolastiche considero, al pari d' Allierto Ma- 
gno , la poesia come un mezz > di far pensare. Delle 
difficolta grandemeute si coinpiacque, e quasi noti 
c:liene venissero dalF argomento al^bastanza , si servi 
di metri ritrosissinii , e cerco rime della pi u mala- 
gcvole c-rrispondenza. 

Noi vogliamo perdouare alcuna cosa ad un uomo , 
che si cono^ce della eua forza , ma ch' ejrli otten_c|a 



OPHRE DI .4.NGELO M\ZZA. 173 

lode di queste meschine prodezze ne seinl^ra pe- 
hci loso. Tutti i grandi poeti si travao;liarono Ibr- 
temente nella fattura deversi, ma coa ogui studio 
appunto a cio conteiuieano , die di. tanta fatica 
non toccasse parte alcutia V lettori, ed e miiacolo 
a vcdere quanta pcna durasse V Ariosto per con- 
seguire qnella sua nuralnle lacilita. Ma a che mol- 
tiplicarsi gli ostacoli, quando T ingegno deir uouio, 
e la divinita delF arte tanti ne offrono ? Ugo da 
Carpi dipinse in Roma air altare del Volto Santo 
una tavola colic dita senza usare di pennello. 
Michelagnolo al vederla esci in quelle note pa- 
role = avrebbe fatto meglio ad adoprare il pennello , 
e farla di migliore maniera r:=. Si guardino i poeti 
dal meritarsi il rimprovero di Michelagnolo, ne cer- 
chino scusa neir esenipio del Mazza. Egli yeramente 
fece un lungo cammino , ma chi puo dirci fin 
dove sarebbe arrivato , se non s' imbarazzava il 
piede di quelle volontarie catene? 

Fra moltissimi sonetti ch' egli compose per Mo- 
naca, due ne sceglieremo che saranno suggello di 
nostre parole. 

Effetti della grazia pnrtecipatn ombreggiata net dogma 
Pitagorico e Platoidco de c'leli arinonici e della 
influenza loro sidle umane azioni. 

Al corso , a I' arte del concento eterno , 
Che la destra di Dio discerne e. tenipra, 
Veigine, i moti del tuo cor contempra 
La voce, che ragiona al senso inwrno. 

Dal del , dove non fa notte ne verno * 
( Poi che in egual sereno ivi s' insempra 
La gioja vera , che non cangia teinpra , 
^ Ne giro ha seco di vicendealterno ) 
Ella ti chiama , e tu rispondi. Sordi 
Le resistono invano , e a te fan guerra 
D' inferta esca terrena i sensi ingordi. 

Grazia pugna con teco , e i folli atterra : 
E r alma intanto , che a le spere accordi , 
Del concento divin gioisce in terra, (i) 

(i) Tomo I, pag. C5. 



IJ^ OPEKE DI ANGF.LO MAZZA. 

Chi lion vede lo stcnto di tutto questo sonetto , 
e come sforzatamente si accozzino qaelle rime ? 
La seconda quartlna passa seaza grazia nel primo 
terzetto, uaa pareatesi di tre versi interrompe il 
senso, e que' tre versi affatto iuutili soiio appiinto 
prodotti dalla difficolta della nma. Ecco in vece 
con quanta dolcezza sa il Mazza cantare , quando 
uscendo dalla teolopa scolastica sx resistere alia 
smania di crearsi difficolta per superarle. 

Lnmeuto suit ahbandono del secolo, 
Donne , che in su, le vostre orme tornate 
Dal grande uffizio e pio nieste e pensose., 
Qual da sepolcri vedovate spose , 
E invce di parole il pianto usate ; 

Piangete forse quel fior d' onestate , 
Che le angeliche forme al mondo ascose 
Oggi per seinpre , e sua fidanza pose 
In lui , che e fonte di tutta bontate ? 

Anzi maravigliam V alta virtute 
Di lei che accesa in sovruman desio 
Tenne 'I cammin di pace e di salute. 

Piangiam di not, che del suo casta e pio 
Costume orbate, e di sua voce mute, 
Dal ben far lungi andrem forse e da Dio (i). 
Qui non c' e novita di pensiero , e pure noi non 
dubitiamo d'asserire, die se il Mazza avesse po- 
tato sempre attenersi a questa maniera di poetare, 
egli sarebbe secondo a pochissimi. Ma forse la na- 
tura lo cliiamava prepotentemente a quelF altro 
cammino, ed egli si fe' degnamente ad ubbidirla, 
perche chi veramente e poeta sente con impeto a 
t(uali argomenti e spirato, e chi come Zanobi da 
Strata chiede al Petrarca di che debba verseggiando 
occuparsi , fara sanamente , ove deponga ogni' va- 
ghezza d' alloro. Ne cio , se vale a salvare i versi 
del Mazza, puo aver forza alcuna pe' suoi imitatori, 
i quali appunto perche imitatori non hanno quel 
comando dalla natura. 

^i) Tomo I , pag. 82. 



OPERE DI ANGELO MAZZA. I^S 

Sovente pero anche il Mazza abusa la sua vo- 
cazione, e si perde in tal biijo , die piu volumi 
not! liasterebbero a spiegare convenientemente un 
sonetto. Un solo esempio ne porgeremo, ma sfidiamo 
da Licofrone in qua a trovare altrettanto. 

Intellettiva e siio lavoro ncllo scomponimentn 
iV an Idea sommamrnte compqsta. 
Nova ideal piramide , di cui 
Non ha V Egitto altro die il nome e V ombra 5 ' 
Jtigirandosi in se la mente adombra 
Archittttrice de' pensieri sui. 

La base, in che hanno stanza il quattro e il dui, 
Orma ritien di mutamento e d' ombra , 
Che a V insii menomando alfin si sgombra 
Nel sommo , oi>' e chi disse = lo son chi fui =. 
Qui per moto e vicenda invan si mira , 
Volgenti fuor de V intelletto prima , 
Che appunta in se quanio 5' estende e giro. 

Deh perche il grave necessario lima 
Dal bel principio , a cui la mente aspira. 
La riconduce a vaneggiar ne I'imo! (i) 
Quando s' e a lungo meditato questo sonetto , 
puo certamente trovarsi d' una giustezza niirabile : 
rea perche sforzarci a tanta fatica ? Noi non siamo 
in colpa di quella che v' ha durata V autore , ne 
dobbianio portarne la pena. 

Se non che il Mazza ne sa compensar largamente , 
quando negli argomenti piu triti getta una luce 
maravigliosa di novita, ed e somigliante a prodi- 
gio, con quanta ricchezza di concetti nobilissimi 
abbia egli per esempio saputo variare il subbietto 
delle mouacazioni , del quale non hanno le Muse 
il piu sterile : persino la chioma tante . volte can- 
tata della pia verginella non cade in lui , come 
negli altri poeti , in preda air aurette ed agli sdegni 
d' amore , ma riserbata a miglior uso vedrassi 
Cola nel giorno che non ha mattino 
Tornarle in fronte e sfavillar di Dio (2). 

(1) Tomo I. pag. 8. 
(3) Tomo I. pag. 80. 



Sonima abbondanza d'anima era in quel petto, 
ma forse fu V ingti!,iio troppo sottile e gli nocqne : 
perclie ordinariamente non amiaino chi fa poinpa 
<li sapere troppo plii che a noi non e dato, ed e 
raro chi si riscaldi per cosp , che Tintelletto non 
conosce, e il cuore non isperimenta. Aniiniratori 
avra il Mazza moUissimi , v quello che seinbrera 
paradosso, piu ammiratori asicor che lettori: ma 
chi giustamente Vpstimi, e ne comprenda le bel- 
lezze e i difetti non sara da trovarsi cosi facil- 
mente, perche le prime sono in lui si vicine ai 
secondi , che non ci faremmo maraviglia , se le une 
fossero scanibiate per gli altri. 

E di fatti la sua imitazione delF ode famosa di 
Dryden a Santa Cecilia e percio stesso lodata da 
alcuni, ond' altri la jjiasima , e mentre molti la 
predicano come rivestita della pin dotta armonia, 
non e minore il numero di coloro che la trovano 
di suono sgraziato e meschino : i primi si credono 
certi del loro giudizio , perche vedono studiata 
ogni sillaba , e calcolato Y effetto d' ogni vocale ; stu- 
piscono i secondi , che si possa attendere con tanta 
cliligenza alle parti , e poi trascurare sitfattamente 
Vinsieme. Noi inchiniamo all' opinione degli ultimi, 
e ne soggingnerem sotto brevita le cagioni , per- 
che forse ne verra detta delU armonia poetica al- 
cuna cosa , che ai seguaci di £erte dottrine potra 
ascoltata giovare. 

Fedeli al nostro sistema d' adoprare vocaboli co- 
nosciuti da tutti , noi dividiamo Y armonia poetica 
in parziale e generale. Si cerca la prima, quando 
col suono d.' una o piu parole si tenta imitare la 
cosa della quale si parla, e n c volgarissimo esem- 
pio il Dantesco 

E caddi , come corpo mono cade. 
S' ottiene la seconda, quando tutto Y andamento 
della pocsla procede come conviene alia prima in- 
tenzione della medesima, e noi non conosciamo in 
questo senso nulla di piii armonioso della canzone: 
Chiare , fresche e doki acque. 



Ol'I RE DI ANGELO MAZZA. I77 

£ forte a dirsi, ma vero, come queste due spe- 
cie d' armoiiia in alcuni modenii scambievolmente 
•i nocciano : Foscolo per esempio noa ha verso 
ne' suoi Sepolcri che non csprima col suono delle 
parole la cosa , ma da qucsto continiio sforzo di 
dare ad ogni verso il suo proprio suono nasce che 
r intero componimento e senza armonia ; Mazza ha 
e2;li pui'e in quest' imitazione cercato lo stesso e 
con eguale riuscita. Alcssandro ubbidiente alia mu- 
sica di Timoteo scorre rapidamente da un affetto 
air altro: il pocta dovea stare coatento a far sen- 
tire ne' suoi versi questi discorrinieati delF animo 
reale per le varie passioni , ma non mai , per dir 
cosi , s;iezi5ar l" ira e Y amore in minutissime par- 
ti , sicche non senti piu nelU insieme ne fremito 
d' ira, ne sospiro d"" amore. AlF armonia generate 
vuolsi intendere precipuamente , la parziale viene 
da se non cercata. Se tu in una mesta Ele2:ia serbi 
costanteniente un tuono pietoso e melanconico , 
r anima del tuo lettore si verra passionando con 
te \ ma se ora imiii il ventolino che spira , ora il 
ruscelletto che mormora, ed in queste leziosita ti 
scordi che siedi sul sepolcro delVamatatua donna, 
se ne scordera piu facilmente chi legge, ne ti var- 
ranno tiitti i tuoi sforzi una lagrima. E parlandosi 
di questo argomento , non parra strano se noi ci 
gioviamo d' un paragone tolto dalla musica. Fra 
r armonia di Dante e del Petrarca , e quella del 
Cesarotti e del Foscolo passa appunto sotto piu, di 
un aspetto quella differenza die fra la musica tea- 
trale italiana e la tedesca. La prima si conteata 
d' un rapporto generale tra le situazioni del dram- 
ma , e il motivo delle arie ; la seconda si sforza 
d' essere un esatta traduzione delle parole. La mu- 
sica de Tedeschi ^ dice la Stael (i), e piu variata 
di quella degV Italiaru^ e furse per qu'stn e men 
hu itta : lo spirito e condamiato ullu varield , e la 

<i) De r AUeuiagne , II partle , Chap. XXXII. 
Bibl hid. T. XXII. 12 



178 OPEKE DI ASGELO MAZZ&. 

sua miserla n e la cagloiip : ma Ip arti , come il 
srnUmcnto , hanno nn amnurabile moitotoiiia E noi 
confessiamo con piacere clie il Mazza nelle sue 
pocsie ori2;iiiali va immune da questo difetto, co- 
sicche ne giova di credere esser ej;li staLo indotto 
dal modello chc iniitava ad alTaunarsi in que' non- 
nulla : che anzi ove cammina da se par clie si sde- 
gni di lusingarne V orerchio con varieta e ricchezza 
di suoni, e tocca quasi sempre una c:»rda di g;rave 
e maestosa anuoaia : c se alcuna volta non trova 
nella nostra lingua un vocabolo che pienamente 
adcgui il suo mesto concetto , egli sel crea , e ne 
impronta i su i versi. 

La qual facilita di crear nuove voci crediamo di 
peter biasiaiare senz.i attirarci nonie di pedanti, 
giacche non era sempre a Uii consigliata dal biso- 
gno , ma sovente da certa impazienza di freno, e 
dalla smania di parer singolare. Egli si scativa pa-^ 
drone della lingua, nella quale veramente studio 
di proposito, e credette come Acliille, che le leggi 
non fossero nate per lui: contento di non tradirne 
il genio si credette dcstinato ad arricchirla, e forse 
alcuna volta gli venne fatto: frequentemente pero 
le dono voci , che dove ricusare per averne gia 
da molti secoli nolle sue ricchezze V equivalente : 
da lodarsi almeno in questo , che non derivo mai 
i siioi nuovi vocaboli dal francese , nia soltanto dal 
latino, e piii ancora dair italiano (i). 

Se si trattasse di scrittore vivente e d' opera te- 
ste pubblicata , sarebbe utile recare in prova di 
queste parole gli esempj : ma vuolsi piu largamente 
procedere, quando non altro si ccrca che determi- 
nare il carattere d' nn autore e;ia morto, c il me- 
rito di scritti conosciutissimi : senza che tante os- 
servazioni , e siflatta materia di lode e di biasinio 

(i) Qualclie volta le leggi dell' analogia uon sono osecrvate 
abbastanza, come per esempio dove , niancando alia lingua 1' ad- 
diettivo di fragore , crea fragoso , uirati't- Ja jcgo'ariiii della 
piegatura voU-a fragorcso. 



OPCRE DI ANGEI.O MAZZ\. I^^ 

offrirebbe il Mazza in questa parte, che basterebbe 
cio solo ad un lunghissimo articolo con piu di 
noja al lettore die di vantag;2;io. Scorreremo invece 
con tutta brevita i cinque volumi di quest' edizio- 
ne , e dopo aver considerato Angelo IMazza nel suo 
insienie, verreir.o partitaincnte divisando a che com- 
poninienti egli applicassc quella sua nuova poesia. 

Non ci arresterenio ad uni lettera scritta di Ro- 
ma alFcditore, e premessa al primo volume: tutti 
sanno che cosa sieno tai lettere , ne questa si to- 
glie punto dal comune. 1 sonetti vi si dicono con 
tant' arte eseguiti , con quanta non ne lian saputo 
insegnare ne Saverio Quadrio , ne Francesco Zanotti 
sui grandi esenipj del Petrarca , del Bembo e del 
Casa : ondosi e robusti si chiamano gli sciolti: pro-- 
digiose sono le stanze sdrucciole: mirabilc la varieta 
delle odi: Ic terzine veramente dantesche; i coni- 
ponimenti piacevoli rinvigoriti , e di piu caustico 
Licambeo sale cospersi : le traduzioni piii emule che 
seguaci dcgli originali. — E quando si cessera in 
Italia da si smaccate adulazioni? E se cosi buttiam 
via le parole e le lodi, che ne restera quando par- 
leremo di Dante c dclF Ariosto , unica misura del^ 
r altezza italiana? Ricordiamci che il Mazza era 
ancor vivo quando si stampo quella lettera. 

II primo volume non contiene die sonetti filo- 
soBci, morali , spirituali, tcologici, mistici e sacri. 
L' autore ebbc da essi gran fama , ma pochi esa- 
minati al lume della critica conservano il loro splen- 
dore: la maggior parte si va perdendo nella regione 
delle astrazioni, e troppo e la fatica delT intellet- 
lo, pcrclie molta csscr possa la compiacenza della 
fantasia. Noi lo ripeterem mille volie: al minimo 
sforzo della mente il cuor si raffredda , e guai se 
ad una poesia non prendono parte ne Timmagina- 
zione ne il cuore! Qualche bel verso pero, e che 
scolpisce r idea come in marmo si presenta per 
tutto , ed alle volte dopo due quartine mediocri 
vedi balenare una terzina di tutta bellezza: 



l8o OPERE DI A.NGEI.O MAZZA. 

O voi che siete la dove si teme , 
Fi^^li del wiupo che vola vcloce * 
Di cor to riso ohiine quanto si geme ! 

E la terzina che seg;ue e cattiva (i). In geiierale 
molta e la snblimita , troppa la dottrina , pora la 
chiarezza: 1) stile schietto e robusto, ma (jiialche 
rara fiata anche turgido. 

Nel secondo volume furono compresi i sonetti 
siiir ai-mouia , gli eroici , i nuziali , quelU di vario 
ar2;omeiito e i piacevoli. Chi sente chiamar I\Iazza 
il poeta deir armonia dee credere che da' primi 
venir gli dehba gran lode , ma noi stimiamo che 
pin alia novita deir argomento che al merito dei 
sonetti si tributasser gli el gi : non cosi pero che 
alcuni non ve ne siano degni della loro faraa e 
del nome d' Armonide. Dagli eroici non sapremmo 
che scegliere , ed appena uno da satisfarci ne danno 
i nuziali. Mediocrissimi sono quelli di vario argo- 
mento , e meno che mediocri i piacevoli : anzi in 
quest! ultimi tu non trovi ne V ingegno, ne gli 
spirit!, ne le intenzioni del Mazza : non grazia ber- 
niesca, non movenza franca e disiiivolta, non sin- 
cera festivita: intricato , affaticato, mcschino : scher- 
zando buffoneggi < , sorridendo torce heramente le 
labbra : i modi sono delV infima plebe, e perfino 
sentono alcuna volta il mal luogo : ne , come in 
que' nostri vecchi , la laidezza e almeno velata 
dair equivoco , o dalla nebbia delle parole : in che 
noi ci siamo maravigliati altamente del Mazza , che 
vivo ancora permise la stampa di queste riprove-' 
voli inezie : ma V amor proprio e ingannatore ac- 
rortissimo , e non ci basta 1' animo di scagliare 
contro il poeta la prima pietra , che piuttosto ne 
prende sdegno giusto contro coloro, che avranno 
consi2;liato il buon vecchio a patirne la pubblica- 
^ione. e si gli avran lodate quelle miserie come 
rniracoli d' attica giocondita : piacenteria da non 

(7) Tonio I. jiag. 49. 



OPERE DI ANGELO MA.ZZA. l8l 

iolleiaisi , e die assedia la poteiiza coiicessa dalV in- 
gegiio , come quella data dalla fortiina. 

Nuir altro che versi sciold contiene. il terzo vo- 
lume ; che ill tal metro sono dettati dodici inni, 
sette epistole , e quattro poemetti in esso raccolti : 
pure in versi sciolti sono i frammenti di tre poe- 
iiietti che in tine si trovano. Non conosce il Mazza 
r arte difficilissima di questa maniera di verso, che 
rinu'iziando at prestigio della rima dimanda accor- 
gimenti singolarissimi , e un andaniento tutto suo 
proprio : e somma fatica alF orecchio quel continuo 
iracasso di suoni , che ne' seguaci d^lla scuola 
Cesarottiana si fa sentire, ed a questa scuola ap- 
partenne anche il Mazza. S' arroge che gF inni 
aniano nella poesia italiana un altro metro , e mal 
volentieri si vedono spaziare senza coniini come il 
poemetto. 

L' epistole sono ancor piii rimote dair ingegno 
del i\lazza : si vcde ch' egli e fuori di strada, e 
lion sa a qual sentiero appio^liarsi ; ora v' introduce 
la sublimita delV ode, ora va piu basso ancor del 
sermone , e si a non parlare della maniera Ora- 
/iana , cui certamente non era dalla natura tem- 
prato, r amico suo Pindemonti gliene avea mostrata 
una nuova , che le anime appassionate preferiranno 
di buon gvado anche all' antica: se non che sarebbe 
assai malagevole di giudicare quale di esse present! 
aia2;2:iori dilTuolta: tanro e laro chi sappia intormare 
{ suoi versi di non mcntita e soave melanconial 

A' poemetti puo applicarsi quanto fu detto degli 
inni , ne da essi ottenne il poeta una fama che 
sia p(^r durargli in futuro. 

Nel quarto volume continuano gli sciolti colla 
tradiizione del poema d' Akenside sui piaceri del- 
r imir.aginazione. Indi segnono quattro componi- 
menti in terza rima, tre de' quali per S. Cecilia, 
I ultimo a lo2;gia d' ec^loga per la nascita del prin- 
cipe ercduario di Parma. Quella traduzione tatta 
dair autore poco dopo i venfaiiai, era stata da 



iSa OrERE DI ANCELO M\ZZ\. 

liii soleiinemente riprovata: ma pure noii si viiol.-; 
biasiniar V editore se la ristampo : era essa troppa 
nota, pcrcliie in un' edizione completa se ne po- 
tesse solfrir la mancanza. V e anclie qualclie passo 
lodevolmente tradotto, ma in gcnerale noii e cosa 
onde si prcgi la nostra poesia. Noi troviamo in una 
nota un passo di lettera del chiaiissimo cav. Pin- 
flemonti, ove si dice che T autore scoutento e non 
SENZA RAGTONE del .luo Invoro il volea migllorare: 
questo giudizio profeiito da quel parco riprensore 
rli' e il Pindemonti, ne dispensa dal parlarne piu 
ohie. 

Le terze rime per S. Cecilia splcndono qua e la 
di eminent! bellezze, ma ci sembrano troppo dis- 
eguali si nei pensieri e si nello stile. Nell" egloga 
sono bei versi , ma nulla piu. 

Siam ora giunti al qiiinto volume, nel quale si 
comprende il piu e il meglio della gloria del Mazza : 
sono in csso riunite le stanze sdrucciole dei dolori 
di Maria Vcr2;ine , e quelle a Melchior Cesarotti, 
alcune ottave rime piane, le odi sulT armonia e le 
odi varie. 

I quattro canti alia Vergine sono veramente ric- 
chissimi di tutta poesia : le diflicolta non hanno 
questa volta che assai di rado nociuto al pensiero : 
s' incontra di quando in quando qualclie rima sten- 
tata o qualche espressione troppo volgare, ma questi 
piccioli nei sono incomparabibiiente vinti da so- 
vrane bellezze. II metro stesso pieiio di languore 
e di pieta ammorza ogni voglia terrcna, un senso 
di mestizia celeste ti discende neir anima , e tale 
un"' cstasi d' amara dolcezza rapisce il tao spirito, 
che alio svcgliartene sei quasi incerto , se udisti 
lo Stabat 3Iater del Pergolcsi , o i veisi del 
Mazza. 

Le stanze sdrucciole al Cesarotti sono piu vivaci 
c briose, ma splcndide ancli'' esse d' ogni lure poe- 
tira. Cosi lo fossero le ottave piane . le cj^aali noii 
vanno piu su che il mediocre. 



OPE RE DI ANGELO M\ZZV. l83 

f'ra le odi se da ([uelle suU' annonia togliamo 
r aura arnioiiica, e dalle varie quella a Teresa Ban- 
dettini , non restera moUo di che satisfarsi: noii fu 
il poeta nella lirica abbastanza caldo e sp:dito , 
perche la filosofia, che voile 2;t^ttarvi per eiitro, 
mal si confa co<i,li ardinieuti delF entusiasmo: non 
che le Muse amino (pielle digiiine caazonette di 
Arcadia, ma il buon vigore Idosoldeo dee rinforzare 
le odi, come il sangue la perpona : sentito, ma non 
veduto. E di cio il Mazza stesso ne diede un esem- 
pio lucidissimo nelV aura armonica , la cpiale e di 
?i geatile e sapiente dettato da trovar pochi con- 
fronti. E volesse il cielo clic il poeta non si fosse 
mai tolto da questa lodata nianiera, die allora i 
ciuque volumi da noi scorsi rapidissimaniente sa- 
rebbero un inestimabil tesoro ; ma poiclie la con- 
dizione delV umana natura non permise di piu, lo- 
diamo abneno il Mazza di sue rette intenzioni. 

La poesia era divenuta uno scherzo canoro , un 
accozzamento fortuito di rime : il linguaggio degli 
Dei era prostiato agli argomenti piu frivoli , ne 
bastavano Ic grida d'alcuni animosi per lichiamare 
i poeti suUa strada realissima di Grecia e di Roma. 
II Mazza diede per dir cosi un urto alia pubblica 
opinione gittandosi in una carriera interamente op- 
posta a quella che si correa : questo slancio lo 
porto piu oltre che alia sua gloria non conveniva, 
t dopo quel primo generoso movimento egli non 
pote pill ritirarsi : ma T iinpuUo dato alia nazione 
era necessaiio : essa lo scgui tosto anchc al di 1^ 
de' confini del retto , ma come il moto delle opi- 
nioni, simile a quelle do' liquidi , finisce col porsi 
in equllibrio, si rivenne da qu< I sopercliio seiiza 
piii ricadere nella primiera meschiuita. 

Nella sua poesia fu il Mazza u nno costautissimo: 
non solo egli segui anchc iji vecchiczza quella sua 
autica maniera, ma con nobile ostinazione voile 
cziandio cantar sompre dcwli stessi subietti: inva- 
410 si sconvolsp V orbc poViLico, e trassii nella «n« 



184 OPESE DI ANGEro MAZZ4. 

vertigine i pazzi ed i savj : Mazza inoscgui 1 suoi 
canti a Dio , alV anima , alV armonia. Invano le ce- 
tere de"' poeti si temprarono as}' inni piuttosto della 
strage, che della vittoria : invano brillarono i fantas- 
mi della grandezza e deirambizione; Dio, T aniiTia 
e r armonia erano argomenti troppo alti, perche il 
I\Iazza si degnasse di calare si basso. 

E di rio gli sia lode imniortale: perche non c 
spettacolo piii doloroso delFingegno che ad ala alia 
potenza , ed egli con pochissimi altri magnanimi ne 
die' nobile esempio, come vi sia un silenzio piu 
dignitoso d' ogni parola. 

Ergiamogli in riconoscenza ixn nionumento, quanto 
per noi puossi, onorato, e sia questo una nuova 
edizione delle sue migliori poesie. L'editore di Par- 
ma ha consultato anche troppo air abbondanza , e 
chi vorra possedere il buono, il mediocre e il cat- 
tivo . sa oggimai dove rivolgersi : si faccia ora una 
scelta severissima fra i componimend di qucsti cin- 
que volumi , onde sappia a che attenersi chi noa 
puo o non vuole andarli pescando qua e la in 
tanto spazio. 

Ecco , se r ardimento ne si perdoni, di che sa- 
rebbe per nostra opinione a comporsi la nuova 
edizione sceltissima. 

Stanze sdrvicciole. 

Dei dolori di Maria Vergine canti quattro. 
A Melchior Cesarotii. 

Sonetti. 
Di pensier in pensier la mente suole ... 
Irrequieta la' notid vaghezza ... 
Senza che appressi al solio alto di Lui . . . 
De Ic sorti a V unm fisse in tre si parte . . . 
Se quei che a trasformar in quadro il cerchio . . . 
Ne la mente mi siedc e al cor mi sona . . . 
Perche^ bennata Vergine innocente . . . 
Donne , che in su le vostre orme tornate . . . 
Chi mai non surse onde un vallon s' adimu . . . 



OPERE DI ANGELO MAZZA. l85 

Del fior die meglio olezza in Paradlso . . . 
Tutto V Orbe e armonia : V Ol'impo e cetra . . . 
Til ancor nome non eri^ ed el/a in giro . . . 
Tempo verrd che 7 gaudio d' oggi e Z canto . . . 

Odi. 
O graziosa e phicida ... 
Dunque io Cantor di Vergini . . . 

I cinque grandi volunii si ridurrebbero ad na 
volumetto di cento pagine appena : ma tutto vi 
sarebbe oro purissimo , e la fama del Mazza rie- 
scirebbe da qucsta brevita assai piu bella , come 
piu verde e florente appare quelV albero , cui si 
troncarono i secchi rami , e si scossero le foglie 
appassite. 

Molti poeti ha Tltaba, a' quali con simil opera 
si presterebbe un importante servigio, e certi nomi 
gia famosissimi si vanno perdendo nella dimenti- 
canza, perche niuno ha coraggio di legger venti 
volumi per trovarvi una dozzina di sonetti e un 
pajo di canzoni, che non ismentirebbero quelF al- 
tissima fama. 

Che se il pietoso lavoro su que' ponderosi poeti 
paresse ingratissimo e d' insopportabile noja, almeno 
Angelo Mazza sia privilegiato di tanto ; che mentre 
provvederassi air onor suo , si torra di mano ai gio- 
vanetti cjuella parte de' suoi versi che potria lore 
offerire non imitabile esempio. 



\sr, 



Joannis Carmignani in Flsana Arademia aiUeces- 
soris juris crimiuaUx eleineiita- Editio secnnda. — 
Pisis, iHi(), exrndebat Eayncriii^ Prosperi. Due 
volumi in 8." di, png. 3r4 <? 285 ( Vedi tomo XX^ 
peg. 327, e tomo XXII ^ pag. 46 di questo Giof- 
nnle ). 



I 



L terzo libro contiene la pratica applicazlone dei prin- 
ci]ij esposti ne' due precedenti ad ogni bisogiio , che il 
delitto faccia nascere di ristabilir T ordine sovvertito della 
citth. Quanto alia impntazione, il pratico iiso de' principj « 
clie fissarono il sno generale carattere , tende a stabilir 
bene la giavita relativa Ae' titoli di delitto, e qnindi la 
lor classazioiie , che esibisce la fonunla del riniprovero 
di ciascuiio col decreniento , die questa formula subisce 
per I' azione passibile delle cause idoaee ad operare nel 
titolo il graclo. Quanto alia pena, 1' uso pratico esige che 
ne sia fissata la specie , e il modulo al titolo e al grado 
del delitto nella proporzione meramente politica che 
ne determina la giustizia. Quanto alia prova , il bisogno 
pratico e soddisfatto da quanto ne fu detto di gia se si 
tratta dello special del delitto , ed esige applicazioni pifi 
circostanziate se si tratta del materlale , attesa la parti- 
colare indole o lisica o politica che certi delitti presen- 
tano. La parte che classa , e che determina le formnle 
generali d' imputazione, essendoci sembrata la piii nuova 
e la piu importante in quest' opera, noi ci limiteremo ad 
essa , omettendo per servire alia brevita quanto alia 
pena e alia prova si riferisce. 

Ritenuta la distinzione del danno che attacca la sicu- 
rezza , e del danno che attacca la prosperita , e suddi- 
stinto nel primo quelio che attacca inimediatamente la 
sicurezza pubblica , e quelio che inimediatamente la pri- 
vata sovverte , F autore per procedere rettamente alia 
classazione de' delitti distins!;ue in primo luogo tra i con- 
trarj alia sicurezza pubblica quelli che direttamente , e 
quelli che indirettamente 1' attaccano , chiamando i prinii 
Uirettarmnte politici, i secoudi poUtici indirettamente. 



OARMTGNANI, DIRITTO cniMlNM.F. I87 

Ai delitti politic! direttamente tali apptrtengoiio i soli 
atti ostili contro \o stabilito governo , che i'autore di- 
stingue in palfsi e nascost.i ; i primi costituiscono il pro- 
prio e vero delitto di perdueU,nne : i secondi la pro- 
dizione , la coapirazione , la congiura. La sedizion.e , il 
tumulto, i collegi illeciti sono dairaiitore denominati specie 
prossime al perduellione, come quelle che piu frequente- 
niente esigono 1' azione della polizia che quella della 
giustizia. La riforma criiniiiale Leopoldina mostro che 
anche i piii gravi tra quest! titoli di delitto possono essere 
rignardati come pubbliche violenze. II tltolo di maesta, 
di cui fu fatto tanto ahnso , puo essei* giusuticato dal 
bisogno di aggiungere alia foiza fisica , di cai il supremo 
potere e investito , aache una forza morale , clie agisca 
abitualmente sulP animo della moltltudiiie ; ma il titolo 
di maesta in specie o di lesa venerazione dee rimanere 
tra le infauste memorie , che il dispotismo dell' impero 
romano risveglia. 

Indirettamente politici son detti dall' autore quei de- 
litti , i quali sebbene non commessi con animo di atier- 
rare lo stabilito governo, possono cio non ostante porne 
in pericolo la sicurezza. Son questi delitti qnelli cUe si 
commettono contro i.° il Gius delle Genti; 2..° la Rclis^ione 
dello Stato ^ 3.° la tranquilUta pubblica ■, 4.° la pubblica 
giustizia. II pericolo di questi delitti decresce nell' ordine 
della classazione, dimodoche giunge a un punto in cui si 
confonde con quelle della sicurezza privata. 

I. I delitti contro il gins delle genti iacnlcolabili in 
una nazion limitata esigoao anche nelle grandi nazioni il 
concorso di circostanze non si facili ad accadere , ed e 
percio che simili delitti ignoti a quasi tutti i codici pe- 
nali d' Europa si vedono tigurare forse nella sola legisla- 
zione inglese. 

II. Trattando de' delitti contro la religione , I'autore si 
fa strada fra le due opposte opinioni di Brnnemanno e 
di Voet che gl' intitolano di lesa maesta divina , e di 
Tommasio e di Noodt che sostengono non essere moral- 
mente imputabili. Coudiattendo la prima opinione , osser- 
Ta che la religione non pub esser dalla politica vendlcata 
nflle relazioni della sm intrinseca santita, ma in quelle 
del pericolo a cui esporrehbe lo stato un cambiimento 
totale e istantaneo nelle idee ricevute di Dio e de' suoi 
atti'ibuti: combatteado la «econda opinione^ osserva ch'S 



l88 OAKMIGNANI, 

ae la le^ge nou ha competenza a comantlare al peilsiero* 
ha quella pero di comaiidare alleazioiii, e incontrover- 
tibiliuente alle positive, se noa alle negative, poiche dalle 
prime soltaiito V accennato pericolo puo derivare. 

Neir attuale situazione dello spirito uniano il progetto 
il' un gran cainljiaineiito religioso e quasi iinpossibile a 
coticepirsi, dimodoclie il dispregio della religioiie e ordi- 
nariamente il delitto o della ignoranza o della imprudenza 
o della uhljriachezza. Non disdice pero che il codice 
penale miiiacci all' ardito novatore che si proponesse di 
cliiainare il popolo a souiinossa contro la religioae domi- 
nante quell' ultimo supplizio, clie e destinato al nemico 
della patiia e del principe. Fuori di qucsto caso i delitti 
coiitro la religione cadono nella classe de' delitti di polizia 
che r autore enumera partitamente , escludendo pero lo 
spers.iuro , che forma un' anomalia di questa classe, e sL 
connette colla falsa testiiuonianza che ad altra classe ap- 
partieue. 

III. I torbidi degli ultimi tempi deila repubblica fecero 
nascere a Roma le leggi Planzie e le due Giulie suUa 
publjlica e privata violenza , distiuzione per illustrar la 
quale invano haa sudato gl' interpreti. Nel sistema dell'A. 
la violenza publjlica e 1" azione delittuosa d' un aggiegato 
di forze private, che appunto per il lor numero o per 
la loro audacia , o per la natura de' mezzi che impiegauo 
spargono lo spavento e il terrore a grandi distanze. EgU 
ne divide le specie in innominate , ed in nominate : alle 
prime inolte ne riferisce accennate gia dal Romano di- 
ritto , e dalla Iiiglese legislazione : alle seconde riporta 
lo scopelismo , che prova esser delitto perfetto nella sua 
specie non attentato , come lo dice il Renazzi , 1' incendio 
stranamente annoverato da Filangieri tra i delitti contro 
la salubriia publjiica , e la demolizione degli argini dei 
flumi pubblici. 

La violenza privata e ncl sistema dell'autore, non un 
delitto, ma una circostajiza aggravante che un delitto ac- 
compagna, come uel furto , nello stupro e simili. 

IV. La pnliblica tranquillita, parte essenziale della sicu- 
rezza pubblica, dopo quella dello stabilito governo , co- 
ipeche pin facilmente minacclata dalle private vendette, 
non potrebbe sussistere senza stabilimejiti diretti all' ani- 
ministrazione della giustizia, La fennezza e il politico 
oggetto di quebti stabUimenti csigoiio; i," die k- persoue 



DIUITTO CHIMIN ^LE. 189 

destinatf a coprirli non salganvl per mez/.o di covriizione: 
a." clie incorrottamcnte vi sieihino ; 3." clie sicure vi siano 
clall' azione pericolosa ilelle furze private i 4." clie qneste 
forze non tentino <\i Hrclinarne V aiitorita facenclosi ra- 
gion da se siesse. La iafrazione della prima regola fa 
nascere i delitti contro la giustizia pnbblica per parte 
delle persone pubhliche contro puhbliclie persone : la 
infrazioue della seconda, i delitti di persone pnbbliclie 
rontro persone private: la iafrazione della terza, i delitti 
di privati contro persone pubbliche : e V iafrazione della 
quarta , i delitti contro la giustizia pubblica di priyati 
contro privati. 

Tra i delitti contro la giustizia pubblica commessi da 
pubbliclie persone a danno di persone pubbliche si an- 
novera il solo amb'CO. Questo delitto, indigene delle re- 
pubbliche , raro nelle monarcliie , annunzia sempre la de- 
bolezza e la oscitanza del Governo. Sotto i jiiu deboli 
tra gl' imperatori di Roma 1' universale corruttela giunse 
al segno clie la legge concesse azione civile , onde otte- 
nere cio che era stato promesso per aver favorevole 
sufFragio. Le pene le piu severe non snrebbero bastauti 
per ovviare a un delitto die i depositarj del potere aves- 
«ero interesse a proteggere. Le istituzioni monarchiche 
lo rendono raro, e il punto d' onore clie queste istitu- 
zioni inspirano ai piii vicini al Principe puo allontanarlo 
del tutto. 

Tra i delitti contro la giustizia pubblica per parte di 
persone publjliche contro i privati , distingue V autore 
Tabuso de'' pubblici uffizj da quello (.\e\le pubbliche funzioni , 
che la legge talvolta tcmporariamente atfida al cittadino 
pel miglior servizio della giustizia. 

Tra gli abusi de' pubblici uffizj suddistingue T autore 
il proprio e vero abuso di outnrita che parte da animo 
violento, arrogante, funioso nel niagistrato , il delitto di 
estorsione preveduto dalla legge Giulia repctundarwn, che 
parte 'dalla violenza diretta al sordido lucro e incorag- 
giata dair autorita , il delitto di baratteria o di corruzione 
goffamenie coUrcato da Triboniano sotto il titolo della 
legge Giulia repetundarum , lo che pose le cose in con- 
traddizione coi loro noini , e la coiicussione che T autore 
distingue in propria e in impropria , la prima essendo la 
incussione del terrore della pubblica autorita per parte 
di persone che ne sono investite , la see onda l' incussione 



igo i:;arm[Gn \Ni , 

del terrdie della siessn puhblica autorita per parte di 
persone the ne son prive. La coiicussioae propria e di- 
stiuta dal delitto di estorsione o repetundwn, iiiquantoclie 
quella esige riacussioiie di un qualche speciale terrore, e 
si esercita ordinariamente dai inngistrati iaTcriorii qnesta 
non ne abbisogna , e si spiega nella pura e mera furza 
di cui e il magistrato investito , cusicciie quella involve 
seinpre falsita, quests noa mai. La concuss. one impropria 
e esercitaca sotto pretesto e colore di autorita pubhlica : 
essa si compone di gradi clie per una parte piii si avvi- 
cinano alia violenza , dairaltra piii alia frode e alT astu-^ 
zia, come accade negli assidui e ne' venditori di fumo. La 
concussione semplicc e dalPautore riportata ai delitti con- 
tro la sicurezza de* privati, al qual luogo egli ne stabili- 
sce la vera idea. A queste varie distinzioni riportal'au- 
tore le diverse specie che sotto altri titoli sono riferite 
dal gius roniano e dagl' interpret!, e sembra cosi aver 
rettificata una materia assai confusamente trattata per 
1' avanti. 

Le funzioni pubbliche che la legge afiida ai privati pel 
miglior servizlo della giustizia consistono nella qaalita 
di accusatore , e in quella di testimone. L' abuso della 
prima fa nascere la prtvaricazione propria e la calunnia: 
Fabuso della secontin , la. falsa testinionianza. La calunnia, 
specie di flilsita, malamente coUocata da Renazzi tra gU 
attentat!, si dee dir consumata quando la falsa accusa 
accompagnata dall' indicazione de' falsi mezzi di prova, 
e quindi a nuocere idonea e stata presentata e notificata 
legalmente in giudizio. 11 somnio dolo pero ne costituisce 
il carattere : quindi la scusano il giusto dolore , la ne- 
cessita deir ulHzio, a nieno che di n)anifesti9sima calunnia 
lion trattasi di quella , cioe per architettare la quale resta 
provato aver T accusatore corrotti testimonj e falsificati 
istrumenti. 

Tra i delitti contro la giustizia puliblica de' privati, 
contro pubbliche persone, riferisce l' autore I' csimizione 
•p la resistenza , distinguendo nella prima i mezzi artifi- 
ciosi dai violenti. Qnelli praticabili ne'' soli privati giudizj , 
fjuanto alia citazione , e (juiadi pnssibili di enienda con- 
geniaie alle ioro conseguenze meramente civili : quesii 
praticabili uri giudirj cnminali quaiito alia citazione reale 
o arresto dell' imputato , e negli uni e negli altri giudizj 
i^uanto air esecazioae della sciitenza. L' effrazione dtl 



DIIIITTO ORIMIN \I.E. 10 

car cere , la ricettazione de' rei e V inosservanza ddla pena , 
ove r esilio e la relegazioue sImho in uso i e rispetto ai 
delitti coiitro la giustizia pubblica dei privati contro i 
privati la ration futtnsi di propria autorita , luolte specie 
tiella quale sono erroaeamente riportate dagl' interpreti 
o alio scopelisnio o alia concus-slone iuipropria con ma- 
nifesto sb'.glio del modulo, delT imputazione e della 
pena , il privcito carcere e il duello , che niuna regola di 
poliiica o di giustizia permette clie si riporti alia classe 
degli oniicidj o premeditati o rissosi. 

La seconda paitizione de"' delitti comprende quelU che 
r autore intitola poUtico-cwdl. La ragione di questa no- 
meuclatura e desuata dalle due diverse specie di danno 
e sociule e privcito die questi delitti il piii delle volte 
contengono. Li essi la prima specie di danno uon si pro- 
paga mai fiiio a scuoter le basi dell' ordine sociale. Qual- 
che parte di quest' ordine soltanto ne riniane alterata, e 
ordinariauiente o la societa come individuo che ha un 
patrimonio pecuniario da difendere , o una famiglia o un 
privato ne resta offeso. Sicconie il maggior numero di 
questi delitti e di quelli che attaccano la sicurezza pri- 
vata , dall' indole di questi piu rhe da ogni altro e ne- 
cessario desumere la ragione della uomenclatura. Se si 
esaminino i risultati puramente materlali e immediati di 
questi delitti , il danno e meramente privato come nel- 
I'omicidio o nel furto , ecc. Se si esamini la scossa che 
I'opinione de' pacific! cittadini riceve all' annunzio di que- 
sti delitti, lo spavento che essi fanno nascere e vin pub- 
hlico danno , perche diminuisce 1' opinione della propria 
sicurezza, vantaggio che la societa sola puo dare. La de- 
gradazione di cui sono suscettibili le formule generali 
dell' imputazione di questi titoli di dclitto, e piii fre- 
quente e sensibile che negli altri enumerati fin qui, sia 
pel grado che anche i piu gravi possono rice\;^ere dalla 
mancanza o d' esecuzione o d'intenzione perfeita e diret- 
ta, sia per la graduabilita di cui e suscettibile Tistesso 
titolo di d ditto, come T ofFesa della persona che daU'omi- 
cidio puo abbassarsi fmo alia leggiera ingiuria reale. 

Questa classe di delitti politico-civili e suddivisa dal- 
r autore in tre classi suhalterne : i.* in delitti contro la 
sicurezza de' privati ; a.° in delitti contro 1' ordine dellp 
f^miglie^ 3." in delitti contro la fede pubblica. 



1()1 UAnMIGNANr, 

I delitti contro la sicurezza de' privati si suddistjn- 
guono in qiielli die atttccano la persona , in queUi che 
attaccano I' onore , in tjuelli che attaccano le pmpriita. 

La persona e attaccata : i.° o nella vita^ a." o nella 
integiith delle memlira;, 3." o nel loro bea essere, aiicor- 
che la coesistenza organica ne sia rispettata. 

I." La vita e un moto che cessa o natnralmente 
per r efFetto della decrepitezza e delle ma'attie , o pre- 
ternattii'alinente per V etfetio dell" azione delle cose ina- 
nimate, lo che e infortunio , o per razione de' bruti ani- 
jnali , lo clie e pauperie , o per I' azione delPuomo, lo 
che e omicidio. Questa diversita di cause necessita lo 
scrupolo che dee porsi nel verificare il materiale del 
delitto. Ma la difficoita della rlcerca non consiste unica- 
mente in cio clie il delitto ha di materiale risultato , 
poiche 1' omicidio assume titoli divi rsi A&W in^iuria e dal 
dritto con cut viene inferito i dall' ingiuria nel dolo di 
proposito, nell'impcto, nella colpa e nel caso talvoka 
imputabile ; dal dritto o dalla necessita nel cui concorso 
la legge lo toUera, o nelle circostanze nelle quali la legge 
il comanda. 

II dolo di proposito rende 1' omicidio qualificato o per 
r effetto della premeditazione in genere; o per T efFetto 
di pravi e piii pericolosi mezzi coi quali vien comir.esso , 
come nel proditorio, nelV insidioso , nel veneflcio ; o per 
r effetto delle cause dalle quali e piii difficile guardarsi, 
come le piii facili ad agire sul cuore del facinoroso , lo 
che avviene nel Introcinio , neW" assassinio; o per T effetto 
delle relazioiii di sangue tra T uccisore e Tucciso, come 
nel parricidio , neW infanticidio , nel procurato aborto , ti- 
toli di delitto neir accnrata analisi de"* quali non potremmo 
seiiza troppo diffonderci seguir Tautore. II suicidio forma 
un' anomalia di questa classe. Sostiene T autore , contro 
jnterpreti di soiuino noine, che i Romani punirono il sui- 
cidio allora soltanto che avesse aiiecato danno al citta- 
dino , lo che accadeva nel servo; alia repuhhUca , lo clie 
accadeva nel militare:j o al fiscn, lo che accadeva nell'ac- 
cusnto di delitto ingerente confisca ; ed avverte come a 
norma della legislazione Toscana , aljolita la confisca, 
questo titolo di delitto non e piii tale, in modo che nel 
f.aso di attentato in persona sottoposta a processo non 
si cerca del suicidio, ma del delitto per ragione del quale 
r attentato puo avere avuto luogo. 



D1RITTO CRIMINALE. 193 

a." L' iiiteo;rlta delle me n lira e attaccata dalle ferite, 
non valutata la difFerenza che passa tra la ferita e la 
mutiLizi.me. L" autoie propone una nuova aualisi del ti- 
tolo delle ferite diretta a illuiniuare la pratica in questa 
delicata materia. 

Egli coiisidera la ferita pel suo eff'etto nel ferito , pel 
9U0 effetto nel feritore. Nel primo riguardo egli poadera 
il valore della ferita per cio chi; essa nella sua indole e 
nel suo p.tragoie cou ferite d'iaJole divers.i ha prodotto 
neir econotnia vicale del ferico , e per cio die essa ha 
prodotto nel coacorso di ferite egnali in indole menate 
sul ferito medesimo da piii feritori. 

Ritenuta la gia cogaita distiuzioae delle ferite in mor- 
tali , pericolose e indiff rend, e fissate meglio le idee 
suir altra delle ferite tali in se stesse •> e tali per acci- 
dente , passa P autore a indicare i metodi critici diretti 
a staliilire la giuridica probability sull' indole della ferita, 
di cui puo esser questione, ed osserva che questi metodi 
consistono o nella presunzione delV uoino , che e il giudizio 
medico desunto dall' aipetto estrinseco della ferita, vale 
a dire dalla localita, dalla grandezza, dai sintomi , lo che 
serve di soccorso alia polizia giudiziaria : nella presun- 
zione della legge , che e Topinione giuridica de»unta dal- 
V esito , vale a dire dalla guarigione e dalla morte entro 
certi intervalli di tempo, lo che puo valere per assol- 
vere non mai per coadannare , e nella certezza fisica che 
si ottiene coUa sezione del cadavere deU'ucciso, se pure 
in tutti i casi merita essa tal nome, nulla piii essendo 
che un giudizio medico , il solo altronde che possa render 
giusta la pieaa coadanna. 

Nel detenninare T imputazioae di piu ferite o mortali 
o pericolose menate da piii feritori alio stesso individuo, 
r autore distingue quattro specie che abbracciaao tutto 
il disputabile di questo caso , reso celebre dal dissenso 
de' Romaai giurecousulii , che presero a esaminarlo nel 
senso pero della legge Aquilia , poiche al termini della 
legge Cornelia cesserebbe ogni coatroversla, e ciascun 
feritore come complice sarebbe eguahneate punibile. 

La ferita e mezzo se il feritore vo!le uccidere; e fine 

se voile semplicemeate ferire L' equita e la giustizia esi- 

goao che si abbia riguardo a questa possibile diversa 

maniera d' essere deirintenzionc. L'aiTetto o il fine che 

Bibl. leal. T. XXII. i3 



194 CARlvrtGN\Nl , 

si nasconde negriitinn rlpostigli deU'animo, i svelat* 
o dalla natnra -lelle arini, tra le cjuali gl' istruineiiti non 
presentauo prcsanz one d''aiiimo d'uccidere, le atte ad 
iiccidere la jJieseiita lo, le d'stinitc esclnsivamente a nuo- 
cere eininentemeiite la inducono o dalLi ijuantita e dalla 
direzioiie de' colpi : dal die 1' antore conclude che le fe- 
rite <Je!)boao essere iiiiputate ia raj;ione coinposta, i.° del 
dolo di propo3ito o d'iinpetoi 2.° della qiialita dell' ar- 
ine ; 3." del loro efFetto, 

3.° L'offesa della persoaa puu decrescere fiao alia 
piu legglera percossa , e coafoadersi cosi coll' irvj^iuria 
propriainente delta, diretta piu alio spregio che alPosti- 
lita. A questo puoto il clelitto non pub piu interessare 
I'ordine puh'olico, e sono encomiabili quelle legislazioni che 
ne rilasciano la punizione alia querela che il nrivato ne 
porga. 

L'onore e un patrlmonio auche piu esclusi vamente 
proprio dell" ofFeso di quel ciie la sua personal sicurezza 
nol sia, ed e percio che auch' dove la legge s'incarica del 
peasiero di provveder punendo all' interesse del leso , 
la pili'.iodia non puo essere ingiunta clie snlla sua spe- 
ciale istanza. II libello famoso tiene il primo e piii cospi- 
cuo posto tra i delitti contro l' onore de' cittadini. II 
gpverno dillidente e dispotico de' deceiiiviri ne fece a 
Roma un capitale delitto. Qnesta glurispru'Jenza torno a 
rivivere sotto gli ultimi Lnperatori , e forse dobbianio 
a quest! antichi esempj il rigore con cui il foro ha con- 
tinuato ad occuparsi di questo trascorso. Opina I' aiitore 
che se il libello e finnato iJa chi lo compose e lo pub-, 
blico , come cosa personale tra 1' ofFensore e 1' oft'eso , che 
puo aver facile mezzo di sinentir la calunnia , non debba 
esser perscguitato da pntiblica azioiie, a difFerenza del 
caso ia cui il ii'oello si divulghi aaonimo, poiche in questo 
caso il de'ittJ assume 1' indole di scopelismo , e tende a 
togliere altiui ropinioue della sua sicurezza. 

La proprieta della persona e dell'onore , dice l" autorej 
^ facilmente sentita, mentre non lo e tanto quella delle 
cose o animate o inanimate , o moblli o immobili che 
son fuori di nui e colla mano non tengonsi. Di qui egli 
prende motivo di confutare 1' opinione di Brissot ile War- 
ville sul diritto di proprieta nelle sue relazioni col f'orto, 
sostenea to che la vera e sola ragiooe del dritto di pro- 
prieta e r applicazione delle facolta dell' essere intelli- 



DIRITTO CRIMIN\LE. I9J 

gente alia perfezioae dl c^o che lo cifcoiida, ond' egli vi 
acqnista u.i diritto d' indole egiiale a quell j clie ha sopra 
se medesiaio, e osservando perclo che la legge col pro- 
teg^ere il diritto di proprieta protegtre V opera e il diritta 
dell.i natara , -non uii politico stab.liinento di sua fattizia 
creazione. 

Per fissc'.re la gravita relativa de' delittl che attaccano 
la proprieta, egli distingue quelli che iiivolaao i beni 
nio!)ili , quelli che adducono i semoventi, e quelli che 
invadon gl' immobili , avvertendo che la diversa indole 
delle cose che sono soggetto del dritto di proprieta , ne- 
cessitaudo un diverso modo di ofFenderlo , rende piu o 
meno il delicto politicamente imputabile. 

I beni mobili sono sottratti dal furto , da! falso e dallo 
stellionato; i semoventi daW (ihigeato e dal p la gio; gl'ira- 
mobili ofFesi dal turbato possesso , dalla remozione de'' ter- 
mini e dal danno dato. 

1° La pena di morte decretata insensatamente al 
furto dalle legislazioni dell' eta di mezzo impegno Tequila 
de' forensi a distinguere il furto propria dall' iinproprio , 
distinzione ignota ai Romani anche allorche il furto fii 
punito coUa mutilazlone. II furto proprio importa plena 
ed intera lesione del dritto di proprieta: non cosi T im- 
proprio, sia perche faccia ad csso strada la tradizione della 
cosa che il delinqtiente ehbe dal proprietario, come nella 
tniffa e nella fraudata amministrazione , sia perche i I pro- 
prietario non abbia i' attuale e niateriale possesso della 
cosa allorche e involata, come accade nel furto di cosa 
trovata e nell' espilazionc di eredita. 

Posta ed illustrata la definizio.ie del furto proprio onde 
apprezzariie la vera poiitica entita , e d'stinguerlo da 
altri trascorsi co' qaali jiotrebbe coafondersi, ne pondera 
Tautore rimputazioae nella sua scmplicita e nelle quali- 
ficdziuiii che lo accoinpagnano. II furto semplice e con- 
siderato: 1. "nella qnaatita del tolto i a.° nel uumero dei 
furti. II furto qualiiicalo presenta la lesione del dritto 
di proprieta, e quella d' un altro diritto che vi si trov* 
connesso. La qualificazione al furto deriva ; i.° dalla vio- 
Icnza-, e questa o contro le persona, che se e morale 
produce la concussione semplice, se fisica la rapiiui , o con- 
tro le cose, vale a dire, contro i inateriali mezzi di 
custodia dell'oggetto involato colla scnlata , colla rottura 
o collo icasso , coUe chiuvi false-, a." dalle prave artii 



196 CARMIGN\NI, 

3.° dal luogo, come uel farto saciilego-, 4" dal tempo, 
come ueir iiiceadio , ncUa roviaa, iiel iiaufragio f, 5.° dalle 
relazioui ti'a deruliaute e demlDato , come jiel furto con 
lamulato. 

La liaea die divide la trufFa coa dolo a principio , il 
falso improprio, e lo stellionato, e picssoche impcicetii- 
bile , e di niuaa politica eatita qnella tiie i praticL si 
sono sforzati di tirare tra la prima e I'ultiiua di quelle tre 
specie delittuose. L' autore osserva ino'tre che relativa- 
mente ai delitti che nel solo dolo consistoao , la legge 
dovrebbe delinire i limiti rispettivi del dolo malo die dee 
aver emenda in via crimiiiale , e del dolo malo die dee 
averla ia via civile , poidie il miaistero della legge pe- 
nale non dovrebbe essere si frequentemente impiegato 
nei casi , tie' quali un' ordiiiaria prndetiza ha potato dare 
al proprietario facile mezzo oilde noa cedere alle astuzie 
altrui. L'uso del foro ha altroade , come egli osserva » 
Straaaineiite violato qiiesto principio , ed ha piinita la 
malizia mpntre dovea liinitarsi a punir la fro 'e. 

La sottig'.iezza •le'' Romani trovo una differenza tra 
V ablazioae , V nbduziOne e V ahazione. Qaeste due ultime 
voci furono imijiegate per designare gli efFetti del pla^iio 
e deir abi3;Pnta. Le idee ricevute sul primo di questi de- 
litti sono ass.ii loiitine da quelle die n' ehbero i giure- 
consulti di Roma, e i camhi iti cOstumi e V indole delle 
nostre istituzioni sociali lo renJono piii soggetto di ern- 
dizioae che di utile ricerca. II plagio politico si riferisce 
ad un liversi or. line di cose, e il letterario vendicato 
abbastanza dalU bile die esso eccita negli autori che ne 
sono ofFesi , noa abhisogaa della protezione della legge 
penale. 

L' abigeato risveglia Tidea dello stato di disordine, in 
cui le itaiiane provincie trovaronsi sotto i deboli succes- 
sori di Teodosio. Questa parola ad altro non servi in 
tempi piu tranquilli die a suscitare itiutili o anche pue- 
rili dispute suUa interpretazione delle leggi romane e 
sulla lor piatica applicazsoae j e fu un' idea ben savia, 
sel)i>ene non sempre rispettrtta dalle sottigliezze forensi 
quella deirimmortal Leopoldo,die desunse Timportanza 
poitica di questo delitto dal solo valore del bestiame 
sottratto: restando a conciliarsi tuttora la coniraddizione, 
in cui sembra porsi la legge allorche punlsce come seni- 
plice il furto deil' oi'o aon accompagnato da scasso . od 



DIRITTO CRIMINALE. I97 

altra simile violenzn , e allorche punisce come qualificato 
H furto d'uii animale , benche non acconipagnato da al- 
cuna prava qualificazione. 

Nella rozzezza della specie ucnana V indole insn!)ordi- 
nata delle passioni , la debolezza de' governi nascenti , e 
r incertezza in cni si trova il diritto di proprieta , ren- 
dono frequent! le violente invisioni degl" iinmobili , e il 
disprezzo de' confini die git circundaiio. Quiiidl la seve- 
rita delle leggi di Nmna contro questo delitto. Nella re- 
goririta del viver civile css^ e 1" effetto o della colpa o 
d'ua'erronea opinione sal proprio diritto, per lo die la 
enipnda in via civile e piu che sufficieute rimedio a tali 
sconcerti. 

L' idea di danno dato si ajiplioa a qnalanqvie specie 
delittuosa. Le leggi toscane 1' haniio ristretti ne' liniiti 
che I'esperieoza assegna a qiicsto delitto, e 1' aiitore ne 
ha posta una deti lizione die corregge tutte que'de che 
ne furono progettate fi ) qui. II danno dato e un delitto 
che cade sulla forza produttiva de' fondi rustici, se si ec- 
cettui I' incendio, e sni frutti che aderiscono ai fondi, 
purche cio nccada se iz' animo di asportazmne a proprio 
lucre e profitto , poiche in questo caso si tratterebbe di 
furto. Questo delitto, il pm frequentcmente cagionato da 
colpa, seinbra percio della competenza della polizia rurale, 
e savia e quella legge che come in Toscana ammette 
per r emenda o 1' azione civile o la mista del duplo e 
del quadruple. L' incisione dolosa degli alberi fruttiferi 
e delle viti formar dovrebbe un' eccezione alia regola 
generale,,ma I'autore disapprova la severita es?mplare, 
con cui il Cavalier Filangieri opina che senza distinzione 
debisa il danno dato puiiirsi: osservaudo die, eccettuato 
il caso del furto e delT incendio , la politica non puo 
aver giuste apprensioni sul pericolo di questo delitto. 

2." I delitti contro F ordine delle famiglie del>bono 
esser dalle leggi appresi in quanto turbano il matrimoriio, 
cemento e coagulo di esse. Lo sttipro , il ratto, V incesto 
turbano i matrimonj da contraersi, V adulterio e la biga- 
mia i matrimonj di gia contratti. 

R'ducendo a sommi capi cio die 1" autore osserva su 
tutti quest! titoU di delitto, diftusamente analizzandoli nei 
loro elementi materiali e ne' loro elenienti intenzionali, 
sembra che egli opinl non esservi in essi politica entita 
valutabile dalla legge , che in quanto sono accompagnati 



198 CAUMTGNVNI, 

da violenza, se si prescinda dalT avlulteri.t e d;illa biga- 
inJa. L' entita uiateriale di questi delitti se volontarianientC' 
vengaa cominessi , o non sussiste , o bisogna dosuiiierla 
dalla fede , che la legge con poca iinparzialith accorda 
alia dogtianza della donna. La sola violenza e un fatto 
che non isfugge all' attivita degli ordinarj niezzL di prova. 
In questo sistetna la sfera de' delitti di came, sui quali 
i pratici lianno profuse tante laide dissertazioni offensive 
del pudoie die cssi volean proteggere , diverrebbe molto 
ristretta. 

3." Osserva 1' autore che d'una classe di delitti con- 
tro la Cede puhblica e 1' inventore il cavalier Filangieri: 
che la violazione della fede o piibblica o privata non 
puo costituire un delitto , ma unicamente una circostanza 
aggravante del delitto, ed encomia percio la Riforma Leo- 
poldina, la quale assimilo ai furti qualificati la falsa mo~ 
neta , il peculato e il falliinento doloso. 

Esauriti i delitti contro la pubblica e privata sicurezza , 
r autore passa a parlare de" delitti contro la prosperita 
pubblica, ed osserva che in materia di offese della pub- 
blica prosperita non puo concepirsi I' idea di proprio e 
vero delitto , nulla aveado gU stabilimenti diretti a pro- 
inuoverla d' opera della natura , tutto essendo dell' arbi- 
trio della politica , la quale puo chiamar delitti le infra- 
zioni della legge della natura o della legge fondamentale 
della societa, ma dee limitarsi a chiamar trasgressioni le 
infrazioni di cio che essa inventa pel miglior vantaggio 
degli assoclati. Debbonoj dice l' autore, riguardarsi con 
orrore e disprezzo quelle severe sanzioni , che le leggi 
romane crederono necessarie a proteggere i lor sistemi 
annonarj. 

Queste riflessioni conduCono 1' autore a presentare il 
quadro delle trasgressioni o de' delitti di polizia , che 
forma la seconda classe della partizione generica proposta 
da lui , e la parte seconda di questo lilno. 

II delitto di polizia, suUa di cui indole molte dispute 
furon fatte , e definito dall' autore un' azione indifferente 
ai termini del diritto della natura e della morale^ ma o 
comandata o vietata dalla politica per la maggior utilita 
de' cittadini. Egli premette alcune regole particolari a 
questi delitti: i." la sola prova del fatto materiale co- 
stituisce la trasgressione senza Ijisogno di discutere del- 
la intenzioaei 2.° questa prova dee acquistarsi per la 



DIRITTO CRIMINALE. ItjA 

"sorpresa in flagranti, non per via (V inquisizione ■, 3.* le 
pene quaiito piii e possible debbono csser pecuaiarie j 
4.° il tenniiie dtlla prescrizione deve esser brevissiirio ; 
5." i raetodi di verififa/.ione semplici e celeri. 

Vi sono stabilimenti di prospenta die favoriscono la 
sicurezza , e ve ne sono di pros|)eiita assolutn. Gli sta- 
bilimenti di prosperita tendenti a promuovere la niaggior 
sicurezza fanno nasi ere trasgressio.i , dich arate tali dalla 
legge nell' oggetto di pre\enire i debtti, e quuidi cia- 
scuiia delle classi gia dall' aiUore riportate nella prima 
parte di questo libro iia una li.jea di trasgressiooi , che 
vi si referiscouo. Per eseiiipio, per preveuire i deiitti 
direttaineate politicl e dalie leggi eretto in trasgressione 
il viaggiar^ seuza passnporto , il ricever forestiori scnza 
denunzia, le segrete riunioni. TiUte le altre classi hanno 
le lor trasgressiooi can.tterisiiche. 

Gli stabilimenti di pros|)eriia assnlutamente tale creano 
la fauiiglia piii numerosa delle trasgressiooi: i.° contro la 
salubrita pubblica ; a." cootro 1' erario pubblico relativa- 
mente al pagamento di dazj e gravezze, al contrabbando 
di sale, tabacco e carte da giuoco ; 3." contro la polizia 
rurale colla illecita caccia , colla colta de" frutti iimnaturi , 
colla iucisione de' boschi ne'luoghi vietati j 4.° coatro il 
libero uso delle proprieta puhbliche , ecc. 

II libro quarto contieae in brevi paglne un saggio suUa 
teoria generale della polizia o de-mezzi non coatlivi diretti 
a mantenere la sicurezza e la prosperita. Definisce 1" au- 
tore la polizia propriamente detta un complesso di mezzi 
governativi impiegati a preventre i deiitti, e risparmiare 
r azione della legge penale , e generahnente i niali cbe 
le leggi erigono in pene, ed osserva che questa parte 
di pubblica aiuniinistrazione fu interamenie ignota agli 
antichi. 

Non iniende parlare V autore di quella polizia cui 
fanno nascere circostaoze particolarj, bene o male apprese 
che esse siano , e che reputando o lento o impotente 
r uffizio della punitiva giustizia ne prende le veci , e ia 
luogo di risparmiare i niezzi coattivi gl' impiega senza 
r apparato delle giudiziarie solennith. Egli parla dell' uf- 
fizio della polizia nello state di quiete perfetta del corpo 
politico. Se essa ha metodi che diiferiscono da quella della 
giustizia, nou e gia che nella ingiustizia consista, Cio di- 
peade dalla diversita degli oggetti ai quali essa si applies •. 



la giustizia diretta a ristabilir V ordine cnlle pene dee- 
aver rogolc fisse e soleriiii per farlo : la polizia direttn a 
coiiservare e prociarar 1' ordine e necessariamcate arlii- 
trafia, ma P arbitiio nelT impiego de" niezzi di pul>blicn 
felicita noil e cjuello die irnpic^alo viene nella irrogazione 
de'mnli ia cui le peiie consistono. Ond' e clie la polizia 
potrebbe dirsi la vigile e peniiaiiente azione dell' autoriia 
soviaiia ia proraovere 1' inter.ui felicila dello stato. 

L' arbitrio inseparab'ile dalla polizia fa si die essa si 
esevcita : i." per lueazo delle leggi ; a." per mezzo dell'ut- 
fizio ilel magistrato senza testo di legge precisi. Quanto 
pill pero il priaio mezzo prevale al secondo, piii Tin- 
fl'ienza della polizia e siciira e piu coerente ai principj 
della civil sicnrezza. Lt sola polizia antisiudidarin si eser- 
cita dal mngistroti senza norma di legge scrittn. 

La polizia atiirniiiistrati va o provvpile all' oggetto ,£re- 
nerale dell' umana socialiibta , o .all' oggetio particolare 
di preveiiire i delitii die vi si oppongaijo. 

L' oggetto generate vien consegnito colTimpiego di tutti 
i mezzi die tendono a dare all' uomo la qualitk d' essere 
socievole , e ad ispirargli amore e stima per la societa 
a cui app.irliene. Cio si conscgue con moili espedienti , 
alcuni de' quali soiio dall' autore rammeniati: i.° II sel- 
vaggio ha gli appptiii irnsciliili e 1 concnpiscibili oltremodo 
feroci , ottesa la scarsita dpgli oggetti ai quali i secondi 
possono applicarsi. II liisso die li moltiplica e dunque 
iin eccelleiite mezzo di polizia per rendere piu trattahili 
e nieno insuljordinate le nmane passioni ; a." la miseria 
riduce i selvaggi ad estremita dure e iief.inde. L' aumento 
delle ricchezze puliblidie , rendeu lo a2;iata la vita ,del 
cittadino , gl' insuira interesse per 1' oriline e per la de- 
cenza del viver civile ; 3.° la vita civile si distingue 
dada selvaggia per la re2;olirita die I' nzione dolla legge 
pone iii ogni movimento dell' uomo , qniadi la pprfezione 
delle leggi e un ottiiiio mezzo per promovere la socia- 
bi'ita ; 4° lo spirito pulililico e I' abito pratico d' agire 
in co'iformita della legge, e assisterne Tesecuzione e 
il piii alto grado tli perfezionamento a cui le istituzioni 
pnlitiche possaii portare 1' uinana sociabilith : e lo spirito 
pubhlico e formato dilla bo :ta dplie leggi , dall' csserne 
ben cognita la rau;ione a tutti , Jalla puli'.dicita dei gin- 
dizj , dall' amnissio'ie de' pVopriotiri ad aiiiaiiiiisirare le 
reudite deile comunita alle quali appartcagano, dalla 



DxruTTO cniMrNXLE. act 

rolazione in cul il Sovrano si pone col popolo per mezzo 
tie' magistrat'i del municipio; 5° la compassione e ua 
seiitiiueato clie distingue T uomo incivilito , le leggi debboa 
promnoveria o aliiieiio non debbon distiagaerla coll'am- 
inettcre spcttacoli sangiiinarj e cri'deli , e fino il modo 
con cui si uccidono gli aniiiiali dostiiiati al nnstro nutri- 
iiienio dovrebb' essere dalin polizia invigilatoi, 6.° P istru- 
7-ione pnbblina rende piii sicure e piu staliili le sociali abi- 
tudini percbe ne niostra i vantaggi : essa fa piendere alio 
splrito del popolo U'l atteggiainento di saviezzi , e il fana- 
tismo religioso o politico, clie tanti' volte lo ha traviato , 
irova ill esso mi ostacolo irsupei-ibile j 7.° i! costume di' 
una nazione noa e r{uelli> il' ir;i individno , ed errana per6 
coloio clie nella s'tuazioiie atiuaie delli specie uinaiia 
pretenJerel)bero di dare al'e sue grandi masse quella 
regolarita scfnpolosa , che ua istitutore dar p >irebbe al 
suo allievo. II costume esteriore e quello di cui dee 
contentarsi la legge : esse e dato alle prime classi della 
societa dal tenore di vita c!ie ispira la lor condiz'one : 
e dato alle classi ialime dalle oc^upnzloai utlli e dal 
lavoro; 8.° l' azione stessa della giustizm pcnale fissa 
r attenzioae della polizia , r/oii perclie questa possa con- 
dannare quando quella assolve, ma percbe o la detenzione 
o la punizione de' rei corregga qnesti e uou corroiripa gll 
altri. A quest' oggetto apputiene: i." la dolce/za delle 
pene i 2." 1' applicazione delT infamia alle sole pene per- 
petue^ 3.° la separazione de' rei dai comlannati;, 4 " la noa 
promiscuita de' coadannati a tempo coi condaimati in per- 
petuo; 5." la polizia delle car(erii 6.° le buone qunlita 
morali de' carcerieri ^ 7.° un sistema d';ipplicazione de'prin- 
cipj della religione e della morale all' interno regime 
de' carcerati. 

La polizia amministratlva , die si dirige a prevenire i 
delittl , o previene qnelli che infortunj piuttosto deljbono 
nominarsi , o previene qnelli che da malizia procedono. 
Tutte le cause gia dall'autore enumerate come capaci 
di togliere o diminuire T imputazlone nella iiifra^zione 
della legge, tornano nuovamente qui a fi2;nrare come 
degne di fissare la vigil-inza della polizia : i." le cose zVia- 
niinnte esigono provvedimenti di polizia per la stabilita 
degli editizj , di tutte le nnove opere o temporarie o 
permanenti , non esclusi i metodi per regolare la forza 
del fulminci a." I bruCi aniimdl fecero nascere a Koma 



aOa C\RMIGN4NI, 

gli edittl degli EJlli, die proiliiva.io ll conlurre in giro 
gli nrsi . Ic pn.itere e i cani discioltl ia teiiii)o di giorno i 
3.° II difctto d" eta ncW w^mo esige come iiiisiira di polizia 
r aziotie della patria potesta , e i soccorsl della rispon- 
sahilita civile iie' capi di fimiglia pei del'tti de' lor sot- 
toposti. Octiino divisiaiento sarebbe 1" istituzione d' un 
tribunal parrocchiale destmato a ripreadere i padri tras- 
curati suUa condotta de' loro fi^li , e per pa lire i delitti 
che gl' impiiberi comitietLessero ^ 4.° V alien izlone di inente 
esige clie la polizia s' incarlclil di portar la sua vigilanza 
sopra i dementi, e die le isi-ituzioai direite all' istruzione 
de' sordi-muti sieno propagate e protette i 5." V imppt.o e 
r ebrieta iinpegaano a invigilare suite grandi radunanze 
del popolo, a renderle meno frequenti, a Ijaa lirne 1 
giuoclii 1 a prescrivere die oltre certe ore della sera le 
bettole non siano aperte i 6.° la colpa e il caso prescri- 
vono regolanienti sal libero accesso ai fiaini nelle citta : 
i pr>Miti soccorsi per gli annegati: lo stabiliuiento di una 
guardia che accorra agl' incendj. 

L' autore enumera in seguito partitamente gli espedieati 
politici i pill acconci a prevenire i delitti di malizia se- 
condo la classazione che egli rie ha data gia, nel die 
troppo in lungo trarreb!)e il seguirlo. 

La polizia antigiuliciarla senibrerebbe non potersi di- 
spensare dai delatori, ma 1" autore osserva die la vigilanza 
di questa polizia dee portirsi : i.° suUe persone giusta- 
mente e foadatamente sospette , non su tutti i cittadini 
indistintaniente; a.° sai luoglii pubblici ove a cliiunque e 
lecito andare , non nelle case e nelle riunioni private, 
a meno die non se ne facesse un' inquisizione oppressiva 
e molesta. 

La polizia giudicinria non merlta questo nome , se si 
voglia estendere alia perquisizione delle tracce del delitto 
e di chi lo commlse : questa operazione e di compe- 
tenza esclusiva della giustizia, poiche e soggetta a regole 
die la legge stessa deteruiina. La polizia pao illuminare 
i passi della giustizia, ma non dirigerii : essa tutto dispone 
perche la giustizia giunga con maggior sicurezz a al suo 
fine: i." co'' inetodi che contribuiscono a bene ideniificare 
L luoghi e le persjne; 2.° co' metodi atti a render piu 
diflicile T evasioue del delinqaente ; 3.° coll' aboUzione 
Qompleta de^U .isiil c de' privilegi del foro. 



DIRITTO CKIMINALE. v203 

La polizia punitiva si estende : i.' alia represslone delle 
trasgiessioni , delle quali fu gla pirlato^ a." all' appUcazione 
delle piccole pene , che i magistrati di polizia commiuano 
talvolta a seconda di circostanze che non meritano di 
occupare 1' attenzione della legge ^ 3." all'esercizio della 
ceasura su tuito cio che contravio al buon ordine pu5 
esseie alia previdenza della legge sfuggito. I due pvimi 
oggetti noa eccitano apprensione altuaa per la civil si- 
curezza : potrebbe il terzo eccitarla se la polizia s' inge- 
risse di tutto cio che ella pensasse essere sfuggito at 
rigore della giustizia fine a punire ove questa assolvesse. 

Chiude questo quaito libro un breve capitolo sull' u^zio 
del magistrato di polizia, inquantoche, supplemento vi- 
vente della legge, o fa cditti, o invigila t o punisce. 
Quest' uffizio per V indeterminabilita degli oggetti che 
abbraccia, per il sacro scope della felicita pubbhca a cui 
cospira, per il poter senza limiti , che ne forma il ca- 
rattere , e quasi al di sopra delle forze dell' umana na- 
tura. II magistrato di polizia nelle raoderne isiituzioni 
politiche e bene al di sopra dell' autorita censoria presso 
i Komani , alia quale e stato erroneamente paragonato per 
accrescerne 1' importanza e l' arbitrio. L' autore osserva 
che il sovrano o dovrebbe contentarsi de' metodi giudi- 
ciarj per la conservrzione dell' ordir.e pubblico, o adot- 
taado una polizia dovrebbe da se stfssa invigllarne i 
magistrati , e il codice Leopoldiuo ha consecrato questo 
giusto e salutare principio. 



304 



PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



»'.< -o- «(> .»- -mom 



Jo. Bapt. Bui'.sonii dc Kaiidfeld Trrdcntini oprra 
posthnma^ quae ex schrdis ejus coUeg't et ed'uiit 
Jo. Bapt. Berti medlcus physicuj. — Vcronoe , 
1820, ex typographia Ranianziniana. Suinptihas 
edit or ii. 

Opere postume di Glwnbattista Borsieri ecc, trovate 
tra di Ini scritti e pubhlicafe del dottnr Berti. 
T. I. , nel quale si contieiie il trattato del polsi. 



L, 



JA dedica e prefazione dell' editore avvisano come, 
soprammorto all' autore il di lui fratello che ne posse- 
deva i manoscritti , e che medico ancli' egli a Trento , 
niuna ebhe tuttavia pre.iiura o vaghezza di pnbhlicarli , 
essi pervennero alia liihlioteca del comuae concittadino 
sig. Mazzetti, ora consigliere aulico appo T I. R. Senato 
in VePona ;, ove rill, personaggio ne fece doiio all' edi- 
tore, lasciando al sno ai*l)itrlo di fame copia al pubblico. 
Preso il quale di visanieiito , e paitecipato pel sig. Berti 
ad alcuni distinti professori ,■ non fii chi dabitasse, com' egli 
esprime , dell' acceuiinta utllita: esseiidovi di fatto assai 
piCi veatura e sicurezzi di buon snccesso , che non ri- 
sico e fatica , nell' assiiinere di promulgare le opere ine- 
dite degli scrittori di gran noiiie. Ne sla chi a divozio- 
ne di scolare ascrivcsse per nvventura la brauiosia di 
onorare con sifFatta etiizione la monioria del maestro ; 
poiche , ove non attestassero del contrnrio le circostanze » 
gli stessi cenni del giovine medico sul modo loii che 
porgeva il primo dalla cattedra sirebbero tali da esclu- 
derne , presso cliiuncjae ne (a ascoltatore, la presaazione. 

Essendo quindi si propizio ciie facile assunto la pub- 
blicazione in discovso , potrebliero iusufficieati sembrare 



OPERE Pos'iuME ecQ. ao5 

o gi-atuiti g\i argoinenti, quali e detto proci-astinassero 
r nHicioso tiMilutiore JelP opera tU Hildebrauti sul tifo 
daft' accoinuuare nel fVontispizio di questa il suo nome 
con quello di Borsieii, dappoi la piutiosto provetta pro- 
messa die ne fece , qunndo lo accoinnna\a con altro 
iTieno celebre in una delle tante storie dell' ultima in- 
fluenza petecchiale. II quale riturdo voirenmio ascrivere 
al tenore della condizione, con die accordava il doaa- 
tore , perc'.ie si com,mettesse alle stampe un deposito di 
quaderui , appena destinati ad uso paiticolaie della cat- 
tedra. Imperocche non solo ae decainpo, sopravvissuto al 
mentovalo incarico , I'autorei nia dallo stesso letto di 
morte commise invece perclie i snoi nianoscnui rima- 
nessero dimenticati ed oscuri, anziche apparissero alte- 
rati o difettosi (i). 11 peixhe si direljbe li reputasse 
ditettosi Boi'sieri medcsinio, siccome quegli die leiueva 
non fossero adulterui per chi avesse impreso ad ordi- 
narli o correggerli. Dal die non pure si asteiine oppor- 
tunamente T editore , ma provvide inoltre , per ogni case, 
alia ripntazione del primo gran clinico di Pavia , propa- 
laudo il di lui testamento sulle produzioni die veniamo 
annunziando. 

Consistono queste nelln sfigmica o dottrina dei polsi , 
nel trattato intorno ai mali venerei e ne' commentarj sulle 
malattie cutanee apiretidie. Le quali du« ultime opere o 
e da credere saranno di maggior mole die non la prima 
( di 87 p3g. di circa ao lin. Tuna, compresa quella di 
henche non tutti gli errori di stdwpa ) e la renderauno al 
paragone pochetta , o potevasi alirimenti ridurle tuite 
quante ad un forwato piii complessivo ed economico. Chi 
poi togliesse a cavillnre sulT ordint , dnliiierebbe se quello 
della presente coUezione corrispondesse all' ossorvato , 
come si dice, nella scuola dal professore ■, giarclie al trat- 
tato sui polsi pnrreljbe dovessero i ragioiiamcnti succe- 
dere di tuit' altre infermita die delle sitilitidie o delle 
cutanee. 

Ne si tosto avrebbe fine 1' edizione , ove alle dianzi 
acceunate fossero per tener dietro le non poche altre 
scritture dello stesso maestro ■, a meno die giudicassero 



(1) Se malle ma pcrpeLuo deliteicere , quam atit ndiiherata , aut turpiter 
mendosa in lucem prgdire. V. la cit. pref. alU pag. XII. 



126 OPERE POSTTJME 

altriment'i qiiegli uomiiii ncrioris inzenii et amplioris dO' 
CtrincB, ai quali 11 dott. Berti si propone di previatuente 
sottoporle. Mentre, applaudendo al qiial peas.nineuto , ci 
liiuiliaino a porre in isoorclo la dotirina sui polsi ed a 
fiamiiiettervl an qrtalche rillevo , 11 lettore InLelligeate 
gindichera dellc ragioai , die j)Otessero qnandomai esi- 
mere dal consultai-e egualinente suUa medesima 1 sud- 
detti oracoll. 

Quest' operetta e divisa in sei capi , nel primo del 
quail, sotto 11 tltolo di nozlonl generali sull' argomento, 
si eslbisce piuttosto la parte storica dell' arte sligniica, 
«d in ahbastanza esteso compendlo le relative teoriche 
del niedici meccaalci e dell' appositamente celebre spa- 
gnuolo Solano de Luqaes. Perciocche slccoine forse gli 
Arabi dal Chinesi, cos'i ci pare potersi argomentnre qnal- 
niente gli Spagnuoli dagli Arabi derivassero T applicazione 
per lo meno deir arte in discorso alle dottrine suite crisl: 
appllcazione in che fu assai piu soV)ria la scuola galenica, 
non ostante che licenziosissima nel distinguere le va- 
rieta del polsi. All'esplorazione di questi e destmato T al- 
tro capoi al come inferirne revacuazioni crltiche 11 terzo -y 
il quarto alle difFerenze del polsi composti ; ed 11 quinto 
ai cost detti organici , voglio dire al riconoscere dal polso 
le diverse inferinita e sltuazioni degli organl e del vi- 
aceri. Come questi quattro capi sono quasi T epitome 
delle opere sfigmlche degll scrittori speciahnente francesi , 
da Solano in poi , cosi offre 11 sesto anche piu compen- 
diosamente 11 pensamento degli antlchi suUe rimaneuti 
anomalie del polsi. La qual cosa basterebbe a guaren- 
tire rautenticlta dl codestl scriiti come apparteneatl a Bor- 
sieri , poiche noto abbastanza , per le altre di lui opere, 
quale assiduo raccoglitore di quelle degli altri maestri. 

C A P O I. 
Dei polsi in genere. 
Si definisce o piuttosto accenna cos' e polso, rimetten- 
done al fisiologl la causa effitiente, non pero accennando 
come, dappoi le scoverte loro , anzi dopo la sola sulla 
clrcolazlone del sangue, rare volte corrispondono , e 
sono talora in contraddizione coUe attnali nozionl si fisio- 
logiclie si pato'.ogiche i tanto inculcati preceiti doUa sfig- 
rnica. Previo qualclie altro cenno alFatto generuZe suirim- 
portanza cd estensioue di cotesto ramo della semejotica. 



DI GI\MB\TTISTl BOitSrERF. liO^ 

lo si avverte anzi trascurato clie no da Ippocrate ( edt 
e pill ufficiosa che giusta la riserva )i indi si dej^lora per- 
duto qnanto ne scrissero i prinii di lui successor!, sine 
a Galeno , qaantuiic|ue sia presuniibile avere questo ca- 
po-scnola conservnto que' tesori ne' taiiti libri che di esso 
abbiaino sulF argoiiiento. 

Iinpugnate o neg'.otte le dottriiie galeniche dai jatrochi- 
uiici dei due penultmii secoli, e ricliiainate poi dai uiec- 
canici, sicconie questi favoreggiavano quelle soltanto che ai 
principj loro accordavansi , cosi pare all' autore soverchia 
la riforma, cui subirono in conseguenza i dettanii del 
Pergauieiio a tale proposito; ed applande quasi perche , a 
malgrado che dalla setta meccauica escluse , fossero poscia 
richiamate alcuue fra le prodigiosamente nnmerose va- 
rieta qviali usava Galeno distitiguere nei polsi. Mentre 
die avuto i meccanici riguardo alia ragion quadrupla 
della forZa , dello spazio, del temjio si delle battute che 
degl' intervalli tra loro , e dello stro)«fnfo , com' essi dice- 
vano , rispetto alia maggiore o minore tensione arteriosa, 
distiiiguevano il polso in forte o debole, grande o pic- 
colo, celere o tardoi frequente o raro, e duro finalmente 
o moUe. Cosi relativamente alia copia del sangue sospinto, 
air uniformita nel tenore di ciascheduna delle indicate 
varieta , ed alia deficienza di qualche o d' ogni battuta , 
i polsi dicevansi pieni o vuoti, ui^uali o disuguali, ed 
intermittenti o mancanti. Argomentati poi dalla combi- 
nazione di parecchie fra le accennate differenze i polsi 
composti, fra le infi.ilte altre anoinalie sfiguiiche di Ga- 
leno, appeoa facevasi luogo ai polsi ondosi o vibrati , 
ai dicroti e caprizzanti , ai vermicol.iri o forinicanti e tre- 
inoli , al serr-ato ( fatto a sega ) , ed al miuro ( a coda 
di sorcio ). Le quali differenze costituiscono a un di presso 
le piu iniportanti, quiadi a preferenza ricevute fra i ine- 
dici ; e trattandosi di un fenomeao , qual e il battito ar- 
ieriosb , cui vuolsi esplorare col tatto , e dalle iiupres- 
sioni sul tatto giudicare , seiiii)reche ci dilunghiamo , 
siccome amerebbe I' autore , dalla seiiiplicita e parsimo- 
nia dei meccanici, c'ingolferemo in una semejotica si- 
hilliiia ed arbitraria con assai poco vantaggio , se noa 
anzi con iscapito, e per lo meno imbarazzo nella praiici. 

Seguitando la parte storica , e riducendo a questa le 
proposte nozioni generali, passiamo tosto a Solano, co- 
uie al prinio clie avesse osato aupplire alia povcrta dei 



2C8 OrETE PO?lUME 

meccanici, qiiantunqae non egli aggiungesse alcuna variety 
o distinzioue principale alle giii stnhilite per essi i ina 
solo si occupassi" ueila gia famine rata ^in pietra tli pa- 
ragone (i) intonio ai polsl tlicroto , inciduo ed ioter- 
mitteiite, sicconie atti a respettivaincnte sigixificare , non 
clie £av presagire le crisi per emonagia dalle tiarici , per 
diaforesi e per flusso iiitestinale. Ma clii potrebhe oggi- 
raai reputare articolo di fede semejr.tica il comparir del- 
repistassi, da uii mome.ito all' altro . se il dicrotisiuo fe 
rapido e costante wielle veiitiquattr'' ore, se ha luogo ad 
ogni seconda, ter/a o quarta battuta ; fra il di secoado 
ed il terzo, allorclie il dop^tio battito si maaiiesta ogni 
otto colpi i e cosi dnppoi tre o qaattro giorui , secondo 
die il pulso e dicroto hattendo la sedicesiaia , o sul torno 
delle treata pulsazioiii? Lo stesso dlcasi del profetizzare 
r evacaazione dalla narice corrispoiidenle al carpo , in 
cul e pill marcato il laddoppiauiento , e del piu o meno 
copioso arguire o moderato lo stillicidio, a misnra clie 
la seconda battuta e piii ardita od umile clie la prima, 
o clie procedono pari passo ainhedne. 

Celeljre qual foriero di sudore critico , poiche appena 
diverso dall' oiidoso di Galeiio, e il polso incduo di So- 
lano; il quale coiisiste in una data serie di polsi ascen- 
denti, ove ad una diastole ordinarla ne succedono alnieno 
due di piu grandi e vivaci,- pei'ciocclie un solo battito 
crescente a pena varrebbe il criterio, cui si vaglieggia, 
quando ad una diastole gia vigorosa ne tenesse dietro 
una pill ancora gagliarda e profoaJa. Pretendesi altronde 
piu o lueuo siciira cd abboiidaite la diaforesi , a norma 
clie piu o meuo crescente in forza e quantitii di battute 
il polso, di cui si ragiona : lien inteso cli' ei si conservi 
non pertanto moiled giacche , invece del sudore, darebbe 
altriinenti uiotivo, per cui sospettare I' itterizia, Nel che 
osserviatuo declinare non poco la dottrina d^l medico 
spagnuolo da quella tlel pergameiio , anziche ricliiamarla , 
come si disse piii sopra : imperocche da' polsi oadosi, ma 
duri e vibrati, G.ileno arguiva incnstruorwn potius f Z 
eruptionem sanguinis e maihus , vel per liemorrhoides , vel alvo 
exturbata (2). E trattandosi di cose di fatto, non puo sem- 
hrare indilFerente ne il sostituire aali or ora inJicnti e 



(i) Dc prtedicllnne crhiuin ex putsu la'-.lts lij'.tius Jjiol'.'lu- 
{2) Liar, del puis, ad ti/r . Cip. XXXY 



DI GI\MB\TTISTA BORSIERT. 20^ 

plattosto famigUari avvenimenti la si diversa e meno 
frequente ittenzia , ne il contraddh'e a teoriche presun- 
tivamente coafennate per 1' autorita ed osservazione di 
tanti secoli , quanti furono i devoti alia scuola galeiiica, 
Dal polso intermittente fiaalmeiite argoinenta Solano 
r evacuazioai criticlie dall' alvo , e tanto maggiori le vuole 
nella copia o nel anmero , qnauto piu protratlo il tempo 
deir iatertnissione i la cui durata e detto noa egU os- 
servasse trasceadere mai le due diastoU e mezzo , quan- 
tunque noa sia per avventura prodiglo 1' osservarla piu 
lunga in pratica. Secondo poi die V arteria di cotesto 
polso e piu e meno reaitente , o molle , si avvisb vati- 
cinare accompagnata in proporzione dal vomlto la crisi 
enterica nel primo caso , e dalle orine nel secondo. Con 
sole orine tenaci e pituitose, nulla alia observata vacuatione, 
guari per altro la giovine pleuritica di Prospero Alpino (i); 
nella quale crebbero a segno le intermittenze , die nel 
quarto giorno , in cui morituram quisque merito judicasset , 
esse ricorrevano ad ogni seconda battuta , ita ut iniinobilis 
rnas^no intervullo arteria maneret , pulsusque subsequentes lan- 
guidi exilesque essent. E notisi qualmente , maravigliandosi 
dal detto autore guarita senza evacuazioai U iiiferma , esso 
allude in generale al difetto , allora strauo, di una crisi 
qualunque , non pero dell' intestinale , quasi die propria 
del polso intermittente : al quale ne gli cadde in pen- 
siero attribuirla , non glie 1' attribuendo neppure Galeno , 
cui Alpino si limita coramentare, ove ragiona i presagi 
dai polsi, come quelli sui quali non trova di die gio- 
varsi ne punto ne poco negU scrltti d' Ippocrate. Ciie se 
portentoso ei chiama quel caso , gli e perche doppiamente 
contrario alle massime di Galeno f, il quale dichiarava 
mortale in qualunque ammalato 1" intermittenza di piu 
battiti ^ eccetto nell' eta fanciuUesca o nella proA'^tta. 
La seconda parte del quale aforismo e dal comiientatore 
giustificata con quauto mettevano i tempi discrete ra- 
gioni , e pare nel vero di tanto rilievo perclie se ne fa- 
cesse opportunamente menzione; anclie non ricordando , 
eome non e mai rammentato in questo lil^ro , il piu fa- 
moso di quante ne ha la semejotica, voglio dire il poc' anzi 
citato del nostro Alpino ; in cui da'il' intermittenza del 

(l) De prcesagienda vita et morte tegrotantlvm. Libr. IV. Cap. IV. 

Bibl. Jtul T. XXII. 14 



aiO OPf.RE POSTUME 

polso derivansi critcri assai piii giusti ed importanti , 
che non le scariclie alviae. Miruido iiifatti specialmeute 
a coteste , rioscoDo pol anchc ili minore iinportaiiza 
I'eccezioni misse all" intermitteiiza in causa di vizj pre- 
cordiali o di la.iguore , senzi firsi cirico di tatite altr6 
circostanze, nelle qnall ha pure lno";o il feiionieno, Ijeii- 
che a ventre ostiiiataineate copupatn. E la sola digitale , 
clie altera silliittameite i battlti arteriosi , reiidendoli ora 
irregolari od iatermittenti, ora dicroti od iiieguali, senza 
che possa di ragio;ii so Idisfaceiiti appagarsi chi ne os- 
serva gli effetli sulla circolaziotie del saugne , la sola di- 
gitale redarguisce in proposito la presunzioiie dei pochi 
ancora ligi al prestigio delle ci'isi, allorclie, ignai"i di qiiaiito 
precisnmente accade nelT orgaiiismo animale, sotto le 
anomalie dei po!si , avvisano argoinentare , aozi presagire 
appuutino (juanto vi deve accadere. 

Ill quaiito rimaiie di'questo capo si dicono confermate 
le osservazioni di Solano da Nihel in Ispagna , poscia in 
Inghilterra , e cosi pure in Francia da Bordeu, che, 
trovan lole analoglie alle gia per esso intraprese , ne 
pn||.:il6 il trioofo co.i piu centinaja di casi comprqvanti 
la doitrina in- discorso , bonoiifii omnium npprobatione ^ 
invidis tnntuin atque ignnris exceptis. Poi^he non apparte- 
nenti a .qncsti uliiiiii . 6 qaindi largo d* elogi 1' autore a 
JVIichel, Fonqupt e Menouret, fra i propugnatori della 
medesima nelle scuole di Mompellieri e Parigi^ le quali, 
Hon paghe tii ar^^airne le predizloni critiche , vagheg- 
giaroao a deteriiiinatainente vaticinnre dal polso qualsi- 
voglia maniera di afFezioni ai viscerl; onde la denominazione 
de' polsi organlci. Cosi fiaisce qnesto prlmo capo, a guisa 
di proemio, accennaiido negli ora indicaii scrlttori le 
fonti ^ che- il profcssore proponevasi di schludere su tale 
argoinento ai giovani medici , la pratica istruzione dei 
quali era commessa alle di Ini cure. 

Capo II. 
Della maniera di ben esplorore i polsi. 
Dovendo avvertire non tutte rtiorliifiche le inolte occa- 
sioni d' alterazione ai polsi , 1" autore cita per esteso 
quel passo di Celso , in cui fra le piu ovvie sono spe^ 
cialmente ricordate la spcsso fallace debolezza dei nie- 
desimi- e V eHetto cui pub aveie sn di essi la coniparsa 
del medico, ammouendolo quindl a quasi preparare resain© 



m GI\MBA.TTISTA. BOESIFBI. ^hl 

in discorso con aspetto e parole di confoi"to. Comeche 
noii avvertito da C-lso^ e poscia iiidicato come distur- 
bad si troviiio i polsi e poco atti all' eBi>lorazione dopo 
il sonao ed il pasto, come imparti fipeterla do|Jo qiialche 
iatervallo , e per qaal motivo convenga eseguiria sulP ua 
carpo e suir altro. Sono pure iudicati lo stato e la po- 
sizione si della persona die del Ijraccio da esaminarsi , 
la giaciiura e flessione deli' avanbraccio , 1' uso della 
maoo destra dell' esploratore per la sinistra dell' iiifermo 
e viceversa , l' alliaeameiito , la distaaza reciproca, il 
numero ed il nianeggio delle dita colle qiiali esplorare , 
appoggiando 1' indice suU' apotisi stiloide del raggio , ed 
il non doveusi quelle rimuovere anzi che avere contate 
cinquantu pulsazioni per lo meno. Clie se fosse clii so- 
verchio trovasse nel piii dei casi un tal numero, esse 
avrebbe nell' antorita di Prospero Alpino un liljasso 
del 70 per 100 (1). 

Essendo poi vario il polso ne' varj soggetti , a qnan- 
tunque pari circosta.ize , vieae inculcata la piena cono- 
scenza di quello degli adulti , e se ne addita il tenore 
in istato di salute, qual punto d'l paragone , da cui giu- 
dicare delle varieta ed alterazioni , rlspetto si all' eta ed 
al sesso difFerenti, si alle nioltiplici fnnzioni o circostanze 
della mente o del corpo i varieta e situazioni , le quali 
vengono accennate appena meno sommariamente che nella 
presence compilazioue. 

Capo III. 
DcW antivedere le crisi dai polsi. 

Riteuuta per quahivogUa malattia la cplebre distinzione 
dei tre stadj jiatologici , non die il nome antiquato alio 
stadio di mezzo {coctio), e sostituite quelle d' irriiazioae 
e di escrezioae alle antlche denominazioui di crudita e 
di crisi, cosi fatti stadj si proclamano iiianifestLssimi nelle 
malattie seinplici , confusi ed oscuri nelle complicate o 
gravi , e solo diversi nella dlversa durata di ciasdieduna: 
cio che iascerebbe supporli ancora piii manifesti nelie 
afiezioni croniche, ove sono in vece pin ancora proble- 
uiatici die nelle acut» feblirili , forse le sole die , non 
ostante V inJicat;^ generalitii , puo supporsi avesse par- 
ticolarmente in mira I' autore. Come stato di spasmo e 

(j) Op, , libr. e cap. citati. 



aia OPFPE POSTHME 

costrizione sempre cresceute , il tempo d' irrltazione offri- 
rebbe un pclso vie piii vigoroso, duro, contratto, simile a 
sega e convuhivo , uu polso cioe cU proprieta si poco 
facilmente combinaljili ed ovvie , talche lo stes3o Borsieri 
ne dichiara tuttoia ignote le vere lega;i e condizioni. Sol- 
che , inentr' egli ne affida non essere cotesto polso d'' im- 
prospero augnrio, traiiae allora quaado persisiesse qual 
si disse aaclie olire 1* iiidicato periodo, e siccome ne pud 
questo con precisione deterniinarsi , ne pare gioveiebbe 
reprimerlo o sturliarlo con presuntivamente inopportuna 
terapia, non vorremmo die ne' casi gravi lo stadio ed 
il polso irritativi scorgesseio a tanto piii difficili qiianto 
piu ritartlate bisogne il pratico , rcso da questi principj 
osservatore inoperoso. 

S'lpposto risorgere nel secondo periodo le forze gia 
opprpssfi nel priino, elaborarsi quindi la materia morbosa, 
e dis[>()rsi gli organi a darle ricetto od espellerla , ottimo 
SfireM-ero in-lizio di tntto questo i polsi pirni , liberi , 
spiegati e fort' , attribuiti a quest' epoca. Essi pero non 
inciicherebliono ancora qual sara per essere 1' escrezioiie 
costituente il terzo stadio, nel quale ban principio, anzi 
che fine, le difFerenze maggiorl dei polsi ; poicbe altret- 
tanto vario e moltiplire il carattere dei polsi critici , 
qnanto lo S'>no gli organi e gli einnntorj creduti aver 
parte alle crisi. Essendo i quali divisi dal diaframma , il 
polso critico e pure distinto in superiore ed inferiore, a 
norma clie indica dovere 1' evacu;izione aver luogo dalle 
parti sopr<!SCanti o sottoposte al sottotrasverso. II dicro- 
tistTjo, in cui succeda cosi npido il raddoppiamento dei 
hattiti che paja compreso in una pulsazione sola , e il ca- 
ratiere prefisso al pi Imo; quello del secondo e I'irregolarita, 
potendo essere in jiiii maniere disordinato il polso infe- 
riore, talvolta interrotlo e tal altra mancante. Ove si 
combini l' ineguaglianza o 1' interniittenza col dicrotismo, 
il polso critico diventa composto , annunzia cioe la crisi 
per di sojira e per di sotto: e, quantunque possa essere 
critico e n&n critico nello stesso tempo , non lo si deve 
tnttavia confondere col polso critico imperfetlo , per con- 
tinuata coiuplicuzione collo stato d' irritazione. Su di che 
troviaino ;issai piii facile a riferire die non a compren- 
dere il jjensntnento dell' autore. 

Piaoendo riilurre al polmone, alia gola ed al naso gli 
gcaricaiuj sovra po8ti al diaframma j si ha la distinzione 



DI GI\MB\TTI?TA. BORSIERT. ai3 

del polso critico superiore in pctfora/e , gutturale e nasale^ 
II priiiio e nolle, pieno, espanso , uguale , o idoso , largo, 
ed ug;ualineate ben distiato ne'suoi due tC'Tipi, die facile 
sopra tutti a distiaguersi da qualunqne altro. S irebbe 
famigliare ua tal polso al decliaare delle affezioni di petto 
nan pure , che di inulte altre straniere ai polinoai, e nelle 
quali si dice noii meno sicura e frequence , che nelle 
prime, la crisi per escreato, in cui altro perb non sa- 
premino raffigurarci , che un prodotto straordiaario , quiiidi 
facihuente morboso dei broachi , voglio dire di organi 
clue taata parte costituiscono del polraone. Ammessa la 
quale circostanza , il qui aggiunto precetto esclusivo di 
non impedire o disturljare ne coi salassi , ne coi pnrgaati 
questa cr;si, poteva essere temperato coUa non rara ec- 
cezione di quando fosse anzi mestieri favorirla , e che 
favorirla potessero il salasso , i purganti , e di siaiil fatta 
riinedj. 

In altro non diirerlscono dal precedente i polsl della 
gola e del naso , fuorche nell' essere rueno molli , anzi 
duro e gagliardo il secondo , piii frequenti e pieni e 
poche volte s"mplici ambidue; poiche sovente coaiplicati 
col polso d' irritTzione o col pettorale: da cui riescirebbe 
altrettanto ar^Juo lo scernerli, qu?.nto I' uao dull' altro 
fra loro. Si ofTriranno pertaoto assai di raro all" osserva- 
zioue i precursori si degli sputi cotti <? dpn^i, quali potesse 
mai fovnire l' escreato critico dalle ghinadole delle fauci « 
si della coriza o crisi catarrale dLille narici , che preien- 
desi |>resagita dal polso nasale. allorche piti luolle, meno 
pieno , e cr)lla seconda pulsnzione piii tiebole o meno 
costante che nelT eniorragico semplice, cui ora si pareggia 
eol dicroto ed ora coll' ondoso di Gaieno. Mentre pero 
tutti lo preconizzano qual foiiero sicuro delF epistassi , 
1' autore non manca di avvertire talora susseguito invece 
un tal polso dalla risipola del capo, dalla cofosi , o da 
•oporose affezioni. Solclie direbbesl non egU temesse 
cosi fatte succession! dal polso gutturale^ atlesoche , non 
ostante le accennate coniplicazioni , e non ostante la 
minore niollezza , e la iudicaia rido.idanza e maggior 
frequenza di questo polso. al paragone del pettorale, ha 
tntta la cura d' inculcare il non far nulla e lo staisi 
aspettando una crisi qualunque. 

Sebbene presf\go di sudori uuiversali, viene tuttavia 
compreso nella classe dei risgnardauti a;;li organi, c!ie 



ai4 OTTRr. ro^TOMF, 

fiovrastnnnb al tiiaframina , il polso cicscente , vale a 
dire T ondoso di Galeno ed iuciduo di Solano ; attesoclie 
diiricilissimo a distiuguei-si dal superioie, come pare noii 
dovrebbe , dopo avere asscgnato a quell' altro, cjual ca~ 
rattere disiiiitivo, il dtcrotismo , cd assegnaiulo a questo 
la seinplicita, V cspansione , la niollezza , e 1' auniento 
graduale siuo ad ogni (juarta battiita. Vero beiisi chc 
anche Bordeu lo dichiarava nou peitanto egualissiino 
al pettorale , inferendone quiiidi la facile coucomitaiiza 
deir escreato e dei sndori ^ e qnesii piu pronunziati al 
cajjo ed alle pai'ti superiori , ogiiiqualvolta il polso cre- 
scente si comljina col lossore del volto. Ma essendo assai 
piu spesso inconclui'.ente die non risohitiva e critica 
la diaforesi , anzi talora iiiopportnna , qiiesta i nosologi 
cUiainarono sintomatica :, e, non tlerogaado a cl\e le pre- 
cedesse.il polso inciiluo, avvisaroiio pero tesa, rigida, 
quasi osscfatta in tal caso T arteria , e faciUnente ineguale 
il riciDo (.iflle puis tzioni , oppure quelio degl' intervalli 
vespetiivi. Rifc-rendosi la cjual ecceziotie specialmente 
alia mollezza, osserveremo coir aurore , come lo stesso 
Menuret tiovava tun' a!iro che niolle il polso del va- 
jnolo e dei niorbilli ^ lienche lo contennasse foiiero di 
crisi diaforetica. 

Annunziandosi dal polso ii.feriore I' evacnazioni degl'i 
brgani sottoposti al dialVamma , lo si distingue secondo 
che la crisi risguardi alio slomaco , ao;r iutesti.ii, a! legato j 
ai reni, a' vasi euiorroidali od all' utero ; e della difB- 
coUa riello scernere una dall' altra silVatte varicta se ne 
incolpa lo spesso contribuire piii d' udo dei detti orgaui 
air evacnazioni delle tfnali si ragiona. Del resto il polso 
emetico snrebhe il nieno- tVa i critici espanso, il piu egnale 
fra gl' inferior! , e facilmenie condjinato coll' iiitostinale , 
coinc allorqnando Solano gli attriiiuisce la durezza el'inter- 
mittenza, Dallo allargarsi e svolgersi di qviesto polso, ilap- 
poiche verainente criiico il voinito,edal sno niantenersi 
altrimenti addentellato ( scrratiis) e ristretto , se ne argo- 
menta I' opportunita o sconvenienza de'rimedj emetici, ri- 
tenutane perb I'indicazione finclie desso persiste contralto 
e duro. II che accadendo specislmenre nel priiicipio delle 
malattie acute , nello stadio cioe d' irritazione , il polso 
emetico verrebbe ad essere critico ed irritativo aello 
Stesso tempo, cou difficilmente conciliabile aaacronisuio. 



DI GIAMBATTISTA. BORSIERI. AlS 

Foriero tU crisi alviiie , che iuclicliereblje quiadi pro- 
niuovcre, il polso intestinale Ijatte ampiiando come in giro 
r arteria , etl assji piii sviliii>pato e vigoroso che non lo 
stomacliico , sempre pero ineno clie i! snperioie, oltreche 
iueguale si nelia f-u-za che negl' intervalli : coiiie quello 
in cui a due o tre hattiti nnitoruii e laiglii re sutcedessero 
altrettanti piu rapidi e pressoche sottentraati, avendo fa- 
cilmente laogo in tale s'.jalzo I'interaiitte :z,a. Per quanto 
pero ne dlca Solano, questo e feaoiue lo assai uieno 
costa^ite clie la contiTizione ( osservata gia da Avicenna 
in proposito ) e che T ineguaglianza, dalla quale Gc^leno 
»tesso argoiiieiitava le dejeziojii biliose , come da un certo 
moto quasi retrogiado nell' arteria inferiva le dejezionii 
critiche all' iniei'iio. 

Meao duro e resistente che V intestinale, cui d' ordi- 
nario si associa , nflreado per conscgueaza indicazioni 
analoghe , -il polso fpatico si mostrereblje ine9:nale dopo 
alqnaiite pulsizioni unlformi , e con piu di evidenza nel 
cai'po destro che nel sinistro, siccome msegnano i Chittesi 
e la piu volgare sperienza. Cotesto po'so apparterreljbe al 
causo , alle febhri biliose iutennittenii ed all' itterizia , 
ove, noa ostante che orlinarianiente ristrettu, addaitellato 
ed oscuro , \t dejezioiii critiche io readerebbero vieppiu. 
Jargo e manifesto. 

Benche iueguale aacli" esso ed affine qnanto maiall'in- 
testinale, il polso diile orine si autninziercbbe dallo see- 
marsi niano mano , sino a svanire sotto le dita , le 
pulsaziorii , e dal via quindi risorgere delle modesime in 
pari guisa , e con tenore afF.itto inverse a quello del 
polso inciduo. Al renale conposto Solano assegna la mol- 
lezza e I' ititerantteriza , come combiuazione , la quale 
indichi e proiaetta il simultnaeo risolversi del male dagli 
organi e scaricatoj si uropojettici che intesfnali. 

Nel polso einorroidcle , o prccursore del flusso critico 
di questo nome , a tre o quattro battiti contratli , ga-- 
gliardetti e secchi ^ ne debljouo succedere,. in poc« miiior 
copia. di alquanto espansi, rotondi e meno egufili , poi al- 
trettanto, che i primi, di raddoppiati o dicroti. D' ordiuario 
piu contratto e IVequeute , in paragone degli aliri della 
classe inferiore , 1' emorroidale si distingue dal polso del 
mestruo , sia per un ccrto qual tromoho , ed un' anche 
■piu costantenicnte maggiore jirofondita , clie in chi Va 
soggetlo air emorroidi resiste alia preseione . anzi chs 



ai6 



Ol'FRE POSTUME 



venir menu e sniarrirsi , coine negli altri casi , le pulsa- 
zioni , sia perche piu espansi ed elastici al confronlo i 
poisi uterini, che altri osservarono punteggiati o saltel- 
l.uni per guisa da urtare su via sempre diversi punti Ic 
dita esploratrici. Tiuto cio nou pertanto si cooviene delta 
aiiassun-i identita loro col polso emorroidale , non che 
d'ameadue con quaiiti soao gli emorragici. Imperocche si 
avverte iofinitamente piii aiolle il polso, allorche, invece 
del niestruo , ugualmeute critica presagisce la iiiedorrea ■■, 
comoclie Tuterino sanguigno non si mauifesti che o sotto 
la prima e nelle niestrnnzioni difficili, o quando la ma- 
trice rifiutasi a tale tributo. 

Poiche not! piu riferihile ai superiori che agl' iaferiori . 
vi«ne serhato in appendice ad ambeJue il polso indi- 
caiite propizia o malagurata che fosse la snppui-azione, 
dappoiche il contralto ed acritico avra insegaato presii- 
nierne il processo. Del quale farebbe fede sviluppandosi 
alqunntu I'artena, pero mantenendosi rigida per aucora 
qualclie giorno , coineche indecisa /ra il polso risolutwo e 
V acritico, assumendo fmalmente i caratteri di «juello fra 
i critici , che rispondesse agli organi ed emuntorj onde 
fossero per eliminarsi le marce. Quindi e che non solo e 
suscettiva di essere dai polsi avvertita la suppurazione , 
ma essi ne debbono determinare per punto e per filo 
il tempo e le parti, nou che il quando e per dove dovrk 
evacuarsi. 

Capo IV. 

Delle differenze dei polsi composti. 

La teortca dei polsi composti e quella di Bordeu , 
quando avvisava inferirli dal concorso dei varj caratteri 
di molti fra i polsi critici semplici di Solano. Quanto pero 
facile a questi rafligurarsi distinti uno dalP altro , poiche 
riferibili ciascuno ad un sol organo e ad una sola eva- 
cuazioise , tanto piu ardui a stabilirsi e distinguersi, e 
ta.ito piu freqnenti saranno cio non di meuo i polsi com- 
posti al paragone , se piu anche sovente concorrono di- 
vers! organi ed evacuazipni diverse alle crisi ; benclie di 
queste noa pure , ma niana si nmova dubbiezza ne dei 
m ivimenti cfie le precedono , ne dell' averne altrettanit 
e tutti sicuri criteri nel battito arterioso, mentre che altri 
dubita se ab])iaau rcalaieate ua battitu le arterie. 



Di giambattista. borsieri, ai7 

Nella composizione diconsi talvolta slmultane'i e tal altra 
successivi a vicenda i caratteri particolari ai divevsi polsi 
couiponenti , supponendo quindi ( coraeche non egual- 
mente avvertito ) quella prevalere fra le crisi , della 
quale piii signoreggiano i caratteri nel polso. Le sei pria-> 
cipali coinposizioni risulterebbero dal concorrere iusierae 
o piu di un polso superiore , o questi coU'intestiaale , p 
varie specie dell' inferioi'e, o 1' ondoso col peltorale, o 
parecchi emonogici, od il polso d' irritazione fiaalinente 
con quello della eozione o coti alcuno dei critici. La qual 
ultima specie costituisce il polso complicato ; come allor- 
quaiido alio addeiitellato e convulsivo succede in pochi 
iiiinuti V espanso ed escretorio , che di bel nuovo col 
primo avvicendasi , o die persiste anclie durante il 
critico alquanto ristretta ed irritata V arteria. E benche 
di piii o meno improspero augurio nelle malattie feljbrili 
acute il po'so complicato, secondo che nella complicazione 
prevale all' escretorio I' acritico e viceversa , indicando 
per lo meno tarda ed imperfetta nel primo caso la crisi , 
€Sso e pressoche iudifFerente ne' inali nervosi e cronici , 
per cio che suscettivi di guarigione , anzi decorrenti or- 
dinariamente senza I' evacuazioui , onde si tratta: circo- 
stanza , che sola basterebbe a sospetta rendere , ove nol 
fosse gia per tanti versi , la teorica delle crisi. 

Capo V. 

Dei polsi or^anici, ossia del come rilevare dai polsi quali 
sieno le parti specialmente cff<;Ue. 

Premesso essere dai polsi rlconosciblle qiialunque anche 
lievissima dcclinazione daiio stato norxtiale dell' organismo^ 
e proponondosi di compendiare in proposito la dottrina 
cui Fouqu^t jittinse dai medici chinesi , e pronmlgo av- 
Tisando guareatirla colle proprie osservazioni, T autore 
chiama organici o siatoinatici quel polsi , die iadividual- 
inente accompag'.iano 1' azione accresciuta , scema , o lesa 
dogli organi e visceri piu noljili. Ed incomiiicia dal distin- 
guere le variet.i speciaii e proprie di qncsti polsi dalle 
cosi dette accidcntali , s\ da quelle cioe che apparte'igono 
al temperamento , al sesso, all' eta , od a ciascuuo dei 
tre stiulj patologici sn-nmeatoviti , e si dalle relative alia 
forza, durezza , ripi lita , frequenza , contrazione , profon- 
dua , o dalle respettivamente coutrarie coudiiioni deii 



ai8 OPERE POSTUM^ 

polsl : polclic tutte varietk codeste , clie yjossono indilVe- 
rentemeiite mancare od iiicoiitrafsi negli orgaiiici , e dalle 
quali jjotrelilte quasi farsi , nel secondo cnso , astrazione. 
Ritenuta iiioltve qui pure la distinzione in superiori ed 
inferiori , ed assegiiati quali caraiteri ai primi , la forza , 
grandezza ed elevazione, ai secoiidi la debolezza , 1* esllita 
^ la coiitrazione, vengono stabiliti cohie geaeri priacipali 
del supenore i polsi tlel capo e del peito , e cosi lo 
stoiiiachico e T addoinlnale , rispctto alT inferiore , e si 
riportano al dettaglio die segue le sia ora possiiili sud- 
divisioni. 

II polso cripitale sospiiige le dita liidice e medio, assai 
piu die le altre due, nell.' esplorazione, o se iiicomincia 
dal sollevare 1' annulare , si £i poi gradualuiente piu 
larga , jjiena e vigorosa T arteria sine all" iidice , quasiclie 
dedinasse dalla su.» divezione orizzontule. Dal die vlsul- 
terebbe in qnesto polso essere seiupre uii certo qual 
gfado d' irrit-izioiie , sia die si allarglii o die si inatitenga 
tesa , rigida , e vihrante I'arteria sotto il ini^nolo, iiientre 
si rende o conserva rotovida ed alta verso 1' indice , ovvero 
dilataodosi e rimaneado nello stcsso'tempo iiicordata , o 
rimba'.zante le due jiinaie dita per iiiterv;rlli , aUorch« 
direste oscurarsi e niancare sotto le ultime i battiti , o 
per altrp auqnialie die si ommettono , pnidie apparceuenti 
alle differenze accidentali. II polso capitale sarebbe linal- 
meiite piii genui;io e ccstaute nella cofalalgia, nelle afle- 
z.ioni coiitumaci dell' dccipite ( qmli si avvisaiio essere 
le isteric'ne ) , ne" nialnti vicini al delirio, e durante il me- 
desiino. 

Del polso pettornle si accenna soltanto quel molle 
riaizo a fo£e;ia d' arco , il qu ile pare fosse gia dagli an- 
tichi osservato sospingere uelle (lussioni di petto i diti. 
medio ed annulare, Hon senza ua qualcbo dicrotismo in 
quel tratto (quasi die i soli miguolo ed indice la radiale 
trovassero nelT apposito livello e tenore) ^ il perdie un tal 
polso el)be uouie di prominente ( pronunulus ). Nelle pe- 
lipneuinonie di fatto, attesa fnrse la spesso in essa rile- 
vante niollezza delTarteria, il detto coscinetto appare 
qiwfei ondoso, e piii assai pronunziato die neiT emoftoe, 
nelle ferite penetranti ed in altre alFezioni 'di petto j 
quando la maggiore di lei rigidezza non predudc o nott 
lascia ugualaieiite rilevare il fenouieno. 



DT CIM\fBATTIST\ BORSIFBT. 2ig 

II polso gutturnic partecipa e si coinpone di quelli del 
capo e del petto; e cioe rotondo , » iiieno elevnto che 
forte sntto le due prime dlta , offrendo alqu.into piu 
duro nU' annulare il imuiticellu di cui pot;' anzi. Lu si dice 
inoitr? ora piii ora nieno convulse ed irritato , secondo 
cho pi!i cnpitale o pettorale il disturbo , e sareblie an- 
clie jiiii agev^ile n conoscersi , rilevaiido alcun dici'otisuio 
aflle pulsazioni. Gnlenn attribuisce un tal polso alle pe- 
ri|MiPU{no»)ie ; altri la rivendicarouo nlle aiigisie , irasuii- 
graiido pero queste al petto, esso diventa ondoso e moile, 
inaiijffsta piii distinto il rialzo , e si cangia in petto- 
vale. Borsi' i-i gli attribuisce talora ua nodo mobile , ab- 
brncciar.te I'arteria, e die, incoininciaudo sotto il dito 
medio , e segueiido ad ogni diastole il tovrente sangui- 
gno , svanirebbe verso rindice, da cui sarebbe tuttavia 
percepito. 

Fouquet distingue anclie il polso del ventricolo in su- 
periore o della reglone cardiaca , ed iuferiore * o della 
pilorica, e dice soiiiigliare od avvicinarsi al pettorale il 
primo , all' intesiioale il secondo. Sarelibe iiioltre assai 
minore nello stomachico , piu acuniinato , cjuantunque 
mininio ed oscuro nell' f-pfjttco , simile in ambidue ad uaa 
p'lraniide mozza, e cailreljbe appuntino fra i polpastrelli 
del medio e dell' indice , il rialzo conico della radiale, 
altronde umile , duretta, rinserrata, uia uguale , ciliiiJ.rica 
e depressa in tutto il tratto restante: il che avrebbe del 
misterioso , anche suppouendo clie sempre e precisamente 
in un dato sito si tastino i polsi. Cio che v ha per av- 
ventura di piu vero iii proposito si e ch? nei inali di 
fegato sono d' ordinario piu ineguali e languide che in. 
quelli dello stoniaco le puls^zioai , e che scema I' ngua- 
glian-za e crescouo la dnrezza e la coatrazione sotto 1a 
cardialgia, la nausea, il vomito. e massinie sotto i I pri- 
mo, tanto piu se provocate drdl' arte. 

Cadeado fra le stesse dita la stessa proftriiienza , pero 
piu acuminata e sublime che iie' due polsi precedenti, 
nello splenica, essa presenterebbe una fossetta circolare , 
come nel semi-pettorale , sotto il medio, el una fossett.i 
verticale, scavata nella bnse, all' apioe d^H' indice : traniie 
sotto il qnale , ove I'arteria si dice ugualmente umile 
die nel polso intestinale , le altre dita le troverebbero 
I* ordinario suo cUanietro. Quello della uiiiza vuolsi , del 



•22V OPERE POSTtJME 

resto, rilasciato e inoUe, meno profonJo e contralto che 
1' epatico , e dlsiigiiale ad ogui seconda o tcrza battata. 

Oltreclie special;ueiite contralto, ineguale , vibratello 
e duro , il polso intpstinale s" mcontrerebbe vieppiu esLle 
dal dito medio airingiii, nel qual tratto vi si percepi- 
rebbe ad o^ni battito un certo qual corpicello sesamoide 
irregolare , die trascorrere parrebbe vefso V apofisi del 
raggio , impicciolendosi mano iviano, e iitialmente allun- 
gandosi a foggia d' ago. Quasi poi non basti avvertire as- 
sai piu marcati nelT ascite i caiatteri di questo polso 
che in altia qualunque affezione degl' intestini , si vuole 
che il tutto vi scopra e senta un morinorio afFatto par- 
ticolare 

Alia cute si assegna , com' e naturale , il polso dei su- 
dori , voglio dire V inciduo , coi caratteri del superiore , 
massime pettoiale ; cosicche la diaforesi ancbe non cri- 
tical r ernzioni , gli esantemi , gli edcini che loro suc- 
cedono ', anzi la I ucofl^mmassia consegueute ai mali di 
petto avranno tutti un polso largo sotto le due dita di 
mezzo, pero si rilasciato e molle nelle prime pulsazioni, 
da indi formare u.ia curva dolcemente ondosa. 

I polsi emorraeici oifriranno alle dita una quasi corona 
di corpicelli rotondi , rapidamente progreJieuti all' apofisi 
radiale i ove, partendosi come in minuzzoli, svegliereb- 
bono ad ogni diastole una specie di formicolio sull' apice 
esterno dell' indice. Rispetto all' epistassi , avendo gia 
preniesso essere dicroto il polso nnside critico , nell orga- 
nico acritico , al quale competono i caratteri del superiore, 
massime cnpitale, sara I'arteria un po' larga sotto 1' au- 
riculare , compresa porzione del medio , per quioci sino 
all' indice appiaaarsi , e nianifestare 1 poc' anzi meiito- 
vati nodi eniorragici. Sono questi meno confi.'.nrati , e 
poco vi'oranti e eospicui, a nieno di preinere colle dita, 
nel polso uterino sanguigno :, il quale sarel>be simile nel 
vesto al precedente, se non fosse anche meno vigoroso 
ed elevato specialme.ite verso 1' indice, Agglungasi osser- 
varselo spesso tardo auzi che no , disnguale iiei battiti , 
e piuttosto cilinJrico, ristretto e profo'.ido , che non egual- 
niente appianato che il polso nasale , verso T estremita 
deir arteria. Nel pilso emorroidnlc , che i Galenici chia- 
marono dispari, attesa la grun disu;<uii;Hanza di sue pul- 
sazioni, sarebbero iiii'iori l)enche piii viinMnti qnei corpi 
rotoudi, quitidi sensibili mcao i successiyi loro traiuiaeati* 



DI GIAMBATTISTA B0R91ER1. •J.j.l 

e limitato a spazio piu angusto la per essi prodotta foi'- 
micazione. L' arteria vi si allarghereb))e anche meiao die 
nel poUo pettoiale sotto le due dita di mezzo; anzi la 
si dice ristringersi e farsi dura e contratta verso 1' indices 
comeclie si complicasse in questo polso il pettorale col- 
r intesiiiiale. Quindi e che inal si distingue dall' einor- 
roidale il polso disenterico , tuttoche per avventura meno 
pleiio ed elevato, non die piii frequente ed ineguale al 
paragone , talvolta iiitermittente , seiupre vibrato e ce- 
lere sotto 1' indice od il medio , ed assai piii marcata 
ill esso la terminazione ad ago del polso intestinale , die 
non lo sieuo i corpicelli dei polsi emorragici, fra i quali 
pare averselo non pertanto compreso. 

Rispetto a quando apparisse piu marcato nell' un carpo 
die neir altro il polso organico, si avverte qualmente in- 
diclierebhe alFetta la sola meta corrispondente deir organo 
relativo. Su di die osserviamo che il polso verrebbe quindi 
ad essere criterio assai piii sicuro di tanti altri sintoma- 
tiei e dello stesso dolore , cui l' autopsia cadaverica trovo 
le tante volte infedele, 

Essendo simultauearaente affetti p u organi , ciasdie- 
duno coraunicherebbe il projjrio carattere ai polsi, e ne 
risulterehbono i composti organici , come se ne riferisce 
un esempio nella coniposizioae del capitale coll' intesti- 
nale. Su di che teniiamo non sia per essere pienamente 
soddisfatta la curiosita .li clii ha fede in queste dottrine ; 
sembrando gia troppo di per se complicato quell" esem- 
pio , anzi che atto a si facilmente che si dice arguire da 
esso le altre si numerose complicazioni. 

Capo VI. 

Ddle altre anomalie sfigmiche secondo gli antichi. 

Previo qualche tocco sui polsi di alcuni patemi , quello 
dei dolori scorge il discorso ai proprj delle piu volgari o 
vinomate fra le diverse affe/ioni. 

II dolore moderato e parziale ingagliardisce , aumenta 
ed accelera 1 polsi ; mentre un piii violento li rende 
umili e depress!, accrescendone tuttavia la frequenza e 
celerita , sino a perderne i battiti. 

AW infiammtizione si assegaa il polso a sega , dove cioe 
r arteria e si dura taldie sembra elevnta in un punto e 
depressa nell' altro. La vibrazione, la celerita, la Ire- 
liienza, tilvolta la grandezza ne costiiuiscono le altre 



aaS OPKHE POStOME 

qualith priucipali : e q^ieste aninentano e «cemano col 
processo fl )gistico , scuipreclie occupi esso visceri od or- 
gani predoiniiiauti iiel sisteina ; clie altri-neiiti le non 
4' iivcontrei-ebhero clie iielle arterie dcUa parte nfletta o 
nei tliatorai. Non dilFeiisce il polso della suppurnzioiie , 
fuorche per essere talora dis )rduiat(> ed iiie^uale siao 
alia compiuta olnborazioae del pus, e per farsi lan2;uiJo, 
largo, tardo e raro alia sortita del medesimo. Fra le 
prerogative del polso infiaminatorio la piu costante sarebbe 
la diirezza , come quella clie persiste nelle stesse dege- 
iierazioni scirrose , benclie solitaincnte accompagiiate tia 
polsi deboli. Si vuole iaoUre maggiore la durezza uel 
polso dei plcuritici . che non in quello dei prripnewnonici , 
ohre che irregolari per ogni verso nei seconJI le pulsa- 
zioni, ed uguali noi prirni^ nei quali e altrettanto cele- 
bre ctie funesto il presigio galeaico , rispetto al polso 
assai duro , picciolo e celere. 

CUe poi sia niaggiore nella paeumonia rinegnaglianza, 
e piu frequenti Tiatercorrenza ed il dicrotismo cbe nello 
stesso letargo, cio risguarda per avventnra il piu o meno 
consentire, siccoine sogUono , gli orgaai cefalici al raal 
essere di quelli del petto. 

Quaiitutique analogo nei resto al peripneuiuonico il 
polso dei letargici, e quantunque talora dicroto ancb' esso 
e sempre oudoso , quando nondiineao e profonda la le- 
targia , essj^e d' ordinario pin tardo e raro, ed anzi 
uguale nelie iatennitte.ize che ana intercorrente. Quello 
del catoche non difTerirelibe dali' ora inlicato , che per 
la ninna debolezza , moUezza el inegnaglianza. 

Tanto agli etici per qualsivoglia processo consuiitivo , 
quauto ai tislcL di petto vengono attribuiti polsi languid i, 
hrevi nella distensione { ianaent.ps ) ., piu frequenti che 
celeri e molli, appeaa ricordaiido nei vecchi la durezza, 
tanto altroade celebre in queste infennithi e la vi si 
ricorda qaal iad'zio di febbre , allorche rari apparissero, 
con eccezioae alia regola , i battiti. 

Teso e convyilso, quand'anche f'jrte il polso delle en- 
gine, si rende frequeate, ineguale, o piccolo e raro , se- 
condo che iinpe liscoao esse totalme.ite , o solo difficile 
rendono il respiro ^ come sarebbe a u.i dipresso il caso 
deirortopnea si acuta clie isterica , riferendo a quests 
ultima la cosi dctla soffocazione utcM-ina. 



DI ei VMBiTTISr\. BOKsIERI. 2^3 

Nei mail del seCto trasvcrso 11 polso e per 16 plii fre- 
cjiieijtissiiiio , scnipre ass.ii duro , noii ostante clie piccolo 
aijzi qixMimi.ique apiretico , e prese.iia le anomalie del 
frenetico , seinpreche ai detti raali si associi, siccome suole, 
il delirio. Tali aiioiualie sa'rebbero la celerita , un noii 
so clie di onJoso , e talora di tremolo , qualclie niovi- 
inento coavulsivo <li quando i:\ quaiido , la durezza iielle 
afFeyioiii delle mcningi , e la nitillezza in quelle dello stesso 
cervello. Fra le malattie taciliiiente, ma non'sempre ce- 
rebrali e pero attrihuito il liiedesimo polso tauto all' apo- 
plessia , quaiito aW I'pilessia ; inegunle cioe , teso e leiUo 
ne' casi p!u gravi , akre volte piccolo e laaguido, e ce- 
lerissiino all' estiagiiersi della vita. Cosi nelle paralisi alia 
stessa incostan^a di anoraalle si ag2;iuiigereb])e una di- 
sordinata intermittenza ; e nelle convulsioni. fiaalnit-ate , 
oltre la contrazione , I' abbassameato , l' ineguagliaaza , 
ed ua vibrare o sospina;ere delle liattute in alto e sui 
!ati , vlene paragonata la radiale ad uii piccolo budello 
enfiato col soffio (i), 

Non pocbe risultano le varieta relative ai niali del 
pentr/roZo, assegnando alia gastrite il polso dell' infiamnia- 
zioue in parti nervose , distingueiidoM da qiiello dei t«- 
mort ordinarj , ove affetto vengaae il cardias , iodicando 
le differenze tra i polsi ixeW^.vellicazione ( irritativa ) e 
della seinplice replezioae per cibi o bevanJe ( facilnieate 
irritanti ) , ed avvertendo persiao come inten-utta sembri 
e forata 1' arteria , ove i detti niali perslstuno a luago. 
Cosi fra le varieta sligmiche delle affeziDni al fpguto si 
ayverte alquanto lueno duro che iiella pleurite il polso 
deir epntite, pero molle non inai aeppur esso , percio ciie 
ngualmeiite straniero al torace die al fegato T edema. E 
sono aualogbi forse i niotivi, qiiali fecero attribuire polsi 
ondosi, larshi e molli aW anassdrcii , non ostaate che 
piccioli , tesi , frequcnti e duri iielle altre idropi e se- 
gaataniente nell' ascite. 



fl) lUleva per avventiira davvanraggio il qui riportare 1' idea che dei 
polsi convuliivi aveva Prospero Aipino. Excitnntiir prinripio tiirlulfnti et 
nervorum inflammttlonem aliquam. sustinente , quum iisus puhanili magnnm 
luilationem. requirit et vltate robur lua functions uti Tion potest. Loc. cit. 
.Cap. lU. 



324 OTFnE COSTUME CCC. 

Ommettiamo x polsi della orainai rara elcfantiasi (i)» 
deir ittero apiretico (in cui si dicono assai frequeati e 
non languidi ) , e di alcune poclie specie di febbriionde 
lion risiilti eccessiva la parsimonia dello scrittore nelle 
malattie piix volgarl, e forse a prefereiiza iiiteressanti la 
sfigiiiica , siiUe quali era tanta suppellettile per chi pro- 
ponevasi csporre le relative dottrine dei maestri di gia 
tempo, Crediaino altroade non avere in questa corapilazione 
ommesso alcuache di appena qualche valore , rispetto si 
alia materia per se medesima, si al rilevare quanto ri- 
doadi quindi vantaggio alia scienza ed onore a Borsieri. 
Qneste nnove opere intanto renderanno piii voluminosa 
la colle stesse mire intrapresa versione italiana, die delle 
altre di quell' autore si va pubblicando ; . mentre la sa- 
•yiezza del Govenio ha gia prescritto il linguaggio auto- 
grafo pel respettivo insegnamento. 



(l) Nelle poclie pagine del monaco Mercuric sulla sfigmica ( p^g- 71 > 
73 e 75 c5el Giorn. med. di Padova , i. Elm. del 1814) si distin- 
»uono le pulsazioni di quando il male attacca i piedi , oppure i lalloQi. 
Ma, qaantunque ne f.iCcia meniione 1' Hallero , non p.ire nota fosse al- 
1' autore ia dottrina sommamen'e neeessaria ( Gior. sudd. ) di quel cala— 
brese , il quale si crede 1' attingesse verso la fine del secolo % alia 
scuola di Salerno, assidua raccoglitrice dei tesori della medicina araba; 
come gik si disy^ero eraanare per avventura dalla Chinese le teoriche 
degli Arab! sui poUi. Quella del monaco infatti si aggira qua<t tutta suite 
dita specialmente percoise dall' arteria , e sul rispettivo raddoppiamento 
d<-lle battute. Sarebbe qiiin li I' indice , cui percuoterebbero di preferenza 
i mali del capo ; qnelli della milza e dello stomaco farcbbero di se fede 
sul medio ; suU' annulare le infermita dei reni e degli altri visceri addo- 
minal: , ed al mignolo risgnarderebbero 1' e^tremita inferior!. Nel polso 
eapitale poi la puUazione semplice soil' indice dinoterebbe inferma una 
meta del capo , 'a doppia esservi 1' occipite conlpre^o , e tutto il capo 
la tripla. Fra le molte altre stranezze di questa brere scrittura .1 polso 
lento accuierebbe affctle le ossa , 11 lento e soffocato , escrescenze dentro 
1' ano , il forte, eelere , e vuoto mal vssere al fegato c necessita di sa- 
lassi , r interniittenza' dopo una battnta dicrota patimenti o gonficzza 
del te ticolo , e la probabilua della vicina raorte sfarebbe iu ragionc 
del innnifestarii piu all' iateruo che all' e^teruo le pu'sazioDl , e Tice- 
■/ersa. 



22i> 



Memorie della R. Accademia delle scienze di Torino. 
Tomo XXIV. — Torino^ 1820, in 4.°, stamperia 
reale. Terzo estratto. Classe delle scienze fisiche 
e mitematiche. ( Vedi i voliimi 19.°, pag. 889, e 
20.°, pcLg. 361 di questo glornale). 

<i Solution de difFerens problemes relatifs a la loi de 
» la resultaote de I'attraction exercee siir mi point ina- 
•> teriel par le cercle, les couches cylindriques et quel- 
'/ ques autres corps qui en dependent par la forme de 
»> leurs elemens V Par M. le prof. Plana = Memoire lu 
a la seance dtj 28 fevrier 1819. 

In qualsivoglia matematico lavoro vuol essere accura- 
tamente distiuta la parte dovuta alio spirito d'invenzione 
da quella die si riferisce solaniente al raaneggio del cal- 
colo. Talvolta le piii fine e le pid sublimi Sjieculazioni 
si enunciano generalmente senza alcuna dlfficoka ncl lin- 
guaggio analitico , e piu sovente ne' casi particolari si 
hanno per le mani le espressioni aaalitiche del proble- 
ma; ma trovandole intrattabili seconJo le vie ordinarie, 
bisogna ricorrere a nuovi ariitizi di calcolo, onde giugnere 
all' intento. Si sa che Newton trovo in un'ora I' equazione 
diflFerenziale del famoso problema delle trajettorie orto- 
^onali proposto da Leibnitz agl' Inglesi ; nia noa arrivo 
m^L a poterla integrare. La presente meraoria del sig. 
prores.'ore Plana, astronomo Ji Torino, e piegevolissiina 
sotto il secondo dei due distinti nieriti , essendo, a uo- 
stro credere, un eccellente modello in quella parte di 
calcolo integrale che si propone V iutegrazione delle for- 
mole diflFerenziali. 

Trattasi nel primo articolo dell' attrazione esercitata 
dalla periferia di un circolo sopra un punto coliocato 
fuori del sue piano. Un problonia a prima vista cosi sem- 
plice conduce a formole di non cosi f icile integrazione : 
* il aostro autore 1' Integra col mezzo de" trascendenti 
elittici di prima e seconda specie. EgU in seguito de.iuce 
4alle espressioni generali alcune couseguenze particolari: 
« per esempio che quando e graadissuua la distanza del 

Bibl. Ital. T. XXII. 1 5 



32<) MirMOHI\ DELLA R. 4CCADEMI\ 

punto attratto dal ccntro del circolo, si pno seuzi errore 
sensibile supporre concentrata ncl ceotro tutta la iiiassa 
della peiifena ^ e che ua punto collocato nell' intenio di 
un circolo tenders a niuovevsi verso la parte piii viciaa 
della circonfereuza, alloiitaaanJosi dal certliio. Estende 
poi la stossa analisi ad espriiiiere I'attrazione di una 
sfera sulla circonferrnza di un cercliio non concen trice, 
e tosto , memore dt-lja nohilissiuia scienza ch' egli prot'essa, 
unisce la dimostrazione della non possiliile rc^olarita per- 
fetta iiella costituzione dell'anello di Saturno a quelle 
altre niolte astronomiche verita, di cui , come di splen- 
dide gemme, egli arricclu il nionile detPitaliaua filosofia. 
Termina qucsto articolo coll' espressione analiiica deirat- 
trazione esercitata da una superficie qualunque di rivcC'^ 
Inzione sopra un puato collocato nel sue asse. 

Nel secoiido considera I' autore m un modo consimilfe 
I'attrazione della superficie uiateriale di un circolo sopra 
tin punto collocato fuori del suo piano. Stabilite le for* 
mole generali egli ne deduce alcune iinportanti conse- 
gue<ize, tra cui sngolarissitna e quella del niovinientO 
oscillatorio preso dal punto attratto verso il centro, quando 
esse e nel piano del cerchio attraente. Discussa in seguite 
r attrazione di un cilin 'ro di piccolissinia altezza sopra irn 
punto poco loDtano dalla circonferenza della sua base, 
nesce oltremodo elegante 1" applicazione diretia a deter- 
minare nuuiericamente la gravita suU'equatore delTaiiello 
tli Saturno. In tale guisa un astrouomo geometra si slan- 
cia ai lontanissiini corpi del sistenia inondano , e vi as- 
segna le particolarita di un fenonicno fisico in modo beii 
piu facile di quello 5 con cui una simile determinazione fu 
fatta da altri per 1' equatore del piancta die noi abitiamo. 

II terzo articolo ha per oggetto I'attrazione di una 
saperficie cilindrica di base circolare sopra un punto col- 
locato nel piano della base. 

E nel quarto, che termina la memoria, si occupa del- 
r attrazione di un cilindro di base ellittica di lunghczza 
infiiiita Sopra un punto esteriore alia sua superficie. 

L' entrare in un ragguaglio delle couseguenze ingegnose 
cui giugne il nostro autore piegando con grand' arte le 
formole generali a varie particolari applicazioni , ci con- 
durrebbe troppo lontano. Ci limiteremo a dire che il 
prmio di questi due ultimi problem! coniiene come caso 
Particolare quello cousiderato dall' autore della Meccanica 



DELLE SCIENZE DI TORINO. 227 

Celeste, ed il secondo e trattato con analisi differente da 
quella che fa clal sig. Laplace consegnata nel secondo vo- 
lume dell'' insigiie sui opera. L" analista ed il fisico pos- 
sono trarre due icnportanti isiruzloni dalla lettura di qu.-sta 
infmoria. II primo puo impararc c'le poco giova un lusso 
di calcoli astratti se non si possede contemporaaeamei.te 
1' arte diflicile di far parlare !e formole nei casi concreti. 
II secondo puo persuadersi che i piu semplici fenouieai 
della natura conducono spesso a question! profonde che 
sono inaccessibili al solo ragionamento , e ch' egU noa 
potra giatnniai penetrare , se non si rendera forte col 
poderoso sussidio dell" analisi. 

Essendoci alquanto diflfusi nell' esporre il soggetto di 
questa meaioria, che ci parve la piu iuipoitante , non fa- 
remo che accennare le altre contenute in questo volume 
e che riferisconsi agli studj matematici , nelle quali con- 
fessiamo peio d' avere riscontrati molti pfegi che fanno 
onore ai Uvori dell' illustre R. Accadeinia Torinese. 

3. a Memoire sur Tept^q le du retour au perihelie 
de la Comete de I'annee 1759. Par M. le baron Damet- 
seau, chef de bataillon , sous-directeur d'artillerie. La 
dans la seance du 7 Janvier 1818. Questa memoria ri- 
porto il premio proposto dalP Atcademia nel i8ia. 

3. a Demonstration des formules de M. Gauss pour 
determiner le jour de Paque suivant le deux caleudriers 
Julien et Gregorien. Par M le chevalier Cisa de Gresy, 
professeur de mecanique a TUniversite Royale de Turin. 
Lue a la seance du i5 Janvier 1818. 

4.a Memoire sur les transcendantes elliptiques, deu- 
xieme partie. Pir M. Georges Bidone. Lu dans la seance 
du 7 fevrier 1819. La prima parte e stata pubblicata eel 
volume precedente. 

5. a Memoire sur le mouvement de rotation d'ua corps 
autour de son centre de gravite. Par M. le chevalier 
Cisa de Gresy. Lu a la seance du 3i niai 18 19. 



aa8 



Descrizlone ( inedita ) di una rtuova specie dl Sala- 
mandra trrrestre , Salam<)ntira pc-rspirillata Nob. , 
del dottore Paolo Sa vi , ajitto del professore di 
botaiiica dell' Uiuversitd dt Pisa, 

i^Er luoghi freschi ed ombrosi dell' Apennino toscano, 
e sijecialiueiitc in quello del Mugello, ho trovato una 
specie di Salaniamlra terrestre, assai bella per la figura 
e pei colori , e dotata di caratteri cosi cospicui e distinrt 
da quelli di tuite le akre salamaiidre che , per quanto 
e a inia notizia, sono state dpscritte,da senibrarmi di potere 
asserire essere ella stata liaora una specie incognita. 

Essa e lunga circa tre pollici e due Imee , misurata 
dall' est'eniita del muso fino aU'estremita della coda^ed 
uu pollice e tre linee, misurata dall' estreinita del muso 
fino all' ongine della coda. La sua testa ha un contorno 
piu rotondo di quella delle s ilamandre acquatiche , ed 
il coHo e un poco piu dlstinto. La luiigheiza delle gambe , 
tanto anterirri che posteriori, e di cinque linee compre- 
sivi i diti. Questi sono ineguili, ed i piu lunghi hanno 
circa u'l quarto della lunghezza delFintiera gamba : sono 
perfettaiuente rotondi e privi affatto d" appendice od orlo 
meiiibranoso , in numfero di quattro alle gambe anteriori, 
ed nlirettanti alle posteriori. 

II corpo e rotond;ito daila parte inferiore, un poco spia- 
nato dalla superiore , e con la colonna vertebrate rile- 
vata. La coda e sudulata , luuga un quarto piix del resto 
delP auiuiale ed afFitto priva di qualunqne cresta. Nella 
«ua parte media inferiore vi scorre un sottilissimo cor- 
done liscio , il quale comincia due linee lontano dal- 
I'auo, ed aniva lino all' estreinita. II diametro della coda 
alia sua base e di una linea e due decimi. Tutto il cor- 
po, »"crettuato pel 6 il sottil cordone della parte inferiore 
della coda, e minutamente sagrinato. 

Il colore 'ella parte superiore di questo rettile e nero 
hruno J con una macchid carniciua situata sopra la testa. 
Qnesta inaf tliia hi una figura tale che ordiuariamente 
rappresei'ta uu p^j'- d' occhiali , i quali abbiano le lenti 
poste sopra i cigh deiranimale, e l' arco che le unisce, 
vokato verso Tocci^ite. Questa iigura uon e per altro 



DESCRIZIONE DT UN K S\IiAM\NDR\, CCC. 239 

costantemente la medesiinn, imperocche ora I'arco e piu 
soitile , ora piiigrosso, ora le lenti sono piii grand 1 , era 
piu picco'e, ed aacora altune volte unite insieaie, di ina- 
niera che la maccliia allora ha la fijura di u.i tnaiij^olo 
con gji angoU smussati. La goli e nera coa una graa 
macchia carnlcina posta aeUa parte anteriore. Anche que- 
8ta imcciiia vana mnltissmo e per la fis^ura , e per es- 
sere qualche voita spru/.zata di nero e qn:ilche volta no. 
II petto, I'ad'iome, il pube , la meta inferiore della 
coda, la parte disi^tto ilelle qnattro ga'iibe , del piedi 
e la parte superiore del diti antenori son carnicioi. II 
petto e 1' atldoiue souo costantemente iiiaccliiati di nero 
e le inaccliie sono variahili pel nu nero, per la fignra e 
per la disposizione, essendo parte isolate, parte unite 
al colore scuro del dorso. Dae di queste micchie peC 
altro sono costanti : esse sono s tuate ai lati delPano; da 
una parte si uniscono col colore del dorso , dalT aitra 
terniinano al margine dell' ano. 

Non lio potuto rilevare nelle forme esterne , nfe nei 
colori , alcuii carattere proprio a distingnere il luasciiio 
dalla feinmina. 

Da questa descrizione si rileva ficilm; nte la gran dif- 
ferenza che passa , per tutti i caritteri , fra la mia sa- 
laraandra e le altre conosciute. Ma il carattere princi- 
pale , quello che toglie ogni duhbio che potesse nasce- 
re, riguardo al poter questa salamandra essere una va- 
rieta accidentale o un individuo troppo giovane o troppo 
veccliio di qualcuna delle specie gia coga'te , si e i'avere 
quattro diti tanto ai piedi anterior! che ai posteriori. Itti- 
perciocche tutte le altre specie ai posteriori ne hanno 
cinque, e soltanto una, ed anche poco conosciuta , ve ne 
ha quattro, e questa non si puo certainente confondere 
eon la mia, perche ne ha tre soltanto agli anterior!. E 
non e nemmeno ragionevole di supporre che questa maa- 
canza di un dito ai piedi posteriori dipenda da uno di 
quegli accidenti tanto comuni nella famiglia dellesalauiaa- 
dre, pei quali talvolta perdono noa solo uno o due diti, 
ma ancora un' intiera ganiba, giacche non un solo indi- 
viduo ne ho esnminato , ma piix di venti, e tu ti gli ho 
trovati conformati nel modo medesimo. 

Duoque, siccome il nuinero dei diti sembra il carattere 
il pill distintivo del'a mia salamandra, con eeso sempli- 
cemence ue furraeie la sua frase apecifica. 



:iOO DE50RIZ10NE DI UNV S\L\M\NOn\, CCC. 

Salnmandra pcrspicillata 5. pnlmis plantisquc tetra~ 
dactylis. ' 

Gli ho dato il nome di perspicillata a causa della mac- 
cliia die ha nella pane superiore della testa , la quale , 
come ho deito , rappres'^iila all' incirca un p?'jo d'oc- 
chiali , e ila a quest' animale un aspetto suo pavticolare. 

Prima di fiiiire questa meiuoria piacemi di avvertire 
alcune cose riguardo alTaltra specie di salamandra che 
ha qnnttro diti ai piedi posteriori , e di cui ho parlato 
poco sopra. Essa e descritta da Lacepede (i) sotto il 
n Mue Trois-Doigts. Per la fi^ura , e pel numero dei diti 
dei piedi posteriori somiglia a quella di cui ho fiaora 
pai-lato, ma ne dilFerisce poi tnoltissimo e pel colore e 
ppl numero dei diti dei piedi anteriori , i quali noa son 
qnattro , come nella mia salainaiidra , ma tre. Con tutto 
cio a me pare che possa sempre rimanere il sospetto 
dell' i ientita di queste due specie, imperocche, come si 
rileva daila stessa descrizione , Lacepede non ha veduto 
qursta specie che secca, e di pii\ ne ha veduto un solo 
in lividno. Ora a ine non pare impossibile che lo stato 
di disseccazione in cui era queU'individuo, avesse potuto 
tanto far ritirare uao dei diti dei piedi anteriori da far- 
vene comparire soltauto tre; e qualora cio fosse acca- 
duto f si potrebbe dire quasi con certezza che la salamaii- 
dra con tre diti non e altro che un individuo nial con- 
servato della mia salamandra con gU occliiali , impercioc- 
clie la differenza dei colori non portera a questo nessun 
ostacolo, sapendosi quanto essi cambiano col dissecca- 
mento. Egli e di piii ancora possibile che per qualche 
caso r individuo che osservo Lacepede avesse acciden- 
talmente perduto un dito a ciascuna delle gambe ante- 
riori , sapendosi non esser cosa difficile il trovare degli 
individui di qualunque specie di salamandra mutilati. 

Ma siccome , senza veJere T indiviikio sii cni Lacepede 
f'ce la descrizione o senza trovarne qualcnn altro, quando 
una tale specie esista, mi e impossibile di nulla decide- 
re, aii c<».rtenter6 di aver gettato qualche dubbio su questa 
salamandra con tre diti per richiamarci I'attenzione di 
quei naturalisti , i quali trovansi nelle circostanze favo- 
revoli onde occuparsi di questo soggetto. 

fi) Iliitoirp naturcllo des fjuinlriij'cdcs ovipares et des rerpens , torn, i, 
pa^. 496 , «av, 36, 



APPENDICE, 



PARTE T. 

SCIENZE , LETTERE ED ART! STEANIERE. 



Circa il miovo sistema di Miiieralogia del sig. MoHS 
( secondo ed ultimo estratto. Vedi pag. io6j. 



O, 



'ltre a' molti esempi (Ji passaggi de' miaerali T uno all' altro 
clie accenoamrao precedfiitemente ( pag. 114 Hi questo vo- 
lume ) , ci resta da far riflettere cbe aache le sustaaze cnatalliz- 
zaie presentaao esse pure dalT una f>niia ad un^ altra varj 
passaggi , i quali neila luro progv«*s3ione danno figure in- 
terinedie che noxi spettano piii alia prima f'>ruia e che noa 
haniio aacora acquistato 1' ultima in cui tt-ruiiua il pas-aggio. 
Questi passaggi aono ugualinente intereasann ed instruttivi : il 
8ig. Losclier di Freyberg ae ha pubblieata una aerie con rami 
nel 1796, ed e sorjireudeate che Hauy nou T abbia applicata 
alia sua cristallografia. 

Tali passaggi risultano da apparent! troncature sopra gli 
aogoU e spigoli lu varj sensi , apt- sse volte spinte a segno tale 
da far sparire la faccia. 

La natura non sembra dover generar crrte forme per poscia 
troncarle o riformarle : e le faceette delle apparent! troncature 
sembrano essere iudizj ehe essa si e ferniata nella sua operazione. 
Una crcscente e graduata sovrapposizione di nuova materia 
cristalhna dagli spigoli sopra le faceette di quelle apparenti tron- 
cature compierebbe lo scopo della natura col reudere la figura 
peifetta, e quando la sovrapposizione segue nello stesso modo 
sopra le rimaaenti parti d^Ue faceette radicali, a segno di fail© 



aSa APPENDTCE 

•parire, Id forma primitiva cambiasi affatto , giccli^ ne rUulta 
un' alira , il che chiamasi passaggio. II doppio efifetto della so- 
vrapposizione nei due iadicati sensi »i distingue perfettauient*! , 
quandf) si acquistano i niodelli di tali passaggi, che il sig. Loschei- 
soiumrfiistra in legno , e se ne colorano le faccette delle suppo- 
8te troncature per distinguerle dalle faccette radicali. Non sari 
superfluo V esporre qui succintanieute i principali passaggi j^c- 
cenoati dal sig. Loscher di alcune sostanze che ne sono aii- 
scettibili : 

1. Dair icosaedro al dodecaedro ; pirite solfurea. 

2. Dal dodecaedro regolare a quello a faccette pentagone irre- 

golari ; jjiombo e ferro solforato. 

3. Dal dodecaedro a faccette allargate al cubo ; argento na- 

tivo , argento muriato , cobalto grigio, cobalto lucente, 
rame iiativo , argento vitreo , spato fluore, ecc. 

4. Dal cubo alia piramide triedra ; rame grigio, pirite di ra- 

nie , calce carbonata. 

5 . Dalla piramide triedra all' ottaedro ; diamante ^ gpinello , 

spato fluore, pirite di rauie , piombo , ferro ed argento 
solforati , argento native , ;ferro niagnetico , manganese 
nero. 

6. Dair ottaedro all' icosaedro ; cobalto grigio. 

7. Dal cubo air ottaedro ; cubo troncato eopra gli angoli ; ar- 

gento , piombo e ferro solforati e raramente spato fluore. 

8. Dair ottaedro al dodecaedro romboidale ; granato j ferrio 

magnetico , diamante, orniblenda basal tina. 

9. Dal dodecaedro alia piramide triedra ; rame grigio. 

10. Dal cubo al dodecaedro , n." 8. 

11. Dal dodecaedro all' ottaedro. 

12. Dal cubo alia tavola ottagona , con le faccette terminali 

oblique ed akernamente in contrassenso ; spinello , ferro 
spatico. 

13. Dalla tavola ottagona all' ottaedro. 

14. Dal cubo alia dopjna piramide ottagona, con appuntatura 

terraedra e faccette poste sopra gli spigoli laterali alter- 
nanti ; ferro solforato , syjato fluore , ecc. 

l5>. Da questa doppia piramide al dodecaedro, n." 8. 

16. Dair ottaedro alia doppia piramide ottagona ; granato. 

.17. Da questa doppia piramide al cubo, con angoli ass;ii troncati. 



PARTE STRANIERA. 235 

18. Dal dodecaedro , n." 8 al prisma tetraedro, con appuatature 

tetraedrc e faccette sopra gli spigoli laterali ; giaciato. 

19. Dal precedente prisma al cubo. 

ao. Dal cubo alia doppia piramide niedra piatta , con faccette 
sopra gli spigoli della piramide opposta ; spato calcareo , 
pietra focaja. 
a I. Da questa doppia piramide al dodecaedro, n.° 8. 
22. Dal cubo regolare a quelle coi piani ridotti in piramide 
tetraedra assai ottusa ; diamante. 
NB. questo cubo atfilato sopra i suoi spigoli si trova ne! 
ferro solforato e nello spato fluore. 
a3. Dalla piramide triedra semplice alia tavola triedra ; spiuello. 
24. Dair ottaedro ti'oncato profondamente sopra gli angoli al 

prisma esaedro ; galena di piombo. 
aS. Dal prisma tetraedro con appuntatura tetraedra e faccette 

sopra gli spigoli laterali alia tavola esagona allungata. 
a6. Dal dodecaedro , n." 8 al prisma esaedro perfetto, troncato 
sopra gli angoli alterni ed in contrassenso alle due estre- 
mita ; spinello. 
2J. Dallo stesBO dodecaedro alia forma di 24 faccef-e del 
diamante. 
Si vedono cristalli di fi>rma diversa, i quali hanno nulla di 
meno le stesse parti costituenti, ma forse in varie proporzioni; 
altri le hanno assai dissimili e preseutano pero la stessa forma, 
come lo dimostreremo in progresso. 

L' acido carbonico non esiste in ugual proporzione nelle di- 
verse foi-nie delle cristallizzazioni calcaree. II sig. Gerliard ne 
ha fatto lo sperimenio sopra una serie di cristalh i piii perfettii 
di Andreasberg nell' Harz, 

Avendone egli perfettaniente disciolto So grani d' ogni forma 
neir acido nitroso , la perdita dell' acido carboiiico e stata nelle 
seguenti proporzioni ; 

Spato d' Islanda duplicante o che raddoppia 

gli oggetti 22 grani. 

Spato romboidale aa » 

Spato in prismi esaedri corti con acumiuatuie 

triedre 21 » 

Spato in prismi tetraedri 23 » 

Spato in tavole esagune 24 » 



234 ArPENDlCE 

Egli lia poi osservato leplicatamente e con soUnma attenzianc 
che qiif ste fornif diversamente troucate , ritroncate ed affilate 
non lianno daio alcuna differenza n>'lle proporzioui dell' acids 
carbouicrt , e che lianno sempre fornito que' luedeaiini risultati clie 
davano i cristalli perfetri. 

Alcune localita si distingiiono per certe fi)rme particolari dell(j 
spato calcareo quasi toU' esclusione delle altre. Per eeeuipio 
I'Havtz produce tavole e prisniL esaedn senza agu^zature; quesU 
6ono rari nella Sassonia, non si trovaao quasi luai aell' Unghe- 
ria e nel Derbyshire in lughilterra, uieati-e la Sassonia stessa som- 
ministra abboadanteinente prisnii esaedn con aguzzature trie- 
tire , ed il Derbyshire piraiiiidi , specialiueute dop|jie , esaedre 
in varie bellissinie niodificazioni. Si potrebbe arguire dagli spe- 
rimenti del sig. Gerhard che queste circostanze di]:endoao dalla 
maggiore o minor pvoporzioue d' aeido carbonico die conten- 
gauo qiiesfe diverse forme. 

11 3ig. M'>hs raceomanda l' usj del gonionietro per la miSLira- 
zioae de crisralh, nia qaesta noa puo essere esatta , poiche 
questo strouiento , ben lung' dal dare i luinuti ed i secondi , 
non indira seiupre i gradi coa tutta la precisione geoiuetrica; io 
oltre queste niisure non sono costantemente uguali nella stessa 
&pecie , e ci hmiterenio ad accennare alcune misure degli an- 
goli ottusi del cristallo d' Islanda tatte da diversi autori ." 

Bertholin loi" 

La Hire lOi" 3o' 

Huygens 101* Sa' 

• . De r Isle 103° 3o' 

Hauy ioi° 82' i3'' 

II bellissmio crisiallo clie si trova nel gabinetto dell' Iinpera- 
tore a Vienna e stato misurato geonietricamente dai »igg. Ber- 
lienhinn e Kranip per le facce e le diagonali, onde calcolarne gU 
angoli. Le prime hauno dato 373,280,143; le ultiiiie 5i4i436,334» 
siccliK ne risuUaao angoli di 102° 16'. di 102'^ 20' e di 102° 36'. 

La inisura di Rome de l' Isle si avvicina piii all' ultima , nia 
qiiella di Hauy ne diffcrisne di ua intiero grado. Un beU'eseni- 
plare di spato d' Islanda della nostra coHeziune ha un angolo 
ottuso di 102" 55' , e 1' altro di soli ioi° 16'. 

Berkenlimn e Kranip indicano nella loro cristallografia a 
pag. 171 di aver trnvato quatcro misure diverse eopva uu solo 



< 



P\RTE &TRANIERA. ^35 

gruppo A\ grossi cristalli di spato calcareo ro&siccio semitras- 
parente del Delfinato. 

Un cristallo lia dato . . 102° 8' ; 102° 2' : l-o3° 2'. 

Un alti-o 108° y : ico' 48' : 102° 2'. 

Un terzo 100° 14' : roo" 5o' : io5' 18'. 

II quarto aveva gli angoli quasi uguali di 104° 48' » e si sono 
gia trovati sei aneoli diversi nelie roniboidi della cake car- 
bonara. 

Rome de I' Isle e Hauy negaao 1' esisteoza dello sjiato cat- 
oai'eo in cnbi perfetti, ma Beikenhinn e Kranip ne hanoo Q-o- 
vati in varj gabinetti proveiiienti dalle niiniere di Scliemnitz iu 
TJngheria. Aagiungei-emo ancora die Dolomieu ne ha trovala al- 
cuni esemplari nel Vicentiuo, i qn;ili, in grazia del 1di"o colore 
s>ialIo, egli aveva preso per cubi di spato fluore , mail barone 
de la Peyrouse lo ha poscia disiugannato facendoli dissolvere 
totalmente con effervesceaza nell' acido uitroso. 

11 sig. Molis ammette due sole forme radicali per tutii i cri- 
stalli, perch' egli indica per terza una derivazione della secoada; 
queste tre forme sono ; 

1. La romboidale. 

a. La piramidale tetraedra equijaterale. 

3. La prismatica , ossia quella che deriva o si sviluppa dalla 
piramide tetraedra inequilaterale. 

Le figure radicali ammesse da Werner sono; I. II prisma; 
3. La piramide; 3. L' esaedro j 4 La tavolajS. La lente; 6. U 
dodecaedro j 7. L' icosaedro. 

Sarebbe veraniente una semplifi'^^azione mirabile il rldurre 
queste sette forme radica'i in due sole, purche cio succedesse 
con una derivazione e progressione naturale e ban carattenz- 
zata; ma abbiamo le piii fondate ragioni per dubitarne, 

Dobbiamo aegiungere a quauto fin qui esponemuao circa le 
tre forme cristaWine anuuesse dal sig. Mohs , ch' egli ne cootras-* 
6ee,na oanuna nellc diverse specie con una lettera parricolare , 
distinguendo poi con un' altra lettera le figure che banno qual- 
che rapporto a tutte e ti-e le forme 

Egli suddivide quesre forme in emiprismatica , tetartoprisma- 
tica , diromboidale e tessulare; vi aggiunge segni particolari per 
indicare le loro modifirazioni e poi altri segni ancora per ac- 
•".ennarne la divisibihta. 



!^$ APPBNDIC E 

Quantunrfiie il sig, Mohs prescriva la forma cristallina e la 
divisibilita per caratteri degli ordini e delle sjiecie, e con que* 
jto sembri egli voler escludere dal suo sis tenia quelle sostanze 
che ne soao prive, egli vi ainmette nulla di ineno il verde di 
rame comune , il verde di rame ferrugiaoso , 1' uraaio piceo 
nero , 1' arsenico , il uiercurio nativo , il succino, il bitume , i! 
carbon fossile , 1' antracite , ecc. ecc. die aon sembrano essere 
cristallizzati ne divisibili , e che non sogliono produrre fram- 
menii di forma determinata. 

Abbiatno gia esposto che il sig. Mohs stabilisce per la di- 
Stiuzione delle specie i tre caratteri seguenti : 

1. La forma cnstaUiua coi rapporii della divisione : 

2. La durezza : 

3. II peso specifico : 

II primo carattere dovrebbe dun que abbracciare tutto cio che 
concerne 1' aspetto e la fonua esterna d' una sostanza miaerale; 
ma, restringendoci per era unicame nte alle forme cristalline , si 
rileva ad uo solo colpo d occhio che la medesima forma e pro- 
pria a vane sostanze di genere , natura e specie affatto diverse, 
e che air opposto la medesiaia sostanza prende dilierenti forme. 
Come possDuo dunque queste forme servire di base per una 
determmazione delle specie ? 

Ecco alcimi eseinpj che possoao fare al proposito : 
I. II cubo con 20 modiricaziom si trova 46 volte nelle specie 

di varj generi. 
3. II rombo con 6 modificazioni 12 volte. 

3. II prisma >• 92 » 107 » 

4. La piramide » 42 » 49 " 

5. L' ottaedro » 17 » 34 » 

6. La tavola » 122 » i36 » 

Lo spato calcareo si trova cristallizzato : I. In lente ; 2. la 
cubo ; 3. In rombo ; 4- ^"^ prisma ; 5. In piramide : 6. In ot- 
taedro ; 7. In tavola; cioe in tutte le forme possibili con 41 
luodidcazioni principali. 

Lo spine llo : I. In cubo; 2. In prisma; 3. In piramide; 4- 
In ottaedro; 5. In tavola, con 29 modificazioni. 

Lo spato adainantino : I. In cubo ; 2. In rombo ; 3. In prisma; 
4. In ottaedro , con 7 modificazioni. 

// diamante: I. In cubo; 2. In prisma; 3. In piramide ; 4. 
In ottaeJra, con 7 modificazioni. 



PARTE STRANIEnA. aSj 

11 corindone : i. la rombo; 2. In prisma; 3. In piramide , 

con 7 inodilicazioni. 

L' argento riativo : I. In cubo ; 2. In prisma; 3. In ottaedro » 
con 7 modificazioni. 

// piombo svlforato : I. In cubo; 2. In prisma,- 3. In ottaedro; 
4- In tavola , con 16 modificazioni. 

La barite solfata: I. In prisma; 2. In tavola; 3. In rombo , 
con 41 modifirazioni. 

Queste poclie indicazioni devono provare quanto sia erronea 
la base del sig. Molis nel voler determinare le specie coUe 
fonme cristalline e colla divisibilita ( di cui tratterenio qui ap- 
presso \ dietro un sistema , com' ei dice, naturale pel regno 
minerale. 

Ma ritornando di nuovo alia prima base del sig. Mohs per la 
determinazione delle specie , osserveremo che un grandissimo 
numero di sostanze non si cristailizza , e che un altro buon nu- 
mero non ne e suscettibile di divisione ; duaque tutte queste 
sostanze non sarebbero ammissibili fra le specie della sua storia 
naturale mineralogica. 

Egli si affatica a creare o ad immaglnar forme regolari nei 
frauimenti che risultano dalla divisione meccanica ; ma queste 
forme sono il risultato d' un attraversamento delle lammette 
in varj seusi nelle sostanze che hanno una tessitura laminare o 
foliacea. Questi attraversamenti sono semphci , duplicati , tripli- 
cati , quadruplicati ed anche piu numerosi , in angoli retti od 
obliqui in diversi sensi ; e siccome i frammenti d' ogni specie 
hanno quasi un' ugual forma anche nei piii minuti frammenti , 
perrio vai-j mineralogisti francesi , sedotti da questa equivoca ap- 
parente rcgolarira, 1' hanno presa per la forma primitiva, per 
il nucleo del cristailo e per la molecola integrante dei minerali. 

Si osserva per esempio, il doppio attraversamento rettangolo, 
ossia in cubi nella divisione meccanica della galena di piombo, 
nel sal gemma , nel carbone fossile , ecc. L' attraversamento ad 
angolo obliquo produce la forma romboidale nello spato calca- 
reo , nello spato fluore , nella blenda, ecc, con tutte le far-cette 
brillanti , mentre quattro sole lo sono nel feldspato e neir or- 
nibleuda) e due nel gesso lamellare. 

Attraversamenti misti : 
Tra^ezoidaie nel carbone fossile. 



a3^ A I' P E N D 1 C E 

PirAniicIale tetraedro spninlicK nelio spato fluore. 
Ottaedro nelli) spato fluore. 

Forma che (i avvicina al dodecaedro roinboidale nella blenda. 
Qiieste quattro ultiiiie forme, s'jno raraiueute ben caratteriz- 
eate ad ontA delle niigliori precnuzioni clie si jncndano nelle 
division! meccaniclie. 

Cli attraversamcnf-i sono perfetti od iiuperfetti , e fra queDti 
(•i debbono contare i franimenti del gesso lamellare che lianao 
angoli retti ed obliqui alternati. 

Non si d^-bbouo confondere queste divisioni coi disgiungir 
nienti ( pezzi aggregiti di alcuni autori) delle sostanze luinerali,^ 
dai qnalt diflFeriscono essenzialmente. Le f.icce granulari , scabro- 
se, scagliose, ecc. indicano spesse voire nienibri e coiitorni jiroprj 
uniti e che veugono separati colla frattura. I pezzi aggregati lainel- 
losi , id stanghe , in fibre, in raggi e in isclieggie, come pure i 
testacei, sono i piii distinti ; i priini s' avvicinano piii o nieno 
alia natura cristallina , e le sostanze compatte , uguali , lisce e 
eoncoidee non somministrano disgiungimeuti percettibili quando 
]a fra?tur-a e uniforme od oinogenea in tutti i sensi. 

Come si e gii detto , alcuni miueralogisti francesi pretendono di 
4jeteniiinare le specie dai miouti fraiMmenti piii o meno regolari, 
talvolca ottenuti mediante la divisione meccanica, ai quali hanno 
cl^to il nome di mole^cole integranti ; ma questi frammenti non 
sono tali, e qnantunqie lo fossero, non possiamo concepire come 
si potrebbe applicare un simile principio al grandissimo numevo 
di sostanze die non presentano giunture naturali per una di- 
visione meccanica che si trova solamente nelle sostanze che 
hanno una tessitura lamellosa con attraversamento seuiplice, 
doppio o moltiplicato , poiche non basta il dire , come fa il 
sig. Hauy , circa i cristalli ch' egli non ha trovato suscettibili di 
una divisione meccanica, die la teoria secoadata da alcuni indizj 
pu6 condurre a deter'miaare le forme primitive almeno con una 
grande verosmiiglianza. 

La forma delle molecole reali e ben raramente la stessa in 
tutto un genere e anche raramente in un' intiera specie , giac- 
ch^ non si potra cosi facilmente giugnere a persuaderci essere 
Ja stessa forma di niolecola che abbia prodotto nel carbonato 
di calce ora la tessitura compatta , ora la granulare , ora le 
sottili ramificazioni coralloidce del cosi detto tlosferri , or quella 



i 



I'\RTE STK\NIER\. aog 

dello spato schistfiso, della ternscluuma, diella creta , della 
pieira calcaipa I'brosa , e tinaliuenre delie altre diverse cristal- 
lizza.'.i.jui ciilcjrfe 

Dolouiieu sostiene che gli eleiuenti delle molecole integranti 
foi-uiaao la parte costicutiva d'ogni sostaoza minerale. Egli dice 
che la foruia della niolecola e propria a prestarsi ad un cun- 
tatto piu o uieno iutinio , a scabilire uu' adesioQe piu o tueno 
perferca , le quali cose danno alle dive/se sostanze il proprio 
lor grado di deiisita e di durezza , una tessitura ed una forma 
aaaloga agli eleuienti ed alia forma appunto delle molecole 
integranti. 

Egli coafessa pero che quesfe molecole non si presentano 
4<ensibilmente a' nostri sensi, mencre la loro sottigliezza le sottrae 
a tutti i mezzi d'o8serva?ione , sicch^ esse nOa esistoao elie 
solameate nel pensiero , poiclie i loro priacipj noa possono cs- 
sere divisi con alcun mezzo meccanico o chimico ; eppure tali 
sono le molecole costituenti di Hauy. 

Nulla di meao egli e appunto so,3ra questa forma ideale die 
DolDiiiieu stabilisce la divisione delle spece, sceghendo quella che 
seinbra la piu caratterizzata del genere per prototipo , ch' egli 
circonda di tutte It altre approssimative o che ne dipendaao, e 
relegando poi tutte le susfaiize dubbiose e le sostanze Inter- 
medie fra i passaggi d' un genere o di una specie all' altra in 
una clasee di specie miste. 

Questo e per certo il mezzo di circoscrivere nettamente le 
Specie; ma con cio si i"oaipono anolie gli aaelli della ca'eua che 
unisce s| esse volte quasi mipercettibiluiente i genen e le specie. 
Or come potrebbe egli fare diversaiiiente il sig. Molis obbligato 
a relegar taute sostanze nella sua appcndice e ad omiiietterue 
tante di quelle che Werner avea classificate? 

Qualuaque mezzo veugi adooerato |jer determiuare le specie, 
qualunque cnra ed esattezza s' inipieghi per riuscirvi , esse non. 
aaranno uiai distinte e caratterizzate Cotne nei due altn regni. 

Per forinare una buona classifica/.ione si dovrebbe essere al 
caso di poter stabilire fra le sostanze niinerali una contiuirira. 
di paragoue esatto e naturale , dietto 1 ra porti che le legano 
od avvicinano e le differenze che le sejiarano ; ma ci") non 
puo aver kiogo in modo di fondarvi sopra una classificaziooe 
generale pel regno inorganizzato. 



340 APPENDIOE 

Sembra che per or?, convenga soltanto limltarci a foriuare i 
generi colle specie che manifestano qualche affinica o analogia 
e che hanno una medesinia ba^e conosciura coi mezzi chiinici e 
talvolta coll' orittognosia , purch^ questa base sia dominante o 
nella sua proporzione , o ancora nella sua intensita , la quale 
puo essere caracteristica , quantunque in proporzione luinorc 
della sostanza prepoaderante. 

Quanto alle specie , la diversita delle proporzioni nelle parti 
costitutive , r addizione o la sottrazione di qualche principio, la 
quantita dei priacipj e la natura loro , e la varieta de' modi nei 
quail operano le affinita di composizione e di aggregazione, pro- 
ducono necessariamente canibiamenti piii o nieno considerabili 
in un gran numero di 80stanze minerali ; cosiffatti cainbiamcnti 
richiedono una divisione , la quale uelT isolare le sostanze , le 
ravvicina pero sotto certi rapporti. 

Dobbiamo ancora osservare die la basr essenziale , la quale 
costituisce il carattere delle sostanze minerali, non si manifesta 
aempre airesterno ; cosi per esempio il zaffiro orienfale presenta 
tutti i caratteri esterni del genere del quarzo, e secondo Hauy la 
forma primitiva delle sue cnstallizzazioni ^ pure il prisma esaedro ; 
ina r analisi di Klaproth ha provato che il zafBro h formato 
di 98,50 terra argillosa , 1,0 ferro, e o,5o calce, senza un atomo 
di terra quarzosa. II suo grado di durezza e superiore a quello 
di tutte le sostanze minerali, il solo diamante eccettuato. Questo 
eminente grado di durezza proviene unicamente dalla terra ar- 
gillosa, e qnesta deve formare la parte caratterizzante di tutte le 
gemme che sono piii dure che il cristallo di monte, quantunque 
essa non ne formi la parte preponderante. 

Conclusion £. 

Abbianio esposto ii nuovo eiatenia di classificazione del sig. 
!Moh«, il numero delle specie di cui esso consta, il numero di 
quelle ch' eglt non ha potuto introdurvi , ed in oltre le specie 
"Wcrueriane ch' egli ha ommesso; abbiauio notato i passaggi di un 
genere e di una specie pietrosa all' altra , come pure quelii delle 
forme cristalline , ed acceonammo che ameudue lasciano setupre 
oggetti intenuedj troppo difficih od impossibili a determinarsi; 
abbiauio indicato il numero delle diverse sostanze che 91 trovano 



P4RTE STR^NIER.\. 241 

oristalltzzate sotto la stessa fornix , come pure alcune altre che 
aiuuiettono diverse forme; abbiamo ancora dato un cenno circa 
la divisione meccanica delle sostauze miaerali , circa U attraver- 
eamento delle lame ia quelle che haano una tessitura iamellosa. 
Or tutto cio ci persuade che il sistema del sig. Mohs noa possa 
dirsi , siccome egli lo assevera, formato secondo prinripj annlagUi 
a quelli delta zoologia e della botanica. Hanuo quesre due srieuze 
la generazione per loro fondamentale ed unico principio ; lad- 
dove la natura , e molfo meno questo nuovo sistema, uou amniet- 
tono nella mineralogia , n^ questo stesso , ne alcun analogo pria- 
cipio, ne in fine alcun pruicipio unico classiBcacore di tutto cio 
che vi appartiene. 

II sig. Mohs per lo contrario , nel prefiggere al suo sistema 
tre diversi principj suscettibili d' infinite variate modificazioni , 
viene implicitamente a dimostrare la mancanza di quel supremo 
generate principio , senza cui non puo logicameute idearsi , ne 
praticamente formarsi un sistema qualunque siasi. E vieppiu egli 
ci conferma poi in tale idea col suo proprio fatto e con tucte 
quelle sostanze che nel suo cosi detto sistema non trovano 
luogo alcuno ova potersi comunque annicchiare. 

Cio ch' egli propone sara dunque , non gia un sistema , ma 
un coordinamenio mineralogico , e questo pure sommamente im- 
proprio ed imperfetto per le ragioni e fatti che abbiamo in 
questo scritto eommariamente accennati, non gia per farci giu- 
dici e correttori del sig. Mohs, ma uuicamente a fine di pro- 
vocare i naturalist! e mineralogist! ad un esatto e maturo esauie 
del quesito c< Se possa formarsi un sistema di mineralogia a 
» foggia di quello della zoologia e della botanica^ e se tale sia 
» quello che ci ofire il sig. Mobs ? » 

B 



Bibl leal T. XXII. 16 



J. 11 liypENDice 



2it}rMlA) txr ^^^ffif, H. Tmttato drmentare dl fisica 
del sicr. do. Fillppo Neumann , profp^^ore nel- 
T I. R Istituto p'llitecriico dl Vlrnna. Volume 2." 
( Vedi Bib. Uul. , tomo ao.', pcrg. 898 ). 



X^KECEDE a questo secondo volume una prefazione ed un cata- 
logo di opcre che versano sn cose fisiche. Per rispetto a aoi , 
ritrovlauio registrati gli elementi di fisica del Gerbi c del Poli» 
il giornale di iisica, chiinica e storia naturale di Brugnatelli , 
Pavia 1808, 1809, ccc. , e gli Opusooli scientifici di Bologna 
1817, ecc. Fra i diversi libri tedeschi, francesi ed inglesi che 
trovansi in quella liibliografia fisica , meriterebbe V attenzione 
di qualclie italiano zelaate cultore di questa scienza T opera del 
sig. Fischer, la quale tratta della Storia della fisica dal ristabi- 
limento delle scienze fmo ai tempi pin recenti. II lavoro del 
fisico tedesco potrebbe gervire di graade sussidio a ehi volesse 
ftnche nresso di noi scrivere la storia d' uua scienza, il cui in- 
grauditueato fu opera di tutte le nazioni civilizzate e nrl qual« 
gli abiiatori del gelato sertentrioue hanno avuto gran parte, e 
gl' Italiani non sono stati degli ultimi iA questi utili studj. Noi 
abbiamo detto cio di passaggio per invogliare qualche distiuto 
fisicn a porre mano ad un lavoro che potrebbe giuitificare il 
nierito di tanti rrapassati itali ingegni estranieri, e nel menti'e 
ist.Liirebhe colle materie cui tratta, illimiinerebbe i posteri suite 
prime iuvenzioai e scoperte fisiche, che pur troppo vengono da 
taluni involate ai loro benemeriti autori spacciandole come pro- 
pria niPi'catanzia. Noi seguendo il metodo adottato nel primo 
volume , verremo in breve a dare un' idea di quanto trovasi in 
quest' ultimo. 

II nono capo , che e il primo di f|uesto volume , versa Sul m<y 
vimento di vlbrazione del coryi elastici pardcolarmente per riguUrda 
cl suono. A questo capo vanno inuanzi alcune nozioni generali 
dove trovansi nominati i principali fisici che s occuparono del- 
I'Acustica, tall sono: Eulero , Lambert, i fratelli Bernoulli, La.- 
jrangia, d' Alembert , Riccati , Taylor, Joiing , Cbladni , ecc. 



L' KUtore per risperto ai fenoineni che ri»gaarJano il «uono fa 
ie tre seguenti diniaade: Prima, quali souo le leggi delle v'.bra- 
aioai nei corpi sonon ? Secoada, come giugiie a noi T azioae 
del guoao ? Terza, cosa avviene nell' orgaao dell' iidito f Egli 
divide dietro il sig. Chladiii i corpi sonori in tre clasoi : 

I. Classf. Corpi solidi , i quali debboiio la loro elasucita alia 
tensiooe. Questi sono : 

1.° I corpi clie lianiio la figura di filo , cio^ nei quali 
predomina una sola dimensione ; essi ei chiamano corde lese. 

2." I corpi che hanuo forma di membrana, cioe nei qudli ci» 
gnoreggiano due sole diaiensioni; tale ^ la pelie teea d'un ifamburo. 

II. Classe. Corpi solidi di loro natura suHicientemcnte ela- 
•tici. E sono ; 

1." I corpi in spranghe , come una verga di metallo , un 
tubo di vetro , ecc. Quetste spranghe possono essere rerte o 
piegate diversameute ; alle ultime appartcugoao le forciieue , 
gll anelli , ecc, 

2.° I corpi die oltre una guffi nente lniial>ezza e largde^za 
hanno anclie qualche coosiderabile gro sezza. Ea.-ii j)()ss.>ni> t-rti-y& 
o retcilinei o curvilinei. A» primi appiirtengono i disciu , eu ai 
aecondi le campane ed altri simili corpi. 

III. Classe. I fluidi elasrici , come 1' aria , la quale non solo 
h uii buon mezzo per propagare il suon.") , am in moiti casi e 
pur essa un corpo sonoro , ed i flmdi liquidi rome i' acqua. 

L' autore passa a considerare ie vibrazioni di diJertoti corpi 
elastlci iacorainciando dalle corde tese. la quesca seziiae si 
coosiderano i diversi tuoni , i rispettivi rapporti, e il priucipio 
fisico 6U cui appoggiano. Dope molte riflessioui sulle vibra- 
zioni trasversali dclle corde tege , si osservano le longiiudinali , 
in cui trovasi minor materia da trattenere un filosofo che nei fe- 
uomeni dipendenti dalle oscillazioni trasversali. A questa sezione 
segue quella die si occiipa delle vibrazioni di^Ue meuibrane , e 
r altra che parla delle vibrazioni delle verghe elastiche. Le ri- 
cerche sulle vibrazioni de' discUi e delle campane foniiano altre 
due sezioni, dopo le quali viene quella die tratca delle oa~ 
dulazioai soiiore dell' aria , dove si considerauo gl' istrumenti da 
fiato e la voce umana. Dopo tutto questo il sig. Neumann viene 
I a parlare della propagazioue del suono, dove fra gli esempi ci- 
\ taxi per far coooscere fiuw « qual distanza ti dilau, porta ch» 



344 APPENUICE 

nell' assedio di Geuova dell' anno 16R4 si e sentito lo sparo del 
cannone a Livorno , cioe ad una distanza di 90 miglia italiane. 
11 uuono riflesso da cui risulta V eco , la propagazione del 
fiiiono per mezzo dei liquidi e dei corpi solldi , con alcune os- 
seivazioni snirorgano delT udlto rhindouo questo capo il quale 
comprende ben eettantadue pagine , diverse delle quali sono 
anrlie staiupate in carattere minuro. In mezzo a tatita erudizioue 
« ricclie^za di cognizioni forse qualclie occhlo ahitnato all' ordine 
Eurlideo avrebbe desiderato una di«posizione migliore delle cose 
trattate in questo capo. 

II decimo ^ dedirato ai fenouieni dipendenti dal calorico. 
Inooininria 1' aiUo'-e il trattato di questo fluido colle prime defmi- 
zioni del calore , del calorico. della teraperatura , ecc. , collo 
stabilirc alcuni principj , e coll' indicare i fonti dai quali si ma- 
nifesta il calorico. 

Doj)0 simiii preliminan il nostro autore v'lene a parlare del 
calorico libero , e della maniera di determinare il grado di ca- 
lore nei corpi. Qui e dove tratta dei termouieiri. Egli distingue 
questi strumenti in tre specie. Teriuouietri formati dai corpi so- 
lidi , come i nietallici , termometri formati da sostanze liquide , 
Come quelli a spirito di vino, a mercurio , ecc , e termometri 
fondati su qualche fluido elasrico ; dei termometri a liquidi, 
quello a mercurio merita la preferenza, i." perche le dilata- 
zioni e i ristringiiueni-i di questo liquido metal lico sono pros- 
simamente proporzionali agli aumenti e alle diminuziont dei gradi 
di temperatura ; 2." perclie niolto piii facilmente chi gli altri 
fluidi si puo punficave dall' aria ; 3." percbe sopporta un grado 
considerabile di calore prima che bolla , ed un sufficiente grado di j 
freddo prima che geli; 4," perche a motivo della sua grande sen- 
sibilita indica tosto i cambiamenti di temperatura; 5.° perche il 
mercurio si puo riguardai-e, quando sia convenevolmente depu- 
ratt) , come una sostanza che e dotata d' una proprieta costante, 
e di un corso uniforme in tutti i termometri a mercurio oppor- 
tunamente costrutti, Parla il sig. Neuniana dei termometri me- 
tailici e prmcipalmente di quelli di Breguet e di Holzmann. Noi 
non possiarao a meno d' ammirare V crudizione e le taate cogni- 
zioni di cui abbiamo trovato sparso il traitatto dei termometri. 
II calorico radiante , d calorico condotto , seguono la dottrina dei 
termometri , indi vieuc tosto il sig. professore a far parola della 



tMlTE STRANItRA. 245 

capacita del corpi per contenere il calorico , e percio del calo- 
rico gpecifico. 

L' autore ia una aezione a parte si fa ad osservare 1' azione 
del calorico pronriatuente considerata nei solidi , nei iicjUiili e 
nei fluidi elastici , d 've si difFoiide a trattare moltissime inaterie 
con bastaate chiarezza accom|>ag lata da farti , da sperienze, 
da cognizioai ut:li, curiose , nuove , iuteressaati non aolo ad ua 
fisico, uia ben anche a chi non viiole eesere al bujo dei tauti 
feaoineni che ci presenta il calorico , fljido aparso per tutta la 
uatura, e ohe fa parte di tutti i corpi che esistono nell' universo, 
Troppo Iqngo sarebbe il tenei dietro all' autore in tutte le cose 
trattate in qiiesto capo, il quale coniprende in circa i3o pagine, 
quantita cosi grnnde di materia che disdirebbe ai luniti prefissi 
ad un giornale il solu indicarla , tanto piii che abbiaino anc ira 
da far conoscere ai noBtri letton alcuni altri capi di quest' oj.era. 
Noi quindi passeremo al capo undtciino che versa sulla lace. 

Questo capo ha prineipio con le definizioni della visione e 
della luce , indi dopo altre nozioni preliaiinari vengouo classi- 
iicati i corpi luminosi come segue : 

1." II sole e le stelle fisse. 

2." I corpi in combustione , specialmeate quelll che abbru- 
eiano con Ramuja. 

3." Gil animali luminosi , come per esempio le lucciole. 

4.' I corpi imputnditi o marci, come alcuni legni e pesci. 

Ji.° I corpi roventi e fosforescenti. 

6." I corpi che s' imbevono della luce, dopo un dato tempo 
she sono s'ati illuminati , tramandandola poscia osservati che 
eieno in lyoghi oscuri , come il diamante. 

7 ° I corpi elettrizzati. 
Ecco come poco dopo si esprime il sig. Neumann intorno 
air ordine che seguira parlando della luce. Noi traCleremo ( (.\\ce 
egli) innanzi tutto dei fenomeni proprianunte dovuti aW illuii'ina- 
zione ; e per cib prima della propr.gazione della luce per hiiea 
recta , e della grandissima sua velocita , poscia dei feiiumeni pru-^ 
dotti per I' influenza dei corpi sulla luce , come della lu< e rlflessa 
e rifrnua , e dei fenomeni dipendenci dai colon : finahiiente noi con- 
siderereino anche t azione della luce sui rorpi. E sicrome senza 
r ovgano della viaione la luce non iuflairebbe su noi oudf ac- 
corgerci degli oggetti circostanti, pcrcio ii sig. professore ha 



^4^ APPENDTCE 

•nmato ncc<!»sario il darne la dfscrizioDe prima di Tcnire a 
coiisideraie i fenoiiieiii della viaioue nell' ottica, uella catottrica 
e ni'lla diottrica. 

Della propagazionf della luce per linea retta. Sperienze clie 
diuiostrano questa sua jroprieta, spiegazione di alcmii vocaboli 
appartenenti a questa dottvina, camera oscura , grandezza dellc 
immagini. Delie ombre, della diminuzione della luce per la di- 
•tanza daH'oiigerto luminoso , e del fotometro o misuratore della 
luce. Delia velocita della luce, e delle distanze apparenti , della 
figura, della posizioiie , della quiete e del moto de' corpi. 

Della luce riflessa, in cui si parla degli spepchi e dei cnrio«i 
e copiosi fenompni che ne dipendono. La catottrica h trattara dal 
•ig. Nenmana coa sulEciente estensione , comprendendo fino » 
32 pagine. 

Della luce rlfratta. Spiegazione e sperienze su questo feno- 
nieno della luce. Angolo di rifrazione, e leggi della luce rifratta , 
fenomeni die ne dipendono; dove si paila delle lenti. La diot- 
trica si pstende in uno spazio di piu di 5o pagine , per cui si 
trovano , oltre n^olte cognizioni utili alia scienza, altre apparte- 
nenti alia storia e all' erudizione. 

II trattato dei colovi segue alia diottrica, dopo di clie si fa un 
cennn d^ll'opacit.T e trasparenza dei corpi, e della derivazione 
della luce. Si parla in s guito della polarizzazione di questo fluido. 

Della visione ad occhio nudo , laddove si da una cognizione pili 
estesa dell' organo della vista , e si coasiderano varj fenomeni 
dipeadenti dal semplice occhio. A questa gezione segue 1' alti-a 
die tratta della visione ad occhio armato , dove si da la dottrina 
dei microscopj e dei telescopj , don che d'altri istinimenti ottici. 

Azioni della luce non dipendentl dalla illuminazione , come 
il riscaldamento dei corpi mediante la luce. Questo undecimo 
capo terniina col far conoscere i diversi sistemi , e con alcune 
considerazioni sulla natura della luce. II trattato della lure h 
conipreso in piii di son pagine ; 1' autore ha raccolte tutte quelle 
cognizioni che pos&ono servire a reuderlo piii interessanre ; ha 
consultato niolti auturi dei quali cita le esperienze , le opinioni, 
i ritrovamenti e le invenzioni ; in esso noi scoi'giamo il signor 
Neumann , uomo -erudifo al pari ohe conoscitore della materia 
di cui parla. La brevita die ei siaui preQssi di seguire nel dar 
ragguaglio di questo secoudo volume, uon ci ha per»ues»o di 



1 



PARTE STRANIEHA. a47 

*8tenci«rci a dar mi' idea piil circostanzlata di tatte le co»e ch« 
trovansi nel trattato della luce j noi ci riitvingereoio alle C08« 
principali anche nel dar conto dei tre capi che geguono , i quali 
poDgono fine all' opera. 

II capo duodecimo ^ occupafo alia cousidcrazioae dfi fenomeni 
dipenJeiUi dall' eletcricita. 

II sig. Neumann facendo osservare un fenouieno elettriro, nc 
definisce i' elettricita, e in seguito passa ad indicaie vavj casi in cui 
si ha la presenza di questo fluido. Fra i divei-si modi per eccitare 
r elettricita , Tautore onJe dimostrarne i fenomeni piu iuiportanti, 
si serve de.llo sfiegauicnto. Egli, seguendo le tvacce di Priestley, 
riduce le epoche piii importanti della storia dell' eletti'icita alle 
segiienti : i.° 1' iiivenzione della macciiina elettrica ; a." il rinve- 
nimento delle bottiglie di condensazione ; 3." la scoperta dell' a- 
zione deir elettricita nel lampo e nel fulmine; 4." il ritrovaiiiento 
deir azione chimica dell' elettricita ; 5° lo 8COj)rimefito dell' in- 
fluenza deir elettricita sui corpi organizzati. Dapo di aver* 
fatto cenno della composizione dell' amalgama per istrofiuare 
il vetro , dcUe diverse specie di elettricita , e di alcune spie- 
gazioui iatorno ai fenomeni che ne risultano , 1' autore passa a 
parlare dei fenomeni elettrici in generale e delle loro leggi. 
Incomincia a dividere 1' autore , secondo gli altri scrittori dl 
queste materie , i corpi secondo il maggiore o minor grado di 
•onducibiUta che hanno pel fluido elettrico. Segue il trattato delle 
macchine elettriche e delle diverse sperienze che si possono isti- 
tuire con esse, con che si ottenne una moltitudine di fenomeni , 
dei qaali il uostro autore si occiipa con qualche estensione , 
e noi accenaeremo soltanto le riflessioni che fa suU' elettricita 
positiva e uegativa, la dottrina degli elettrometri trattata con 
molta erudiziane , e le ipotesi immaginate intorno alia spiega- 
zione dell' elettricita positiva e negativa. Paria d' altri apparati 
elettrici, e quindi dell' elettricita condensata , della bottiglia di 
Leida, delle batterie, ecc; indi del condensatore, dell' clettroforo , 
deir accendilume elettrico ; ed altra copia di fenomeni che pro- 
ducono la fusiune, 1' accendimento, ecc. di alcune sostanze chiu- 
douo la sezione che versa sui fenoiueni elettrici in generale. 

In altra sezione si occupa dell' elettricita ottenuta mediante il 
temphce contatto. Dove del galvanisuio , e delle sperienze di 
Volta iu tal oggetto, deJla pila VoUiana e dei diversi f«noa:eiii 



248 Al'PENDICE 

clie DC risultano. L' aiuore occiipa nel trattato della pila quagi 
So pagine , dopo di che pasea a parlare deW elettririta prodotta 
da un cambiamento di teiiiperatura , e delle forme d'aggregazione , 
pnsfia dflla pressione , dove si tratca dfi fcnouieni elettrici di- 
pendenti dalla tormalina e da akri fossil i. 

La sezione eeguentc versa suW elettricita risultante da un 
processo propriamente organico. Dove dell' elettricita dei pesci e 
di alcuni altri animali. L' ultima sezione jiarla delV elettririta at- 
itiO-sfcrica. Noi siaiuo certainfate stati brevi nel segnire il signor 
Neumann in tutte le materie tractate in questo duodecimo capo, 
the comprende piii di 160 pagine ; ma la brevita non ci toglieri 
pero di attestare all' autore la nostra srinia per la dottrina coa 
cui ha saputo spiegare 1' iniportante trattato dell' elettricita. 

Air elettricita segue il rapo deciinoterzo che si aggira in— 
torno ai fenomeni magnetici. S' incomincia in esso collo spiegare 
cosa s'intenda per magnete , e si da la divisione di questo mi- 
nerale , e 1' o^iinioue d' Hauy su tal proposito. Delle calaniite 
artificiali , della magnetizzazioue , dell' ago calamitato e del ma- 
gnetismo si parla in seguito ; dopo di che passa 1' autore ad 
iadicare i fenomeni magnetici piu importanti , i quali formano 
r argomento di questo capo. 

• Dopo questi preliminari, la prima sezione versa syiW attrazione 
e ripulsione magnetica , e poscia in generale sulla posizione de~ 
terminara d' una calaiidta libera mobile. La seconda si occupa 
dclla deterininazinne esafta delln posizione d' una calamita libera 
■mobile , e della misura dell' intensiici dell' azione magnetica. la 
questa k appunto dave si parla della bussola, e delhi cleelina— 
zione e incHiiaziont- dell' ago niagnetico; e si trovano riportate 
le sperienze di Humboldt , di Biot , di Gay-Lussac e di Coulomb 
su questa materia , e varie altre cose. La sezione seguente h. oc- 
cupata a considerai-e il modo iTeccitare un magnetismo durevole 
nel ferro non calntnitato ; qui e dove s' insegna la maniera di 
costruire buoue e vigoruse calamite , laonde si parla della 
jnagoetizzazione prodotta coll' elettricita , e delle sperienze di 
Morichini sopra 1' azione del raggio violetto per riguardo al 
magnetismo. 11 modo di conservare , di aument.are e di diininuire 
la forza d' una calamita da materia ad un* altra sezione : dove 
fra molt' altre cose si fa cenno delle calaniite annate. Un' altra 
sezione parla del magnetismo di altri corpi oitre il fcrro ; dove 



PARTE STRANIFRA. 24^ 

del magnetismo del nicolo e del cobalto ,' e si portano le spe- 
rienze di Coulonrib, di Bevgmanu , di Humboldt, del nostro Ca- 
vallo e di varj alti"i fisici che si soao occupati di tal proposito. 
Dopo cid si passa ad ua' altra sezioae die s' aggira sul magne- 
tismo della terra propriamente considerata , ed inGue chiude que- 
»to capo la sezione die considera 1' analogia del fenomeni ma" 
gnetici cogli elettrici. Dopo il capo die versa sull' elcttricita , 
spgue il capitolo decimoquartu che tratta direttainente dei grandi 
fenomeni terrestri. A questo capo , dice il sig. Neumann , appar- 
tengono priacipalmente quci fenomeni terrestri, nei quali haano 
luogo conteniporaneaiuente parecchi proces«i di natura. A dir 
vero cio preso in senso stretto e il ca?o d' ogni fenomeno 
naturale. Ma quivi si tratta dell' azipne simultanea di diverse 
forze della maggior parte dei fenomeni, che sono Toggetto delle 
considerazioni nostre piu immediate , e che piii si presentauo 
agli occhi di quelli dei quali siuora si occupo il nostro discorso, 
Piii esattamente vengono essi trattati in alcune parti speciali 
della fisica. II sig. Neumann pertanto ci fa sapere che si occu- 
pera tra i fenomeni mentovati sultanto dei piii importanti. Per 
meglio far intendere ai lettori quale sia lo scopo di questo ca- 
pitolo r autore in una nota aggiunge : la scienza che formct 
I' oggetto di questo capo^ e la dottrina della terra, e si potrebbe 
chiamare geologia , quantunque questa denominazione abbia gi^ 
un significato propria e piii tircoscritto. Per riguardo ai fenomeni 
dipendenti dai pianeti e da una parte del sistenia solare, 1' au- 
tore ha gia parlato nel secondo capitolo della sua opera. Per 
meglio far intendere le idee dell' autore noi accenneremo lo 
materie prlncipali che si trattano nelle quattro sezioni in cui £ 
diviso il presente caj)itolo. 

Prima sezione. Dei continenti, in cui delle ineguaglianze del 
terreno , e della divisione delle masse terrestri per rispetto alia 
loro struttura interna; indi del teiTeno alluvionale , e dei vul-« 
cani , con altre cose di geologia. 

Seconda sezione. Del mare. In questa sezione si parla del 
8U0I0 del mare, dei movinienti di questo e di alcune propricta 
particolari delle acque marine. 

Terza sezione. Delle arque dei continen'i e delle isole , dove 
ei parla delle sorgenti , dei ruscelli , dei torrenti , dei, fiurai , 
dei laghi , dei goUi e delle paludi. 



Quarts iczionp. Dell' atmosfera. Dof)0 aver vichiamato clii clip 
il Big. professore ha detro altrove intorno al significato di acino-' 
tfera lerrestre , aggiugne che eisa contierie anche una notabile 
quantita di vcViori acquei, qualche poco di gag acido carbonic* 
e diflPerenti altri vapori e specie di gas , come le diverse esa- 
lazioni dei corpi vegetabili ed animali , alcuni prodotti delie 
feriiientdziooi ed altri procesai ecc. Premesso questo , il nostro 
■utore si fa in altrettauti articoli separati a trattare della mc- 
teorologia, inconiinciando dal Irattato delle termometeore o meteore 
prodotre dal calorico ; indi passando a quello delle fotometeore 
ossia alle nietpore generate dalla luce ; poscia parlando delle 
firometenre o nieteore nate in causa del fuoco ; dopo venendo 
al tidttato delle elettrometeore o meteore risultanti dall' elettrico, 
e in st;giiito a quello delle idroiiieteore o nieteore provenienti 
dal!" a.-q a ; finalniente il trattato delle aeroineteore o meteore 
*\\f uute in causa dell' aria, chiude questo capitolo e tutta I'opera 
dei sig. ISeuinann. In questi trattati si parla quindi di geografia 
fisica , di astronomia iisica ecc. ; il sig. professore ha voluto ri- 
«ervarsi in iiltiiuo le niaterie contenute in questo capo , a fine 
di j'asseggiarc colla gioventu , istrutta coi capitoli precedenti, 
fraucaiufnte sul nostro globo, per farsi ad esaiuinare qualunque 
feniHueno , dedurne la cagione , epiegarne I'effetto, e senza te- 
mere d'essere sorpreso dalla natura nelle sue grandi operazioni, 
▼agare colla meate ardica suirimmenso spazio dell' uni verso,. onde 
conoscervi ma^giorniente l' artefice somnio che J' architetto, dimo- 
strando verso di esso senipre piii la sua venerazione , sban- 
dendo i pregiudizj e la pseudo-filosofia che conducono 1' uouia 
air incrediilita. 

Questo secoudo toir.o , oltre i sei capitoli che abbiamo veduto, 
•ontiene come il priuio delle tavole moko utili ad un fisico ; 
•sse sono' ; 

I. Tavola suir influenza del calorico nella vehicita del suono. 

II. Tavola pel paragonc dei gradi nelle scale tennometriche piw, 

usitafe. 

III. Tavola sulla proprieta che hanno alcuni corpi di eradiaie 

e riflettere il calorico. 

IV. Tre tavole conceruenti la proprieta couduttrice di alcuni corpi. 

V. Tre tavole couceraenti il calorico specifico dei corpi. 

VI. Tavola risguardante la propriela di dilatarsi d' alcuni corpi 
mediante il calorico. 



FARTE STR^NIKRA. SDI, 

VII. TaTola che conticne la proprieta che hanno alcuni liquidi 
df dilatarsi per mezzo del caloi-ico. 

VIII. Tavola siiUa fusibilita di diverse sostanrc. 

IX. Tavola di alcune mescolanze frigorifere. 

X. Tavola sill gi-ado di ebuUizione di dilFerenti liquidi- 

XI. Tavola delie temperature alle quali Facqua pura bollc sott» 

different! altezze barometriche. 

XII. Due tavole contencnti la forza espaiiiiva dei vapori acquoti 
a different! temperature. 

XIII. Tavola sopra alcuui notabili gradi di temperatura. 

XIV. Tavola sul potere rifrattivo di alcune materie. 

XV. Tavola intoruo al potere rifrattivo di alc-une sostanzc gasose. 

XVI. Tavola sui corpi conduttori e non conduttori dell' elcttricita. 

XVII. Tavola sulla specie di elettricita che diversi corpi coa- 
tengono , se vengono strofinati da altri. 

XVJII. Tavola suU'unione di corpi per ottenere dell' elettricita 
mediante il contatto. 

XIX. Tavola concernente la decliiiazlone dell' ago maguetico. 

XX. Tavola sopra alcune altezze. 

Noi daremo fine a quanto abbiamo detto su questo seconda 
volume della fisica del sig. Neumann , facendo osservai'e che 
dal primo capo in cui si tratta del suono , e quindi della mu- 
•ica , cioe di quell' arte magica che ha tanta influenza sul cuore 
lunano , e medianre la quale vengono sovente calmate la tri- 
stezza , r ira , il furore , ecc. ; passaado al aecondo che versa 
flul caloricQ , su quel fluido mirabile , che modificando T affinita. 
produce la varieta dei corpi ; ed indi giugneudo al terzo capi- 
»olo dove SI parla della luce , senza la quale tutto 1' universq 
«arebbe immerso in eterne tenebre, pet poscia ammirare il capo 
quarto che s' aggira suU' elettricita, la quale cosi bene seconda i 
prodigi cagionati dal calorico e dalla luce, e lodando in fine i 
capitoll dei fenomeni uiagnetici e dei grandi fenomeni terrestri , 
diremo che il sig. Neumann lia in questo secondo tomo dimo- 
•trato grande erudizione , sufBciente dottriua , e molfo criterio 
nel tratrare niaterie si importauti , e che il libro del sig. pro- 
fessore , se eccettuare si voglia alcuni n^i , principalmente oel 
primo volume, h un libro coiumendabile alia gioventu studiosa, 
e a clii aiua d' istruu-si iatorno agl' infiniti fenomeni che ci ••,. 
pregentano nell' universo, 

H. 



2^2 



A P T' K N D I n E 



CORRISPONDENZA STRANIERA. 
— ^» ♦•» ^ 

Erudidssimo sig. Direttorc ddla Bihlioteca Italiana* 

Varsavia , i maggio i8ai. 

Opero che le saranno giunte le niie precedent!. Aggiungo la 
presentp per conuinicarle qualcJie cosa, che la prego d' inserirla 
nella sua Bihlioteca. 

Primieramente non le sara discaro il sapere che , oltre alia 
traduzione delle Veglie del Tasso fatta in lingua polaeca dal 
sig. maggiore Gasparoski , e stato pubblicato un Viaggio in 
Italia fatto negli anni l8l5 e 1816 dal conie Stanislao Demin 
Eorkowski , ciamherlano di S. M. I' Iinperator d' Austria , ecc. 
N. Glukbberg 1820. Propriamente non e un viaggio completo, ma 
piuttosto notizie d' alcuni luoglii d' Italia, e specialniente di 
Firenze : con tutto cio debbonsi lodi all' autore perche si nio- 
stra assai istruito di quello che scrive , e parla con niolto ri- 
spetto del nostro paese. 

Mi displace 60I0 di trovarvi niolti sbagli, dove ha dovuto , 
o volute servirsi d' alcune espressioni italiane , che potevano 
evitarsi con rajuto d' un correttore pratiro della lingua italiana. 

In secondo luogo, cUa si ranimentera che nel fascicolo LV , 
iuglio 1820, pag. 109 della sua Biblioteca , e riportato uno 
squarcio di lettera, nella quale si fanno alcune osservazioni sopra 
r epigrafe Caesare Felix apphcata all' iinpronta di Minerva e 
deir imp, Alessandro nella aiedaglia coniaca jier la fondazione 
di questa R. Universita ; ed anclie sopra la civetta messa sul— 
i' elnio di Minerva; e Is sostanza era di approvare invcce di 
Caesare Felix , come piii adattate le iscrizioni Minerva Cassaris 
Comes , o coeiita secuudenc , proposte dalla facolta delle lettere « 
ma arbitrarianiente cangiate da non so chi ; ed auche di dis- 
approvare quel a civetta suUa testa di Minerva. 

Lettosi qutll' articolo , se ne risentirono alcuni autori o fau- 
tori deir autore di quell' epigriife , e dell' idea di collocare in 
testa a Minerva quella civetia. La prego dunque di accordare 
un qualche angolo della Biblioteca alle osservazioni seguenti peT 
juostraie che la censura non era senza foudaiueaCo. 



/ 



PA.RTE STRA^NIEBA. 2.S'6 

IVIinerva presso gli antichi fu riguardata come V Inventrice 
delle scieaze e delle arti , e la disjiensatnce agli uomini del- 
r ingegno per impararle. Indi 6 che le scienze e le arti , ed 
anclie V ingegno per Metonimin 8ono chianiati Minerva. Al con- 
trario quando Sofocle disse : « Te primuui invoco , filia Jovis, ini- 
uiorra'is Minerva » ( iEdip. Tiraa., v. l63); ed Aristide , per 
tacere di Cicerone ed infiniti aitri : « Si quis lovis vim esse 
Minervam di.verit, non falleiur » ; ed Ouiero : « viris (Minerva) 
dominatur et iaiiuortalibus Diis » Odyss. n, v. 264, inresero dl 
Minerva stessa autrice del sapere, ecc. Nel primo caso ne par- 
larono ben diversaniente che nel secondo ; come tolerare colo 
vitain , tenuique Minerva, vivere del laniBcio ( Virg. Aeii. VIII , 
V. 409), e dal contesto senipre si capiva clie degli effetti trat- 
tavasi, o della stessa Minerva. Cio premesso , chi rappresenta 
la dea Minerva in istatua, intende egli della dea stessa, o de' suoi 
effetti? Certameiite intende di vappresentar colei die, secondo 
gli anticlii , era figlia di Giove , e die viris doiuinabatur et im^ 
liiortulibus diis; e per cio T epigrafe Caesare felLx non sara bea 
apfilicata alia dea Minerva rappresentata in busto accanto a 
Cesare ; e sara vero che piu a proposito sarebbero state le 
iscrizioni Minerva Ccesaris comes , ovvero coepta secundent. Chi 
si serve delle idee mitologiche non puo aherarle a suo capriccio. 
In quanto alia Civetta sull' elmo di Minerva , non preteodesi di 
negare assolatamente che doq pogsa trovarsi qualche es mpio. 
In tutti i tempi h state fatto del buono e del cattivo. Certo 
si e che Fidia le pose sulP elmo un Grifo ; e le piu belle statue 
e luedaglie che ci rimangouo , non esclusa li celebre pietra di 
Aspasio, niostraao lo stcsso; dal che v' e chi pretende che tutte 
le statue e medaglie col Grifo uell' elmo di Minerva siano 
posteriori , ed una iniitazione della Minerva di Fidia. II simu- 
lacro della uiedesuna Dea nella rocca di Elide avea sull' elmo 
un Gallo gallinaceo , e Pausania ne da per ragione : quod proiii- 
ptissimi sunt hi Galli ad certanina (lib. 6 ). Di qui intendiamo 
perche Fidia ci mettesse un Grifo, animale guerriero eiso pure 
secondo le favole. La CtVtKa al contrario , simbolo della sapienza 
ed anmiale pacifico , non potea ben accoppiarsi con I'elmo; 
c percio fu uiessa piutcosto ai piedi di Minerva. Per aliro ia 
qualunque ipotesi, chi pretese d' emendare il prugetto es'bito 
dalla facolta delle lettere e delle belle arti , dovea at'enersi agli 
esempj migliori. 



a54 AfPHNDIOE 

Giacche siamd tta • pettegole^zi letterarj , noQ Toglio tacers 
uno scliiariiiienro , oon necegjario, nia non iuutile , iiitonio 
«cl uiid luia pro| osizione nello scritto che ho pubblicato uell« 
Fsriae Varsuvienses del i8iO, ed in cui mi propongo di esporrc 
alcuni dubbj sulla genuinita dcUa lettera di S. Sulpizio a Ci- 
cei-one per coasolarlo della raorte della sua figlia Tulliola. Ivi 
•i dice che Tullia fu niai-itata ( nupta ) adolesrentibus jjiiuia-r 
riis. Da qneste parole deduct) ud argoniento di dubitare che 
r autore di i[ue!la lettera aon fdsse Sulpizio, che dovea bea 
sapere Tullia essere atata inaritata al «olo Dolabella ; ed ag- 
giungo cjje uon sajipiamo ne da Cicerone ne da altri, aver essa 
avuto verun luarito , eccetto Dolabella. Provo che Lentulo non 
pot^ sposarla , come dicono Plutarco ed Asconio. Qualcuuo ha 
creduto di aiostrarmi che non soLimente fu uiaritata a Dolabella, 
tua a Pisone , a Crassipede , a Leatulo , e di provarlo con le 
autovita lafcillibili di Ciceroae e di Plutarco. Siccome quests 
discussione puo servire a mettere in cliiaro un punto di storia 
i-elativo alia fuinigUa di Ciceroae, e che, per quanto io credo, 
non e gtato ben discusso fjnora, spero che ella non iagradira di 
sentire le mie osservazioni. Ecco i luoghi che son creduti con- 
ti-arj alia niia asserzione ; TuUiolam C. Pisoni C. F. Frugi clespon- 
di;/'us. Cicer. lib. i. ep. 5. ad Atticum. Tulliolam nostram Cras- 
sijiedi prid. Non. aprilis esse desponsatam ( Cic. lib. a. ep. 5. 
ad Q. Fratrem ). Plutarco in vita Cicer. « Filia ejus ex partu 
decesult apud Leittulum , cui post prioris mariti Pisonis obituiit 
nupserat. In quauto ai passi di Cicerone, bisogna awertire che 
Tullia non e decta nupta ^ ma desponsata, pvomessa. Frequcutis- 
eiini erano i caai che dopo gli spousali, il matrimonio non ac- 
cadesee , ed in proposito degli sponsah di Tullia con Pisone 
cosi oci'ive il Corrado alle parole di Cicerone : C. Pisoni s^ner* 
meo ( m Bruro cap. 78. ) Consulibus L. Julio Cofsare , et C. 
Mprcio Ftgulo ( Tulliam ) Cajo Pisoni despondic ( Cicero ). Sed 
tamen Piso earn 7ion videtur duxisse ( ep. 4. lib. 14 ad fam. ) 
et prius quam Cicero. Romam redlret , vcl paulo post reditum., de- 
cejsisse ». La detta epistola 4 del lib. 14 fu scritta 1' anno di 
Rouia 695, e gli sponsali con Pisone awennero I' aiino 689. Cio 
premesso , cosi scrivea Cicerone; « sad quid Tulliola inea fiet ? 
Jam id vos vidcte ( Tereutia et Cicero filius ) niihi deest consi- 
lium. Sed cene quoquo niodo se res habebit , illius misella et 
Viatrimonio *t faiu» gerviendum ««t. . . Pisonem ; uk tcribi<^ 



yARTji stra.nii;ra. s55 

fwero fore •emper nostrum ». Dunque senibra che i\or\ avesse 
peranco sposata Tullia varj anni dopo la proruessa. E oep)jiire 
di Crassipede siamo sicuri che, fatti gli sponsali , il matrimonio 
accadessp. Cicerone ne parla sempre come di cosa futura = 
quod milii de filia et Crassipede gratularis . agaosco humanuateui 
tuam , speroque et opto nobis hauc conjimctionfm voluptaci 
fore = ad fam. I. ep. 7. ad Lenculum. Bisogna duuque pi-ovare 
che realmente dopo gli sponiali con Pisone e con Crassipede 
euccedcsse il matrimonio. Ma in quanto a Pisone, si citera 1' auto- 
torita di Plutarco , il quale dice apertaraente che Lenfulo sposo 
Tullia dopo la morte di Pisone. Primieramente si faccia atten- 
zione a quel che ho detto nella mia dissertazione per provare 
clie Lentulo nou ripudio Metella se non dopo la morte di TtMia, 
.0 in quel torno , mentre si trattava il divorzio con Dolabella, 
Ma I0 sbaglio di Plutarco e manifesto ; poiche in qualunque caso 
Lentulo non 1' avrebbe sposata dopo la morte di Pisone, ma 
dopo la promessa di Crass'pede , e il divorzio di Dolabf 11a. In 
fatti gli sponsali con Pisone awennero 1' anno di Roma 689 , di 
Cicfrone 48 , conss. L. Julio Coesare e Marcio Figulo. QueliL 
con Crassipede 1' anno 69'' di Cic. 5i. Coss. C. Corn. Lentulo 
MarcelliHO e L. Marcio Phdippo. II matrimonio con Dolabella 
i' anno 70?, di Cicer. 87, Coss. L. Mm. Paulo e C. Claudia Mar- 
cello. JMetella fu repudiata da Lentulo negli ultimi mesi del 
goggiorno di Cesare nella Spagna. E manifesto dunque 1' errore 
di Plutarco nell' affermare che Lentulo sposo Tullia dopo la 
morte del marito Pisone. In tal caso ognun vede qual fede 
meriti auche nell' asserire che Tullia fu maiitata a Pisone. Ne 
delibon fare specie questi sbagli in Plutarco , mentre in certe 
cose di non grande importanza qualche volta non fu diligente. 
lo credo che il non aver fatto avvertenza nella diversua tra 
desponsata e nupta , nei tempi posteriori facesse credere che 
Tullia avesse avuto per marito Pisone ed altri ; ed h questo per 
me un motivo di sospettare che V c6\-M'ciSione adnlescentihus pri- 
mariis nuptam fuisse , ci discuopra che 1' autore di quella lettera 
non fu bene iuformato della storia di Tullia , e che viase molto 
dopo Cicerone ; argomento che unito agli altri noa parmi af- 
fatto spregiabile. Eccole, sig. direttore, queste mie osservazioni, 
le quali non hanno altro scopo die d: mettere in chiaro la 
Ttrita , e pieuo di rispetto e di stima mi pregio d' essere suo 

Deviiio obbmo servijore 

Sebastiano Ciaiupi. 



25^ APPENDlGE 

PARTE IL 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIANE. 



OI'ERE PERIODIQHE. 



REGNO LOMBARDO-VENETO. 

Qiornale di fl^ica^ chim'ca^ storia natiirale , medicina. 
ed arti , dri slgnori P. Configliachi , membro 
dell I. R. litituto , e Gaspare Brugnatelli , dot- 
tore nella facoltd fisr.o-natetnatica. — Decade 
seconda. Tamo III. Sesto bimestre ( 1820 ). 



a 



PARTE PRIMA. 



' ATVLto. Appendice alia Memoria sopra gli avan?,! marini del 
"Veronese. ~ Zantedeschi. Descrizione dei funglii della proviacia 
Bresciana. — Belli. Sul rapporto appj-oasitueito della circonfe- 
reriza al diauietro. — MantOi>ani. Lezioni di Terapia speciale 
siille mtiamniazioni. — Storia del tempo. — Configliachi. Intorno 
alia reciproca azione elettrica e uiagnetica. 

PARTE SECONDA. 

/. Osservazioni e scoperte. — i." Sedate dell' I. R. Istituto ; 
a." Nuova base ealificabile; 3." Color rosso che supera di splen- 
dore il carmino; 4." Scoperta del gelenio nelT acido solfonco 
di Boemia e del litio neH'ambligoaire ; 5.° Sediaiento rosso del- 
r orina ; 6.° Azione del clorino sopra rerti insetti ; j." Riiuedio 
'jontro r ubbriachezza ; 8." Maniera di rendere le tele iacom- 
bustibili. 

//. Proposizione filantropica. — ^ Trimestre meteorologico. 

Idem. Decade seconda. Tomo IF. Primo bim. ( 1821 ). 

PARTE PRIMA. 
Notizle biografiche intorno a Giuseppe Banks. — Taddei. 
Nuova preparazione dell' etiope niineralo. — Narrativa della 



PARTE ITALIANS. 25? 

forniazione dell' isola di S ibiina. — Configliachi. Intorno alia 
recijjroca azione elettrica e niagnetica (Seguito). — Fusinieri. A*- 
giuata alia nieuiiria sugl' elFftti aaalogln .Jel gas ossigeni) e dt-l 
cloro iiel coloramento de' nietalli — Sulla tenineratura dcUa 
terra. — Carhni. Sulla cometa arrualmenre visibile. 

PARTE SECONDA. 

I Progressi delle srienze naturali. — Fisica. — Chiinica. — 
Storia Ndturale, — Geotrafia. — Nonzie da oggiungersi a quelle 
superioruiente riferire incorno alia reciprora azione electrica e 
magnetica. — Hota sulla temperarura della terra. 

II. Libri nuovi. — ///. Premj d' Accadeinie. 

Idem. Secomlo blmestre. 

PARTE PRIMA. 

CatuUo. Due capitoli di inetallurgia , tratti da un tnanoscritto 
3ulle niiniere della provincia Bellunese. — Zantedeschi. Cnn- 
tinuazione della deocrizione dei fuuglii della j rovincia Brescia- 
na. — Bordoni, Sui sistenii di due forze equivalenti fra I'jro 
e ad un qualsivoglia. — Fusinieri. Weuioria sopra i fenomeni 
cliiniici delle lauitne oociili. 

PARTE SECONDA. 

I. Progressi delle scienze naturali. — F'sica, Nuova batteria 
elettrica. — Chmdca. Gas idrogeno stannurato. — Ricerche clii- 
uitche sulle clime. — Pesi sjiecifici , ecc. di alcuni gas. — • Sto- 
ria naturale Cenni sui progressi dell' entomolog a. — . Analisi di 
minerali. — Sui limite delle nevi perpetue. — Sulla causa del 
color verde di cui si ricoprono le ostriclie, ecc. — Scoperta 
geognostica. — Nuova specie di polio d' India della baja di 
Hondui as. 

//. Libri nuovi. — ITI. Necrologia. Nessi Giuseppe , profes- 
8ore. — I. Triiiiestre meteorologico. 



GRAN DUCATO DI TOSCANA. 
A/itologia di Firenze. Tomo i.° (1821). 

Discorsi generali die hanno correlazione collo scoyo e col piano 
del pres'ute giornale. 

Proeuiio. — Introduzione alia Revue encydnpidique. — Discorso 
del sig. Cuvier airAccademia francese. — Rillessioni del niedesiiiio 
intorno all' attuale andamento , e alle relazioui delle scienze coUa 
societa. — Discorso sulla raccolta di elogi storici letti nelle sedute 
pubbliclie deir Istituto reale' di Francia dal sig. Cuvier. — Let- 
tera sulle belle arti di Antonio Beiici al couipilatore del gior- 
nale tedesco intitolato Kunstblatt, — Discorso del professore 
Pictet per 1' apertura della societa Elvetica di Ginevra. — Av- 
ver'irc(;:o die precede il terzo faacicolo dclT Antologia, 

BiOl. hid. T. XXII. 17 



J, JO ^ A 1' 1' E N 1) I c r. 

SCIENZE MORAl-I E POLITICHE. 

* Eronoiida. Leiicre di S. James, scntte alia liue del i8iO sulla 
situazioufi dflT Ingliilti-na. — • Viaap.i nella Gran Bretta|j,na d'. 
Carlo Dvuin ( dalla Revue eucyclopeJique ). 

Storia. Ragjzuaalio sullo staio attuale della Grecia. — All 
Hrssas Eassa di Janina. Prospetto storico del sig. Malte-Brun 
( dagll Atinali de'viasigi). 

Iiuenatiiuento reciproro. Discorsp suU' istruz'oue elementare del 
Duca <fi Dudeouviile fdal Journal d' ^ducatiou ). 

Viai^si e peografia. Descrizioue della bacaa •di Vallonibrosa 
(dalle Lettres bur T Italie de Castellan). — Notizie intorno al- 
I'isola di Ceylaii (dal giornale tedesco Morcienblatt). — Scoperta 
di un nuovo contiaente amencano. — - Viaggio del capitano 
Parry al polo Nord. — Viaggi di Saniuele Kiechel dal 1 585 al 
l589 (dal gior.iale tedesco Morgenbialt). — ^ Viaggio iu Lev-ante 
uegli aiiui i8i7 e l8i8 del conce di Forbln ( dal giuraale inglese 
Quarterly Review ). 

Letteratuka. 

Tilolngia. Appendice cntica all' opera del sig. conte Giulio 
Perticari, la quale foroia il voluuie IV della Proposta di alcune 
correzioni ed aggiunte al Votabolario della Crusca ( Articolo 
originale ). — Viaggi ia Italia di Galiffe (Articolo originale ) 

fiiogrofia. ISotizia sopra il sig. de Volney ( dalla Revue en- 
cyclojiedique. 

Belle lettere. Mai'ia Stuarda , tragedia di Lebrun e Srhilhr 
( dalla Pv. E. ). — David , poenia del conte Coetlogon ( dalla R. 
5.).—. L' Egttto , ditirambo di un giovine egizjano, sig. Das^oub ., 
ora in Mareiglia , tradotto dal sig. Cicogiiani. — L' Uoiuo , carme 
di Alf. de la Murtine a lord Byron , trodotto dal sig. M. Leoni. 

Varietd. Chateaiibriaud (rritica estratta dalle Lettres nuruiandes). 

SciENZE ^ATUEALI. 

Flsica. Pensieri intoruo alle cause dei priucipali feuonieni 
naturali , e specialuiente delF artraziime , na:i ajl' occasione dei 
singolari fatti osservati dal professore Oersted di Coppeuhagen, 
del jirofessore Gazzeri (Articolo originale). 

Ar.Tt E MESTIERI. 

Sul perfezionaniento del torchio da stanipatori. 
Belle arti. 

Galleria di quadri e statue in Gerniania. Vita di Federigo 
Kayser, incisore. Notizie intorno al quadro della Fornarina di 
Kaffaello. I cartoni di Raffaello in Hampton Court ( dal giornale 
it'deoco Kunsiblatt. — Antica opera di rilievo in Silesvigo dt 
G. Bugmann. Basso rilie\o di Pieiro Vischer di Pvatisbona. Ma- 
noscritto con miniature nella citta di Monaco. Pitture di Raffaello 
in JMonaco ed in Firenze. Considerazioni sulP architettura fio- 
vewtin.1, (Ixotizie di Carlo Fedenio barone dt Bumchr, estratte dA 



giovnale tedesco Kunsthlatt). — Osserva?ioni suU'esposizione pel 
concorso al gran preuiio di scultura distribuito dall' Accademia 
delle belle arci di Parigi il 28 settembre 1820. 
Ragguagli eieliografici. 
Libri francesi , inglesi , tedesuhi e spagnuoli. 

Carte geografiche. 
Anuunzio di utia nuova carta inilitare deile Alpi del sig. Raymond. 



STATI PONTIFICJ. 
Opuscolb scientificl di Bologna, fasclcolo XX (1820). 

Magistr'inl. Nuove ricerche sulla teorica e sulle pratiche ap- 
plicazioiii della percossa idrauUca. ■— Vander Linden. Agriones 
bononieuses descriptje. — Raimondi. Sulla salubrita deir ana di 
Comacchio. 

Idem , fasclcolo XXI. 

Magistrini- Nuove ricerche sulla teorica e sulle pratiche ap- 
plica/ioui della percossa idraulica (coiifiatiazioue ). — -TargionL 
Tozzeiti. Di alcuui prodotti naturali del territorio di Colle m 
Valdelsa di S. Giiuiiiiano di Volterra. — Vander Linden, ^shnae 
boaonienses descriptje. • 

Idem , fasclcolo XXII. 

Cerloll. Elogio storico di Gaspare Asellio. — Masetd. Pro- 
prieta geouieiriche e iiieccaniche di alcune curve trasrendenti , 
fra le quali la cateaana omogenea. — Mulina. Osservazioni sulla 
£s!ca costruzione, e sui prodotti miiierali della moutagna Bolo- 
gnese. — Masetti. Sul pendolo idrouietrico. — Bertoloni. Ex- 
cerpta de re herbaria. — Rima. Sul perfezioaamento del pro- 
cesso operativo per V estirpazione del testicoii scirrosi. — Bac- 
chelli. — Delle due principali lualattie del riso , il carolo ed. 
il secchereccio. 



Glornale Arcadlco dl Roma., tomo 9.° ( 182 1 ). 

Scienzc. 
Armaroli , dissertazione storico-critico-legale. — Palletta, exer- 
citationes pathologica; ( ai't. a e 3 ). — Mojon , osservazioni sul- 
r epiderniide. — Fenolio , de bleniia pyoderrag. syphil. — To- 
nelli , annot. sul feto niostruoso ( art. 2 ). iUorichini , sulle 
aoque terniali di Civitavecchia. — Pelletier , storia dell' oro. — 
Gallesio , poj|Uona italiaua. — — Mamiaui , meiuorie di Guid' LbalJo 
del Mome ( art. i ). — Barlocci, espenenze elettriche. — Pel-' 
fetier e Caventou, ricerche guile clime-clune. 



a6» AVTENDICE 

Letteratura. 
G.u-gallo, tradnzione d' Orazio. — Bellani , la corona ferrea. 
•— Ruiigia , eliifjuenza nella jioesia. — Vescovali , patera ecrusca 
spiegata. — Caiioellieii , venuta di Fedenco IV in Italia. — 
Lanci , dejili oaiirpni ( art. 2 ). Monti , dlfesa d' un verio del 
Pftraixa — Dionij:i d' Alicaruasso , dello stile di Tucii ide. — 
Fireozunla e Faetani, tanzoiii inedite. — Fea . f.iati (oasolart 
e trionfali. — Betti, riflessioni sul CoHientario degli uomu.i il- 
liisiri d' Urhiuo. — Meuenate , epistula de suo IMessala Corvmo. 
— Mouti , lettera sulla sua difesa d' un verso del Petrarca. 

Belle arti. 

Pittiira. Berti Giorgio , fiorentino. — Teerlink Alessandro , di 
Dordrert. — Scoeiiberger , di Vienna. 

Anhitettura. Fabbriche piii cospicue di Venezia. — Sangiorgi, 
idea d' un nuovo teatro. — Vaiieta. 



Effemeridi lettcrarie di Roma^ fascicolo 4.° ( 1821 ). 

Valerii Messalae Corvini ad Octaviauum A. Libellus ope cod. 
M. S. restitutus ( annotazione ). — Lettera sopra un passo di 
Piutarco de fside el Oslride. — Varieta di scoperte autiquarie 
nelle anticlie Terme Tauriane (originale del rli. Fea). — Cenni 
geologic! sul teniniento di Massa Lubrense di M. Milano. ( anno- 
tazione ). — La Pace doiuestica: conimedia di Alberto Nota 
( cenni critici ). — Di un antico Fittile Etrusco. Nota di Cle- 
iiiente Cardinali (con tavola in rame ). — Del dialetto veneto: 
Jcttera di un oltraniontano. -r— Elementi di Zoologia delT abate 
Camillo Kanzani toni. II. pag. I. ( annotazione prima). — Saggio 
sullo stato civile e politico delT Italia sotto i Goti di G. Sar- 
torius ( jirimo estratto). — De' prcgi di un cod. Italiano degli 
archivj segreti Vaticaui, dissertazioue di uionsig. Marino Manni 
archivists ecc. ( originale ). 

Varieta. 
Morlchiiii: gas infiammabile del Tevere. — Clarapi : di una 
pictra incisa, ecc. — Oratio I. C. Gabrielli in solemn, parent. 
L. Littae Card. — Cancellieri : epigramma. -— Vita di L. Tan- 
sillo, dal Villarosa. — Notizia lettcraria. — la luorte di Bajardo , 
dialogo. 

Idem, fascicolo 5° 

• Saggio sopra I'identita de' ritaii niusicale e 'poetic* di G. 
3aini (Lettera di annotazione). — Trattato della volonta e dei 
suoi elTetti del conte Destutt di Tracy ( annotazione del cli. Bro-r 
^elli). — Tentativo di un nuovo giuoco de' scacclii del cavaliere 
Ciccoliui (Lettera di annotazione ). — Sartorius, dello stato ci- 
vile e pftlitico ilell' Italia (art. 2 di aoaotaaione ). — Saggi* 



^AhTE ITALIAN A. lOt 

«li poesia didascalioa delT abate Marco iMastiofini. — Disserta- 
zione storico-ci'itica di M. A. Lanci sugU oui'reni, e.cc. ( aniiota- 
zione ). — . CoiTezioni sul Somnuiin Scipionis e de atiiicitia di 
M. Tullin , originale del ch. Fea. — I piii celebri quadri delle 
diverse scuole italiane, inciei a contorno da G. Craffonara , e 
rfescritd dal rh. Guattani ( estratto ). — J.ettera del ch. Cancel- 
lieri , con relazione ecc. della colonna di Aatonino Pio ( ori- 
ginale ). 

Varietfi. 

La divina Commedia, ecc. ediz. ult. romaila. — Isci'izinni per 
Giulia de' Medici Spada. — Discorsi apologetici ch Fr. Dunncan. 
' — • Lapide era scoperta. — Necrologia- G. Erraate pittore , 
art. del Cancellieri. 

Idem^ fascicolo 6.^ 

Di Arriano di Nicomedia, e della traduzione del ch. Mastro- 
fini ( aunotazione , art. I ). ^— Lettere del dottor Spallanzani 
sulla nuova dottriua medica italiana- Art. I. — . Canzone origi- 
nale di un autore vivente. — Parere sul nuovo giuoco de' scac- 
chi proposto del cav. Ciccoliiii. — Elementi di Zooiogia del 
Raiizani , torn. I. p. i ( coniinuazioue e fine dell' annotazione ). 
•^ — Lettera del ch. Cancellieri al ch. abate Cianipi sopra le su* 
Feriae Varsavienses ., e le spade de' piu celebri sovran! (origi- 
nale ). Nuovi frammenti de' fasti illustrati da Bart. Borgliesi 
(estratto). — Sartorius, dell' Italia sotto i Goti (continuazione e 
fine deir annotazione). — Osservazioni sui uionuuienti delle belle, 
arti che rappresent*no Leila , delT avvocato Carlo Fea ( estratto ). 
— Del L libro de' Vidgari Eloquio ( aanotazione ultima all' opsra 
Jel ch. Perticari ). — Cenniuo Cenaini, trattato della pitturi , 
pubblicato dal cav. Taoibroni ( aouotazione ). 



BIBLIOGRAFIA. 



REGNO LOMBARDO-VENETO. 

Dizionario etimologico di tiitti i vocaboli usctti /telle 
scienze^ arti e mestieri che traggono origine dal 
greco ^ cominltto dal fii Aqailino ^^^^\yi\.\uK ^ col' 
V assisteiiz': d I prof, dl lliigaa greca abut. D. Marco 
Aurelio Marc Hi ecc. ecc. — Mdaiio, ibao, tipo^ 
grafia Pirola, tiino III. 

Nel proemio al sesto anno di ([uesfa bhlioteca si ^ fatta nien- 
eione deiJa perdita luttuosa deilu studiosu gigvaue AquilinO 



26a A P P E N D I G E 

BonavUla, il quale conilotto aveva lino al secontio volume la pub- 
b'rrazione cli qucsto dizionario etiiiuiloglro. Ora conifaic il ter/o , 
C quest' opera I'l-osieijue con onore ineclianre le cure dell' abate 
Marchi , gia rollaboratare del defiiiuo Bonavilln. Gli articcili 
siino generalniente assii ben tiaitati, ed osserviaiiio aiicora ilie 
uella sctlia dei voraboli niedesiuu si <■ usara (jiiella giudiziosa 
sobrieta, die non ci era senibrato di trovare i el jjruio volume. 
Le origin! sono d' ordinario molto bene indicate , ed accurata- 
luente conijiilate sono le notizie , die dale si veggono di di- 
verse niaterie e niassmie delle sosranze naturali. 

Veggiamo con piacere rivendicata alle gveche origin! la parola 
elisire , clie i farniacisti, d' ordinario non filologi , derivata ere- 
devano coiniinemeiite dagii Arabi. Cosi fusse possibile di ridurre 
ad una aieca origine il vocabolo di gas usato per la pr'iiia 
volta da I'^ait HelinonC uell'anno 1 644, e clie iino strano baiba- 
risiiio lia portati) nel n siro linguaggio cfiiniico ! Mon sarebb' egli 
p( ssibile cl.p quel dottissimo cliuniro tratto lo avesse da yocarrip 
ventre, ] arieudo forse d.il principin clie cola piii clie altrova 
yiconosciuto avesse le dissoluzioni o comb'nazioni di varj corpi 
col calorico ? Assnggettianio quesCo dubbio ai valenti aurori del 
dizionario, e solo cliiedevemo loro percli^ abbiano irasporrato 
1 vocabdii gasoine'ria e ^asometro sotto il piii barbaro vocabolo 
di gazometria , avendo da prima stabilito clie la voce gas signi- 
ficlii fluKJo aerifornie ? 

Ci duole clie air articnio Geromnemone in un vocabolario ri- 
dondanre tutto di greca erudi?ione , si sia nominate solamente 
il j refetto alle cose sacre , o il niaestro deIle»cerinionie , o fiirse 
il sagrestano della cliiesa costantiuopolirana , clie vestiva ponti- 
iicaluienfc il patriarca, e non si sia fatta nienzione dei Cerom- 
jiemir.i che per dodici secoli governarono il tenij'io di Delfo. 
Veggiamo a Cjuesto articolo citato il lessico del Macro , il quale 
e una pessinia fonte per tutto qiiello clie non riguarda la chiesa 
cristiana. Alquanto imperfetta troviamo pure la deiinizione della 
geologia clie non ^ proprianiente la conoscenza della stona 
natiirale del globo terrestre eousiderato sotto tutti i riguardi , 
ina beiisi quella della struttura interna del globo niedesinio. Al- 
ciin diibbio abbianio altresi sulle parole ginlino , gialtt; e giei' 
lotpcnica , perclie non ci senibra rlie ( ol gi degl' Italiani si 
reuda acconcianiente 1' vctXas de' Greci , 1' hyalos dei Latini. 
In alcuni nostri scri'.tori di storia naturate anclie Toscani ab- 
biaiuo vediito preferirsi la voce ialino , che senibra nieglio ac- 
coniodarsi al significato di vetro o vitreo e che attaccaro come 
ejiiteto al qiiarzo , nieno facilniente puo indurre in errore. Nella 
pagina stessa ci ha fatro nieraviglia il nun troilvaite 1' etimologia 
greca e niitologica flel nome di Giacinto , fiore e gemma notissiini. 

Walgrado qiiesie picciole csservazioni , ed altre che furse 
fare St pi'trebbono , uiolto vantaggiosa agU studiosi repntiamo la 
pubblicazioae di questo dizionario, che desideriauio di vedere 
col medesuno spuito continuata. 



I'iKTE ITALIAISA, 2.6'^ 

Haccolla dellr mifjiori fahbrichc , monurnenti , ville , 
antichdtd dl Milano c suoi (T iiitorni. —r- Jllilano , 
1820, presso Paolo Cavallctti e comp. Fascicoli 
6 , 7 e y , j/i 4.' fig. 

Voggiamo con nioUa soddisfazioue continuarsi soUecitanipnte 
quest' opera , die la pviiua potra dare ai Milauesi e ai forestieri 
una chiara idea delle uiigliori fabbriclie e dei luonumeuci pLii 
iinportanti di questa cirta. II fascicolo 6." conipreiide cinque ta- 
vole , tutte relative al palazzo altre volte inservieiue al collegia 
Elvetico , ed ora asseguato alia contabilita generale , arcliitettura 
di Fahio Mangoni. La tavola 32 mostra la maesta e la gran- 
dezza che foi-mano il carattere distiativo di questo edifizio nella 
parte interna. Nelle tavole 23 e 34 si presentano le due pian- 
te ; nella aS un pezzo d' intercolonnio , dal quale piio desu- 
mersi la bella distribuzione e F eleganza dclle proporzioni dei 
due ordini , non che d^:! loggiato; nella a6 finalmente si espon- 
gono i dettagli e le luodaoature con le respettive trabeazioni. 

La tavola 27, colla quale comincia il fascicolo '!."■, rappresenta 
la statua di 5. Barcolomeo nel Duonio. Trova V espositore di quei 
monuuieiiti . die quella statua , lavoro di Marco Agrate , forse 
per eccessivo amor di pati-Ia , »• stata troppo lodata; osserva 
quiiidi, che essa e come una pianta rappresentata dal natura- 
lista, piuttosto che come una figura umana rappresentata da 
wno scultors , non iscorgendovisi nessun niovimeiito , nessuna 
espressione , ne bellezza ideale di forine , niva soltanio il freddc 
meccanisnio del niarmo ben lavorato , ed il lavoro niatenaie c 
ben condotto. Per verita queila s.atua anzicht; una rappreseuta^ 
zione del santo , pare piuttosto una notomia , alia quale mala- 
inente si e sovi'apposto in alcune parti un manto disidatto- 
L' aggiunta di un grosso volume ia una niano, e di un coltcllo 
neir altra , e quelle mani medesitne pendenti , 1' una e T altra 
in maniera disaggradevole , servono migaiormentc a sfigurar* 
quel lavoro , che non e stato neppure niolto esartamente rap-^ 
preseiitdto nell' incisions. Nella tavola 28 si presenta la pianta 
del cortile o delPatrio della nnguifica Chie^a dl S. Maria presso 
S. Celso, avchitettui'a del celebre Erainante '-, nelle tavole 2^ e Jo 
si espongono ie delineazioni dei tre portici formati da ciuque 
archi ciascuno con pilastri e colonnc per due terzi proiiiinenti 
sopra basamento con capitelli d'ordiae corintio tufti di bron- 
zo , tranne quelli verso la strada che sono di pieira. Deesi solo 
avvertire , che contenendosi la pianta nella tavola 28 , ed i 
dettagli nelle tavole 29, 3o e 3i , si e per errore supposto i. to 
testo descnttivo alia pag. 36 , che la tavola 29 contenesse l.J 
pianta, c i dettagli si contenessero relle tavole 3o , 3 1 e 32. 

Nella tavola 32 si oreseuta la maguilica facciata di C[uel tem- 
>no njede.-iiuo , diligentemente iacisa . architectura Ji GuUazzo 



i64 APPENDICE 

AUssi Peragino , n-lla quite riiiuai-clare si Hee come meritw 
iiiiQol iiiosuiio i" essersi da (jUf IT arcliirertu conservata 1' unifniuita 
CO. lafriali , e segiite le tracce di Brnmante medrsLino. Bene a 
jiro; ''Siro s: censura pero (jnelT artis'a per a\eic voluio ia 
ijuella fact lata tiMppo kisur'^egiare negli ornanienti. LodLinio 
J' avvioaaiento dell' editore di (juest' opera di avere ag{.iunti> 
Bella t.ivola 33 i disegoi in protilo delle due bellissime s atue 
di Aiiaiiio ed f^va ■, che ve^gonsi in fjnella f;icciata , ojjere di 
Astoldo Loreazi Fiorenrinn. La tavola 34 rappresenta le due 
Sibille luiilleuiente gdrajate sul fronroue della porra luaggutre 
di t|uella cliiesa , che snio opera uiaravigliose del celebre An~ 
nihale Foniona. La tavola 35 porta il disegno di uuo dei fe- 
6tom di bronzo , lavorati dallo siesso va-entissiiUD scultore , del 
quale nell" ultima pagina d. quesio fasuicolu si rifengce anche 
lepitatio. 



Trihuto alia memorla d:iV insigne astrnnomo cnva^ 
Ufie Antonio Cagnoli Veronese. — Verona., 182 i^ 
dalla Societd tipografica editrice., in 8." di pag. \6. 

Questo pittoso tributo viene offerto dal cavaliere Ippolifo 
Piudeiiionte ; e consiste in dodici sonetti , da ciascun verso dei 
cjuali rraliire T annua tenera e virruosa delFillustre poeta. « Uno 
». studio intenso e continuato (dic'egli nella dcdicatoria al pi'o- 
■n fessore Zeudnni ) avea per tal niodo iudebolits col corpo e 
» gpofliata d'ogui reminiscenza la mente del Cagnoli, che delle 
» sue stfsse cognizioni astronoaiiche , cIT eran taute , benche 
y> air astrononiia si fosse dato si tardi , egli non potea piii ren- 
» dere agli altri il niininio cooto «. Questa si gran luiseria, sop- 
portata da lui con incredibde pazienza e tranquiUita , finua 
r ar^omento de' sonetti 3.° e 4.", assai pregiabili si per T affctto 
che vi sjira, e si per Li vmta dilHcolta di espriniere elegante- 
mente pni cose rilutcanti al linguTggio poetico Lo stesso luerito 
d'r'lla difficolra supeiMta si riscontra pure nel sonetto 7.° , dove 
e lodato il Cagn di dell avere abbaalouato il violino, suo gio- 
^veiiile tratrenunenio , pt-r applicar tuttu V annuo all' arnionia delle 
sfere relesti. Nel sonetto 1.° gi niuovo.io l.tgnanzc perclie Ve- 
r'lna non abbia anc >ra inualzato un monuiuento all' ouibra di 
-queir egregio s lo cittadino : noi lo trascnviaino qiii sotto diste- 
•ssuueute , riputandolo il luigliore nella sua totalita : 
Sinrto diviii , che su i lurenti giri 

Fai con Bianchino e gli /4/ia^li soggiorno , 
p £ le stelle a mi gli ncchi alzasd un ^iorno, 

Or sotto i- piedi smitillar ti iniri ; 
Se V ha chl '« riva (V A'lige sosjnri , 

Cerranrlo iijpsso con gh sguardi intorno , 

J? it piitrin nidn non iirgt;e?ido adorno 

D' uii imiuagine tua che iii mnrino sjjiri ; 



PARTE IT4LTA.V\. a6S^ 

Gict non dunlsi per te , cui nulla or cale , 
Su cost eccelso trono e rosi augusto , 
Di cib che qui par hello , e la non vale .' 
Per la patria si duole , e il duolo e giusto : 
Poiche non al luo ben , spirto immortale , 
Alia gloria di lei inanca il tuo busto. 
I soaetti 2.° e 12.° si rivolgono sul uiedesicuo argomento ; ma 
spiegano idee diverse, e I' uno e 1" altro nescoao ad una cliuisa 
felice e inaspetrata. Nel sonetto 5.° si descrive il passaggio dello 
jpirito del Cignoli alle regioni eteree : il pensiero di questD 
qiiadro poetico noa e nuivo ; noi gia rauiuiira'iimo nel caato I. 
della Masrheroniana ; pui-e V ultiiin terzina s lecialmente appare 
cosi spontanea clie sappiaua grado al poeta d' una tale luiita- 
zione ; epcola: 

Su queste plagge or posa , ed or su quelle ; 
A se Boote , a se Orione il lira , 
E del nuovo straw er godon le stelle. 
Belle immagiai ed aid sentiinenti adornano i sonetti 6." , 0. , 
9.° e ii.°: ma quello che forse pin muove Tanrraa, e che insienie 
rapisce per la vaghezza e la novita del concetto, e il 10.° che 
quasi dir si potrebbe un inno alia Luna; esso termina con queste 
due patetiche Bf rzine ; 

Tu ne gioivi ; ed or che il guardo ahbassi , 
Ne pill dal cocchio il vedi in tuo viaggio > 
Con un sospiro su Verona passi. 
Quindi alle ciglia d' ogni spirto sasiJ,io 

Pill che oro e gemme , non die hronzl e sassi, 
Ornera questa toiiiba il tuo bel raggio. 



Saggio (T Ermeneutlca sacra. — Venezia , 1819, per 
Giuseppe Picotti. Un vol. in 8.° 

Lo scope di quest' opera contenuta in un volume di dugen- 
tosettantaquattro pagme , scope degno d' un ministro dell' altare , 
d' un prufondo teologo , e d' un tihisofo cristiauo , quello si h 
di atfacciare a coloro che danno opera alio studio dell' antic* 
e nuovo Testamento le r«-gole pni sicure per agevolarne la let- 
tura e I'mterpretaziont*. E di fdtto per cio appunto il chianssiUiO 
P. abate professore Pujati voile cotal suo la^oro Ermeneutlca 
sacra intitolarc , die traslatata in suo' vero seuso nell' idioiu« 
nostro , alia Srienza d' mterpretare le sticre carte corrisponde. 

Ne puo esserci dubbiO , nuiche egh stesso nella sua } refazionc 
ce ne assicura, ohe nun gli sia stato di grande incennvo a cio 
fare la sanra \oglia di soumiinistrare un' arme si robusia ed 
efficace , onde coa'barrere 1' emj leta di non pochi scriiti per 1* 
piii parte venutici d'oltremare e d' olvemonie , ne'quali I'lgno^ 
iante luuana Buperbia studiasi di jcredUcUT'J il libre de'libn, «i 



^66 : ArPENDIGE 

libro I'spirato dallo Spiiito Santo , il libro fatto per tuui, pro- 
cacciando di farci apparire per eiitro assurdi e contraddizioni, 
clie non ci sono, e die pur vorrebbe cl)e ci fossero. 

Quest* o)iera aduuque a cosi eccelso fine diretta viene dall' autor 
suo in dodici sezioni divisa , le tjuali sezioni in piu o ineno 
capitoli si suddividono secondo che e stato dalla materia ricliiesro. 

Ora volendosi per noi scorrere coteste dodici sezioni coa la 
juaggiore senipre desideiabile brevLta, la quale per aUro non ci 
tolga di poter dai-e iin' esatta idea di questo lavoro , ci faremo 
ad esporre ai nostrl lettori trattarsi nella sezion prima della 
differenza che ci ha Aa V Ermeneutica e V Esegetica sacra, con- 
fisteudo questa nella spiegazione della Bibbia, e quella neli' in- 
segnamt-nto delle regole onde inCerpretarla. Vi si uotano pure 
altre distmzioni dell' Enneneutira in riguardo all' antico £ nuovo 
lestamento, e se ne niosfra 1' eccellenza dedotta dalT espressa 
volonta di Dio che dagli uoniini siami studiate e ponderate le 
Sante Scritture . . . Scrutamini scripturas. 

Nella seconda sezione si ragiona delF laterprete , delle sue 
penerali e )>articolari disposizioni . e de' speriali doni , di cui 
fa di niestieri ch' egli siasi faruito. Debbe V intevpvete esaere 
mtimameute persuaso che non ci ha profezia della Scrittura, che 
uno possa a suo senno interpretare. Essere gU»autori di essa 
jnfaliibili. Doversi desiderare di leggerla col piu profoudo rispetto 
e fenuo proposito di ricavarae la propria santificarione. E final- 
mente abbia 1' interprete la conoscenza delT ebraica lingua e 
della greca, e , a detta del La Wolette , dell' altre lingue orientali, 
se si puo. 

La terza sezione riflette sul sacro testo originale delle Sacre 
Scritture , e delle sue prinripali prerogative. Due sono i testi 
originalj della Bibbia: l' ebreo ed il gentile. Quello in ebraico , 
questo in greco. Parlasi delle lettere o caratteri , de' punti 
o vocali della lingua ebrea, e vi si leggono pure di belle dot- 
trine sulla sintassi , sullo stile , e suUe affezioni e qualit.\ del 
testo or gmale dell' antico Testaniento. Iddio ha singolarmeate 
provveduto alia conservazione delta lingua di quel testo origi- 
nale, e si bene di quella dell' altro del nuovo Testaniento. S' av- 
•vertono nello stesso tempo gli studiosi giovani delT eccezioni da 
farsi SI sul testo ebraico dell' antico , che sul tesro greco del 
nuovo Testamento , in cio che s' appartieae alia varieta di liugua> 
in che soiio in parte scritti rlspettivaiuente. Versasi sullo stile 
greco del nuovo Testaniento , suU' origiue divina , e conseguent^ 
autorita del sacro testo relativameute alia lingua in cui sono 
.scritti i due Testamenti ; e cosi pure suir autent;cita dell' ebraico 
e del greco di essi due Testamenti , e di quella niaggiore o 
minora secondo le aatiche versioni, e secondo coloro che i 
eopisti ne furono. Gonchiudesi con sensatissime considerazioni 
«;ulla sublime semplicita dello stile scritturale ispirante un movi- 
trento di ossequio nesli idioti nitre ; e negl' igaorAiiti Egli 



mRTE IT A LI \N A. a'6^ 

trattasi aUresi dell' efficacia e niaesta clello stile luedpsimo vtnci— 
tore degli auinii e ilellementi; doUa verecoudia uell' espviiiiere 
che ciie sappia di scurrile e dimuiondo, e di sua evidenza , 
coeveaza , pienezza da brevita ratteinperata , certezza e cliiavezza 
tnista a certa reverenda oscunta , in guisa die dir puossi a buon 
diritto col Zeltnero essere la scnttura di sua propria luce rag- 
giaate : scriptura sua luce radians. 

II seuso letterale e niisiico delle saute scrittore , ed aloune 
osspr%'azioni sul senso niistico formano il tenia della quaria sezioue. 
lutendesi per lo senso delle divine scritture T espressa imuiaginc 
di CO che la meute divina rivela e rappresenra agli noniini , ac- 
ciocche la conoscano , ed intendaao. Cotal senso poi si distingue 
in lettPi'ale o niistico riguardo alT oggetto ; in genuino o spurio 
riguardo alia forma ; e 1' autore fassi ad insegnare la nianiera di 
rilevare e spiegare il senso niedesinio iaterpretando il sacro 
testo . ed accenna ujagistralmente 1' estensione de' varj sensi 
ne' libri dell' antico Testaujeuto, e non tac^ del tipo^ dell' an- 
titipo , di alciini abusi e degli alt.i sensi. 

La quinta sezione tratta thM.' Analogia della fede , pvimo ajiito 
interno delT Ermeneutica sacra. Intendesi per sitfatta analogia 
la dottrina rivelata da Dio alia sua Chiesa, e datale in deposito 
per conservarla iutatta ed iutera senza punto levarle od aggiun- 
gerle , e cio secondo la spiegazione tlell' Apostolo. Se non che 
il P. ab. professore Pujati inieude per analnsia della fede la 
convenienza o congroenza clie iiell' interpretazione della Bibbia 
s' acconcia con tutte le dogniaticlie o morali verita della fede. 
Qiiesta analogia non puo avere per prinripio ne per fondamento 
la filosnfia e V iimana ragtone , awegnaclie egli non si possa 
esrUulere del tutto in qualche caso neppur 1' uso della ragione 
neir interpretare le same scr ttuve. Ella e'per altro cosa infal- 
libile non apparteneve all' cnaUgia della fede le opinioui degU 
uomini , ma si bene le ventu della rivelazi'>ne solaiiiente. Ag- 
giuDgonsi da ultimo in questa sezione alriine istruzioui e con- 
siderazioni siiIT uso e sidl' abuso fatio di questa analogia dai 
Sociniani e da altri increduli. 

Altri due ajuti interni soniministrano il tenia alia sesta sezio- 
ne , e sono il parallelisnio de' due Testauienti ed il canone dei 
libri santi. Per parallelisnio , voce cavata dalla metafora dells 
due Inee o circoli posti in egualr distanza , egli s' intende il 
gonuiio consenso t a i sacri 1 bri delle (\ut alleanze per cio die 
si riferisce a Gesii Cr sfo ed alia sua Chiesa. 11 canone., voce 
greca , che importa regola , si piglia per rntaloeo de' sacri I'.bri 
canonici appellati, sicronie cpielli che ispirati dallo Spirito Santo 
sono di divina autorita , e distinti dalla Chiesa in proioccnonici 
e deuterocanonici. Queste due Bibbie godono di alciini nonii ad 
esse per la loro eccellenza attribuiti. La prima viene cliianiata 
Samtuarium o Sanctum Dei. Altri la dicono Scritti o Libri di 
saiuita , etl altri Tasuch , che e lo stesso che pausa o iiersetta^ 



a68 AppENiJicfc 

La seconds vieu delta universalmente Nuovo Testamento , C «\ 
pure Evangelio ; ed e tanto superiore a\V antic o quanto Tadem- 
plmento della Redenzione e alia proaiessa della Redenzione uie- 
desima. Ranmientansi poi i libri apocrifi delP uno e dell' altro 
Testamento, non inai dalla Chiesa niescolati coi canonic! , e si 
parla pure degli Antiscritturarj , cioe di quelli dati fuori dai neinir.i" 
dj Dio e delta sue sci itture , ed anco delle nianiere direlte o 
indirette , con le quali le varie sette , ed i singoli eretici hanno 
mosso cotesta detestabile e diabolica guerra. 

Li settinia sejsione ajiita \a, materia dei dialetti in generale , 
delle \ersioni , e loro uso ed abiiso , delle ediz'oni delle Po- 
liglotte e de' Commeutarj , ne' quali temi si coiiiprendono altri 
ajuti intern I delP Ermeneutica sacra. Fattesi , insegna il dottissi- 
nio atUore , d' una sola lingua aatidiluviana di molte favelle per 
la susseguente confusions delle lingue , se si perdette 1' antico 
universale linguaggio , vuolsi pero tenere che V Ebraico sia stato 
In quel tempo istituito con qualche affintta agli altri pur di fre- 
sco nati , e che questa lingua dir gi possa , se non madre , pri- 
niogenita dell' A.raba , della Caldaica e della Siriaca , trovandosi 
tanto nella prima che nelle scconde di molte radici e di molte 
voci avvicinantesi a varj termini da Mog^ adoperati prima della 
babelica confusione. Qumdi si conchiude essere la coanizioui", 
di tali dialetti necessai-issima alia vera interpretazione delle Santc 
Scrittnre. Passando poi ai dialetti del nuovo Testamento viene 
mdicato che nel greco in cui sta scritto , oltre i quattro dialetti 
di quella lingua, ed il beotico e 'I poetico , sonvi pure ebraismi 
assai. Trattasi poi delle particole e locuzioni grammaticali dei 
due Testament!, delle varie versioni e del loro uso, e dell'abuso 
die pur se u' e fatto , e si avverte quanto all' edizioni della Sa- 
cra Scrittura , delle Poliglotte e de' Commentarj , di anteporre 
seuipre r Interprete cristiano al giudeo , l' ortodosso e cattolico 
air eterodosso ed eretico , ed i SS. PP. della Chiesa a tutti gli 
altri. 

Un altro ajnto interno dell' Ermeneuiica sacra vien ripoMo 
ne' Codici manoscritti , ed altri ncW eciiiiologia ^ nel contesto e 
nel parallehsmo 1 su di che appunto versa 1' ottava sezione. Ella 
e oerca cosa che ad onta delle rivoluzioni degii Ebrei i Sacri 
Codici furono a noi fedelmente trasmessi sino alia culla della 
Religione e della Chiesa di Gesii Grist > , dalla quale fj j'resa 
egni cura maggiore per conservarli. Ma essendo periti dop» 
tauti seooli gli autosmii ebraici , ragion vuole che ne tengano 
luogo gli apografi. superstitl. Qjesti infatti sono il primo fonte 
della critica sacra , e pervennero sino a noi a merito principal- 
mente dei monaci. Non pot^ a meno pero che non u' avveais- 
sero dtscrepanze in alcune voci tanto ne' uianoscrirti , die ncl- 
r edizioni. Di qua spunto la messe delle varianti , che diedero 
pretesto a non pochi , i quali aou osatio di dnbitare dei testi 
d'Omero, Cicerone e Virgiho. di mostravii dubbiosi e diliiden- 



yABTE ITALIANA. 5569 

lisstmi quando si tratta deir antichissimo sacro te&to della Scrit- 
ttira. Passa poi Y autore a trattare delle nozioni delle ('cirole , 
della liiro flisiaione in pnnutive o radicali , in secondcrie o de- 
Tivate , e della necessita di usare deli' etimologia per g is^re la 
bellezza del discorso. E (j^uanto al contefCo , consiste queaio in 
una giusta connessione di parole o senreiize f:-a lorn. Se ne de- 
Bcrivdno i vanraggi nell' iaieri)i«'tazione delle Sacre pagine , e 
•i fa cenna pure della qiiaiiia e tessitura de' periodi e dell" aui- 
niinicolo del parallelimio , o confronto dei varj luoghi fra luro , 
per cui si perviene a riscluarare i luoghi osciiri , insegnaado il 
modo ed i niezzi di validameute valersene. 

L' investigazioiie di chi parla o si, parla nella Scrittura e il 
soggetfo delLi noiia sezione , siccome di uu' alti-a fonte di ajuti 
iuterni all' Ermeneutica sacra , e soinniinistra il mezzo di assicu- 
rarsi del vero autore del hbro die s' luterpreta , della fersona 
che in esso pnrla, e delT oggetto che vi si tratta. Ci ha ^noltre 
r insegnamento delle quattro resole , col di cui ajuto ottenerc 
i somun tin! die per tale invesctgazwiie si cooteniplano , fra' quali 
r indagine dei divini affetti tiene pnncipalissimo luoao. 

La decinia sezlone versa s\x\V analisi ■, e sulla verbale e reale 
spiegazione delle voci e delle frasi , e sull' enfasi proprie dello 
stile sacro- Parlasi in questa sezione dell' analisi in generale , 
della disposizlone de' libri canotuci di tutta la Scrittura; della 
loro cronotassi , dell' analisi d' ogni libro in particolare e nelle 
•ue parti , dell' oidine e consecuzinne delle parole , f firuhueute 
delle introdotte divisioni iu caj.i e versetti , e delle iu'eri.reta- 
zioiii, E siccome non e lecito di turbare 1' ordiue dell' antico e 
nuovo Testaniento ; cosl merce gli ajuti indicati potrik il sacro 
•interprete ottenerne la vera spiegazioue adoperaudo siifatti niezzi, 
ed avendo quelle vcduto , che voglioasi avere nella varieta del- 
r imJole dei libri sacri , altri profeCici , altri doininacici, alcri pa- 
reneUci , oltre quelli dei Salmi. Vi si additano pure i niezzi di 
ottenere la vera spiegazione delle voci e delle frasi, conipren- 
dendo pur quelle che Suno fuori del testo; e quanto aW enfasi , 
per cui si pud inrendere forza di significazione , e chiauiato il 
lettore a considcrare che questa fgura deriva essenzialmente 
nelle Sacre Scritture si pei sentimeuti , die per le parole dalla 
pienezza e sublimita di quel Dio da cui sono ispirate ; intorno 
alia qual enfasi ei pud uscire dalle tracce del retto camuiino , 
come alcuni fanao , o escludendola , o sceniandone il grade , o 
volendo trovarla ove nou e, o esprimendola maggiore di quella 
ch' h in fatto. Si conchiude col parlare del parallelisiuo , sicco- 
me mezzo air Interprete di spiegare le scritture colle scritture » 
accennandosene le divisioni ed i mezzi avveduti e cauti di pro- 
cacciarlo senza lesione dell' analogia della fedt. 

Neir undccima sezione coniposta di tredici capitoli si fa il 
chiarissimo autore ad insegnare i sussidj esterni dell' Ermeneutica 
Sacra , i quah derivano dall' ampio appaj-ato di tutta quanta e 



ti-Y'^ Al'PENUICL 

r lunana eiudizinne, e pongoao il Sacro Interprt-fe in istato di 
bene e feliceinenie adoperare gli ajuti inrerai. Paila dell' ii^o 
tie' testi original! dil nuDvo ed antico Tebtamento, della per- 
sona, dell' ar^oniento, dello scopo , della eloruzioiie, e di aire 
»(ualit;i di ciasclieduno degli'scrittori Canonici , e rosi pure del- 
r uso de' Codici luanoscricri c breo , greco e latino, delle anticlio 
versioni , della Volgara, della Masora o Masoreth o Mnssoreth, 
tissia tradizinne , delle varianti e delle edizioni principal.'. Non 
t.tce altresi dell' uso dei Coniuienti dei Pvabbini, degP laterpreti 
Cnstiani, de' Santi Padri e dell' autorita della Clnesa nell' in- 
terpretazione della Sacra Scrittura ; e Knalaiente ragiona dei riti 
e cosrumi degl' Israeliti e dei Cnstiani priimiivi. Ne son pure 
dair aijtare oinniesse le d sc!}iline istruaientali, cioe la gramiua- 
tira, la critica , la rettorica e la logica f ajuti esterni pur questi 
<.le\V£rmeiieutica) e delia Teologia, srienza che nceve il nouie da 
Die, e tutto il suo uso dirige a dilucidare la Divina parola , 
e die quindi puo dirsi uu raiuo dello studio Biblico , ed un 
60U1I110 sussidio all' Inrerfirete per sottomettersi ne' suoi lavori, 
ove uopo sia , all' ubbidieuza della fede. Ne s' obblia finaluiente 
dair autore di accennar pure l' uso della filosofia morale, della 
iiiafeiiiatica , della .fisica, della medicina , della giurisprudenza, 
degli ajuti storici, cronologici , geografichi e genealogici nell' in- 
terpretazione delle Sacre Scritture. 

La duodecinia ed idtima sesione, secondo c!ie a noi pare, si 
rifensce all' ctietto dell' interpreiazione dei sarri testi. Tiaitasi 
in essa della coinu/iirazione , dimostrazione cd apulii azione del 
senso ritrovaro nella Santa Scrittura. V'i sono indicati i modi di 
fare questa coiuunic'azione pescando dalia Scrittura il vero s-enso 
letterale dei divini parlari , e rischiarandolo merce appunto i 
siissidj e le regole erineneutiche , e 1' iuvestigazione dei \ arj lesti 
storici, dogiiiatici , morali ■, ei/iilematici , metaforici , emgmatui , 
parabolici , prafetici e tipiri. All' interpretazione poi de' luoglii 
vuoisi aggiungere 1' intelligibile dimostrazione die il senso, die 
si spiega , e il vero senso dello Spirito Santo. Questo senso va 
cousiderato: 1.° in ordine alle parole; a." alia oondizione, siato, 
indole e afFetto della persona die paria ; 3.° alia corrispondeuza 
del senso, o alio scojio" ed intenzione de' scrittori caiiouici ; 
4.° alia serie del discorso ; 5.° al senjo genuine; 6° alia verita 
delle cose : e queste sei avvertenze godono del generico nonie 
di criterj. Passando poi aW applic azione del .feKjo ritrovato nelle 
Sanle Scritture , il diiarissimo autoie ci fa sapere che siffatta 
appbcazione chiaoiasi porisiua, coiue nel testo greco da S Paolo, 
ed impona in latino qaoestus , ed in nostra favella guadagno; e 
o indicano .di poi le uiolte cose a cui questi porisiin si riferi- 
acono , ed i fondanienti su' quali egli si debbe fabbricarli. 

Conchiude da ultimo il nostro ottimo P. abate professore 
Pujati accennando a' suoi lettori, i quali piaccla a Dio die s:an 
piir mohi , essere gtata quest' ojera da lui couijiosta neU?i sua 



PARTE ITALTANA. 12.JI 

jivanzata \eccliiezza e coU' intimo e caldo desiderio che nel- 
1' interpretazione delle Sacre Carte sia di tutte principalissima 
reeola quella di prendere per modello Gesii Cristo , e i Santi 
suoi, preniettendo ogni volta clie udo si pone a cosi santi studj 
I'implorare lo Spirito di grazia , e di preghiera, ripetendo a Dio 
con Sant' Agostino , nee fallar in eis, nee fallain, ex cis. 

L'eccelso scopo di quest' opera, clie piu grande non puo es- 
sere , il modo ingeuuo e facilissimo con cui ei vede ideata , lo 
stile evidente ed affettuoso iu che e scritta , e la gloria clie 
ne rldonda alia rehgioue nostra santissiuia , ci danno inSuita 
caaione di congratulareene con esso P. abate professore Pujati, 
e coir Italia intera , cJie ben piio vantarsi d' avere in "questo 
saggio d' Eriueneutica sacra un lavoro classico veramcnte , che 
portera V aiitore suo a quel ^rado d' iiuniortalita , che e il piti 
sublime di tutti , sicconie quello che si nferisce al distinto me- 
rito di avere agevolato i mezzi di far gustare ai mortali la ce- 
leste salutifera uianua dell' Eterne veriia. 

Lauro Corniani, cVAlgarotti. 



Virgilio. V Eneide. Versione di G. U. Pagan i Cesa. 
In quattro volumi col testo a fronte. Vol. I. — ■ 
Venezia, 1820 , per F. Aaclreola editore e tipo- 
grafo ., ill S.*^ di pf'g. 238. 

Dopo Annibale Caro , dope il Bnndi , dopo il Solari , dopo 
r Alfieri e qualche altro che uon si noniina , ecco un' alrra tra- 
duzione delT Eaeide. La prefazioae che il sig. Pagani Cesa pre- 
mette al suo lavoro e tutta qui. — Un uomo di lettere , che 
traduce Virgilio , non lo fa seuipre per gara , avido di una 
gloria esclusiva. Cento pittori iunaiuorati di una stessa donna , 
senza derogare ad uu rispetto reciproco , faranno T un dopo 
r altro il di lei ritratto : perche ognun d' essi la vede cogli oc- 
chi proprj , e nel ritratto non la trova uiai tutta. lo pure , per- 
suaso da un pari amore , ho intrapresa la niia Versione dell' E- 
neide , dopo tanti altri ; e non potra condaniianui chi conosce 
gli effetti di un Bello esemplare , che fara seinpre desiderare 
ulterior! tentativi , e del quale non si e parlato e non si par- 
lera mai abbastanza. 

Quale sia il luio sistema in tradurre , e specialmente in tradur 
Virgilio , apparira dalla mia Versione , senza ch' 10 ne faccia 
discorso. Mi h bensi necessario render avvertito il lettore , che 
io tradussi il testo ad usum Delphini , e che m' incanco di par- 
lare delie Varianti dell' i/eyne in fine deli' Opera, ove uniro 
qualche aunotazione su varj passi a' quali diedi una non comune 
iuierpretazioue. — Per ora non fareiuo che aggiugnere una qua- 
rantina di versi per saggio , ed aspetteremo che sia tenninsite* 



27a APPENDTCE 

r opera e pubblicate le note per occuparci di un articolo dc 
proposico. 

Arme io canto, e il Guerrier , ch'egule, il primo, 

D'llo frggissi, e per voler del Fato 

Vcnne d' Italia e di Lavino ai lidi. 

In terra e in mar iuolto solTri , sospinto 

Dalla forza de N- -ni , e pui dalT ira 

Delia nieniore e ludi placabil Giuno. 

A sai 8..8tenne, onde ripor con 1' arnii 

I Dei nel Lazio, e alzar Citta , dond' ebbe 
Culla il popol Latino e d' Alba i Padri , 
E 1' alte mura altin crebber di Roma. 

Musa , qual uiai cagion , diftmii , qual Nume 
Violato, qual colpa odio si forte 
Destar pote nella graa Dea , che spinse 
Un uoiu si pio, fra tanti casi avversi! 
Dimmi , pu6 tauto negli Dei lo sdegno ? 

Fuvvi antica citta , Cartago , ai litL 
D' Italia oppos^a e alle lontane fori 
Bel Tebro. I Tirj aveanla eretta; d' oro 
Colma , e nel guerreggiar destra e feroce. 
Vuolsi, che Giuno assa. T amasse , e in quclla, 
Pui che altrove abitando , infin di Samo 
La SI scordasse. Ivi il suo carro avea , 
Ivi r armi ; e bramava , anzi avea fisso 
( Se^ il Destin penuettea ) d' alzar Cartago 
Suir Universo. Wa nel ciel si sparse 
Clie dal saugue Trojan si attende schiatta, 
Clie attenar dee le Tine rocche , e quindi 
Un Popol regnator, superbo in guerra , 
the Libia tutra oppriuiera ; clie tanto 
Giurar le Parche. In quel timor , rmieiubra 
Giuuo la guen-a, che gia mosse a Troja 
Pel Greci suoi ; ue gia per anco estinta 
£ la caginn dell' ire sue , noo anco 

II dohu- ddeguossi. Ha nel prnfondo 
Del suo cor scritta la senteoza aceiba 

Di Pari , ha in cor la sua belta sprezzata , 
L' odiata siirpe , e il soUevato in cielo 
Suo rival, Gatiimede. A tai pensieri 
D' na fremente , i pochi Teucri , avanzi 
Del liero AchiJle , e de' suoi Greci, in mai'e 
Profughi e sparsi, li tenea lontani 
Dal Latin suolo , e gia spinti dal Fato 
i^er ogni mare errar molt' aoni : tanto 
Costar le basi del Romano Impero ! 



PARTE ITALIANA. 273 

SulV inchione e snl Piranesi , disc rso letto nelV I. R. 
Acc^demia di belle arti in Vriiezia dalV avvocato 
Pietro BiAGi il ginrno 6 ag.sto 1820. — Veiie- 
zia^ 1821, presso Giuseppe Picotti tipog. edit. 

Qnesto e uno de' piu inili discorsi accademici che in una 
serif d' anni siensi pubblicati relativaiuente alle belle arti. 
L' elogio e ([uest'< pro|riaUienre del cav. Piriinesi, ranto b"iie- 
nierito dell' arte dell' lutaglio o dell' incisione. L'A. ha quiudi ab- 
bozzato da principio la storia delT arte niedesima , ed e veiiuta 
poscia a parlare di uuo de' suoi piu illustn professori. Egli e 
oceso a ragionare altresi deli' inr-isioae delle geuiiue , dalla quale 
ha vohito dedurre in qualche niodo V origine dei nielli e delle 
stampe , sebbene a quelle ajiphcare uon si possaridea d' op ere 
del biilino ; uia ci duole di non potere amiuetiere 1' espressione 
forse non del tutto esatta , che dal leguo si passasse ai nietalli , 
e I'altra piii evidentemente Usa che da questi si giunse con 
felicissimo successo ad inridere fin nella pietra col merodo della 
litografia; il quale per verita e tutt' altro che an' iiicisione. . Ci 
duoie jiure di leggere Taccusa data a Marcantoiuo Raiinondi di 
un fnr duro ed inflcssibile. 

Keir autore amuiiriamo uno studio lodevole dl accrescere sem- 
pre j'iii le glorie della sua j' atria, e quiudi vediamo con piacere 
rammenrati onorevoluiente i veneti incisori, e collocato tra fpiesti 
anche d Piranesi che, secondo il Temaaza , nacque e fu alle 
arti educato in Venezia. Ben indicati sono i di kii primi passi m 
quella difficile caiTiera , e giastifioati sono i frequenti passaggi 
da uno ad altro studio. Con niolta diligenza si reude conto dei 
principal! di lui lavori , e della Roma uierce di lui rediviva 
nelle sue stauipe certamente aunuirabili. Si nota la di lui pro- 
fonda intelligenza uella prosj ettiva lineare ed aerea , e quella 
franchezza pittoresca , coUa quale sepre nelle sue stampe in- 
trodurre un effetto tutto nuovo ed una specie di niagia. Si 
accennano pure le opposizioui cli' egli ehbe a sostenere , tanto 
per la parte da esso agli artefici etruschi attriljuita nei monu- 
menti roniani , quanto per Toriginalita delle sue opere ad esso 
alciina volta contrastata. Nou sono obbliati i nieriti traudissmii 
del Piranesi nella rappresentazione delle antichita preziosissime 
di Pcsto. Sulla fine del discorso si ragiona della lodevole isti- 
tuzione de' prenij , della gloria dei vincitori die gli ottengono , 
della munificenza del sovrano che e,li accorda. 

Alcune note sono aggiunre a questo discorso ad oggetto di 
riiinire varie notizie, l;i di cui inserzione uon avrehbe pofuto 
accordarsi colla brevita coniandata dal discorso ; in queste si 
parla delT antichita dell' incisione in Venezia; del mento dei 
signori Curio , che con figure rappresentarono in tavole di le- 
gno i fatti di Alessandro il grande nel secolo XIII ; degli onori 

Bibl. Ital. T. XXII. 18 



374 APrENDIOE 

da divers! scrittori reuduti al PLranesi vivo e defunto ; ed in 
un' appendice si e«»iuina i " con quale succosso ii Piranesi de- 
dirato si fosse alio studio della figura ; 2." come egli j'igliata 
avcsse nu<glie, i\ die awenne per avere incontrato a caso uua 
Tezzosa fancmlla sort-lla di ud giardiiiiero in Campo Vaccmo ; 
3' si fa vedere die ii Piranesi servivasi di dotte pcnue per 
desCri^ere le 8u«? opere d' anciquaria, ncl die iiiolta lode gU fe 
dovuia; 4-* ^i d.ieHe chi avesse sopra il Piianesi potere d' in- 
frenare e rej rimere il di lui rarattere impetuoso ed iracondo , 
e SI rispoode elie questi era monsig. Riiiunnldi , uditore di 
Rota ; 5.* finalmeiite si descrive la fisonouiia del Piranesi , ag- 
gradevole beucde seria, ed il euo discorrere , piii abboudante 
d'ovdiiiario die eloquente. 



Istoriii <£ Inpjtilterra di David Hume recata in ita- 

linno da Michele Leoni. — Venezia , i8ao , per 

Giuseppe Picotti, torn. Ill e IV^ in 8." 

^■'n possiauio anniinziavi' se noa con lode la continuazioDC 

della storia d' Inghiherra del celebre Hume, che si ttampa ia 

Veuezia dal Ficoiti. Del merito ddla traduzione e del>' oitimo 

giitdizio del traduttore , abbiamo altrove parlato ; non possiama 

duDque se non lodare 1' esattezza e la correzione colla quale 

quest' edizioue va progretlendo , tanto piii die dalla sua con- 

tinuazione e dalla regolaie pubblicazione dei voliuni siaiuo 

pienamen:e guareniiu , die T Italia avra linaluiente una conve- 

niente versione di questa storia pregevolissiuia. 11 volume IV 

arnva sin vtrso la fine del secolo XV. 

Abbiamo osservaro in qualche luogo picciole lacune indicate 
con una specie di asteiismi. Migliore avvisameuto e il lasciare 
queste lacune p'oriaie dalle circostanze dti'f tempi e de' luoghi , 
anziclie il volerle siipjlire , o lo impinguare i volumi con inu- 
tili e nojose confutazioni , come si e fatto neir edizione toscana 
del Gibbon. 



P I E T^I O N T E. 

Lettera di Cosfanzo Gazzerx al cunte Giuseppe FraN" 

CHI Di FcNT ititnritn (die opers di pittiua e di 

scidtura esposte nel palazzo della R. Uiiiversitd 

r estate del i^^o. -- Torino., 1821, Stamperia reale. 

Sarebbe desiderabile che in tutte le solenni esposizioni le 
qualj aiinrslmeDtr si faniio uelle grandi citta e nelle piu celebri 
aecademie degli cggecti d' arte , o sia delle opevp delle arti del 
disi-g.To q-.ialclie uomo ben istrutto e giudi^ioso ai )iiglia«se cura 
di lilns rare gli oggetti esposti , o almeno di darne una euc- 
citiia df-scrizionp. die lie j-erpetuasse la uieUiOiia , e che il 
pubbliLO iucttebjc a pcitata di istituiie uu confronto tra 1b 



PAUTE IT\tI\N\. 275 

■eiposizinne d'l im anao e quelle degli anni snrcessivi. Questo 
h qiifllo ajipiiiiro , che praticato sjiesse volte in Paiiai , il si<j. 
Gnzzera hi faito nella sua lettera al conte Franchi di Pont , 
ben noto per le sue profoude coguizioni archeoloi-iihe. 

Coinincia lo scritt.jve della lettera dat ramnienrai-e le o|orie 
de' Piciiuntesi nelT eseicizio delle arti belle , e quindi gl' dlustri 
artisri di ([nella regione , il Mo/icalvo, il Maciino , il MoUaeri , 
il Beaumont ^ 1' archiietto Alfieri, il Galliari , il Basetti , il Mi- 
gliarn , il Degotti , il Festa , dal che trae la conseguenza clie 
atti sieuo i di lui conipauinti alia colrura di qutlle aiti , e clie 
dotari sieno di lino squibito seiiso del beljo. Si fa quindi straJ i a 
pailai-e <lelle opere esposre , e tra questc raiiuneuia particolar- 
niente una juttura di Alessandro AVori di Bionzino, rap'-resen-- 
tante la nascita della Vergine , uiostraudu rpialclie dubbio sulla 
origiaalita di altre due , cio^ della incoi'ouazione della Vero-iae 
p di Cristii risorto ; la B. F- cnl bambino dipiuto neM'anno i Syo 
da Barntiha da Modena, piuore , die' egli, ignnto anche al Tirabo- 
schi { ed invece nominato piu volte dal Lanzi s-.ila fede del Ti- 
raboschi medesnao ) , e che varie opera lavoro ael Piemonte ; \xa 
qiiadro di Giovaruuicoiuo Molineri di Savigliano ; il trapasso di 
5- Franceses d'As'^isi attnljnito a Masaccio , al LippL o al Ghirlan- 
dajo, e dailo scrittore della lettera )m\ volontien a'^guidicaco al 
priuio ; una Vergine col bauibiuo di Giovan Eellino ; un quadro di 
rre mezze figure attnbuito al Gioigione ; altro quadro dell'Adul- 
tera attribuitn a Tlziano ; due quadn di Jacopo da PonCe di Bas- 
sano , uuo di Paolo Veronese , altro del Palina , eiovane ; tre 
aitri del G«^rtiVto , due quadretti capricciosi iX\. Guldo ^ altro che 
da alcuni a Giiido stosso , da altri si atu-ibuisce alia Sirani ; una 
Risurrezione di Crista creduta deW Albani ■, un'Annunziata del 
Gentilescki , una Giuditta di Cristoforo Allori ^ una Vergine col 
b^iiiliiHo di Si/none da Pesaro , un cpiadio del Frnncucci da 
IiHolii , una piccola dipintura del Maratta , una Madonna cre- 
duta del '<,i!njrio , e dallo scrittore della lettera attribtiita a Ber- 
nardlno Luini , altra della sciiola di Leonardo , couie lo e tbrs« 
pure 1 1 ritrattn di Monna Lisa , e varj quadri di paesi di autori 
Fianiininghi. Si vaniuientano altresi un bel quadro del Giutii/'io 
univt-rsaie di Bartolonieo Stranger , altro di Alberto Duro , in 
eui e figurata la storia della Passione , una deposizione di Crpce 
di Lura d'Olanda, due opere atnibuite a Rubens, cioe un ab- 
bozzo del Giudizio universale, ed altro dello Sposalizio di Maria 
Vergine, e due piccoli ovati del PussLno. 

Fhi qui si e parlato di quadri aniiclii da illustri possessori 
presentati per ccndecorare la esj osizi(Mie. Tra le opere degli 
autori viventi si loda soniuiainenre una Sajfo del nioderno PraS' 
titete ; si comniendano aitresi due busd rapjireseutanti i ritratti 
di due fig'iuoli del niarchese di Azeli" , lavorati dallo sruU»jre 
Fcsta ; un disegno delU cascatella della Nera nella macchia di 
Terni ; altro di una parte del Foro roniano , ed alcuni diseg.i 
e quadretti di figure • lavori tutri deL detti ligliuoli del niarchese 



^7^ A V P R N D I O E 

<li Azclio, tra i quali si distiugue il ritratto della celfbre Dio— 
data Saluzzo ; due biisti 1' uuo del Re , 1' altro del priiicipc di 
Cangnaiio , niodellati dal valentiesiuio Ainedeo Lavy; sei niedaglie 
recent! del niedesinio , ed altie di Alfieri , di Lagranse e del 
bai'one Vernazza , opere di Aneiolo Donadio Alessandrnjo ; al'io 
busto del principe di Cariguano di Giusrj<pe Antonio Ferrero ; 
alcune elegaafi uiiuiatme della signora i>ofi.a Giordano , alcune 
arijiiKiclle del jirof. Monticoni , alciini pasfelli delle signore 
Teresa Nuitz e Teresa Burghese ; altre niiniature delle signoie 
C'eiuentina Vregliasco e Teresa Sevesi , varj lavori in a\orio dei 
eigiiori Tanadei e Caneveri , sette (iiiadri di paesi di Daniele Me- 
velli , due di Luigi Beuiglio , altri del cav. ' Eijia di Meaiia , e 
del cav. BrainbiUa 1 il quadretto di Pandora del conte Cesare 
£enevello , e vane opere pregevolissime del cav. Ba^etti e del- 
r avvocato de Guiernaiis. Tra i lavori d' intaglio sono con par- 
ticolare lode nieiizi'iuati quelli del prof. Pictro Palmieri e del 
coQte Giuseppe Ponte. Si videro pure in quella esposizione al- 
cuni lavori litMorafic . Si cliiude la lettera ecu giiisto elogio di 
"Varj professori, che alia pros| erita dell' arti nel Pieinonte contri- 
buirono , tra i quali tiene un distmto lungn il eel. Pecheux. 

Ci sembra questa lettera dimtta in grctn parte a uiostrare il 
dissenso dell'A. dalle o['inioni esternate nella notizia di quella 
esposizione che non aLbianio sott' occhio , onde non ci e dato 
di giudicare se giuste sieno le censure. Vedlanio pero I'A. ge- 
neralmente ben istriitto nella storia dell' arte ,. parlare con molta 
franchezza dell' origine di alcune delle arti medesime , e del 
nierito de'loro professori , e solo facciamo voti , perche vene- 
ratore, quale egli ci sembra , degli anticlii originali , nou troppo 
ei lasci trasportare alia cotuniendazione del « filosoiico intento di 
» que' peregrini ingegni , com' egli dice, naziouali ed esteri , i 
» quali da lunga mano persuasi qiianto la cieca iuiitazione anche 
» nella cultura delle lettera nuoca ai buoui studj , ed ai suoi 
■ veri progressi .... vanno predicando all' Italia essere ormai 
» tempo di togliersi le pastoje , di spezzare i vlncoli della pe- 
3» danteria e della letteraria superstizione «. Speriamo che 
queste massime romantico-licenziose , che per buona sorte non 
sono gia piii di moda iu tutta 1' Italia , non si spargeranno piii 
oltre nel Piemoute , il che sarebbe di uu dauuo iuevitabile alle 
•cienze ed alle arti. 



Caso iV una cistitide con raccolta straor dinar ia di 
calcoli. Osservaziniic di. Francesco Buff A . dottore 
ill filosofia € mcdicina, d Ovada^ ducato di Genova^ 
provincia d'' Acqui. — Voglirra^ 1821, coi tipi di 
Qaudeiizio Giaiii , opuscolo in 8.", di pag. 60. 

Quest' opuscolo e destinato ad aumentare il numero di quelle 
ojeervazioni jueUiclie , die per la loro ravita e per gl' iusoliti 



?ARTE ITALIA.NA. -^^7 

•Hiorbosi proJotti clie presentaao , lueritano di essere coBservate. 
Si tratta di una cistitide , in un uomo di circa 6o anni d' etk , 
con raccolra straordiniria di calcoli. Tenninata la malartia coUa 
morte , 1' autopsia cadaverica mostro la vessica in uao stato di 
carnosira e d' iugrossamento straordiaario , contenente 3q8 pie- 
triizze bianche , di difference figura , e della grossezza da un 
olivo di Spagna smo ad un grosgo pisello. Un:i ra( colta si nu- 
merosa di calcoli , dell' indicaca mole , non ha forse esempio 
nella stnria niedira. Si sa che Ruischio al dire di De Haen ne 
rinvenne 42, Tulpio 89, Vegelin 60. Desault ha estratto in una 
sola operazione piu di 200 calcoli in un curato di Poiitoise. 
Heurnio assicura di aver rinvenuto in un cadavere 80 calcoli in 
un reue , e 70 neU' altro. II casci forse piii maraviglioso di questa 
natura , dopo il riportato dal dott. Bufa, e quello di Saviard , 
consegnaro nelle opera di Palfino , di 3oo p'etre estratto ad un 
villaijo. Qut-st'opuscolo assai bene scritto e accompagnato daU'ana- 
lisi chiaiica dei suddetti calcoli, e da nioltc buone riflessioni 
pratiche , clie ne raccouiandano la lettura. 

B. M. 



CORRISPONDENZA. 

Jl sig. Direttore della Blblioteca Jtaliana. 

Milano , il 5 gennajo i8ai. 

Udite, sig. Direttore, una bella cosa. Nel mio ritorno da Roma, 
passando per Firenze , mi trovai per caso nella bottega di un 
certu Gaspero, librajo, quando vidi entrare un prete , poco men 
largo che alto , il quale accostandosi , tra lo smarrimento e la 
rabbia, al padrone (che stava appunto trattaado meco intorno 
al prezzo di uii esemplare della Bihlioteca de fanciulli da lui 
ristampata ) , fece il discorso che son per esporvi. E siccome il 
librajo soggiunse alcune cose, ed io medesimo non potei dispensar- 
mi dair entrar a paite della conversazione, cosi, per mantener 
pill che J30SS0 Tidentita dell' espressione , penso di nferirvi il 
dialogo tal quale avvenne, o, per dir meglio, come me lo ncordo. 
11 Prete. Sapreste voi , caro Gas}^ttro , procuraroii subito la 

Blblioteca Italiana di novenibre? 
Gaspero. E dessa arrivata ? 

Zl P. Sicuramente. Passando a caso davauti alia libreria del 
Piatti, r ho veduta in mano di un certo tale che la leg- 
jieva ad alra voce in m^zzo a un crocchio di persona con 



278 APPENDICK 

barba e senza, le quali tratto tratto si reggevaii» i Canchi 

dalle risa. Non vorrei . . . 
Gasp. Che mai, sig. Canonico? (E qui seppi die era canonico ^. 
II P. La fietulanza del sig. Acerbi e si grande , che. •• 
Gasp. Teme forse di im altro articolo contro di lei ? 
II P. Qual nieraviglia? Anzi il cuore e quelle I'isa mi dicono 

che la cosa e appunto cosi. 
Gasp. Oil qucsta vorrei vederlaj 
// P. Che! vorreste vederla? 
Gasp. Si ; ma per dire ogni razza di vituperj contro queU'acer- 

bissimo Lombardo che se 1' e presa con un personaggio e 

un letterato del euo merito , della sua geaerosita e dell a 

sua faiua. 
Il P. Tralasciate i coniplimeiiti , Gaspero mio: perche , se, quaiito 

a merito e fama . . . . , la bonta del Pubblico illuminato . . •• 

rispetto a generosita poi , non e vero. 
Gasp. ( Vohandosi a me. ) Signore , io non vo' contrai'iai- la mo- 

destia del sig. Canonico : ma se ella lo conoscesse come 

lo conosco io . . . . 
Io. Lo credo. II suo aspetto denota abbondanza. 
Gasp. E ella di Firenze ? 
Io. No : sono di Bologna. 
II P. A Bologna ho mandate appunto , giorni sono , in regalo 

ad alcuni niiei ammiratori ed amici alcuni esemplai'i della 

Novella del Grasso Legnajuolo da me restUuita alia sua 

intigrita. 
Io. L' ho veduta. 
Il P. S\'> E che ne dice? 
Jo. II sig. Acerbi ue parlera. 
II P. Ebbene? 
Io. Fara ridere. 

Il P. Ma che dritto ha egli di far ridere a niie spese ? 
Io. Non a spese sue ; a spese del libro. 
II P. A spese di un testo di lingua? 

Io. Non a spese di un tfesto di lingua; a spese dell' addobbes. 
II P. Qual addobbo? 

Io. La dedicatoria, e piii di tutto la prefazione. 
Il P. La dedicatoria? 
Jo. S). II priiiio periodo si presenta cou un error di graiu- 

naatica. 



PARTE ITALIA.NA. 279 

Gasp. Un error di gramniatica ? E iinpossibile. II sig. Canonico 
e socio corrispoudente delT Accademia della Crusca , se 

ella nol sa. 
To. Lo so; e appunto per questo non passo sopra ad errori 

di gramniatica. 
Il P. E qual e codest' errore ? 
lo. Ora non me lo ricordo. 

Il P. Datenii subito un eseinplare di quella Novella,, sig. Gaspero, 
Gasp. ( Dopo aver cercato il libra. ) Eccolo. 
// p. ( Prende il libra e leese. ) « A voi , cui tanto a cuore 

» sta r onore e 1' avanzamento del bel diaietto Toscano sui 

» testi — e siete OMAI nelFa risoluta deterniioazione . . . 
lo. Alto la. Quel cui non puo reggere il siete. Bisognava 

dire e che. 
Il P. Sofisticlierie \ Sofisticherie ! 
lo. Come ! Sofisticlierie gli spropositi di gi'anmiatica ? E che 

cosa iiiteude per avanzamento del diaietto Toscano ? Com« 

«i puo egli avanzare un diaietto , e quel ch' ^ piu avan- 

zare su i testi ? 
Gasp. Sofisticherie! Sofisticherie! Quanto a testi, o signore , 

nie ne intendo un pochino anch' io. Ne ho legati tanti! 
Il P. Ha ella altre eccezioni da fare ? 
Io. Legga il complimento di quella dedicatoria. 
Il P. ( Le agendo.) « Accettate di grazia si tenue offerta , e questa 

5» serva — ad accelerare 1' esecuzioue di si fatto vostro 

proponimento con ansieta desiderato .... 
Io. Si fertni. Quel st fatto proponimento non si riferisce a 

nulla; perche non si e parlato di proponimento veruno. E 

poi come si puo desiderare un proponimento ? 
Gasp. Sofisticherie ! Sofisticherie ! Un proponimento si puo desi- 

derar benisslmo , e di piu desiderarlo con ansieta ; ed ec- 

comi alia prova. Se io , a niodo d' esempio , desiderassi 

che il sig. Canonico si proponesse di uiandarmi a regalare 

alcuni fiaschi d' olio e di vino in contraccambio di una 

dedicatoria .... 
Io. In ta! case .... 
Il P. Bravissimo Gaspero ! In tal caso non vi sarebbe nulla 

da ridire. 
Io. Ma quel projionimento .... 



480 Al'PENDIOE 

Jl p. Non c' e proponiniento die tenga. La comparazione tii 
Gaspero (librajo intraprenrlente , coraggioso e di sperinien- 
tato credito ) va a pennello, ed io sono pronto a provarlo 
con un migliajo di note. 

Iv- Per carita no , sig. Canonico. Basta cosl. 

II P. Ella dice , o si^nore , di esser Bolognese. 

Io. Appunto : ma da qualclie tempo sono domiciliato a Milano. 

// p. Taato meglio ! Conoscera duuque il sig. Acerbi? 

Io. Lo conosco. 

// p. Ebbene : senza perderci in ulteriori contrast! sopra ua 
tal libro, favorisca dirgli in mio nome cbe ad onta dellc 
sue censure disapprovace da ogai buon Crigtiano sto in- 
cessahilimnte ferino nel mio pruponiinetUo di far noti i miei 
scritti da Battro h Tile : 

die con pie franco e ardito mi elevero sempre sopra gli 

altri nella mia professione in guiaa da dare II crollo alia harba- 

rie , per cui /' architettara fu quasiche seinisepolta e sinarrita ; 
cbe sono forse piii degli altri aontato delle sue critiche 

inurbane ; ma clie saro in ogni tempo , oltre ogni ii/fagmazione 

•ansiosainente disioso , e sarei quasi per dir funatico nel Irainan— 

dart ai piii tardi nipoti la ricordanza e il deUag,lio delle cose del 

piii lieve moiiiento , quaaJ' aiico altri non apparissono o conco- 

ressono a farlo ; 

die io , quantunque €< privo d' ogni saper d' ogni spe- 

rienza » e nou ancora luolto iniziato nel hel dire ^ non son uso 

a iinbrattare la originalita de* codici ; 

die unqueinai sazio di scriver delle cose nostre , sin 

nella piii fresca eta , mi occupai a riformare V isioria del P. 

Negri : ma essendoci poi in se^uito ritrovati in un mare si da 

teinere di giungere al porta , alia meta del viaggio ammai.namiiio 

ie stanche vele , e ad altri di noi men tiinidi e piii robusti la 

cura lasciammo di proseguirlo. Ma torniamo la donde invero ci 

dipartiiiiiao ; 

die queste cose., comechi istoriche ., benchi aliene dal sng- 

getto 1 le vngliamo qui riportare ; 

die lo lio fatte piii e diverse edizioni , delle qiiali soglio 

far rimeiiihranza , aebben ridotte ora a pochezza di copie ; 

die la Novella del Grasso Legnnjaolo fu gia , per ana 

straboccanie filologia patria , pubblicata dal Manni ( la cui fama 



FARTE ITAHAN\. 28 I 

t OTinai {noscurahile (i) ) con una prefazione nella quale col/a 
sua solita e propria squisltezza di vetuste carte e d' attestazioni 
autendche e minute del Grasso Ltgnajuolo parhsi e de' suoi an- 
tenati ; e noi ahbiaiiiola accennata ; 

die io ho scoperto die il Brnnellesco e il Donatcllo pedi- 
narono da lungi il Grasso , e quasi che a caso ivi si fnssero 
insieme accozzaii, se gli fecero con semiridente sembiante avanti, 
e il circondarono all' oggetto di assillnrlo ; 

che a quegli che riseco da qualc/ie scabbia e oscurita il 
Governo della famiglia, del Pandolfini , debbonsesH professor moiie 
obbligazioni , couie se avesselo rinnovato , perche ridusselo per 
la gwventit \ il che sembraci ottiuiamente fatto , benchfe alcuno 
protestisi d' awiso contrario per la dijfcrcnza dell' epoca in allri 
codici , ove ella e marcata , almeno per induzicne, dicendovisi che 
tra quel che scrissero essa novella eravi Luca della Rohbia; 
e che in fine le vinie di Bartolommeo Davanzati sono 
» Rime balorde , sganglierate e goffe 
» Da inibaisimaie al doccion delie loffe v. 
Io. Oibo , sig. Cononico ! Oibo ! 
Jl P. E perche? 
Jo. Quel doccione .... quelle .... Diranno , ch' ella imbratta 

r originalita de' codici. 
Il P. Sono versi di Alessandro Allegri , da me riportati nella 

prefazione alia Novella del Grasso Legnajuolo. E il discovso 

da me fatio , h un conipendio del aieglio che si tvova ia 

esia. Lo riportera ella ai sig. Acerbi ? 
Io. Lo riportero. 
Gasp. E aggiunga , che siccome disae il Satellite d' Empoli , si 

aspetta sempre ch' egli citi non so quanri autori Lombardi 

che scrivano come il sig. Canonico. 
Io. Su questo ha gia dicliiarato d' aver perduto la causa. 
11 P. Si? 
Io. Per quante indagini abbia fatte , non gli e riuscito di tro- 

varne uemmen uno. 



(i) La voce inoscurablle non si trova nel dizioiiario ; ma bensi in 
certo numero della Gazzettu di Firenze , ove si annunzia con /u(/« an'cdi- 
sion* del sig. Canonico , falta col solito corredo. 



38a APVENOICE 

AlV egreglo signor Giuseppe Ackrbi , direttore delict 



N. 



Biblioteca Italiana. 

MUano , II 24 inagglo l8ai. 



I EL fascicolo LIV dello scorso mese di giugno 1820 ella si 
e compiaciuta di pubblicare ua articolo da me consecrato alia 
meuioria dell' illustre mio maestro e carissimo auiico V abate 
Bartolomeo Fen-ari. In esso io accenaava che gli studenti del- 
r I. R. LJceo di Milano in S. Alessaodro pensavano di dare 
uno stabile contrassegno della loro giMtitudine al defunto pro- 
fessore, e promisi al puliblico che avrei fatto parola di tal 
pensiero tosto che fosse stato niesso ail effftto. Questo peiisiero 
essendosi compiuto nel mannoreo aioaumento poc' anzi eretto nel 
Liceo di S. Alessandro , la prego , sig. Direttore , d' inserire nel 
8U0 glornale questa mia lettera , clie servira ad un tempo a com- 
piere la mia promessa ed il mio articolo , olFrendo la seguente 

Descrizione del monumento mannoreo eretto dngU Alunni 

deW I. R. Liceo di MUano in S. Alessandro alia nieinoric$ 

dell'esiinio professor e abate Bartolorneo Ferrari. 

Una nicchia praticata nella vasla muraglia del corridore che 

unisce le diverse scuole del Liceo, ornata di archivolto e delle 

cornici d' imposta , serve a contenere la massima parte del monu-* 

mento. Dal vivo di questo muro aggettaiio due teste di leone, sa 

cui posa UQ plinto , a guisa di davanzale, come quelli del tempio 

monottero rotondo di Vesta a Tivoli. Sopra questa specie di 

base s' erge una lapide rastreiiiata soltanto ne' fianchi dal basso 

air alto , nelLa fronte della quale leggesi la seguente iscrizione : 

BARTOLOMMEO FERRARI 
SACERDOTE MANSUETO INCOLPABILE 
INSEGNO PER XLIIII ANNI LE MATEM: 
LA FILOSOFIA E LA SA.PIENZA DELLA 
RELIGIONE — I DISCEPOLI PIANGENTI 
LO PORTARONO AL SEPOLGRO E GLI 
PONGONO MEMORIA DI GRATITUDINE 
E DI VENERAZIONE — 

VISSE DAL MDCCilL AL MDCCCXX 



PAUTE ITALIAN \. a83 

Agli ang'ili siiperiori della lapide ed a livello della ciniasa 
»ono rappresentati ill rilievo due clierubini alati, da cui sortono 
duplicati nastri ed un festone d'alloro, il quale in vaga ma- '^ 
niera acconipagaa ed orna 1' edigie in basso-rilievo del bene- 
nierito institutore. Questa e contornata circolarniente dal nolo 
eerpe, einibolo dell' eternira. Un rettibneo acbminato fronte- 
spizio , alia foggia de' cippi sepolcrali o de' sarcofagi antichi , 
serve di finiuiento alia lapide. Questo finimeuto decorato da 
baccelli sul vertice ed agli angoli rieniranti dei due balaustri 
cbe lo iiancheggiano e dal inonogranmia espresso alia nieta del 
timpano, forma col restaiite dell'o[)era diligentemente elaborala 
nn coiuplesso assai pregevole. L' altezza del inonuiiiento e di 
nietri 2,i5o, e la maggiore larghezza e di metri i,25o. Questo 
cosi ben luteso dispgno , seniplice e, nello sfesso tem)50 sufFi— 
cienteniente orixito , e del sig. Domenico Woglia, T. R. profes- 
sore meritissimo di disegno nel Liceo suddetto , e professore 
d' ornato nell'I. R. Accadeniia di Brera; e veune eseguito dal 
valente scultore sig. Grazicso Rusca. 

Tale e il monumento che ia. riconoscente pieta de' suoi allievi 
dedica al professore Ferrari. Nel quale a me pare che non solo 
sia da considerarsi T ouore clie ue viene al defunto , nia qiiello 
pure che di riverbei-o torna siigli studenti del Liceo di S. Ales- 
sandro , i quali a proprie spese e spontaneameute hanno voluto 
inualzargli questo pubblico testimonio di stinia e di gratitudine* 
lo certainente sono persuaso che le piii dolci speranze si deb- 
baao riporre in questi giovani che, valutando ed onorandn per 
tal mode le virtii della mente e del cuore di chi alia loro istvu- 
zione consecro la sua vita, ditnosti-ano di aver 1' animo tem- 
prato e disposto a tutte le piu belle virtu. 

Mi creda , sig. Direttore , coUa piu profunda stiuia e consi-. 
derazione 

Obbmo suo Servidore e Collaboratorc 

Cesare Rovlda^ I. R. prof, di matem. nel Liceo di P. N, 



Giuseppe Acerbi , direttore ed ed'itore. 
Milano, daW L R. Stamperia. 



Osscrvazioni meteorologiche fatte all' I. R. Osservatorlo di Brem. 





M A G G I 


182I. 






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Nu. tern, pioi: 


4 


27 


8,6 


+10,5 


N E 


Piog. nuvolo. |27 


8,3 


+ 14.0 


E 


Nuvolo roif.). 


S 


27 


8,2 


+11,2 


E 


Nu. piov. rof. |2; 


7,0 


+ i5,c. 


S E 


Tern piog. nu- 


6 


27 


7,0 


+ic,5 


E.....S 


Piog. . . . nuv. 


27 


7,1 


+ i3,5 


£ 


Nuv. rot. piov. 


7 


27 


8,0 


+ IO,t' 


S....O 


Nu. rot piov. 


27 


9/ 


+14,3 





Nuv. . . .piog. 


8 


27 


10,8 


+11,0 


N...0 


Sereno. 


27 


10,9 


+ 16,5 


S 


Ser neb ser. 


<) 


27 


11,1 


+ jo,6 


N 


Spi-eno. 


27 


1 1," 


+ 17,7 


.<; E 


Ser. nuv. ser. 


lO 


^7 


I or 


+ 12,0 


N E 


Serene. 


27 


9,5 


+ 1^6 


.=! 


Ser. nu\ olo. 


I i 


27 


q,0 


+ t3,o 


S E 


Neb. rot piog.i:27 


t(> 


TiO,0 


E 


Nuv ser. 


12 


27 


8,7 


+ 11,5 


S 


Sereno, ncbb. 


27 


+17,6 


s 


Neb. ser nuv. 


i5 


27 


(.,8 


+ 12,8 





Nuvolo rotto. 


27 


4>^ 


+16,8 


so 


Nuv. rotto. 


14 


27 


4,S 


+ 12,0 


E* 


Ser. nuv. ser. 


27 


b,9 


+ y,"^ 


0* 


Sereno. 


i5 


=7 


7,8 


+ 9,5 


N E 


Ser. nebb. 


27 


8,- 


+ 16,5 


E 


Se.te.po piog 


i6 


27 


9:4 


+12,4 


N.,.0 


Nuv. rot. ser. 


27 


10,0 


+17,7 


SOS 


Nu s.te.po pi. 


17 27 


10, ."5 


+ 12,0 


N 


Sereno. 


27 


11,2 


+17,7 


S 


Sereno. 


18 


27 


11,8 


+ 12,5 


N E 


Ser. nuv. rot 


27 


10,8 


+18,7 


E 


Ser. nuv. ser. 


19 




10,7 


+ '3,7 





Tem.ser neb. 


27 


ic,r 


+ 19,0 


SO 


Sereno. 


20 27 


11,3 


+ i3,o 


N E 


Ser. nuv. ser. 


27 


9,^ 


+ 18,3 


S E S 


Sereno. 


21 27 


8,9 


+i3,o 


E 


Ser. nuv. neb. 


127 


8,5 


+17,0 


S 


Nu.te. po.pio. 


32 2" 


8,4 


+i3,o 


E 


Piog. nuvolo. 


27 


7,0 


+ 14,-' 


E..N0 


Teui.gr. piog. 


2327 


8,8 


+ 11,8 


E 


Ser. piog. nu. 


27 


7,6 


+ i6,S 


E 


Nuv. rotto. 


2427 


7,3 


+t:^.,« 


N E 


Neb. nuv. ser. 


27 


6,6 


+ j6,3 


E... N 


Nu.te.pio.ser. 


25 27 


?,£' 


+12,0 


N 


Ser. nuv. ser. 


27 


7"' 


+ I7r'' 





Nuv. sereno. 


26 


27 


7-- 


+ i3,o 


E N E 


Nuv. piog. 


27 


6,.; 


+i3,4 


E 


Piog. nuvolo. 


27 


27 


6,2 


+ ■3,0 


E 


Nuvolo. 


27 


6,.) 


+ l%2 


SO 


Ser. nuv. ser. 


2K 


27 


8,6 


+ 10,8 





Sereno. 


27 


io,r 


+ i5,o 


0* 


Sereno. 


29 


27 


10,6 


+ 9,0 


N 


Sereno. 


27 


9,'' 


+ 17,0 


SO 


Sereno. 


.-io 


27 


9,7 


+ 11,2 


£ 


Ncbbia ser. 


27 


9,[ 


+^7^7 


S E 


Ser. nuv. ser. 


il 


27 


lC,o 


+ i3,6 


E 


Nuv. neb. ser. 


•7 


9,u +10,2 


E 


Sereno. 


Altezza mass, del bai-. poll. 27 lin- 11,8 A 


tezza luass. del t< 


n-ni. + 19,0 








. . . + 0,0 




media » 27 » 8,90 

Quantua della ploggia 

— — - — _— . ^ — 




+ 1 4, 1 8 




lin. 39,96. 





285 

BIBLIOTECA ITALIANA 

try 



Tl 



14/0 yio2yi. 



PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



Nuova raccolta teatrale , o sia Repertorio scelto ad 
uso del teatri italiaid^ compilato dal professore 
Gaetano Barbieri. — Milaiio ^ 182 1 , cd tipi dl 
Gio. Pirotta, in 12.°, volume i."', 2." e 3." Prezzo 
d' associazione ^ centesimi 20 al foglio. 



T. 



RE volumi sono gia usciti cli questa raccolta al 
inomento die scriviamo il presente articolo (i). U 
j>rimo, di cui farem qui discorso, contiene il Vespero 
Sicillano ^ tragedia, il Conte di Beniowski, commedia, 
il Terno al lotto ^ commedia: le due prime voltate, 
r una dal francese , Y altra dal tedesco ; V ultima 
composta originalmeiite iu italiaiio dall' editore sig. 
professore Barbieri. 

L' epilogo del Vespro Siciliano trovasi al seguito 
della versione : ed e chiaramente disteso dal tra- 
duttore, il quale da uu' idea giusta del soggetto, 
tanto per riguardo agli antecedeuti , quanto per 
rispetto air azione stessa cd a' caratteri die la com- 
pongono. Questo metodo serba e2;li lodevolm.ente 
iu altre composizioni della sua raccolta , e le correda 

(i) Ora ne sono publilicatL altri due voluuii. 

BibL Jtal T. XXII. 19 



286 Nt'OVA RACCOLTA. TEATRALE, eCC. 

poi tutte di xenni critici die fanno fede della mo- 
destia c delF ingenuita deir cditore , e delF ottimo 
suo discernimento. 

Ogniino sa che in cjaesta tragedla si tratta la 
teiTibile coiigiura, per cui tutti i Franclii stanziati 
in Sirilia dovevano, alV ora del vespro d' iin detcr- 
minato giorno nelle feste Pascjuali , essere d' im- 
provviso assaliti e messi a niorte. Non avendo noi 
sotti gli ocrhi T originale francese , quel poco die 
accenneremo riposa sn rpianto ne presenta la ver- 
sione del sig. Barljieii. L' argoniento e per se stesso 
degno della tragedia. La cospirazi»me che si pre- 
para da Procida , da Salviati e da altri Siciliani ; 
r aniore di Loredano figlio di Prodda per Amalia 
di cui gli era proniessa la mano ; la viva e nascosta 
tenerezza di questa principessa pel generoso Mon- 
forte , aidentissimo amautc di lei , e ad \\n ora 
amico e confidente di Loredano, dan luojio a varie 
scene sublirai e di vcranicntc tragiico effetto. II 
quale eifetto divien piu sensibile, allorche Amalia 
scopre che IMonforte dee cadere cogli altri Franclii; 
e quando Monforte e Loredano , benche Tun contro 
r altro aninia;i di vivo sdegno per la riconosciuta 
lore rivalita; pur tuttavia gare2:2;iano delhi piii no- 
bile emulazione nel volere essere T u' o alP altro 
cagion di salvezza e di sicurta : Monforte nelT ado- 
perare che Loif dano conosciuto partecipc nella con- 
giura, non sia punito come e' si dovrebbe: Loredano 
poi col dare un ferro alio stesso rivale, onde si 
difenda e si sottragga dal furore de' Siciliani nel 
boUore dello scoppiato tumulto. Convenianio percio 
in molte parti col sig. Barjjieri nelle lodi cir egli 
tributa al sig. Delavignc autore di questa tragedia. 
II primo e sccondo atto souo felici, non solo per 
r esposizione , ma eziandio per la dichiarazione 
dcir indole di ciascuri pprsona2;gio. DalP atto terzo 
in poi avvisiamo altramente : ed eccone le ragioni. 
Coimncia quest' atto con un dialo2;o tra Y ainante 
Pnncipcssa ed Elfride di lei confidente. Ccrto ( e 



eOMPILATA. D\L PROF. G. I!A.R5IEra. 287 

-^i dica con pace degli scnttori francesi ) cgli e mi 
bel comodo cotesto per uii autore traglco , onde 
porre a scoperto i segreti pensieri d'un persona^gio ; 
ma , a rigore di niassima , o i coafidend del^ijono 
cssere immedesiniati , per cosi dire, nelF azione 
stessa , come adopcro T Alfieri nel Filippo e in t-ltre 
tragedie, ovvero non essere iutrodotti. L' Eliride 
del sig. Delavigiie c uii personaggio iiullo , e che 
si vc'Ie collocato presso Amalia, oade qiiesta possa 
dar libeio sfogo al suo dolore ; e sentire di poi 
nel quinto atto gli orribili avvenimenti del Vespro 
descritti dalla stessa confidente con 62 versi di 
buona lena: imitazione, come ognun vede, del gia 
tante volte imitato racconto di Teramene nella 
Fedra del Racine. Se non die ben altri esscnziali 
difetti ne presenta la citata prima sceaa del ter- 
zo atto. 

In fatti cpiale verisimiglianza die un sacerdote 
del tempio veggendo addolorata la sveva donzella, 
si stacchi dal coro , se le accosti, e le dica al- 
r orecchio : 

Ti rasserena^ 
Suorn di Corradin .... qut^sto 
Al risorger d" un Dio sacrato giorno 
Lo e pur di tua vendttta e del riscatto 
Di nostra gente. 

Oh, per certissimo il sig. Delavigne prende abba- 
glio , se cosi imprudente crede im sacerdote par- 
lecipe di tanta trania ; onde T alto segreto ne' piu 
pericolosi momenti afikli ad una donna. Ma vi ha 
beii di piu: s' avvicina nello stesso istante ad Ama- 
lia lo sposo Loredano (edecco la seconda persona 
introdotta in un racconto a parlare ) e dice a lei : 
Grave , alto periglio 

jifinaccia i giorni tuoi: credi ad un foglio 

Che ti verra d' arnica man. 

II dir di piu interamente e senza taccia d' impru- 
dente poteva il Siculo sposo, soggiungendo a dirit- 
tui'a : vanne, Amalia, ritirati a casa, e non uscirne 



258 TvUOA V KAOCOLTA. TEATRALK, CCG. 

pill. RTa il sip;. Delavigne, a cui toiiiava ia acconcio 
il servirsi del vieto e rancido mezzo terminc d' uti 
viglietlo , noil fii conteuto alT avviso verbale ; e 
voile far consegnare lo srritlo. Di nianiera clie nello 
stesso tempio , iiella stessa circostanza e per lo 
stesso iiiotivo parla il piete, parla lo sposo, e ti- 
nalmente il segnente viglietto : 

NcW ora che al pregar notturno e data 
Fa che il tempio non veggati; e rinchiusa 
Ticnti nelle tue stanzt ; per te stessa 
Nulla tciner. 

Questo e un aggiunger poco a quanto ne sapeva 
gia Amalia, siccome vedenimo. 11 colmo delT in- 
veiisimi2;liaiiza e deir inconvenieiiza sta nel se- 
2:uito. 

r ombre 

Di questa notte , per Monforte cstrcma ;, 

De r oppressa Sicilin e chll' inuko 

Sangue di Corradin faran vendetta. 

Faccia ora ragione cliiuncjue, se cosi poteva scri- 
vere il figlio di Procida , iiueressato nclT esito della 
congiura; colni che sospettava ( e n' avea ben donde) 
die alia giovine principessa non tornasser discari 
j caldi afl'etti del cavalier franco: o clie almeno 
almeno doyea presuniere che una donzella di no- 
bile e tenero ciiove non potesse non inorridire al- 
r idea dell" uccisione di qualiinque persona, nou 
che del prode e deir appassionato Monforte. 

Cio posto, egli era in fatti naturalissinio che Ama- 
lia tiitta si sconvolgesse nrlF animo pel pericolo del 
Francese , e che tanto gli dicesse sul destino che gli 
soprastava ; onde anche un iniperturbabile cavaliere 
come Monforte, se non per la salvezza di se, cui 
ciecamente , per le mal conisposte speranze , com- 
metter vuole a' ferri traditori ; ma per la sicurta 
o per lo scampo dej^li altri Francesi , ad 02;ni poler 
s' adoprasse contro i divisamenti de' congiurati. Ma 
se cosi fosse stato nella istorica verita, non sareb- 
be accaduta la terribile strage del vespro : se cosi 



COMPILA.TA DAL PROF. G. BARBIERI. 289 

convenientemente acloprasse nel poema JMouforte , 
il sig. Delavigiie noii avrcbhe scritta la tragedia. 

Tiitto cio premesso, lasciamo die i buoai coiio 
scitori si facciano giiidici non. secondo la ragion 
del dovere, ma secondo la naturalezza delle cose 
umane : se dopo qiiello che Amalia scopre sulV im- 
minente pericolo di Moufoite ; al riveder questo 
amaute che vuole abbandonare Palermo ; al sentirsi 
rinnovare le piu allettuose e sincere dichiarazioni •, 
air esprimere che ella stessa fa il mal celato amo- 
roso alTanno , non sia il cuore die tutta omai la 
signoreggi in quell' alFannoso istaiite ; sicche , vinto 
ogni altro sentimento , consegni ella stessa il vi- 
glietto. Oppure che il tradiittore per serbarla in- 
nocente ( tale pero non era interamente dopo aver 
dato adito al novello affetto in onta alle antiche 
promesse ) la £iccia svenire , portare altrove •, e che 
neir accesso del delicjuio le cada dal seno il vi- 
glietto scopritor del mistero. 

Dopo qnesta scoperta , o grandemente c^ ingan- 
niamo , o tutto e inverisimile quel die accade in 
appresso. Inconveniente per le leggi stesse del 
dramma e la condotta di Mojp.forte : il quale per 
quanto generoso si voglia supporre, debhe in tal 
frangente ( anche volendoli poi salvare ) far custo- 
dire Procida, Loredano ed ogni altro congiiirato 
riconosciuto. Ma conserv^arli liberi ; perraettere che 
nella ree:gia stessa si adunino di he\ nuovo per coni- 
pier r opera, onde il sig. Delavigne possa accordar 
la tratredia con la storia ; e finalmente in tanta asi- 
tazione di cose niandar Monforte tranquillamente a 
donnire , aflmche nessun ostacolo si frapponga al reo 
divisamento , ce lo perdoni il rispettablle autore , 
r errore e qui troppo manifesto : o non bisognava 
far la tragedia , o muoverla ed annodaila diver- 
samcnte. 

Quanto alia versione , la troviamo in general e 
severa , robusta e bene appiopri.ita alia , trage-lia ; 
c il signor Delavigne dee chiamarseae soddisfatto. 



UgV NUOVA KACCOLl.V rE\TKA.LE, CCC. 

Ma slccome il tacere alcuiie meade anchc 2;rarmna- 
ticali stuggite al traduttorc forse pel tropjio alTret- 
tare il lavoro, potrcbbc trarre i gjiovani scrittori 
in errore ; cosi noi , seguendo il nostro costume , 
Ic metterem sott' occhio a' nostri Icggitori, ondc il 
traduttore stesso le corregga, so cosi crede opportune. 
Carte 5, Fanno vcki le navi ; e queste , e i Greci , 

E gli anatemi, per piombar gia stanno 
c Sul coinune oppressor. 

Vedra lo stesso traduttore clic il piombar delle 
navi non c immagine esatta : inoltre clie non si 
devc in una stessa connessione di sentimento ado- 
perare il linguaggio figurato ed il letterale. 

Vizioso ci pare cpiesto trasportamento. 
C. 7 L'orgogUo istesso , 

Ch' ogiii temer gli vieta , e si il francheggia, ' 

Che il sol mostrarsi crederehhe assai 

A far cader d' iin iniinico il ftrro , 

Di noltil cor figllo diresti in lui 
« II Per gli altri arcaao , 

Come fu tuo voter , non a colei 

Che genitor ti noma , il tacqui. 
" 1 4. Ogniuio 

Spetro tal vis fit 

Irregolare ci sembra la seguente locuzione , dove 
parlando di Luigi il Re, allato al quale pugno Mon- 
fortc, dice Gastone : 

C. 23. Ma nol vedesti tu , quando deposte 

.E spada e lancin , in. mezzo a' Franchi suoi 

Sotto querela che cclehre con esso 

A' poster i n' andra . . . ( Una (juercia die va ce- 
lebre ai posteri con un eroe ! 1 ) 
contro i medesmi, 

Con cm parti V allor , AcW inftltce , 

Di vpcchi padri , di vedove i pianti 

Accolse , terse , 
» 28. tradito, 

Non sa tradir Monforte. 



35. 



a me , propizio , 
Avverso sia il dtstin 





COMPILATA D\L PROf. G. BARBIERI. 


G. So. 


Quando trasmise 




la te Re Curio siio poter 


» 63. 


Dei Franchi spera 




iV^eZZ' aJdoimir. 


ib. 


D' altre cure 



291 



Pill die cercar Gastone , oggi Monforte 
Fornirem. 
)/ 65. una cenia 

Fara di noi. 

( Perch e quel cerna quando si poteva dire vina 
scelta ? ) 

C. 68. Tutto indagai. 

Qua e la cllspersa . . . (Procida paila della guardia 
di Monforte). 
e al suo signor simile 
Nel noil mai d'fi'lar , facile varco 
, Fra le sue rotte file i nostri brandi 
S' apriran tosto. 
It 75. 3Ia lion tardo 

Procida a conij^arir , in ogni petto 
Nuova sorse fidanza: 
ib. O sole , 

Che col tuo tramontar spargesti d' ombra 
Cotante stragi . , . 

( II sole che sparo e d' oniLi'a ! ! ) 
C. 79. lo solo il reo , 

A me sol morte fu dovuta ecc. 

Cosi esposto il nostro parere suUa prima tragedia 
di questa raccolta, non c' interterremo coq molte 
parole sulla commedia il Cont.e di Benijwskl di 
Kotzebue , la cui versione, consentiam volentieri 
coir editore , esser fatta con molto garbo e venusta 
di lingua dal sig. Medardo Conti. ]Ma per rigaardo al 
merito intrinseco deir opera, malgrado delle inolte 
riforrae fatte dal sig. Barbieri per adattarla alia 
sccna italiana, non la ravvisiamo tale da doversi 
ripatar degna d' una versione per presentarne i 
leggitori o gli spettatori italiatii: e quel che ci con- 
sola e il trovare lo stesso sic;. Barl)ieii del nostro 
avviso. Infatii dalF apparire dciresiliato Beniowsld 



2g'2 NUOVA SACCOLaA TEATRAJ.K, CCC. 

uella tcrza scena del primo atto shio al fine della 
coniniedia, tutto caiiimina a foiza di inoUiplicati av- 
veiiimenti, aHastellati T im sopra F altro seuza una 
lagiouevole disposizione. Diasi verisimile il pronto 
e caldissimo amor d' Eudossia al primo comparir dcl- 
r eroe : ma i succcssivi operosi divisamenti di questa 
fanciulla, singolarmeute poichc scopre Bcniowski am- 
mogliato , bcnche F autore siasi ingegnato di volerli 
velare , sono indegnissimi a prodursi , e nocivi alia 
Luona morale. Ora F amore e il tradimento di Ste- 
panoff; il veleno senza bastevolc motiv'o od impulse 
apprestato da Casarinoff; la scoperta per via del cane 
clie mangia lo zuccliero ; il pronto perdono di tale 
attcntato ; la storditaggine di Kudrin nel raccoiitar 
la congiura ad una cameriera; la facilita delFEtman 
de'' Cosacchi nel lasciarsi abbindolare ; la fuga d' Eu- 
dossia dalla casa paterna per correre fraternametite 
presso Beniowski; la solita raaledizione, paterna 
sovra Eudossia ; la cantina , le pugne , la vittoria ; 
fmalmente lo svenimento della fanciulla , e F im- 
barcamento dell" eroe co2;li altri esiliati, sono cose 
clie appena polrebbeio cssere tollerate sopra un 
teatro di marionette. 

E tutto tjuesto guazzabuglio, questo misto di 
ridicolo , di tenero e di orribile non puo essere 
compensate con le belle scene citate dalF editore. 
E poiche ne cade F opportunity, diremo ancora di 
pill per F ammaestramento di coloro che credouo 
troppo facile impresa lo scrivcre ragionevoli dramrai. 
Egli e vero , verissimo che un componimento irre- 
golare , o, se vogliam cliiamarlo, roinantico, ove 
presenti de' piinti sccnici d' un belF eifetto dram- 
matico, sara sempre da anteporsi a qualunque fredda 
commedia o tragedia, la quale non abbia altro me- 
rito die F osservanza de' precetti oraziani. ]\la cio 
conceduto ( e il facciam di buon grado), ogni ra- 
gion vuole tuttavia clie le irregolarita non ripugnino 
alia naturalezza, la quale sara sempre la base d'ogni 
scenica imitazione : che inai non si faccia forza ai 



GOMPILATA. DAI PROF. G. EARBIEKI. 2()3 

caratteri onde adoperino contro la verisimiglianza 
per servile al bisogno o al comodo di clii scrive : 
finalmente clie gli avvenimenti sieno bene iniina- 
ginati e convenientemente disposti. Ne vale il dire, 
che fingendosi la scena al Kamsciatka, non si dee 
tener lo stesso ragionamento come e' si farebbe 
d' un' azione che si tinga aver luogo sotto al ridente 
cielo d' Italia : giacclie noi Italiani chiedianio , e 
siamo in diritto di chiedere a' nostri autori e tra- 
duttori cose probabili e verisimili die ci divertano. 
II bello idcale d' una commedia non cerchiamo 
nella natura de' Tartari ne dei Cosacchi , se questa 
pittura non ha una alnieno discreta affinita con le 
nostre abitudini, con la nostra educazione e col 
nostro modo di sentire. Un imitazione che sia in- 
teramente relativa alia natura silvestre d' un clima 
rio;ido ed aspro , a certe barbare usanze aftatto in- 
co2;nite o mal conosciute, a certi caratteri d' indole 
opposti alia nostra, noi non sappiamo approvarla. 
Dnpo aver ragionato sulle due traduzioni , sarel)be 
stato dcsiderio nostro, in parlando della conunedia 
originale il Tenio al lotto^ di poter tributare al- 
r autore tutte quelle lodi che per altre opere da 
lui composte o tradotte gli sono a buon diritto 
dovute. I\Ia egli dicliiara ( e non sono molti gli 
autori che facciano tali dichiarazioni ) che sentira 
volentieri le censure sopra quei difetti che saranno 
ravvisati dagli altri , oltre quanto ne ha gia mani- 
festato e2:li stesso , singolarmente sul vizio tonda- 
nientale di questa sua rappresentazione. Infatti pare 
essp anche a noi di soverchio intricata : cosicche 
a gian pena se ne possono raccappezzare le fda per 
fame una qualche ragione. Ej^li e vero che racco- 
gliendosi qua e la tutti i particolari, se ne puo 
conoscere il divisameiito: perche il sig. Barbieri e 
troppo iiite'iligente per non dar iviotivo al tutto ed 
alle parti. ]\Ia T csposizione vorrebbe essere niolto 
pill chiara e successiva, e noii fatta, per cosi dire, 
a salti ; gli accidcnti piii Yerisiinili . il diajogo piu 



ag4 NUovA p./\.ccolt.v Tr \'ii<\le, ecc. 

natural^ c spoutaneo , c iioi) cosi spesso rictrcato 
lie' motU. 

Una distra/ioiie del sig. Fontaines, membro del- 
ristituto, gli fa porre al sole sopra una ftncstra, 
in vf*<'e d' una pveparazione chiinica , una raggnar- 
devole somma di dan.iro cai dec pagare lo stesso 
giorno a certi parcnti della Giulietla di lui pupilla. 
II wiovine Ednardo con tie nunieri die sorgono 
dair inteo;rare una formola col sig. Fontaines suo 
maestro, e giocati per capriccio di fantasia, vince , 
anche nello stesso giorno, un ricco terno , e no 
impiega la somma per mettere a coperto V onore 
del sig. Fontaines calunniato da' creditori della 
pupilla. 

Questo Ednardo, cui trasse gia da un ospizio 
d' pspor-.ti il Commendatore di Gatinat, zio del I're- 
fetto di Grenol>le ; quindi allevato nelle matema- 
tichc dal sig. Fontaines, in casa di cui s' era in- 
namorato della Ginlietta, c questa di lui, si scopre 
figliuolo dello stesso Prefetto , e nato da segrete 
inegnali nozze nel bollore della rivolnzione france- 
se. Con questa scoperta il virtuoso giovine , dopo 
molti accidenti pin o meno verisimili , e clie si 
combinano tntti nel giorno stesso, e poi felicitato 
dalFacquisto d' un tcnero padre e dal posscsso del- 
r aniata fanciulla: la qnale ricusa percio F otfertale 
mano d' uno scorretto giovane parente di sua fa- 
miglia. 

1 personaggi del Commendatore , del Prefetto , 
di Ednardo e della Ginlietta sono posti opportnna- 
inente a contrasto con alcnni altri di prava natura 
introdotti dalF autore. Dal die risnltano alcune 
bellissime scene. Ma il quadro , lo ripetianio , ne 
pare vizioso massime nella composizione e nel co- 
lorito. Ammiriamo percio F iUnaiinato discerniaiento 
del sig. Barbieri , il qnale nel giudicare F opera 
sua, non si lascia ingannare ne sedurre dalF esit© 
fortiinato clie essa ottenne sulle scene. 



»9^ 



La dUina Commcdia di Dante Alighierc , di mano 
del Boccaccio. — Rovc^a., uSao, in S.*^, nrgU occhi 
savti di Bice. In Blilano si vcnde da signori Fusi , 
Stella c com p. 

JLcco un nuovo Dante., stampato su di un codice 
ora per la prima volta adoperato, e pubblicato da 
tin nuovo editore , in una nuova staniperia , in un 
paese ove non si stanipo giammai. Ci congratuliamo 
da prima col sig. Aloisio Fantoni , perche intiam- 
mato lo vediamo di vero amor patrio, veneratore 
degFillustri padri della nostra letteratura , e piu 
di tutto del divino Dante Alighieri die egli dice 
«. maestro di virtu e di sapienza, cantore della 
y> divinita e di tutta la religione, giudice della 
» virtii e dei peccati , premiatore e castigatore giu- 
» stissimo , perseguitatore de' rei e de^ figli loro, 
y> datore di gloria e d' immortalita «. Dante., dice 
egli , pieno d' amor patrio , canto la gloria e la 
storia nostra, tutto vide, tutto dcscrisse F univer- 
so ; canto ogni tormento , ogni letizia ed amore , 
ed il riso di Beatrice e la gloria e la bcatitudine 
celeste. Per esso alzarono cattedre Firenze , Pisa, 
Venezia , Piacenza , ed altre citta d' Italia e d' ol- 
tremonti ; I'ormo egli nobilissimo argomento di pit- 
tori e di eruditi, formo la raaraviglia d' ogni na- 
zione: fu egli creatore della nostra lingua, maestro 
non imitabile , apritore del fonte della nostra poe- 
sia, il solo per cui noi ne abbiamo il sapore. E 
dunqiie commendevole il Fantoni clie tanto impegno 
mostra per la gloria di chi lanto glorilicd la pa- 
iria nostra. 

Trovo ogli in Parigi tra i liliri via portati da 
Pvoma un codice, maraviglioso, die' egli , e tale die 
niuna iiazionc non ha . non ebbe e non ne avra 



2()6 LA. mVINA. COMMKUl/V 

mai altio di tanto valore in opera di lingua e di 
poesJa, contenente la divina Comniedia di Dante 
scritta di maiio del Boccaccio^ ua epistola latina 
di questo medesimo scritta in occasionc di inandare. 
il libro in dono al Petrarca , c Ic coirezioiii iatte 
ad alcuni luog;hi dallo stesso Petrarca. Siugolare 
riesce il vedcre che quel codice giaccsse iiin^^o 
tempo nella bibliotcca Vaticana in Roma, non in- 
cognito, ne inosservato, giacche se ne lece parti- 
colare menzione nella conscgna dei codici che i'u 
stampata e riprodotta nuovamente in Lipsia; c che 
mai non si facesse il dovuto conto di un tesoro 
cost grande , ne per avventura si sospettasse giani- 
mai c[uel codice scritto per mano ilel Boccaccio. 
Che grandi affetti si destassero neir animo del Fau- 
tonl al vedere quel giojello , noi potremo lacilmente 
persnadercene , daclie egli credette di trovare riu- 
niti 2;r inimortali Dante , Boccaccio, Petrarca., che 
pero ne schiavi., ne morti si sarebbono potiiti chia- 
mare in te?Ta straniera, 

Ebbe tuttavia ad accorgersi anche il Fantoni clie 
dubl^ia era V antenticita di quel codice , o dnbbio 
per lo meno che scritto esse fosse di mano del 
Boccaccio ., 2;iacche disse fra se che se aachc fo-:se 
quel codice scritto da qnal che si fosse coplita., pre- 
ziosissimo dovrebbesi riputare ; perche , soggiugne 
egli , tanta ne e la correzlone e la costaaza deW or- 
to^rafici , si mondo e da lettere iniitiU , tanto sicuro 
nelle voci ed eleganze natie dei. padri del bel par- 
tare , e tanto ricco dl lezioni sconosclute e affatto 
proprie del poeta che nessun codice saprel)be a que- 
sto paragonarsi. 

Rapito da inia specie di entnsiasmo, il Fantoni. 
procaccaato essendosi uno esemplare stampato ( che 
veramente avrebbe potuto indicarci di quale edi- 
zione si fosse, giacche anche tra gli stanipati si 
trovano moltissime varianti ) , con lungo studio e 
grande amore ando ragguaiiliando e recaiido alia 



DI DANTE ALTGHIERI. igj 

giusta norma del codice oo;ni vocabolo , ogni sil- 
laba, anzi ogni lettcra: iinita T opera , ricoiniacio, 
e tutto a vejbo a verbo voile rivedere da capo, Ac- 
corderemo alF amor suo di Dante clie piii venera- 
bile gli apparisse in quel libro, che quindi con 
lui peregrinasse sotto moiti climi^ ch' ei lo tenesse 
fra le cose piii care e lo mostrasse ai soli amici. 
Finalmente gli venne in pensiero di donarlo tedel- 
jnente senza imniutazione di lettera ai cultori del- 
r altissimo poeta , persuaso che non altro testo de- 
siderino essi nello smarrimento degli autografi. E 
qui segue a dire essere questo tal manoscritto che 
scitaare possa ( noi diremmo piutcosto rappresentare) 
I' originale inedesimo scritto di mai.o d' esso Dante, 
cjoe con quelle lettere, con quei suoni e con quel 
numero che egli scrisse. Ammessa pienamente que- 
sta sostituzione , sarebbe certamente pregevolissima 
r edizione che ora si presenta di Dante. 

Ma le seguenti pagine della prefazione non sono 
facte per rinfrancarci in questa opinione, c molto 
meno lo e tutto il testo presenta to in questo vo- 
lume. Amraira il Fantoni i vocaboli iatinaniente 
scritti che si trovano per entro, ed in questo non 
dissentiamo da lui ; ma a riguardo dell' ortografia di 
alcune parole, come per esempio /bWm , morrocco, 
pirrate , accille , Ciecina , Aiiibale , Terrcntio ( nei 
quali nomi il codice non e forse mo ado ^ come 
il Fantoni avvisa , da lettere inntdi ) , e il bel 
noma, come egli dice, Ytalia , Modiua , monta 
per Tuolta, Alino per Alano ed altre moke, chi po- 
trebbe guarentire che questi fossero gli antichi nomi 
non alterati, o non piuttosto errori dc' copisti ? 
Dache si e ammesso che quel codice potesse etsere 
scritto da qua! che si fosse copista^ anziche dal Boc- 
caccio , e forse trasci'itto da una copia , o dalla copia 
di altra copia ; non sarebbero certamente da ammet- 
tersi tutte c[uclle lezioni come altrettanti giojelli, 
giacclie troppo e noto che oltre gli errori sparsi 



298 LA DIVIN.V COMilliDfA^ 

per rincuria degli amamiciisi , molti di cssi, secondo 
il proprio loio sentiinento e secondo il piacer loro, 
variavano o alteiavaiio i moili dclT oiiof^iaiia. 

L' estoiisore di «|aes£o articolo lia avuto alle mani 
iin codicc cartaceo di Dante mal conservato, scritto 
pero in Ferrara \'6 anni soltanto dono la morte del 
poeta, ed ej>,li vi ha trovato bcnsi moke lozioni 
dissonaati dagli stainpati , ma 11011 tutli percio gU 
arcaisnii che Tedifoie ha raccolto nelle pagine lO, 
II, 12, i3 e 14 dclla sua prefazione. EgU aviebbe 
pure fatta cosa gratissima ai letteiati, se si fosse 
data alcuna pena d iuformarci deU' eta verisimile 
del codice da esso esaiuiiiato, o almeno ci avesse 
presentato n\\ saggio dei caratteri , il che diilicile 
noil gli sarebbe riuscito. Lo stesso si dica dclla 
permutazione delle lettere affiai, delle voci unite 
con raddoppiamento e d' altri simili accidenti che 
alcuna volta sono fiorentinismi ed ele2;anze, ed altre 
volte sono errori attribuibili solo alia penna o al 
ropista. Nei confronti fatti con molti passi del Fe- 
trarca , avremmo bramato che V editore , non atte- 
nendosi solo alle rime pubblicate sugli scritti suoi, 
avesse consultata talvolta la spleijdida edizione fatta 
recentemente dal professore Marsand^ siccome tolta 
da una edizione antica , fatta forsc sii di un codice 
pin gennino ed autentico. 

Non dnbitiamo tuttavia che alcun pregio tro- 
vare si possa in alcnne lezioni di qnesto codice, 
di che ci chiariscono le osservazioni delf editore 
conteniite dalla pas^ina 17 della prefazionc fino 
alia 27. Segue una descrizione materiale del codi- 
ce, e si riferisce per intero la lettera in versi la- 
tini dal Certaldese inclirizzata a Francesco Petrarca^ 
detto poeta unico ed illustre. Nel codice trovansi 
anche gli argomenti o i sommarj di ciascun canto 
in latino che forse non sarebbe stato iniportvino 
il pubblicare , e si avverte che le corrczioni del 
Petrarca stanno, non cc«ne nello stamp. ;to a pie 



DI DANTE ALICHirRT. igC) 

vli pagina , ma bensi nei margini o fra le righe coa 
carattere piii minutp. Non iuopportuiiamente V edi- 
tore ha introdotto i segtii oitograiiei , aitenendosi 
per quanto poteva al testo , e le majuscole escluse 
dai capi versi ad imitazione sua, il cl.ie iioii si ve- 
de ben osservato , forse per incuria degk stam, a- 
tori , nella pag. 78 , ed akrove. Diconiro al iVou- 
tespizio ha egli pure lodevolmente collocate le ef- 
figie del divino poeta e quelle del Fetrarca tratte 
da antiche pitture inedite del miiseo Trivtdzio. 

Dubita r editore sulla fine della prefazione di 
essere caduto in niolti errori o nel trascnvere il 
codice , o nel dirie^crne la stampa o anche per in- 
curia , come egli dice , degli ohbcdlend ttpogra^i ,• 
ne fa pero le sense, perche, die' egli. non si puh- 
blica questo testo ne a Roma, ne a Firenze, ne a 
Milano, ricche e dotte citta , ne fra i colli di To- 
scana o lungo il Po , ne a Verona , a Gubbio , a 
fonte Avellana, a Tolmino, a Ravenna o nella valle 
Lagarina die si gloriano e disputano della nascita 
del sacro poema , ma bensi , come e2;Ii si esprime, 
in lino stremo cT Italia , in pirciola villa , in mezzo 
{die Alpi , tra I gioghi altissinii del nionte Presolano 
c per opera d' nmil pastore. Non saremmo , ne forse 
lo sarebbe alcuno, ben disposto a menargli buone 
queste scuse; tanto piii che in un avviso impresso 
al di fuori del volume s' invitano tutti coloro che 
scoprissero qualclie errore tipografico nel volume , a 
volerne avvertire T editore che a tutti fara trasmet- 
tere colle successive c:;ntiche le pagine ricorrette, 
il che annunzia una coidKlenza nella correzione •, 
ma bensi ci con2;ratuliamo col Fantoni che in un 
umile luogo in mezzo alle Alpi suscitata abbia una 
stamneria , forse a solo ogs^ett di onorare il prin- 
cipc de' poeti italiani. Questa edizione ne' secoli 
avvenirc rivalizzera con quelle scarsissime del se- 
colo XV fatte in alcune ville , ove piii non ebbe 
a sussistere memoria di stamperia, come Subbiaco , 
Casclle . Villa Berona, Scandiano, ecc. 



30O L\ DIVINA COMMEDIA DI D.VNTE ALICniERI. 

Clie dovra dunque dirsi in complesso di questa 
miova cdizione di Dante? Si dim die e esegnita 
nobilmente e con moltissima cura, e clie se pure 
non puo provarsi tratta da uu codice autentico di 
mano del Boccaccio ^ essa e sempre dedotta da an 
antico manoscjitto , al quale trovasi in fronte T in- 
dicazione clie scritto fu originariamente di mano 
del Boccaccio , e clie puo riguardarsi come uno 
dei testi degni di attenta osservazione. 



3oi 



Osservazioni intorno alio stato antico e presente del- 
TAgro trojano del sig. Filippo Barker Webb , gpn- 
tihiomo ingles e ^ membro delV Universitd di Oxford^ 
della societd Linneana di Londra , della societd 
Geologica. di quella dell Orticoltura,^ ecc. (i). 

"H vids >)£ rraXixtos * kf-hi ^e xev aff//£vui slij, 
II. S- V. 107. 

Or via, esca alcuno die pronunzii consis;lio 
piii sano di quest o , sia giovane , sia vec^ 
chio : cib mi fia certamente caro. 

Cesarotti, traduz. lecterale. 

Capitolo I. 

Quistione propostn. Opinioni e sistemi de' viaggiatori pre-- 
cedcnti. La sana critica comincia da Pococke , Wood e 
Chandler. Entusiasmo di Pietro della Valle romano. Wheler. 
Le-Chevalier , e sua nuova teoria mancante di buoni 
fondainenti. Giacomo Bryant. Risposta di Morrit. Sir W. 
Gell. Duttor Clarke ; stio errore sul Simoente ; sua sco~ 
perta del luogo d' Ilio ; suoi meriti. Viaggio di Hobhouse',- 
suo scetticismo ; argoinenti contrarj. Opera di WalpoLe. 
Giornale del dottor Hunt. Osservazioni di Walpole:, cor~ 
rezioni nostre. Hassegna de' fatti, Errori de' s>iaggiatori 
e loro cagioni. Nostra piano. 



L 



A. questione intorno alia precisa posizione di 
Troja ed alF antica geografia delF Agro trojano ha 
occnpato per la meta d' un secolo T attenzione degli 

(I) Qiiesta e la Memoria risguardante la Troade , di cui ab- 
biauio fatto discorso nel nostro proeiuio di quest' anno (Vedi 
ton). XXI, pag. 187 della Biblioteca Italiana). Essa fu scritta 
dair erud'to autore a nostra inchiesta ed espressamente pel 
nostro giornale , e fu tradotta dal stio manosrritto inglese sotto 
i snoi occhi, conBervandone il senso e le forme qiianto mai 
letteralmente il poteva concedere -1' indole della nostra lingua. 
La diligenza e bellezza della inappa moetrera a' nostri lettori 
qiiauto pill ci stia a cuore il decoro di quesro giornale , che 
r interesie. ( Nota dell' edit ore e direttore.) 

Mibl. ItaL T. XXri. 20 



3oa osPERVAzioNi, ecc. sull' ACRO trojano 
eruditi, ed ha esercitato tutto racume della mo- 
derna critica. Dopo tante opere d' illustri via2G;iatori 
clie peregrinaioao in que' lu.>glu iuospiti soltaiito a 
fine di vi^^itare il sito tibl Troja fuit: dopo tanti 
disegrii e carte e piantc pubbliratc dei luoghi vi- 
sitati, parer dovrebbe un paradosso il dire, che 
la questione rimane tuttavia indecisa : ma pure e 
cosi. Lo spirito di parte si e inipadronito anche di 
questo argomento, come di tante altre cose umarie. 
11 maggior numero de' viaggiatori si e portato sul 
luogo colla mcnte prcoccupata da qualche sistema 
favorifo, o forniatosi prima, o letto, ed approvato 
in c[naklip precedente scrittore ; o vi si e recato 
con animo di conil)attere qnalclie opinione contraria 
alia propria; e quindi il campo de' Greci fu a' no- 
stri tempi convertito in un campo di raoderne bat- 
taglie fra gli ellenisti di diverse nazioni, i quali 
per conibattersi usarono di 02;ai arma che loro ca- 
pitasse alia mano, e che furs atque i.rn mmistrnut. 
La topogra'ia del paese fu tulta stravolta a tonore 
delle diverse passioni; gli stagni ed i rigagnoli IVi- 
rono chianiati ilumi ; i fiuuii o traslocaii inalizio- 
samente od omessi. 

Avendo io nella primavera del 1819 determinato 
di visitare alcune provincie deir impero Ottomano, 
e di esaminare ponderatamente quelle che pin in- 
teressavano lo scopo delle mie indagini, ebbi la 
fortuna di avera a compagno delle mie escursioni 
il sig. A. Parolxni di Bassano, coltivatore egregio 
delle scienze natnrali, e gia noto alia sua patria 
come compagno di viaggio del celebre sig. Brocchi, 
e possessore delV unica Kaccolta delle rocce ita- 
liane, frutto della loro cnriosita laboriosa. 

Quantunqne il principale nostro oggetto fosse la 
storia naturale , pnre clii puo non occuparsi della 
geografia e delV archeolo2,ia in un paese dove ogni 
pietra acceana nobili fatti e ricordanze gloriose? Og- 
getto di questa memoria e qnello principalinente di 
T^gionare della Troadc e della sua guorra chiamata 



BEL SIG. FII.IPPO BARKER WEBB. Jo3 

«la Plutarco la piu belt opera delta greca nazlone ; 
di correegere gU errori de' precedent! viaggiatoii, 
di supplire alia loro omissioni ; dare finalmente 
una carta topografica dell' Agro trojano, quale non 
si e avuta ancora, e clie nieglio di tutte combini 
le sue posizioni colic relazioni del sommo poeta 
e de" geograti antichi. E se questo primo nostro 
lavoro non sara male accolto dal pubblico , e go- 
dra dcir approvazione dei dotti, ci faremo animo 
a pubblicare da poi una descrizione del Bosforo 
Tracio con una carta geologica , compilata con 
molti sudori sotto i raggi ardenti del sole di luglio 
e di agosto su quelle spiagge cocenti e perirolose. 
Descriveremo in segnito que' famosi campi Flegrei 
deir Asia niinore ( scoperta tutta nostra ) , che co- 
minciando nella Frigia percorrono una parte della 
Misia e tutta T Eolia e la Jonia si no al di la di 
Srairne. 

Terminati i nostri lavori sul Bosforo circa la meta 
di settenibre, c' incaniminammo verso la Troade 

TKuvuhv uvan]ucmvlzs u^u)^ 'A^oc/uxvl'ihs 'EXXtjs (i). 

La nostra compagnia fu accresciuta utilmente da 

due colti giovani inglesi, non ha guari miei condi- 

scepoli air Universita di Oxford, i signori Edinon- 

stone e Gurteis, coi quali dicliiaro comune cjuel 

poco di merito che posso avermi ar-quistato nellc 

indagini che ora intendo di pubblicare. 

i Prima di csporre le nostre idee e le scoperte da 

noi fatte sulla topografia di quel rlassico suolo, 

: crediam necessario di stabilire lo state della con- 

troversia die per tanti anni sussiste intorno al- 

TAgro trojano , e render conto delle opere dei 

j priucipali protagonisti in questa nuova guerra tro- 

I jana. La facilita di pubblicare carte topogratiche 

I e di esprimere con incisioni di mille maniere e 



(i) Le onne solcando del ceruleo Ellesponto. 

Trv)ihioci. 11. excld. 



304 OSSERA'AZIONI, eCC. SULL' AGKO TROJANO 

con disegni le piu minute particolarita , sono cose 
tutie projnic de" tempi moderni, e cominriarono 
dopo la nieta dell ultimo secolo. I viaggiatori pre- 
ccdcnti si conteiilaroao di dare delle descrizioni 
piii dilluse che esatte , piu iimpollose chc criticUe ; 
e senza occuparsi di argomenti e di confronti, non 
fecero che esaltare Timmaginazione de' lore lettori 
esagerando ogni cosa (i). La sana ciitica e le os- 
sen'azioni giuste cominciarono con Pococke e con 
Wood, lo scopritore di Balljcc e di Palmira: e 
qiiantunque cpicst' ultimo non liuscisse neppur egli 
a chianie gran tatto I'argomento, pur seppe pre- 
sentarlo sotto miglior luce al cospetto del pubblico 
e fissare 1 attenzu)ne degli eruditi. A questi due 
succedette il dottor Chandler mandato in Asia a 
spese della Socntcl dei Dilettanti di Londra. Fece 
anch' e2;li qualche cosa; ma sfortunatamente quel 
paese trovavasi allora involto in sedizioni intestine 
che gV impedirono d' innoltrarsi molto addentro, e 
furono qumdi , come a suo tempo vedremo , de- 
I'raudati gU eruditi delle sue ulteriori scoperte. 

Tutti i viaggiatori precedenti, in2;annati dalle ap- 
parenze de" magnifici resti della Troja di Alessandro 
{/ilexaiidria-Troas), la presero per la Troja d'Omero, 
c aderirono a questa opinione a dispetto di tutte 
le antiche autorita tanto greclie die romane, le 
quali ci assicurano die fino a' piu remoti tempi 
scomparse erano le rovine di Troja, ctiam periere 
ruince. « E chinonsa, diceva Licurgo, il Retore, 
die llio una volta distrutto e sempre rimasto de- 
serto di poi ? (2) » Eppure ad onta di qiiesto il 
Bellonio vede le rovine di Troja e parla della loro 
niagnificenza e le esalta a cielo (3) ; e cosi fa Pietro 



(1) Vedi Lady M. W. Montague, Lett. 44. 

(2) Tii avx ay.rixsiv 1 mi; anu^ vrro rviiv 'EkXru'cav xa;r-r>ca(p)j, 
aoixriTiv iiffzv:, 

Lycurg. in Strab. geograph, pag. 601 , ed. Paris. 

(3) Peoi Belonii Observat. tiadiict. Clusii, lib, i, cap. 5 et6. 



DEL SIG. FILlPro BARKER WEBB. 3o5 

della Valle il prinio de' Romaai moderni che fere 
questo pelleo;nnaggio tc per vedere , dic'egli, le ro- 
vine di Troja et ge/itis inciinabuld nostra; », al quale, 
come romano, volentieri si pexxloaa Ferrore, taiito 
e affettuoso il suo entusiasaio. « Subito sbarcato. 
soggiugne egli , in quel terreiio , abbracciaadolo 
quasi con alietto per memoria degli auticlii r^ostri 
padri , colsi alia riva del mare una di quelle brec- 
cie che la riserbo ancora per memoria ». Ambedue 
questi scrittori ci danno una circostanziata descri- 
zione delle rovine di Alexandria-Troas ^ le quali 
paragonate al loro stato presente ci fanno com— 
piangere il cambiamento infelice die il corso di 
soli due secoli ha portato sopra di esse , al segno 
quasi di non piu scorgere somi2;lianza alcuna fra 
il ritratto e Y originale. Pietro della Valle, come 
italiano , interessa di piu il lettore, perche il suo 
entusiasrao e in lui piu ras^ionevole. « V. S. non 
potrebbe credere , die' egli , con quanta tenerezza 
lo andava camniinando per quei luoghi ricordan- 
domi passo a passo di tutte le istorie antiche (i); 

Jlic Dolopwn manus , hie sccvus tendebat Adnllts; 

Cltissibus hie locus; hie acies certare solebant (2). » 

Questo viaggiatore italiano ha il merito di essere 
stato il primo a no tare che il Mendere fosse lo 
^f Scamandro, il che dovea metterlo sulla buona strada 
per uscir dair errore che Troja fosse ad Alessan- 
dria; ne si puo spiegare cotanta incongruenza se 
non col ba^liore cagionato alia mente dalFa'ip.'tto 
in allora iniponente delle rovine di quest ultima 
citta, neile quali piaceva al pregiudizio di limirar 
quelle di Troja. 

II Whelcr riconobbe T errore di Pietro della Valle; 
ma al momento stesso che lo assale criticando la sua 
lelazione, cade egli medesimo insieme col Sandys in 
un altro errore, supponcndo e sostenendo che quelle 

(1) Vedi Viet, della Valle, iett. I. 

(2) Virgil. Eneid.j 1- H- 



3o6 ossEiiVAzioNi, ecc, SULLAGUO trojano 

rovine (di Alessandria) fossero i resti cY Iliitm im- 
miine ^ ossia d' Ilium novum. = Nous tie suiirions 
dire , ni M. Spon , ni moi , que ce soit Ic port de 
Troye, iii que Ics antiquitcs qui^ y restent, soieiit de 
plus vieille date que du temps des Romaiiis^ quoiquc 
Belnn et Pietro della Valle Vassurent avec beaucoup 
de confMuce , faisant un si grand plaisir de leurs 
imaginations snr ce sujet ., quils out fait de cliaque 
f^rand arhrc nn Hector., ou uii Achille ^ ou un Enee^ 
ft de tous les buissons et epines qui leur piquoie/iC 
les jambes leurs armees en s^rcjiant « Ilic Dolopuni 
nianiis etc. » Mais je croirais plntot que ce scrait 
rilium modernc, dont Strfibon parlait. Notre M. San- 
dys a fait cetle remarque , et en a parte fort ait long 
ayant suivi Strabo?i. 

Dojio le visite di quei prinii, il so^getto cadde in 
migliori mani, quando finalmente il sig. Le-Chevalier 
si parti pel suo romantico pellegrinaggio in traccia 
delTantico Ilio. 

"SlXir' l7TCi'\tCfJiiv:>s xuxoiKiov yx cvo/u.oiffrrjv (i). 

Egli accompagno il bailo Zuliani a Costantino- 
poli nel 1785, e, viag2;io facendo, avendo toccata 
la Troade , ivi formo il suo nuovo sistema , e i) 
inaturo poscia a Costantinopoli , dove entrato al 
scrvizio del Duca di Choiseul Gouflier, Ambasciatore 
Irancese , comincio la sua missione col convertirc 
lutti i suoi colleglii d' ambasciata , c finalmente in 
una seconda visita alia Troade riusci a tirar dalla 
sua anche il Duca medesimo. 

T.)rnato in Europa, ed avendo propalata nclla 
parte meridiouale di essa la sua dottrina, parti per 
propagarla nel settentrionc ; cd egli stesso ci rac- 
conta con quanto successo , c quai professori, e 
quali auditori gli prestarono oreccliio c credenza. 



(1) A/i ben con reo dcstino 

Egli andb, lasso ! alia nefanda Troja. 

Odiss. Lib. icj, V. 2,6c. TraJ. ckl Soave. 



DEL SIG. flLUTO BXRKEK WEBB. Scj 

II Wood (i) noil I'll il primo a notaie ( percbe 
Strahone il mostro prima di liii (2) ) clie la pocsia 
cf Oiiiero non semprc s' accorda niatematicamcntc 
colle localita delT Iliadc. II francese scrittorc per 
altro fii determinato a trovare il contrario. « Cat 
cette accusation intentee contre le cliantre de V luadc 
qui a provoque et dirlfie rues recherches (3) «. 

Noi non dobbianio dunque esser sorpresi, s' egli 
trovo si presto e cpiasi per impulso divino oggetti 
ignorati da tiitta Tantichita, cioe la Citta , il Per- 
gamo , le Porte Scee, le doppie Fontane e il sr.o 
Arentem XantJii cognomine rlvani: e il luogo ove si 
trovano tutte qiieste eose e secondo lui il villaggio 
di Bonnr-Basci^ che onnai i Gristiani di Qianr-Keui 
e gli Ebrei de' Dardanelli iiidicano a tutti i viatj;- 
giatori come il vero sito delP antica Troja. 

Qiiesto niiovo sistema, presentandosi a prima vista 
con im aspetto plansibile, fece sulle prime fra i 
dotti non poca impressione, e fu adottato da molti 
seiiza considcrazione {^). 

Se pero si appoggia sulla interpretazione di uii 
passo solo d'Omero, e ([uesto anche contraddetta 
dal contcsto-, se gli stessi Greci diedero a questo 
passo una interpretazione divcrsa , e giuoroforza 
che noi dovessimo ponderare prima di fabbricar 
su di esso uii sistema sconosciuto agli antichi geo- 
grafi ed in contraddizione coi loro ragguagti; i 
quali derivavano dalle tradizioni del paese , e da 
monumeiiti, della cui autorita nessiino dubitava i-i 
quei tempi. Di qnesto per altro parleremo piu este- 
samente a suo liioco. 

o 

(i) Ved. Essey on the original genius of Homer. 

(2) Strab. Geogr. pag. 345. Edit. Paris. Id. pag. 53 1 e 58;. 

(3) Le-Chevalier ; •voyage a la Ti'oide, vedi Prt'face. 

(4) II dutto e giudizinso Heyne nota che la sua fede aadava 
declinando. — Ex subtiliore disputatione , non tantuiit fructus ad 
poetain expectein nunc quantum ab initio expectaverani et quantiuii 
ex generaliore locorum notatione a Le-Chevalier et coinite Gouffier 
exposita me percepisse ingenue faCeor. lieyne Excurs. in Homer. 



ii08 OSSERVAZIONI, CCC. SULL'AGRO TROJANO 

Portato iatanto a notizia universale questo sog- 
getto, fu allora che Bryant pubblico la sua disser- 
tazione sulla guerra di Troja « per niostrare che 
y> una tale spedizione non fu mai intrapresa , e che 
y> non esistette giammai una tale citta nella Frigia ». 

Morrit nella sua replica a Bryant adotto il si- 
stema di Le-Chevalier , essendo stato egli stesso 
alia Troade , ed i suoi argomenti in favore del nuovo 
sistema sono molto piu ingegnosi che quelli addotti 
originalmente. II dotto scetticismo del Bryant si 
confutava da Se medesimo, e non abbisogno d' altra 
replica; ma V entusiasmo di Le-Chevalier acquisto 
in questa guisa un potente ausiliario , col quale 
debbe increscere ad ogni scrittore di non conve- 
nire (i). — Cosi sino a questi vdtimi tempi pre- 
valsc questa supposta scoperta , e fu adotlata da 
Sir V. Gell, e seguita cecamente da tutta la svhiera 
de' viaggiatori che visitarono la Troade ■■, e il du- 
bitare dei diritti di Bonar-Basci, o il ccrcar Troja 
in una direzione diversa, diveune quasi eresia agli 
occhi delle guide e dei ciceroni di quel distretto. 

Quantunque noi non possiamo conveuire col con- 
testo deir opera di Sir W. Gell , pure crederemmo 
meritare il sospetto d'invidia, se non tributassimo 
gli applausi dovuti alia fedelta e alia bellezza delle 
incisioni che accompagnano T opera medcsima. Fu 
gran peccato per Fargomento, che, avendo sposatc 
le erronee idee del sig. Le-Chevalier, il pennello di 
Sir W. fosse quasi esclusivaniente impiegato a de- 
lineare le basaltiche eminenze di Balll-dagh che 
deve tutta la sua fama a questa nuova e mal fon- 
data teoria. 

II dottore Clarke nulladimeno visito la Troade 
nel 1807, e quantunque questo eles^ante e coni- 
pito viaggiatore facesse una scorsa un po' trop- 
po rapida nella pianura , egli immediatamente si 

(t) In favors della stessa teoria vedi le opere di Dalzelle 
di Lenz. 



DEL SIC. FILIPPO BVUKER WF.BB. Sot) 

accorse quanto poco il sistenia d"i Le-Chevalier si 
adattava ai rasg;uagU di Strabone, di Tolonteo , di 
Plinio e di Omero medesimo. 

Egli vide immediatamente die il 3L-iidere non 
poteva essere clie lo Scamandro ; e quindi restiuii- 
gli tutti gli onori del suo atitico nome, coasideraiido 
le fontane del Kirk Qklos ( clie viiol due ^.o oc- 
elli ) ed i piccoli ruscelli che gli devono V orieiiie, 
come un mero tributo al nobil fiume a cm si con- 
giungono. Con Omero alle maiii, ma senza consul- 
tare le autorita di Strabone, ei cerco al Nord est 
qiialclie fiunie che dovesse corrispondere al Si- 
moente. Sfortunatamente il nome turco Gheumbrek^ 
o come alcuni scrivono Tfieumhrek^ il distolse dal 
considerare quel fiume; percio si volse per sua 
mala ventura a uno stasino o alio scolo di una 
maremma cliiamata dai turchi Califatli Osmack ( pa- 
lude di Califatli) e la prese pel suo Simoente. 
Questa palude contiene acqua cosi di rado, clie la 
dove ha principio nella pianura e tutta tappezzata 
di erbe graminacee , e la stessa maremma in estate e 
pressoche asciutta ; e noi la sirammo attorno , e nel 
mezzo in tutte le direzioni onde verificare cli essa 
non era alimentata da alcuna comunicazione colle 
pendici dei monti Ida; ma era puramente uno sco- 
latojo ove si smaltivano le acqiie de colli minoii; 
meiitre il Simoente del pari clie lo Scamandro sotio 
sempre rappi-esentati come un furioso torrente, fi- 
glio nato da Giove Ideo. 

Avendo egli piovato ( e questa prova fu confei- 
mata da noi mcdesimi ) che Palaio Califatli e il 
vero slto di llio, come poteva egli non vedere 
die Strabone positivamente dice ( pag. 697 ) che 
llio (1) stava sopra una lingua di terra tra il 

(1) Per evitare la necessira dl applicarp un epiteto alia citti 
del nuovo iiio fabbricato dopo la guerra Trojana, lo di3tin£i,iie- 
reiDO sempre col nome di llio, e la citta di Omero coa quello 
di Troja; distinzione die fu se^uita parimente da altri sonttori; 
Huiudi chiamercHio Alessandria rjlexmuiiia-Troas. Vediliobb'jusi.-. 



3lO , OSSEBVAZIONI, eCC. SfLL^ACRO TROJANO" 

Simoente e lo Scamandro, mentre Pnlaio Cnlifatli 
non e ne tra il Califatli Osmack e il Mendere, n^ 
ivi trovasi alcuna linsua di terra fra essi? II Cali- 
fatli Osmack noil e dunque il Simoente. 

Noi abbiani detto quanto basta sopra qnesto sog- 
gelto per istabilirc la qnistione che tratterenio in 
appresso. Non onimetteremo per altro di dire die 
dobbianio nioltissimo a qnesto ardito viag;<>;iatore, 
le cui vivaci ed animate pitture dci^li nomini e dei 
rostunii rendono tanto piacevole la lettura delle sne 
opere rhe ci trascinano con esso Ini, e ci traspor- 
tano coir imniajiinazione ora fra i Principi e i loro 
scliiavi nella Rnssia , ora fra i Greci delTArripe- 
la.q;o ed i nomadi abitatori dei deserti della Siria (i). 

Iloblionse visito dopo di lui la pianura di^ Troja 
nella primavera del 1810 in compai^nia del cele- 
l)re lord Byron che in quel tempo, unitamente al 
tenente Ekenside della marina ins^lese, si segnalo 
♦ cittraversando a nuoto TEUesponto onde provare che 
Leandro avea potnto fare lo stesso per amore di 
Ero (2). Le osservazioni del sig. Hobhouse sono le 
piu circostanziate e l' pin esatte flj qnante appar- 
vero prima, Potremmo forse accusarlo c[ualche volta 
di lasciarci smarriti in un labirinto di citazioni di 
contrarj sistemi, di fatti opposti e 'di molti dubbj ; 
ma e^li ha il merito di aver somministrato a' siioi 
successori nna snppellettile di utili notizie, quan- 
tunqne abbia il torto di aver lasciato ad essi la 
deduzione delle proprie conseguenze. Egli imma- 
gini^pel primo che il Ghciimbreck potesse cssere il 



(i) Veil. Travels in Europe., Asia., and Africa ly E. D Clarke 
LL. D. erl ora profpssore di inineralopia aH'Universita diCambridgR. 

(2) Ved. Hobliouse , Travels )''ag. 800. La distanza noa era 
un ostacolo tanro grande quanto la somiua rapidita della corrente. 
Furono un' ora e 10 minuti nell' acqiia. Dope quel tempo la 
Stessa cosa fu faita da altri Inglesi. Nella estate che noi passaruuio 
a Costantinopoii , un mio condiscepolo di Oxford lo tcnto con 
juccesso. 



DEL SIG. FILIPPO BAKKEIl WEBB. 3ll 

Simoente , e pel primo accenno die il fiumicello del 
villag^gio Atcikevi potesse essere il Thymbrius. 

Non contento pero di cpieste lucubrazioni, nella 
sua 42." lettera e2;li comincia a dubitare se Kasdagfi 
sia il Gargarus di Omero^ e finalmente argomenta 
in favore del sistenia clie colloclierebbe la Troja 
del poeta « non molto lungi a settentrione dal sito 
di Alexandria-Troas ». 

Se considerianio V insieme della catena de' monti 
trojani sotto il solo nome di Ida, il clie fece Omero 
evidentemente , non vi e altro luogo tranne Kasdagh 
che poti-ebbe essere denominato 

Fapyapai' axpji' 

"lS»is t/4/)jX«j (1), ed ancora 

. . . Ay.fururr} xopiy(p>) mXvmSoufd 'i^r,s (2). 

Noi potremmo molto piii ragionevolmente dubitare 
qiial fosse il JMontebianco fra le Alpi, poiclie la ca- 
tena deir Ida non ha alcun' altra vetta clie nera- 
meno s' avvicini air altezza di Kasdagh. Non vi e 
alcun' altra montagna, dalla qiiale Giove avesse po- 
tato volgere i snoi dne liicidi occhi oaae (paeivo verso 
la Tracia e la Misia, giacche da nessun altro punto 
avrebbe potato vedere ambedne quelle provincie. 
Quanto poi alia scconda quistione , niettendo iuor 
di contesa ogai tradizione ed ogni identita di norai, 
le valli vicino ad Alexandria-Troas in nessuna ma- 
niera corrispondono colla pianura del poeta , e nep- 
pure i rigagnoli coi fiunii da bii menzionati, ne 
potevano contenere il ricliiesto numero de^ com- 
battenti. 

Per riguardo ai versi 
.... at;Tps' fc noiKiv 7^'in-v caas (paszyj* 

Mi/ffii/ t' ayx/«c(Xtyy (3) , 



fi) Cargaro la petta dcW alto Ida. II. lib. 14, ▼. 292. 
(z) L' aldssima cbiia della fontpnosa Ida. Iliad. , lib. 14, v. 1 58. 
(3) Egli ancora votse i snoi due luriJi occhi a parte verso ?/' 
equestri Traci per vedere la loro terra e quella it haitncUt:' 



Jl3 OSSERVAZIONI, eCC. SULrj' AORO TROJA. NO 

possiamo notare che per vedere la Tracia , non 
per verita il Chersoneso solamente, nia T intera pro- 
vincia, e particolavmente se e2;li vide ncllo stesso 
tempo la Misia , vale a dire la Misia europea, come 
osserva Strabone, che giace al nord della Tracia 
e piu vicino a Bisanzio, Giove dee per uecessita 
aver rivolti i snoi occhi vo<T(piv (a parte) ed aver 
rivolto se non il dorso, almeno uno de' suoi lati 
verso Troja e i combattenti. 

Ci resta ora a parlare delU eccellente e laboriosa 
opera di M. Walpole , di cui noi non abbianio ve- 
duto fin ora che il primo volmne, quantnn([ue sen- 
tiamo con piacere che sia uscito il serondo (i). 11 
primo contiene le osservazioni sulla Troade fatte 
dal sig. Hunt die accompagno il professor Carlyle, 
spedito dal ministro Pitt per frugare le bibliotcche, 
e particolarmente cpiella del Serraglio ( alia quale 
egli ottcnne di essere anmiesso ) , perche fu detto 
e creduto die i resti della greca e romana lette- 
ratura fossero cola preservati nella loro lingua na- 
tia o nolle traduzioni orientali (2). La narrativa del 



Misj. — Iliad, lib. i3, vers. 3. Questa e la traduzione letterale. 
Ecco la poetica : 

E void indletro 

I fulgid' occhi , a rif^iiardar si, pose 

Del Trace di cavalli agitatore 

La contrada e del Misj a stretta pugna 

Valorosi guerrieri , e dei famosl 

Tppoinolghi , ecc. — Monti. 

(1) Memoirs on European and Asiatic Turkey and Other 
Countries of the earl edited frnm manuscript Journals by Robert 
Wnlpole M. A. Second edit. Land., 1808 , in 4.° 

(2) II sig. Carlyle, dotto orientalista e professore di lingua 
ambica nell' Untversita di Cambridge , fece un cataloco di tutti 
i libri contenuti nelle due biblioteclie del SeiTaglio e iu quella 
di S. Sofia , alle ([iiali fu il )>riiuo europeo clie poresse aver ac- 
cesso , niediante 1" influenza potentissinia in allora (per la resti- 
tuzione dell' E<:itto ) deirAnibasciatore inglese lord Elgin. Egli 
non vi trovo alcun antore nfe greco iie romano , originale ne 
tradcitto in alcuua lingua orientalc. Frtigo in seguito tutte Je ii- 
brerie de' moaaci del monte Aihos 8enza trovav cosa alcuna 



PEL SIC. TIIIPPO B\RKER WEBB. 3l3 

dottor Hunt e semplice , esatta e non avvilup- 
pata di teorie , e siamo a lui debitori , fra le al- 
tre iscrizioni , di una che fa menzione di Apollo 
ad Atcikeid. E^li descrisse aurora , si puo dire il 
primo , le ruine di Asso ora Bairam^ perche i di- 
se2;ni ed il ragguaglio del duca di Choiseul Gouf- 
fier sono gretti non meno die inesatti. II dotto edi- 
tore medesimo ha finalmente aggiunto un breve e 
rnolto chiaro ragguaglio del sistema di Demetrio 
sulla Tro :de. Esso e accompagnato dalla miglior 
carta clie abbiamo avuto lin ora delF Agro trojano, 
dise2;nata dal %\z- Leslie Foster. Essa comprende 
puramente il paese tra Bonarbasci ed il mare , e 
ill fatta coir idea che Bonarbasci fosse il sito di 
Troja ; laonde alcuni oggetti del lato opposto della 
pianura furouo trascurati od omniessi. La mappa 
anuessa alia presente nostra Memoria contiene piii 
del doppio del territorio desrritto dal sig. Leslie 
Foster; ma in cptella parte ch' egli ha delineata, 
apparira da un contVonto che noi abbiamo trovato 
necessario di deviare di rado dal suo piano. Per 
esempio noi abbiamo introdotto il corso del Gheum- 
hrek e del Kamdra-Sa , e la linea d' acqua del 
Califatli insieme col grande stagno, dal quale esce 
second© noi, e cosi alcuni pochi altri cambiamenti 
di minor conto. 

Le parole del dotto editore die servono di con- 
clusione alia sua opera , incoraggiarono il nostro 
zelo : « a malgiado della diligenza, die' egli, e della 
curiosita de' precedenti viaggiatori i quali visitarono 
la Troade , molto rimane ancora da farsi , ecc. » : 
egli ci scusera dunr[ue se noi rileviamo uno o due 
errori topografici die un piu esatto esame sul luogo 

di qiialrlie iTiipoi-tanza . e inori poco tempo dopo il suo ritorno 
in Ingliilterra , vittima del siio zelo e delle. sue fdticlie. La sua 
bella raccolta di manoscrirti orientali fii acquistata dalla Coni- 
pagnia delle Indie. Egli aveva raccolti molti matcriali aiabi ori- 
ginali intorno la guerra delle Crociate , i quali dobbiamo com- 
piangere clie tuuavia viiyangano inediti. 



3 14 ••s5Ervazi6n*i, ccc. pull'acro trojano 
ci lia capacitati cli scoprirc; iiel suo ragguaglio , 
tanto piu che Ic iinstrc 'correzioni servono a con- 
feniuirc la verita d'^lle sue proprie iaduzioni ( V. 
Ja sua pag. 607). 11 Kamdra-Su c ivi tletto essere 
lo stcsso clic il liiiine nella valle cli Qheunihrck (i). 
Jlitorrendo alia nostra inappa si veclra clic souo 
iiumicelli disliuti. Ivi al paragiafo 2/ lo Weimar 
<!cl prol'essore Carlyle ( clie e il Kamara del dott. 
Hunt ) c detto essere lo stcsso clie il KnlifatU- 
Osinaik , e non e tale iu nessuna maniera. 

Da una rasscgna di questi dilTerenti autori emerge 
clie le nostre cognizioui topograliclie dclTAgio tro- 
jano sono state iin ora sonimamcnte inesattc : il 
solo liunie, il di cui corso ci era noto suffiriente- 
mentc, era il Blendrrr'Sn. Gli altri furono , come 
abbiani veduto, mutuanicnte confusi gli uni co2;li 
altri, e qualche volta con fiumi che non esistono. 
Di cio fu motivo in gran parte T impazienza degli 
scrittori, e la loro I'acilita in adottare teorie , c 
quella particolarmente di Le-Clicvalier, che limita 
r attenzione a uii an2;olo solo della pianura. 

Si aggiunga c!ie i poclii coniodi pe' viaggiatori 
enl lido gli obbliga a peniottare a bordo dt;' ba- 
stijnenti ancorati sia a Teaedos, sia ai Dardanelli; 
il che impedisce loro di pcnetrare piu addentro di 
12 o 14 iniglia uel paeso; ed ecco spiegata la 
ragione della grcttezza di molti ragguagli linora 



(i) La stessa confnsione e da notarsi nelle Odservazujni del 
dottor Clarke pei" ri.-petio a ({ue-sii due fiuuii., = Nella stagione 
deir inverno ( il Gheiimbrek ) spesbe volte presentasi t )iue ua 
f-irte torreiite die turro involve e strascina coq sp. Nessuna 
(le/le meppe o delle cpere sulla Troade ci Iia indicalo il suo ter- 
iidnc, Secoiido alcuni cgli si u/ilsce al Meiidere vicino alia sun 
foce , (dtri lo dcscrivuno come foiiiiaiile una palude i>lci!io a TCt- 
/!LAK , circostanza di //io/ta /'vzj.'orfartza. II sig. Hunt parimente coii- 
fdiide il Glieuiabrek ed il yCawara. = Vedi Walpole p. 101. Vedi 
pure y. 102 e joS , per sempre ]i.'u confennare la rorifusioiie 
(lelle conl'usioni per rappurio a questi due fiumi. E >juesti sono 
{;li ultinii viaagiatori e le migUori autonta ! ! ! 



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DEL SIG. FILIPrO BARKER WEBB. 3l5 

pubblicati. Alcuni haiino visitata la pianura nella 
stagione dcUe pioggc, cd alcuai solamente nella 
stagione asciiitta; e questa fu uii' altra sorgente 
delle loro descrizioni discrepanti ed opposte. Noi 
vedenimo pertanto la neccssita di raggiuguere fram- 
niezzo a monti V origine de' iiumi e di seguire 
r andamento di ogni rivo clie irriga la pianura. 
Dove '^i sorprendea la notte nelle nostra spedizioni, 
cercavanio di acconiodarci alia nieiilio sotto il ri- 
covero meno incomodo die potessimo scoprire ; e 
in varj luoghi , e piu particolarmente a Saliclar- 
Keni , appunto sopra le sorgenti del Qheumbrek , 
funinio assicurati che alcun altro franco non fu 
veduto mai prima di noi : ed argomentando dalla 
nojosa curiosjta di (juegli ospitali montanari , po- 
tevanio pr^star loro fede iaciliuente (i). Noi tro- 
vammo die nella Troade , propriamente parlando, 
cioe nel paese che e cliiaso dai due pronion- 
torj Rcteo e Sigeo , e cinto dalla catena Idea , non 
vi sono die tre ftunn, de' cpiali farenio il dovuto 
uso a suo tempo (2). 



(i) La natura del paese sembra aver raddolcito 1' eselnsiva 
bigotteria della credenza uiaoniettana. Beoclie cristiani e giauri 
iofedeli, eravamo seiupre ricevuti in luezzo a que' monti ospital- 
iiipnte ; e senza que' termini ingiuriasi di cani e di porci luiscre- 
denti die ci prodigalizzavano io aliri siti. Ma per quaiito cortese 
sia il musulinaut) anche di bassa condiziuue , lascia sempre tra- 
vedere ch' egli si considera un ente assai superiore a qualun- 
que cristiaiiu. II suo contegno pero e sempre nobile ed impo- 
nente 

Gente cbn occhi tardi e eravi , 
Di grand' autoiita ne lor seinliaiui. 

Dante , Inf. 5. 
c sfortunato il \inggiatore cite lia a trattar con loro pluttosto 
che co' cristiani ! 

(2) Suir autoritii di Le-Clievalier noi abbiamo ammesso nella 
nostra carta il Lig gek-Dere s sl-Su , ma e assai troppo remoto 
dalla pianura per formar materia dl controversia. 



Ol6 OSSERVAZIOIV'I, ecc. SULL' AGRO TROJANO 

C A P I T O L O II. 

Autorita seguite dn diversi viaggidtori, Oinero. Natura della 
sua outorita, Non creduta basuvole presso gli antichi. 
Passi chfi si contraddicono , parti.colannente in punto di 
topografia. Versi isolati non possono fare autorita. Con- 
futazio/ic del sistcina di Le-Chcvalier ; sua pretesa Troja ; 
sue asserzioni poco sincere sulle fontune di Bouar Basci; 
suo prctcso Scamancho. Spiegazione del passo d'Omero sulle 
fontane. Autorita oltre quelle d' Oincro. Evidrnza della 
tradizione indipindcnte da Omcro. Riepilogo. Diffi,c(>lta che 
inroiitano le indagini ncW Oriente. Oggetti che piii me- 
ritano I' attenzione del viaggiatore. 

Alcnni autori hanno considerato Oniero come la 
loro sola autorita , mentre altri hanno tentato di 
combinare le sue descrizioni coi ragguagli circo- 
fetanziati degli S'nittori greci, e particolarmeate di 
Strabone. Gi sia lecito ora di vedere qual peso 
abbjano tutti questi, e prima di tutto cominciamo 
da Omero. E sing-olare veramente che nessnno fin 
ora abbia pensato mai di paragonare Omero , non 
gia coir aspetto presente della Frigia ne cogli an- 
tichi storici e geografi , nia bensi con liii medesi- 
nio ; che nessuao abbia indasiato se nelle sue de- 
scrizioni di quella contrada il poeta e sempre d ac- 
rordo con se stesso , oppure se aliquando mngnus 
dorniitnt Homer lis. Qiiesto finalmente fu fatto in 
niodo soddisfacente nel laborioso trattato dello Spo- 
no. Ne dovremmo esser sorpresi del risultato, per- 
che non si puo aspettar da un pocta T accuratezza 
di un geometra. Quel colorito naturale che ci se- 
duce, appartiene alia sua arte, e la stessa aria di 
credibility traspare nella sua descrizione, tanto delle 
spelonche inarccssibili deir Oceano e degli aerei 
palazzi delF Olimpo, che della pianura di Troja , 
o dcgli scogli perigliosi d' Itaca. 

E p»rmosso ad un poeta di fingcre cio che non av- 
venue mai Titipeffzi- flip yapvio jvoh^tt^ xai it/idvteiv 



DEL SIG. FILIPPO EVUKER WEBB. 017 

ra ^vi ^ovra (i); e quanto alia credenza da con- 
cedersi alia poesia d'Ouiero in fatto di topogratia, 
e da supporsi che ei magniticasse gli oggetti come 
e naturale ad iin poeta r/7 O^if^pv ■jrouioei it ^p^ 
xai evTUV^a ■Kiarevtiv^ i/v hi^OQ e'Jtl to (.leKov uev 
Ttoufrip' ■xocf.i'fuyaA, (2): tale e Topinione di Tuci- 
dide, e tale qiiella di Straboiie per lino ffuando 
egli lo accusa d' inesattezza. In ua altro luogo 
egli aggiiigne che Oniero piglia uii abbagUo quaado 
dice die alcimi Fris;") venaero assai di lontaiio a 
Troja rv^TC i^ ''Kcntaviric (3); e noi dobbiamo con- 
siderare il rrJK^ una parola sitpei*fliia o intempesuva 
come quando parla della venerahd>' madre di Iro , 
o della larga mano della bella Penelope. 

Molto piu quando vieue a pailare della Troade 
nel suo Xlll libro, vma delle sue principali dilBcol- 
ta , die' egli , nascera dalle discrepanze ed osciirita 
di coloro che hanno trattato del soggetto , e pria- 
cipalmente di Omero 01 avyypafpsi^ i'^i to, cIvto, 
•ypdrpovTEQ -Ttepl rov avtov ^ ov h> roic ■xporoiz 
icrrlv "O{it(po(; (4) ; cosi noi vediamo die gli'an- 
tichi non ammisero V antorita d' Omero ne come 
inqiiestionabile, ne come la sola. Fra i modeini si 
trovarono accnsatori molto piu gravi. Wolho nei 
siioi prolegomeni dimostra che lo stesso Pileniene 
ucciso da Menelao nel libro 5.° vers. Sjg dt-lF llia- 
de , ricompare nel libro i3 vers. 658 (5), accom- 
pagnando il cadavere di suo figlio. Numerose di- 
screpanze di questo generc furono raccolte dalP in- 
faticabile Spon. Diomede per esempio ( lliade lib. 
8 , vers. 194. ) e detto di essere stato armato di 
un usbergo fatto da Vulcano; eppure nel lib. 6.°, 
vers. aSo della stessa lliade ei cangia tutte le sue 



(i) Stvab. p. 345. 

(2) Tucid. Jib. I 

(3) II. lib. 2, V. 863. 

(4) Strab. p. 58 1. 

(5) Vedi di piu II. 1. 2 , v. 8Sr. 

Blbl. Ital. T. XXII. 3T 



3l3 OSSERVAZIONI, CCe. SULl'a.GRO TROJA.N0 

armi come di poco valore coir aurea maglia di Gliu- 
co ypV'Tea, ^/.cA.yf/w/'. kifaTO^l^oi hveajioiov (i). 

Per riguardo alia geografia che fa il principale 
nostro argomento, troveremo assai maggiore coifu- 
sioiie. Troja per eseinpio e in geiierale rappresen- 
tata come posta sopra un luog> emiticnte : 'f/i^y 
diTretrr: (Ihade, 1. g, v. 419. 686 ed altrove); e 
pure nv\ libro 20. vers. 216, leggiamo che era po- 
sta iiella pianiira: 

Come troveremo la sicuazioiie del .^pivfoc, ossia del 
colle de"' caprilichi ? Nel lib. 6, vers. 433, e lib. 22, 



(i) Aveale Glauro cT oro , 

Diomede di bronz'. Eran di quelle 

Cento taari il valor , nove di. queste. 

IMouti , ibid. 
(2) Giove 

Dardaiio generb , che fondamento 

Pose qui poscia alle dordanie mura , 

Perocche non ancora ollor nel piano 

Sorgean le sacre iUache torri, e il molto 

Suo pijpolo le Idee falde copriva. 

MoDti, ihid. 
Cli scoliasti hanno creduto un dovere di religione d'lnorpel- 
lare ogni contraddizioiie vera od apparente che si trova nt-Ue 
rapsodie ond' e coiiiposco il pofiua da noi cliiamato Iliade. Non 
dovremmo pero sorprenderci di trovare siniili disrrepanze, ne 
metterle a rarico dell' autore. Quando si tratta del padre della 
poesia, sappiamo di essere sopra im terreno sacro. Moi non por- 
tianio alruna accusa contro d' Oniero ; cio che affermianio si e 
che quegli auton grandemeute s' ingannano p< nsando clie in 
■Virtu di alcuni pochi versi del )ioema spiegato a loro piaci— 
luento possauo impuaemenre contraddire le autorita riunite della 
stona e della tradizione. II passo presente raentre nota mara- 
vigliosamenre la posizione di Troja tal quale ci viene esibita 
da Strabone , inranto solamente contraddice il contesto, in quanto 
mostra che qnaiido il pocta parla dell' alta Troja, egli parla 
poeticaixiente e couipai-ativaniente , e che non e necessario di 
Gercarla I .ntano dal lido tra le falde (umo^iisi) delle monta- 
gne, ne di arrampicarci fra i pin scoscesi dirupi che si trovan 
&a loro. 



[ 



DEL SIG. FILIPPO BARKER WEBB. 019 

vers. 146, e in altri luoglii e posto vicino alle 
mura della citta: e pure nel lib. ii, vers. i66, e 
posto nel mezzo della pianura 'Msiraov jcaTTTS^iov 
vtap' epivebv saaevovro (i), ne i Trojani fusa^itivi 
possono per qualche tempo raggiugnere le porta 
Scee ed il faggio (2). 

Lasciando a' critici piii zelanti il cercare questo 
fa2;o;io ed au^urando loro mi2.lior fnrtvina clie noi 
lion avemnio. esami uamo prima dov' era la tomba 
di llo. Secondo il lib. 24, vers. 849, egli e vicino alle 
sponde dello Scamandro fra Troja e TEllesponto; 
pure nel lib. 1 1 , vers. Syi , quando Paride ferisce 
Diomede tutto il greco esercito e fra esso ed il 
fiume. Fin la siamo autorizzati a conchiudere clie 
esso era sulla parte trojana dello Scamandro, ma 
restiamo incerti di quanto fosse lontano dalle mura ; 
pure neir lliade lib. 3, quando i Trojani essendo 
passati all' altra sponda dello Scamandro per as— 
sediare il campo, Ettore raduna un consiglio , lib. 8, 
vers. 490 TTordua eTui Sivvsm sopra il fiume ; ma 
questo luogo del consiglio, lib. 10, vers. 4i5, e detto 
essere la tomba di llo, percio noi veniamo a con- 
cliiudere tutto affatto diversamente , cioe clie la 
tomba di llo fosse tra il canipo dc' Greci ed il 
flume. Ill mezzo a tutte queste autorita discrepanti 
dove porreramo noi dunque la detta tomba .'' Per 
noil istancare la pazienza de' nostri lettori ci ripor- 
teremo per altri simili esempj alP opera di Spon , 
poiclie ci sembra aver provato abbasta iza die un 
passo o due di Omero non sono bastevoli autorita 
per fondare un nuovo sisteraa topografico sulla 
Troade. Considei-ato questo come uu argomento 

(1) Gl'inseguici Teucri conou per mezzo della pianura (Msff- 
ffjv AXTTtiliiv) vicino al caprifico (nx^^ l^iviav ). 

(2) AXX'cTS in '^■ixtis Tc Tij'Kxs -kxI (prijhv txovTO 

]1. , I. 11, V. 170. 
Giuntl alfine alle Scee , quivi sostarsi 
Vicino al faggio. 

3Ionli , ihid. 



020 0??ERVAZIONI, CCC. SlTLL AGRO TROJANO 

generale, bastereube a rovesciare le pretese di Bo- 
nnr Br/sci; ma esaminiamo su quai fondamenti par- 
ticolari esso posa , e ia primo liio2;o cpial era T o- 
pinione degli anticlii a quosto riguardo. Strabone 
prende le sue notizie da DemcihoT nativo di Scepsi , 
eitta nella Troule, il (|uale aveva inipiegato tanto 
tempo a studiare larclieologia del suo paese, che 
aveva compilati trenta Ubri sui sessanta versi di 
Omero che i.esrrivono la rassegna de' Trojani e dei 
loro alleati. Egli avea indagata tutta la pianura, e 
(sono le sue parole) neppiire una traccia pote 
scorgervi preservata dell" ancica eitta. h'div d'e i^vog 
ffo^f-rat T10C aoyaiac -yro/f-coc (i). 

II sig. Le-Chevalier non ostante a cio discopre 
Troja, le roviue dei palazzi ecc. . e noi vedremo in 
qual labirinto di assurdiia questo autor ci conduce. 
Egli trova le sor^enii di Bonar B'isci, e senza alcuno 
scrupolo ne segna nella sua carta una calda e V al- 
tra fredda per fade meglio corrispondere colla de- 
scrizione di Omero ; quandoche per la verita esse 
6ono tutt^" della stessa temperatura. Clarke trovo 
die segnavano 62 gradi di Fahrenheit in marzo ; 
Hobhouse le trovo di 64 in aprile. e noi di 63 in 
settembre (2). Non vi era la piu piccola variazione 
o differenza fra le diverse sorgenti. 

II piccolo rigagnolo di appena i5 piedi di lar- 
ghezza , che srorre umilmente fra giunchi, ed ha 
origine da quelle fontane, e dichiarato essere lo 
Scamandro (3); il grande (4), il terribile (5), il 

(j) Strab. pag. iqS. 

(2) Circa l5 gradi di Rfanmur. 

(3) E vero che questo fiunie , cioe lo Scamandro, e parimente 
vantato pel suo linipido corso ( xxXa pagS^pa ) , ecc. , ma se ne 
inferiamo da quesio che fosse il piccolo ruscello di Bonar-Basci , 
allora non possono accordarsi con esso gli epiteti di sopra ; 
nientre iin fiiuiie che e grande, terribile ecc, puo benissiuio 
avere iin linipido corso (/aAa pssS^pa), onde argentee (apyuf 3o;V>)i') 
e scorrerc tra Horite sponde ; ma lui ruscello non potra Biai 
chianiarei il e^ran fiume profondo-vorticoso, 

(4) II. , lib. 20 , V. 73. 

(5) II. , lib. 21 , V. a5. 



DEL SIG. FILIPPO B \RKER WEBB. 321 

profoiido (i), il vorticoso (2), T iiiimortale (3) 
Scamandro 

ftcyxi JT'iTXfi.is ^xBvSivris , 
'Ov Sav^jy xxKsivlTi ^EJ/, a/i^cJ 5s 'ExifxxvS^-iv (4); 

e per compiere la pittara, questo piccolo rigagnolo 
insigniiicaritissimo mette, o per dir me2;lio , niet- 
teva le sue acque nel Mendere ^ nobile tiiime, a 
pochi secondo nelFAsia. Omero per verita non parla 
che pochissHuo del Simoente ; la guerra era ii'^/5 00 j* 
dii<pl Xxduav^pov (5) ; la pianura e Asifiov 2,xa-- 
^dvdpioq {6)^ 'Tts^inv 'ZitdfjbavSpiov (7): nondimeno 
questo fiume die da il noma alia pianura, e il piii 
picciolo dei due; non e un fiume, ma un rigagnolo. 
Sembra che tutti due fossero chiamati Scamandro 
dopo la loro unione ; pure non e probabile che il 
minore avesse dato il nome al mag2;iore , molto 
meno un rigagnolo a un fiume tale come e il Men- 
dcre (8). Quantunque lo Scamandro a riguardo della 



(i) II. , lib. 21 , V. 8. 

(a) II. , lib. 8 , V. 490. Id. , lib. 14, v. 434. 

(3) II., lib. 21 , V. 38o. 

(4) // gran fiume dai profondi-vortici , che glL Dei chiamano 
Xanto e g/i uomiiii Scamandro. i\., lib. 20. v. 74. Traduzione let- 
terale del Cesarotti. 

(5) II., lib. 7, V. 329, intorno il bello-sc3rrence Scamandro, 

(6) II., lib. 2, V. 467, lo Scamandrio prato. 

(7) Ibid. 463 , la '^camannria pianura. 

(8) Hassan Eascia el Gaz: devio I' acqua de' Xici G/u'of (qua- 
rant' occhi ) vicino al suo Ciflik (villa) a Erkessi-Kem, o riapri 
nn antico canale che serve ) tr animare un inulino, e cade nel 
fiumicello supposto essere lo Scamandro , Amnis navigobUis di 
Plinio , quantunque alcun poco delle sue acque nella stagione 
piovosa raggiugne il suo antico lerto e s' uiiisce al Heiidere. 

scXKx Sxa/uav5p3i" 

"OiCci hvriiis fiffo) (xKos iv^lx xcKttjv. 

11. , lib. 2 I , V. laS. 

ma del mar nelV ampio seno 

Ti trarra lo Scamandro impetuosu, 
Woiiti. 
Vi fu mai esempio di un rigagnolo che si unisce ad un fiume 
Ticino allci sua foce, caiubiaiida il uooie di questo e cancclldudo 



322 OSSERVAZIONI, CCC. SULL'aGKO TROJANO 

sua dig;nita abbia dato il nome alia pianura che fu 
il campo di (anie battaf:;lic; pure il Simoente cingea 
questo campo dair altra parte : la gucrra facevasi 

'AKXt)Kw¥ IQwafxtvuiv x^^tiifS^t ^Hpoc 
Wa-Tffflyui" "ZincivTis i^i Sav^o/^ psawv (i)- 

e questa pianura era larga evpv yre^ior. Ad onta 
di cio noi sianio ridotti dal sig. Le-Clievalier ad 
una stretta lingua di tena tra il Buiiar-Basci riga- 
gnolo ed il Meiidere ^ in cui 10,000 uomini, e molto 
meno 100,000 non avrebber potuto inanovrare , 
mentre siamo obbligati a lasciar fuori di questioue 
la bella e onde2;2;iante pianura sul lato opposto del 
Blcndere. Se poi Troja era dove e or Bouar-Basci^ 
le due armate avrebber dovuto in un giorno bat- 
tersi sopra circa 5o miglia di terreno, il die e im- 
poRsibile. Ma tralasciamo di qui fare il novero di 
tutte le assurdila in cui cadde pel cieco desiderio 
di stabilire una nuova teoria. 

Per riguardo poi alle fontane, noi abbiamo di gia 
dlmostrato che quelle di Bonar-Bnsci sono tutte di 
una stessa temperatura , quando che Omero dice 
esservi due fontane dello Scamandro fuori delle 
porte Scee. 

Kpsviw J' 'Uuvov xocXKipOM, svdxys Soiait 
Tlnyul OLvahnai Exa/t<3:y^p« hvriiVTOS. 
H /uev yx^ x. t. X. (2) 

una delle quali e calda come fuoco , e V altra fredda 
come 2;ragnuola e come neve. 

Strabone dice che a motivo dei tenemuoti la 
fontaua termale deve probabilmente essere scom- 

talmente la sua legittima appellazione da renclere il fiume ori- 
ginale subordinato sempre e sccondario V Perch^ fu qut?sta sco- 
pei'ta riserbata al solo Le— Chevalier, e nessun altro scl'ittore 
ne antico ) ne moderno la sospetto neppure possihile? 

(i) II., lib. 6, V. 4, dirizzando I' un contro I' altro , l' arte 
di raine , la di tuezzo fra le correiUi del Simoente e dello Xante. 
Traduzione letterale del Cesarotti. 

(2) 11., lib. 22, V. 147 e segg. Giunsero etsi alia sraturigine 
vaso'-corrente ^ ove spicciavano due fontane del vortiroso Scamandro. 
L' una corre tiepida aequo. — Traduzione letterale di Cesai'otti, 



BEL SIG. FILirPO BARKER WEBB. SaS 

parsa (i); raa, dice egli, la vera sorgente dello 
Scamandro e nella montagna , ed e iiaa e non due 
sorgenti, e quella di cui parla Omero e stata chia- 
mata la sun tontana per essere vicina al fiume. vrr) 
'yaf) "kfyovTai cr/ieivc •yrr^yai ry auT.v 'ycotaf-hy^ per^ 
che cost sohtinente si pud spiegare come il flume ab- 
bin pill sorgcnti. 

II dott. Clarke cita il 'Ttorafiov re ^}jyai preso 
in questo senso (Aeschylus, Prom. vers. 89), e 
lo Scoliaste veneto spiega i versi di Omero nel— 
r istesso modo {-2). Puo darsi che esse fontane non 
esistessero ai tempi di Demetrio , siccome noi sap- 
pianio quanto mutabili sieno cotali accideuti della 
natura ; in prova di che basti ricorrere alle sole 
transaziotii della Societa geologica di Londra , od 
ai volumi di qualunque geognostico scrittore. Se 
per altro esistettero ai tempi di Demetrio, come e 
probabile in caso che avessero la piu piccola pre- 
tesa per essere le fontane dello Scamandro , egli 
avrebbe se non altro presa la cura di confutare il 
loro diritto, e non sarebbe passato sopra di esse 
in silenzio. Se erano le fontane dello Scamandro , 
Bonar-Dasci era Troja, ed i Greci ed i Trojani 
combacterono nelVangusta striscia di terra tra il 
rigagnolo e il tiume , e tutto il corredo delle as- 
surdita che ho numerate di sopra venir dev" di ne- 
cessaria consegueaza. Cerchiamo dunque altre au- 
torita che unitamente al testo del poeta possano 
scioglierci da questi inciampi. 

Troviamo tanto dentr 1 che fuori di Frigia tradi- 
zionali notizie conservate sulla guerra di Troja e 
sul teatro, in cui ebbe luogo. Tradizioni per altro 
inautorevoli , non appoggiate da esteraa, ne da in- 
terna evidenza, in contraddizione coi documenti 



(1) Cosi appare che a' tempi di Straboae esisteva la foiitana 
fredda , e aoi mostreremo in seguito qual fosse la sua poeizLone. 

(2) Seiizi r articol'i «( nuesto e cevtamcate il senso piu b«- 
twale. 



S24 OSSERVAZIONI, fCC. SULL' AGBO TROJ\>0 

scritti di una remota anticliita , non dovrebbero es~ 
serc di bastante peso ; ma noi trovercnio che cjue- 
ste sulla Troade sono fornite di tutta (juella evi- 
denza che basta per rcndcrle credibili. Quarito alia 
loro on2;ine, non possono deiivare da una piu sod- 
disfacente. 

Gli Eolj, dice Strabone, colonizzarono i primi 
quel paese , ed Oreste tio;Uuolo di Aganiennone 
col suo tigliuolo Pentilo si stabilirono in quclla 
stessa pianura trojana , teatro delle gloriose gesta 
de' loro padri , sessanta anni solamente dopo la 
guerra. Al qual periodo fresca dovea essere nella 
niente di tutti la riniembranza di quelle localita, 
e tulti aveano 02;ni possibil ragione di peipetuarla. 
Clcves figlio di Doro e Malao , ambo , dice Stra- 
bone, della stirpe di Agamennone , li seguirono a 
tin di presso verso lo stesso tempo ( pag. 582 ). 
Perche dovrenio noi immaginare che queste per- 
sone o i loro discendenti avessero cambiati o con- 
fusi i nomi de' fiumi e de' monti ? Di queste tra- 
dizioni pertanto profitto Omero medesimo , e cio 
e singolarmente confermato dalla stessa Iliade. Tutti 
gli episodj celebrano le gesta sia de' Principi dtlla 
stirpe di Pelope, sia di quelli di origine eolia. 
Achille medesimo. che e T aninia del poema, era 
di questa stirpe. 11 poeta sembra di aver raccolto 
in un solo corpo le tradizioni di quella colonia, e 
non solamente le tradizioni de' fatti accaduti nel- 
r Asia dopo il loro avrivo , ma quelle ancora che 
segnalarono quella colonia in Europa prima che 
r abbandonassero. La natura parimente di lie sue 
descrizioni topoirratirhe e la minuta narrazione dei 
latti della 2;uerra mostrano un autore pin vicino 
air epoca degli eventi di quella in cui egli e sup- 
posto di aver vissuto. Molti bardi pero aveano pri- 
ma di lui cantata hi guerra di Troja; Ulisse e rap- 
presentato dallo stesso Omero in atto di ascoltare 
Ydoidoc alia corte di Alcinoo. Dai canti guerrieri 
degli stessi eroi e dalle rapsodie disccse fine a 



DEL SIG. riLIPPO BARKER WEBB. SsS 

hii per bocca di colore die il precedettero nella 
stessa carriera, il poeta scelse i materiali del suo poe- 
nia. jMolto pero dee esser rimasto di clie egli noa 
fece alcuii uso. Erodoto riferisce , come sua opi- 
nione, che Omero aveva inteso a dire che Paride 
ed Elena erano stati in E«:,itio , ma ch' egli vi avea 
fatta allusione solamente in quanto gli cadeva a 
proposito , ne egli mette in dubbio la tradizione, 
perclie il poeta non T ha circostanziata. Parlando 
dell a storia di Cassandra, Strabone dice tawch ovy 
o^i^pixa,^ Omero non aveva inteso parlare di questo\ 
ma percio non conclude die il fatto non fosse ac- 
caduto. Altri rapsodi innestarono alcune di queste 
tradizioni nelle loro opere, e noi dobbiamo coni- 
piangere come gravissima la perdita de' poemi chia- 
mati ciclici (I). Aretino di Mileto scrisse T Etiopide 
in lode di Mennone ; Lesdieas di Lesbo fu autore 
della minore lliade ; Stasino di Cipro scrisse i cosi 
detti versi ciprini. Prima di Solone e Pisistrato noi 
udiamo parlare di qneste Omeridi. Tucidide (2) cita 
da esse intorno la 2;uerra di Troja e non da Omero; 
lo stesso fa anche Ovidio (3). In aggiunta a tutto 
questo la mano del tempo ci ha conservati intatti 
preziosi oggetti d' arte antichissimi , come i vasi di- 
pinti o scolpiti e gemme incise, le quali rappre- 
sentano fatti ilella spedizione trojana senza riferire 
a quelli ricordati da Omero (4). Per verita sarebbe 

(1) 54 ciclici srJteni superessent ! ! 

Heyne Excuvs. in Hoin. 

(2) Tucid. L. I. cap. 1. 

(3) Ovid. Metamoipl). 12 , 148. Vedi anche Find. Nemea. 
Ode 2. 

(4) AljJ^iamo varie prove oltre V Eolicismo del suo poenia , 
che Omero se non era un greco trojauo egli uiedesinio, era stato 
molto 8ui luogo ed avea studiate le posizioni. Stefano Bisantino 
nomina « Cenchrea citta delle Troarie dove Omero abitb per ac— 
quistar notizie dei fatti che risguardavano la guerra di Troja ». 
Ma non sappiaiiio da quali autorita trasse qncsta cognlzioue , 
quantunque probabiimente secondo il suo solito la tolse da piii 
aaticbi scrittori, Mighor testiiuonianza aucora e c^uella della stesia 



326 OSSERVAZIONI, CCC. SULL A.GRO TROJA.NO 

ridicolo il supporre che le fmzioni di un poeta 
avessero dato il nome ad una regione e dato ca- 
gione a rifabbricare dai fondameiiti taate citta. 

II dottor Clarke ha osservato benissimo chc queste 
tradizioai al tempo in cui scrisse Straboue, sup- 
posto anche che non fossero state preservate da 
altri rapsodi, non erano piu vecchie di quelle che 
abliiaiTio preservate noi stessi deir arrivo degli An- 
gli in Britannia o piuttosto della conquista dei Nor- 
manni ('). Finalmente i nomi de"luoghi, come Te- 
nedos, EUespoitto^ Lectiim, Tliymbra^ Durdaniti ecc. 
discesero ai tempi di Strabone per mezzo di quelle 
tradizioni , e non essendovi alcuna ragione per 
dubitare delV esattezza di quei nomi , perchc do- 
vremmo noi concedere minore autorita alle stesse 
tradizioni in altri rapporti? Dunque e chiaro che 
queste tradizioni suUa pianura di Troja hanno la 
stessa online eolica dalla quale il poeta trasse i 
fatti da lui descritti. Queste vengono in ajuto di 
Omero , ne furono ( come abbiam veduto ) messe 
giammai in dubbio dagli antichi. 

Riepilo2;ando pertanto le verita, alle cfuali ci cpn- 
dussero le nostre induzioni , facciamo ora il rias- 
suuto dei fatti ai quali crediamo di essere giunti. 
Avendo mostrati gli errori di coloro die ci prece- 
dettero, e la poca attenzionc da essi prestata sulla 
vera pianura di Troja mercc V infelice teoria di 
Le-Chevalier, unitamente alle contraddizi mi di tutti 
i viaggiatori intorno al soggetto del liunie ond' e 



Iliade , tanto piii se si paragona ad opere di piii recenti poeti 
che hanno scritto S'dlo stesso argoiuento N^ Darete Frigio , n^ 
Quinto Calabro si presero alcun fastidio delle posizioni topo- 
gi-afiche. Tnfiodoi-o ci da qoalche desf-rizione d**!!' iut-ouag'.iaaza 
della pianura e del suo as'i^tto inrenorto da varj fiumi. 

Coluto nel suo poeiua De raptu Helenae uon ci ha dato il piii 
piccolo ajuto. 

(i) Rennel fa il prlmo a fare questa osaervazione. Ved. Geo- 
graph, of Herodotus. 



DEL SIG. FILIPPO BARKER WEBB. 327 

bagnata quella pianura, noi passanimo in seguito 

a provare clie i versi del poeta si contraddicono 

fra di loro in molti punti iniportantissimi, e piu 

particolarmente sopi'a il soggetto die cl riguarda,, 

cioe la topografia delVAgro trojano, e che per con- 

seguenza la sua antorita , e sin^olarmente cpiella 

di alciini versi isolati non e bastaute a stabilue 

un piano e sostenere una teoria in contraddizione, 

col poeta medesimo e con tutta F antichita. Noi 

fummo dunque forzati di cercare altrove; e noi 

pensiamo di aver mostrato abbastanza che tradi- 

zioni esistettero fuori di quelle di cui si e servito 

Oniero, ed aventi tutto quel peso die una mente 

ragionevole puo desiderare in tale materia. Noi 

troveremo oia die queste tradizioni venendo in 

ajuto della geografia omerica servirono come di base 

sulla quale gli anticlii scrittori innalzarono i loro 

sistemi , e che essi le combinarono colle notizie 

scritte lasciateci dal poeta medesimo. La tesi ri- 

sei*vata aperta per noi e ora quella di paragonare. 

le anticlie autorita colle localita presenti e formare 

un sistema, coir ajuto del quale unitamente alia 

mappa annessa possa f>2;ni futuro via2;2;iatore esseie 

certo d' identificare ])er lo meno ogni piu piccolo 

sito riconosciuto e venerato dagli eroi e dai saggi 

deir antichita; e se questi hanno errato , non sara 

vergogna per noi T errare con essi. Viaggiatori fu- 

turi troveranno materia di confermare le nostre as- 

serzioni , e da stabilire egrualmente cio che abbia- 

*^ . . . . 

mo confermato de'' precedenti scrittori, e cio che 

abbiamo potuto aggiugner del proprio noi mede- 

simi. Coalribuiranno essi ancora per parte loro ad 

accrescere la comune suppellettile delle cognizioni 

su questo soggetto, il quale e di una natura che 

richiede una successione di lavori continuati. Quan- 

tunque noi possiamo vantarci di conoscere le prin- 

cipali e piu importanti localita , pure la sacra e 

privilegiata terra di Troja era popolata di templi 

e di citta, del cui sito siamo tuttavia all' osGuro. 



SaS ossERVAzioNi, ecc. sull agro trojano 

Tra r igaoranza degli uni e la ciarlataneria degli 
altri ci ha voluto quasi iin mezzo secolo di soli le 
in(la2;ini per metterci nella posizione vantaggiosa 
suUa quale attualmente noi stiamo. 

Qucgli die s' acciugc ad una sjiediziouc di Troja, 
noil 2,ia pecorum rita ^ nia per fare nuove scoperte 
e nuove osservazioni , per verita assume ua ini- 
pegno clie non e ne facile, ne breve. Impedi- 
menti d' ogui specie e tisici e morali s' oppongono 
al suo cammiuo ; F ignoranza degli abitaati, la loro 
diffidenza cogli stranieri, la iiatura del governo 
non sono pochi ostacoli ; ma soprattutto la stessa 
superficie del paese induce facilmeute in errore , 
siccorae quella die in certe stagioni e soggetta ad 
essere inondata da tutti i tiumi die discendono 
dair Ida, ed in altre stagioni e talmente arsa die 
lo stesso letto dei fiumi lascia dubbioso il viag- 
ffiatore della loro ori^ine e del termine delle loro 
correnti. Simili difticolta s incontrano nel verin- 
care la posizione delle citta. I Turdii si sono ser- 
vid sempre degli antichi monument! come di cave 
dalle quali poter estrarre con minor fatica i nia- 
teriali per fabbricare ; dal die deriva die e som- 
mamente difficile e raro trovar fondamenta , e di 
rado possiam esser sicuri die un monumento sia 
a suo luogo , fuordie non sia accompagnato da 
quelle ; imperciocdie i Turclii trasportaroiio pietre 
ad una gran distanza. I cimiteri sono un' altra sor- 
gente di errori, perclie i Turchi pongono assai 
comunemente antichi marmi a guisa di pietre se- 
polcrali -, e questi, portati da lungi in gramle ab- 
bondanza e tolti da luoghi diversi , presentano 
iscrizioni opposte le vine alle altre, e dalle quali 
non si puo raccapezzare alcun indizio intorno 
alia localita in cui si trovano. Un' altra sorgente 
d' errore procede singolarmente dalU ignoranza nei 
viaggiatori della lingua del paese, e dalla facilita 
colla quale i grecisti sono indinati a derivare le 
antiche appellazioni dal suono dei nomi moderni 



DEL SIG. FILIPPO BARKER WEBB. SsQ 

ooi quali non ebbero mai alcuiia connessione. Que- 
sta sinania ha indotto alcuni viaga^iaion ne piu 
ridicoli sbagli , atti a inspirare difficlenza e cautela 
in chi e troppo facile ad abbandonaisi a simili 
induzioni (')• Questi sono i principali errori in cui 
massimamente cadono i viaggiatori, e troppe sono 
le ommissioni intorno a soggetti importanti di che 
hanno a rimproverarsi gli autori moderni, e che 
sono male compensate dagli scandalosi racconti e 
dai hibrici aneddoti intorno alia mollezza e lussu- 
ria de' satrapi ottomani con che sogliono farcire i 
loro viaggi. 

Noi esigiamo niinvi fatti , nuove osservazioni , 
nuove scoperte di localita storichei conferme di 
cio che era dnbbioso , esatte distanze, ecc. Noi 
manchiamo tuttavia di vina buona mappa delF Asia, 
e molti materiali , non difficili ad ottenersi sopra 
questo soggetto , tuttavia si desiderano. Vi sono po- 
che o quasi nessune strade nella Turchia ; avvezzi 
que' nazionali a viaggiare per terra , quasi conie i 
marinari sul mare, sono pero sufficientemente pratici 
ed anche esatti nel rapporto delle distanze da un 
laogo airaltro, e le espriniono in ore non avendo 
altro mezzo di misurare. Ogni ora si puo general- 
mente contare per tre miglia, e il notar questo 
computo diviene assai piu necessario ai viaggiatori 
onde conoscere le distanze che non il tempo ini- 
piegato da' viaggiatori medesimi in fare la stessa 



(l) Le-Clievalier ci ha dato un esempio de' plii spU-ndidi di 
questo. Le sue guide gli dissero elie i tumuli creduti comune- 
nientp di Achille e di Patroclo erann ora cliianiati la dildo Tepe^ 
che in greco significa i due Tepe : Voila, grido rostD il francese: 
ancora venerauo d gepolcro di Achille , e tuttavia lo chianiano la 
divina toniba , la toniba di Giove ! non accc gendusi del gi"anchio 
die prendeva interpretaudo ii/ixi riTrk come se fosse Siis ren. 
JBali-Dag, i\ Pergamo di Le-Chevalier, c Bali-Kesre che sono le 
terme di Alexaiidria-Troas , derivano il loi-o uonie, secondo Po- 
cocke , da Bad , rApoUo degli Assiri ! ' . . . Uae nugoe in seria 
ducunt. 



33o OSSERVAZIONI, eCC. SULI," A(ii;o XUOJANO 

strada; giacche il computo de'' uazionali esprimeil. 
tempo impiegato dalle carovaiie clie e uniforme in 
tutto r impero ; ed acceniia uiio spazio medio e 
calcolabile, mentre quello de' viaggiatori e soggetto 
a vaiiazioni iadividuali d). 

Mold uuovi siti di andche citt^ possono ancora 
trovarsi. La voce Esid ^ o Palalo ^ aggiunta al iiome 
di qualclie luogo dovrebbe esser sempre una ra- 
gion sullicieute a far deviare dal suo cammino un 
viaggiatore per visitarlo , ed e probabile che quasi 
sempre abbia a vedere ricompeasad i suoi passi. 
E utile parimeiite il notare la localita delle meda- 
glie e la situazione dove si trovano in gran nu- 
mero. II corso dc' fiumi e la direzione de' mond 
sono due osservazioni state troppo generalmente 
trascurate , quantunque sieno le testimonianze piu 
durevoli; e qui la scienza della geologia viene al 
nostro soccorso. GF istrumenti fisici , e particolar- 
mente astronomici, quantunque necessarissimi , e 
pero quasi impossibile portarli seco intatti. Un cro- 
nometro comune non soflfre il movimento di un ca- 
vallo o di un cammcllo, ma in Londra si fabbri- 
cano orologi da tasca di un genere piu forte e die 
corrispondono alF oggetto (2). 

Passa gran dilferenza fra la teorica e la pratica 
in tutte le cose : cosi in queste •, ma se i nostri pre- 
cetti saranno osservati a dovere , promettiam buon 
successo a chi vorra avventurarsi in futuro ai viaggi 
in Turchia , e promettiamo scoperte per sino sul 
battuto terreno della Troade ; e a Dio piac&ndo di 

(1) Se non dobbiamo essere allettati ad uscire dal nostro cam- 
mino da oggetti di anticliita o di storia naturale , se dobbiamo 
ravalcare sempre sullo stesso animale e collo stf sso passo , not 
dobbiamo allora rinunciare ad ogni piii utile osservazione per 
la meschina gloria di fare 1' ufficio di una macchina ambulante, 
di un odometro semovente. 

(2) Un viaggiatore che sappia la lingua greca parlata in Gre- 
cia dagli stessi Turchi potrebbe viaagiar francamente anche solo 
nella Turclua europea; ma neU' Asia sono indispeus 'bili uno » 
pill Ciaoaizzeri. 



DEL SIG. riLIPPO BARKER WEBB. 661 

continuarci quella salute e quello spirito die ora 
godiamo , noi potrem forse cli iiuovo avventurarci 
in quella spedizione. Ma e tempo di procedere 
nella nostra discussione , rimanendoci qui la lusinga 
die questa digressione, mcntre puo essere utile ai 
viaggiatori, servira pariinente a niostrare il nietodo 
che abbiam seguito uoi stessi nel raccogliere e com- 
pilare i presenti materiali. 

C A P I T o L o III. 

Osservazioni generali. Ellesponto. Ophryniuai. Rheteum. 
^auteum. Sigaeum. Promontorio Mastusio , Elaeas Pro- 
tesileum. Citta cli Sii^eo. Tumuli di Achille , Patroclo e 
Antilocu. Citta di Achilleum. Tumulo di Prruleo Ilio. 
Sua Istoria. Trojadi Oinero, Sua pianura. I due fiuniie Inro 
carattere. II Mend ere. Sue sorgenti. Fontana tertiiale. 
Deduzioni da questa scoperta. Fontane d'Oniero Glieum- 
hrek-Su e villaggio di Gheuml)i"ek c di Halil-Elli. Ca- 
mara-Su distinto dal Glieuinbrek-Su. Camara-Su e il 
Thyinhrius. Thymhra ad Atci-Keui. Tempio d' Apollo. 
Porto deoli Achei. Naustathmos. Guadi dello Scumandro. 
Oggetti minori della pianura. Tlirosmos. Tumulo di Esiete. 
Tumulo di Ilo. Tumulo di Mirinna. Kallicoloae ed 
Erineo. Riepilogo. 

Non e aramissibile alcun sistema sulla Troade, il 
quale dipendendo da soli versi e da controverse 
inteq^retazioni contraddice V evidenza dei fatti e 
la iiatura del paese. 11 voler oggi scoprire cio die 
era perduto gia sono 2000 anni, e una vana pretesa. 
Perche fabbricare un sistema per Omero , ed ua 
altro per Strabone e gli altri geograti ? Perche dare 
un rimprovero a tutta Pantichita, ed immaginare 
arbitrariamente die sieno stati cambiati e trasferiti 
anticlii nomi? Se le colonie Eolie che vennero a 
Troja 60 anni dopo la guerra, preservarono intatte 
le appellazioni di tanti nomi, e se tutto il poema 
d' Omero riconosce le sue derivazioni dalle tradi- 
zioni Eolie, mi sembra esser molto piu giudizioso 
il combinarc insieme queste due autorita che il 
pescar fuori discrepanze triviali e quasi porre 



332 OSSERVAZIONI, eCC, SULL-ACRO TROJANO 

in conflitto le une coUe altre. Concedendo al poeta 
qiiella ladtudiiie di autorita clie impetrano per lui 
Erotloto , Tucidide e Strabone , svaiiira tosto ogni 
apparente difficolta. In cose dubbie un alto grado 
di probabilita equivale , se non a naatematica , al- 
meno a morale certezza. Noi dobbiam dunque pesare 
t dubbj sulle due bilance; e cjuella parte clie ne 
ha m;'no, otterra il nostro assenso. rreiaiessi questi 
preliminari, entreremo in materia. 

Che la catena de' monti de' quali il moderno 
Kasdagli e la sommita ed il nucleo , chiamati anti- 
camente Gargara o Cotylus, estesa in quella forma 
che Strabone paragono a una i^rande scolopendra, 
cominciando da Babel Burnii a uu estremo ( antica- 
mente il promontorio di Lcctuni ) , e terminando 
colle vicinanze di Cyzicus e Leleia dalV altra, sia 
rida d'Omero e de' geografi, vi sono cost pochi che 
ne dubitano, che il coafutarli sarebbe opera e tempo 
perduto. Noi abbiamo dunque un punto hsso col 
quale determinare il sito della Troade. TOTVoypapei, 
^e /idXiffTa, ftj^ OVTOQ 2.eyofJi8V7]V Tpoiav ri tvii; 
\dr^q ^to-ic dpVQ vijj7^/lh' (i);poiche, dice lo stesso 
geograto in un akro luogo, due montagne sovra- 
stanno alia Propoutide , Y Olimpio Misio ed il monte 
Ida. Tf^t; §€ J^'/^c fi€Ta^v xai rt^g ^a/^affffr^Q ?? TpoLO, 
oeeLrai ovvaTrtvcra to opsi (2). 

L' altro punto fisso Omerico e del pari evidente, 
e nessuno finora dubito che il moderno stretto dei 
Dardanelli non corrisponda alV Ellesponto di tutta 
Fantichita. Omero lo identifica dove dice eke quelle 
stretto separava la Tracia dalFAsia, 

AvTa(> 0p>)(xas hy ''A.xa./uas xar/ veipuis fjpiws , 
'0(j(7ris 'EKkfiCTiivTOs ayappaas ivioi £6py£/(3); 

(i) La posizione deW aha montagna di Ida indie a particolar- 
mente la topografia della Troade propriamente delta. Strab. lib. XIII. 
(2) Troja giace tra Ida ed il mare congiunto alia montagna. 
Strab. ibid. 

(I) Iliad, lib. 3, V. 844. 

Arainante e V eroe duce Piroo 

I Traci condurean quant i ne serra 

L' estuoso Ellesponto. — Monti. 



DEL SIG. FILIPPO BARKER WEBB, 333 

ne so veder ragione alcuna pei' prolungarlo al di la 
del piomontorio Sigeo , perclie in altro luogo lo 
chiama x/lwryi; largo ed diretpav immenso o senza 
confitii , giacche siraili epiteti in bocca di un poeta 
possono intendersi come dati dal luogo ov' egli 
potea vederlo , e tanto piii che gli ha anche dato 
talvolta r epiteto di tiume. Non so convenire col 
sig. Hobhouse die quello stretto possa essere pro- 
lungato fino a Lectum. Da' suoi argomenti sembra 
probabile, che noi abbiamo Tautorita di alcuni scrit- 
tori , e fra questi anche Omero , per prolungarlo lino 
a Sjg o, e forse piii oltre ancora •, ma che la mag- 
gior parte degli antichi lo fanno terminare a Sigoeum 
o sia vicino a Rlioeteum. Cosi noi abbiamo dunque 
la pianura difesa dai monti e cinta dalF ampio El- 
lesponto , e non abbiamo ora che a cercare il lido 
e i suoi confini, i 

'H/owj cr'cfxx /ua^piv , 'isiw crt/v£sypa3'3i' a'xpa/ (i)- 

Lasciando Dardano, dice Strabone, tu passi Ophry^ 
mum dove sopra un luogo cospicuo sta il sepolcro 
di Ettore. Vicmo Frank-Keid (2) e il preciso luogo 
indicato dai geografi. _ 

cc La citta di Reteo , die' egli , segue sopra una 
cresta di terra ed unita ad essa sopra un' eminenza 
di sabbia dalla sponda del mare , dal tempio e dalla 
tomba d'Ajace (3) ». La cresta delle colline di fatti 
vien giu da Frank-Keui esattamente all' In Tepc che 
e in una piccola altura naturale ; e per farci chiari 
di questa situazione , vi sono sulla sommita i resti 
di una fabbrica di mattoni con archi che accusa il 
tempo de' Romani (4) , e questo e il solo tumulo 



(l) Iliad, lib. 14, v. 36, la lunga bocca di tutto il lido, quanta 
ne abbraccias^ano i due promontorj. — Cesarotd trad, letterale. 

(a) Pare che Ophrynium ahbia conservato un vestigio del suo 
antico nome neil' abbreviazione di Fren-Keui od Erin~Keui. 

(S) Vedi Bayle Diction, avticolo Ajax. 

(4) Questi avanzi erano molto pu\ considerabili , ma i Tiirchi 
se ne sono serviti per forniare una strada in mezzo alia palude; 

Bibl. Ital. T. XXII. 22 



334 ossERVAzioNi, ecc. sull'agro trojano 

nella pianura che abbia una tale costruzione. In 
Tepe dunque era FiEanteum dal quale Marc' Anto- 
nio (i) trasporto la statua in Eg,itto , e rlic pot Cc- 
sare Augusto ristoro. Esse era rinoniato per la sua 
santita, e si vantano molti miracoli da esso operati. 

Se noi dunque abbiamo trovato il proniontorio 
Eanteo e Reteo a 3o stadj verso il mezzodi , do- 
vreruo trovare il promontorio Sigeo e V Achilleo 
secondo Plinio (2), e presso a poco alia stessa di- 
stanza noi incontriamo il capo Janizzary. II Sigeo 
era alquanto piu opposto al promontorio Mastusio 
e alia citta di Eleusa , dov' era il Protesileo (o) , e 
che conserva un resto del greco nonie in ELens- 
Baha. II capo Janizzary e appunto diriinpetto al 
Protesileo , e i due promontor j cosi si contermano 
reciprocaniente. 

Se di qualche altra autorita facesse mestieri in- 
torno al promontorio Sigeo, Strabone dice die era 
una citta rovinata , e noi possediamo molte meda- 
glie con una e con due civette , e colla leggend'a 
SITE tutte trovate a Giaur Keid solamente. h' Editto 
parimente trasportato in Inghilterra da ]\L E. Mon- 
tague , e il famoso Bustrophedon portato via da 
lord Elgin dallo stesso Inogo , concorrofto a provare 
essere questo il sito della stessa citta. 

e siccome ricorreranno ancora alia stessa cava , cosj verra un 
temjio che i viaggiatori non ti'overanno vestigio alcuno del teni- 
pio d'Ajace , come non se ue ti'ova di queilo d'Achille. 

(l) II sig. Le-Chevalier colle sue solite inesattezzc dice che fu 
Pompeo Magno che la porto via. 

fa) Fuit Kantian a Rhodiis conditum , Ajace ibi sepuho xxx. 
Stad. intervallo. A Sigeo et ipsa in statione classis suot. Plin. 
Not. Hist. lib. 5 , c. 3o. Le lezioni di Strabone sopra questo 
soggetto sono tenute da tutti per apocrife , e Gibbon fu iudotto 
da esse in errore dicendo che il cainpo de' Greet occupo 12 
niiglia tra Sigeo e Reteo, ed alcuni geografi per T istessa ra- 
gione sono stati indotti a cousideraie il capo Berhieri come il 
promontorio Reteo. 

(3^ 11 Protesileo fjj profanato dal Satrapo Arrayttes, per la 
qual cosa fu crocifisso da Santi|ipo rAteniese,e suo figlio lapi- 
dato a morte nanti i suoL occhi. Erod. lib. 7 , c. 33. 



DEL SIG. FILIPPO BARKER WEBB. 335 

Vicino al promontorio vi erano le tombe, ossia i 
tumuli di Aclulle , di Patroclo e di Arinloco. Vedi 
Strabone pag. 695. Ivi esistono tuttavia due tumuli 
ohiamad Ta Dthio Tcpe dai moderni Sigei e posti 
al nord del colle Sigeo verso il Mendere. Ivi sono 
a mio credere le tombe di Acliille e di Patroclo, 
Tuna chiamata Dimitrio Tepe (i), e verso il sud 
vi puo esser quella di Antiloco. lo so che questo 
e in diametrale opposizione con Omero , il quale 
dice che Acliille eresse in fretta una tomba sopra 
Patroclo. e che secondo il suo desiderio (II. lib. 23, 
V. 245) le ceneri del suo amico furono in seguito 
conimiste insieme nella stessa urna ; che quelle di 
Antiloco furono poste in un' urna a parte, e che i 
hgli de' Greci innalzarono un vasto tumulo sopra 
di loro 

"A/t/(p' 6lI'T:'i<jI fjLiyxv xul uixbfxovoL t-jju^^v 

Xkvjifjiev (2). 
Ma io pi'escelgo di seguire le autorita riunite del- 
r antichita in preferenza di quella deU'Odissea, la 
quale se non tutta, secondo molti moderni, alineno 
nella sua ultima parte , come Aristofane ed Ari- 
starco i grammatici hanno dimostrato , e V opera 
di un altro autore, e di tempi posteriori. Tutti gli 
altri greci scrittori con universale consentimento no- 
minano due o tre tumuli differenti (3). La distanza 

(1) Questo Tepe riceve il suo nome da una cappella tauma- 
tiirga posta alia sua base , essendo supposto clic S. Demetrio 
riposi sotto questo monumeiito. 

(2) Intorno a loro abbiamo innalzato un sTande e magnifico 
sepolcro. Odiss. 

(3) Concedendo pevo con Omero alia mano die fosse im solo 
tumulo , trovereuimo ancor piii iuipossibile di coUocarlo altrove 
che vicino al promontorio Sigeo ; giacclie axpa che vuol dir 
promontorio , preso assolutaniente, non e probabile che significhi 
qualche promontorio senza nome , ma bensi uno di quei due 
che secondo lui si trovavano alle due estremita del campo greco. 
Non v' e altro Te))t; al promontorio Sigeo , e bisogna contentarci 
con cio che si trova attualaiente e non immaginarci un tumulo 
nella sommita delta rupe, il quale piu aou esiste. Vedi Hobhouse. 
Vedi anche Strabone pag. 656. 



336 o«?F.iivAzioNi, ecc. sull'acro trojano 

di Dimifrio Tcpc e di Bcscik Tepe e troppo con- 
*ideiabi1e pel pvoniontorio Sigeo ; poiche la toniba 
d' Achille e rpiesto capo cp;ualnientc die qiiella 
d' Ajace ed il Reteo sono senipre idendficati (i). 

In tempi posteriori i Mitileni fabbricaroiio una 
citta vicino alia tomba d' Achille chiaraata Achil- 
l^tm, da dove per molti anni essi fecero jr^uerra 
ngli Ateniesi in Sigeo. Questo pare impossibile ad 
Hobhonse, se la toniba era cosi vicina ; ma Plinio 
non afferma che la citta o castello fosse sopra il 
monumento , bensi vicino di esso. Fait et Aclulleum 
oppidum lUXTA tumnlum AchilUs ^ nhi classis ejus 
stetcrat Vedi parimente Strabone alia pag. 600. II 
dott. Chandler impiego otto minuti in passeggiare 
da Sigeo al tumulo , e noi ci facciam lecito d' ini- 
maginare che la citta fosse alcnn poco pin lontana. 
Noi abbiamo molti esempj prima dell' invenzione 
del cannone di sinarnisiioni ostili che si trovavano 
egualmente lontane V una dalF altra , e che soste- 
nevano ambedue un leciproco assedio. Tale fu il 
famoso blocco di Platea, e talc la gnerra degli 
Ateniesi airOlimpico, e tale fmalmente T assedio di 
Siracusa. II secondo dei Dthio-Tepe pno ragione- 
volmente essei-e attribnito a Patroclo. Dimitrio Tcpe 
e stato chiamato la tomba di Antiloco, e siccome 
secondo Strabone erano vicine V una alV altra, e 
\'icine parimente al promontorio Sigeo , cosi questa 
disposizione probabilmente non e lontana dal vero , 
jna noi siamo lasciati alF oscuro sopra quest' ultimo 
pun to, giacche Strabone non credette nefcessario di 
spiegarlo chiaramente nella sua descrizione. 

Bescic Tepe '2) e stato chiamato da alcuni la 
tomba di Peneleo, e da altri snpposto essere il mon- 
ticello innalzato sopra il suo favorito Festo dalFim- 
peratore Caracalla in una visita cV ei fece alia 



i\) Ved. Strab. pag. SqS e 604. 

(2) Bescii-Tepe. Ho coatinuato a que*to Tepe il noine che 
gli e stato dato da altri viaggiaton. 



nCL SIC. FILIPPO BARKER WEBB. oSj 

Troade , quando, desideroso d'iraitare Achille , di*- 
cesi clie avvelenasse Festo per procurarsi vin Pa- 
troclo. L' orp;oj»;lio ed il potere del tiranno lo avrebbe 
indotto nel desiderio di superare il suo prototipo , 
tanto nella graiidezza delT esecuzione, die nclla 
bellezza del sito pel siio Tepe ; e sia clie noi il 
ponghiamo sotto Dcmitri Tepe ^ Scambid Doiik^ Ug- ^ 
giek o Liman Tepe , questo oscuro favorite dee ot- 
tener sempre un luogo cospicuo nella pianura trojana. 
Fiituri scavi fatti con esattezza e buona fede , e 
non alia maniera di quelli intrapresi dal duca di 
Choiseul potranno in seguito certificare questi 
fatti (i). Bisogna intanto confessare clie la vera 
tomba , alia quale dobbiamo concedere il superbo 
titolo di Acijillea, non e affatto sicura; e, stando alle 
sole autorita lasciateci dagli antichi, rimarra sempre 
dubbiosa ; ma stando agli argomenti da noi posti 
in campo di sopra, possiamo francameiite conchiu- 
dere che il tumulo , il quale porta usiialmente un 
tal nome , ha i piu giusti titoli a tanto onore , e 
che in fatti egli e quel medcsimo che fu cliiamato 
■con tal nome anche dagli antichi. 

I coloni Eolj che vennero in Asia dopo la spe- 
dizione trojana , fabbricarono il loro niiovo Ilio , 
come Strabone prova bastantemente (2) , e lo fab- 
bricarono non sulle rovine della citta di Priamo , 
ma in una situazione vicino allecoste, mossi, egli 
dice, a cio fare dalle imprecazioni di Agamennone 
■e dal cattivo augurio inerente ad un luogo rino- 
mato per cosi lunghe e celebri disgrazie. 

Le sue sventure per altro cessarono dopo la vit- 
toria del Granico, allorche fu visitata da Alessandro, 
il quale sagrifico nelF umile tempio che vantava 
di tuttavia conservare il Palladio di Troja. Guidato 
dalla sua passione per Omero, e dalla pretcsa origine 
trojana della stirpe di Eaco, egli colmo la citta di 



(i) Vedi il ragguaglio di Hobhouse. 
(2) Srrab. p. 60:. 



338 ossEUVAZioNi, ecc. sull'agro troj.vno 

benefizj , e annuncio la sua intenzione di ampliarla 
e proteggerla. Questa intenzione fu cmipiuta da 
Lisimaco, che la ciiise di mnra per 40 stadj ds 
circonferenza e la popolo di gente reclutata nolle 
comnnita vicine. Quando pcro i Romani passarono 
in Asia contro Andoco, la citta ricadde nella sua 
antica nullita, e appena merito il nome di citta. 
La nostra guida trojana, Demetrio di Scepsi, gio- 
vinetto in cfuel tempo , la vide in nno stato di 
rovina c colle case quasi tutte smantellate. Cosi 
miserabile era poi il suo stato, quando i Galli in- 
vasero TAsia, cV essi F abbandonarono , percbe non 
avea piu mura. 1 Romani confondendola, come Ales- 
sandro, colla Troja di Priamo supposta la loro madre 
patria , ne ristabilirono la liberta ed accrebbero il 
suo territorio. Fimbria si vantava di averla atterrata 
dalle fondamenta dopo dieci giorni di assedio (l). 
Silla dopo la disfatta di Fimbra fece suo primo 
obbligo di restaurare la metropoli di Roma , e dopo 
lui Giulio Cesare fu indotto da piu potenti motivi 
a proteggerla. Come Alessandro e con miglior ra- 
gione vantavasi della sua origine trojana, ed era 
del pari un ammiratore appassionato di Omero ed 
ambiva di emulare il conquistatore Macedone. I 
Cesari suoi successori imitarono il suo esempio, 
e Claudio in sequela di un' orazione di Nerone , 
allor giovine, riconfermo tutto cio che il dittatore 
e la repubblica avevano concesso, ed assicuro ad Ilio 
quella pleiiissinm immunitas descrittaci dai Romani 



(l) Quando Fimbria si vantava di aver presa in dieci giorni una 
citta che avea resistito dieci anui contro Agamennone e le forze 
riunitc della Grecia , cio accadde , disse uno de' cittadini , perch^ 
noi non avevamo un Ettore. Pare die questo eroe fosse il Semideo 
protettove della citta. 'E>«Tto^ IKi'swv e la comune epigrafe delle 
loro inonete. Quando alia inorte di Druso aiTivo a Capri una 
deputazione da Ilio per coasolare Tiberio sulla perdita di suo 
figlio, costui, oude pungere le loro tarde condoglianze, replico ; 
Mi coii(h/so io pure con voi della perdita di Ettore. Vedi Svet. 
vit, Tib. 



DEL SIG. FILIPPO BARKER WEBB. 339 

giureconsulti (i). Augusto fu impedito dallo spa- 
vento ( diceva cgli ) di cattivi augurj , e noi direm 
piuttosto da' saggi consigli de' suoi amici dal tras- 
piantare ad Ilio la sede del suo impero , ed altri 
prodigj indussero Costaiitino a stabilirla in situa- 
zione dilTeiente. Al niomento che parliamo, vi sono 
pochi luoghi delT iinpero Ottomano che siano piu. 
fovinati e piu desolati di questo. 

Tale e il compendio della storia di Ilio. Clarke 
fu il primo ad accennare il suo probabile sito. In. 
un luogo chiamato Palujo-Califatli trovo non sola- 
mente que' rotti fiauimenti antichi coi quali i Turchi 
poveri sogliono indicare il luogo de' loro defunti 
entro il ricinto de' loro cimiteii: ma, cio che e 
rarissimo nella Troade , trovo gli antichi fondamenti 
d' una citta che i Turchi stavano scavando onde 
raccoglier materiali pel ristauro delle fortezze dei 
Dardanelli. In questo luogo compro egli antiche 
inedaglie e tutte di Ilio. La stessa operazione andava 
progredendo in tempo del nostro passaggio per la 
Troade , e da que' giornalieri o lavoratori noi pure 
comprammo medaglie. tutte parimente d'llio, fra 
le quali particolarmente un medaglione in rarae 
che abbiamo crcduto far cosa grata a' nostri lettori 
di' qui esibire inciso in fronte della mappa unita 
a questa niemoria, e cho esseudo inedito noi descn- 
veremo piu ampiamente, allorche verremo a trat- 
tare de' nionumcuti delf antichita che caddero sotto 
la nostra osservazione durante questa parte del 
nostro viaegio. Tutte queste cose svegliarono i 
sospetti di Clarke , e la ricorrenza del medesimo 
accidente avvenuto a noi stcssi riconfenna i suoi so- 
spetti, poiche dai Greci di Giaur-Keid non abbiamo 
avuto mai medaglie ne di Ibo , ne di alcun' altra 
citta, tranne quella di Sigeo; cosi a Damian-Keui 
quelle soltanto di Alessandria (2). Questa continuata 

(1) Ved. Callistrato I. C. in leg. XVII. c. I. § a. 
(a) In qualche sito viciiio ad Ilio era un luogo stabilito da 
Costantino per la costruzioue della citta che avea a poitare il 



340 ossERVAziONi, ecc. sull'agro trojano 

ricorrenza di medaglic sopra qiiesto liios;o non e 
piccola prova della reale posizione di Ilio; oltre 
di die tutte le distanze indicate dal geo2;i"alo coin- 
cidono maravigliosainente con questo centro conm- 
ne, e confermano a non dnbitaine die tpiesto sia il 
sito di quella famosa citta. Delia f[\iale i viaggiatori 
faturi ( deplorabile a dirsi ) non vcdranno nep- 
pure fra pochi anni que' miseri vestigj die a noi fa 
dato per buona sorte di rinvenire. 

La vicinanza d' Ilio alV accampamento de' Greci 
rendeva impossibile di' esso fosse la Troja di Ome- 
ro (i). Quella citta (Ilio) era situata atrestremita 
della lingua di terra di cui parleremo, e die si esten- 
tle verso il mare tra il Simoente e lo Scamandro •, 
mentre Troja era piu verso V altra estremita che 
si attaccava alia Cebrenia. II luogo solitamente cre- 
duto essere il sito di Troja ai tempi di Strabone, 
era il villaggio degV Iliei ( Ulensium Pagtis ) , 3o 
stadj , o circa 3 miglia dalT Ilio del sao tempo (2). 
Siamo debitori al dottor Clarke d' averci indicato 
Tciblak come il luogo piii probabile per la situa- 
zione del villaggio degF Iliei , e per conseguenza 
della Troja Omerica. La distanza combina , ed egli 
trovo ivi mine ed iscrizioni die parlano di Claudio 
che avea , come abbiamo detto di sopra , condonato 
ogni tributo agV Iliei ; e vicino al villaggio egli 
descrive un bel monticello coperto d'alberi, cli' egli 
ha iinmaginato essere il Callicolone , alia quale sen- 
tenza non crediamo dovere acconsentire. 

La pianura di Troja, secondo Strabone, era for- 
mata da due braccia dell' Ida , die stendevansi V uno 
verso Reteo , e V altro verso Sigeo, mentre da Ilio 



tuo nome prima di Bisauzio , di cui le poi-te soiainente furono 
terminate, ed erano in vista di coloro che navigavano nell'EIle- 
sporito. Le notizie della precisa loro situazionn sono dubbiose. 
Vedi Zo&inio lib. 3, c. 3. Tlieofon. p. 18, Niceforo Calisto 
lib. 7, pag. 48. Zover. , rom. 2, lib. 1 3. 

(1) Ved. Strab. pag. 698. 

(a) Ved. Strab. pag. b^j. 



DEL SIG. FILIPPO B.VRKER WEBB. 841 

una lingua cli terra attaccata colla citta ffv^(pvrtc: 
avTO^ continuantlo superiormente raggiugneva le 
radiei delT Ida nella Cebrenla formando coUe due 
braccia la fignra del gieco T to ypdfiaa fiytidfvXoel- 
^ec {la lettcra semicircolare). Ilio dunque , stan.do 
all estreniita die termina nella pianui'a, non avrebbe 
potato dar luogo gianimai alia tuga di Ettore iutorno 
alle sue mura a motive principalincnte dei continui 
scoscendimenti e dirupi sui quali sarebbero state 
fabbricate. Dal clie il greco geografo deduce di 
nuovo clie non poteva essere V Ilio di Oinero. Quanta 
ragioni non ci da questo argomento per opporei 
alia situazione di Troja sulle baize ed i precipizj 
di Btinar-Basci ^ come pretende Le-Chevalier ? (i) 
In tutta la Troade non vi e un' eminenza che cor- 
risponda a questa descrizione , tranne quella che , 
lasciando la catena Idea presso Atci-Keui, termina 
la pianura nel punto in cui noi trovammo le ruine 
di Palain-Califatli. Questa lingua di terra divideva 
la Simoisia (per mezzo alia quale scorreva il Simois) 
dalla Scamandria pianura bagnata dallo Scaniandro; 
quest' ultima, essendo quella chiamata propriamente 
la pianura Iliaca o Trojana, e la pin larga delle 
due (2). 

(i) La nianiera d' interpietai-e la pieposizione inpi avanti in- 
vece d' intorno iion sarebbe sfuggita all' acuuie di granimatici 
cosi sotcili com" erano i Greci, se fosse stato possibile d' inten- 
derla in quel senso. Quest' iilcimo sutterfugio de' fautori di Bunar 
Basci fa ottiinamente annientato dal dottissimo caval. Driimond 
nella sua rivista dell' opera di sir W. Gell , ioserita in un fa- 
scicolo deir Edimburg Review , anno 1 806. 

(2) Al sud-est della citta era una parte della pianura alia quale 
allude Oiuero soito il nonie 61 Wi'iiiv 'IXi;;3v- ( II. lib. 21 , 
vers. 558), la qual parola ha dato motive di molta conToversia. 
Troja staiido nella vicinanza di Tciblak , la pianura dietro il 
sefjolcro di I\Iyrisma, clie si unisce colle falde d'Ida in Cebrennia 
tuttavia coperta di maccliie , esibisce aecanto un luogo atto a 
nasoondersi come lo descrive il pocta. La derivazione della pa- 
rola 'I/.fioi' da I'Kri turba o landa come se fosse il campo oiarzo 
della citta , cosi tpiegata da Morrit in Walpole , e molto la- 
gcgnoea, 



6^2 OSSEHVAZIONI, CCC. bLTl.L' ACRO TROJANO 

Lo Scaraandro avvicinanilosi al promontorio Sigeo, 
ed il Simois o Simoonte al Reteo, univano le loro 
acque di fronte ad Ilio formaiido una specie di 
stagno chiamato Stomalimue , scorreudo poscia nel 
mare dal lato del promontorio Si2;eo. Questa de- 
scrizione dei geograti cosi circostanziata e cosi esatta 
corrisponde abbastanza collo stato presente delpaese. 
I nostri lettori non hanno che a porre gli occhi 
siilla nostra mappa per assicurarsi che il .Ghciim- 
brek-dere-sH, o sia liume della valle di Qheumbrek 
e il Simoente (i) , ed il Mendere-Sa e il Xanto o sia 
lo Scamandro degli antichi. Tale c il ragguaglio di 
Plinio == Dcin partus Achivoram in quein mfliLU 
Xanthus Simoenti jiinctiis stadium prias fnclens Palce- 
scamander. Hist. nat. F, cap. 3o. Sembra altresi 
che la loro unione fosse allora tal quale si trova 
attualmente , cioe che durante la stagione delle 
piogge si unissero nello Stomallmne o Paloesca- 
marider , formando una specie di laguna prima 
d' immergersi in mare , e che nella stagione asciutta 
la loro unione fosse appena visibile lasciando quello 
stesso terreno quasi asciutto e paludoso. Puo darsi 
che la loro unione fosse allora piu evidente che 
non .e adesso a motivo de"' posteriori accunndamenti 
di sabbia ; ma che un filo d' acqua del Simoente , 
quando era gonfiato dalle piogge, scorresse allora 
nel mare direttamente, come in qualche stagione suc- 
cede anclie adesso, possiamo dedurlo da Tolomeo 
che nomina successivamente Adp^avov ., 'ZifioevTOc; 

yeiov anpov. 



(l) II Gheu/nbrek-Su anticamente portava il nome di Slmores. 
Saudys lo desciive cosi = Pih vicino a Reteo il Simoente ora chia- 
mato Si mores si scarica neir Ellespoiito = 1 ma io propendo piut- 
tosto a credere die il iiome di Siniores era preso dalla corrotta 
pronunzia della voce Camara cainbiata in Ciamara. Pococke e il 
primo che da al Gheiuiihrek il nome di ThymbriuJ. Senza darsi 
molto fastidio suUa materia egli dice = Varcai il fiume Timbrio 
ora chiamato Giiiilrick-ciai. 



DEL SIG. FILIPPO BARK.ER WEBB. 345 

Lo Scamandro, a dir vero , non e niai asciutto 
a motivo della successiva fusione delle nevi del 
Gargaro; ma il Simoente, la cui soigente trovasi ia 
una parte meno elevata della catena Idea, verso la 
iine deir estate e qnasi interamente assorbito dalle 
ini2;azioni artiticiali e dalle fdtrazioni natural! , 
prima che giuno;a nella parte infenore della pia* 
nura; cambiamento generalmente coniune al mag- 
gior numero de' fiumi nellAsia minore e nella Gre- 
cia europea (i). Le paludi della pianura nelle 
quali si perde il GJicumbrek-derc-sn souo certa- 
mente accennate da Sti'abone quando dice che gli 
Astipalei fabbricarono una citta presso il Simoente 
in vm Juogo paludoso , che furono in si'gnito ob- 
bligati di abbandonare ; e questa e una nuova 
prova deir identita di questi fiumi. II Qheambrck 
parimente corrisponde esattamente col Simoente di 
Omero , perche il suo corso essendo breve e ra- 
pido , scorre in giu come un torrente al cadere. 
della piu piccola pioggia, e strascina nel suo corso. 
adesso come in allora, intei'e masse di rocce e tronchi 
d' alberi (2). Cosi parimente la domanda dello Sca- 
mandro al suo germano il Simoente e piu ragio- 
nevole . poiche alle volte la loro unione era appena 
percettibile , mentre in altri momenti il suo corso 
era piu furibondo quantunque meno nobile del suo 
proprio. 

II Mendere era lo Scamandro (ino ai tempi di 
Erodoto , perche egli lo annovera come il primo 
flume che Serse incontro dopo ch' ebbe lasciata 
Sardi. Esso era eziandio lo Scamandro di Strabone 
e degli altri geografi. La sorgente di questo fiume 



(j) L' llisso , tl Ce(isso ecc. fanno lo stesso. 

^JiTpuiy xai XoMiv. 

con superle 

Oncie s' innalza-i e tronchi aduna c sassi. 

• Monti. Iliad. L, ai, v.- 3i3- 



34+ ossERVAZiOKi, ecc. sull'agro trojano 

e nel Kasdag^ il Gargaro o Cotilo degli antichi. 
Diverso da' fiumi ordinarj formati dalla riunJone di 
varie fontane , questo sgorga gia fatto iiume da 
una caverna naturale in iin lato del nionte e cade 
nella sottoposta valle in forma di una magnitica 
cascata perpendicolai'e deir altezza di circa 5o ov- 
vero 60 piedi. Questa valle e formata da una vasta 
apertura della montagna, i cui lati quasi verticali 
e nello stato piii selvaggio della natura ssrgono 
ricoperti da foreste nereggianti di pini , mentre uella 
valle e tutto air intorno delF imboccatura della ca- 
verna querce immense e maestose miste ai platani 
orientali sorgono dalle rupi , e si presentano air oc- 
cliio in cento forme fantasticlie. Un fiume die sgorga 
dalle viscere d' una montagna per una caverna 
misteriosa, le cui estremita non furono mai pene- 
trate da alcuno , era un oggetto proprio alU ado- 
razione di un popolo cosi entusiasta come i Greci. 
I lore discendenti vengono tuttavia a recitare le 
loro preghiere a queste sacre fontane, ed e una 
delle molte rimanenze deir antico culto die la 
Cliiesa orientale ha conservate; e poche citta della 
Grecia tanto sul continente qnanto nelle isole man- 
cano di qualclie sacra fonte dyiao-^a d^dicata a un 
santo o alia Ylavayia medesima ; e quando la cri- 
stianita prevalesse un giorno in questo gia sacro 
distretto , non piu stupirei che divini onori fossero 
di nuovo tributati alia s orgente misteriosa dello 
Scamandro. La scena a\V intorno , V annosa foresta 
deir Ida , il silenzio die regna interrotto dal solo 
romper deir acque del la cateratta , esaltano T ini- 
maginazione e parlano in favore di queste antiche 
superstizioni. 

Vi ha una circostanza che non fu osservata da 
altri viaggiatori, che e sommamente singolare, e 
che potrebbe condurre a curiose iudagini. Lo Sca- 
mandro e uscito appena dalla sua caverna, ed ha 
appena raggiunta la valle , che alle sue acque si 
uniscono quelle di una vicina fontana termale. Lo 



DEL SIG. FILIPPO BARKER M'EBB. 345 

Scaniandro alia sua sorgente segnava 43 gradi di 
Fahrenheit , Y aria esterna ne aveva 63 , e T acqiia 
termale niontava a 70 la dove si iiiiiva alio Sca- 
mandro. Per una violenta pioggia , che comincio 
in quel momeuto, noi non potemmo raggingnere 
la sorgente di quest' acqua termale che trovavasL 
pin in alto nella valle , e che al suo primo uscire 
dalle recce deve essere stata molto piii calda. 

L' acqua di una di tali fontane, tanto al di so* 
pra della temperatura delT atmosfera, e quelle del- 
r altra tanto al di sotto , potrebbero indurci a cre- 
dere che il Bardo quando cantava le sue rapsodie 
avesse confuse queste sorgenti con quelle della 
pianura, perche esse perfettamente corrispondono 
alia sua descrizione indicata Z una fredda come neve^ 
e r altra calda come fuoco. Demetrio non fa alcuna 
menzione di quest' acqua termale, ma positiva- 
inente dice che lo Scaniandro non avea che una 
sola sorgente. Se per6-f[uesta fontana termale fosse 
sorta dopo il suo tempo, sarebbe una prova di 
pin in favore del suo argomento, cioe che questi 
naturali fenomeni sono siornalmente prodotti e per- 
duti dai frequenti terremoti , ai quali questa con- 
trada va soggetta. 

Avendo mostrato pertanto di sopra che Tciblak 
e il sito del Pagiis Iliensium^ e presso a poco la 
posizione delU antica Troja, resta indifferente per 
noi se il poeta confuse o no le fontane della pia- 
nura con quelle della montagna. A noi interessa 
soltanto sapere che esistevano fontane anche nella 
pianura , e che se la termale mancava a' tempi di 
Strabone , non mancava pero la fredda. Cos' e dun- 
que divenuto di questa a cui Demetrio allude ? Sic- 
come Strabone non fa alcuna menzione della pa- 
lude di Calif atli Osmak^ ne del fiume a cui da ori- 
gine , cost io propendo a credere che a' suoi 
tempi invece di formare una palude , T acqua sca- 
turisse fuori nella forma tutto affatto. di una fon- 
tana , la quale in seguito pei qualche rivoluzione 



346 OSSERVAZIONI, CCC. SULl'aGRO TR0JA.N0 

naturale o per inciiria de' successivi coloni essen- 
tlosi otturata , ridusse quel tratto cU terreno che 
e attorrio (\i essa nello stato paludoso in cui tro- 
vasi attualmente : o piuttoslo lo rese pin paludoso 
ch' esso noil era ai tempi del pocta ; perche tro- 
viamo nelT Odissea (i) fatta particolar menzione 
delle paludi vicino alle mui'e diTroja, le quali 
paludi devono essere state le stesse che quelle don- 
de noi abbiamo scoperto che esce il Collfatll Osmak. 
Imperciocclie quantunque sia vero che attorno alle 
fontane di Kirk Gliios esiste del terreno paludoso, 
questo solo non prova esser esso le fontane di 
Omero, avendo noi diniostrato con argomenti ir- 
refra2;abili che la Troja d' Omero non poteva es- 
sere suir emincnza di Bnlli-Dogh posta superior- 
mente ad esse. Dunque se froja non era a Balli- 
Das,Ji^ queste non erano le fontane di Omero. Se 
dair altro canto e vero cio che abbiamo esposto 
snlla vera posizione di Troja, non e picciol con- 
ferma in favore di essa che in quella vicinanza 
trovisi il terreno paUidoso ondireggiato dal gigan- 
tesco Donax, di cni il poeta stesso fa menzione; 
e invece poi della fontana termale a Bonarbasci^ 
di cni al)biam parlato cotanto , e contigua a Tciblac 
ed alle nostre porte Scee, noi mostriamo la fredda 
fontana che trovavasi solamente ai tempi di Stra- 
bone e di Demetrio di Scepsi. 

La somiglianza di nome che il Qheumbrek-dcre- 
Sa , ossia il Thyinbreck-Su ( come altri preferirono 
di scrivere ) , sembrava di avere col Thymbrius 
drgli antichi, fece a molti recenti viaggiatori di- 
sprezzare ogni autorita che si opponeva alia loro 
dottrina , e fissar Timbra a Gr^umbrek-Keid (2), 



(1) Ociisjea 1. 14, \. 472. 

(2) Troviamo opportuuo di cpii avvertire clie la prima let- 
tera colla quale si pronuiicia Glieumbrek e la lettera Gkairi , 
alia quale npssuna lettera europt-a corrisponde , e che alcuni per 
Jmitarne il suono usswo esprinieila col T 



DEL SIG. riLIPPO BARKER WEBB. 847 

ed il tempio di Apollo ad Hald-Elli dove esistono 
avanzi di considerevoli massi staccati e sparsi qua 
e la sul terreno , quantunque non si vedano al- 
cune fondamenta. Quali citta crano queste , il mo- 
streremo in un altro luogo , e proveremo all' evi- 
denza die esse non hanno alcuna pretesa al no- 
me di Timbra. Hobhouse tu il primo a tare que- 
sta osservazione. ^Talpole fn dell' istessa opinione, 
ed ambedue furono egualmente indotti a credere 
die Timbra fosse ad Atci-Keui. 11 nostro viaggio 
niostro per la prima volta die il Camdra-Su e 
iin fiunie distinto dal Gheumbrek-Su. Noi seguimmo 
quest' ultimo sino alia sua sorgente vicino a Saliclar- 
Keui , e quindi valicaudo le montagne giugnemmo 
alle fonti del Camdra-Su e scendemmo luno^liesso 
il fiume fino alia sua iinione col Blenders vicino 
al villa2:2:io di Atci-Keui. Ouattro mii^lia air incirca 
superiormente di esso e attraversato da un bel- 
r aquidotto , il cui arco di mezzo niolto piii largo 
degli altri elite rimangono, salta attraverso il fiume 
ad una grande altezza sopra il suo letto , e sulla 
parte nord-ovest di esso veagonsi i resti di un busto 
in alto ribevo che sembra coronato di alloro , il 
quale sporge in fuori scolpito sulla pietra die 
forma la chiave deir arco e die probabilmente rap- 
presentava qualche imperatore romano. II Ghcum- 
brek-Su non ha die .due sorsenti, il Camdra nasce 
da lo o 12 diverse valli, ed e un hume piii con- 
siderable , non essendo mai in nessuna stagione 
privo interamente d' acque , come e solitamente il 
caso di quasi tutti i fiumi di questa parte del mondo 
nella stagione della state. II sig. Hobhouse indica 
un picciol ruscello die entra nel Mendere ad Atci- 
Keui; ma egli parimente credette die il Camdra ed 
il Gheumbrek fossero lo stesso fiume. 

Dei tre fiumi che bagnano la piauura , il Ca- 
mdrri-Sit solamente gettasi nel Mendere a qualche 
distanza dal mare: percio a lui solo possiamo ap- 
plicare i ragguagli clic Omero e Straboae ci hanno 



348 ossEKA^vzIONI, ecc. sull'agro trojano 

lasciato del Timbrio. Omero fa menzione di Tiinbra 
una volta sola 

ripos fJiiv oiXoi Ivapss, 



ripjff ®vfxfi^r)S kXax^v f\.vv.'ni {\)\ 

e da cjuesto passo noi impariaiiio chiaramente clie 
essa era ad una distaiiza dal mare die nialainente 
s' accorda colla situazione di Halll-Elli. Strabone 
as;2;iugne ch" essa era vicina all' antica cittd^ col qual 
nonie e2;li iiitende di alliidere al Pagiis Ilicii.siiim ^ 
clie noi abbiamo mostrato cssere a Tciblak. Tim- 
bra era situata in una pianura per mezzo la quale 
scorreva il fiume Timbrio unendosi alio Scaman- 
dro vicino al tempio di Apollo Timbreo ; ed essa 
era distante 5o stadj da Ilio. Ora la succenaata 
desci'izione ci dimostra evidentemente clie la sua 
posizione corrisponde con quella del moderno vil- 
la2;fi;io di Atci-Knd ,• quivi si veggono considera- 
bili resti delU antica citta di Timbra; questo luogo 
e situato in una valle ineguale, circa 5 miglia o 
sia 5o stadj da Ilio, distanza data da Strabone. Atci- 
Keid e vicino anche al Pagiis Illpiismm ; e non lungi 
da esso, ma piii verso al confluente de' due fiumi in 
un luogo chiamato Pahijo- Atci-Kp id , ovvero Obasi- 
Keid^ si vedono alcuni resti die potrebbero esser 
quelli del tempio d' Apollo ; in prova di die pos- 
giamo aggiugnere die il dott. Hunt scopri in questo 
gtesso ultimo luogo nn'' iscrizione in onore di quella 
divinita (2). 



(1) Quel delta Caria 

Tutti il piano ocrupar che al mare inchina , 
Ma il pian di Timbra i Licj , ecc. 

Monti, Iliade 1. lO , v. 529. 
(2) ( Obasi-Keui ) Un' iscrizione che tuttora sussiste in onore 
di quella divinita scolpita in un gran niasso clie la difende dal 
desideno de' viaggiatori curiosi. Il che non fu di un' iscrizione 
jiiinove in versi esametri grecj da Hunt stesso copiata e de- 
scritta alia pag. 107, e di una statua che cosi deeerive : « Vi- 
ciao a qucEt' iecrizione e una statua di donna sedente , il cui 



DEL SIG. FILIPPO BARKER WEBB. 849 

Noi impariamo da Strabone che quello ch.' era 
cliianiato il porto degli Achei era in distanza da 
Sigeo, e quindi snir opposta riva dello Scamandio 
verso Reteo, e cli' era 12 stadj da Ilio. Le parole 
di Plinio collimano alia stessa cosa. Era dunque pro- 
babilmente quella cala o piccolo porto in cui si 
scaricano qnalche volta le acque del Shiioente , ora 
chiamato Karanllk-Lmidn^ o \\ pnrto c/uuso ^ il quale 
era forse molto piu largo ai tempi del geografo , 
particolarmente se noi dobbiamo giudicarlo dai 
ragguagli di Plinio. 

II vdvavadybOQ per altro, cioe il luogo dove i 
Greci tirarono le loro navi sul lido, e formarono 
il loro canipo era in una situazione diversa. Esse 
era tuttavia conosciuto sotto lo stesso nome ai 
tempi di Strabone. II vavffTciditoc (i), dic'egli, era 
vicino a Sigeo air imboccatura dello Scamandro; e 
che qucsta tradizione fosse esatta, moke prove col- 
laterali il confermano. Questo rende ragione della 
strettezza de' Greci acquartieramenti di cui parla 
Omero : 

Qi/Jt yjcp^ vVlvo'vs rrip su.'i', gSoynffara frxOxs 

cssendovi appena un miglio da Sigeo alia presente 

manto e gettato graziosameute sul sinistro ginocchio , e la cui 
zona si adatta al corpo ed e aggralHata sotto il petto. D' ambo i 
lati del sedile e rappreseutato un leone accoccoiato ». Si 1' iscri- 
zione che la statua di bel lavoro, e che noi crediauio una Ci- 
bele , diviaita cara alia Frigia (PhrygLas baccaca per urbes). Noi 
credeiumo invece di salvarle dagli oltraggi e da una sicura di- 
struzione de' bsti'bari mediante qualche centinajo di piasti'c , ed 
abbiamo avuto non e molto la beta uotizia die il tutto e salve 
fia' nostn douiestici lavi. 

(1) Statin navalis , o sia luogo ove si tiravano a terra le navi. 
Strabone fa la stessa distinzione fra Porto e Nattstatkinoi ■, c^uando 
descrive la citta di Adrayaittio. 

(2) Piii dentro alia pianura eran le navi ; 

Perocche il lido benrhe largo., tutte 

Non potea contenerle ■, id ncervQie 

Stavan le schiete .... 

Monti , Iliade J. 14 , v. 3;^. 

Bibl. Ital, T. XXlI. 2.3 



35o ossERVAzioNi, ccc. sull'agro troja.no 

imboccatura dello Scamanclro, quantunque io creda 
die questo liume ai tempi d' Oniero abbia rag- 
giuiito il Sinioente ia modo jjiu paiese, e si per- 
desse nel mare piii vicino a Reteo. Quivi pure , 
come il sig. Morrit ha osservato , abbiamo V iucom- 
parabiie pittura di Achille ritirato iii disparte guar- 
daiido non 8iil chiuso e limitato Ellespouto , ma 
sui negro-cerulei spazj delf Egeo : 

&iv' i(p'' dkis JTjX/ri'i- , cpiivv im c'lv^na mvzov. 
ed abbiam quivi parimente il veccUio sacerdote che 

Bri V k^'scov a-api Oivoc mKu(pX<iia^aia 2aXoiaans (i) 

e Tenedo in vista del Dio, a cui F olFeso Crise ri- 
volge le sue pregliiere. 

Vi sono pill validi argomenti ancora sulle fre- 
qucnti meiizioni dei guadi dello Scamandro : 

"A'aK" CTS 5/j CTpav i^iv (j.) 

e di nuovo devesi iiitcndere nel lib. 24. v. 849 , 
i quali diversi passi tendono tutti a provare che 
lo Scamandro scon-eva in fronte del campo greco , 
e fra esso e la citta ; e quand' anche non avessimo 
altra autorita, saremmo costreLti dalla posiziotie a 
f'issare in questo luo2;o la stazione navale , che ris- 
guardata sotto T aspetto militare e tale che anche 
dalla tattica moderna sarebbe prescelta ad ogni al- 
tra (3). E iino a tanto che i vittoriosi Trojani s'im- 
padronirono della pianura, e respinsero gV inva- 
sori alle loro navi , il campo merce della peculiare 
sua situazione non ebbe bisogno della difesa di 
un muro ( V. Iliad. I. 9, v. 356 ). 



(i) . . . Taciturno hicamiidnossi 

Del risonante mar lungo la rlva ; 

Monti. 11. I. 43. 
{:>.) Ma pmnti al guado 

Del vorticoso Santo. 

II. 14, V. 433, 1. 21, V. I. e 1. 24, V. 692. 
(3) Vedi Mi'itairische Monatschrifc e Wullfr e Lenz sopra 
J.-e-Ch«"vaiier e ClioUeul Gouffier. 



DEL SIC. FILIPPO BARKER WEBB. 33l 

Alcuni oggetti cU minore importanza tuttavia ri- 
mangono in questa celebrata pianura : tai soiio i 
throsinos le tombe comuni dei Greci <^i), la tomba di 
Esiete, la tomba di Mirinna altrimenti chiamata 
Batieia, e quella di Ilo, il Gallicoloae e F Erineo. 

E stato bastantemente prorato tanto da Hob- 
house die da Walpole non intendersi per throsmos 
alcun luogo particolare, ma puramente riferirsi alia 
parte aperta di uaa pianura qualunque, sulla quale 
un esercito potesse manovrare ; ed io vjlentieri 
mi riporto a tali autori su quest.) punto stabilito 
da essi in mode incontrovertibile. Tutto V esercito 
tiojano era accampato sopra di esso , ne io posso 
concedere a Morrit che trri signiticlu vicitio ; poi- 
che quando lyti significa vicino , vi e sempre inteso 
un sostantivo, come nelF esempio da lui addotto. 
em'' ritoavzL 'Litaj^av^f)^:, oypaiQ va inteso ^opra le 
rive de.llo Scamandro^ ed e Io stesso caso deir El- 
lesponto. 

Polite, spedito a riconoscere la stazione de' Greci, 
prende il suo posto , 

Tb/u^M iJT axpjTaTJj ''AicrvriTXj ykpovTSs (a) 
La tomba di Esiete indicata ai tempi di Strabone 
non era punto taato alta quanto T Acropoli di Ilio, 
era presso a poco alia stessa distanza dal mare , 
ed era 5 stadj , o circa mezzo miglio distante da 
Ilio sulla strada d' Alessandria. Ugs;iek-Tepe , consi- 
derato comuuemente come il tumulo di Ergcte, noa 
combina in alcun raodo con questa descrizione ; 
il Mender e Io divide da Ilio ; e almeno 406 

(i) Questo ruuiiilo coinune e descritto nell'IUad. 7. v. 327. Se 
alcuni iiidizj di esso tuttavia sussistono, noi dobbiamo aspettarci 
di trovarli neUa posizione indicata da sir W. Gell. vicino al 
ponte moderno sopra il Mendere ora occupata da un cimitero 
tiirco. 

(a) stavasi dei Tevcri 

Esploraiore al monumento in cima 
Dclt antico Esieta. 

Monti , Iliad. 1. 2. , v, 793. 



353 OSSERVAZIONI, CCC. $ULL'aCRO TR0JA.N0 

miglia distante da questo , e quasi il doppio dalle 
rive dell Ellesponto. Vi e iiou ostante un tumulo 
vicino a CalifatU , il quale conisponde pcrfetta- 
niente coUe notizie di Strabone, e troviam tutta- 
via i ruderi di un ponte sopra il /IL ndfre un poco 
al disotto di CdlifatU ; la strada che condut eva ad 
esso , e quindi ad Alessandria, dovea probabilmente 
passare molto vicino a quest' eminenza. 

II geografo non ci oflre alcua .ijuto per isco- 
prire la tomba di Ilo (i) , e noi abbiamo dimo- 
strato di sopra ([uanto vaghi e contraddittorj siano 
i rag2;uagli d' Oniero. 

Strabone ci ajuta parimente pncliissimo nella sco- 
perta della Batlrja o sia tomba di Mirinna. La 
sola notizia cli' egli ci da, si e ch'' essa era nella 
pianura d' Ilio. Omero non ostante ne descrive piu 
esattamente la posizion : 

EcT/ 3s ris 7r^in-xf>'3i6i jriXsui? uinlix xaXtovyj 
'Ev TT^^iiu aniviuds , yrs^iSfo/nos ivda. xai ivBa.. 
T»)v hrsi avSpts ^y.Ttitoi.v xUXnaxHat , 
A6av3Tat Ss to cr\fxa. otAk (T>t«p(3|tij/j Mt/piVwf. 
"EvSa TdT6 TpuJciT T6 liky-fi6iv rii Imx'iv^oi (2). 

cosi dunque cssa era vicino alia citta, era isolata 
nella pianura ed a tale distanza dal lido e dal greco 
accampamento da potere ammettere una rassegna 
tranquilla delle foize trojane : di luodo j:he se Troja 
era a Tctblak o nella sua vicinanza , non vi e alcuna 
altra posizione che corrisponderebbe alia surrife- 
rita descrizione, tranne quella del tumulo che noi 
abbiamo iadicato con questo nome , e che col 



(l) Oinnino hie Hi tumulus molestias facit situ incerto. 

Heyne Couituent in Horn. 

(2) y^lla cittd rimpetto 

Solitario nel piano ergesi un colle, 
A cui s' ascende d" ogni parte , e detto 
Da mortai Batiea , dagi' immoTtali 
Tomba dell' agilissima Mirinna. 
Ivi i Teucri schierdrsi e i coUegnti. 

Monti, Iliade 1. a , v. 81 1. 



DKL SIC. FiX-lPPO BARKER WEBB. 353 

medcsimo fa chiamato persino da coloro che im- 
mapnarouo Troja trovaiai a BonarbascL 

II Kallicolone ( ossia bclla Collina ) e rappresen- 
tato tanto da Omero che da Strabone come verso il 
Sinioonte , a vista della pianura e non lontano 
dalla citta. Secondo le parole di quest' ultimo avreb- 
be potato anche trovarsi periino al di la del Si- 
moente ; egli aggiugne die eta lO stadj ( circa un 
miglio ) di sopra del Fagus Iliensium , e 40 stadj 
loatano da Ilio. L' Eiineo ( ossia la collina de' ca- 
prifichi ) fa mostrato parimente essere vicino. al 
villaggio degr lliensi, il supposto sito di Troja. II 
dott. Clarke descrive un colle che sembra meritare 
la prima appellazione ( di Kallicolone ); ma io pro- 
penderei con Heyne e coa altri a cercarlo sul- 
r opposta sponda del Simoente ( Gheumbreck ). 
Quanto air ultimo ( T Erineo ) e, a mio avviso, una 
perdita inutile di tempo e di fatica il tentare di 
cercarlo. 

Prima che abbandoniamo la pianura Omerica, 
quaatanque non abbiamo preteso di scoprire ne le 
mine del palazzo di Priamo, ne alcun secreto re- 
cesso della toeletta di Elena, noi possiamo pero 
con piacere rivolgerci indietro e dare uno s2;uardo 
suUe reali e fondate cognizioni topografiche sta- 
bilite mediante i nostri lavori e quelli di chi ci 
precedette in questa carriera. Ogni sito principale 
e stato chiamato colV antico suo nome , e non gia 
indovinando , ma con Omero alia mano , colla scorta 
deffli antichi 2:eo2;rafi , colla testimonianza delle tra- 
dizioni. Senza annoverare le conclusioni negative alle 
quali di tempo in tempo siam giunti , abbiamo fian- 
cheggiata con argomenti positivi Topinione di Clarke 
che r Ilio d' Omero fosse vicino a Tcibluk , che 
r Ilio dei tempi posteriori fosse a Palnjo Califatll , o 
vicino alle sue rovine , e differendo da lui abbiamo 
restituito ai barbari fiumi Gheumbrek e Mender e 
i classici nomi di Simoente e di Scamandro. II 
primo fiume ed il Camdra-Su prima del nostro 



354 ossiRVAZioNi sull'agho trojano, evr. 
viaggio crano confusi da tutti i viaggiatori , e noi 
abbiamo i prinii notata la loro dilVcrenza, abbiani 
visitato e descritto il loro corso. Al bianio diino- 
strato die Thy mbra era ad Atci-Knd c che il Ca- 
mdra-Sn era il Timbrio . e voglianio speraie di 
aver chiaramente identificati i divcrsi tumuli die 
tiittavia si trovano nelV Agro trojano con quelli 
che esistevano ai tempi di Strabone , mostrando 
nello stcsso tempo la probabilita die questi fos- 
eero gli stessi accennati da Omero. 

La diflerenza essenziale fra i posteriori scrittori 
cd Omero, diflerenza che lia indotto molti a trovar 
necessaria la formazione di due differenti sistemi, 
consiste principalmente in argonienti dedotti dalle 
sorgenti dello Scamandro e dalF asserita eminenza 
tlella posizione di Troja. Noi abbiam rimossi am- 
bedue questi dubbj , non abbiamo data molta im- 
portanza ai mutamenti supposti essere Stati operati 
iielle forme natuiali del jiaese , quantuiique con- 
cediamo die alcuui di cpiesti possano aver avuto 
luogo. Dedotti essi pero, e dedotta un po' di licenza 
€ di esagerazione ( s'jtl ro ftsi^or xofff/s7a^ai,) per- 
messa sempre ad un poeta, la topografia del paese 
corrrispoade colle notizie tanto di Omero die dei 
geogiaH. 

Abbiamo creduto opportuno di riepilogare gli 
argomenti addotti da altri scrittori in prova di 
qucste o di varie altre posizioni , e se siamo riu- 
sciti a porle in un piu chiaro lume, aggiugnendo 
qualche cosa del proprio, considereremo come ot- 
tenuto pienamente lo scopo delle nostre fatiche c 
del nostro viaggio. 

( Sard continuato. ) 



355 



PARTE 11. 

SGIENZE ED ARTI MECGANICHE. 



Memorie ed Osservazioni intorno a dlversi oggetti 
risguardand le scienze naturall di Giuseppe Mo- 
RETTi , professors dH economia riirale iiclV I. R. 
Uiiiversitd dl Pavia^ e socio di varie Accademie. — 
Pavia, 1820, presso Bizzoni successore di Bolzani. 
Vol. I. , in 8.° di pag. 807 , con una tavola in. 
rame. 



M. 



ENTRE il sig. prof, Moretti si e indotto a rendere di 
pubblico diritto alcuni suoi ragionaraenti sopra cose utili 
e di amena curiositk , risguardaiiti la storia naturale, la 
botanica , 1' agraria e la ciiimica , ha giudicato opportuno 
di unire ai niedesimi la coUezione di aitre memorie da 
esso lui piibblicate , sono gia alcuai anni , in giornali 
scientifici. Per sifFatto divisamento egli ha voluto com- 
piacere ad alcuni amici e corrispondenti che di proposito 
gli avevano su cio manifestato il proprio desiderioi e noi 
aggiungereino che ha fatto altresi cosa gratissima e ia 
uno vantaggiosa agli amatori delle scieuze naturali. 

L' autore ha stabilito di jjubljlicare i suddetti articoli 
in due volumi , il primo dei quali e gia uscito alia luce. 
Questo contiene : i.° Osservaziorii sopra una Madreporite 
avente odore di tartufij a.° Nuovo processo per ottenere 
il mcrcurio dolce, ecc. 3.° Memoria sulla strontiana solfa- 
tica nei corpi marini petrificati, ecc. ,• 4.° Analisi chimica 
del colchico autunnale ; 5.° Analisi chimica delta radice 
di cariofikita; 6.° Processo per ottenere un ossido di mer- 
curio minor e , ecc; 7.° Ossennizioni chimiche suW acido 
della trementina, ecc; 8.° Ricerche chimiche sulla china 
di santa Lucia; 9.° Notizia sopra diverse piante da aggiun- 
gersi alia Flora vicentina : dei quali discorsi tutti ci pro- 
poaiamo di dare successivaraeate ua breve estratto. 



366 ME1M0RIF INTORNO A DIVFRSI OCGETTl 

Osirr\>azi-ini chimiche e minrnloa che sopra una madrepo~ 
rice avente odore di tartufi , htte all' Imp. R. IstUuto. 

II sig. abate Fortis , dice V autore , fu il primo die 
trovo ael <tistretto di Monteviale nel Vicentiiio una spe- 
cie di M idrepora cumziata in ispato grigiastro ashfstifor' 
Thf , la quale esala un forte odore di tartufi allorche si 
hatte cnn un ppzzo di ff-rro. In seguito il sig. Faujas di 
Saint Fond avendo ricercato in conipagnia del sig. Ca- 
itellini un colle di Monteviale, rinveane in un tufa vul- 
canico tre pezzi della stessa madrepoiite. Sul piii piccolo 
di quest! il chiarissinio professore Vauquelin ha pol in- 
siituit,o degli esperiu)enti onde scoprire la natura del pi'in- 
cipio , da cui trae quel fossile la proprieta di tiamandare 
1' odore di tartuti mediante la percussione o lo sfrega- 
mento. A questo fine il dotto chimico verso dell' acido 
nitrico sulla polvere di madre^orite , la quale in esso si 
sciolse con grande efFervesceuza , lasciando un residuo 
di colore bruno in forma di fiocchi , clie , essitcato, egU 
Conobbe per un niiscuglio di biturae, di ossido di ferro, 
e di poca silice. Sottopose alia distillazione 1' acido ni- 
trico in cui erasi sciolto il fossile:, mail liquido distillato 
non esalava alcun odore di tartuii i ed il residuo trovato 
nella storta constava degli ossi.di di ferro e di manganese 
con poca allumina. Supponendo quindi il sig. Vauqutlin 
che il principio odoroso si fosse distrutto per la sua dis- 
;iolu7.ione nell' acido nitrico, ha iafueo una porzioae di 
madreporite nell' alcool, ed un' altra porzione neil'acqua 
alia teinperatura di ao a a5 gr., ma questi fluidi non 
coiitrassero il mininio odore: ne un migliore successo egli 
Jjote ottenere coUa distillazione dell' alcool e dell' acqua 
sulla polvere mcdesima. Da sitFatti risultamenti il chimico 
francese si e indotto a conchiudere che 1' odore di tar- 
tuii in questa madreporite aderisca ad un printipio assai 
Volatile e distruttihile , iiisolubile neil'acqua e nell' al- 
cool , avente origine dagU avati/i de' polipi che 1' hanno 
abitata. 

Nulla piu sapevasi intorno alia madrepora tartufolare, 
ed alia natura del suo principio odoroso prima che il sig. 
professor Moretti intraprendesse sul niedesimo fossile una 
serie di sperimenti che forniano il soggetto della prcsente 
memoria. Trovavasi egli un giorno occupato nello sravare 
alcnne coachiglie fossili da uu tufa vulcanico 6opra una^ 



RI9GaARD\NTI LE SQIENZE NVTURVLI. OD7 

coUina a poca distanza dalla chiesa della Trlnita, e dalla 
parte die guarda Moiitecchio Maggiore , quando pevcosse 
accidentalmeute col suo plccone sopra un corpo , il quale 
air odore conobbe essere la rnadrepora tartufolare. Al- 
lora coacepi la speranza di trovarne altri pezzi ia quel 
ciicuito nioatuoso, e gli avvenne in fatti di scoprire die 
a mezzo niiglio drca da Montecdiio Maggiore verso la 
diiesa suddetta esiste abbondantemente la rnadrepora di 
cui parliarao , anche a fior di terra ; per la qual cosa 
e giunto a smentire I' asserzioae di coloro die la crede- 
vauo niolto rara e difficile a trovarsi. 

Siccoine il nostro autore sentivasi animato ad un tal 
genere di ricerche dal nobile sentimeuto di verificare 
quelle osservnzioni e quelle scoperte die erano gia state 
fatte da altri naturalisti , i qu(di in diversi tempi avevano 
visituto ed esaminato il suolo Victntino ; cosi trovandosi 
allora in possesso di tanta rnadrepora , quanta potevagli 
mai abbisognare , si accinse con animo tranquillo, e see- 
vro da qualunque sinistra preoccupazione , ad istituire 
degli sperimeuti onde accertarsi se tutto cio die era stato 
da altri asserito iiitorno alia natui'a del di lei principio 
odoroso , aveva prova nel fatto , e se da que&to le re- 
lative deduzioni erano positivamente state cavate in niodo 
da escludere qualunque dubbio suUa loro veracita. II primo 
saggio ch' ei fece fu di sottoporre cinque o sei libbre di 
rnadrepora polverizzata e stacciata alia distillazione in 
una storta di vetro : passo nel recipiente a questa an- 
nesso una niezz"" oncia circa di liquore bianco come 1' ac- 
qua , ma die non manifestava alcun odore di tartufi Ha 
poscia infuso altra polvere di rnadrepora nell' etere , e 
sopra una nuova porzione ha distillate del medesimo li- 
quors : ma ne in un modo, ne neir altro questo aveva 
acquistato il suddetto odore. Dai quali risultanienti I'avi- 
tore passa a concliiudere die T acqua , Talcool e 1' etere 
non estraggono , ne sciolgono la sostanza odorosa della 
rnadrepora. Ma se coi process! indicati non era avvenuto 
di potere svolgere il principio odoroso della sostanza di 
cui si tratta , era naturale il supporre che esso doveva 
tuttora aderirvi ; la qual cosa di fatti il sig. prof. Mo- 
retti ha potuto verificare polveri7zando in un mortajo la 
rnadrepora su cui aveva fatto prima agire T alcool e I'ac- 
qna. Se dnnque il diimico franrese avesse usata nello 
sperimentare tutta la diligeoza e le cautele necessarie ^ 



358 JIEMORIE INTOUXO A DIVERSI OGGETir 

non si sareb1)e iiidotto troppo facilmente a giudicare di- 
struttihile il principio odoroso della inadrepora sotto il 
pill Maiido di lei trattamento , perclie di sua natura vo- 
latilissiuio, Al contrario i lentativi del nostro autore pro- 
vano die il detto principio aderisce fermaiiie;:te alia so- 
stanza con cni trovasi in combiaazione nella madrepora , 
e di cui era sono per favellare. Mentre egli versava sa 
cjuesta dell' acido nitrico diluito , s' accorse die il gas 
acido carbonico , il quale svolgevasi dal fossile con viva 
effervesceaza , era accompagnato da sensiliilissimo odore 
di tartnfii e avendo in seguito fatto gorgogliare il detto 
gas attraverso dell' acqua messa in una specie di appa- 
reccbio Wolfiano , trov6 die essa aveva acquistato un 
odore simile a quello deJIa madrepora strofinata o per- 
cossa. Quando il sig. Vauquelin avesse posto attenzione 
alle snrriferite circostanze , non si sarebbe certamente 
determinate a cercare per mezzo della distillazione il 
principio odoroso nell' acido nitrico in cui erasi sciolta 
la madrepora, ne a cavare da' suoi saggi quelle dediizio- 
nl , die piu sopra abbiamo accennate. Anzi che essere 
assai distruttibile, volatilissimo il principio odoroso della 
madrepora , vi esiste tenacemente combinato coll' acido 
carbonico , e non si riesce a svolgerlo, se non per quei 
mezzi i quali sono atti a decomporre il carbonate di 
calce clie ne costituisce la base : poiche allora si sprigiona 
1' acido carbonico in forma di gas, e porta seco in istato 
d' intima combinazione 1' enunciato principio odoroso. 

Termina il sig. prof. Moretti la narravva delle sue ri- 
cerche sulla madrepora col descrivere il metodo analitico 
da lui tenuto onde conoscere i principj component!, e riu- 
nendo poscia i risultati ottenuti per le diverse operazioni 
impiegate nell' analisi , stabilisce che cento parti di essa 
sono composte di 

Sostanza bltuminosa animale .... gr. 4 

Carbonato di calce » 85 

Carbonate di magnesia ......»/ 4 'fs 

Ossido di ferro n S 

Silice "I 

Ossido di manganese " —— ^fs 



RISGUVRDANTI IE 8CIENZE NATURALI. 809 

Processo per ottenere ecdtiomicamente il mercurio dolce della 
mags,ior perfezione , con alcuni sperimenti coniprovand la 
diversita di questo preparato dal precipitato bianco (i). 

Pi'emette 1* autore alcuni cenni sulle note difFerenze. 
die passano tra il mercurio dolce ed il subliuiato corro- 
sive ; non che suila pratica comune di preparare il pri- 
me col mezzo di quest' ultimo. E serabvandogli in oltre « 
che per simile processo , e per altri dai chimici proposti 
e adottati non si giunga ad ottenere un mercurio dolce 
sempre sicuro « perfetto , scevro da particelle nocive , e 
colla poss'liile economia , asserisce d' aver in cio trovato 
un giusto uiot'vo onde cercare un metodo plu aemplice, 
sicuro ed economico di comporre il farmaco suddetto. 
Quindi espone i principj dietro i quali fu indotto a sta- 
bilire che a siffatte intenzioni tutte si adempie ognl cjnal 
volta per la preparazione del mercurio dolce si faccia 
nso di mi solfato di mercurio ia cui questo metallo 
esista al massimo di ossidazione come nel sublimato cor- 
rosivo. Cio posto , offre un criterlo con cui si perviene 
ad accertarsi di un tale stato del mercurio , e le espe- 
rienze da esso tentate per riescire a fissare la debita pro- 
poizione dell' acido solforico da impiegarsi nella prepa- 
razione del solfato di mercurio iper-ossidato , e del mu- 
riato di soda necessario per la di lui decomposiziolie , e 
preparazione del muriato ossidato di mercurio. Epilogando 
poscia tutto quelle che fa raestieri per il nuovo proces- 
so , insegna die e necessario 

I." Impiegnre parti eguali di mercurio corrente ed acido 
solforico concenirnto a 1.893. 

3." Distillarli in una storta fintanto che si sviluppa gns 
acido solforoso , spiugendo alquanto il fuoco al termine 
della distillazione ; 

3.° Estinguere nella massa sallna alti-ettanto mercurio 
Ijuanto se n' e impiegato da prima ; 

4..° Mescolare la massa risultante con ^^g del sue peso 
di muriato di soda deacquificato e sottilmente polverizzato j 

5." Collocare il miscuglio in un vaso sublimatorio, e 
procedere alia sublinictzione secondo Parte. 



(1) L' autore ci avvcrte che gU sono comuni csl sij. prof. jVitisndri » 
lavori csposti nella presento menioria. 



36o MEMORIE INTORNO A. DIVERSI OGG«TTI 

Esposte le necessarie cautele da usarsi a Ijeti riescire 
nel clivisato intento, segue T autore a farci coiioscere le 
difFerenze die passano tra il suinmentovato processo , ed 
un altro coasimile pubhlicato dai chimici Bontz e Btn- 
thley , non che le coavincenti ragioni ed i moltiplici 
vantaggi che rendono di gran lunga preferibile il prirao 
a quest' ultiino. 

Una serie di bellissimi esperimenti diretti a mettere ia 
chiaro, e a dimostrare sino air evidenza filosoftca, in che 
difFeiiscano esseazialmente fra loro il uiercurio dolce ed 
il precipitato bianco , mette fine a questa verauiente eru- 
dita ed utilissima niemoria. Conciossiache se ci e per- 
messo di dare sul merito della medesiina il nostro giu- 
dizio , diremo breveniente che in leggendola i dotti uon 
potranno a ineno di ammirare il profondo sapere dei si- 
gnori professori Moretti e Melandri nelle cose di chiniica j 
non che la saggia dilicata loro condotta in giugnere feli- 
cemente al prefisso iutento, ed i farinacisti appvenderanno 
il metodo di comporre a perfezione e coUa niassima eco- 
nomia un niedicamento che ai tempi nostri viene con tanta 
fidncia tisato dai niinistri dell' arte salutare nella cura di 
nioltissime e gravi infermita. 

Sulla, strontiana solfatica nei corpi mnrini p<trificati e sopra 
diverse conibinazioni della strontiana , memorla letta at- 
/' /. R. Istituto. 

Incomincia l' autore da pochi cenni sulla storla della 
strontiana. Il dott. Crawford fu il primo a sospettarne 
i' esistenza in un fossile pnrticolare stato raccolto nella 
mlniera di piombo di Strontian nella Scozia. Hope la 
chiamo strontite, e Klaproth le diede il nome di stron- 
tiana. Pelletier i Fourcroy e Vauquelin confermarono cou 
esperimenti !a scoperta de' chimici suddetti ^ e Klayfield 
trovo la strontiana solfatica nelle vicinanze di Bristol, 
che in seguito si rinvenne pure in Sicilia , in Francia, 
in Egitto ed in Italia, non nei terreni primitivi , ma in 
quelli di formazioni posteriori ed in associazioui diverse, 
come r autore va con bell' ordine dimostrando. Ma egli 
s' arresta specialmente in descrivere due particolari giaci- 
ture di questo fossile nel territorio Vicentino , cioe entro 
le lave, ed i conglomerati vulcanici di Montecchto Mag- 
giore ed ia alcune madreporiti della stessa provincia. 
Espone con lodevole chiarezza e brevita i caratteri della 



KISGUARDANTI LE SCIENZE NATURALI. 36l 

strontiana solfatica rinveauta in questa seconda giacitura ; 
indi passa ad istituirne 1' analisi con quella dilicatezza e 
siiigolar precisloiie che in siaiil genere di cose fanno 
gi'amleme.ite nlucere la di lui puofonda cognizione delle 
cliiinic'.ie alfi-iita, e il di lui savio giudizio in cavare dai 
varj risultameati le relative deduzioni. Per tal modo egll 
couolibe che cento parti di strontiana solfatica di Monte- 
A iale sono coiuposte di acido solforico . . 40. 38 

Strontiana 56. co 

Acqua 3. Sy 

Ossido di ferro . , o. a5 



Seguono alcuni sperlmenti comparativi diretti a far co- 
noscere le difFerenze essenziali tra la barite e la stron- 
fiana , considerate tanto in istato di purezza, che di loro 
combinazione cogli acidi. 

Dal primo esperimento risulta die la soluzione del sol- 
fato di strontiana nell' acido solforico distillato s' imbianca 
intorbidandosi , qualora le si aggiunga dell' acqua, o venga 
esposta al contatto delT aria umida,enon si cristallizza: 
all' opposto in pari circostanze la dissoluzione di solfato 
di barite nell' acido solforico e cristallizzabile. 

Nel secondo esperimento si da il metodo di preparare 
I'arseniato di strontiana, e viene provato che 1' acido 
arsenico ha raaggiore affinita per questa terra di qviello 
ue abbia qualuuque altro acido : cosi che mediante l' acido 
arsenico si arriva a decoraporre il solfato di strontiana 
ed anche quello di barite, in opposizione a cio che in 
proposito di quest' ultimo ha asserito il sig. Fourcroy. 

II terzo esperimento e diretto a provare : i.° che I'ar- 
senito di strontiana e solubile nell' acqua , ma non mai 
cristallizzabile , mentre se si versa dell' acido arsenioso 
nell'acqua di barite, si formano tosto del cristalli ^ a.° che 
r acido arsenioso ha maggiore affinita coUa barite che noa 
colla strontiana. 

Quarto esperimento. L' ossal,ato acido di strontiana e 
solubile nell'acqua al pari dell'ossalato di barite ; ma 
quest' ultimo onde acquistare una tale proprieta, ha bi- 
sogno di una tnaggior dose di acido ossalico. 

Dal quinto esperimento si conosce : i." che il succinate 
Al strontiana e solubile abbastanza nell' acqua , sebbene 



362. ME^t<^RIE intorno a nivERsr oggetti 

il sig, Klaproth asserisca che lo sia pocliissiino i 2.° che 
la barite toglie Tacido succinico alia sti'oatiana, e forma 
con esso ua sale pochissimo soluhile. 

L' autore chiude le sue riflessioiii coll' osservare che 
non a proposito L Tedeschi chiamano cclestma la stron- 
tiaua solfaiica , mentre collo stesso uoine i luiiieralogi 
tedeschi distinguono la calce soifatica auidra. 

Analisi chimica del Colchico autunnale. 

Molto si e disputato suUe cjnalita veieiiose e mediche 
del colchico d' autuano. Seinbra pero che il timore dei 
suoi perniciosi efFetti per lungo tratto prevalesse sopra 
gli encomj tessuti alia sua attivita in vincere parecchie 
malattie. Ma alloiquando i inedicl guldati da verace spi- 
rito di osservazione si diedero a cuneutare sulla natura 
Uiuatia i piu possenti farmaci, e giunsero per tal modo 
ad assegnare i liiniti e le circostanze in cui i piu temuti 
veleai possono divenire i migliori rimeJj nelle mani del 
raedico piudente e filosofo ; anche il colchico autuaaale 
trovo il suo posto nelle opere di materia medica, e fu- 
rono decantate le sue virtu in debellare alcune niorbose 
affezioni. Quindi e che i ministri dell" arte salutare ai 
tempi nostri grande liJucia ripongono in qnesto vegeta- 
bile per la cura specialmeate delle idropisie ; e presso 
gl'Ing'esi ne sali tant' alto il credito in risolvere T ar- 
tiitide cronica ( arthrodynia ) , che essi lo considerano 
qual rinieJio specifico contro si pertinace nialattia, come 
Jo e il mercurio contro la sifilide ^ e la china-china nel 
troncare il corso delle febbri intermittenti. Bastino sif- 
fatti cenui a convincere ognuno dell' importante servizio 
che i signori professori Moretti e Melandri ci hanuo reso 
in pubblicare questa soddisfacente analisi del colchico 
autunnale , lavoro che a nessuii altro prima di essi era 
iodcvohneate riuscito. 

Dopo avere toccato di passaggio cio che nel colchico 
autunnale hanno scoperto Marges, Kratochvdl, Parinantier 
€ Qlohert , s'avanzano essi a dare in succinto i caratteri 
botauici di questa pianta, non che i caratteri fisicij e le 
qualita sensiljili della di lei radice bulbosa , che per uso 
medico deve essere raccolta in antunno. Quindi passano 
a descrivere le moltiplici e varie operazlonl da essi ese- 
guite in istituire T analisi de' principj immediati di una 
tale radice i i fenomeni osservati nel loro decorso i i 



RISGUA.RDA.NTI LE SCTENZE NATURALI. 363 

lisultamenti otteiiuti e le sagge deduzioui che hanno cve- 
duto di potenie cavare. Ci ruicresce die gli stietti coa- 
fuii di uii estratto non permettoao di qui aggiuiigere il 
circostanziato detiaglio de' amnerosi saggi iinpiegati dai 
nostn chiinici in condurre a lermine T analisi di cui si 
tratta. Per la qual cosa iadiclieremo soltanto neir ordine 
di quaatita, in cui si sono ottenuti, i principj immediati 
del bullio suddeito , il quale consta di tessiuo purenchi- 
matoso , aniido , estruttivo mucoso , zucchero , gludiie , albu- 
mina vfgetabile, estrattivo amaro ed acre , estrattivo ossige- 
nabile , resina , acido tnalico, calce, acido muriatico. 

Considerando poscia i sig. professori Moretti e Melandri 
essere 1' aceto colchico il pieparato di una tal piania , 
che piu comuneniente s' adopra in iiiedicina , ci fanno 
couoscere che T acido acetico, in cui sia infuso il bulbo 
del colchico prima schiacciato , ne scioglie V estrattivo 
amaro ed acre , un poco di materia mucosa e zucclierina , 
poso acido malico , calce ed estrattivo ossigenabile. 

La composizione del colchico autunaale poc' anzi enun- 
ciata guida gli autori della presenie meinoria a coacliiu- 
dcre che, atteso la quantita della sostaaza glutinosa , al- 
tuminosa , amidacea e zuccherina che esso coatiene , 
potrebbe essere impiegato come nutriente a preferenza 
di molte altre sostanze farinacee, se non fosse dotato delle 
qualita velenose che c' impediscouo di usarlo a tal uopo. 
Non pertanto essi ci avvertono , che potrebbe servire 
r abbondante sostanza amidacea del colchico per gli og- 
getti di lusso , e quando fosse ben preparata , anche per 
uso commestibile. 

Pochi cenni sulla diversita che passa tra il glutine e 
r albumina vegetabile, ed alcune ottime riflessioni sui 
motivi che potevano avere indotto il eel. Proust a ne- 
gate r esistenza dell' albumina vegetabile in alcune piante 
in cui si era rinvenuta dal sig. Fourcroy , mettono line 
a questo pregevole lavoro. 

Analisi chimica della radice di cariojilata. 

Questa importaate raemoria pubblicata in Pa via I'anno 
i8o5 dai signori prof. Moretti e Melandri, e divisa in 
quattro sezioni, la prima delle quali presenta i saggi 
analitici preliminari, Esposta la storia liotanica della ca- 
riofilata , descrivono essi le prove analitiche suU' infuso 
acquoso della di lei radice , preparato a freddo , e dietro 



r^64 MEMORIE INTORNO A, DIVERSI OCGETTI 

i risultamenti delle medcsiine sono indotti a conchiudere 
che nel |)redetto infuso e conseguentemente nella radice 
di geo urbano esiste, i ." uii prin<;ipio aromatico ; a." una 
sostanza estrattivo-mucosa i 3." il conciuo ^ 4.° 1' estrat- 
tivo-ossigenahile i 5.^ T acido gallico ; 6.° la calce ; "." 
r acido muriatico. Ma Biccoine il dottoi'e Buchave uelle 
sue osservazioni intorno alia radice di geo urbano speri- 
inentata in moke malattie aveva enunciate, che le radici 
grosse di questa pianta spiegano una maggiore efficacia 
delle radici fibrose; cosi si e voluto procedere ad alcuni 
sperimenti comparativi, onde conoscere se le radici stesse 
difFeriscano le une dalle altre anche per qualche chimica 
proprieta. Quindi dai saggi istituiti suU' infuso acquoso 
delle radici grosse e su quello delle radici fibrose i nostri 
sperinientatori hanno potuto arguire j, i." che le piccolo 
radici contengono maggior quandta d'estrattivo colorante ; 
a." che sono la sede piu maixata del principio aromatico 
oleoso di questa tadice ; 3.° che le grosse radici con- 
tengono piu concino ; 4.° che 1' infuso di queste contiene 
pill calce ed acido muriatico ; 5." che 1' Infuso delle ra- 
dici grosse si altera piii presto , perche in esso evvl 
meno di principio aromatico. Per la qual cosa , se egli e 
"vero che la facolta medicinale di questa I'adice sta ia 
gran parte nel principio aromatico , come pensa lo stesso 
Buchave, a torto egli crede che le grosse radici di ca- 
riotilata possedano in grado piii emlnente la facolta feb- 
brifuga. 

La seconda sezione e consacrata all' analisi della sud- 
detta radice per V acqua e per I' alcoole. A tale scopo 
hanno infuso per cinque volte due once di radice polve- 
rizzata in 40 once d' acqua distillata alia temperatura di 
la gradi di Reaumur, indi hanno messo a svaporare gli 
infusi uniti insieme fino alia rimanenza di sei once e 
mezzo. Questo residuo rafFreddandosi lascio cadere al fondo 
del vaso un copioso precipitate , sopra il quale si fece 
agire 1' alcoole, che lo sciolse in parte ed il rimanente 
si pervenne a scioglierlo quasi alTntto nell'acqua boUente. 
Sottoposti a nuove operazioni i due liquidi acquosi e I'al- 
coole passati pel filtro , e provati sui medesimi tutti quel 
saggi chimici che furono giudicati i piix convenevoU , si 
e pervenuto a conoscere le sostanze, che per mezzo delle 
cinque suddette infitsioni 1' ac(jua a 12 gradi ha potuto 



RT«;GU\Rn\NTI LE 9C1ENZE NVTTTRVLI. 365 

levare alia cariofilata , ed anche a determiaare le pro- 
porzioni. 

La sostanza che gl' infusi suddetti avevano lasciato sul 
filtro , si e fatta bollire replicatamente dai noStri analiz- 
zatori in 5o once d'acqua distillata finche questa passava 
dal filtro prlva d' ogni coloi'e. Con tutta la diligenza si 
occupfirono aliora in osservare i fenoineni ed i lisultati 
che durante 1' evaporazione dei decotti suddetti , e suc- 
cessive trattaniento coi diversi ageuti chimici si presen- 
tavano ai loro sensi , e per tal modo sono giunti a sta- 
bilire che 1' acqua lioUente sottrae alia radice di cariofi- 
lata, su cui dapprima aveasi tatto agire il liquore medesimo 
alia temperatura di 12 gradi , 1° dell' estrattivo mncoso 
colorante i a.° estrattivo ossigenabile per Tazione deiraria; 
3.* acido gallico. 

Diseccata la materia superstite all' azione dell' acqua 
fredda e bollente , fu posta in inaCerazione neli' alcool a 
3o gradi dell' areometro di Baume corretto da Aleinani, e 
fu replicata 1' infusione fino a tnnto che V alcooie noa 
presentava alcuna traccia del color verde , che nelle 
prime infusioni aveva acquistato. Le tinture nlcooliche 
cosi ottenute si fecero passare pel filtro, e poscia si as- 
soggettarono alia distillazione finche rimase nella storta 
un liquid© alquanto denso e lattiginoso. Filtrate questo 
residue, si ottenne una sostanza particolare , che da' suoi 
caratteri fu giudicata essere di natura resinosa. 

In seguito fu abbruciata la sostanza legnosa superstite 
air azione dell' acqua e dell' alcooie j e per I' analisi della 
cenere ricavata si e ottenute del solfato e del muriate 
di potassa; della silice ; del carbonate di calce e di ma- ^ 
gnesla ; dell' allumina. 

Finalmente partendo i nostri chimici dalle sagge rifles- 
sioni interne ai fatti esposti nel corse di tutta questa 
seziene , c dalle conseguenze dedotte , giungono a sta- 
bilire , che due once di radice di cariofilata sono com- 
poste di grani 83 estrattivo ossigenabile; 140 estrattivc* 
mucoso i 118 concino; 48 estrattivo saponaceo; 11 acido 
gallico; 28 sostanza resinosa; 5 muriato di potassa; mu- 
riate di magnesia; calce; 6o3 tessuto legnoso ; n6 olio 
volatile , acqua e perdita. 

Nella terza seziene sono descritti i fatti relativi all'a- 
nalisi istituita per mezzo dell' alcooie , e dell' acqua in 
Bibl. J tal. T. XXII. 24 



366 MEMORIE INTORNO A DIVERSI OCGETTI 

inodo da evitare, per quanto era possibile , Ic altcrazioiii 
che potevano averc indotto ne' principj imniediati della 
radice analizzata i varj dUsolventi chiniici , e T azioue 
deir aria e del fuoco. 

Incoininciarono dunque gli speriraentatori dal mettere 
piu volte in tligestione due once di radice contusa neiral- 
coole posto in un inatraccio , ed alia teinperatura di 3o 
gradi di Reaumur, e gl' infusi cosi ottenuti e filtrati si 
assoggettarono poi alia distillazlone ad un niitissimo ca- 
lore. Quando il liquido trovossi per tal modo ridotto a 
un decimo circa del suo primo volume, comparvero alia 
superficie delle gocce oleose aventi un bel color verde j 
si e protratta la distillazione finche nella storta rimasero 
4 .'uce e 2 drarame di liquido soltanto ; ed allora s' in- 
ti'apresero su questo i different! saggi analitici , per sco- 
prire quai principj immediati eransi sciolti nell' alcoole. 
E dietro alcune sagge riflessioni sui risultati ottenuti per 
mezzo de' varj tentativi sono poi giunti a de<erminare , 
che le sostanze levate dall' alcoole alia radice di geo pr- 
bano sono: i.° un principio aromatico volatile; 2.° resina 
verde grani aS ; 3." concino grani 118; 4.° cstrattivo os- 
cigenabile grani 33 ; 5.° estrattivo saponaceo misto di mu- 
riato di potassa , ed acido gallico grani 64. 

La materia superstite alle infusioni alcooliclie si fece 
diseccare e digerire piii volte nell' acqua distillata alia 
ternperatura di la gradi di lleaun\ur. Su questi infusi 
filtrati e ridctti poscia coli' evaporazione a un quarto 
circa del primo volume , s' instituirono le osservazioni 
«'3 esperieuze analitiche , per mezzo delle quali si e po- 
tuto stabilire , che I'acqua aveva sciolto 84 grani e mez- 
T-o d' estrattivo osslgenabile , 20 grani d' estrattivo mu- 
coso ; 6 grani d' estrattivo saponaceo. 

II residuo della materia, che aveva servito per le 
suddette mfusioni, fu sottomesso replicatamente alia de- 
pozioae in ao once tV acqua distillata. Riuniti poi i de- 
cotti , si fecero svaporare h indi per mezzo di saggi ed 
operazioni chimichc si venne in chiaro che 'I'acqua me- 
diante T ebuUizIone aveva sciolto nuovamente dell'estrat- 
tivo ossigenabile 5 dell' estrattivo mucoso , del nitrato di 
potassa, e del malato acidulo di calce. Una porzione 
della sostanza, che I'acqua bollenl,e non aveva potuto 
sciogliere , o sia di tessuto legnoso , fu posta a digerire 
nell' aumojiiaca caastica ad uua teip^>eratura progsima 



RISCUAEDANTI LE SCIENZE iSrATURA.LI. S6j 

all' ebuUizione ; e per tal modo anche l' alcali aveva sot- 
tratto air indicato residuo deir estratlivo ossigenabile, gia 
reso insolnbile nell' accjua. $opra una seconda porzlone 
del suddetto residuo iegiioso t'u distillato dell' acido ni- 
trico , e si ottenne una piccola quantita di acido ossalico 
formatosi durante la decomposizione dello stesso tessuto 
legiioso. 

Finalmente rlepilogando i nostri chiiiiicl tutti i risul- 
tati ottenuti coUe succitate operazioni analitiche discen- 
dono a conchiudere , die mediante questo secondo rae- 
todo due once di radice di geo urbano si sono trovate 
composte di resina grani 23; concino ii8f, estrattivo 
ossigenabile i8i 'f^-, estrattivo saponaceo , acido gallico, 
muriato di potassa , e di magnesia , nitrato di potassa , 
malato acidulo di calce in tutto gr, 69 ; estrattivo mu- 
coso gr. (^2., tessuto legnoso once i. gr, 16 j olio vola- 
tile, acqua , e perdita gr. 76 '/, 

Nella quarta sezione si fanno conoscere i caratteri del- 
l' olio volatile aromatico contenuto nella radice di geo 
urliano , e da cui fu cstratto mediante la distillazione 
coll' acqua. Poscia e conferraata la falsita dell' antico me- 
todo di analizzare i vegetabili per mezzo della distilla- 
zione a fuoco nudo ; poiche da simile trattamento della 
cariofilata si sono ottenuti i prodotti cbe avrebbe som- 
ministrato qualunque altra pianta. Segue I'analisi della 
ceneri rimaste dopo la combustione della radice di cario- 
filata , per mezzo della quale i dotti analizzatori liauno 
potuto precisare la quantita di muriato di potassa sciolto 
nelle precedenti analisi dai dissolventi acquosp ed al- 
coolico. Finalmente V esame farmaccixtico dell' intuso e 
decotto acquoso di qaesta pianta, da cui poscia vengono 
dedotti i riguardi e le cautele da usarsl nella loro pre- 
parazione e prescrizione , pongono fine a quest' ultinia 
sezione. 

Ecco la breve idea , die intorno all' aaalisi della ra- 
dice di geo urbano esposta dai signori Moretti e Mclandri 
abbiamo creduto di dare. II dir piu oltre vietano gli an- 
gasti confini , entro i quali siamo costretti attenerci. 
Quelli che bramano conoscere partitaniente i nuraerosi 
pregi di si commeiidevole lavoro , si accingano di l)uon 
grado a riscontrarli nella lettura del libio originale , e 
certamente ue rimarranno appagati al di la della propria 
aspettazione. I faui vi si trovano descritti con S!:>golar 



368 MEMORIE INTOR^^O A DIVERSI OGCETTI 

precisione ; le riflessioni partono da uno sqiiisito sapeie 
rjelle cose di chiinlca ; le consegnenze sono dedotte dal- 
r csspuza de' priini, e dalla aggiiistatezza delle seconde, 
la iniglior scuola per chiunqne dcsideia esercitarsi ia si- 
lail geaere di utili ed ameiie ricerche. 

Nuovo proci^sso molto economico per ottenere un ossido di 
nierru'io imnore , che pub sostituirsi al mercurio solubile 
ddV H thneniann e del Moscati, 

D. po aver dimostrato i giusti motivi che hanno ia- 
dotto LI chi.irissiino prof. Moscati a proporre un metodo 
pill sprdito ed economico per preparare un ossido nero di 
niercKrio da sostituirsi al coinphcato e dispendioso processo 
diJtoci da Hahnemann, c'indica U nosiro autore , come 
^gli st.esso abbia avmo occasione di trovare un altro me- 
todo 'jncora piii economico , ed egualmcnte sicuro di quello 
d'd M<>sc<iti per ottenere un puro ossido minor e di mer- 
curio. JSi'oi ci liniiteremo ad indicare le precipue opera- 
zioni , che sono necessarie per la preparazione deiros- 
piflo suddetto col processo del sig. prof. Moretti , invi- 
taudo chiunque a leggeriie la teoria e le cautele da usartii 
in voieiidolo mettere in pratlca , nell' originale articolo 
deir ora inenzionato autore. 

i.° Si pongono a distillare entro una storta di vetro 
»ei once d* acido solforico del conimercio , « cinque once 
di mercurio purificato ; aumentando il fuoco di grado in 
gradd sii'tautoche non si sviluppano piii vapori dalla storta. 

2/ La niassa salina , dopo il rafFreddamento , si tritura 
in un mortajo di poriido con altre cinque once di mer- 
curio metallico , fiiiclie la combinazione sia couipiuta. 

3." Si fa boUire la massa risiiltante con sufficiente 
quantita di liscivio caustico , o potassa pura disciolta nel- 
r acqua : indi si getta il tutto sopra un filtro di carta ; 
si liiva il precipitate e si fa seccare all' ombra, 

4.° Oiide accertarsi della purezza delT ossido , basta 
avvertire che esso devesi sciogliere compiutamente nel- 
1' acido acetico per mezzo della ebuUizione i e la sua 
disBuluzijue neir acido uitrjco trattata col iiitrato di barite 
j)oi^ dpvrii dare veruii precipitato. 



111SGUA.RDA.NT I LE SCIENZE NATURALt. 869 

Osservazioni chimiche suW ncido dclla trementina , e sul- 
V identita di quest'' acido coll' acetko. 

Qualuiiqae corpo pUo presentare all' occhio del chi- 
mico ua diverse aspetto si riguaido a' suoi caratteri esterni, 
che alle sue chimiche pioprieta , secondo i piincipj stra- 
nieri con cui trovasi uiiito. Partendo da sifFatta rifleS- 
sione il chiarissinao prof. M)retti ci guida a comprendere 
come mai in questi ultimi tempi sia riescito ad alcuni 
esperti chimici di provai'e 1' identita degli acidi bomhico , 
forinico, piromucoso , pirotartaroso , piroleanoso , e di quello 
pur anco che riscontrasi uel sudore dell' uomo colP aci- 
do acetico , il quale presentando una varia apparenza e 
difFerenti fenomeni sotto il potere dei reagenti chimici , 
in ragione delle varie sostanze animali o vegetabili colle 
quali esiste in comhinazione, aveva dato origine alle sud- 
dette moltiplici denominazioni. Egli fu_, dietro resempi3 
di simili scoperte, che il nostro autore si accinse ad isti" 
tuire delle osservazioni ed alcuni esperimenti onde met- 
tere in chiaro la natura dell' acido che si ottieue colla 
distillazione della trementina , acido che da taluno si vor- 
rehbe far credere analogo all' acido succinic©. E dopo 
avere brevemente accennato gli usi medici , ai quali il 
dotto prof. Marabelli seppe impiegarlo, e descritti i snggi 
da esso tentati nel corso delle sue ricerche , perviene a 
conchiudere : i." Che V acido delta trementina e identico 
coll' ocido acetico-^ 2." Che non differisce da quest' ultimo 
se non per un' avventizia di piccola porz'one d' olio i'olatile 
di trementina da cm si pub Uh'rare mediante la decombi- 
nazione del trementinato , ossia acetato di harite , dopo aver 
luvato ben bene questo sal- colV alcoole ; 3.° Che diverso es- 
sendo I' acido succiniro dull' acido della trementina, di- 
\:ersi sono anche i salt risultanti dalla combinazione delle 
hasi alcaline e terrose roi menzionati acidi ; e che gli ace- 
tati invece sono identici coi pretesi trementinati : per la 
qual cosa pare consentauco alia rag'one che si possa 
comporre estemporaneamente nelle spezifrie i! trementi- 
nato d'ammoniaca, adoprando lo spirito di minderero unito 
a poche gocce d' epireleo di trementina. 

Ricerche chimiche sulla cliina di santa Lucia. 

Le notizie da alcuni scrittori tramandateci sulla costi- 
tuzioue fisica di qucsta specie di china si liaiitaiio alia 



StO MEMOUIE IINTOKN'O A DIVERSI OCOETTI 

scopei'ta cli uii pilncipio astringente in essa contewuto 
come ill quella ilel Peril, ed alia deteruiinazione compa- 
rata dellc quantitii di estratto ncf[uoso e spiritoso otte- 
nuto dalle cortecce di un tal all)ero, e della china co- 
inune. Ottimo consiglio adunque mosse il prof. Moretti 
ad occnparsi seriainente di queste ricerche ; poiche in 
tal niodo e pervenuto alia cognizione dei veri principj 
iinmediati di questo utilissimo presidio , e ad ofFrirne al 
publilico una bellisslma e soddisfacente analisi. 

Premette egli la storia botanica deU'alljero clie ci som- 
jninistra una tale corteccia^ e la descrizione dei caratteri 
che valgono a far distinguere e quello e quesia dagli 
altri alberi di china e loro cortecce. Passa in seguito ad 
iudicarci i dilVei'enti saggi da lui istituiti suU' infuso ac- 
<juoso della china suddetta ; i fenomeni che' sotto I'azione 
degli agenti chiniici andavansi manifestando?, ed i risultati 
che ha potuto ottenerne. Qulndi in epilogo conchiude 
che mediante i'infusione di detta corteccia nell'acqua di- 
«tillata , ed alia temperatura di i5 gradi di Reaumur si 
erano dalla medesima sottratti: i." un acido Ubero che e 
il rnalico , e poco acido citrico ; 2.° un estrattivo wnaro ; 
3." il coaclno ; 4.° un principio particolare comune a molte 
chine , che esiste ancora ni'l rabarharo , nella goinma kino , 
'Tie' fiori d' arnica ed in moltissirne altre sostanze; 5.° V estrat- 
tivo ossigenabile ; 6." il citrato di calce. E qui giova av- 
vertire che fra le molte e sagge riflessioni che il dotto 
cliiuiico imprende a fare sugli enunciati principj , sembrano 
degae di particolar menzione quelle che risguardano 1' e- 
strattivo ossigenabile , e per mezzo delle quali e giunto 
a determinare tre gradi distinti di ossigenazione di cui e 
suscettivo questo materiale immediato. Imperocche, dice 
i' autore , quando una tale sostanza e ossigenata in primo 
grado, e solubile nell'acqua boUente e nell' alcool , ma 
insolnbile nelP acqua fiedda. Se il medesimo estrattivo si 
ossigeni di piu o per mezzo dcir aria o per mezzo di poco 
acido muriatico ossigenato , allora diventa insolubile nel- 
r alcool, neir acqua fredda e bollente i per ultimo, se 
questo estrattivo ossigenato al secondo grado si sotto- 
ponga ad una corrente di gas clorino , resta insolu ile 
neir acqua , ma si scioglie mirabilmente nell' alcool , si 
fonde al fuoco , e presenta tutd i caratteri di una vera 
rcsiua j il che forse dipende da una naodificazione , che 



FvISGUVRD.VNTI LE SCIENZE N.VTURALl. StI 

ffuest' ultima aggiunta di ossigene apporta ne' di lui pria- 
cipj mediati, separaiidovi dell' idrogeno e del carbonic. 

Progredendo poscla 1' autore nella descrizione dei risul- 
tati analitici aggiunge che il decotto della china residua 
alia infusioni ha manifestato di contenere delP estrattivo 
ossigenato al prirao grado , e del mucoso : piii, che il 
residuo dalle decozioni posto a digerire neir alcoole ha 
abljaiidonato a questo liquore una sostanza rasinosa, che 
per mezzo dei difFerenti raattivi chimici dava gli stessi 
risultamenti dell' estrattivo ossigenato al massimo. 

Per ultimo enumerando i suddetti principj nell'ordine 
di proporzloni approssiniative in cui si trovano, nella 
corteccia analizzata, stabilisce che questo farmaco e com- 
posto di tessuto legnoso ; estrattivo ossigenabile ; estrattivo 
amaro o saponaceo ; concino ^ estrattivo mucoso ; acido ma- 
lico ; resina ; citrato di calce ; acido citrico ; un principio 
particolare comune , come si disse , a moite altre sostanze. 

Notizia sopra diverse piante da aggiungersi alia Flora 
Vicentina. 

Essendo stato incaricato il prof. Moretti d* instituire ua 
orto botanico-agrario nel liceo di Vicenza, la prima di 
lui operazione fu percio qualla di cogliere la maggior 
parte delle piante che spontanea crescono in quella pro- 
vincia , e di trasportarle nell' orto par mezzo della loro 
radici o sementi. Con tal mezzo poi 1' autore abbe la 
lodavole intenzione di condurre a termine in tre o quat- 
tro anni di tempo la Flora Vicentina gia abbozzata dal 
conte Marzari Pencati nel suo elenco dalle piante spon- 
tanea del vicentino ; ma non aucor giunto alia meta del 
lavoro gli fu forza di abljandonarne 1' impresa per uno 
di quegli accidentia che, come egli ci fa sapere, acca- 
dono spesso a coloro clie soao destinati all' istruziona 
della gioveitu. Chiamato 1' autore dopo un anno ad al- 
tro impiego in Milano , dovette desistere dal continuare 
un' opera, alia compilazione della quale erasi egli impagaato 
col pill grande piacare e fervore. Se paro non ha pututo 
condurre a termine la detta Flora Vicentina , ci lasclo 
nondimeno pregevoll osservazloni intorno a diverse piante 
di qualla provincia. — Canto e sei sono le sjiecie vipor- 
tate dair autore, che non furono osservate dal Marzari; 
una delle quali del tutto nuova , ossia non per anco 



S^a MKMORIE INTORNO A DIVERSI OGGETTI CCC. 

prima di lui csservata ne descritta da verun botanico. 
Quest' ^ la Priiuuld ciliota, della quale uou solo ci pie- 
seiiia uti' psatta descrizione , ma ce ne da eziandio una 
buona fi^ura incisa in raine. Le altre specie intorno alle 
quali fece delle osservazioui sono le segueati : Buplp.urum 
odont'fps , alia qii-ile specie T autor riporta il B. buldcnse 
del Turra e del Marzuri ; Saxifraga lingulata Bell. S. Pe- 
trcea Wulf. Pedicular! s tahprosa. Sisy<iibriuin tenui folium. 
Arabis scabrn Carduus traniolpinus Sut. Senecio chrysan- 
themifolius Pair. Centaurta ni^irescpns Wilhl. Ccntaurca jacea 
/3. PoUin. Carex digitnta et ornithopodu, alle quali osser- 
■vazioni noi rimettiamo i leggitori , che sentono addentro 
nelle cognizioni botaniche. 

Questo e il breve raggua_^lio che abbiamo giudicato 
opportune di ofFrire al pubblico intorno ai diversi articoli 
tr-Httati dal sig. prof. Muretti nel primo volume delle sue 
TrteoLorie ed osservazioni. Gli angusti confini di un estratto 
non ci permettono di piu a lungo estenderci in far co- 
noscere a parte a parte tutte le importanti notizie ivi 
enunciate , onde uieglio apparisca il pregio slngolare di 
quest' opera veramente utilissiiiia. Quinci, mentre da ua 
Into esortiamo i coltivatori delle scienze natural!, e que- 
s;li in ispecie che amano esercitarsi nella difficile analisi 
clei corpi , onde per la cognizione de' loro principj com- 
ponenti giungano poscia a spiegare le varie e moltiplici 
proprieth , a riscontrare nell' opera medesima un sicuro 
modello per ben condursi nelle loro ricerche ; dall' altro 
non possiarao a meno di esprimere all' autore il nostro 
desiderio di veder quanto prima adempiuta la sua pro- 
messa coUa pubblicazione del secondo volume, 

D. C. C. 



373 



Storia (inedita) d'uno strano sonno morboso (l). 

vJ NA giovane dl circa sedici anni , figlia di padre e ma- 
dre saiiissirai, di buona costituzioiie , e regolarmente me- 
struata ebbe divers! patemi d' animo che le scoadertarono 
la fiao a quell' epoca prospera salute. Comiacio essa ia 
allora ad assoggettarsi ad una di quelle pertinaci refrat- 
tarie tormentose malattie , che sotto il nome di nervose 
vengono comunemente conosciute. Questa nel corso di 
varj anni, pel quale ostinatamente ebbe a persistere, per- 
corse tutta direi quasi la serie di quelle straue protei- 
foroii perturbazioni che sogliono fornaarae V apparato nei 

(l) La presente storia e tratta letteralmente dagli scritti dell' illustre 
professore di clinica medica in Parma e protomedico dottore Pietro Rabin!. 
Quanto in essa si contiene trova^i nell' originale sparse in pin pezzi staccati, 
e non anche ridotto a quella ordlnata distribuzione necessaria ad nn lavoro 
destinato ad esser fatto di pubblica ragione. Ma volendo io per una part* 
aderire alle giuste brame della famiglia del defimto teudenti a far noto tutto 
cio che puo contribuire ad illustrarne vie maggiorraente Ja fama , e non vo- 
lendo per r altra privare il piibblico di cosa che puo essergli di somma 
utilita il conoscere , cosl mi sono studiato di raccogliere le idee delV autorc 
in un qualche ordine , e presentarle ne'.l* aspetto stesso che sembra gli foss« 
state destinato dal medesimo , 1' aspetto cioe d'una storia ragionata. Dichiaro 
per altro che in cio fare non mi sono punto allontanato dal teste originale, 
senza farmi lecito di aggiungerc o levare alcuna cosa che potesse alterare Ic 
idee in esse racchinse ; il che poteva di leggieri avvenire se mi fossi per* 
messo qnalche variazione in apparenza anche di poco momento. Quindi • 
che taluno forse non troVeri in questo lavoro la perfezione che pur vorreb- 
besi, ma, lo ripeto , io non doveva ne mi credeva in grado di provvedere 
a que'vuoti e a quelle lacune che alPautore soltanto era riserbato di riem- 
piere quando gli fosse piaciuto di pubblicarlo. 

Mi lusiago per altro che i medici , reri estimatori del merito d' un nomo 
che ha onorato tanto 1' Italia , e della cui grave perdita profondamente si 
duole e si dorra per lunga serie d' anni la patria sua, accoglieranno dl bnon 
grado qnesto lavoro che a null' altro tende che a far conoscere gli utili 
pensamenti di uno de' piu illustri maestri della medicina italiana. A questa 
Jtoria poi terra dietro la pubblicazione di alcuni frammenti dell' autore stesso 
«h* le idee iuteressknti racchiudono della teorica dell' irritaxione. 

C, U. 



3-4 STORIA D UNO STRANG 

varj infermi, e quiudi sotto la forma successlvameiite 
mostrandosi di convulsioni , vertiglni , tremori , scosse , 
paralisi , veglia , catalessL e simili , tal giro presento di 
cose, che chl tessuta ne avesse la storia con qnella di- 
ligenza colla quale o il uostro dottor Bettoli scrisse la 
storia della sua monaca , o T esatto dottor Ricotti scrisse 
qnella pur della sua, ne avrebhe potuto formare un libro, 
ne tneno di quelli voluminoso, ne meno sorprendente. 

Dopo d' avere , cosi direi , quasi scherzato la malattia 
per varj anni, all' occasione di un forte terrore che provo 
1' inferma in uu momento nel quale stavauo scorrendo le 
mensuali di lei purghe, queste si arresiarono improvvisa- 
inente , e la nervosa malattia, cangiate d' improvviso le 
sue apparenze , prese stabilmente l' andamento strano che 
io vado ora a descrivere. 

Rinvenuta la glovane dallo stordimento in cui gettata 
Taveva il terrore j parve quasi guarita istantaneamente 
da' suoi precedenti incoraodi , e passo diverse giornatc 
senz' altro accusare fuori che stanchezza ed inappetenza. 
Ma cinque o sei giorni prima dell' arrive del corso cata- 
raeniale , il qitale dopo la sospensione avvenuta pel ter- 
rore si rimlse in corso alle debite epoche , stando la 
giovane occupata, sia a familiare discorso, sia in qualche 
lavoro od altra domestica faccenda, quasi sorpresa fosse da 
improvviso natural sonno chiudeva le palpebre , abbaii- 
donavasi sulla piii vicina sedia o sul letto , ed ivi restava 
immobile ed in apparenza placidamente addormentata. 
Le accadeva talora di essere sorpresa da questo accesso 
nel mezzo d' un discorso, e troncava per esso improv- 
visamente un periodo, una frase, una parola , senza che 
pero ne viprendesse nello svegliarsi il lilo , come nella 
catalessi succede. Cosi le di lei braccia e le gambe ed 
il capo stesso non conservavano come nella catalessi quella 
posizione in cui venivano niessi da qualche astante , ma 
licadevano abbandonate come accade in chi dorme. Non 
si alterava in questo stato il roseo colore del di lei vol- 
to , non si cangiava il ritmo del polso , ne dal naturale 
processo declinava un sol momento la facile rcspiraziono. 
Nulla presentavasi all' aspetto di quel comatoso o letar- 
gico stupore , che pure ne' sonni profondi anche talor 
naturali si osserva : il di lei sonno era in apparenza leg- 
giero , blando , ristorante, e faceva piacere talvolta il 
vederla colla bocca coinposta ad un leggiera sorriso. Era 



SONNO MORBOSO. 5j:> 

pero nel fatto questo sonno si forie e profondo die i 
romori che si facevano nella camera o nella strada , il 
chiaiuarla ad alta voce all' orecchio , il toccarla , il pi«- 
zicarla , il portaria snl letto non la svegliavano •, e tale 
difficolta di ravvivarla , massime nel forte dell' accesso 
av^va fatto si che presso i famigliari e gli astanti invalso 
era 1' nso di cliiamarla iiiorta allorclie in tale state tro- 
vavasi. La forte impressioae dell' alcali volatile fluore colla 
quale tentai ia tale stato piii d' una volta di eccitare i 
nervi suoi ed olfattori e gutturali , produceva bensi in lei 
xin suliito e forzato risvegliamento , ma che noa durava 
che un moraento, ricadendo ella tosto nel sonno , noa 
senza dare indizj di aver sofferto e di soffrire sotto il 
forzato vizzamento. Dopo di essere stata in tale stato 
per due o tre ore, sopraggiungeva un improvvlso sbadi- 
gUo, muovevasi la giovane , alzavasi stirando le braccia, 
apriva gli occhi appunto qual chi da natural sonno rin- 
viene ^ e si metteva a discorrere come prima dell' acci^ 
dente senza sentirsi altro male che un po' di fiacchezzaj 
nulla si ricordava di clo che potesse aver sentito o 
pensato durante 1' accesso , ne avea cosclenza d' aver 
Sofferto dolore o pena alcuna in qneirintervallo. Passate 
che avea vegliando tre o qnattro ore ricadeva di bel 
nuovo uel sonno co' fenomeni stessi di prima , e questo 
spcondo sonno durava pure altre due o tre ore , dopo 
le quali risorgeva di bel nuovo , e cosi in questa prima 
giornata le accadeva di avvicendare veglia e sonno quat- 
tro o cinque volte. Nel giorno secondo piu lunghi erano 
gli accessi di sonno, piii brevi gl' intervalli di veglia i 
ne risvegllavasi al modo consneto che dne o tre volte; 
il terzo giorno due o tre soli erano i punti di risveglia- 
mento ; una sol volta svegliavasi il quarto , dopo di ch« 
iucominciato di nuovo il sonno nel giorno quinto , persi- 
steva senza Interruzione sino al decimo od undecimo 
giorno nel quale riavevasi di bel nuovo I' inferma per 
rimanere svegliata per una o due ore , nel qual tempo 
accusava senso di debolezza estrema , grande amarezza 
di bocca, qualche peso alia testa, dopo di che toi'nava a 
dormire. Questl tempi di veglia avevansi due o tre volte 
nel di consecutivo , tre o quattro nell' altro , cinque o 
sel nel seguente; e cosi poco a poco arrivava al naturale 
stato e durata di veglia e di sonno. Negli intervalli varj 
di questo tempo di veglia essa prendeva qnalche poca 



SjG sToni\ d'uno str\no 

di ciboi quindi noii ne preadeva di sorta alcuila durante 
il luiigo coutinufito soinio di mezzo, ed in questo stesso 
periodo scorrevano i di lei catametii di sangue scarso , 
denso, nerissiiiio. Per cotal guisa la sveaturata fanciulU 
passava la ineta di sua vita nel piii profondo sopore. la 
un mese, quindici giorni essa era inorta , dicevano i suoi 
famigliari : quindici giorni soli le rimanevan di vita; ma 
questa vita pure era pieua d' incomodi , e per una stan- 
chezza generate che le rimancva , e per T inanizione 
causatile dallo scarso cibo die prendea ne' tempi del- 
I'accesso, e per \.\ tristezza che recava a giovane donna 
avvenente un cotal genere di vita che da ogni societa e 
piacere 1' allontanava. 

Gia da tre anni persisteva il morhoso stato di questa 
figlia alloVche io fui chiainato a vederla. Presso che tutti 
i migliori niedici di questa citta , e per la stranezza del 
ca»o e pei rapporti della famiglia, avevano visitata questa 
giovane , e non v' era forse rimedio farmaceutico, che 
non fosse stato chiamato in soccorso , ne metodo che non 
fosse stato adoperato : ma tutto era riuscito inutile , ed 
il male era abbandonato a se stesso. Fra tanti rimed j il 
solo oppio era stato lasciato indietro, e questo forse 
perche trattandosi di un eccessivo sopore a nessuno era 
venuto in pensiero di curarlo con un rimedio inducente 
Sopore. Io partendo da altri principj , che esporro in 
appresso , pensai di valermi appunto di questo. All' ap- 
prossimarsi dell' epoca catameniale io prescr ssi alia f^n- 
ciulla un grano d'oppio mattina e sera, dose che raddop- 
piai il di segnente , non avendone osservato sconcerto 
alcuno , e che triplicai ed aumentai gradatamente ne'giorni 
susseguenti sino alia sortlta del snugue niestruo, al qual 
punto io mi arrestai dal piii oltre esilorlo Gli efFetti 
vantaggiosi dell' oppio furon presto scnsibili Gh accessi 
del sonno divennero piii rari e piii Ijrevi, ed il periodo 
tra r incominciainento del morboso sonno, e Io scoppio 
del sangue mestruo si fece piu breve. Terminato il pe- 
riodo mestruo misi l' inferma , che restava abbattuta di 
forze, ad un regime nutritivo ed eccitante, ed all' uso di 
qualche tonico marziale , cui continuo finche il nuovo av- 
vicinarsi del temuto mestruo periodo mi ricondussc all' uso 
deir oppio dato come prima e con eguale progress! vo 
"vantaggio. Questo metodo di alternare I' uso dell' oppio 
difFusibile co' tonici permanenti continuato per pochi inesi 



soNNO mohboso. 377 

ricondusse al fine un'intiera salute. I mestrui presero I'uso 
di comparir I'egolari , e non iscortati piii dal consueto 
Kiorboso fenomeno, e gia piii anni sono scorsi dache la 
nostra giovane noa ha piu lisentito alcun nocumento (i). 
Per dare un* idea della serie e del concatenamento di 
que' pensieri che mi condusscro a sommlnistrar V oppio 
in questo caso, mi conviene partire da una legge prima- 
lia e semplicissima propria dell' organismo vivente ed 
estesa ad ogni parte di questo , che e quella che ogni 
filjra , ogni organo^ ogi^i sisteina passa alternativamente 
ad intervalli piii o roeno lunghi dallo stato di azione , 
di movimento , di funzioue a queilo d' inazione , di si- 
lenzio e di quiete. Bichat (a) ha preteso che la sola vita 
animale abl)ia quest' intermitienza d' azione , ma io penso 
che s' inganni. I vegetahili che non lianno che la vita 
organica partecipano alia legge del riposo alternata col- 

( I ) Un sonno eccessivamente profondo e morbosamente protratto , curato 
col ntnedio ciii si aitribiiisce quasi csclusivamente la proprieta di prodvir 
•onno { la condizione del langiiore, del silenzio de' moti aniniali attaccata col 
mezzo che volgartaente si usa per produrla, sembrera metodo strano e cura 
capricciosa a cUi non vede ne' mali che i sintomi apparent! , e non const— 
dera ne' rlniedj che la sola facoltu per cui producono accldentalmente od in- 
direttamente questo o quel sintoma. Ma non ne portera 1' istesso giudizio jl 
pratico che per lunga sperienza s* acrorse della fallacia de* sintomi , e della 
incostanza dell' azione de' rimedj nel produrre tali effctti secondarj ; ne il 
ragionatore che spinge addentro lo sguardo alia cagione de' sintomi , ed ai 
rapporti che con questa cagione 1« 1' azione diretta de' rimedj. L' osservatorc 
avra veduto che se una leggiera dose d' oppio ha per fenomeno quasi co— 
stante la produzione del sonno in salute , non e piu la stessa cosa in istato 
patologico. Le mille volte egli avra visto o la dose noa adeguata , o la na-- 
tura della malattia, ossia lo stato dell' eccitabilita far si che 1' oppio produce 
ve«;lia , smania , movimento, e se in istato ordinario produce co^tipazioiie , 
produrre diarrea e vomilo ; cOsi il fenomeno della soiuiifera virtu e relativo 
alia condizione dell' eccitabilita. 

(a) Quest' nomo, ch'e stato veraroente gr.inde , e massime tra* Frances! , ha 
dovuto la massima parte di sua grandezza alle idee strauiere che ha saputo 
ndott.ire e pubblicar come sue, spargeudole cosi e facendole adottare come 
scopcric francos! da questa nazione che costantemente le rigettava credcndolo 
forcstiere, L' idea da me eeposta e data da Bichat come propria , trova;i iiei 
Comment! di Boeravc, Ve somiio , p. 2 83. Ivi esso divide la macchiua o 
I'uorao organico dall'animale, e dice il primo non aver quiete se pon Colin 
raorte , il ^ecoiulo alternis vicilins "git, et rc^uiescit^ 



S-'S STORIA. b'ttno STR.VNO 

r azione, ed e noto il sonao delle piante. Dalla rosa, die 
dopo la diunia espansione prova la notturna concidenza, 
passaiido airiasetto, al biuto, al maaimifero , e fra que- 
st! air uomo , vedesl ad ogni istaute 1' azione precedere 
air inazione ed alternaria Questa legge si vede manife- 
stamente in alcuni casi, perche la fuuzione manifesta ai 
sensi ha delle sensibili intermissioni come la mestruazio- 
ne , la veglia, la digestione , 1' ere lis mo generativo, ecc. 
In altri casi sembra men manifesta cjuesta legge ove la 
funzione e continua, come la circolazione , la respirazio- 
ne, ecc, ma non e men vera. In fatti la diastole e la 
sistole del cuore, la contrazione ed il rilasciamento dei 
muscoli toracici non sono men chiaramente condizioni di 
quiete e di azione , le cui rapide succession! son necee- 
sarie per la continuazione della funzione. Sembra averlo 
capito Richerand (i). 

In questa legge sta riposta la ragione dei due feno- 
meni comuni della vita die c' iniporta di considerare 
nella nostra inferma , la mestruazione cd il sonno. L'uterO 
e un viscere, il quale come ogni altro viscere obbedisce 
alia suddetta legge generate die divide la vita in azione 

(l) Uno de' sistemi clie credesi iion dormire e il linfatico. Siccome mal 
eonosciamo i tempi ed i modi delle sue funzioni , cosi non possiam trai 
quindi argomento ne in favore nc contro la perennita della loro operazione* 
Pure un forte argomento atto a provare I' interruzione d' una delle funzioni 
di questo si.-tema qua] e 1' assorbimento , parmi risulti da alcune considera- 
zioni su questo sistema stesso esposte giustaniente nella bell' opera del citato 
fisiologo Bichat. Egli osserva che il tronco de' linfatici essendo inlinitaraente 
piii ristretto di quel che corrisponder possa al massirao limie degli assorbentl 
e lattei presi insieme , ed avendosi sperienze indicanti che il chilo non vi 
corre per entro rapidamente , e inconcepibile come si faccia in esso ]a cir- 
colazione. Quest' oicurita non e spiegabile sc non se ammcttcndo che una 
porzione consideralnle de' linfatici riposa ed alterna il sno riposo col movi» 
mento di aJtre porzioni. Quintli spiegasi pure come soventi volte gli anato- 
mici trovino vuotj que' vasi che altre volte trovano pieni. II, tronco grosso 
dormira forse esso pure , ma bisogna dire che in tot.iliti dorma nieno de» 
vasi piccoli. 

La nutrizione , altra funzione della vita , pare a Darwin che sia vegliante , 
diro COSI , di notte , dorma di giorno. Sez. XVIII , pag. 55. La sensitiva si 
sveglia e dorme alle sue ore senza che il sole la percuota. V. Virey. Journ, 
de Med. vol. XXX , juillet pag. aSi. Cosicche la li-gge ha luogo anche 
mancando le cauee occasionali. Vedi ivi aitri fenomeni simiii. 



SONNO MORBOSO. 8^79 

e lijioso (1). Esso fiiio all' eta di quattordici anni circa 
dorine, ossia non vive die per nutrirsi e crescere. A 
queir epoca comincia la sua vita esercitiva im processo 
attivo particolare. La sua mole si auiTienta,i suoi nervi 
divengono plii eccitabili , le sue arterie ricevono e poi 
effondono dilatate copioso attivo sangue. Questo statu lo- 
cale per runita dell' eccitabillta tende a dilFondersi sem- 
pre e si difFoude sovente al generale , e molti fenomeni 
attestano questo stato di aumentata dilicatezza e niobi- 
lita generale. Questo processo di veglia dura poclii giomi , 
dopo di clie ritorna per gradi al sonno priniiero , e n- 
mane in esso per un mese circa, indi cosi protrae il suo 
alternare sino all' epoca di quarantacinque anni circa ; 
tempo nel quale torna al silenzio primiero per rimanervi 
jDer sempre. II solo tempo di gravidanza fa nn' eccezione 
alia regolaritk del corso dclle cose. Esso e un tempo in 
cui «no stimolo sempre presente per nove mesi prolunga 
diro cosi la A'eglia piii a lungo del solito , e ne niodifica 
ancora i fenomeni dictro loggi proprie e distinte. Cio che 
prova die nel tempo de' mestrui T utero e in azione, si 
e che in quest' epoca la sensiljilita di questo viscere e 
esaltata. Le potenze nocive non agiscono quasi mai allora 
senza portare sconcerti all'utero. Un colpo di freddo , 
una sorpresa , un tiraore che o poco o nulla alteran le 
altre funzioni vengono sentite dall'utero in raodo die si 
sospende o si precipita o si perverte il flusso mestruo^ 
quindi il fatto ovvio e notorio a tutti che se in tempo 
di mestruazione la donna ahbia uno spavento, la niesirua- 
zione stessa si arresta o si disordina. 

La stessa legge regola il sonno. II sonno e alia veglia 
neU'organismo animale cio die e la notte al giorno nella 
natura. Questo fenomeno e il risultato della legge sovra 
esposta relatiyamente al sensorio , a quella parte cioe di 
sistema nervoso che puo dirsi orga^o dell" anima die 
li^orta e rappresenta a questa le impressioni degli agsnti 
esterui. L' organo sensorio linche e attivo rijjorta le iui- 
pressioni, e questa sua condizione dicesi veglia. Ma la sua 
azione nou puo esser continua. Succede alia facolla di 

(i) Noi cliianiiamo moto e riposo i due stati: forse sono due stati diversi 
non opposti : forsC cl appar quiete un moto divcrio , forse la contrazioiie e 
il risalto del!e arterie son moti oppofti, 1" ui-.o de' qviaJi appar qiiiete lipel- 
tivaznente all' altro. 



S80 STOMA. d'uNO STRVNO 

agire, all' azione riuipotenza d'agire, I' inazione ed il 
sonao (i). II somio e coinuae a tutti gli aiiiinali , in- 
seiti, ecc ; vario e il tempo, varia T inteusita, ecc, ma 
tutti donnono. 

Le cause addotte dai fisiologi del somio , la compres- 
sione del cervello, T azione de' corpi esterni , la dimi- 
nuita incita'iilita , la voloota ecc. esprimono cause occa- 
sioiiali od ipotesi. L' abitudiue , 1' inilusso della luna , il 
freddo die s' adduce per causa del so|)ore invernale di 
alcuai aaimali non ne e la causa, poiclie alio stesso freddo 
in alrra stagione noa doraiono (2). Maogili ha osservato 
che certi animali si addorineataao aiiche prima del freddo 
a certe stagioni (3). EJ io dubito che il cercar la causa 
del sonno nell' organizzazione delle varie parti . e non 
sella coiidizione della libra viveate sia stata la causa 
precipua per cui i ricercatori delle cause del sonno negli 
auimali dormieoti tl'inverno haiino lasciato intatto il pro- 
blema, come dice Cuvier. La causa vera e la legge ac- 
cennata. Sono circostanze che favoriscono e non produ- 
cono il sonno, Negli animali che non sono letargici di lor 
natura, il freddo produce anzi niorte che sonno. II sonno 
morboso o per tempo o per intensita e la stessa condizione 
mantenuta troppo , o troppo a lungo da agenti morljosi. 

Post! questi principj , che ho creduto necessario 1' an- 
ticipare affine di reudere intelliglbili i uiiei pensamenti , 
ecco come mi avvisal doversi concepire 1' etiologia del 
morbo della nostra fai;cinlla. 

II patema fortissimo che diedc origine all' ultima forma 
di sua malattia eblie luogo in un momento in cui il si- 
stema uterino era in azione , quando cioe vegliava, ossia 
mentre la sua sensibilita e prontezza era nel suo mas- 
simo grado, Ora siccome quando una causa universale 
agisce suU' eccitabilita, ossia sulla forza universale da cui 
dipende la vita , il maggior orgasino , la reazione come 
la dicono altri , ossia la sindrome maggiore de' fenomeni 

(l) Dlco I'impotenza d'agire, poiche questa e la causa prossima (lell'ina- 
lione che costituisce il sonno. Altro e nervo incapace d'agire, altro e nervo 
inattivo, e questo mostra un cangiamento sulla condizione fisica de* nervi, 
ehe forse e chimica, come dice Cuvier. 

(a) Vedi Spallanzani, Viaggi torn. VI, pag, ia6, benche si contraddicj n»» 
gli Opuicoli torn.' I , pag. 87. 

(3) Bulletin, Janvier 1804. 






SONNO MORBOSO. 38 1 

appare nel viscere che e di maggior sensibilita o morbo- 
sita dotato ; non e qaindi ineravigiia se il sistema ute- 
rine della nostra femmina fu 1' attaccato. L' etFetto che 
appai-ve primitivo fu 1' arresto della mestruazione. Que- 
st' anesto diniostra che per razloae niorbosa esierua passo 
r utero dalla veglia al sonuo , dall' azioiie all' iaazioae. 
Colpito questi da stupoie , da paralisi cangio coudizione, 
maniera di vivere , la sua funzione si tacque. Per tutto 
quel tempo in cui tacer dovea naturalmente 1' utero non 
apparvero fenomeui niauifesti dell' impression torpida ri- 
cevuta , ma si videro dessi quando tornar dovea a ri- 
sorgere. 

Sia che il patema stesso coll'azion sua deprimente al 
pari deir utero parallzzasse anche il sensorio (i)? ossia 
che r utero paralizzato estendendo, come suol comuiie- 
meute farlo I' azion sua al sistema nervoso paralizzasse 
anche il sensorio, cangio anche questo maniera d' essere , 
passo ancir esso dalla veglia al sonno (a) , dal movimento 
alia qniescenza. 

O concepiscasi la quiete de' due sistemi occaslonata 
contemporaneamente del pari e direttameate dall' azioa 
del patema, o coucepiscasi per una dipendenza dell'uuo 
dall' altro ; in arabi i casi la contemporanea mutazione di 

(i) Che il timore parali^zi il sensorio, si lia da molte storie e partico- 
larmente dal J. E. Janvier 1762, pag. 76. L' eftetto ordinario del terrors 
allorclje e solo, e quello di deprlmere e paralizzare i movlmeiiti. L' uomo at- 
territo reita come iucantato , gll ocelli suoi son fissj , le gambe gli inancaiio. 
Ziiiiermann, torn. 3., cita paralisi afouie ecc, prodotte da paura. Ma e raro 
che 1' idea teri-ifica sia sola : le si unisce , generalmente parlando, una folia di 
altre idee, rabbia, vendetta, reazione, ecc. II comples^o di queste idee non li» 
pill per risultato la paralisi. Al contrario esso proniore sovente moti anche 
gagliardi. II £glio di Creso fu atterrito dal vedere il pericolo della vita pa- 
tema ; ma 1' idea di salvarlo si uni , anzi prevalse , e ricupero cosi il luoto 
della lingua. 

(i) Ho esitato qualche tempo se dovessi chi.imar sonno lo st.ito della mia 
inferma , ma poiclie v' ha 1' uso di distinguer sonno iiaturale da morboso , 
credetli che almeno a quest' ultima specie potesse quello riferirsi , e quiudi 
dirsi sonno. Non era facile trovar un nome per questo processo morboso. 
Non e sonno, perche preternaturale : non e letargo, caro, ecc. Vedi i ca. 
ratten di questi mali. Ma pur generalmente casi slmili souosi detti di sonno, 
Sarebbe Anest sia ? 

Bibl. Ital. T. XXII. a5 



383 '^TORIV P UNO SrilANO 

patr.imbi pole coUegnrsi e fonnnie il priucipio, dcUa ca- 
icn;i-/i()ue p stCL-iornieute segnita (i). L' as3ocia7.ione o 
cateuazioiie e nn fenoineao ordinnrio della vita. Qualun- 
tjue volia due feaonieai vanno a succedere entrambi ia 

(i) 11 terrore avea guarite le convulsioni , ossia avaa loro sostitulto >ma 
l>uovii malattia. AUn condizioiie cli mobilita nervosa di quella versatUita o 
Tarlsta d' inipi-essionabilitii. generale clia esisteva n»' nervi avea sostituito una 
eondi^ione , propria e solita a produr.u da e^so , di paralisi e sonnolenza o 
torpore in quelle porzioni d' organismo nervoso nelle quali avea agito di 
piu. Non comparvero piii convulsion! , non catalessi ecc. Ma a corte epoche 
un sonno convuhivo. La forma dunque si era cangiata. Noi non sappianie 
co?a sia ed in che consista quella modiiicazione propria e speciiica eke pro- 
ducon le poten^e esterne operando sui nervi. La fisiologia non ci rischiara 
in questo oggetto , e la patologia pur manoa. Sappiamo pero che le due 
modiilcaiiioni di convulsibiiita somma e di paralisi , delle quali una nel nostro 
caso si cangio nelT altra , sono tra di loro non essenzialmente diverse, poiche 
sovente son figlie delle analogize cause , cedono agli stessi ritnedj , hanno 
spesse alternative fra di loro , e spesso domina 1' una in un punto della 
piacchina, mentre 1' altra regna nell' aJtro. S« il terrore non avesse portata 
1' improssion paraJizzante die sul sensorio , questa condizior* forse sarebbo 
svanita poco a poco con intervalli d* access! irregplari ecc. , come succede 
d' ordinario ; o sarebbe ancbe dnrata per tutta fe vita , ma risvegliando i 
fenomeni a lei proprj a tenore delle circostanze, e finattanto die o il tempo 
o qualche impression forte 1' avesse cancellata. Ma la circostanza di paraliz- 
zarsi unitamente all" ulero cangio la forma , e s' impresse una peculiar forma 
di tipo , fissandoiie ritorni regolari d* accessi. L' utero e parte die vive e 
dorme come le altre. La mestruazione e la sua vita. Esso duuque fa dal 
terrore o dicasi paralizzato o adJormentato ; onde 1' effusione segno di vita 
scomparve , ma passato un certo determinato tempo , mentre per uni part* 
r impression del terrore andava perdeudo di forza, e le leggi dell' organismo 
richiamavauo i! processo vitale dell' utero ad azione , dovette necessariamentc 
'' utero ripigliare la propria azione in quel modq che il suo stato semipa— 
ralitico il permetteva. Succpsse per 1' affezione paralitica dell' utero cio che 
'vcdiam succedere ad un braccio paralitico, Fiuche questo non si muove o 
iiposa , non si vede fcnomeno che indichi il male. Quando solo esso sta per 
mettersi in azione , si scoprono fenomeni niorbosi , gjacche vedesi il braccis 
stesso compi«re iiioti abnormi. Cosi 1' utero finclie dorme non ?i hanno fe- 
nomeni morbosi. Al suo mettersi in azione mestrua appariscono i fenomeni 
ntorbosi J vale a dire irregolarita di corao , sangue scaiso di separazione e 
colore c densit.-i divcrso dal naturale , senso di peso di noja all' utero , do- 
lori ecc. Ma il sensorio era stato colpito da una impressione analoga a quella 
d^U' utwo i i due «rgaui trauu sUU Jii^o6i m «gi\ni coadiiioae dalla stessi 



SONNO MORBOSO. 383 

un tempo , e facile che si associno e si riproducano [a- 
sieme , o sia che 1' uno produca I'altro. 

Allorche parlando delle febbii intermittenti acceanai 
che le tre classi steniche , asteniche ed in-itaiive aoa 
coinpreadevano tutte taU febbri , dissi che ua' altra c'asse 
doveva forse animetterseoe da dirsi coa Giatinini d'' al)i- 
tudine. Cio che di tali febbri allora disfti , T esperienza 
mi ha in. seguito mostrato dovei'si dire di molti altri niali , 
e particolarnieute di que' che a foggia di quelle febbri 
non hanno un regolato iudividuale corscr , ma ripetono 
ad accessi or regolari , ora irregolari ne' tempi di lor ri- 
torno. Cosi hanvi le epllessie d'abitudine , le coiivulsoai, 
gli asmi , ecc. Ma non Ijasta : una piii estesa osservazione 
rinforzata da contiuue riflessioni , mi ha coiidotto a ri- 
conoscere una quarta classe di mali ad accesso , che non 
da abltudine sempUce dipendono, nia da una connessioae 
acquisita dei loro accessi con qualche circostanza della 
macchiua o naturale o morbosa. lo chiamero questa classe 
con nome da Darwin gia stabilito, nialattie d'associazione. 

Ne gia tutte qui ripongonsi le varieta essenziali che 
nelle classi de' mali T osservazloae dimostra. Altre ve ne 
sono ancora, di cui non e pero qui il luogo di parlare. 
Pill fatti si conoscono, pin e facile il classificarli, piu se 
ne presentano, piii resta difficile il comporne un sistema. 
Questo e accaduto anclie ai botanicl. Qulndi T incliiiazionc 
costante de' giovani teorizzanti ad entusiasmarsi per la 
seraplicita de' sistemi , e la ragionevole diifidenza che i 
sistemi stessi ispirano a chi vede numerosi infermi. Se 
Brown e Darwin fossero stati medici di grande sperienza , 
Bon avrebbero fatti i loro sistemi (i). 

( Sara con'inuato. ) 

causa ; cio spieg^ come al riaascer meitruo UelJe turbe uterine si avesjero i 
fenomeni sensoriali. II sensorio ha gr.indi rapporti coll' utero. Piu : la coia- 
cldeuza clell' impreasioue ia due parti e £r.ai legame ili causa^ione o catena— 
zioue oil associazioiie di feuoraeui. Quesl.i e le);ge ovvia alia giornata. 

(l) Una delle cau^e produttrici di grandi erruri sono i siilemi eiclusivi. 
Si e ammessa la forza medicatrice. Ecco il sistema clie la nc?a. E pero in- 
negabile che niolte malattie guariscono per interni proocjil : cio die dice- 
vasi forza medicatrice. Si ebbe torto di chi.miaila forza produttrire di queiti 
process! col titolo asioluto di forza medicatrice , Jterche sovente e^si sono 
invece procefsi perturbatori , o diitruttori. Ma se tal forza non riesce scmpre 
medicatrice, la e talvolta, e cio bastava. Si e detto die tal for2a non e 
che r eccitabilita o forza di ri-.j^onder agli stimoli. Cio uon mi par tempre 
vero 



884 



JPPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE ,"LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



eke deir I, 11. Istituto politeciilco dl Vienna , ecc. 
date in luce dal Direttore Giovanni Giuseppe 
Prechtl., I. R. Consigliere^ ecc. ecc. Vienna., 1820 
torn. II, con 4 ranit. presso Carlo Ceroid, ^«g. 5o3. 

I, 

Storia deir I. R. Istituto politecnico Ccontinuazioae ). 

T ' 

I I ISTITUTO politecnico di Vienna, opera dovuta tutta alle pa- 
terne cure di S, S. R. M. feliceiuente i-egnante , corre a gran 
passi verso la perfezione. Nel novenibre del 1818 comincio in 
esso un compiuto corso dl stud] , al quale vennero amuiessi en-, 
tro r anno 5i5 uditori allievi: alia fine dell' anno scolastico ai 
tennero degli esauil pubblici da quegli allievi che vi si csibirono 
e si conobbero capaci , ne' quali essL nsposero alle quistioni 
relative alle proposizioni conteniite in apposito programma. II 
sig. Carlo Kannarsch , it quale si distinse nella chimica, ottenne 
'da S. E. il Miaistro dell' interno e supremo Cancellieve sig. 
conte di Saurau una medaglia d'argento. Degno di lode e di 
emnlazione si e 1' esempio di varj professor! di condurre nel 
tempo delie vacanze gli allievi ed istradarli nella jjratica delle 
livellazioni , delle stime dei fondi , ecc. 

Le coliezioni di uiercanzie, niodelli , strouienti meccanici, fi-« 
ftici , ^htuiici s tnatoniatici , non che la biblioteca vi si aono 



APP. PARTt STR\NIER\. 385 
^Qiaientate somniamente , e tutto annunzia incremento ulterlore , 

giacch^ I'istituto politecnico h opera cara al Sovrano ed alia 
uazione. 

II quinto corso di studj , che fu il secondo conipleto , comin-> 

cio nel novenibre 1819 e fiiii coU' agosto 1820. Gli studenti 
immatricolati furono 547- 

II. 

Descrizione di an comparatore il quale serve di nu- 
siira normale delta tesa ( Klafter ) di Vienna , del 
sig. professore Arzberger. 

Quest' istrumento , il quale si conserva nell' istituto pblitecnico, 
fu per comando del Goverilo eaegl<ito anni fa dall' ottico e mec- 
eanico sig. Fedeinco Voigtlandei' , esaminato poi da una com* 
missione dell' istituto politecnico, e dichiarato dalla Reggenza 
deir Austria come misura normale. E desso eseguito con tal pre- 
cisione che , trattandosi del confronto tra una misura qualunque 
eguale alia tesa di Vienna , cioe ad 864 linee , lo sbaglio mag-* 
giore non importa piii di 0,000028 della medesima. 

III. 

Esposizione delle formazioni del Utantrace nella Mo- 

narchia anatriaca ed utilizznzione ottiiale del me- 

desimo : del sig. Francesco Riepl , professore prov- 

visorio di storia nnturale e della cognizione delle 

mercanzie nelT I. R. Istituto politecnico (cstratto). 

Come Ic montagne priniigenie e di transizione sogliono con- 

tenere i metalli , cosi quelle di piii recente forniazione sogllon* 

contenere sostanze saline e combustibili : queste arrccano talvolta 

un vantaggio maggiore di quelli ; in fatti I'lnghiltena deve gran 

parte della sua ricchezza al litantrace cui seppe in varie guise 

trarre a pvofitto. Nell' Austria , nella Boemia e nell' Ungheria 

esistono bensi delle formazioni considerabili di litantrace, ma 

finora non si h saputo profittarne come fecero T Liglidterra, la 

Si'esia prussiana ed i Paesi Bassi. 

II professore Riepl considera ed ammette nella monaixliia aii- 
striaca tre grandi formazioni di carbon fossiie , divise da mon- 
tagne pill antiche , e giacenti quasi in catiat o conclie fra queste- 
.La prima trovasi a1 N. O. della. moaarcbia> cio6 nella Bocniid, 



386 AVPENDIOE 

eil a tjiirsta a]ipaj-fiene la montagna litantracifera drlla Moravia, 
la quale resia separata dalle forniazioni litantraceo dell' Austria 
per mezzo del sienite. La seconda b al N. E. della monarcliia, 
cioe nella Galizia. La terza e nell' inferno e al S. della monar- 
cliia fra i Carpati , e le niontagne confinanti austroraorave ed 
austroboenie e quelle delle Alpi dcIT interno dell' Austria, la 
quale si sporge alT F. , alia quale apjiartengono tutte le niouta- 
gne litantracilere dell' Unglieria e dell' interno dell' Austria. II 
nostro autore osserva che nella Stiria e nel Tirolo liavvi delle 
forniazioni di litantracc staccate dalla generale , e die quelle 
del Veneziano appartengono a niontagne di egual formazione 
♦isisteuti nella gran valle del Po. 

La divisione adottata dal sig. Riepl faoilita le osservazioni, 
e noi sianio anclie del )>arere che le due prime forniazioni am- 
niettere si possano in geologia , ma riguardo alia terza opiniamo 
clie SI trovera necessario dividerla in varie forniazioni. Non 
altrimenti converra aiuniettere una formazione nella Transilvania , 
e veriilmilmente un' altra nella Dalniazia ed I'stria, a meno clie 
quella non vogliasi far procedere d.illa seconda, e qnesta dalla 
formazione del Veneziano. Ad ogni modo una q:iarta foi-niazione 
deesi atumettere ed e quella del piovente meridionale ed orien- 
tale delle Alpi, alia quale appartiene la Lombardia , il Vene- 
ziano, il TiroIo iraliano, 1' Istria e la Dalniazia. L' estensore del 
presente transuuto , il quale conosce tutta la monarcliia austria- 
ca , potrebbe portare niolte prove di tali pro) osizioni, ma egli 
crede clie il sig. professore Riepl nelle escursioni che promette 
di cseguire trovera adottabile quanto egli si trova in grade di 
|iroporre. 

La montagna litantracifera della Boeniia h considerabile per 
Ja sua estensione , per la grandezza, possanza e fretjuenza degli 
strati di litantrace die contieue. La maggior parte del circolo 
di Koniggrafz, Bidzow , Bunzlau , Leitmeritz, Saatz e Rakonitz, 
ed una gran parte del circolo di Ellbogen , Beraun , Pilsen e 
Kaurzim offrono niontagne litantracifere ; nelle prime si osserva 
una formazione continuata, e nelle seconde una formazione con- 
eistenie di parti staccate, e non sempre aderenti alia montagna 
settentrionale piu ricca di litantrace. La direzione, rinclinazionc 
^ e la possanza degli strati di litantrace sarebbero meglio cono- 
Bciuti se la n:arna non ne coprisse gran parte , e non jjenetrassc 



TAIltE STRANIERA. Jg^. 

t'lao alle montagne di transizione e pviniigenie, I ciottoli e le 
sabhie non clie i basalfi cuojirono pariniente il iitnnrrace, d 
qnale giace ora sullo schisro , ora stil grovacco , ova sull' ai- 
gilla di traDsizioue , ecc. L' argilla schistosa , ossia la schistar- 
gilla , divide quasi aeinpre la pietra ai-enaria dal litantrace, per 
cui forma il tetto di quesro , e eerve al ritrovamento del niede- 
Bitno. Non cosi dicasi della iuaraa la quale copre anche il gro- 
vacco ed altre pietre. 

Woke sono le cose degns di liinarco di cui ci fa parte 1' au- 
Sore nel trattare del litantrace nero ; siugolare fra le alrre cose 
e degna da sapersi e T osservazione clie nello strato di Raduitz 
trov£msi degU impressi o stampi di canae o di palme , c che 
yi ei trovano de' tronchi la cui corteccia e passata in litantrace, 
e il cui interuo e ripieno di scbistargilla : fatto , il quale alio 
scrivente eembra dimostrare che anche i trouchi suddetti ap- 
partengono a qualche Borta di palraa, giacche questo , come gli 
altri alberi monocotiledoni sono iiiolto piii couipatti e duri al- 
r esterno che alT interne. 

In molti siti cavaei il litantrace; lo strato di Radnitz sembra 
rssere il piu ampio e il piii regolare, e percio si scava in piiJ 
luoghi ; a Wranowitz se ne scavano annualniente lOO fine a l8o 
rnila quintali , i quali vengono per parte epediti alia citta di 
Praga , o servoao alia fonderie e fucine , oppurc alle fabbriche 
di alume e di vitriolo e di acido solforico fumante , alle ve- 
traje , ecc. Ove il litantrace trovasi ricco di solfuro di ferro, vien 
psso lasciato lungo tempo al contatto dell' atmoefera e lissiviatd 
<li poi. Con piccolo auuiento di spesa , pensiam uoi clie se ne 
potrebbe trarre profitto per li preparazione del vitriolo , siccome 
iisasi ne' coiitorni di Schemnitz , ove a tal uopo s' impiogano an- 
che le antiche scorie metalliclie. 

A Zebrak il litantrace scljistoso alterna coli' antracite ; \e, 
acque ne difficoltai'ono l" estrazione, ftia col mezzo di una potnpa 
a fuoco , la quale fu la prima a costruirei ue' paesi austriaci, si 
tolse codesto inciampo. 

Nel circolo di Pilseu e pur frequente il litantrace ; non vi si 
fanno che di rado de' pozzi senza incontrarlo , ma la sua pos- 
sanza , ossia spessezza, oltrepassa di rado 2/3 di tesa, il die 
dipende , secondo il nostro autore , dall' essere quel paese piano, 
per CUI bisogna con esso lui supporre che le sostanze li;.iuua- 
cifere o Jitautracce $'i espaoserg niaggioniiente. 



388 A P 1' E N U I C E 

Nei circoli orientali della Boeniia men freqaenti e men ricclit 
80110 gli strati del litantrace nero; cio nondiuieno nella S!gnona 
di Nachod gia da vent' anni se ne cavano aunualtiiente 40,000 
quintali , e presso Schatzlar alrri 3o in 40 niila. 

II litantrace bruno e frequentissimo nella Boemia settentrio- 
nale , e trovasi sotto i rotrami della tanro problemafira foruia- 
zione basaltica e le montagne arenarie e niarnose. Nel crcoio 
di Leutuieritz , Saatz ed Ellbogen varj sono i siti ove si scasa. 
Presso Zedlitz , Janosen ed in uiolti altri luoglii il licaiitracfe e 
coperto da strati di terra da porcellana , la quale senibra al 
sig. Riepl debba la sua origine alia decomposizione della jabbia 
granitica, la quale fu dalla vicina montagna granitosa per mezzo 
delle acque trasportata , come 1' altra sabbia e creta die vi si 
vede , nella conca ove formossi il litantrace bruno. Tale foruia- 
zione viene , al dire del nostro autore , chiaramente dimostrata 
dalla niiscela della sabbia affatto recente , come pure dalla terra 
da porcellana in cui si veggono gi-anelli di quarzo , mica e feld- 
spato taholta cristallizzato : n^ uoi ci opporrenio a siffatta opi- 
uione solclie voglia egli attribuirne T, origine non gia alia de- 
composizione della sabbia granitica , ma bensi del feldspato 
componente il granito ; in fatti la decomposizione del quarzo ia 
reuderebbe inabile a servire da terra da porcellana, o, inde- 
composto, dovrebbe venirne sepaj-ato colla sciacquatura , lo che 
\edeainio eseguirsi presso Gutha. Siccome il quarzo pin difficil- 
mente si decoinpone ed e piii pesante del feklspato, percio 
siamo inclinati a credere che anche ne' contoini di cui si parla 
avra luogo c'o che verificauinio in molti siti , cioe die ;1 quarzo 
si trovera sotto forma di sabbia piii vicino alle montagne gra- 
nitose , e ne' siti piu bassi , mentre la terra da porcellana potra 
trovarsi anrlie molto lungi dalle medesime e in siti piu alti. 

A Biunove e Vordernessel il litantrace bruno s' avviciua 
molto alia lignite, ma presso Grunletz tiene il mez;^o tra il ca- 
trauit ossia la pece di terra e il litantnice bruno : analizzato 
quest' ultimo dal professore Scholz diede per risultata 
Catraiue lot a '/j. 

Gas idrogeno carbonato poll. cub. 717. 

Coak lot I , gr. 33 , i quali dope la combustione diedero 
una restanza I'i 14 pei" °fo. 
Siffatte osservazioni sembrano di qualche peso per sostenere 



PARTE STRANIERA. 38^ 

1' opinione che il litantrace bvuno sia una lignite , e die la 
pece di terra e il litantrace piceo , ossia il coak provengano 
dalla medesicna; e cio con tanto niaggior fondaruento quantoclie 
il litantrace porta impronti di vegetabili , e in alcuni slti coperto 
da strati di torba , ed in altri di sabbia contenente dei legni 
petrificati. 

Facendo il carbon fossile uno strato in molti siti poco sotto 
la superficie del snolo , niuna meraviglia e che frequeati siano 
in Boemia gl' Lncendj del medesimo si naturali che prodotti da 
inavvedutezza o malizia dell' uonio. Per lo stcsso motivo comuni 
sono in alcuni tratti di quel paese , e massmie nel circondario 
di Toplitz , ove il litantrace e niisto al solfuro di ferro, i pro- 
dotti pseudovulcanici , cui i Plutonisti presero erroneamente per 
vulcanici, ed ebbero per argonieuto di vulcani ivi esistiti. Signi- 
ficante pel geologo e a tale riguai'do anche V osservazione « 
che presso Binnowe al nord di Leitiueritz lo strato di litan- 
trace giace sotto un' argilla schistosa sidla quale poggia il basalte. 

Sebbene lo scavo del litann-ace non sia in Boemia correlativo 
air estensione ed alia possanza degli strati che vi si trovano , 
e pero innegabilmente grande il vantaggio che se ne ottiene , 
e considerabile la quantita scavata : dai rapporti ufficiali consta 
che nel 1817 se ne scavarono 1,890,290 quintali , ed 1,198,140 
nel 1818 ; nia il sig. Riepl crede che se ne scavino annualmente 
2,000,0C0 , da che le notificazioui sono inesatte , e per parte 
liiancano affatto. 

Supposto quindi che 9 quintali di litantrace di mezzana qiia- 
llta possesaano la forza calorifica di una tesa di legna doles 
di 6 piedi di altezza e larghezza , e di 2 '/, di lunghezza , ne 
•viene la conseguenza che in Boemia si risparniiano con talc 
prodotto pill di 200, OCO tese di legna dolce, eguah press' a poco 
al prodotto di 20C,000 jugeri di bosco. 

Grande e multiplicato si h Y uso che fassi del litantrace in 
Boemia. Serve esso alle stufe ed ai focolari, alie foruari da te- 
gola e da calcina , alle distillatorie, alle birrer'e, alle sbianche , 
alle vetraje di Wottwowitz e Wranowiiz , ad alrunc fabbrich»! 
di terraglia ed a quella di porcellana di Ellbogen , ove i fra- 
telli Haidinger giunsero a cuocerla col litantrace catramifero d'l 
Gruuletz senz' ajuto di legna : traggesi pure a profitto dalle fab- 
briclie di alliMue , del vitrijio , dell' acido eolforico fjniante, >: 



090 A P P E N IJ I C E 

nelle fucine. L degno di osservazionc clie le saldatuve del fena 
riescon meglio col litantrace che col carbone di legna, qui.lora 
si abbia V avvertenza di lasciarne prima svaporare coll' accen- 
sione lo zolfo e il bitume , da che esse si riduce in una sort* 
di coak : il litantrace nero serve a tal uopo in Boetnia, giacclic 
i lavovanti di ferro , airopposto di quelli dellaStlrla, non sep- 
pero tinora trarre a tal uso il litantrace bruno. Si e adoprato 
anche per la fusione delle miniere ferrifere , ma finora non se 
n' ebbero risultati niolto soddisfacenti : a TeU'owa e ad Horscho- 
witz se ne otterra verisimiluiente V intenco , e cio per V intel- 
ligenza, la costanza e la generosita dei conti Sternberg e Wrbna. 
Termineremo il discorso sul litantrace della Boeniia col far 
osservare che piu di 3o,000 ([uintali del niedesimo vengono 
nella siguoria di Hagensdorf abbruciati per ottenerne la cenere 
da ingrassare i prati e i campi , e che quest' abuse si va dila- 
tando; il che anche, a detta del nostro autore , dovrebbe venir 
proibito non lasciaudone usare che i frantunii. Noi aggiungeremo 
a tal uopo che , siccome la cenerf del litantrace contiene poca 
o nessuna potassa , e che spesso contiene dell' ossido di ferro, 

percio l' ingrasso clie sperar se ne pu6 e di assai poco momento 

€ valore. 

(Sara continuato. ) 



I»\RTE STR\NIEK.\. SqI 



CORRISPONDENZA. 



Dresda 10 maggio 1821. 



M. 



Lentee in Italia vanno ora vergognosamente neglette le opere 
di quell' insigne poeta , cLe ha forniato per si lungo tempo la 
delizia di tutti i cuori, e clie ha prestati alia musica i suoni 
piu dolci e passionati, che giammal fosse dato a oreechio umano 
d' iuteiidere ; v' e un luogo in Europa , e questp luogo e Dresda , 
ove i versi del Metastasio sono ancora in onore , ove tornan di 
fovente all' oreechio del pubblico , ove un maestro Italiaao li 
eerca , e si sforza di applicare ad essi le piii felici sue iuspi- 
irazioni. 

Parecchi esenipj ci diede il Morlacchi della eua venerazio-ne 
per quel sommo, cui le grazle dettarono uu linguaggio inarri- 
vabile , e sulle cui labbra la poesia italiana sembro tutta esau- 
rire la dolcezza di cui ella e capace ; ma nell' Oratorio che ul- 
timamente fece per essere eseguito la settimana santa nella Chiesa 
reale di Dresda , egli elevo, per cosi dire, un monuniento alia 
gloria del gran poeta, degno di non isfuggire all' attenzicne 
de' 8uoi compatrioti , e molto nieno de' suoi coUeghi , che 
sembrano averlo posto in non cale. Morlacchi professa due prin- 
ripj dai quali pel decoro dell' arte cui si e consacrato , e pel 
rispetto dovuto a se medesiuio, al pubblico ed alia natura delle 
cose , nessun maesti^o di musica dovrebbe niai scostarsi. II pri- 
mo e che sia sempre della dignita di un compositove di qualche 
ncme 1' avere un buon libro davanti gli occhi, perche la mu- 
sica e figlia delle passioni , e il dar movimento alle passioni 
dipende intierameu'e dalla puesia, la quale non puo esprimerle 
in cattivi versi. Secondo , che il prinio dovere di un maestro 
di musica, una volta che questa scelta sia fatta , e quelle di 
osservare scrupolosamente 1' andamento della poesia, e dei sea- 
tiuienti ch' esprime , e cLe \uol far uascere , svilujipando per 
cosi dire quei gcrmi ch' essa nou fa che indicare , rendendosi 
Y mterprete e 1' organo de' suoi pensieri , non mai il tirauno 
» il creatore- L' applicaziyne di questi due priacipj , e 1' onore 



092 AVrUNUTCE 

deir insigne poeta ebbe egli iu mente nella bella niusica del 
Sacrifizio d' Abele che sceise )>er testo del suo recente lavoi'O 
Si sa qiiantt ostacoli il nieccanlsmo delle azioni diammaticlic 
del Metastasio possano opporve ad un maestro clie dee trava- 
gliare nello stile uioderno. Pochi duetti , pochissinii terzetti , 
nessun finale. Al contrario vi sono recitativi liinghissimi che oggi 
non si ascoltan piii , ed arie cosi frequenti clie vengono quasi 
ad Dgni scena. Uii maestro comune o si sarebbe scovaggiato , 
o avrebbe luiitilato e scarnificato il testo. Un maestro , come 
Morlacclii , lascio il testo intatto , vinse gli ostacoli , e fece una 
buona niusica. Quest' Oratorio h per lui il secondo scritto di 
tal genere. Fin d' allora che pose in musica 1' Isacco egli si 
applico a far sparire la maniera sulita del recitativo. II nuovo 
metodo da lui inventato per supplirvi fu chiauiato dai dotti 
Dec'amazione ritinica , la quale fu adoperata con niaggior suc- 
cesso nel auovo Oratorio. Ogni parola viene aniuiata da un certo 
canto espressivo , e 1' Oratorio beache composto di molti pezzi 
di niusica , pure si lega tutto insienie cosi , che non si potreb- 
be isnlarne un solo. Ma il piii dliTicile %i era di dover intro- 
durre dei pezzi concertati la dove il libro non li presentava , e 
Id jiiusica e il dovere del ma.-stro , e il nuovo gusto del pubbhco 
li domandavano. Dovea Worlarchi aggiuiigerii ? No. Dovea egli 
cangiar nulla alia poesia di Metastasio '?'.... Chi 1' aivrebbe 
osato ? Morlacchi adunque a forza di applicazione e di studio 
fece quello che nessuno ha mai fatto fiu era. Trovo il uiodo di 
comporre un terzetto, un quartetto e due duetti colle sole pa* 
role del recitativo. I couoscitori dell' arte possono solo apprez- 
zare la dilhcolta di un lavoro simile , dove senza alterare il 
verso , senza cangiar le parole , Morlacchi ha tro«ato 1' arte di 
conservare vigorosamente il ritorno d' obbligo nella niusica , non 
che il dialogo , ch' era iinpresa ancor pin difficile. Seuza parlare 
dei caratteri , che come nella poesia, sono altiesi nella niusica 
benissiiiio distiuti , perche Adauio fe grave e venerando , Eva 
appassionata e plena d' amor niaterno , Caino invidioso e lierct , 
Abele affettuo'so e pastorale , in questo lavoro si riscontrano tutte 
le altre ciualita die si richiedoao per un buon maestro. Intender 
bene la poesia, rilevarla con arte senza diveuir j rolisso per 
troppe ripetizioni , dare un coloriio distinto alle pass^oni , ado- 
perare un canto maestoso e sacro , con acconipagnamenti ricchi 



I'AKTE STRANIERA. 6()o 

e genlali , senza che distui-bino le melodie , impiegare nelle 
fughe e nei cori, clie terniinano la prima e la seconda parte, lo 
studio profondo del vero contrappunto sullo stile grandloso de- 
gli Hendel e degli Haiden, adattare i pensieri alia parola, alia 
voce , al genere , e iu ultimo al grandioso 1 'cnle : ecco tutto 
cio che !e persone dotate di una felice sensibilita e di un giu- 
8to diacernimento trovarono nella musica del Morlacchi. 

A' nostri tempi dove quest' arte divina , staccandosi da quelia 
semplicita , ch' e il piii bel ornamento di tutte le arti , il piii 
bel fregio ch' esse ricevouo dalia natura , di cui oggi sembrano 
sdegnare 1' origine , ed arrossir d' esser figlie , noa piace piu 
che per il frastuouo degli strumenti, e per certi scoppj d' armonie 
gigautesclie , che o fanuo la censui-a del gusto , o fanno quelia 
del cuore .... percLe a svegliare la vera sensibilita, il vero 
diletto non fa bisogno di estremi flagelli , ne iu un tempo ove 
forse si pensava meno , ma si sentiva di piii , i Pergolesi e i 
Cimarosa li adoperarono mai .... Morlacchi ci ha fatto vedere 
ehe allorquando il maestro esprime bene la parola , e afferra e 
mette in evidenza le passioni del soggetto , coaie se non man- 
casse ad esse che qualche espressione , qualche attrattiva di 
pill , 1' effetto della composizione e piii certo , e la soddisfazione 
deir uditorio piii intera. 

Noi facciamo un compliniento a questo bravo maestro che 
senza lasciarsi scoraggiai'e dalla fama degli altri , nh traviare 
dal cattivo esempio , scelse un bel libro , onoro un gran poe- 
fa , calco coraggioso le vie della natura perche son quelle del 
bello , ♦quantunque giovane ancora , seppe farsi uno stile suo 
proprio , nel quale un bel sempiice brilla sempre acccuito dello 
studio il piu ricercato. 

E da desiderarsi che anche tutti gli altri maestri apprendano 
che i drammi del Metastasio non sono inconipatibili collo stile 
della moderna musica, solche vogliasi applicare ad essi un 
qualche poco di studio. II ritorno di questi bei drammi suUa 
scena ci compenserebbe dei torti che abbiamo sotferti finora. 
L' onta dei nostri libretti per musica h conosciuta in tutta I' Eu- 
ropa , e si cita come una delle tante prove della degradazione 
del nostro gusto e delle nostre lettere. ISberiamoci una volta 
da taota vergogna !'!.... Tornianio a' nostri bei tempi! 



394 AI'PENDICE 



PARTE IL 

SCIENZE, LETTERE ED AKTI ITALIANE. 



Ol'ERE PERIODICHE. 



GRAN DUCATO DI TOSCANA. 
Antologia di Flrenze , fascicolo 4." 



ArTICOLI ORIGINALI. 



F. 



fLosoFiA morale. Rudinienti di filosofia -morale per uso degli 
etudenti dl Edinhurgo. 

Educazionc. Lettera del sig. Michele Colombo parmigiano iu- 
torno al regolamento degli studj d'uu giovanetto di buoua na- 
scita. — Scuola de' padri e delle madri di famiglia igtituita iii 
Livorno dal sig. Federigo Del Rosso, toscauo 

Letteratura. Istoria d' Italia di messer Francesco Gaicciardinl 
alia miglior lezioae ridotta dal prof. G. Rosini. . 

Belle arti. Opere d' architettura e di pittura iu Firenze , an- 
no I (',20. 

Traduzioni 

Economia. Fine delle iettere di S. James. 

Agricolcara. Meuioria sopra le asseniblee georgiche. in In- 
ghilten«a. 

l^iaegi in Nubia, di Gio. Luigi Burckhardt ( l.° estratto j. — 
Viaggio di scoperte e di circomnavigazione del capitiino Di 
Freyclnet. — Saggio sul commercio e la navigazione del iiiar- 
nero , del barone Anthoine di Mavsiglia. — Annali uiarittiini e 
coloniali. — Nuova spedizione al polo nord. — Spedizione russa 
in Bucaria. — Societa geografica di Vienna. 

Poesia. Epistola di Sati'a a Faone , del prof. TV. 

Pagguagiio bibliogrofico. Nouiottsiapenale di Giuseppe RaffaelU. 



PARTE ITALIANA. SqS 

STATI PONTIFICJ. 
Opuscoli letterarj di Bologna^ fascicolo i5.° ( 1820). 

Fabrl Domenico. Continuazione delle lettei'e famigliari. — . 
Schiassi. De Ilistoria Mirandulana a Pompilio Pozzetto lUustrata, 
sermo. — Schiassi. De Vlygsis Alctrovandi in studio antiquitatis 
prsstantia, seiino. — Marsiglj. Cootinuazione e fine delta dis- 
sertazione probleinatica : se la geonietria ed il di lei nietodo 
applicato a tiuti i rami dell' uiuano sapere , abbia giovato o 
pregiudicato ai progressi delle scienae". — Peruzzi. Saggio di 
una nuova traduzione di tre poeti CatuUo , Tibullo e Properzio. 

Idem., fascicolo i6.° 

Fava Ghisiglleri. Sulle emendazloni alia stoi'ia delle belle arci 
( letteia Terza ). — Mastrofini. Saggio di poesia didascalica. — 
Orioli. De' popoli Raseni od Etrusci. — Grilli Rossi. Delle 
lodi di Ferdinando Antonio Ghedini, poeta lirico bologaese. 



Effemcridl lettcrarie di Roma, fascicolo j.^ 

Qiiadro filosofico della letteratura italiana ( annotazione ). — 
Di Ariauo di Nicomedia e della traduzione del Mastrofini. — 
Toggia. Lettera di iin caso veterlnai-io al chiarissinio dot tor Me- 
taxa. — Della favola di IMarsia. Comniento del chiarissinio Mis- 
sirini. — Johannis Fortunati de roniitibus Zamboni dissertationes 
( annotazione ). — Lettera del chiarissimo Cancellieri suUa tazza 
di porfido del niuseo Pio Clementino ( originale ). — Osserva- 
zioni artigtico-autiquarie sulla statua del Gladiatore nioribondo, 
del prof. Nihil/ ( originale ). — Dell' uso di un antico fernia- 
glio d' oro. — Dello stato fjsico del suolo di Roma, niemoria 
del sig. Brocchi ( annotazione pag. I ). — Nicolai , nionsignore. 
Elogio del cardinale Alessandro Lante ( estratto ). — Poscritto 
air articolo sul Messala Corvino del Mecenate. 

Varieta'. VilldTdi. Sopra la lingua degli atti della Crusca e 
le Satire del d' Elci. — Iscrizione del ch. Cancellieri. — Aluiai 
nacco giudiziario. — Ragionaniento letto iu archeologia. — > An- 
ricliita della Nubia. 



3i/^ 



A 1' P E N D I O E 



B I B L T O G R A F I A. 



REGNO LOMBARDO-VENETO. 

Animali quadrupedi principall formanti parte della 
storia iiatitnde figiuata e descrkta ad uso d Ua 
gioveiitu itdliana. Fascicolo I e II ^ didla ditta 
P'u'tro e GiLLseppe Vallardi, 1821, in foglio^ carta 
veliiia. 

VJOMINCIA quest opera magniFicatnente eseguita con alcnni cenni 
genevali sulla classe degli animali quadrupedi. Segue nel pnmo 
fascicolo la descrizione delT elefante, del rinoceronte , del lione 
e della liouessa. 

Ne! secondo fascicolo si descrivono rippopotamo, II bue , il 
bisonte ed il bufalo. 

Le figure miiiiare che ahbianio sott'occhio, ci sembrano ese- 
guite cou luoira diiigenza , ed un aspetto di verita si trova par- 
ticolarmente nelle figure degli animali chfc si sono potute trarre 
dal vero , come 1' elefante ed il lione , che furono non ha guari 
tra noi. Le descinzioni altresi ci seuibrano facte con cuia , non 
senza qualche critica , affine di screditare gli antichi pregiudizj , 
e bastani) a dare un' idea della natura , dei caratieri , dei co- 
stunii degli animali descritti. In alcuni articoli ahbiamo trovate 
varie notizie , che alrrove invauo si cercherebbono , desunte o 
dalle relazioni verbali di alcuni recentissimi viaggiatori, o dalle 
particolari osservazioni delT A. , che ne' suoi viaggi si e trovato 
a portata di poter vedere diversi auiuiali rarissiuii , e di racco- 
gliere le piii accertate inforuiazioni iutoruo alle loro abitudiui. 

Con singolare coiupiacenza ahbiamo poi oaservato 1' iiiseri- 
mento fatto in diversi anicoli delle figure rapyiresentanti le di- 
verse parti anatoiiiizzate , o quelle che costituiscono i caratteri 
epecifici pill distinti. Alia fine della descrizione del bue abbiamo 
pure veduta con piacere la rappresentazione di una testa fos- 
sile deir Urus o del bue primitivo , trovata in Loaibardia. 

Si scorge adunque che nulla l.isciano intentato gli editori 
pcrrendcre questa pubblicazione degna dell' accoglienza e del 
Euliragio dei dotti e di tutti gli studii)si della storia naturale , 
e faccinnio voti affiuche incoraggiati in qualche iiiodo pvogre- 
djr pussano animosi nella loro mipresa. 



PARTE 1TALIA.NA. '6()J 

Sui jwzzc p':u vantrgziosi al onsogirmento cd alia 
couservfizione clella prjsperiid fi'^ica dclC w>Tno ci- 
vilizzato ^ co'siderazto'ti medico-filosofiche del D. 
B. G. R')S.\ATi. — Milaiio ^ 1821, presso Gio. 
Beriiaidc»!ii ; uii vtd. in 8° dl pag. 193. 

I uiedici troveranno poco o nulla di niiovo e feregrino in 
queiio trattatell) d' Igiene ; potranno per alrro lepgeulolo n- 
ciiiiuiare alia uieinijria i precetti piii mteressanti clie si dbiJiaao 
in |uesto rauio dell'drie salurare. Riguardo alle ptrsoue del 
cultt puijbiico , die leggouo per loro privata istruz.ioiie , i! h- 
br.i c\\f aauunziaiuo e uiio del piu pregevoli ed ut li , come 
qiifllo die in chtaro , terso e cauciso stile, e con ragioai evi- 
tlpuri e sdiiette foniisce ottiuii consigli mtorao agli aliiueuri , 
a le escreziiini amniali , al uiuto , alia quiete , alle passlani , noa 
die alio U'>r.ue geaerali di uaa conveuieate medicazioae ia 
casM dl lualatcia. 



Delle acque scmitermall di S. Pellegrino nel berga- 
nidsco ; sasgio del D. G. Luigi Carrara. — Ber- 
gamo ^ 1820, ill 8.° di pag. i5i. 

La temi'eratura delle acque di S. Pellegrino e fra 21 e 23 
gradi circa del term. R. , e per que^ riguardo vengoao giu- 
staiiieiKe deirnninate seini-teriuali. Secoadi) V aaalisi fattane dal 
celebre Briignarelli e da altrl chimici , ogni libbra di quest' acqua 
minerale contiene due pollici cubici di gas acido carbonico , uii 
quarto di grano di carbonate di calce , mezzo grano ed un 
trentesiiuo di solfato di soda. Le mala^tie che per lunga espe- 
lienza riconoscono ndle acque di S. Pellegriao uu sicuro ri- 
uiedi ) sono , a giudizio deir autore , le scguenti : iuipet-gini , 
eft-lidi , ecliiiuosl sintomatiche , eritemi , vitHigini e porngmi , 
erpete , rogna , psi'lracia o rogna spuria , pellagra ( ue diibito 
forte J , piaghe ed ukeri croniclie , flusso palpebrale puriforine, 
ottaluue , scrofole , ostruzioni e tuuiori di fegato e di luilza , 
affezioni isteriche ed ipocondriaclie , tuali oriuarj , reaelle e cal- 
coli , obciita. Fa consolazione di trovare nell' indice delle lua- 
lattie contro le quili e creduta sicura o probabile 1' efficacia di 
qiiesre acque, di trovare dico la malattia della BrutUzza c della 
Vecchiezza ( ve li V indice pag. 149, j5o); nia se queste vutii 
fo-sero andie solaiueute verisiinili , uon e egli certo die il vil- 
laggio di S. Pellegrino sarebbe diveauto a quest' ora la capitale 
del inondo ? Cosi sdierzando per altro noi non voiTemmo punto 
derrarre al uierito di quest' opera pregevolissima per ogni verso ; 
die anzi .-iaiu > beu persuasi , ed abbiamo riconosciuto die I'A. 
iutende di considerare queste acque coatrarie alia brutcezza ed 

BcOl. Jtal. T. XXII. 26 



398 A 1' I' L N D I C: E 

alia veccliiczza , come quelle die togliendo diverse schifose 
jiialatiie della cute , e certe lente iu(lisi>i)sizioni viactrah , euien- 
dano cosi mi)lti gravi difetti della persona, e niit,lioraiKlo la 
salute ritardano le uigiurie degli anni. 



Cenni gencvall sn la nccessitd di preparare alle fa- 
mlgazioui solforose gli ainmalatt^ c sul vario loro 
trattameato ; del in'dlco Pictro Trezzolani. — 
Verona, 1821 , in 8.° dl pc/g. 3o. 

Indica T A. coiue in alcuni casi importi di salassare , di puv- 
gare , e di sottoj^one al bagiio d' acqua semplice gl' infei'mi , 
prima di passare alle t'umigazujiii solforcise. A questi cenni ge- 
nerali va unitii un prospetto delle varie malattie trattate col 
nietodo delle fumigazioni suddette , ed anche con quelle di ci- 
nabro. Le fumigazioni solforose giovarono segiiatamente uell^ 
rogiia , in luolte specie di erpete, nell' artritide , nella sciatica, 
pe' reu'natismi uaiversali e locali , iielle malattie dijiendenti da 
abuso di merourio , niassime per la cura de' morbi sifilitici, 
Gongiiinte all' uso di ijiialche preparazione niercuriale presa per 
bocca , furouo utilissime le fuiuigazioui di cinabro nella blen- 
norea , nulla sifilide cnniirmata , anche con tumori linfatici. Sa- 
reblie cosa nnlto lodevule die tutti c(Moro die presieduno a 
stabilimenti di questa uaiiira pubbllcassero di tali prospetti , 
dal confronto e ualla riumone dei quali si potrebbero dedurre 
i piu saldi ed uiili precetti intoruo a questo nuovo genere di 
raedicaziuue. 



STATI PONTIFICJ. 

J)l alcuni librl di rime italiane rari e rarissimi pub- 
blicati ill Perugia nella metd del secolo XVI a 
S. E. il sig. marchese D. Giangiacomo Trivulzio^ 
lettera di Qio. Battista Vermigtaoli. — Perugia^ 
1821 , presso Francesco Baduel. 

In questa lettera dettata dall' amicizia e dalla riconoscenza 
del chiarissimo autore , die fu tra noi nell' autunno dello scorso 
anno 1 830, si rammentano alcuni poeti italiani poco conosciuti 
pubblicaii in Perugia nel secolo XVI. Vi si vede un Francesco 
Bnssinese autore di una Converslone di 5. Maria Maddalcna ; 
un Fau-itino de Terdocio autore di una storia in versi, un Fran- 
(csco Troinba da Gualdo di Nocera autore di guerre e battaglie; 
forge un Oirolai/LO Curtolari aucare di una Caccia d' amore , un 
^lUppo BaldaccliLni da Cortoiia autore di ua poema iutitolata 



PARTE ITALTAK4. 3oQ 

la Fortune ; un Gio. Eattista P'rck'alle aurore della rocca d" amo~ 
re ; iWarlo Podiaai scrittore di una coiuineda intitolata : Me- 
gliacci ; Pier AiLtonio Ligacci aiitore cli un' egloga intitulata 
Cicro ; Vmcenzo Manni perugino traduttore della bucolica di 
Virgilio , ecr. 

Al proposito della Representatione de la Passi.one di Gesii 
Crista . giovera notare che questa e in ottava rmia , e che fu 
Btauipata la Firenze avanti I' anno 1480; sebbene in questo 
Bcritro non si citiuo che V edizione di Cosimo Veronese rial 
Leone del 1 524, una di Dlilano senza anno, ed alrra di Veaezioi 
del i568. Al proposito pure del libro di Ventura di Lorenzo 
S/ii.riio rerngino , si sarebbe potuta inchiudtre aLuna nouzia 
delPaltra grand' opera dello :^ijirito , intitolata Altro Marte , li- 
bro poco conosciuto e preziosissimo , non tanto pel uierito poe- 
tico , qiianto per le notizie stonclie che vi si con'eii'ouo. 

Per dare un' idea della poesia di que' tempi, esporreaio una 
Stanza del Bnssinese clie trovasi in capo alia sua Coiwersiojie di 
S, Maria Mnddalena. 

« Novo efferto damor , nova facella 
Suavemente nie riscalda el petto 
Dun alma exceUa gratiosa e bella 
Onde gratia ho gia liavuta, et gratia aspetto 
Et cantando hor de lei sol chianio quella 
Nel niio presunituoso et alto incetto 
Che convenia piii alte , e uiiglibr veca 
Per voler da- de Maria JMagdalena, » 

Di Cennitsto Cennint , trentato della pittura^ messo 
in lure la prima volta con aniiotazioiii dal cava- 
Here Giuseppe Tambroni. — Roma ^ 1821 , tipo- 
grafia Salviucci. 

Conosrevasi I' esistenza del trattato della pittura di Cennino , 
perclie rammentato dal Vasan, e registrato il codice JMediceo- 
Laurenziano di quell' opera dal Bandini e dal Bottari ; non pero 
era stato mandate in luce come desiderato aveva il secondo di 
que' due eruditi , e neppure uiaturaniente esaminato , com' era 
il voto espresso dal primo. Al cliiarissimo nionsignor Mai , ec- 
citato a quella ricerca dal cav. Tambroni , venne fatto di sco- 
prire una copia di quel trattato del Cennini tra i codici dell' Ot- 
toboniana , ed il Tambroni si e fatto sollecito di pubblicarlo coa 
alcune sue anuotazioni. 

Vede ora aduoque questo libro per la priiua volta la luce , 
ne forse agli odierni pittori presenteta nuovi importanti precet- 
ti , ne tali insegnamenti , die giovare se ne ))ossauo per esten- 
dere o migliorare la pratica dell' arte loro. I\la presenta bensi 
questo libro un grandissinio interesse dal lato della eruclizione , 
e uiassime pen lumipieziosi che ci comunica intorno alia storia 



^OO AVPtNDICE 

dell" arte, mertendo anclie in cluai-o , o aliusno in maggiore 
eviflpnza alciin fatto imp.ntantissiuio , del quale si pai-lera in 
appresso. Intanto i gli e {[iiesto il j ii'i antico srritto italiaiio rlie 
81 triivi iniorno V arte della jiirtura , intorno ad uua materia e 
ad iin arc;oi>iento die formo uua dclle gLirie priucipah dell" Ita- 
lia niedrsiuia. 

Da questo Iibro iuipariamo quali f>ssero nel secolo XIV e 
al coniinciare del XV le coiidizioni della [lirtura, quale la na- 
tura dei colori , qi'ale I' avtifioio d' operarli dei piii antichi oiae- 
stvi , le di cm bpere ainmiriamo cotanto rspetto all' eta in che 
fitrono condotte. luipai'iauio altresi come si niettesse d' oro in 
tavola, in libri ed anclie in muro , quali colle si adoperassero, 
quali renipre e quali niordenti , e quindi veuianio a conoscere, 
yiei-clie resistito abbiano alcune picture ail' urto di tanti secoli , 
e ancora conservino si grande vivezza suUe tavole e sul jnuro 
r oro e i colori. 

Quesro libro e altresi di qualclie giovamento alia lingua nostra, 
ciacclie quanrunque lo stile ne sia incolro e quasi senipre dis- 
adorno , tutta\ia la lingua ben<-lie spai-sa d' idiotisnii , e huona 
neir universale , e eontiene d' assai parole buone ed ercellenti , 
massinie per le cose dell' arte , del che avveduto erasi anche 
il Bottari. Di quesce parole il cliiarissinio editore ha ddto alia 
fine ifti indice , onde i conipilatoi-i de' vocabolarj potessero gio- 
vai-sene , o fame uso i lilologi a riscliiarare alcuna delle quistioni , 
clie roccano il fondo e le origmi della Imgua. 

Cennino fini di sorivere il suo liliro delP arte nell' anno 1437; 
ma esseudo stato j'er dodici anni discepolo d^Jgnolo Gaddl uiorto 
nel i3o7, nascere dovette poco dop'o la nieta del secolo XIV, 
e quindi non puo essere ad esto disputata T autonta di scvittore 
trecentista. 

Questo fatto , clie serve a stabilire il nierito di cpiel trattato 
per quello die riguarda la lingua, iniportantissimo riesce per 
la illustrazione di un punto della storia dell' arte , c\oh della 
pratica di dipiguere a olio , die con questo libro provasi adot- 
tata anticaaieiue e ben radicata in Italia molto avanti 1' epoca , 
in cui que! nietodo di pittura si disse dai Vasari portaio in 
Italia da Antonello da Messina , die in Fiandra irnparato lo 
aveva da Giovanni da Bruggia. II Cennini parla a lungo di quel 
metodo e delle diverse aprlicazioni di esso , couie di cose gia 
conosciute da lungo tempo in Italia , protestandosi di scrivere 
rgli solo quello che gli era stato insegnato d,a Agnolo suo mae- 
stro , e di seguitare le regole di graudi pittori che preceduto 
lo avevauo. 

Questo ba da'o campo al dotto editore di rivendicare nella 
sua prcfazione all' Italia la .gloria di cjuesta invenzlone , il che 
fgli ha fatto con uiolta inaesrria e niolta erudizione, ne forse e 
questa la parte meno iuqortante di questo jn-ezioso volume. 

II irat'ato e diviso in quattro ■] arti I primi 84 capitoli sono 
dedicati ai primi rudimeati del disegno ; ia altri si parlci aon 



PARTE STRANIER',. ^.01 

solo dpi diversi nierodi di disegnare e di acqiierellave , ma an* 
che della morale degli alunni di quest' arte. Nella seconda si 
tratta dei colori , della loro tempera e del modo di maciaarli ; 
nella terza dei metotU di lavorare sul muro in fresco, deal' in- 
tonachi , e dei colori opportuni a quel genere di pittara,deUft 
cariii , dei vestlti , die egli noniina d' ordinario i vcstiri , del 
modo di colorire montagne, alberi , verdure e casaiuenti. Nella 
quarta insegaa Cennino \\ modo di dipignere a olio iu muro, i\\ 
tavola, ia pietra , in ferro, e dove tu vuoi; tratta pure del modo 
di adornare le dipinture in muro con oro , con istagno e con 
rilievi ; delle coUe , del dipignere a tempera in tavola , del 
modo di preparare i legni delle tavole medesime e d' inipan- 
narle o incollarvi sovra le tele. Passa quindi a ragionare dello 
ingessarle, del rilevarle d'alcimi fregi e lavovi gentili , del met- 
tere d'oro e del brimire e grauare il doraco. Fmalmente parla 
dei panni e dei velluti , della vernice da darsi alle lavole, del 
miniare e del metrere d' oro in carta o in libri ecc. , del di- 
pignere 1 visi umani, il die ci addita luia strauissima costuiuauza 
di que' tempi ; e negli ultiuii nove cai'itoli del uiodo d'tnijiron- 
tare le teste dal vivo , 1' intero ignudo altrui e juopno , me- 
daglie , suggelli e monete , ecc. 

Siamo ben p^rsuasi, die grari saranno all' editore per la pub- 
blicazione di questo trattato gli artisti non solo ma ^li erudit! 
ancora , e tutti qnelli die prendono alcun interesse alia storia 
deir arte ed alle glorie della patria nostra , madre e maestra 
della pittura. 

C O R R I S P O N D E N Z A. 
Squarcio di lettera al Diretfbre della Bibl. italiana. 

Roma t 1 3 giug'io. 



K 



EL dotto raglonamento proetniale che Ella lia premesso ai 
fascicoli del corrente amio trovo scritto rhe il s'g. niardie;"e 
Oris^o ha teauto il perfezionameato del baroinetro portatile Mi 
pcni.etta . si- ; r Direttore , die le faccia osservare eh' egli lo 
ha veramente eseguito, potendo fame pieija testmionianza io che 
posseggo , come tanti aliri , uno di quegli stromenti. I riftvauti 
vantagii che offre il barometro del marchese Origo e di essere 
il suo astuccio ridotto in forma di bastone , benche la canna ab- 
Lia la grosse-iza d' uno de' grandi barometri ordinarj , e nell es- 
sere il mercurio cliiuso in niauiera che non v' ha peric^olo che 
si versi , come dall' autore e etjito esjiosto dettagliatamente nelU 
niemoria da lui pubblirata. Questo stromento riunisce le due 
scale metrica ed in pollici francesi, ed e nmnito di uu ter- 
mometro rorredato di due scale esso stefso. Spero die non 
avra a disgrado que$tA notisia, ecc. 



4ca s. V V r, fj T) 1 c E 



NOTIZIE LETTERARIE ED ANNUNZJ. 



Sidh preminenza di Vitravlo. Annotazuml a un ar- 
ticolo inscrito net iinmeri 87 e 92 dclla Qazzrtta 
di Milano del correiue anno 1821 , did sig. A. A. 



L, 



iK discussloiie nelle belle arti e setnpre utile , massi- 
nianiente quainio si pilesa con quella calma die si con- 
"viene a clii cerca 11 vero con imparzialita e senza una 
cieca fenacita in favore della proj>ria opinione. Al si- 
gnor A. A. dispiacque la nostra proposizione risguardaiite 
Vitruvio registrata nel nostro Proemio di quest' anno , 
png. 241 , e prese a difendere quell' antico e classico 
scfittore di archiiettura. Noi non siam solili per sistema 
di risponderf uiai nel nostro gioriiale a cntiche od arti- 
coli c'.ie non ci forono direttamente couiunicati e non 
inseriti ne' nostri fogli ; nia trattandosi di un argouiento 
iuteressiiite le belle arti, vogliamo dare al sig. A. A. una 
prova cbe le nostre nsserzioni non furono gettate sulla 
carta pll'azzardo, uia farono prima ponderate con qnalche 
riflessione. '■ 

Abbiamo pensr-to di adottnre il metodo delle anuutizioni 
che porremo sotto i'articolo del nostro censore , il quale 
lion potra cosi lag. arsi che nbbiamo troncnto o stravolto 
il senso delle sue i>aroIe. Ecco il sno articolo. 

<i I Greni sono i snli nell'antichita die abhiano diritto 
» ad essere venerati come legislatori dell' arte vastissiiua 
il di edilicare ( i ). Ma n'>n restindoci oruiai die la lama 
" <\% luro srcliiteiii e delle Inro opere, non sarehbesi 
» potuto cavare dni confnsi e sfurmati rnderi della Qre- 
>i cia, che incerli senii della buona architettiira , se la 



fO Tin qui andinmo d' nrrnrrln , vm pofvnsi nof^ingnere 
francameiitr the i Pnmuni in t;ppr ssn iuprraror.o i Gr'ci, 
come lo dwv'^trd il confronto dc^Ii cwi'Tizi ancora tsisttnti 
dtllc lon> fabbrichc. 



■> Ventura AeW Italia destinata aJ essere V arbitra e Ki 

n depositaria delle arti lielle e delle science , non ci 

i> avesse conservato L veneratU scritti di un nostro Ita- 

» liano , cioe di Vitruvia, dal cut confrooto cogU anticlii 

I) avanzl di romana architettura , riuscirono ftlicemeiite 

>i i moderai a riordinarne e compilarne le rcgole t'onda- 

>» metitali , ed a nuovainente dettarle al resto dell" En- 

V ropa. Di questi scritti , di qaesta face scintillante si 

" valsero gli Alberti , i Vij^nola , i Palladj , i Serlj , gli 

» Scamozzi , i Perrault ed altri , e con essa difFusero 

» nnova. vivissima luce , cliiamando al risorgimento le 

n arti italiane (i). Ne £inno testiraonianza i lori traitati, 

;» nei quali vieae iaculcato lo studio de' precetti vitru- 

» viani , coitie indispensabile per poter valutare i monu- 

» raenti dell' antichica romana;, giacclie in quella stagionc 

>; erano pressoche ignoti quelli della Grecia per essere 

!) da essi proposti come esemplare (a). 



(i) Qui comincia il nostra antn^onista a non essere esatto. 
Gli Albt-rti, i Vignola, i Palladj , ecc: hanno bensi lodato 
Vitruvio pf-r gratitudine , siccome il solo classico che ci sia 
rimasto, die ahbia ex professo trattato d architettura , ma 
qunndo hanno operato , npssuno di essi ha seguitn cieca- 
mente Vitruvio. Per convmcrsene basti fare il confronto e 
il paraldlo degli ordini urchitntonici di Vitrm-io con qwllt 
de' succennati architctti moderni. Tutii desunsero le loro 
regale p?r la mr.ggior parte C e il dicono essi niedesiini j 
dasli antichi mimwncnti romani Essi hanno di quando in 
quando bensi parlitn di Vitruvio p''r mostrare che il cono- 
scevano , e come dtlla sola autorita che in molti casi ci e 
rimasta , ma in g^nrrale , e p-r buona sorte del bello ar- 
chitettonico , qwi somml maestri moderni si sono acccnten- 
tati piuttosro di lodare Vitruvio che d' imitarln. Le parole 
non guustano mai quanta le cuttive linee e le grettd pro- 
porzivni. 

(2) jVoi non abbiama pretesa che non si df-bha assnluta- 
mente studiare Vitruvia ; abbiamo asstrito soltanto ch" lo 
studio di Vitruvio vi'ne inculcato a' guvani architetti fuor 
di stngione. In fatti qunl e quell' architetto anche pratico e 
molto innohrato neW arte che passa vantursi di b n intcn- 
dere Viiruvia? Qunnti comm'-ntatori nnn si affntirarono 
inutilmcHte per ispiegure , direm meglio , per ind^JVinure 



^O/f APPKNPIfiE 

ti On che il sig. Compilatore della Bibllotoca Ttalima , 

>; n " 62, pMg. 24.1 , pirifica Vitriivio ndV ardilti ttiini a 

» Ciinnhue ed a Giotto ncHa pittuni, sngginngeiulo euli , 

H il coinpihtore, che si dee lodare ed aminirare il Gi.nttn 

If defli architftti Vitrwio , ma imitare si fl'hhuno il Raf- 

» faello Palladia , il Corregsio Vipnolti , il Giiidu Rini Scn- 

ti mozzi , il Michtlangeli) Sanmiclulf, il Caraccin PlII"' 

» grini ecc; e cl'uopo t-siiorre mi suc<i'ito paralello dei 

»/ sommi traitat'isti , iiisieme a quello de'piu vuntati 1110- 

>; nnmenti della Gretia e di Roma antica , per arrestare 

>i la propagnzione di (jiie"' semi venetici , origiiii deir ar- 

>/ bitrio e del capriccio, die sventiirai.'.meiite desolaroiio 

)> per ttnti secoli questa italica piediletta sede di Mi- 

» nerva (i). 



il sen^o di qullo scrittore , divrmitu difficilissimo e prr lo 
smnrrimf'Tito de disegni che dccoinpagnnrr dovano d testo, 
e pi'l signiflcoto pi-rduto e nott piii "ppliccbile o' nostri usi 
de' sum trmiiii ttcnici? — E un autnre cost o-curo , coii 
intrnlciato , cost controverso dovra esser soi;i;pKo di studio 
per chi ha apppna i:ustrite It r'^gole dil Vi'.^nola? E il po- 
vero povine dcvra dis -itrKire fi^bhriche di^stin^ite «' nostri usi 
modirni col solo Vitruvio alia mnnot Ed a quests giovine 
che ha cominciatn a gustnre le hille prop-rzi' ni del Vigrvda 
e drl PcUadin si dovra mettrre in mnno un auture che nan 
combinii coll- proporzioni di n' ssuno d''i dup , e quindi con- 
fcmdtrgli il capo tra la riputazione dtW una e il super fare 
deoli nltri ? 

fi) Nan e andato a sanrue al nostra Censore Vitruvista 
che noi ahhiamo parosonato Vitruvio a Ciniubue ed a GiottOy 
e pur'', sono qiusti nomi famosiisimi pf' loro tempi , e rispet- 
tahilissimi ai nostri . per rssi re fssl stati i pfimi ad inscgiiure 
la vera strada dellu pittura. Vnlete perb una prova che il 
nostra parul Un nnn e tanto fuori dii gan^hpri come si 
siippm"? Ercovrla. Pisliate, sig. Censore ( giacche suppongo 
chr siate archit<tto di profcssione ) ^ pigliate il discgnu di 
una bosiUca o di un palazzo dtl Rotriello Palladio del 
Correiri^io Vignola , mettcte ai loro ordiw le prrporzioni di 
Vitruvio J e taglhtenp sf-nza remisione le orignndi , e voi 
V'dr-te come Roffaello e Corrrggio divntano Cinudiue e 
Giotto. Qui non si tratta. di spiculazioni , ma di fotti. Ma 
Jacciamo una iputesi. Si canctlli per un momenta dalla 



P4RTE IT\LI\NA. 
Dc'W ordine doiico. 

d-He colnnn 
■u Terapio di Minerva in Atene. Diametri 6 
» Giotto degli avrhitetti Vicruvio, 
» supposta la colouaa di al- 

■" tezza p. l5 ' 

» Teatro di Marcello a Roma . = 

» Alberri J 

3> Barozzi da Vignola .... > 

>. Palladio 

5> Sraniozzi j 

» Seilio 



4c5 



AheZ7a 
tlelh tiabr/i^'iont, 

'fi senza base. 



7 . '/y, senza base. 

7 P- 49 '/» 't'e'"- 

8 . '/"^ con base. 
'f^^ idem. 
'/■ senza base. 
'f^ con b:ise. 



7-r. 

8-A 

7 



t< Da questa comparazione dell' ordine robusto chiara- 
}t mente si scorge die la proporzione attribuita dal Giotto 
)> deoU nrchitftti Vitriivio alia colonna, si approssima piil 
V di quella di tutti gli altri soiniui maestri alle simuie- 
'» trie del tanto celebrato Partenone d'Atene. 



Passiamo all' ordine medio. 

Ahma 
delle colonne. 
■» Tempio di Miner\a Polliade 

» in Atene Diametri g 

3> Vitruvio per la decorazione 

» dei tempi » ^ '/» 

» Teatro di Marcello a Roma . " 8 9/,o 

» Albeiti » 8 '/s 

j> Bariizzi » n 

J. Tallad'o » 9 

5) Sraiiiozzi » 8 ^J. 

» Sevlio » . 8 



eorr 



beazloni 
spondenti. 

■A 

■/s 

% 
% 

■A 



memoria degli uomini il Yionie di Vignola , rf^ Pullndio , (/< //o 
Scamozzi , ecc. , e con ^551 qucHo ancora di Vitruvio. Si 
presentino ol nostra censore le diverse proporzioni deeli or- 
dini (irchitittonici di que' niaest i tutti imicme, e ci dica in 
huona coscifrtzu il nostra giudice se dartbbe la palma a^li 
ordini Vitruvaid in punro di bi Ih zza , di lei>siodria e di 
grazia. lo credo sicurununt' di no. Vitruvio adunque come 
tl prima dc' maestri hn bensi il merito di avir messi i suoi 
succf^ssori sullu buona via, appunto come Cimobue e Giotto 
feceri' n lUi pittum , ma nor. pate 'Ju^nere a quit s^rndo 
di pt.rftzivne a cui urrivarono appunto i nostri arcluteCti 



4C6 A 1' t' E N D I G li 

o Vitruvio con sommo acume avverte che 1" ordine jo- 

<> nico debl'asi fiire di altezza diauietii 9 '/j •> quando 

>> serve ai portici e passeggi dietro la sceua del teatrii 

" ed allorche fosse impiegfito per la decorazione dei teuipj, 

" i quail esigono maggiore maesci, debba esscre soltanto 

" dell'altezza surriferita di 8 '/, . Duiiqae d Giotto degli. 

" archit'tti Vitrmno , che attiuse alle fouti greclie, po- 

'> chissiiiio si discosta nei due indicati casi dalle sinmie- 

" trie piaticlie dei Greci. 

Dell' ordine corintio. 

Al/ez2a A!lP22a 

ilelle colonne. itelle traheazion,!- 

» Monuniento greco di Islcrate. Diametri 10 '/^ . '/^ 
» Vitruvio per la decorazione 

» dei tPatri ecc » 10 . '/s P- 5. 

■n Detto I er la decorazione dei 

teninj , » 9 'fs • idem. 

» Panteon di Roma .... » 9 "/g . '/.jp. ic. 

» Alberti » lo . '/4 

3> Barozzi » lO . '/^ 

» Palladio « 9 'A • '/s 

» Scamozzi « 10 . '/s 

» Serlio » 9 . '/j 

>• Tempio di Vesta a Roma . . >> 1 1 

» II surriferito paralello che prosenta la base fonda- 
» mentale delie simmetrie e dolla decorazione architer- 
j) tonica , prova evidentemente che il Giotto degli archi- 
» tetti V-itruvio , raccogliendo nel suo trattato con isquisito 
» discernimento i precetti e le proporzioai della buona 
)/ architettura greca , pote con esso servire di guida al 
}/ contcniporaneo edificatore del piii superbo peristilio 
» corintio di Roma nella disposizione L^enerale delle parii 
>j e nella conveniente applicazione delle membra ornate. 
n Le mngnifi he opere erette iielle prime epoche del 
» romano impero presentarono ai ristoratori deirarteiin 
» vasto apparato di elemeati ch? coainbui a coafermare 



cuiddti da pill matura riflcss'one e fois' aiiche da un grnio 
pill felicp , profittando anche per gradi dcW fspenrnzn e 
degli errori di coloro che li prrced ttrro , p. di Vitrimft 
nu'df-uino , sicrome EaffiiHlo e Correggio profittarona di 
quelU di Cimabuc e di Giotto. 



)> le leggi fondameatall della sana architettura. Quest! 

» dogmi si riscontrano da essi gelosaiuente serbati tra i 

•» confiiii stabiliti dal legislator latino i si oltrepassereh- 

n hero i limiti della brevith se si volessero qui descri- 

>t vere grimponenti peristilj de' tempj , i magnifici atrj, 

» le sontuose basiliche , le terme , le palestre , i teatii , i 

» fori eJ i palazzi o case aU'uso greco e roniaiio ecc. (i), 

" di cui egli diirusameute c' istruisce della struitura, delle 

" siitinietrie e della decoiazione ; ed alloiclie cjue' soiiitiii 

" moderui voliero vedcre , conoscere e restaurare autichi 

" inonumenti , ebbero rlcorso agli scritti trasmessici da 

" Vitriivio , e co' suoi pvecetti e coUe sue dottri.ie av- 

II valorarono le congbiettuie ■, oosiccbe Yitruvio fu loro 

» guida per ben comprendere e qualificare gli avaiizi 

>i delTantica arcliitettura. E beasi vero die talvolta que- 

II gl' imponenti rnderi poterono per avventura fornire 

>i mezzo e lume per ispiegare qualclie oscuro passo d<^l- 

II I'autore, ma non servirono osclnsivamente per inter- 

>i pretarlo. Lo smarrimento dei disegni della voluta jo- 

II nica e degli scamiili vitruviani sono una prova incou- 

ti trastabile di questa asserzione (2). 

(i) Noi sianio ben lontanl dalV accordare al nootro cri- 
tico questa dn lui supposta analogia delle fabbriche anticlie 
colle proporzioni e siminetrie dettate da Vitruvio. Possiam 
dire in vcce di aver sott' occliio tutte le antichita grtclie e 
romane , mtrce delle scampe rcse tanto famigliari in questo 
secolo del raine , e disegnate coUa maggiore esattezza dni 
pill celebri professori ; e possiamo francamente risponderf. 
al nostra censore die poche sono in esse le proporzioni , le 
quali combinino colle Vitruviane , e tra h altre mssuna del 
celebre Partenone ; il che rinde insostenibile la proposizione 
che Vitruvio abbia attinto a tutti i monumenti della grcca 
architettura. L' accostarsi in quest' arte alle sole niisure 
generali non forma la perfczione del maestro ; questa sta 
nella grnzia e ndla b^lUzza delle singrde pr.rti, e una talc 
^razin e una tale bcllczza non si trovano mile parti de- 
scritte in Vi'ruvio. 

(2) Se Vitiuvio e un autnre oscurissimo per durcf con- 
fessione anclie drl nostra censore, p<rche C P'^^i ripefrloj 
proporln a modello dc' ginvoni studiosi? Ci scusi poi il no- 
stra nntasonista , ma non possiamo a nvno di non sorri- 
dere all' importanza ch' egU si compiace di mttCere nella 



4C8 APPEND ICE 

/( Come adunqne recrdfre dalla cos\ delta superstiziosa 

>i ed illimitiita ainmirazione di Vitruvio, allorche i piu 

» vaiitati peiistilj della nostra illiisiie citta seguono le 

» simiiietrie vitruviane? Come mai recedes dal piii pro- 

" foiido studio de' vitruviaui precetti per uscire dnl mo- 

» mitono , dal srftto^ dal risido in cui. pur troppo si pecca 

» mile d&curazinni architettonichp in Milano , anenire la 

y> porta piu srimata fra noi delT arciv<^S(Ovato verso il 

y> coro del Duonio , che cornsponde anclie al vano di 

>' quel la del fanioso pronao d' Agrippa a Roma , segue 

J/ pi'ossimaiuente le proporzioni della porta dorica ed at- 

)/ tica di Vitruvio? (i) luvece di accetjuare, per esempio 



perdita dd disegno della voluta jonica. Perche tanto addo- 
lorarsi per la perdita del dise<j;no quando abhiamo V origi- 
nule ? Essa voluta gia esistiva a' tempi di Vitruvio ncile 
fabbrichc g.rechc e romanp , e le possiamo vedcre tuttavia 
negU antichi aviinzi. Se poi la sua descrizione non hasta , 
ed era tutta propria di Vitriivin la voluta da lui insegna- 
ta , abbiaino le nitre parti tutf^ piii intclligibili dell' arclii- 
tetturn, Vitruviana per deswnere che la sua vohua jonica 
non sara stuta piii gentile di quella de' Greci , come non la e 
il sua capitello corintio cogli angoli acuti nella tavola. Egual- 
mente poco da compiangersi e la. perdita degli scamilli ri- 
masti tuttavia uno zergo inespUcabd" per noi c rispetto alia 
loro forma , e rispetto alia maniera precisa di situarli Se 
fossero stati parti necessarie alia bellezza ed all' intei^rita 
dell' arcliitettura , dovremmo vederne degli esempj nei molti 
e g'andiosi avanzi delle fabbriche e de' monumenti ; e se 
poscia quegli scamilli nnn furono che un' invenzione tutta 
propria esclusivamente di Vitruvio e de' suoi precetti , I' es- 
sersene perduta la memoria e perfino il significato della 
parola , e il non Vfdcrli adotUiti da n'ssuno degli archir 
tetti, ne contemporanei , ne posteriori , non e argoniento che 
militi in loro fnvore, 

(i) Qui il nostra architetto censore non e esatto. O egli 
ignora , od egli fa scmbianza d' ignorare. La famosa porta 
del Jyaluzzo Arcivescovil'- che gwirda la parte di Campo 
Santo del ciehre Pellegrini, wlla qwde il nostro antago- 
nista ammira tmsfuso tutto il sapere Vitruviano, c. anzi una. 
prova contra il suo assunto In essa si vede come il Pelle- 
grini abbia avuto timore d' imitare le giuste proporzioni dr. 



P\RTE TT\LT\NA.. 409 

» d'imltaz'ione , le parte dtl Bov'i^o nuovo di questa ciita, 
» noa avre])be poiuto il sig. Cuinpilatore con piu uiatura 
>i inclagine proporre per modello di decorazione la noa 
>i osscrvata traheazione alia meih dell' istesso liorgo , la 
>i quale noii teine il confronto ne di quella cousimile 
I) ideata dal Bifozzi alia line del suo pregevolissimo 
» corso elemeutare di arrliitettura, ue di quella da esso 
■' posta ill pratica alia Ciprarola ? (i) 

« Ci resta ora da osservare col confronto degli antirhi 
" monunienti, se Vitrtfvio siasi alloiitanato di tal fatta 



Vitruvio nella rasCrcniozione del vano , deviando tanto poco 
dal ptrpundicolo , che quasi non cc ne accori>,ianio , e tcncndo 
anche pt^rpcndicoluri If alette dtila porta , quando giusta 
i prfCttti int'alliiili di Vitruvio esli dovca ra^tremare scru- 
polosamentp Oi.ni cosa. 11 che ci fa credere ch' egli lo ubhia 
fatto piatt.osto per bizzarria die pi'r voglia d' iiniture un 
tanto maestro. Tutte le suixonie di questa vemistissima porta 
sono antivitruviane. Le parti ne sono gentdi, lo <itipite e tutto 
propria del Pcll'?^rini i Vitruvio mm ha mat insegnuto di 
accrescere le alette alio stipite della porta , n^. le niensole 
di f rente nittterle in profilo ne' fianchi , come si vede in 
questa-, ed e gran peccato, per che e il solo difetto che os- 
scrvare si possa in cosi bel luvoro. 

(i) Questa e bfllissiina! Qual nieraviglia che la trabea- 
zione di Borgonovo (da noi inosservata , come pretende 
malamente il nostra censore ) presa esattamente dal Vignola 
stesso non tema il coafronto di qutlla del medesimo Vi- 
gnola ' ! — Quanta al resta , non era nostra intf^iizione di 
fare un trottato e dare esempj di tutto cib che com pone 
it bello dell' architettura , e particohirmente del cornicioni , 
ne' quali , a dire il vera, non trwiamo quella mescliinita 
di stile che rawisasi nelle parte delle nastr,e fubbriche ma- 
derne ; ed avreinma ancora indicate per modello le migliori 
porte della nostra citta , se nelle fabbnche comuni vi tvr- 
nassera opportune, e non le rendesse quasi ineseguibili la 
eccessiva loro spesa. Cosi ci ciccontentammo di accennare 
le poche di Borgonovo soltanto , perche nel hro semplice 
non mancano di curattere grandiaso , escono dal coniune , 
ne sarpassano di tanto i limiti delle private facoha , che 
non si possa accostarvisi anche da' nostri fabbricatori mo- 
di-rni. 



4lO A r P E N D I C E 

» dai font! greci n cni attinse , ]ier attribuirgli la taccia, 
>/ al coS|)Ctto del Biirozzi del Palladio ecc. , da non ri- 
f) scoiuroi'vi se non sf-mplicita e durezza ddle parti ar- 
i> cliitettotiiche , nella guisa pe>6 che venuero disegnate 
i> dai couinieiitatori del Vitruvio. Scg'^iungeiulo 11 Coin- 
y> pilatore della Bibl. Ital. : Non piii ^cntdczza di scii^onie ; 
II non pill capitcllo corintio di lodatn propurzijif ; non piii 
» hcllczza di parte ; ncn piii Icggiadna di inunhrature, 

<< 1." Non pill "tntdezza di sagome. Se a pretVrenza 
If degli aitri ordini si considera l<f trabeazione dell" ordiiie 
>i doiico , Vitruvio non anderebbe eseute dalla taccia di 
II soverchia grntilczza , poiclie repistilio da esso attri- 
» buito a quest' ordine robnsto lo ridusse nell' a'tezza ad 
II un semidiametro defla colonna , alia qual propoizioiie 
!i tutti i saccitati soimni tiv.ttatisti si attennero , piuttosto 
» che a quelta del teatro di Marcello a Roma die ec- 
>i cede il seinidianietro. Al contrario i Greci serbarono 
II I'episiilio nelle loro stupende opere , e ninssinianiente 
If al Partenone d'Atene prossimameiite eguale al diametro 
II somiiio dcUa colomia. Per siiratto motive doveiie Yi. 
II tru%'io ridurre la gcntilezza delle inerobrature della cor- 
II nice a quella dell" epistilio , e cosi tutta quanta la 
II trabeazione vitruviana d' ordine dorico dimiuu'i da quclia 
i> energica espressione die la greca era soltaulo capace 
II d' iniprimere. 

II Ad eccezione poi delle simmetrie e delle membra 
II priraarie delle cornici , Vitruvio ncl resto lascia libero 
II il .campo all' inveiuore di nsu-e con decoro le sagome 
II pill cp.'ivenienti al genere <!el!a decorazione, ricordando 
II egli die le parti ed il complesso corrispondcr debbano 
II air intenzlone dell' opera (i). 



(i) Gl' intflli*ent.i avranno notato con quanta disti-pzza 
c prtcauzione il nostra antngonista lodi il complesso drlie 
trub'-azioni vitruvianf , tenendosi perb al largo sulla bvlhzza 
d.lh' parti d<ilf. sagome. Vitruvio, die' egli , lascia lihero 
il campo all' inventore di usare con decoro le sagome 
piii conven^enti, ecc. Obbligatissimo di qucstn indulgenza .' 
Ma essa non inscgna nulla ad un architetto ancora alunno, 
ne persuade il provetto. Quante cose not non vediarno in 
architcttura esenuite con proporzioni generalmente approba- 
te ., ma riprovcvoU nei loro dettagli e nd loro profih per 



P.\KTE IT.\L14NA.. 41I 

u 2." Non pill capitcllo corintio di lodata proporzione., 

t> L'altezza assognata da "Vitruvio al caf>iteUo corintio, 

» se noti si frappoue ommissione de' copisii , e eguale al 

» cliametro- infenore cJella colonna. E siccome questa e 

>i In parte tamo interessmie che costituisce principal- 

•> iiie.ite la ge.iiilezza e la lejigiailila dell' ordine corintio; 

'/ cobi tanto i Greci come i Rornani si dilettarono di al- 

" terare in mille g'.ise e le forme e le sue propor- 

« zioin. In fatti il capitello corintio del teuipio rotoado 

" monotiero di Vesta a Tivoli non eccede T altezza del 

» capitello Vitniviano delT istesso ordine; quello del terzo 

>i ordine delT anfiteatro Flavio a Roma che ha la base 

•» toscana , e ar.ch' esso delf accennata altezza ; quello 

» del Paateon di Roma eccede l" altezza Vitruviana di '/(, « 

» laddove il capitello corintio greco che serve di deco- 

» razione alia lanterna di Isicrate , detta volgarmente di 

» Demostene , e della straordinaria altezza di oltre dia- 

» metri 1 '/, . Viguola , Palladio e Scamozzi si attcunero 

'I alia proporzione di quello del Panteon ^ e PA'iberti ed 

,1 il Serlic* seguirono a puntino la proporzione vitru- 

•» viana (1). 

mancanzn di quel gentile riparto di cui Vitruvio lascia al 
henigno lettore gcnerosamf^nte la scelta ? E questo difvtto 
sconccrtu I' armonia degli occhi del pari die una niusica 
stonata sconcerta quella degli orecclii, per quanta bella ne 
sia la composizionc. 

(1) La pripOrzione assegnata da Vitruvio al capitello 
corintio da noi giudicato risp-ttosamcnte di non lodevole 
proporzione , si avrebbe potato asserire francamtnte di bia- 
simevole proporzione, se non ci avesse trattenuti la grati- 
tudine verso uno scriltore antico cost bemmerito , e il dub- 
bio ancora scuppato ingenuaniente al nostro uvversario che 
non siasi 'ncZ suo ttsto trappost.i oniissione di copisti. II 
qual dubbio mostra paleseniente quanta la verita cerchi 
farsi strada anche per mezzo a' pregiudizj e alia preven~ 
zione del nostro architetto vitruvista. Ma giacche vuole ad 
ogni costo sostener il suo assunto, esaminiavio con quali 
esempj. E qui tosto piglia un granchio per rispetto al ca^ 
pitello deW anfiteatro flavio detto Colosseo , a cui d nostro 
censore vuol dare le proporzioni eguali a quelle di Vitru- 
vio. Noi abbiamo quel capitello disegnato e misurato dal 



412 APPENDICE 

ti 3." Non piii bellezzn di porte. Delle porte si e gia 
i> parlato piu sopra. Aggiu /geretao soltanto clie la porta 
» piu luagnifica e piii hella <J' Roma, cioe cjuella del 
>i Piiiiti on , noil si scosta dalle siinmetile prescritie ila 
» Vitruvio , clie dice , il vano della porta attica o 



sig. Dcs^odetz nrlla sua opera , ed e alto parti 65 , diviso 
il dianiftro della sua colonna da basso in parti 6o , ossia 
jiioduU 2. Dunque cresct S parti di piii del vitruviano. Non 
e poca v"ntura perb che gH rtsti ancora un esempio da 
coinxdidare i prccetti vitruviaiii. Ma dicono sili arc>utetii, 
qujle esempio gU e riniasto ? II peg'^iore di tutti i capitclli 
romaiii rimastiri k V unira tavuhi a cui e costrettn <>pj)i- 
uliarsi il nostra avvcrsario per salvure dal naufrai^io lui 
inedesimo e il suo protngonista In fatti e pt-rche lasciare 
da un canto gU altri capitelh tutti e del ford Trajmo, e 
del Tenipio di Giove Stutore , e di Aatonino e faust/na , e 
del Portico di Scttitnio Severo , e di tanti altri die servi^ 
runo di niodello a' nostri precettori inoderni ,• e non gia 
cjucllo di Tn'oli preso a mod Ihi dal Giotto di que' tempi ? 
Se poi ci mettiamo ad analizzare le proporziuni di tutti i 
migliori capitclli corintj dells antichita romune che abbinmo 
sott'occhio, troviamo che tutti si approssirnano all' altezza 
di due moduli ed un scsto , e piuttosto eccedono di qualche 
cosa , anzich.e starne al di sotto per accostarsi alia pro- 
porzione vitruvian'i. Cost noi non sappiamo occordargli qwinto 
il nostra awt-rsario va dicemlo iiMu, misura arbitraria te- 
nuta da molti m' capitelli , a nv no che i grani non sicno 
once a' suoi occhi , giacche le piccole diffarenze che si pos- 
sono trovare in tutti non cadono fiaahnente sotto la misura 
dell' occliio senza quella fatti col pissetto alia maio. Ma 
per viepp'iii corroborare la sua asserzione , accenna le pro- 
porzioni del capitello della. (non saprern dire se piii rili- 
cola pill famnsaj lanterna di Deinostcne , la quale doveasi 
da un architctto suo pari lasciare piuttosto utW ohblio , e 
cosi nascondere questo neo della sublime supienza de'Greci, 
i cui nianwnenti sono tanto ammirati anche da lui. Ed e 
veramrnte cosa notubile come i difcnsori appussionati dei 
precrtti vitruviani abbiano a pcnar tanto pcrritrovare esempj 
plausibili ne' monumcnti si gri'ci che romani , onde con- 
validare , non direnio il sublime , ma il mediocre materiule 
identico ai prccetti del loro maestrG. 



PARTE ITA.LTAN\. 41S 

» rintia debba stare alPaltezza massima del lacunare 10- 

» me 4 a 7i e sic< ome il larunare esierno del Paateoa 

" era a volta, cosi ne emerse la giusta corns^jondeoza 

it del soprornato della porta colle geaerali prescnziuni 

» stabilite da Vitruvio (1). 

(i) Questo e un altro granchio chf pi'zlia il nost o cen- 
sors arrhit''tto Nnn fnccndo alcunu distinzfine tra Jacunare 
e volta . h- proporzioni di lla porta d I Panteon coincidono 
col precett') vitruviano; ma siccome Vitruvio stcsso stabiliitce 
una talc distinziun£ , cosi il nostra censors trasgrt^disc- i 
precetti di Vitruvio per troppa smania di sostfnerli. Distin- 
guendo il lacuaare, che e la soffitta en sfondi in ripnrto 
orizzontali , da volta , ed av^ndo il primo senipre un' altezza 
minore della s^ conda , Vitruvio vuole che dalV altezza del 
lacunare C come altezza meno suscettibile di cambiam''nto 
negli ordini architettonici J e nan da qwlla della volta si 
prenda la pr'pnrzione di^Ua porta. Eccn il sua testo lib. 7, 
cap. 1 1 mi fine dov par la d( lla macerazione della calce 
per gl'intonachi delle stanzr: = Allora si accomodino le niac- 
cbiiie , e si faccia T adimanuiiiiento nelle volte delle stan- 
ze, nisi laciinaribus ea fuerint ornata-, ci- e qualora uon sieno 
queste a paicli: = Sotto le quali parole cosi commenta il 
Galiani: = Di due specie erano le coperture delle stanze, 
alcuue a volta, dette cainere e concanierationes , altre a 
travatnre, ilet'c lacunaria e contignationes. Or siccome 
nelle coperture di travi ( seguita sempre il commentator e) 
non entrava stucco, ne sorie alcuna d' intooaco , percio 
saviamente specifica qui 1' autore , clie si preparino le 
maccliiiie , ciue i castelli per iiieitere lo stucco nelle co- 
perture dt'lle stanze, qualora pero queste sieno a vol- 
tn. = Adunque e chiaro che la parola lacunare e intesa 
da Vitruvio p'-r soffitta , ne vuole che sia confusa colla 
volta. La proporzione quindi dtUa porta del Pantron ess-ndo 
dal nostra critico prtsa dalV alti zza della volta e non da 
quella dt^l lacunare piii basso , emerge che non corrisponde 
ne al precitto di Vitruvio , ne al d' siderio del nostra cen~ 
sore. Una confcrma della nostra opinione V abbiamo nel 4.* 
libro dtl Palladia , dove tratta de" tempj antirhi da lui ri- 
cavati dagli avanzi piii cl'bri della romana architettura ; ed 
avendo egli disegnato il Panteon, non gli dovcano sfuggire 
le propr>rzioni della sublime sua porta p quando le avesse 

BiU. hah T, :KX11. 27 



4^4 A r P E Nl) I C E 

." 4.* Non pill leggiadria di membrature. Final mente ri- 
.» guardo alia leggiadria delle ineiiihiatuie e forza con- 
» venire clie col fatto la inassiiiia jiarte (le' miglioii edi- 
V lizj aiuichi tli greca e romana arcliitettura , e colle 
» piescrizioiii di tiUti i soimni tratt.itisti deir arte di 
" edificare detenuinaiio unifonneiuente colla legge viiru- 
» viatia, die tanto debha essere la projezione delle mein- 
u bratiire secondarie, quaiito la loro altezza (i). 

u Vitruvio quindi si occupa intoroo al roaveniente 
» coUocamento delle membra stesse nelle coniici , e la- 
»* scia al giudizioso discerniinento degli edilicaton la scelta 
» delle loro sculiure od intagli, ed ammaestra esseiizial- 
» mente ::= che fra i Greci non vi e stato chi avesse 
" posti i dentelli sotto i modiglioiii , perche non e na- 
>» tiiiale die stieno i panconcelli sotto i puntoni . . . (a) = 

trovate corrispond<re a quelle prescritte da Vitruvio di cui 
egh era cvnoscitore cost profondo. Cosi net ristauro degli 
aJtri teinpj di aspet.to simile al P ante on , che diede delineati 
per interi , e Ze cui porte mancavano , egli servendosi dei 
soli scritti di Vitruvio , divise senipre V altezza delle porte 
secondo quella dell iriteso lacunars, come si vede da'' suoi 
disegni dil tcmpin di Marte Vendicatore , che ha 8 colonne 
di fronte come il Panteon , e da quello del tempio di G-iove 
che ne ha dodici di facciata , cusi da quelli di Giovc Sta- 
tore e di Giove Tonante e di altri, dove Palladio con Vi- 
truvio alia mono misura sempre V altezza dclla porta dal 
lacunare e non dalla volta. 

( I ) (hiederemo qui vohntieri al nostra nvversario se per 
esser leggiadre le membrature arc.hitettnniche basta che ab- 
biano lo sporto eguale alia loro altezza, anche a malgrado 
che sieno ineleganti o massicce le loro proparzioni. 

(a) Noi terremo sempre in nessun canto questa riflessione 
sulle cornici che fanno corona alle fabb: iche , poiche ne i 
panconcelli , ne i puntoni non hanno una parte di pietra o 
di stucco da convertire in dentelli od in mensole dallo scar- 
pellino o muratore; e se la divrrsa posizione de' legni nella 
costruzione del tetto ha somministrato I' idea delle principali 
membrature delle cornici , come lo vediamo nelle figure vi- 
truviane d( I Rusconi , fu quello un mero actidente , come 
lo fu il pnniere coperto veduto da Callimaco , il quale ne 
trasse V idea del capitello conntto. 11 fatto sta che ab- 
oiamo molti esempj di cornici ne"" celebri monuinenti antichi 



PARTE ITALIA.NA. ' 4^5 

Qaesta lodevole piatica fu segiiita al Paiiteon di Ixoraa, 
ma non imlcata dai moilenit nstoratori. Soggiuuge poi 
egli =: stuiiavano iiisomma ( cioe i Grcci ) clie quellrt 
clie noQ piio snssistere veramente e realmeote, nun 
p.issa ne anco essei'e appdivnto, ancorclio latto in hi' 
pareaza : itnperciocche tutte le cose sono cavate dall<» 
vere proprieta e costuinanze delta natura , trssportaic 
poi ad abbellire e perfeziooare le opere , e non ?i>- 
provavano se non quelle cose le qaali possono in ili- 
sputa essere sostenute con ragioni cavate dalla verita r^ . 
" La materia ottica trattata da Vltruvio in alcune pnrti 
delta decorazione architettonica e quella clie per Av- 
ventnra potrebbesi cliiarire e rettificare a vant^Tgio 
degli studios! di quest' arte noliilissima , e ch' nnii 
venne dal compilatore suggerita (^i ). Un t^rande sco::lf> 



rooiani con mensole e dcntelli sotto ; perche gente spre7in~ 
dicata ve ne fu sempre , e cost fecero i nostii prectttori 
inoderni , come lo vedicuno ne' loio eseinplari. E se come 
Serlio e Scamozzi nol predicarono ne"" loro scritti , il prati- 
carono col futto nelLe loro opere. Ragion vorrehbt poi chs 
le mensole ed i dentelli\ non fossero orizzontali , come li 
vediamo in quasi tutte le belle antiche cornici romane, bensl 
in pendio secondo I' inclinazione del tetto , alincno se valer 
deve la ragione vitruviana ; ma per una strana contraddi- 
zione anche Vitruvio fa i dentelli ortzzontuli. Dove trove- 
ranno finahnente i rigidi srguaci dei precetti vitrumtni la 
ragione di omettere tanto i dentelli die le mensole nelle 
cornici de' frond spizj degli cdturi , ne* quali non awi il 
ynotivo del tctto r Omissione di cni abbiaino esetnpj modcr- 
ni , giacche il citarne di magoiori sarebbe inutile. Facciansi 
pure delle cose mutdate coll' uutorttd di Vitruvio da' suoi 
pregiudicnti fautori ; ma not cercheremo di non avvczzur 
V occhio mal.imcnte in vcdendo cose guaste. 

(i) Se la parte ottica di Vitruvio sia la sola che abhk' 
bisogio di scliiarimento c re ttijlcazione , ne appelliamo agli 
Stcssi comentatori di quel classico. Le oscurita sono tante 
che non ci conveniva entrure in cos'i folto veprajo , massi- 
mamente in un articolo in cui toccavamo le cose dell' nrcld- 
tettura cost di passaggio. Beato quel lettore di Vitruvio che 
dd nel segno e pub coglierne il giusto senso. Conc?diawo 
perb volentieri al nostra avversario che la parte olti'.a si: 



^.]6 APTENDICE 

» per gli imitatori di Vitruvio , dice il Compilatore , sono 

» i poggiuoli die sono orniai rest necessarj in qualunque 

n facciata. Ma poneiido mente ai podj delle basiliche ed 

» a quelU prescritti alia soprapposizione degli ordini nei 

» teatii, di cui Palladio presenta la fedele imitazione 

»; nella scena dell' Olimpico di Vicenza , non si trovera 

» niente di piu agevole che 1' intioduzione di si fattL 

}> projetti podj senza ofFendere la solidita e la semplicita 

» vitruviana (i). 

II Conchiuderemo adunque die non regge il paralello 

" tra Giotto e Yitruvio , ne tra Raffaello e ralladio. Si 

" vegga in Fiienze , in Pisa ed altrove, e si troveia che 

» se Giotto mouotono , stinco e secco sta .il sublime di 

j» Raftaello come i a 8 , certamente Palladio sta al le- 

>> gislatore Vitruvio come i a a. Si osservino imparzial- 

» mente con maturo ed indefesso studio le fatiche lettera- 

•» rie di questi due grandi luminari dell'architettura antica 

>» e moderna per essere pienamente convinti della realta 

» del fatto. Lasceremo al discernimento degli studiosi di 

»» Vitruvio la chiusa dell' articolo Architettura della Bi- 

» blioteca Italiana , aggiungendo soltanto che non falli- 

}> ranno i Vitruvisti , se seguendo V esempio de' pUtori , i 

i> quali non Giotto imiuino , ma Raffaello c Michelangelo ecc. 

» vorranno essi ancora propagare le dottrine del vene- 

» rabile autor romano , che in sostanza costituiscono 

la piu imperfetta net suo autor e , benche non manchino dei 
fedeli suoi seguaci i quali si ridano di ogni ragione prospet- 
tica , e credano e giurino ed operino ciecamente nella sola 
fede vitruviana. 

(i) Noi vedremmo volentieri realizzato I' esempio di niet- 
tcre in opera i nostri poggiuoli ad uso de' podj disegnati 
nelle antiche basiliche , perche i parapetti di. quelle cadono 
a piombo sul vivo delle coloniie , e non vi troviamo ne forma 
adattata, ne sporto alcuno di mensole, come per necessita de- 
vono avcre i nostri podj tutti sporgenti in fuori di molto dal 
muro. 11 parapetto poi sopra V or dine del teatro olimpico di 
Vicenza cade eij^ualmente sul vivo delle colonne , ma la forma 
del puntpetto e opera moderna palladiana , e non trovasi 
alcuna idea di balaustri in tutti i monumenti antichi sco- 
perti finora , ne. descritti da Vitruvio. Adunque diremo ai 
nostri schizzinosi vitruvisti , o contraddire al vostro alcorano, 
o non fare mui piu poggiuoli in cterno. 



PARTE ITALIANA. 417 

>i I'anlua sclenza dei precetti dell' arte , e delle relazioni 

» colla natura e coU' antichita , ed il vero mezzo condu- 

it cente al I'agionamento sulle composizioni ed invenzioni 

» arcliitettoniclie , noii che suUa efFezione delle idee, 

>i piuttosto che copiaie materialmente i disegai del Pal- 

}> ladio e dello Scainozzi , nieno po'i quelU del Sanmicheli 

;; e del Sansovino, quaiitunque le loro fabbriche in realta 

» meritar possano la nostra indecUnabile venerazione, 

» In tal guisa la citta nostra potra senza confronto al- 

v cuno vantare un nuinero distinto di allievi che aspi- 

>» reranno impazienti a meritarsi occasioni di esercitare 

» praticamente i loro talenti , per cosi rendersi degni 

» del nome di veri architetti , ed inoltre riscuotere le- 

» gittimamente da questa illuminata patria onore , cele- 

» brita e sussistenza (i). 

A. A. 



(i) Conchiuderemo ancor noi che se il nostra awersario 
non ha altre ragioni per sostener la sua causa die quelle 
addotte nel sua articolo , noi resteremo tuttavia ntlV opinione 
in cul eravamo , cioe che Vitruvio dthhasi chiamare il Giotto 
deoli architetti. Ne crediamo che vi sara nlcuno professore 
o dilettante ragionevole che possa concedere tru Vitruvio e 
Palladia la distanza di i a 2. lasciando al pjrimo il numero 
del maggior merito. Bisogna distinguere in Vitruvio V ar- 
chitetto pratico e V architetto didascalico. Come pratlco non 
abbiam nulla di lui che ci dia la misura del sua merito; 
come didascalico abbiamo la sua opera, la quale, tranne le 
oscurita, per colpa del tempo , o per mancanza de' copisti , 
e pur cosa pregevolissima , perche la sola e la prima , e 
contenente elementi che in complesso mettono sulla buona 
strada, come nelV infelicita de' tempi loro mi sero sulla buona 
struda gli esempj di Giotto e Cimabue nella pittura. L' ar- 
ticolo del nostro awersario non basta a rimovere V archi- 
tetto filosofo dall' rpinione della grande distanza che passa 
tra Vitruvio e Palladio. Essa e assolutamcnte quella che 
passa tra Giotto e Raffaello. E chi volcsse provarlo col fat- 
to , pigli la squadra e il compasso e la matita , e disegni 
le opere piii sublimi di Palladio colle sagome , colla forma, 
colle proporzioni dettate da Vitruvio , e vcdra come il su- 
blime , il leggiadro , V arnionioso , il perfetto , // raffaellesco 
del Palladio anderebbs di mano in mano convertendosi in 



4 l.O A l- 1" 1. N Die E 

monotoni), /;i isliuco, iii secco, appuiuo come s(^no le 
opera di Ciotto nelLa pituirn. Questa provn taglia il nodo 
gvrdiano dclla quistione. Che il sig. A. A. nc faccia la 
pr.OiHJi e se i^li basta V amino la produca. ISoa e a caso 
c/if noi ^U faccianh questa sjida. Chi r.crca il vero dfve aver 
ijiore ,(li v^ctuUre iiioincntaneainente le proprie prevcnzioni. 
jVe crcda giii il sig. A. A. che noi ne ubbiunio di cuntrarie 
a Vitruvio come precettista ,• noi vorrcmmo solamvnte per 
V utile deW arte che i giovani iniz'<fti nelV urchitcttura stu- 
diassiTO prima e dise^nassefo le opere del PaUddio c dello 
Scaniozzi e di qwdche ahro moderno, dai quali iinparasscro 
la prqtica archittttura , e non iscudiassero Vitnaio die in 
ultimo come per curiosita erudlLa. 

. Riguard'j poi alle tanto venerate opere greche , non pos- 
siamo mai acconscntire che tutte debhano srrvir di modello 
a preferenza di quelle de' Roinani, i qmdi apprescro bensi 
dai Greci , ma migliorarono e prrfezionarono le opere lor o, 
come ne fanno fede i confronti. E noji gia le greche , ma 
le romane opere formarono i Palladj , i Serlj , gli Scamoz- 
zi, i Vignolu , i Sannicheli e lutti gli altri archiletti ce- 
lebri mcdernl che adornarono tutta Italia dc' loro sublimi 
concepimenti . Non ci tratterrenio a combattrrc cib che asse- 
risce il nostro critico intnrno alle scoperte futte soluinente ai 
tempi nostri de' tempj Dorici , e rimasti sconosciuti a' nostvi 
precettori modirni. La cosa non e bii sicura. Ma in ogni 
modo questi dorici cost decant ati dflla Grecia dopeano pur 
essere noti a Vitruvio. Per che non si e egh servito nc del 
loro maestoso caratterc , ne interamente d''lla forma dellc 
loro parti? — Convien dire dunque che anche Vitruvio abbia 
iodata V architet.tura grtca come maestra , epoi non abbia 
creduio di conforinarvlsi. Conohbe forse anch' egli che P or- 
dine dorico sreco era da trattarsi sempre isolato , nc mai 
potevasi legure co.li altri ordini gentili, a motivo della 
troppa distanza di carattere e di proporzioni nel dorico 
troppo esagerate. Cost noi egualmente non t/rremo mai il 
carattere grande e maestoso dill' ordine cloricb greco per 
sinonimo del bello assolnto , altrimenti duremo la prefe- 
renza all' architettura egizia che in chvazione sup'ra la 
greca. E il dorico greco non signoreggia che nel colossalc 
e nel grande , e s ingannano i nostri architrtti che vogliono 
colle proporzioni diminuite prudurre gli (ffi tti dello stesso 
ordine. Pate an Partenone di minor mole ; non sara che 
u% partenoncino, un aborto architettonico di nessun effetto. 



PARTE ITALIAN A. i. I g 

Feneriamo i Greci come scultori insupn-abih e- imupcrati , 
ma non lodiamo a cielu cieauncnte e non pioUamo a mo- 
dello la loro dorica archiwttura , dalle cui norme Vltrmio 
stesso ha creduto bene di dcviare. Sopra tutto non istudiaino 
solamente V antico , per quanto sublime die sia , e non 
trascuriamo il moderno ; altrimenti faremo degli ullicvi ca- 
paci solamente da disegnare per le cartelle e non per gli 
usi cd i coinodi delle nostre abitazioni e de' nostri Tempj. 



Programmi pel s^randi cnncorsi delV imperiale regla 
Accademia dellc belle artl in Milano. 

T ' 

J_j imperiale regia Accademia invita gli artisti ita- 
liani e stranieri a decorare delle loro protluzinni 
i coicnrsi die si terranno nel veiitiiro anno 1822 
sui scgiienti soggetti : 

ARCrilTETTURA. 

SoGOETTo. Un raagnitico edifizio per una dogana 
da erigersi in una citta cupitale non marittinia. 01- 
tre i vasti siti destinati ad nso di emporio 2;pnerale 
delle iiierci e le stanze per gli uffici de' oahellieri? 
oltre 1 appartamento pel direttorc e siioi uifici , 
conterra diversi magazzini a comedo de' mercatanti , 
il quartieie delle gnardie di finanza , e vi saranuo 
pure opportunamente alloggiati il custode rispon- 
sabile della dogana , ed i portinai se fia piu d' uno 
ringresso. I disegni comprenderanno la piunia, lo 
spaccato e Talzata, ed il dettaglio di una delle parti 
principal! in una scala maggiore. 

Piemio. Una medaglia d" oro del valore intrin- 
seco di sessanta zecchini. 

P 1 T T U Pv A. 

SoccETTo. La partenza d'Ovidio per P esilio. II 
coacorrente si atterra airanimala e commovente 



4ao APTENDICE 

desrrizione lasciataci <la cpiesto grande poeJa, sic- 
come atta piu (li qualmu|ue ..Itra ad inspiiare le 
piu be^Ie ed e-pressive siluazro-ii. Vegga il lib. I. 
Tristium. Eleg. HI. II quadro sara in tvla , idto cin- 
que e l.irgo sette piedi parigini. 

Prrmio U(ia medaglia d'oro del valore intrin- 
seco di centoveuti zecchini. 

SCULTURA. 

SoGGETTO. La fiimiglia fli Niobe saettata da Apollo 
e Diana, ^i omnietteraniio le due Deita. Veggasi il 
lib. VI di He Metam )rf;)si d' Ovidio. 11 b 'Ssordievo 
Sara in terra cotta, alto due e largo quattro piedi 
parigini. 

Premio. Una medaglia d'oro del valore intrin- 
seco di quaranca zecchini. 

INCISIONE. 

SoGGETTO. L' int 'glio in rcime di un' opera di buoa 
autore, non mai per T addiitro lodevolmente incisa. 
La superficie del lavoro sara per L> meno di ses- 
santa pollici parigini quadrati , e piu grande ad ar- 
bitrio. L*' autore sara tennto mandarn^; sei prove, 
tutte avanti L ttera , unite ad un attestato legale 
con cui certifichi rhf la di lui opera non e stata 
pubblirota anteriormente al concorso , ne altrove 
contemporaneamente presentata per lo siesso og- 
geito. Venendo premiato , avra diritto d' inscrivere 
sotto il proprio lavoro tale onorevole distinzione. 

Premio. Una medaglia d' oro del valore intrin- 
seco di trenta zecchini. 

DISEGNO DI FIGURA. 

SoGGETTo. I fnnerali di Patroclo descritti nel 11- 
bro XXI 'I de'l' Iliade d' Omero. La gratidezza del 
disegno si lascia in arbitrio del con'orrente. 

Premio Una medaglia d' oro del valore in* 
trinseco di trenta zecchini. 



p\RTE it\liv>;a. 431 

DISEGNO D'ORNAMENTI. 

SocGETTo. Una ricrhissima luccrtia ad uno o phi 
liuni da eseoiuirsi in metal lo e d ». rollocai'si snpra 
tavola. La graudezza del disegao circa due piedi 
parloini. 

Preinio. Una ined.iglia d' oro del valore iutriu- 
seco di venti zecchini. 

DISCIPLINE GENERALL 

Le opere di concorso dovranno essere presentate 
entro tuito il mesa di giugcio. Quelle die nou ver- 
ranrio cousegnate precisamente eutro T indicate ter- 
mine per un commesso delT autore al segretari > o 
air economo custode delT Accademia , nou saranno 
ricevuiC in concorso , ne potranno ammettersi giu- 
stilicazioni siil ntardo , dovendosi aprue T esposi- 
zione al pubblico nel gi ;rno i.*^ di luglio. La se- 
greteria deir Accademia non si carica di ritirare le 
opere, quaauinpie a lei duette, ne dail" UrTicio di 
Posta, ne dalle D^gane. 

Ciaschednn' opera sara contrassegnata da un'epi- 
grafe, ed ^ccompagnata da una lettera sigdlata , 
con isrrittovi nome, cognnme, pacria e domicilio 
deir autore , e cnlli strssa epigrafe esteriormente 
ripetuta. Oltre cpiesta lettera , dovra T opera ac- 
compagnarsi con una descrizione che spiegbi la 
mente delP autore, accio, confrontata coiresecuzione, 
se ne giudiclii la conispondenza. 

Le descrizioni si coniuaicheranno ai giudici : le 
lettere sigillate saraino gelosamf-nte custodite dal 
segretario , ne verranno apcrte se non quando le 
opere, cui si riferiscono, ottengano Tonoie del 
premio; in case diverso si restituiranno intatte ai 
cominessi , unitamente alle opere , subito dope la 
pubblica esposizione posteriore al giudizio, 

Nelle co'isegne e restituzioni dalle opere e de'le 
carte aecompagnat irie si niasceranno e si esige- 
raano distmte ncevute. Non ricuperandosi dagli 



423 APPENDIOE 

autori entro un anno le opere non premiate, 1' Ac- 
cademia non risponde della loro conservazione. 

Tiitte le opere de' concorrenti , presente il com- 
messo che ne sara latere, verranno esaminate da 
una commissione speciale destinata a verificarne la 
buona o cattiva condizione , anche con atto pub- 
blico, quando cid fosse richiesto dal loro tntale de- 
perimento e dalla conseguente esclusione dal con- 
corso. 

11 giudizio che su di esse pronunzierassi viene 
affidiito a commissioni straordinafie , e si escgniscc 
colle pill rigide cautele per mezzo di voti ragionati 
e sottoscritti. 

Prima e dopo il giudizio si fa una pubblica espo- 
sizione di tutte le opere presentate al concorso. 
Ammettonsi a questa opere di belle arti d' ogni ge- 
nere, onde per tal mezzo a'lmeatare agli artisti si 
nazionali die esteri le occasioni di far conoscere i 
loro talenti. Le opere premiate , die diventano di 
proprieta deir Accademia , distingu rannosi fra le 
altre per ima corona d' alloro e per ana iscrizione 
die indichera il nome e la patria dell" autore. 

Milano, il 27 gi"gno 1821. 

CASTIGLIONI, Fresldente. 
Pel professorc scgret. delV Accademia 

1. FUiMAGALLI , /. /. 



GwsEPPF, AcERKi , direttore cd edltore. 



423 
INDICE 

dclk materlc contennte in questo XXII volume. 



PARTE I. 

LP.TTEUYTURV ED ARTI LTBERA.LI. 



B, 



^iografa cremonesc di Vincen2o Lavcetti. Volume 2.° . . . pxa;. 3 
Tragcdle di Cesare Dell* Vallb , duea di Vefiti gnuno , volume a..° » 17 
Memorie e Icttere inedite finora o disperse di Galileo Gjltlei j ordi- 
nate , ecc. dal cuvalicre Giambattista VsHTVCit. Parte seconda ed 

ultima , » 3,1 

Selectti ex recentiorilnn , etc. carmina ad usum scholurum ducalut 

Qenuensis , ,. 3« 

Haccolta di elogl ed ora-zioni di genere dimostrativo comnofte dai pro- 
fessor! dell' Universita di Modena „ 35 

Joalinis CARVticvAyi in Pisana Academia antecessoris juris crimiitalis 

elementa ( seconda estratto ) . . . „ ^$ 

TJem ( eerzo ed ultimo estratto ) » 186 

Sill merito tragico di Vittorio Ai,FieRi , di^sertazicne delf avvocato Gae- 

tiino Marks » 145 

V Orueolo di Delfo , o sia considerazioni di Fninccsco Torricehi sopra 

V Oracolo di Delfo del Cortte Ftanceico MBircoTTr '. ' » i3o 

J'lZinig^ie celebri italiane , del conte' Pompeo Litta. Fascicolo 3.° Siiiio- 

n.Jtfa di Caldbria e Gatlid di Corrio ;' fascicolo 4-° Tfivukio di Milano. » !<)» 
Ituov.t raccoha teatrale , *sia Hepertorio scelto ad uso dei teatri ita- 
liani f compilalo dal professore Gaetano Barvieri. Volume 1° . >• zZS 

Opere di Angela Mazza • • » 171 

La difina Commedia di Diinte AlJcHierj di mano del Boccaccio. . » agS 
Osservazioni ( inedite ) intarno alio stato antico e presente dell' Agro 
' Trojano d^l sig. Filipp» Barker Vf^Eim , con una carta topograjica 
ir'risii in Tame. ....; ....■,•...■.•..•.... >. 3oi 

PARTE II. 

\ SCIENZE ED ARTI MECGANIGHE. 

Sjierienze ed osservazioni ( inedite ) di G. M. FoscARi:(t sulJu malattia 
,4<i iachi conosciiUa, solto il naijif di (alcimtfo pag. 59 



4^4 I N D I C E. 

Comnuntario sul morbo petecchiale dell' anno iZt"^ con alcuni cenni sui 

contagi in genere , e sopra il principio di vita , del D. G. Pallovt. 

( SeconJo ed ultimo cstratto ) „ 8^ 

II' arte del nuoto teorico-pratica , ecc. di AJolfu Corti <jij 

Opere postume di Giambattista Borsieri , ecr. , puMicate dal dottor 

Berti. Tomo i.° » 104 

Itemorie della R. Accademia delle scienze di Torino. Tomo 24.° ( terzo 

estratto ) » aaS 

Vescrizione ( inedita ) di una nuoua specie di Salamandra terrestre , 

del dottor Paolo Savi >. 228 

Jlemorie ed osservazioni intorno a diversi oggetii risguardanti le scienze 

naturali , di Giuseppe Moretti , professore , ecc. Tomo i.°. . . » 355 
Storia ( inedita ) d' uno strano tonno morboso , del fu professore Pietro 

Svsnri » 373 

APPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STR\NIERE. 

Circa il nuovo sistema di mineralogia del sig Mons (i.° ar«co/o) pag. 106 

Idem ( secondo ed ultimo articolo ) » aSl 

ilemoires historiques et geographiques sur I' Armenie , etc. par M. J. 

Sazht-Martis ... • »ll6 

Trattato elementare di Jisica del sig. Gio. Filippo IfEVitAtiH ( secondo 

ed ultimo estratto ) » 342 

Annali dell' Jstituto poHiecnico di Vienna. Vol. »° ( i." estratto). » 384 
/. Storia deW I. R. Istituto politecnico ( continuazione ) . . . » ivi 

II. Descrizione di un comparatore il quale serve di miiura nor- 
male alia tesa di Vienna » 385 

III. Delle formazioni del litantrace nella Monorchia austriaca , 

ed utilizzazione attuale del medesimo » ivi 

CoBEispoNDENZA . • » a5a 

Lettera del sig. professore Sebastiano Ciastpi da Varsavia concer- 
nente alcune notizie bibliograjirhe , osservazioni intorno In me., 
daglia coniata per la fondazione di quella Universita, e schia- 
rimento sopra alcuni dubbj sulla gcnuinita di una lettfra di 

S. Sulpizio a Cicerone » ivi 

lettera du Dr^sda suit' oratorio sacro il Sacrificio d' Abele , mu- 
<ica del maestro Morlacchi ,. x 891 



1 N D I C E. 425 

PARTE II. 

SCIENZE, LETTERE ED AKTI ITAtlANE. 

OfEKE »Er,IODICHE paw. 120 

Giornale arcadico di Roma. Tomo 8.° {anno i8ao) . . . . » ivi 

tdem.^ tomo 9.° ( i8ai ) „ a59 

Effemeridi letterarie di Soma. Fascicolo i.° { oUobre 1820) . » lai 

Idem. Fascicolu 2/ . . „ jy| 

Idem. Fascicolo 3.°... „ yj,^ 

Idem Fascicolo 4.° ( 1821 ) „ 36<, 

Idem Fascicolo 5.° „ jy£ 

Idem Fascicolo 6." » 261 

7(/e/« Fascicolo 7.° „ 3q5 

Giornale di fisica , chimica , ecc. de' signori P. Conficliaccri 

e Gaspare Brvchatelli di Pavia. Sesto iimestre ( i8ao) . » 256 

Idem. Primo iimestre (1821) „ j^i 

Idem. Secondo iimestre „ 35- 

Antologia di Firenze. Tomo i.° ( 1821 ) » ivj 

Idem Fascicolo 4.° > „ 3n^ 

Opuscoli scieiuifici di Bologna. Fascicolo 20.° ( 1820 J ...» 269 

Idem Fascicolo 21.° „ iy£ 

/f/em Fascicolo 22.° » jyi 

Opuscoli letterarj di Bologna. Fascicolo l5.° ( 1820). ...» SgS 

/c&TO Fascicolo 16." » ivi 

SlBLtOCEAFlA » laa 

Regno Lombardo-Venelo » iyj 

Elementi di poesia compilati da Giovanni Gherardii/i . . . » ivi 
Storia della Spagna antica e moderna del cavaliere Luigi 



Bossi. Tomo i . 



124 



Lettere e versi di Torqnato Tasso pubblicati da Giuseppe Ber- 

HARDONI „ 125 

vita di Ovidio IVasone, di Carlo Rosmiki con appendice. . >. ivi 
Jtaccolta di antichita greche e rom^ne ad tiso degli artisti , 

disegnate ed incise da G. Bickoli , fascicolo 1.° . . . . » 126 
Vite di diciassette confessori di Crista del P. G. P. Maffei. 

Tom^ I.' « 127 

f elite hibUotheque francaise. Vol. \.° at 4.° » ivi 

Piccola biblioteca scelta itatiana e straniera. Vbl. 1.° e 2.° » 128 
XJiscorsi Junebri recitati nelle esequie di Stefano Antonio MoR- 

CELLl » ivi 

JjS operc di BvFPOif , ecc. Eiizione di Venezia. Tom. 4.°-6."' 

e J2.°>i3.° 7> 129 



426 I N I> I C E. 

•belle ejiitoozie del vcneto dotninio. Opera dt Trino I^ottaih » i3» 
Vizionario ttimo/ogiro di tutti i vocaboli che truggono origine 

dal gre.o , di BonAVitt.* e Marchi >■ aOi 

Jtnccolla delle migliori fahbriche , ecc. di Milunu e suoi con- 

torni. Fasc. b.'-S." i » 263 

Ttibiito alia memoria dell' astronomo Cackoli., di I. Pindemonti >. 264 
Sdggio d'ermeneutica sacrd del professore Pvjati ....>■ a65 
Vlrgilio. V Eneide. Versionc di G. U. Pacahi Cesa. Tomo i." >■ 271 
Sull' incisione e sul Piranesi. DiscOrso di P. Biact ....■» 370 
Islbria d' Inghiltemi di Davide Hvira , recata in italiano da 

if. LEOki. Vol. 3.° e 4." '> 274 

Animali qttadrupedi prinripali formanti parte della storiu natu- 

rale Jigurata e descritta ad uso della gioventit italiami • " 896 
Sui mezzi piu vantuggiosi al conseguimento ed alia conserva- 

zione della prosperita jisica dell' uomo civilizzato . ...» 397 

Delle acque semitermali di S. Pellegrino » ivi 

Necessiia di preparare alle fumigazioni solforose gli ammalati >> 398 

fiemonte »>i3a 

C. Curnelii Taciti opera. Tomo 3." " ivi 

Lettcra di Costanzo Gazzera intorno alle opere di pittura e di 

acultura esposte jiell' Universita di Torino nel 1820. . . » 274 
Caso di una cistitide , ecc. Osservazione di F. Bufpa ...» 276 

Gran Ducato di Tosca7ia » 134 

Ragguaglio de.le prime campagne di Wellington in, Porto- 

gallo , ecr ** *^'^ 

he odi di Pindaro trndotte da A. Mezzanotte. Tom. 3.°, 4.° 

ed ulti-.iio XI36 

Ducato di Modma >■ isa 

Ahune annotazioni al dizionario della lingua iialiana che si 

stampa in Bologna. Fuscicolo 1." " ■"» 

Stato Pontificio v 898 

Di aictini liiiri di rime italiane rari e rarissimi , pubblicati 

in Perugia " '*» 

Cennino Cekkiki. Trattato della pittura » 3y9 

COIRISPOHDEHZA " ^77 

Lcttera con un dialogo intorno la Novella del grasso Legnajuolo 

pubilicata da un accademlco della Criisca « . . •> ivi 

Descrizione di un monumento eretto nell' I. B. Liceo di S. Ales- 

sanitro di Miluno , al prof. Bartolommeo Fcrrario ....>■ 28a 
Barometro portatile , perfezionato dal M. Orico r. 40 1 

NOTIZIE LETTEEAnlE ED ANWCII2J '■'7 

Pomona in rilievo " '^'' 

V Eneide di Jfirgilio , volgarizzata da M. Leoni >■ 140 



I N O I C E. 427 

Sulla jiremineiiza di Vinuvio n<U' architettvra. Bhjiosta alle os- 
servazioni inserite ite/la Guzzetta di Milano sojtra uit artiio/o 

j| ttampato nella Bihlioteca Italiana . » 40a 

Programmi pei grandi concorsi dell' J, H. Accademia del/e telle 

arti in Milano per I' anno 1823 »• 419 

iiecTologia. Abate Simeons Asseuahi celebre orientalista "14a 

XiTuta 143 

Tavola /iictiorologita di apriU u 14^ 

Idem di maggio , . , n ^84 

Idem di giugno , ,,...■> 428 



Milano , dall' J. H. Stamperia. 



Osservazioni metcorologiche forte aW I. R. 


Osseivatorio di Brera,- 




G I U G N 





1 02 1. 








M A T T I N A. 


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Sera. 


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del cielo. 


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+ 10,-7 


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Ser. nuvolo. 


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10,3 


+ 14,3 


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Sereoo. 


27 


9,2 


+ 19,* 


S S E 


Nuv sereno. 


3 


27 


8,8 


+ 14,8 


N E 


Se.nu.po.goc. 


2-7 


7,0 


+ '7,'5 


N...E 


Poc.piog. ser. 


4 
5 


27 

27 


7,0 
5,5 


+12,6 
+ i3,6 


E 
N E 


Serene. 
Nii.rot.te pio. 


K 


5,9 
6.5 


+ 19.C 
+ 5,0 


SE ... 
E 


NO Tear piog. 
Nu. piov . ror. j 


■^27 


8,6 


+ 12,. 


E 


Sereno. 


27 


9>' 


+ Ji',5 


s 


Sereno. 


7 


27 


9.^ 


+ 14,0 


N 


Serene- 


27 


8,~> 


+.;o,c 


s 


Sereno. 


^i 


27 


7.a 


+ 14,0 





Sereno. 


27 


6,( 


+JO.( 


S 


Sei eno. 


9 

[ fC 


27 

^7 


6,~ 


+ 14.4 

+ I2,< 


N N E 
N E 


Se.nu.pio. ttio. 
Ser. pi. ser. nu. 


27 
27 


5,!: 

8.2 


+ i^,r 
+ 16,0 


N 
E 


Sereno. 

Nu piog. ser. 


! ] 1 27 


9- 


+ 12,0 


S 


Pio lanot...8e. 


27 


9,f 


+ i7,C' 


s 


Ser. nuv. ser. 


12 ^7 


11,0 


+ 11,8 


E 


Ser. nuv. rot. 


27 


10,- 


+ '"^.4 


S E 


Nuvolo. 


l3 27 


10,0 


+ i3,3 


E 


Nebbia ser. 


27 


8,^ 


+ 7,r' 


N...O 


Nu pio. nu.ro. 


14^7 


8,() 


+ ri,8 


E N E 


Nuv. pioggia. 


27 


9,S 


+ 12,5 


N 


Nuv. piog. 


1 i5 37 


9,0 


+ ! 1,0 


N 


N'liv piogtiia. 


l27 


8,0 


+14,^^ 


s Nuv. ser. 11 


16 


27 


8,0 


+ 10,5 


N E 


Ser. . ■ nuv. 


2V 


8,c 


+ 17,0 


E 


Srr. nuv. ser- 


17 

18 


27 


8,0 
9.0 
8,c 


+ 1 T,2 

+ 9,0 
+ . 1,0 


E 


N 


Ser.nebbioso. 
Sereno. 
Sereno, nebb. 


!27 


9-4 
8,0 
6,' 


+16,0 
+ i5,8 
+ i;-!,6 


S..E* 




Grand. piog. 
Sereno. 
Nebbioso, ser.. 


3C 


27 


5, J' 


+ 12,5 





Sereno 


I27 


S,c 


+ TO,I 


S 


Se.nu.te.piog.' 


21 


27 
■I-' 


6,4 
8,3 


+ 0.0 
+ 8,8 


E 
N 


Piog. . . nuv. 
Nebbia... ser. 


137 
'37 


7^9 
8,4 


+ 3,- 
+ 16,0 


so 

NN 


Nu\ . sereno. 
Sereno. 


23|27 


8.4 


+ 9,3 


N...O 


Nebbioso,8er. 


27 


7,1,1 


+16,5 


s 


Ser. nuv. ser. 


24I37 


8,0 


+ il,0 


E N E 


Ser. nuv. 


•27 


8,7 


+ '7^4 


S E 


Ser. nuv. ser. 


25I27 


8,- 


+10,5 


N 


Sereno. 


'27 


8.2 


+ i-,8 





Sereno. 


26 37 

27 27 

28 27 
2927 

3c) 27 


9,0 

8,2 

9,3 

10,4 

10,2 


+ 12,1 
+ 14,0 
+ 14.'' 
+14,5 
+ 14,5 


S 
E 
S 

N 


Ser . . nuv. 
Nuvolo rofto. 
N.ro.po.pi.pr. 
Nuv. ser. 
Ser. nebbioso. 


^27 

27 

27 
27 
27 


8,2 
8,f 

I0,( 

10,0 
9,9 


+ 19,5 
+ 18,5 
+ 19,6 
+20,4 
+20,6 


S E 
SO..E 

S 

s 

NO 


Ser. nuvolo. 
Sereno. 
Se.ie.po. piog. 
Se. nu. te. S'-r. 
Ser. nebbioso. 


' AUezza mass, del bar. poll. 27 lin. 11,0 Altezza mass, del term. + 20,6 1 




uiec 


lia . 


„ 27 » 8 3'^ 




a + 14,89 ! 






Qua 


itita della pio 


gg'a 


lin. 


73,54- 





1^ 



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-^ .lITlVJrin 



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